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Repubblica di Albona

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La Repubblica di Albona (in croato Labinska republika)[1] fu una repubblica di breve durata, che fu proclamata dai minatori del circondario della città istriana di Albona il 7 marzo 1921 durante uno sciopero minerario. Fu organizzata durante quella che è stata descritta come la prima rivolta antifascista al mondo.[2]

È possibile che l'idea di una "Repubblica di Albona" derivasse dal fatto che in epoca romana l'amministrazione locale cittadina fosse chiamata "respublica", come attestato da una lapide ritrovata in loco. L'amministrazione locale di Albona fece nominare due funzionari di governo a Roma, capitale dell'Impero.[3]

Con la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico dopo la fine della prima guerra mondiale, all'Italia furono assegnate le regioni del Goriziano, di Trieste e della Carsia, dell'Istria e parti della Dalmazia come parte del trattato di Saint-Germain come promesso dalla Triplice intesa nel Patto di Londra.[4] L'Italia iniziò a rivitalizzare e sfruttare le risorse e il potenziale economico dei territori recentemente annessi.

Prima della marcia su Roma di Mussolini in Italia, i fascisti occuparono la sede del Comitato dei lavoratori a Trieste nel 1921, lo incendiarono e attaccarono i rappresentanti del sindacato minerario di Arsia. Spinte da questo evento e dal carattere sfruttatore dei proprietari della miniera, la Società Anonima Carbonifera Arsa, le organizzazioni sindacali ed i comitati di lavoratori proclamarono uno sciopero generale di circa 2 000 minatori.

Una delle cause dello sciopero fu la decisione dei proprietari della miniera di non pagare una gratifica per il febbraio 1921, poiché i minatori avevano preso una giornata di vacanza per celebrare la Candelora il 2 febbraio, sebbene la direzione l'avesse abolita come festività. "Per i minatori la Candelora era, accanto alla festa di Santa Barbara, il giorno più importante perché il 2 febbraio simboleggiava la luce".[5]

Mosaico commemorativo della rivolta dei minatori di Albona nel 1921. Lo slogan significa: "La miniera è nostra".

Gli uomini erano di origini diverse: in maggioranza italiani e croati, ma anche sloveni, tedeschi, cechi, slovacchi, polacchi e ungheresi. Erano guidati da Giovanni Pippan, inviato da Trieste dal comitato regionale del Partito Socialista Italiano, e dai socialisti e sindacalisti albonesi Giacomo Macillis e Giulio (Lelio) Zustovich. Tuttavia, il 1º marzo 1921, Pippan fu catturato da un gruppo di fascisti alla stazione ferroviaria di Pisino, dove fu picchiato. La notizia arrivò ad Albona il giorno seguente e il 3 marzo i minatori si radunarono e decisero di occupare la miniera in risposta. Grazie anche all'arrivo dei contadini dalle campagne circostanti, fu organizzata una Guardia Rossa come forza di sicurezza incaricata di mantenere l'ordine, alla cui guida si pose Francesco Da Gioz.[6]

I minatori proclamarono la repubblica nelle miniere occupate il 7 marzo con lo slogan La miniera è nostra (Kova je naša in croato). Organizzarono un autogoverno e la Guardia Rossa come protezione dalle forze dell'ordine italiane e iniziarono a gestire da soli la produzione delle miniere con il supporto di una sezione di agricoltori.

L'8 aprile 1921 le autorità italiane, rispondendo alle richieste di intervento dei proprietari delle miniere, decisero di sopprimere la repubblica con la forza militare.[7] Un migliaio di soldati circondarono la miniera e alla fine riuscirono a riconquistarla dopo aver soppresso la forte resistenza dei minatori. I minatori arrestati furono mandati nelle carceri di Pola e Rovigno. L'accusa indicò 52 minatori.[8] Gli avvocati Edmondo Puecher, Guido Zennaro ed Egidio Cerlenizza difesero con successo gli imputati, e la giuria emise un'assoluzione.[8]

Memoriale ad Albona dedicato ai partigiani jugoslavi caduti, alle vittime del fascismo e alle vittime della soppressione della Repubblica di Albona

Sebbene mai giuridicamente riconosciuta, la Repubblica di Albona ebbe un'ampia eco tra i movimenti ed organizzazioni di lavoratori e lasciò una memoria ed un retaggio significativi oltre che cicatrici longeve nell'Albonese. Questa serie di eventi regionali vanno collocati nel più ampio contesto dell'epoca, in particolare del biennio rosso nella penisola italiana e delle rivolte e sollevazioni nell'Europa centrale. La resistenza armata multietnica, ma unita, ad una dirigenza padronale e capitalistica sfruttratrice e vessatoria ed al fascismo prevaricatore aprì la strada all'antifascismo.

La storia della Repubblica di Albona è stata oggetto di un film jugoslavo del 1985, Crveni i crni, in italiano Il rosso e il nero.[9]

  1. Labin Town Museum, su iti-museum.com. URL consultato il 4 luglio 2024.
  2. (HR) Turistička atrakcija u Istri: I Hrvatska će imati podzemni grad i to u Labinu, 7 marzo 2011. URL consultato il 13 novembre 2019.
  3. Società del Gabinetto di Minerva (a cura di), Statuto municipale della città di Albona dell'a. 1341, Trieste, L. Herrmanstorfer (tip.), 1870, pp. IV-VI. URL consultato il 4 luglio 2024.
  4. (DE) Carlo Moos, Südtirol im St. Germain-Kontext, in George Grote e Hannes Obermair (a cura di), A Land on the Threshold. South Tyrolean Transformations, 1915–2015, Peter Lang Verlag, 2017, ISBN 978-3-0343-2240-9.
  5. Tanja Škopac, Ricordata la prima rivoluzione dei minatori, in La Voce del Popolo. URL consultato il 13 November 2019 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2019).
  6. Riccardo Celeghini, BALCANI: "La miniera è nostra!" Storia della Repubblica di Albona, su eastjournal.net, 23 marzo 2016. URL consultato il 4 luglio 2024.
  7. Robert Stallaerts, Historical Dictionary of Croatia, Scarecrow Press, 2009, pp. 6 e ss, ISBN 978-0-8108-7363-6.
  8. 1 2 (HR) Labinska republika, su Istarska enciklopedija.
  9. (EN) Crveni i crni, su IMDb, IMDb.com. URL consultato il 4 luglio 2024.
  • Giacomo Scotti e Luciano Giuricin, La Repubblica di Albona e il movimento dell'occupazione delle fabbriche in Italia, Centro di ricerche storiche, 1971.

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