Fatti di Empoli

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Fatti di Empoli
Stato Italia Italia
Luogo via Chiarugi, Empoli
Data 1º marzo 1921
Tipo linciaggio
Morti 9
Feriti 18
Responsabili Comunisti italiani di Guardie Rosse e Partito Comunista d'Italia

Con i fatti di Empoli ci si riferisce ad una strage compiuta il 1º marzo 1921 da militanti del Partito Comunista d'Italia e membri delle Guardie Rosse contro 46 marinai, aventi il compito di riattivare le linee ferroviarie interrotte dagli scioperi di quei giorni a Firenze, scortati da 18 carabinieri. Il numero delle vittime fu di 9 morti e di 18 feriti, tutte fra i militari.

Gli antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni venti il medio Valdarno e la Valdelsa videro la nascita di un forte partito comunista, in seguito alla scissione dal Partito Socialista Italiano.

L'empolese Abdon Maltagliati, segretario della Camera del Lavoro di Empoli, guidava i militanti socialisti locali che formarono la Guardia Rossa, una formazione di difesa proletaria sorta per contrastare i fascisti. Alle amministrative dell'ottobre 1920 i socialisti locali conquistarono tutti i Comuni della zona con maggioranze nette.

Nel febbraio 1921 Spartaco Lavagnini[1], sindacalista empolese, uscì dal Partito Socialista Italiano fondando la sezione locale del Partito Comunista d'Italia, a cui aderirono intere sezioni del suo vecchio partito, in particolare i giovani, le Guardie Rosse di Maltagliati ed un gran numero di sindacalisti.

Ad Empoli, ed in generale in tutta la penisola, i comunisti avevano costituito formazioni di autodifesa, come le Guardie Rosse, per contrastare le nascenti squadre d'azione.

Nell'empolese gli squadristi non erano mai intervenuti se non con scaramucce, in quanto fino ad allora in evidente inferiorità numerica, come evidenziò anche l'episodio di Montespertoli. Nei paesi attorno all'Empolese gli interventi degli squadristi erano continui e si supponeva che si sarebbe sferrato prima o poi anche l'assalto alla roccaforte rossa.[senza fonte]

L'assalto anarchico in piazza Antinori[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 febbraio 1921 in piazza Antinori a Firenze si verificò un assalto compiuto da anarchici contro un corteo di liberali che si stavano recando ad una manifestazione patriottica.[2]

Il lancio di una bomba nel corteo provocò due morti, il carabiniere Antonio Petrucci e lo studente Carlo Menabuoni (morirà in ospedale il 14 marzo), e circa venti feriti, di cui alcuni gravi. I giornali locali e le forze dell'ordine dell'epoca non ebbero dubbi sulla matrice anarchica del gesto[3]. Dopo l'esplosione della bomba, la gente incominciò a fuggire spaventata e in quei momenti di concitazione un carabiniere uccise Gino Mugnai, un passante che, portando al bavero un distintivo socialista, forse aveva compiuto un gesto di disprezzo nei confronti del carabiniere in fin di vita[4] che stava in quel momento venendo portato via.

Le barricate di Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Nella stessa giornata Spartaco Lavagnini, direttore del giornale comunista "L'azione comunista", fu assassinato da 'ignoti' mentre stava lavorando nella redazione, che aveva sede presso il sindacato ferrovieri.

Il 28 febbraio fu indetto uno sciopero generale per ricordare Spartaco Lavagnini e Gino Mugnai, nell'occasione furono erette barricate in tutta la città ed in particolare nel quartiere operaio di San Frediano. La sera stessa lo squadrista Giovanni Berta, sorpreso isolato nei pressi del ponte Sospeso, con all'occhiello della giacca la spilla dei Fasci Italiani di Combattimento fu aggredito dai militanti comunisti e, dopo essere stato picchiato, fu gettato al di là del parapetto del ponte e morì affogato nell'Arno. Secondo altre fonti insieme ad altri squadristi stava invece cercando di forzare un blocco predisposto dai comunisti.[5]

Quasi contemporaneamente a Certaldo una sparatoria tra carabinieri e anarchici provoca due vittime, il carabiniere Gavino Pinna e l'anarchico Ferruccio Scarselli.

Le forze dell'ordine, supportate in molti casi dagli squadristi, riuscirono ad avere ragione dei rivoltosi il 1º marzo, con la rimozione delle barricate e l'occupazione da parte degli squadristi della sede della Federazione Operaia dei Metallurgi.

L'eccidio di Empoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º marzo 1921, Onorato Damen, segretario della Camera del Lavoro di Pistoia, e Abdon Maltagliati, segretario della Camera del Lavoro di Empoli, erano a Livorno dove partecipavano alle fasi conclusive del Congresso della CGL. Qui, a causa di un fraintendimento[senza fonte], fecero circolare[6] la notizia secondo la quale un grosso numero di squadristi in borghese (si trattava in realtà di marinai di Livorno ai quali era stato ordinato di recarsi a Firenze, scortati dai carabinieri) su camion-trasportati come era d'uso, avrebbero assalito Empoli. Infatti i due avendo incrociato due camionette di carabinieri lungo la strada che trasportavano dei giovani in borghese le avevano prese per un corpo di spedizione fascista. Giunta telefonicamente la notizia ad Empoli dell'avvicinarsi delle due camionette i militari e i carabinieri della città si chiusero all'interno della caserma, con i familiari, senza intervenire, mentre circa 4-500 empolesi, sostenuti dalla Guardia Rossa, assalirono il convoglio con armi da fuoco nei pressi di via Chiarugi.

Le due camionette furono investite dal fuoco: la prima contò due morti, ma riuscì a manovrare e ad allontanarsi, mentre la seconda sbandò e i militari, rimasti bloccati, furono linciati dalla folla uno ad uno[7]. Un carabiniere riuscì ad allontanarsi verso le campagne, dopo aver vanamente chiesto aiuto a dei contadini, fu raggiunto e ucciso a bastonate. Il corpo fu poi gettato nel fiume che scorreva poco distante.[8].

« Cercavo di ripararmi il viso con le mani e loro giù coltellate anche su queste e uno gridava "gli occhi ti voglio cavare, gli occhi carne venduta". Bestie, sapete, bestie! Che prima ci avevano scambiati per fascisti ma poi anche quando ci riconobbero per marinai presero a finirci lo stesso perché eravamo "carne venduta". Non sono cristiani, credetemi non sono cristiani. »
(Racconto di uno dei marinai feriti[9])

I caduti di Empoli[modifica | modifica wikitesto]

Il numero finale fu di 9 morti, sei marinai e tre carabinieri, e 9 feriti.

Marinai[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Bottini
  • Alberto Incarbone
  • Salvatore Lo Pinto
  • Salvatore Santaniello
  • Antonio Sergianni
  • Carlo Alberto Tulli

Carabinieri[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cinus
  • Salvatore Masu
  • Giovanni Pinna

Gli squadristi occupano Empoli[modifica | modifica wikitesto]

La riconquista fascista di Empoli 19 marzo 1921

Al termine degli scontri di Firenze, informati della strage di Empoli, gli squadristi organizzarono una spedizione verso il paese. Le autorità inviarono compagnie dell'esercito per evitare le rappresaglie delle squadre d'azione ad Empoli, che vennero infatti fermate più volte dai bersaglieri ma che riuscirono infine ad arrivare. All'ospedale trovarono i resti dei nove morti, alcuni dei quali orrendamente mutilati e sfregiati[10].

Vennero perciò bruciate la camera del lavoro, i circoli e le leghe rosse, ma non venne trovata alcuna traccia delle centinaia di persone che, poche ore prima, avevano commesso la strage e le sevizie ai militari disarmati. Corse voce che alcuni dei responsabili fossero fuggiti a Fucecchio, uno dei camion si diresse al paese, ma ottenne il solo risultato di veder uccidere uno dei suoi componenti (Mariani), per mano di un cecchino.

Risvolti parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli interventi parlamentari riguardanti i fatti di Firenze ed Empoli, nessun deputato socialista parlò o tentò di difendere i propri rappresentati empolesi, mentre soltanto il deputato nazionalista di Siena pronunciò un'accorata arringa[11].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 fu svolto un processo in cui furono imputate ben 132 persone per l'omicidio dei nove militari sorpresi a Empoli e ben 92 furono condannate. Molte di queste furono estradate dalla Repubblica di San Marino, ove erano scappate in cerca di asilo.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Foto Lavagnini
  2. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 306:"Un gruppo di anarchici assale in piazza Antinori un corte formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia...
  3. ^ Roberto Cantagalli, "I fatti di Empoli", su Storia Illustrata n° 185, Aprile 1973 pag 43:"l'accusa ufficiale... attribuì, senza esitazioni, ad anarchici non meglio identificati, l'atroce fatto di sangue."
  4. ^ Roberto Cantagalli, "I fatti di Empoli", su Storia Illustrata n° 185, Aprile 1973 pag 43:"un carabiniere, esasperato dalla uccisione di un suo compagno, scaricò il moschetto nella testa d'un passante, reo non si sa bene se di non essersi scoperto al passaggio della salma o di aver fatto un atto d'impazienza."
  5. ^ la prima versione è sul sito [1]. La seconda invece emerge dalla descrizione fatta da Roberto Farinacci (il quale afferma anche che Berta sia stato rapinato del portafogli prima dell'uccisione - riportato in Enzo Biagi (a cura di), Storia del Fascismo (3 voll.), Sadea-Della Volpe, Firenze, 1963) e di Mario Piazzesi, il quale, in Memorie di uno squadrista toscano riferisce le voci che si rincorsero in quei giorni convulsi di bocca in bocca e del ritrovamento il giorno dopo del corpo del giovane, con un vistoso segno di scarpone chiodato stampato in fronte. Incidentalmente anche il sito [2] conferma questa versione, dando anche l'ora dell'omicidio: le 17 e 30.
  6. ^ Roberto Cantagalli, "I fatti di Empoli", su Storia Illustrata n° 185, Aprile 1973 pag 46-47:"A un tratto ai due sindacalisti, appena usciti da Livorno, caddero sott'occhio quei due camion, gremiti di borghesi e di carabinieri, in sosta su un lato della via... Il Maltagliati si fece loro incontro con gentilezza e domandò: "Avete un guasto?". Un carabiniere annuì, chiese del nastro isolante e una chiave inglese che subito gli vennero forniti. "Andate lontano? Un segno vago di risposta, come a trinciar l'aria col braccio, ma una parola precisa: "Empoli". Fatalità volle che nominassero Empoli al segretario della Camera del Lavoro di quella città. Costui col cuore in tumulto, riavuta la chiave inglese, fece un cenno di saluto e via di volata....Di paese in paese, via via che passavano i due sindacalisti misero in allarme le popolazioni e prima di tutto Empoli, avvertita telefonicamente dal Cecconi, sindaco di Fucecchio."
  7. ^ Roberto Cantagalli, I fatti di Empoli, su Storia Illustrata n° 185, Aprile 1973 pag 46-47: "Il peggio avvenne col secondo camion perché il panico sbandò un gruppo di sventurati che finirono linciati dalla folla o meglio, da gruppi di inferociti che aggredirono a uno a uno gli sbandati."
  8. ^ Manlio Cancogni, Giorni duri per le squadracce nella ribelle Toscana, su Storia Illustrata n° 224, Luglio 1976 pag 60: "Un carabiniere, anche lui in borghese, di scorta ai marinai, fuggì ferito nella campagna. Inseguito, la faccia coperta di sangue, chiese aiuto a una casa di contadini. Gli fu negato. Raggiunto vicino al greto dell'Arno, fu finito a bastonate e gettato nel fiume."
  9. ^ Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, Milano, 2010
  10. ^ "Un carabiniere, lo avevano mutilato sconciamente e la ferita orrenda ricordava certe stampe delle battaglie dell'Etiopia che ci facevano rabbrividire da ragazzi. Ad un altro avevano ammozzato un orecchio, glielo aveva strappato con un morso una donna mentre rantolava moribondo sotto le calcagnate di altre due (...) Un terzo, un marinaio, dopo esser stato ferito venne sepolto vivo, cosicché morì asfissiato sotto un cumulo di sabbia gialla sulla riva dell'Arno. Gli altri cadaveri, su per giù seviziati orrendamente, alcuni irriconoscibili quasi sformati nei lineamenti e nelle membra. Alcuni dei feriti avevano sul volto tagli profondi di coltello; uno le dita troncate" da Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, Milano, 2010
  11. ^ Seduta parlamentare dell'11 marzo 1921
  12. ^ Roberto Cantagalli, I fatti di Empoli, su Storia Illustrata n° 185, Aprile 1973 pag 47: "ma oltre 500 erano stati gli arrestati, estradati i più dalla Repubblica di San Marino dove avevano sperato rifugio."

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, Milano, 2010.
  • Mimmo Franzinelli Squadristi, Mondadori, Milano, 2003.
  • Paolo Pezzino Empoli antifascista. I fatti del 1º marzo 1921, la clandestinità e la Resistenza, Pacini, Firenze, 2007.
  • Roberto Bianchi Due eccidi politici: Sarzana ed Empoli in Gli Italiani in guerra. Conflitti, identità, memorie dal Risorgimento ai nostri giorni, vol. IV, Il Ventennio fascista, t. 1, Dall'impresa di Fiume alla Seconda guerra mondiale, Utet, Torino, 2009, pp. 325–331.
  • Giuliano Lastraioli e Roberto Nannelli Empoli in gabbia, le sentenze del processone per l'eccidio del 1º marzo 1921, Empoli, 1995.
  • Pier Luigi Niccolai e Stefania Terreni Era la resistenza: il contributo di Empoli alla lotta contro il fascismo e per la liberazione, Pagnini, Firenze, 1995.
  • 100 anni della Camera del Lavoro a Empoli

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]