Arditi del Popolo

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Una bandiera simbolo degli arditi del popolo: la scure che rompe il fascio littorio

Gli arditi del popolo furono un'organizzazione paramilitare di ex reduci della Grande Guerra, principalmente di ispirazione politica anarchica e comunista, fondata nel 1921. Furono tra le prime organizzazioni antifasciste italiane.

Gli arditi nella Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Gli arditi furono un corpo speciale del Regio Esercito creato nel 1917, impiegato durante la prima guerra mondiale allo scopo di superare la tattica della guerra di posizione.

Dopo la prima guerra mondiale gli Arditi confluirono nell'Associazione arditi d'Italia, fondata dal capitano Mario Carli.

La gran parte dei reduci degli arditi confluirono dunque nel movimento fascista. L'adesione non fu unanime: una parte andò a formare gli arditi del popolo.

La nascita degli arditi del popolo[modifica | modifica wikitesto]

Errico Malatesta con un gruppo di arditi del popolo

Gli arditi del popolo nacquero nell'estate del 1921 su iniziativa di membri della sezione romana degli arditi. Loro fondatore fu Argo Secondari, tenente decorato di guerra di tendenze anarchiche.

La formazione ebbe l'appoggio dell'Internazionale Comunista. La loro nascita fu addirittura annunciata da Lenin sulla Pravda[1].

Antonio Gramsci, tra i vari comunisti d'Italia, nei confronti degli arditi del popolo era per mantenere una posizione attendista di possibile appoggio.[2]

Gli arditi del popolo si resero protagonisti di alcuni scontri armati contro i militanti fascisti, sfociati in fatti di sangue con alterne fortune e vittime da ambo le parti.

Tra gli arditi del popolo si ricordano per importanza: Alberto Acquacalda, Riccardo Lombardi (non iscritto ma partecipante alle azioni), Giuseppe Di Vittorio e Vincenzo Baldazzi.

Fatti di Parma[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Cieri

L'evento di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi del Popolo fu la difesa del quartiere Oltretorrente di Parma dallo squadrismo fascista nell'agosto 1922.

Nei primi del mese circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci e poi di Italo Balbo, marciarono su Parma dopo aver occupato altri centri emiliani.

A presidiare la città si trovavano gli Arditi del Popolo, comandati dal deputato Guido Picelli e dall'ex reduce decorato di guerra Antonio Cieri, le formazioni di difesa proletaria, la Legione Proletaria Filippo Corridoni, oltre a cittadini dei quartieri popolari appositamente mobilitati.

Il 6 agosto, resisi conto dell'impossibilità di conquistare la città senza scatenare una carneficina, i fascisti passarono il controllo dell'ordine pubblico all'esercito e si impegnarono a ritirarsi.[3]

Eredità storica[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera utilizzata dal Battaglione arditi del popolo della Sezione di Civitavecchia.

Tom Behan, storico, asserisce che:

« Difficile dire se una maggiore unità tra gli Arditi del Popolo e la sinistra avrebbe potuto fermare il fascismo. Ma questo non avvenne soprattutto per il settarismo del Pcd'I e per le divisioni del Psi. »

Inoltre Behan fa un esplicito parallelo e richiamo storico fra la situazione di allora ed i movimenti attuali anti globalizzazione, sostenendo l'importanza della partecipazione di massa a tali movimenti, anche da parte dei militanti che ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati, in quanto unico metodo per la costruzione di alternative.[4]

Vari ex arditi del popolo lottarono nella guerra di Spagna tra il 1936 e il 1939 contro le truppe franchiste.

Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il nome di Arditi del Popolo: tra le più note, quella nella quale fu attivo Antonello Trombadori, poi esponente del PCI.

Gli Arditi del Popolo, come pure Gino Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e partigiane come quella del Battaglione Lucetti.[5]

Simboli e iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli arditi del popolo mutuarono i simboli scelti dall'unità speciale degli arditi, che combatté per l'esercito italiano durante la grande guerra: il colore nero e i teschi, simboleggianti lo sprezzo del pericolo e della morte. Su alcune loro bandiere vi era la scritta «Lavoro o Morte»[6].

Il teschio mutuato dall'arditismo di guerra venne variato con l'aggiunta del colore rosso degli occhi e del pugnale. La "spilla" che raffigurava il teschio per l'appunto, era da appuntare sul petto a sinistra).[7][8]

Altro simbolo tipico dell'iconografia degli arditi del popolo fu la scure che spezza il fascio littorio.

Personaggi collegati e operanti nel "Fronte Unito Arditi del Popolo"[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "A Roma, ha avuto luogo un comizio per organizzare la lotta contro il fascismo, al quale hanno partecipato 50 mila operai, rappresentanti di tutti i partiti: comunisti, socialisti e anche repubblicani. Vi sono andati 5 mila ex-combattenti in uniforme militare e non un solo fascista si è azzardato a farsi vedere nelle strade" (V.I. Lenin, 'Discorsi alla riunione dei membri delle delegazioni tedesca, polacca, cecoslovacca, ungherese e italiana', vol. XLII, 1968, pp. 306-307)
  2. ^ Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione.
  3. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pagg. 153-154.
  4. ^ Arditi del Popolo in iperbole.bologna.it.
  5. ^ Maurizio Maggiani Il coraggio del pettirosso, Feltrinelli, 1995.
  6. ^ Valerio Gentili, La legione romana degli arditi del popolo, p. 175.
  7. ^ Arditi del Popolo su Anarcopedia.
  8. ^ Uno stemma degli Arditi del Popolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William Gambetta, L'esercito proletario di Guido Picelli (1921-1922), "Storia e documenti", n. 7, 2002, pp. 23–46.
  • William Gambetta, E le pietre presero un'anima. Le Barricate del 1922, in Roberto Montali (a cura di) Le due città. Parma dal dopoguerra al fascismo (1919-1926) Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, Silva, Parma 2009, pp. 73–89.
  • Valerio Gentili, Roma combattente, Castelvecchi, Roma, 2010.
  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma.
  • AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997.
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000.
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
  • Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997.
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed., Salerno.
  • Paolo Spriano Storia del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1967-1975, 5 volumi.
  • Renzo Del Carria Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, (v. in particolare XVII Capitolo La giusta linea non seguita) 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966).
  • Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata contro il fascismo, Edizioni La Fiaccola, Ragusa, 2007.
  • Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata al fascismo (1921-22)", Milieu Edizioni, Milano, 2015.
  • Dino Erba, La leggenda nera degli Arditi del popolo. Una messa a punto storiografica, All'Insegna del Gatto Rosso, Milano, 2008.
  • Valerio Gentili, La legione romana degli Arditi del Popolo, Roma, 2008.
  • Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999.
  • Gino Bianco e Gaetano Perillo I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra, a cura di Istituto storico della Resistenza in Liguria, 1965.
  • Daniele Biacchessi Orazione civile per la Resistenza, Bologna, Promo Music, 2012.
  • Andrea Ventura I primi antifascisti. Sarzana estate 1921. Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò, 2010.
  • Valerio Gentili, Roma combattente. Dal “biennio rosso” agli Arditi del Popolo, Roma, Castelvecchi, 2010. ISBN 978-88-7615-376-1.
  • Marco Rossi, Livorno ribelle e sovversiva. Arditi del popolo contro il fascismo 1921-1922, Pisa, BFS Edizioni, 2012. ISBN 978-88-89413-65-4.
  • Roberto Carocci, Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall'età giolittiana al fascismo (1900-1926), Roma, Odradek, 2012. ISBN 978-88-96487-19-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]