Giorno del ricordo

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Giorno del ricordo
Pfo Toscana a Pola2.jpg
Polesani diretti verso il piroscafo Toscana, che li traghetterà fino a Venezia.
Tipo di festa Nazionale
Data 10 febbraio
Celebrata in Italia Italia
Oggetto della celebrazione Massacri delle foibe ed esodo giuliano-dalmata
Data d'istituzione 2004

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92[1] essa vuole conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una medaglia commemorativa destinata ai parenti delle persone soppresse e infoibate in Istria, a Fiume, in Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale dall'8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia.

La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l'Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.

Iter della legge istitutiva[modifica | modifica wikitesto]

La prima proposta di legge[modifica | modifica wikitesto]

La prima proposta di legge relativa alla "Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati" fu presentata alla Camera dei deputati l'11 luglio 1995. I firmatari della proposta erano i deputati Roberto Menia, Gianfranco Fini, Mirko Tremaglia, Giuseppe Tatarella e Maurizio Gasparri, tutti del partito di Alleanza Nazionale[2]. La proposta intendeva concedere un riconoscimento formale ai familiari degli italiani uccisi dagli jugoslavi nel periodo compreso fra l'8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947, sotto forma di un'insegna in acciaio brunito e smalto con la scritta "Per l'Italia". All'articolo 3 della proposta di legge, venivano esclusi espressamente dal novero dei decorati "coloro che sono stati soppressi (...) mentre facevano volontariamente parte di formazioni non al servizio dell'Italia". Questa proposta non venne mai discussa né in commissione né in aula e quindi decadde al termine della legislatura.[3]

La seconda proposta di legge[modifica | modifica wikitesto]

La seconda proposta di legge derivò dalle separate proposte presentate il 19 giugno 1996 dal deputato di Alleanza Nazionale Roberto Menia[4] e il 1º febbraio 2000 dal deputato dei Democratici di Sinistra (DS) Antonio Di Bisceglie[5]. Entrambe erano ancora finalizzate alla "Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Le due proposte vennero unificate e presentate - dopo esser passate per la commissione parlamentare competente, che ne definì il primo articolato - all'Assemblea generale della Camera a marzo del 2000[6]. Non essendo ancora stato discusso il progetto, il 10 gennaio 2001 Menia chiese lumi alla Presidenza del Consiglio mediante un'interrogazione parlamentare[7]. Il provvedimento venne infine calendarizzato e il 1º marzo 2001 l'assemblea generale della Camera iniziò l'analisi dell'articolato[8]. In tale occasione, Di Bisceglie chiese - tramite un suo emendamento - che si chiarisse con nettezza che il provvedimento mirava a definire la categoria dei decorati, escludendo tutti coloro i quali avessero combattuto al servizio dei tedeschi, aggiungendo però che "la grande maggioranza degli infoibati venne uccisa senza che fosse stata dimostrata la loro colpevolezza in atti tali da giustificare una condanna capitale, anzi in molti casi le loro responsabilità non solo non vennero trovate, ma nemmeno cercate". La finalità del provvedimento - secondo Di Bisceglie - era quella di perpetuare "il ricordo degli italiani inermi caduti vittime di violenza per le loro idee politiche e per il loro sentimento nazionale". Il deputato Antonio Soda (DS) chiese di temperare l'emendamento del suo collega di partito: la responsabilità "oggettiva" che negava il riconoscimento, così come proposta da Di Bisceglie, sarebbe divenuta responsabilità "personale": non sarebbero stati decorati solo coloro per i quali - a seguito dell'analisi di un'apposita Commissione storica - fosse stata individuata una responsabilità diretta dell'ucciso, tale da escluderlo dall'onorificenza. Menia - criticando aspramente l'emendamento di Di Bisceglie - si accodò alla proposta di Soda. Contrati al provvedimento si dichiararono i Comunisti Italiani, che per bocca della deputata Rosanna Moroni denunciarono "l'intento di riabilitare i fascisti e i repubblichini e di criminalizzare indistintamente i partigiani e la Resistenza, abusando della logica della pietà e anteponendola alla logica della storia". Simili motivazioni vennero proposte dal deputato Maria Celeste Nardini di Rifondazione Comunista. Nelle dichiarazioni di voto finali, Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista dichiararono la loro contrarietà prennunciando l'uscita dall'aula. Tutti gli altri gruppi dichiararono voto a favore. Il provvedimento venne approvato con 318 voti a favore e 17 astenuti. Approdata al Senato, la proposta di legge venne respinta l'8 marzo 2001 (ultimo giorno della legislatura) dalla Commissione Affari Costituzionali in sede deliberante[9], col voto contrario di Rifondazione Comunista, che si sommò alle astensioni (che al Senato valgono come voto contrario) dei Democratici di Sinistra e del Partito Popolare Italiano.

La terza proposta di legge[modifica | modifica wikitesto]

Il testo iniziale[modifica | modifica wikitesto]

Una nuova proposta di legge fu presentata alla Camera dei deputati il 6 febbraio 2003[10]. Essa recava le firme di un nutrito gruppo di deputati di vari gruppi parlamentari (prevalentemente di Alleanza Nazionale e Forza Italia, oltre che dell'UDC e della Margherita/L'Ulivo). I primi firmatari furono Roberto Menia e Ignazio La Russa[10].

A differenza delle precedenti proposte di legge, nel progetto iniziale non si prevedeva la consegna di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, ma si proponeva (art. 1) l'istituzione - in coincidenza con la firma del trattato di pace del 10 febbraio 1947 - di un "Giorno della memoria e della testimonianza" per ricordare la storia e la presenza italiana in Istria, a Fiume e in Dalmazia, nonché "la tragedia delle migliaia di italiani nelle foibe istriane" e "[l']esodo di 350 mila istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra". L'art. 2 della proposta di legge prevedeva invece che ogni 10 febbraio venissero organizzate "cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto" in quelle terre.

Il 10 febbraio 2004 il senatore della Margherita Willer Bordon presentò un disegno di legge di contenuto molto simile. Nella relazione allegata, Bordon sottolineò che con tale proposta intendeva "contribuire a recuperare alla memoria nazionale ed europea le dolorose e drammatiche vicende dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati a seguito della vittoria militare della Jugoslavia di Tito, che, oltre i caratteri di reazione post bellica, assunse anche i caratteri di una vera pulizia etnica". Bordon propose di istituire ad ogni 10 febbraio una "Giornata della memoria al fine di conservare e tramandare la memoria delle sofferenze degli esuli istriano-dalmati" (art. 1), durante la quale sarebbero state organizzate "cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di rievocazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado" (art. 2)[11]. Il primo disegno di legge ad essere discusso dal parlamento italiano fu quello presentato alla Camera: la proposta di Bordon venne di conseguenza assorbita ad esso nella fase del passaggio parlamentare al Senato[12].

Il passaggio nelle commissioni della Camera[modifica | modifica wikitesto]

Passato attraverso diverse commissioni permamenti della Camera fra aprile 2003 e febbraio 2004, il testo venne modificato sensibilmente e intitolato "Istituzione del "Giorno del ricordo" in memoria delle vittime delle foibe dell' esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati", riproponendo quindi anche il conferimento del riconoscimento[13].

La discussione generale in aula[modifica | modifica wikitesto]

La discussione delle linee generali del provvedimento ebbe luogo in assemblea generale il 4 febbraio 2004[14]. Relatore della proposta fu il deputato Maurizio Saia (AN), che svolse un breve intervento introduttivo. Ad esso seguì un articolato discorso di Alessandro Maran (DS), il quale affermò che "sarebbe ora di uscire da quel genere di verità che servono unicamente a rinsaldare le reciproche identità e a nutrire il rispettivo senso di appartenenza. Infatti, quando si parla delle vicende complesse del confine orientale il più delle volte si finisce per dire delle cose che vengono sentite come vere nella misura in cui riflettono i pregiudizi che l'identità della destra e della sinistra italiana hanno rispettivamente accumulato con il tempo nei confronti degli italiani che vivevano al di là dell'Adriatico". Lamentando l'inserimento nella relazione che illustra la proposta di legge da parte di Menia di espliciti riferimenti ai reparti della Decima Mas di Junio Valerio Borghese o ai bersaglieri del battaglione "Mussolini" operanti ai confini orientali d'Italia, si domandò se "vi è il rischio che, dietro la memoria delle foibe, si celi nient'altro che il rancore politico e sociale della destra sconfitta dalla guerra", lamentando che "la destra e la sinistra estrema, per garantirsi il consenso elettorale, devono mantenere in vita antiche contrapposizioni nazionali e devono continuare a sfruttare emotivamente la memoria delle vittime del totalitarismo, un bagaglio di dolore e di sofferenza che, anche per la colpevole assenza della sinistra, la destra è stata ben attenta a mantenere nell'alveo della rancorosa ingratitudine verso la nazione e verso la imbelle patria democratica". Maran concluse: "Noi crediamo che la coscienza nazionale sia ora in grado di fare i conti con questo passato tragico, ma non dobbiamo strumentalizzare quelle vicende ancora una volta e non dobbiamo confondere - come invita a fare la proposta di legge in esame con il riferimento alla X MAS e al battaglione Mussolini - guerra di aggressione, con i suoi eserciti e i suoi militi, e sofferenze di popolo".

L'intervento di Ettore Rosato (DS) confidò che "il provvedimento in esame chiuda definitivamente una pagina di dolore, con un atto di civile memoria che lo Stato italiano compie mostrando, sia pure in ritardo, una vicinanza ai congiunti di chi, in un periodo terribile del dopoguerra, sul confine orientale ha pagato con la vita, senza colpa, la sua appartenenza religiosa o politica, il suo sentirsi italiano". Alle osservazioni dei due deputati rispose direttamente Roberto Menia, che difese l'ipotesi di poter eventualmente ricordare anche i bersaglieri: "Il fatto che lo Stato italiano, a più di 50 anni da quegli avvenimenti, non abbia dato alcun riconoscimento tangibile di tali tragedie è una verità inoppugnabile. Su questo deve necessariamente esservi un accordo. Dopo di che, onorevole Maran, potremo continuare a «litigare» - lo dico tra virgolette - sulla scelta di chi, su quel confine, si schierò dall'una o dall'altra parte. Ad esempio, penso che quei cento bersaglieri (sulla cui vicenda sta lavorando Onorcaduti), rinchiusi in una caverna a Tolmino e fatti saltare con la dinamite, che avevano scelto di stare là intendendo difendere quel confine, abbiano il diritto ad un ricordo. Sia chiaro che non dico ciò per fare il revisionismo che qualcuno teme. L'onorevole Rosato citava la pietas: ci sia la pietas, ma ci sia anche l'assunzione, per davvero, di responsabilità da parte di ognuno. Si abbia anche questo coraggio".

Marco Boato (Gruppo misto) ripropose il testo di un suo emendamento per evitare improprie assegnazioni di riconoscimenti agli infoibati: "Non sono ricompresi per il riconoscimento i congiunti di coloro che, fra gli appartenenti e i collaboratori di organi e formazioni come l'ispettorato speciale di pubblica sicurezza per la Venezia-Giulia, il centro per lo studio del problema ebraico i membri delle squadre di azione protagoniste dei pogrom anti-ebraici di Trieste, dal 1941 al 1943, che secondo gli accertamenti compiuti dalla Commissione di cui all'articolo 3, tennero un comportamento efferato contro i combattenti della guerra di liberazione, contro i perseguitati politici e razziali del regime fascista e nazista e contro la popolazione civile". Con l'intervento di Boato si concluse la discussione sulle linee generali del provvedimento.

Il 10 febbraio 2004 iniziò la discussione dei singoli articoli[15]. Essendo l'anniversario della firma del trattato di pace del 1947, il presidente della Camera invitò l'assemblea a ricordare solennemente gli eventi delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, affermando fra l'altro che "sulla verità storica della tragedia delle foibe e delle persecuzioni di centinaia di migliaia di italiani compiute nel nome dell'odio interetnico e della cecità delle ideologie, non vi sono discussioni: ogni dubbio è stato tacitato dall'oggettività eloquente delle fonti, dei documenti e delle testimonianze". Alla discussione parteciparono ancora una volta i deputati Boato, Maran, Rosato e Menia: oggetto del contendere fu ancora una volta in prima battuta l'identificazione delle persone i cui parenti avrebbero potuto richiedere il previsto riconoscimento. I primi tre intendevano far approvare ancora una volta l'emendamento di Boato, ma Menia si oppose -così come il governo-, accusando Maran di giustificazionismo se non di negazionismo: "In altre parole, la specificazione proposta dal collega Maran tende a far passare, subdolamente, la tesi secondo la quale le foibe sono sostanzialmente piene di criminali. Si tratta di una tesi giustificazionista, se non negazionista, proprio come quelle che abbiamo già dovuto sopportare per cinquant'anni": l'emendamento fu quindi bocciato a maggioranza e il primo articolo del provvedimento venne infine approvato con 391 voti a favore, 10 contrari e 1 astenuto. Sul secondo articolo, dedicato alle modalità della presentazione delle domande per il riconoscimento agli infoibati, non vennero presentati emendamenti: venne approvato con 395 voti a favore, 4 contrari e 5 astenuti. Maggioranza molto simile (394 sì, 6 no e 6 astenuti) si registrò anche per l'art. 3, riferito alla composizione della commissione di valutazione delle domande di riconoscimento. All'interno dell'articolo si esplicitò quale fosse la categoria degli esclusi: "la commissione esclude dal riconoscimento i congiunti delle vittime [...] per le quali sia accertato, con sentenza, il compimento di delitti efferati contro la persona". L'assemblea approvò rapidamente anche l'articolo successivo (396 sì, 4 no e 9 astenuti), contenente statuizioni relative alla forma dell'insegna metallica e alle modalità pratiche per la sua consegna.

L'analisi del provvedimento venne ripresa il giorno successivo (11 febbraio)[16]. Fu nel corso di questa seduta che venne raggiunto l'accordo sul testo definitivo della legge, che prevedeva - grazie a due subemendamenti - sia l'istituzione della solennità civile che il conferimento del riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Maran affermò che l'istituendo Giorno del ricordo "non ha niente a che vedere con quel revisionismo che rinuncia al discrimine tra quanto è giusto e quanto è ingiusto e che porta a non distinguere più nulla ed a confondere le responsabilità. Tale proposito non ha niente a che spartire con l'opinione di quanti vanno dicendo che, poiché nella lotta antifascista vi furono anche le foibe, allora nessuna delle due cause era migliore dell'altra", affermando altresì che "tra le complesse vicende del confino orientale e tra le foibe e l'esodo vi è certamente un legame, anche se le violenze del periodo 1943-1945 non furono l'unica, e nemmeno la principale, delle cause che, fra il 1945 e la fine degli anni cinquanta, spinsero la quasi totalità degli italiani che vivevano nei territori passati sotto il controllo della Jugoslavia ad abbandonare la loro terra di origine". Marco Boato e Gianclaudio Bressa (Margherita) confermarono l'appoggio all'istituzione della solennità civile a nome dei loro gruppi parlamentari. Il secondo - in particolare -affermò di credere che "oggi il Parlamento stia compiendo un passo importante, poiché [...] è consapevole della propria storia, verso un futuro di autentica riconciliazione della nostra Repubblica".

Fortemente critico verso il provvedimento fu Franco Giordano (Rifondazione Comunista): "Noi - lo vogliamo affermare con grande franchezza e sincerità -, in ordine a quelle vicende drammatiche che, come è stato detto in quest'aula, hanno insieme una specificità politica ed etnica, non abbiamo dubbi nel condannare tali violenze. Aggiungo che non siamo tra coloro che trovano giustificazioni nell'orrore che gli oppressori avevano realizzato precedentemente per giustificare quello che si realizzò successivamente. Le più avvertite ricostruzioni storiche parlano di un fenomeno che non è ascrivibile al genocidio né alla giusta punizione di qualche rigurgito fascista. Ma voi, attraverso queste proposte emendative, proponete una giornata del ricordo. Francamente, non comprendiamo neanche l'atteggiamento dei colleghi del centrosinistra, che per questa via non ricostruiscono una verità, non aprono una luce sulla vicenda storica, ma si prestano ad un'altra operazione politico-culturale. Noi a questa operazione non solo non ci vogliamo prestare, ma la combattiamo apertamente ed esplicitamente. Non si può dedicare una giornata della memoria, al pari del 25 aprile e di quella dell'Olocausto, in quanto stiamo parlando di fenomeni che non sono assolutamente equivalenti e la proposta di renderli equivalenti - cari colleghi ed amici del centrosinistra - in realtà allude ad un processo di revisionismo storico che cambia la natura dello Stato e della Costituzione antifascista". Simili argomentazioni contrarie vennero espresse anche da Marco Rizzo (Comunisti Italiani), che così concluse il suo discorso: "Oggi c'è un'aria di revisionismo. Che esso provenga da parte dalla destra, ci sembra normale; che venga, in qualche modo, accettato da parte della sinistra, ci amareggia. Non c'è una sola battaglia di libertà nel nostro paese che non abbia visto il partito comunista italiano in prima fila. I comunisti italiani non hanno nulla di cui pentirsi e vanno orgogliosi di una grande storia di progresso e di libertà". I due subemendamenti che inserirono nell'articolato della legge il Giorno del ricordo vennero infine posti ai voti ed approvato con rispettivamente 388 e 389 voti a favore e 13 e 11 voti contrati.

Intervenendo a commento del voto, Maran rispose direttamente alle argomentazioni dei deputati comunisti: "In questi anni si è [...] diffusa l'idea che esodo e foibe rappresentino un tema che appartiene ai postfascisti e ora ad Alleanza Nazionale, quasi che tutti i profughi siano stati fascisti. Ancora oggi, come abbiamo sentito, ogni discorso che viene proposto da sinistra su questi argomenti finisce per venire interpretato come una proposta di pacificazione o, peggio, di equiparazione tra fascismo ed antifascismo [...]. Ma è proprio in questo modo che viene cancellata una componente centrale delle vicende del confine orientale - quella del conflitto nazionale che, per quasi un intero secolo, ha opposto italiani a sloveni e a croati - e, quel che più conta, diventa impossibile riflettere su un punto fondamentale, vale a dire su quell'idea etnica di nazione condivisa dagli uni e dagli altri che ha reso possibile, prima, la persecuzione da parte del regime fascista dei cosiddetti alloglotti, degli alieni - sloveni e croati -, poi, le leggi razziali del 1938 e, infine, la forzata espulsione degli italiani". Il leghista Guido Giuseppe Rossi ricordò che: "[...] vi era un contrasto etnico, o meglio un contrasto nazionalista, esploso con la Prima guerra mondiale e con la nascita dei nazionalismi tra l'Italia, l'Impero austroungarico, il futuro Regno di Jugoslavia e l'esperienza filonazista degli ustascia della Croazia di Ante Pavelic. Ma sappiamo anche che vi fu un contrasto ideologico durissimo, che vide il comunismo internazionale in prima linea. Allora, se è vero che dobbiamo ricordare che vi fu un elemento etnico e nazionalista, che portò all'esperienza drammatica e tragica delle foibe, non possiamo dimenticare che però vi fu anche un elemento ideologico, e tale elemento ideologico fu il comunismo". Il voto di altri subemendamenti di minore importanza terminò questa parte della seduta, e si passò alle dichiarazioni di voto finale: presero la parola - nell'ordine - i deputati Ugo Intini (Socialisti Democratici Italiani - favorevole), Tiziana Valpiana (Rifondazione Comunista - contraria), Pietro Fontanini (Lega Nord - favorevole), Giovanni Mongiello (Cristiani Democratici Uniti - favorevole), Marco Boato (Gruppo misto - favorevole), Ettore Rosato (Democratici di Sinistra - favorevole), Roberto Menia (Alleanza Nazionale - favorevole), Gerardo Bianco (Partito Popolare Italiano - favorevole), Piero Fassino (Democratici di Sinistra - favorevole), Ettore Romoli (Centro Cristiano Democratico - favorevole), Benito Paolone (Alleanza Nazionale - favorevole), Teodoro Buontempo (Alleanza Nazionale - favorevole), Giulio Conti (Alleanza Nazionale - favorevole), Mirko Tremaglia (Alleanza Nazionale - favorevole). Il voto diede il seguente risultato: Presenti 521 - Votanti 517 - Astenuti 4 - Maggioranza 259 - Sì 502 - No 15. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, alzatosi in piedi così concluse: "Onorevoli colleghi, la proposta di legge testé approvata è un atto di riconciliazione nazionale, di verità e di giustizia, una testimonianza di amore verso tanti italiani per troppo tempo dimenticati".

Il voto al Senato[modifica | modifica wikitesto]

Il testo approvato dalla Camera iniziò ad essere affrontato dalla Commissione affari costituzionali del Senato il 25 febbraio 2004[17]. Il 4 marzo il provvedimento arrivò in aula con la lettura della relazione orale da parte del relatore della legge, Luciano Magnalbò (Alleanza Nazionale)[18]. L'11 marzo iniziò la discussione generale[19]: vennero ripresentate delle motivazioni a favore o contro similari a quelle riportate nei vari discorsi alla Camera. Uguali furono gli schieramenti: contrari alla legge i senatori di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, favorevoli tutti gli altri gruppi.

Significativo il discorso del senatore Miloš Budin (DS), appartenente alla minoranza slovena: "il merito del disegno di legge è quello di rendere patrimonio comune di tutto il Paese e quindi rendere memoria condivisa non più strumentalizzabile a fini politici una drammatica vicenda storica. Si tratta di un atto doveroso per la sinistra che per molti anni ha mantenuto un atteggiamento giustificazionista e reticente, nascondendosi dietro le violenze compiute dal fascismo, che di per sé non bastano a spiegare esaurientemente le vicende verificatesi alla fine della seconda guerra mondiale, o si è rifugiata dietro motivazioni ideologiche o la ragion di Stato. Tali atteggiamenti hanno impedito l'affermazione della verità storica e del rispetto dei diritti umani come principio base della democrazia; tuttavia, il superamento dei motivi di contrapposizione ancora presenti in quell'area (un territorio plurilingue e pluriculturale) richiedono a tutti un nuovo approccio nei confronti dei problemi del confine orientale, zona caratterizzata da lotte etniche ed ideologiche, spesso condotte con metodi illegittimi. È un'area che deve restare plurilingue, ma la necessità di governare con successo la multiculturalità impone a tutti di fare chiarezza con il passato, senza saltare nessuna pagina della propria storia. In tal senso, anche nell'atteggiamento guardingo e quasi diffidente della popolazione slovena nei confronti del disegno di legge è possibile rintracciare la consapevolezza di un contributo ad una positiva convivenza se accompagnato da ulteriori chiarimenti sulle altre pagine buie della storia di quell'area".

L'iter legislativo del provvedimento ebbe termine il 16 marzo 2004[20]. Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord) paragonò le foibe ai campi di sterminio nazisti: "Quali le differenze tra chi è responsabile di queste uccisioni di massa e i campi di sterminio? Non c’è alcuna differenza, se non per il modo con cui è avvenuta l’eliminazione. [...] Non esistono infatti massacri di serie A o di serie B. Non esistono morti che gridano vendetta e morti e basta.", invocò l'inserimento della storia delle foibe e dell'esodo nei testi scolastici e attaccò pesantemente i rappresentanti comunisti: "Ciò appare ancora più grave quando queste formazioni politiche affermano di essere sorte per difendere la democrazia e la libertà. È ora che anche nei testi scolastici vengano ricordati con verità quei tristi avvenimenti e che finalmente il colpevole silenzio che fino ai nostri giorni ha coperto quei fatti venga sconfitto. Deve essere sconfitta anche l'ideologia che ha tentato di nascondere quello che accadde in quegli anni, anche con la colpevole connivenza del comunismo italiano. Non dobbiamo dimenticare gli esuli fiumani, istriani e dalmati cacciati dal comunista Tito, diretta conseguenza della cultura dell'odio e della violenza che ha provocato i massacri delle foibe. Non possiamo dimenticare la posizione che i comunisti italiani assunsero in quegli anni, quella di contrastare gli esuli, costretti a lasciare tutti i loro beni e le loro case. Quella che sarà "la Giornata della memoria" sarà anche la giornata della vergogna per il comunismo italiano ed il voto contrario alla Camera ed anche qui in Senato, come preannunciato, su questo provvedimento, da parte dei comunisti, è la prova che la presa di coscienza e la condanna per quei fatti, per una parte del Parlamento italiano non è ancora avvenuta". In successione intervenne il senatore Alessandro Forlani (UDC): "Questa delle foibe, dei massacri che avvennero alla frontiera nordorientale del nostro Paese durante e dopo la seconda Guerra mondiale è tra le vicende più inquietanti non soltanto per la dimensione di violenza, di efferatezza, di gratuita crudeltà [...] ma anche per la tendenziale successiva rimozione, amnesia e omissione di approfondimento, di censura e di indagine rispetto a queste vicende, che è l'aspetto forse più difficile da spiegare." [...] "L'istituzione del "Giorno del ricordo" costituisce, a mio avviso, un atto doveroso per ricordare e rendere onore a tante vittime innocenti (il testo licenziato dalla Camera menziona 17.000 vittime, ma il numero esatto non è mai stato accertato per l'obiettiva difficoltà legata alle modalità secondo le quali si è sviluppata la vicenda), vittime di una violenza barbara, efferata, frutto di odio etnico e politico." Rifacendosi a suoi ricordi personali, Forlani aggiungeva: "Sono cresciuto [...] in un quartiere romano che ospitava una parte della comunità degli istriani, dei dalmati e dei giuliani che avevano lasciato l'Istria e la Dalmazia; un quartiere costruito dai profughi e per i profughi, dove si è insediata quella comunità [....]. Ricordo le bandiere abbrunate a lutto issate nelle finestre delle abitazioni durante una visita ufficiale del maresciallo Tito a Roma.".

Prese quindi la parola Marcello Basso (DS), che pur dichiarando il suo voto favorevole, si disse "turbato dalla lettura dei resoconti pervenuti dalla Camera", laddove i rappresentanti della destra italiana non presentavano riferimenti alla guerra d'aggressione dell'Italia contro la Jugoslavia. Si disse altresì "scorato [...] dal fatto che non emerga sforzo alcuno per capire il contesto storico che ha originato la grande tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata; preoccupato – anche questo voglio dire – da talune recrudescenze irredentiste. [...] A rompere [l']equilibrio [fra popolazioni slave e italiane] è stato il nazionalismo fascista, che introdusse ogni sorta di violenza, compreso un vero e proprio genocidio culturale". Basso ricordò le "deportazioni di massa" dei civili jugoslavi nei lager italiani come quello di Arbe, e stigmatizzò "il ruolo del Battaglione bersaglieri volontari «Benito Mussolini» e dei battaglioni della X MAS, tanto cari all’onorevole Menia" [...]. La resistenza iugoslava agli aggressori fascisti e nazisti iniziò già nel luglio del 1941; come si sa, fu guidata dai comunisti di Tito unitamente alle diverse espressioni del nazionalismo iugoslavo. Si fece valere l’equazione «italiano uguale fascista», equazione che le migliaia di italiani che morirono combattendo al fianco delle formazioni partigiane slave riuscirono solo in parte a mettere in discussione. Del resto, tale equazione era stata introdotta e diffusa proprio da Mussolini. [...] È indubbio che tra gli insorti vi fu anche la presenza di autentici criminali. La vicenda delle foibe è stata, sicuramente, una grande tragedia. È comunque da rifiutarsi, perché aberrante, un accostamento tra foibe da una parte e Shoah dall’altra che, con la Risiera di San Sabba, visse sul confine orientale una pagina particolarmente drammatica". Basso si domandò se "è possibile considerare l’esodo come la conseguenza della paura delle foibe", e così si rispose: "un illustre istriano, il professor Diego De Castro [...] lo esclude. Se si fosse trattato di pulizia etnica i morti sarebbero dovuti ammontare a centinaia di migliaia. Le motivazioni erano, piuttosto, politiche e non etniche. Si può dire, in riferimento all'esodo, che solo le persone fuggite nel maggio 1945 lo fecero per paura dell’infoibamento: si trattava di persone compromesse con i fascisti e con i nazisti. Sicuramente i grandi esodi, da Fiume nel 1946 e da Pola nel 1947, non sono ascrivibili a questa paura. [...] Io voterò questo provvedimento! Lo farò perché ritengo giusto ricordare chi è morto in modo orrendo nelle profondità delle foibe carsiche. Lo farò perché ritengo sia inderogabile ricordare il dramma dell’esodo istriano-dalmata; vorrò farlo, però, nella chiarezza più assoluta".

La discussione generale venne dichiarata chiusa e si passò - successivamente al rigetto di una serie di emendamenti minori - alle dichiarazioni di voto. Nessuno espresse dichiarazioni contrarie a nome del proprio gruppo o personale, e il provvedimento venne definitivamente approvato.

Contenuto della legge[modifica | modifica wikitesto]

« 1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
2. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero. »
(legge 30 marzo 2004 n. 92)

In quanto solennità civile, ai sensi dell'art. 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, essa non determina riduzioni dell'orario di lavoro degli uffici pubblici o di orario per le scuole né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza; è obbligo, tuttavia, per gli edifici pubblici esibire il tricolore.[1]

La medaglia e il diploma conferiti ai parenti degli infoibati[21]

Ai sensi della legge istitutiva, nel Giorno del ricordo viene concessa, in seguito a domanda, una medaglia (in acciaio brunito e smalto, con la scritta "La Repubblica italiana ricorda") con diploma,[22] al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti sino al sesto grado degli infoibati dall'8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947, in Istria, Dalmazia e nelle province dell'attuale confine orientale. Tale diritto è esteso anche agli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l'anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento. Vengono esplicitamente esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell'Italia. Il termine per presentare la domanda di riconoscimento è il 30 marzo 2014.

La stessa legge ha riconosciuto il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste e l'Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma. Il finanziamento di tali istituzioni ammonta a 200.000 euro annui a decorrere dall'anno 2004, metà all'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), e metà alla Società di studi fiumani per il tramite dei due enti. Per il finanziamento, adeguato di anno in anno dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, è utilizzato un "fondo speciale" (art. 2, comma 2 e 3). Lo stesso riconoscimento è dato anche al Centro di ricerche storiche, con sede a Rovigno, in Croazia, importante istituzione di documentazione e ricerca, per il suo inestimabile apporto dato alla ricerca, allo studio, alla conoscenza e alla divulgazione di queste terre".

Celebrazioni e attività[modifica | modifica wikitesto]

Discorsi e attività del presidente della Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il Giorno del ricordo viene celebrato - a partire dal 2006 - dalle massime autorità politiche italiane con una cerimonia solenne nel palazzo del Quirinale al cospetto del presidente della Repubblica, che conferisce le onorificenze alla memoria ai parenti delle vittime.[1].

Presidenza Ciampi (2005-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Il minuto di silenzio osservato al Quirinale in occasione del Giorno del ricordo del 2005
Il presidente Ciampi durante la cerimonia di consegna delle decorazioni in occasione del Giorno del ricordo del 2006

Il primo anno in cui si celebrò il Giorno del ricordo fu il 2005. In quell'occasione l'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi emise un comunicato, nel quale espresse la propria soddisfazione per l'istituzione della solennità: rivolgendo il proprio pensiero «a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe [...] alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia» affermò che «Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono». Contestualmente, Ciampi affermò che nel quadro di un'Europa unita «italiani, sloveni e croati possono guardare con fiducia ad un comune futuro, possono costruirlo insieme»[23].

Il Quirinale per la seconda celebrazione del Giorno del ricordo organizzò la prima delle cerimonie solenni che poi si succedettero di anno in anno. Nel corso di tali cerimonie, alle presenza dei presidenti dei due rami del parlamento e di altre autorità, di solito prendono la parola un rappresentante delle associazione degli esuli, uno storico e lo stesso presidente della Repubblica. Ciampi ribadì - rispetto ai drammatici fatti delle foibe e dell'esodo - la «presa di coscienza dell'intera comunità nazionale. L'Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro. [...] L'odio e la pulizia etnica sono stati l'abominevole corollario dell'Europa tragica del Novecento, squassata da una lotta senza quartiere fra nazionalismi esasperati. La Seconda guerra mondiale, scatenata da regimi dittatoriali portatori di perverse ideologie razziste, ha distrutto la vita di milioni di persone nel nostro continente, ha dilaniato intere nazioni, ha rischiato di inghiottire la stessa civiltà europea. Questa civiltà [...] è fatta di umanità, rispetto per "l'altro", fede nella ragione e nel diritto, solidarietà. Le prevaricazioni dei totalitarismi non sono riuscite a distruggere questi principi: essi sono risorti, più forti che mai, sulle devastazioni della guerra [...]. L'Italia, riconciliata nel nome della democrazia, ricostruita dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale anche con il contributo di intelligenza e di lavoro degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha compiuto una scelta fondamentale. Ha identificato il proprio destino con quello di un'Europa che si è lasciata alle spalle odi e rancori, che ha deciso di costruire il proprio futuro sulla collaborazione fra i suoi popoli basata sulla fiducia, sulla libertà, sulla comprensione.»[24][25]. Due giorni dopo, il presidente della Repubblica per la prima volta consegnò le onorificenze previste dalla legge ai familiari di venti italiani vittime delle uccisioni al termine della seconda guerra mondiale. Nella stessa occasione venne concessa a Norma Cossetto la medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba”[26].

Presidenza Napolitano (2007-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente Napolitano durante il suo intervento per il Giorno del ricordo del 2007

Il discorso di Ciampi venne ripreso nel 2007 da Giorgio Napolitano, che affermò: «[...] già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno del 1943, si intrecciarono "giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento"[27] della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia». Il presidente proseguì: «Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica"». Napolitano affermò altresì che "quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie del secolo scorso" e ribadì la necessità di "consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo costruendo da oltre 50 anni, e che è nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell'ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia. La nuova Europa esclude naturalmente anche ogni revanscismo."[28][29] Precedentemente, Napolitano aveva proceduto alla consegna dell'onorificenza per gli infoibati alla memoria di 25 vittime degli jugoslavi. Fra di essi, vennero ricordati i fratelli Nicolò e Pietro Luxardo, proprietari di una celebre distilleria zaratina (il primo venne annegato dai partigiani assieme alla moglie Bianca il 29 settembre 1944, il secondo sparì nel nulla[30]). In quell'occasione avevano ricevuto la decorazione anche i parenti di Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto di Zara, catturato a Trieste dai partigiani jugoslavi nel maggio 1945 e fucilato a Sebenico nel 1947 come criminale di guerra in quanto componente del Tribunale Straordinario della Dalmazia[31]. Nel corso della cerimonia aveva parlato anche Paolo Barbi, per molti anni presidente dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD)[32].

Il discorso di Napolitano innescò una forte polemica pubblica col presidente croato Stipe Mesić e una risentita lettera privata del presidente sloveno Janez Drnovšek (si veda l'approfondimento nel paragrafo relativo alle polemiche internazionali).

Il presidente Napolitano con alcuni familiari degli infoibati in occasione del Giorno del ricordo del 2008

Nel suo discorso del 2008, Napolitano tornò rapidamente sulle tensioni dell'anno precedente: «Ho espresso con chiarezza il mio pensiero lo scorso anno. E qualche reazione inconsulta al mio discorso - che vi è stata fuori d'Italia - non ha scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi, a nome della Repubblica, con quelle parole e con quell'impegno [...]. Deve esserci di monito la coscienza che fu appunto la piaga dei nazionalismi, della gretta visione particolare, del disprezzo dell'"altro", dell'acritica esaltazione della propria identità etnica o storica, a precipitare il nostro continente nella barbarie della guerra. Oggi, le ferite lasciate da quei terribili anni si sono rimarginate in un'Europa pacifica, unita, dinamica [...]. Sia dunque questo il monito del Giorno del Ricordo: se le ragioni dell'unità non prevarranno su quelle della discordia, se il dialogo non prevarrà sul pregiudizio, niente di quello che abbiamo faticosamente costruito può essere considerato per sempre acquisito. E a subirne l'oltraggio sarebbe in primo luogo la memoria delle vittime delle tragedie che ricordiamo oggi e il cui sacrificio si rivelerebbe vano.»[33].

L'anno successivo Napolitano ribadì nuovamente quale fosse lo spirito della celebrazione: «Come Presidente della Repubblica italiana, risorta in quanto Stato alla vita democratica anche grazie al coraggio e al sacrificio dei civili e dei militari che si impegnarono nella Resistenza fino alla vittoria finale sul nazifascismo, ritengo non abbiano alcuna ragion d'essere polemiche dall'esterno nei nostri confronti. Con gli Stati di nuova democrazia e indipendenza sorti ai confini dell'Italia vogliamo vivere in pace e in collaborazione nella prospettiva della più larga unità europea. Il Giorno del Ricordo voluto dal Parlamento ha corrisposto all'esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo tempo mancato e giustamente sollecitato. Esso non ha nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo. Non dimentichiamo e cancelliamo nulla: nemmeno le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra. Ma non possiamo certo dimenticare le sofferenze, fino a un'orribile morte, inflitte a italiani assolutamente immuni da ogni colpa. E non possiamo non sentirci vicini a quanti hanno sofferto comunque di uno sradicamento a cui è giusto che si ponga riparo attraverso un'obbiettiva ricognizione storica e una valorizzazione di identità culturali, di lingua, di tradizioni, che non possono essere cancellate. Nessuna identità può essere sacrificata o tenuta ai margini nell'Europa unita che vogliamo far crescere anche insieme alla Slovenia e alla Croazia democratiche.»[34].

Anche nel 2010 Napolitano rimarcò quanto «spiacevoli e ingiustificate poi abbiano potuto essere alcune reazioni fuori d'Italia alle mie parole pur rispettose di tutti». «Condivido l'esigenza che un "capitolo così originale e specifico della cultura e della storia non solo italiana ma europea" sia non semplicemente riconosciuto ma acquisito come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croazia che con l'Italia si incontrano oggi nell'Unione Europea [...]»[35].

Concerto al Quirinale in occasione del Giorno del ricordo del 2011

Come l'anno precedente, Napolitano anche nel discorso del 2011 tornò sulle polemiche di quattro anni prima: «Il mio primo discorso del 10 febbraio, nel 2007 [...] volle porre fine a ogni residua "congiura del silenzio", a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze. È importante che quella nostra scelta, per legge dello Stato e per iniziativa istituzionale, sia stata via via compresa al di là dei nostri confini, che certe reazioni polemiche nei confronti anche di mie parole si siano dissolte. [...] L'essenziale è però "non restare ostaggi" - come ho avuto modo di dire incontrando il Presidente Türk - né in Italia, né in Slovenia, né in Croazia "degli eventi laceranti del passato". L'essenziale è, secondo le parole dello stesso Presidente Türk, non far nascere ancora "conflitti dai ricordi". Possiamo finalmente guardare avanti, costruire e far progredire una prospettiva di feconda collaborazione sulle diverse sponde dell'Adriatico.»[36]. Il discorso di Napolitano era stato preceduto da un intervento dello spalatino Enzo Bettiza.

Il presidente Napolitano saluta il prof. Pupo in occasione della cerimonia per il Giorno del ricordo del 2012

La cerimonia per il 2012 si svolse eccezionalmente il 9 febbraio, ed iniziò con un intervento del rappresentante dell'ANVGD Giuseppe De Vergottini[37] ed una prolusione da parte dello storico Raoul Pupo. Questi affermò che «al fondo, ciò che costituisce la sostanza del ricordo è un fenomeno che comprende vittime e fatti: è la parabola drammatica dell'italianità adriatica, vale a dire di quella forma della presenza italiana nell'Adriatico orientale che era cresciuta nel XIX secolo sulle fondamenta poderose della tradizione romana e veneziana e che si poneva come massima aspirazione, anzi, come unico possibile orizzonte di vita, lo stato nazionale. Quel tipo di italianità si è mantenuto nel piccolo lembo di Venezia Giulia sul quale dopo il secondo conflitto mondiale ha continuato ad esercitarsi la sovranità dello stato italiano, mentre invece altrove si è estinto. Naturalmente, ciò non impedisce che ancor oggi nelle terre adriatiche vi siano altre forme di presenza italiana, costituite non solo dalle tracce illustri del passato, ma anche da comunità vive, se pur minuscole. Ma certo, un filo si è spezzato.»[38]. Napolitano nel suo discorso riprese parte del comunicato congiunto emesso assieme al presidente croato Ivo Josipović, al termine di una recente visita di stato: «In ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo come è giusto la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato. Nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione». Egli poi tratteggiò un percorso più ampio di recupero della memoria da parte della presidenza della Repubblica: «Tra i drammi di quel tormento storico ci furono perfino conflitti, che ebbero un costo atroce di vite umane, tra le formazioni partigiane che combatterono dalla stessa parte contro il nazifascismo. Si, serve ricordare anche per ripensare a tutti i fatali errori al fine di non ripeterli mai più. In questa prospettiva e con questi sentimenti è mia intenzione, in una prossima già programmata visita in Friuli, rendere omaggio alle vittime dell'eccidio di Porzûs[39].

Nel corso della cerimonia per il Giorno del ricordo del 2013, il presidente Napolitano premia una studentessa del liceo italiano di Fiume, vincitrice delle Olimpiadi di italiano

Dopo il saluto del rappresentante dell'ANVGD Lucio Toth, una lezione del sociologo Paolo Segatti e un discorso del ministro degli Esteri Terzi[40][41], nel 2013 il presidente Napolitano tornò ad usare in parte alcune espressioni del suo primo discorso del 2007, affermando che il Giorno del ricordo fosse stato istituito: «per rendere giustizia agli italiani che furono vittime innocenti - in forme barbariche raccapriccianti, quelle che si riassumono nell'incancellabile parola "foibe" - di un moto di odio, di cieca vendetta, di violenza prevaricatrice, che segnò la conclusione sanguinosa della seconda guerra mondiale lungo il confine orientale della nostra patria. E a cui si congiunse la tragica odissea dell'esodo di centinaia di migliaia di istriani, fiumani e dalmati dalle terre loro e dei loro avi. [...] E sulla base di un discorso di verità sulle sofferenze degli italiani e sulle brutalità delle più spietate fazioni titine - discorso che all'inizio, ricorderete, ci procurò qualche reazione polemica sull'altra sponda dell'Adriatico, ma poi si è imposto anche perché intrecciato con una nostra severa riflessione sulle colpe del fascismo - è stato quindi, sulla base di un discorso di verità, che si è potuto raggiungere il traguardo della riconciliazione, cioè del reciproco riconoscimento con le autorità e le opinioni pubbliche slovene e croate, e del comune impegno per un mare di pace in un'Europa di pace.». Napolitano inserì poi la cerimonia in un quadro storico-politico più ampio: «Riconciliazione non significa rinuncia alla memoria e alla solidarietà. E ha senso perché quanto più i giovani, i ragazzi di oggi, si compenetrano con ogni passaggio importante, con ogni squarcio doloroso della nostra storia di italiani - e penso anche alle prossime celebrazioni della prima guerra mondiale - tanto più potrà rinsaldarsi la nostra coesione nazionale e insieme con essa rafforzarsi la nostra voce in Europa.»[42].

Giorno del ricordo 2014. Il presidente Napolitano - affiancato dai presidenti dei due rami del parlamento italiano Pietro Grasso e Laura Boldrini - si congratula col violinista Uto Ughi al termine del suo concerto

L'ultima cerimonia del Giorno del ricordo cui presenziò Napolitano (10 febbraio 2014) ebbe luogo nell'aula del Senato[43], alla presenza dei presidenti dei due rami del parlamento, del presidente del consiglio Enrico Letta e del presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri. Dopo il saluto del presidente dell'ANVGD Antonio Ballarin, la prolusione a carattere storico venne tenuta dallo storico Luciano Monzali. Questi affrontò soprattutto il tema dell'integrazione degli esuli giuliano-dalmati nella drammatica situazione postbellica italiana: «L'integrazione dei giuliano-dalmati fu un successo dell'Italia della Prima Repubblica, esperienza storica oggi da molti sottovalutata, ma in realtà fase della vita della Nazione italiana di grande progresso civile, sociale e economico. Rimase, però, in molti esuli amarezza e insoddisfazione. Da una parte, l'integrazione nella società italiana era stata possibile solo cancellando o sottacendo la propria identità di origine. Gli esuli giuliano-dalmati parlavano dialetti veneti dalle sonorità esotiche per l'italiano medio; molti avevano cognomi di origine slava, tedesca, o di altre regioni dell'ex-impero asburgico, pur essendo le loro famiglie di nazionalità italiana da generazioni. Questa italianità di frontiera dei profughi giuliano-dalmati, spesso di difficile comprensione per le società provinciali italiane, portò spesso molti profughi a celare addirittura la loro origine, lasciandosi definire vagamente "triestini", per evitare scontri e offese alla loro sensibilità, esacerbata proprio da questa ignoranza, costretti loro malgrado a fingere di gettarsi il passato alle spalle per sopravvivere serenamente tra chi non riusciva a comprenderli. D'altra parte, nonostante il governo di Roma si fosse impegnato nell'assistenza economica ai profughi, molti di essi criticarono il carente riconoscimento pubblico delle loro sofferenze, dei sacrifici subiti per aver compiuto la scelta di difendere la propria identità italiana. Perseguitati dalla Jugoslavia comunista, si sentivano maltrattati e ignorati dall'Italia.»[44]. Il violinista Uto Ughi (di famiglia di ascendenze istriane, costretta all'esodo) tenne un concerto[45]. Il discorso ufficiale venne tenuto del presidente del Senato Pietro Grasso, che fra l'altro affermò: «Questa giornata è dedicata alla memoria di migliaia di italiani dell'Istria, del Quarnaro e della Dalmazia che, al termine del secondo conflitto mondiale, subirono indicibili violenze trovando, in molti, una morte atroce nelle foibe del Carso. Quanti riuscirono a sfuggire allo sterminio furono costretti all'esilio. L'occupazione Jugoslava, che a Trieste durò quarantacinque giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. In Istria, a Fiume e in Dalmazia, la repressione Jugoslava costrinse molte persone ad abbandonare le loro case. La popolazione italiana che apparteneva a quella regione fu quasi cancellata e di quell'orrore, per troppo tempo, non si è mantenuto il doveroso ricordo. Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani. Questa Cerimonia si pone in assoluta continuità con le precedenti, celebrate al Quirinale dal Presidente Napolitano, che ha fatto di questo giorno non una commemorazione rituale ma un momento fondamentale di espressione dell'identità e dell'unità nazionale.»[46].

Presidenza Mattarella (2015-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Concerto al Quirinale in occasione del Giorno del ricordo 2015

Ner il 2015 le cerimonie ufficiali del Giorno di ricordo non si tennero al Quirinale, ma alla Camera dei deputati: il presidente Sergio Mattarella non fece un discorso ufficiale, ma rilasciò un breve comunicato: «Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia. Il Parlamento con decisione largamente condivisa ha contribuito a sanare una ferita profonda nella memoria e nella coscienza nazionale. Oggi la comune casa europea permette a popoli diversi di sentirsi parte di un unico destino di fratellanza e di pace. Un orizzonte di speranza nel quale non c'è posto per l'estremismo nazionalista, gli odi razziali e le pulizie etniche.»[47]. Il discorso ufficiale venne tenuto dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che fra l'altro affermò: «Quando nel marzo del 2004 prima la Camera e poi il Senato approvarono a larghissima maggioranza la legge 92 che istituiva la "giornata del ricordo", il Parlamento realizzava uno dei suoi atti più elevati e significativi , colmando, finalmente, un debito di riconoscenza verso la memoria delle migliaia di italiani che rimasero vittime di una violenza cieca e brutale. [...] Il Novecento non è stato soltanto lutti e tragedie. È stato anche il secolo in cui tanti popoli si sono liberati dal colonialismo, in cui si sono affermati e diffusi diritti sociali e civili, in cui hanno fatto irruzione in tutto il mondo da protagonisti i movimenti delle donne e giovanili. Ma hanno pesato come un macigno sulla vita di milioni di persone le due guerre mondiali, la ferocia delle dittature, le contrapposizioni ideologiche della guerra fredda. A pagare per tutto questo, insieme a milioni di esseri umani, ci sono stati anche i principi di verità e di giustizia. Sulle foibe, in particolare, è calato un muro di silenzio . Si è voluto nascondere e si è preferito non parlare. Perché questa scelta? Lo ha spiegato bene l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che tanto si è impegnato nel dare valore alle celebrazioni del 10 febbraio, nel suo discorso del 2007 [...]. Disse allora Giorgio Napolitano che dobbiamo assumerci la responsabilità di "aver negato, o teso ad ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali". Pregiudiziali ideologiche insieme a calcoli diplomatici. Ecco che cosa ha impedito che si parlasse delle foibe e dell'esodo cui furono costrette tante famiglie di italiani, in quella che è stata definita una vera e propria "pulizia etnica" - una definizione che è un altro macigno - perpetrata dalle autorità Jugoslave.»[48].

Discorsi e attività del parlamento italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il Giorno del ricordo è celebrato sia dalla Camera dei deputati[49] che dal Senato della Repubblica Italiana (nel 2014 e nel 2015 in presenza del presidente della Repubblica)[50], generalmente con una seduta solenne del rispettivo ramo del Parlamento italiano ed un discorso ufficiale tenuto dal presidente pro tempore, cui di volta in volta si possono accompagnare mostre, concerti, conferenze, tavole rotonde e altre attività.

Attività delle assemblee regionali, dei consigli comunali e delle prefetture[modifica | modifica wikitesto]

Regioni, province e comuni si sono impegnate in vario modo a superare quelli che spesso sono definiti dai rappresentanti delle istituzioni o della cultura "silenzi" o "colpevoli omertà" che avevano impedito una riflessione ponderata sugli eventi che coinvolsero gli italiani dell'Istria, di Fiume e di Zara[51].

La commemorazione del Giorno del ricordo ha regolarmente luogo ogni anno in diverse assemblee regionali[52][53] nonché in moltissimi consigli comunali[54]. Allo stesso modo, le prefetture italiane organizzano delle cerimonie, sotto forma di commemorazioni pubbliche cui si associano spesso delle conferenze di carattere storico o la consegna delle decorazioni per i parenti degli infoibati[55].

Altre celebrazioni e attività[modifica | modifica wikitesto]

In contemporanea alle iniziative di carattere istituzionale, in molte città si tengono celebrazioni di commemorazione presso i monumenti e le piazze dedicate ai tragici avvenimenti.

Nel 2015 - nell'ambito dei percorsi celebrativi - è stata inaugurata a Roma alla presenza dei rappresentanti della regione Lazio e del comune di Roma la "Casa del ricordo", che fungerà da centro principale per le associazioni interessate, allo scopo di ricordare "la tragedia delle foibe e l'esodo istriano, fiumano e dalmata"[56].

Allo stesso tempo, alcuni fra i principali istituti storici italiani organizzano delle attività utili ad affrontare ed approfondire il tema. Fra gli storici e gli accademici che hanno partecipato alle verie manifestazioni sono da ricordare Elena Aga Rossi, Francesco Benvenuti, Claudio Bonvecchio, Marina Cattaruzza, Franco Cecotti, Roberto Chiarini, Massimo De Leonardis, Claudio Dellavalle, Costantino Di Sante, Emilio Gentile, Sante Graciotti, Fulco Lanchester, Alessandro Luparini, Arnaldo Mauri, Giuseppe Monsagrati, Luciano Monzali, Antonio Maria Orecchia, Mila Orlić, Gianni Oliva, Giuseppe Parlato, Raoul Pupo, Guido Rumici, Fulvio Salimbeni, Roberto Spazzali, Giovanni Stelli, Fabio Todero, Chiara Vigini[57].

Diversi istituti storici della Resistenza - spesso in collaborazione con le associazioni degli esuli - hanno via via articolato una densa serie di appuntamenti: tavole rotonde, seminari, mostre, creazione di percorsi didattici, applicazioni web, materiali per la scuola[58][59].

Col passare degli anni, anche diverse Comunità degli italiani di Slovenia e Croazia hanno organizzato varie attività in occasione del Giorno del ricordo[60]. Allo stesso modo, i massimi rappresentanti della minoranza italiana nei paesi della ex Jugoslavia vengono invitati e partecipano regolarmente alle celebrazioni in Italia[61].

La RAI in occasione del 10 febbraio a partire dal 2005 inserisce nei propri palinsesti delle tramissioni specificamente dedicate al Giorno del ricordo[62], così come le televisioni del gruppo Mediaset[63], Sky Italia e diverse altre TV nazionali o locali[64]. Tutti i principali quotidiani e periodici italiani hanno diverse volte approntato delle pagine di approfondimento sul tema[65][66].

L'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - una delle principali associazioni degli esuli giuliano-dalmati - nel 2009 ha istituito il "Premio 10 febbraio - Giorno del ricordo", da conferirsi agli esuli o loro discendenti particolarmente distintisi nelle rispettive categorie lavorative, professionali o artistiche e ai personaggi della cultura e dello spettacolo che abbiamo direttamente o indirettamente contribuito alla conoscenza, divulgazione e conservazione della storia e delle tradizioni delle genti istriane, fiumane e dalmate. Fra i premiati nel corso degli anni, Leo Gullotta, Toni Capuozzo, Anna Maria Mori, Pierluigi Pizzaballa, Abdon Pamich, Ottavio Missoni, Margherita Granbassi, Gabre Gabric, Nino Benvenuti, Mario Andretti, Stefano Zecchi, Susanna Tamaro, Franco Giraldi, Giorgio Forattini[67].

Numerose anche le iniziative promosse da partiti politici e organizzazioni afferenti all'estrema destra italiana.

Il Giorno del ricordo e la scuola[modifica | modifica wikitesto]

La scuola italiana è stata coinvolta nelle attività di approfondimento e celebrative da tutti i ministri competenti susseguitisi a partire dal 2005: le scuole di ogni ordine e grado sono invitate a prevedere delle iniziative volte a diffondere la conoscenza dei fatti, oltre che a "valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate - in particolare ponendo in rilievo contributo degli stessi allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica e a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero"[68][69]. Lo storico Guido Rumici ha approntato a tal fine una dispensa per la scuola dal titolo Istria, Fiume e Dalmazia. Profilo storico[70]. Varie università italiane propongono delle articolate attività di vario tipo, spesso inserite nel calendario degli eventi previsti dagli enti locali[71].

Dal 2009 con cadenza annuale il Ministero dell'Università e della Ricerca (MIUR) indice un concorso nazionale in occasione del Giorno del ricordo, in collaborazione con le associazioni degli esuli. Tale concorso è "rivolto alle scuole primarie, secondarie di I grado e secondarie di II grado [ed è] volto a promuovere l’educazione alla cittadinanza europea e alla storia italiana attraverso la conoscenza e l’approfondimento dei rapporti storici e culturali nell’area dell’Adriatico orientale"[72]. Grazie a questo progetto pluriennale sono stati organizzati diversi convegni, cui sono stati invitati a parlare storici, esuli ed insegnanti. Gli atti di tali convegni sono stati successivamente pubblicati[73][74].

In occasione della prova di maturità del 2010, la traccia storica del tema d'italiano chiese agli studenti di delineare la vicenda dei confini orientali d'Italia, tenuto conto della legge istitutiva del Giorno del ricordo[75].

Critiche e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Contestazioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

L'estrema sinistra italiana accolse in modo estremamente negativo l'iter legislativo e l'istituzione del Giorno del ricordo: i quindici voti contrari alla Camera furono tutti espressi da deputati appartenenti al Partito dei Comunisti Italiani o a Rifondazione Comunista[76]. Quest'ultimo partito pochi mesi prima, il 13 dicembre 2003, aveva rianalizzato il tema della foibe in un convegno in cui aveva destato scalpore[77] l'analisi di Bertinotti che, dopo aver ribadito i valori dell'antifascismo e della Resistenza, aveva affermato che "Le Foibe sono state un fenomeno drammatico che ha investito la Venezia Giulia nella transizione tra guerra e dopo guerra e che ha una specificità insieme politica e etnica" e per le foibe si sentiva vicino al pensiero di Jean Paul Sartre sulla lotta al colonialismo "secondo cui il colono non può esistere, non può ricostruire la sua identità se non con la uccisione del colonizzatore. E si parla proprio di uccisione, dell’omicidio per costruire su quello l’esistenza dell’oppresso" e Bertinotti aggiungeva "accanto a questo furore popolare non riesco a non vedere anche una volontà politica organizzata, legata ad una storica idea di conquista del potere, di costruzione dello Stato attraverso l’annientamento dei nemici"[78].

L'istituzione del Giorno del ricordo venne tacciata di neofascismo e revanscismo, in quanto decontestualizzerebbe i massacri delle foibe dall'invasione della Jugoslavia, dai precedenti crimini di guerra italiani in Jugoslavia e dalla forzata italianizzazione delle terre di confine[79][80][81][82][83].

Critiche storiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Giovanni De Luna e Franco Cardini, il Giorno del ricordo, istituito quattro anni dopo il Giorno della memoria, si è di fatto contrapposto a quest'ultimo[84][85]. Filippo Focardi ha rilevato la contrapposizione del Giorno del ricordo - "tenuto conto della prassi e dello stile commemorativo - sia alla memoria della Resistenza sia alla memoria della Shoah sia alle celebrazioni del 25 aprile"[86]. Enzo Collotti ha invece rilevato come "delle vittime delle foibe e dei dolori e delle sofferenze di coloro che condivisero l'esodo istriano ai politici che ne vogliono monumentalizzare il ricordo in un secondo ambiguo giorno della memoria interessi relativamente poco. Sono in gioco esclusivamente interessi elettorali (...). Ad una cultura legata ai valori della Resistenza e dell'antifascismo (...) si va sostituendo una cultura diffusa fatta (...) di vere e proprie falsificazioni". Collotti definì il Giorno del ricordo "un ambiguo contraltare del Giorno della memoria"[87]. "Forti perplessità" sono state espresse anche da parte dello storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca, il quale ha fra l'altro definito la commemorazione "una battaglia strumentale della destra in contrapposizione alla Giornata della Memoria, a cui i partiti di sinistra si sono adeguati per non lasciare il monopolio assoluto all’altra fazione"[88]. Critiche alla ricorrenza sono state espresse a vario titolo anche da altri storici accademici, intellettuali ed associazioni italiane, quali Angelo d'Orsi[89], Davide Conti[90], Paolo Rumiz[91] e l'ANPI[92]. Altre critiche - in particolare riferite al discorso del 2006 di Ciampi - furono espresse sia dallo scrittore Antonio Tabucchi[93] che dallo storico triestino Galliano Fogar, azionista ed esponente di punta del CLN triestino, che criticò pure alcune precedenti affermazioni di sostegno alla proposta di Menia di istituzione del Giorno del ricordo da parte di Fassino e Violante, e parlò di memoria dimezzata e di rimozione del fascismo e dei crimini di guerra italiani in Jugoslavia quali terreno di coltura delle successive violenze postbelliche da parte jugoslava[94].

Contromanifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla prima celebrazione del Giorno del ricordo nel 2005 da diversi gruppi dell'estrema sinistra sono state organizzate delle contromanifestazioni in occasione del 10 febbraio, con la partecipazione di alcuni storici d'area[95][96][97][98][99]. Fra questi, sono da annoverarsi alcuni autori definiti "negazionisti" dagli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali con esplicito riferimento a Claudia Cernigoi[100][101], definizione che venne poi ripresa e ampliata anche da altri storici o politologi come Rolf Wörsdörfer[102], Dimitar Bechev e Kalypso Nicolaïdis[103].

Polemiche internazionali[modifica | modifica wikitesto]

A distanza di poco tempo dall'istituzione in Italia del Giorno del ricordo, la Repubblica di Slovenia decise di istituire la Festa del Litorale sloveno (in sloveno Dan vrnitve Primorske k matični domovini, cioè "Giorno del ritorno del Litorale alla madrepatria")[104][105], celebrata il 15 settembre di ogni anno, data di entrata in vigore del trattato di pace con l'Italia. In occasione della prima ricorrenza, celebrata a Portorose il 15 settembre 2005, il governo italiano elevò una protesta ufficiale a causa del discorso dell'allora primo ministro sloveno Janez Janša, che si rammaricava della mancata annessione alla Jugoslavia di Trieste, Gorizia e la Slavia friulana[106]. Il discorso fu seguito anche da dure polemiche dell'associazione di esuli Unione degli istriani nei confronti del governo sloveno[107], da un'interrogazione parlamentare del deputato di Alleanza Nazionale Roberto Menia[108] nonché dalla protesta pubblica di alcuni esponenti della minoranza italiana in Slovenia[109] e dei deputati delle minoranze italiana e ungherese al Parlamento sloveno[110].

In occasione della ricorrenza del 2007, ebbe luogo una polemica fra il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e il presidente della Croazia Stipe Mesić, a causa di alcune frasi del discorso di Napolitano definite razziste, revisioniste e revansciste da Mesić. Dopo una forte presa di posizione a difesa di Napolitano da parte dell'allora ministro degli esteri Massimo D'Alema[111], la polemica rientrò a seguito di un intervento dell'Unione europea critico nei confronti di Mesić[112].

Nella stessa occasione il presidente sloveno Janez Drnovšek inviò a Napolitano una lunga lettera privata in cui esprimeva profonda preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal presidente italiano, le quali, secondo il presidente sloveno, costituivano “un precedente mai udito prima dai più alti esponenti dello stato italiano”.[113] La lettera di Drnovšek, che il presidente all'epoca dei fatti non volle rendere pubblica per non alimentare ulteriori polemiche, fu pubblicata dal quotidiano sloveno Dnevnik solo un anno dopo la sua morte.[114]

Altre polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel 2007, fece discutere la già citata concessione dell'onorificenza destinata alle vittime delle foibe a Vincenzo Serrentino[115][116]. Nel 2015 sono sorte delle polemiche per l'attribuzione dell'onorificenza a Paride Mori, ucciso dai partigiani sloveni il 18 febbraio 1944 in un'imboscata nei pressi di Santa Lucia d'Isonzo, inquadrato nel battaglione bersaglieri volontari "Benito Mussolini" che combatteva a fianco dei tedeschi[117][118]; l'onorificienza è stata poi revocata dalla Presidenza del Consiglio, in quanto Paride Mori sarebbe morto in combattimento e non in un agguato[119][120]. Quattro deputati di Sinistra Ecologia e Libertà hanno presentato in proposito un'interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio in cui si chiede, tra le altre cose, che venga reso pubblico l'elenco dei membri della commissione incaricata di valutare le richieste di onorificenza[121]. Sui circa 1000 riconoscimenti consegnati in occasione del Giorno del ricordo, circa 300 risultano attribuiti a militari inquadrati nelle formazioni di Salò, Carabinieri del Regio Esercito confluiti nella Repubblica Sociale Italiana, poliziotti, finanzieri e militi della Milizia di difesa territoriale. Cinque italiani uccisi dagli jugoslavi furono accusati dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia di essere criminali di guerra (Giacomo Bergognini[122], Luigi Cucè[123], Iginio Privileggi[124], Romeo Stefanutti[125] e Vincenzo Serrentino)[126]. La notizia è stata ripresa anche da alcuni media sloveni[127][128] e croati[129] nonché dalla stampa della minoranza nazionale slovena in Italia[130].

Tra le polemiche legate al Giorno del ricordo, sono stati stigmatizzati diversi casi - ripetuti anno dopo anno - in cui articoli giornalistici e manifesti legati alla ricorrenza hanno presentano immagini relative a crimini di guerra italiani in Jugoslavia per illustrare le persecuzioni anti-italiane[131], come ad esempio una foto relativa alla fucilazione di cinque sloveni da parte di soldati italiani[132][133]. Tale utilizzo ha causato prese di posizione e manifestazioni di protesta in Slovenia[134].

Vandalismi contro i simboli delle foibe e dell'esodo[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni in molte località dell'Italia si sono verificate diverse decine di atti di vandalismo contro vari simboli dell'esodo e delle foibe, spesso in prossimità delle celebrazioni del 10 febbraio[135][136][137]. Sono state prese di mira le targhe innalzate in luoghi pubblici[138] e i monumenti a memoria delle vittime[139]. Anche la Casa del Ricordo di Roma è stata presa di mira ed imbrattata dai vandali[140]. In svariati casi il vandalismo ha assunto una precisa connotazione politica: gli imbrattamenti hanno presentato scritte contro la celebrazione del Giorno del RIcordo[141], simboli comunisti come la falce e il martello[142] o l'inneggiamento all'OZNA (la polizia segreta dei partigiani jugoslavi)[143], ma anche simboli anarchici[144][145].

Anche questi atti sono stati da alcuni stigmatizzati come esempio di "negazionismo" delle foibe[146][147].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Legge 30 marzo 2004, n. 92 (testo ufficiale): "Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004.
  2. ^ Proposta di legge d'iniziativa dei deputati Menia e altri, 11 luglio 1995. Dal sito ufficiale della Camera dei deputati.
  3. ^ http://www.secoloditalia.it/2015/02/giorno-ricordo-legge-attesa-dagli-italiani/
  4. ^ Proposta di Legge Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, dal sito della Camera dei Deputati.
  5. ^ Proposta di Legge Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, dal sito della Camera dei Deputati.
  6. ^ Proposta di Legge Menia: Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati (1563) ed abbinata proposta di legge: Di Bisceglie (6724, 1º marzo 2000. Dal sito ufficiale della Camera dei Deputati.
  7. ^ Interrogazione parlamentare del deputato Roberto Menia in data 30 gennaio 2001. Dal sito ufficiale della Camera dei Deputati.
  8. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea, Seduta n. 870 dell'1/3/2001. Dal sito ufficiale della Camera dei Deputati. Da tale documento sono riportati tutti i virgolettati.
  9. ^ Atto Senato n. 5035 XIII Legislatura, Concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Dal sito del Senato della Repubblica Italiana.
  10. ^ a b Proposta di Legge - Istituzione del «Giorno della memoria e della testimonianza» in ricordo delle terre d’Istria, di Fiume e della Dalmazia, nonché degli esuli giuliano-dalmati, dal sito della Camera dei deputati.
  11. ^ Disegno di legge - Istituzione del «Giorno della memoria» dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati, dal sito della Camera dei deputati.
  12. ^ Atto Senato n. 2743, dal sito del Senato.
  13. ^ Atto Camera n. 1874 - XIV Legislatura - Trattazione in consultiva, dal sito ufficiale della Camera dei deputati.
  14. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 418 del 4/2/2004, dal sito ufficiale della Camera dei deputati.
  15. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 421 del 10/2/2004, dal sito della Camera dei deputati.
  16. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 422 di mercoledì 11 febbraio 2004, dal sito della Camera dei deputati.
  17. ^ L'intero percorso della proposta di legge è seguibile nel sito ufficiale del Senato: Atto Senato n. 2752 - XIV Legislatura.
  18. ^ 555ª Seduta pubblica - Resoconto sommario e stenografico - Giovedì 4 marzo 2004, dal sito ufficiale del Senato.
  19. ^ 561ª Seduta pubblica - Resoconto sommario e stenografico - Giovedì 11 marzo 2004, dal sito ufficiale del Senato.
  20. ^ Resoconto stenografico della seduta del Senato della Repubblica n. 563 del 16 marzo 2004.
  21. ^ Il nome del defunto e del parente cui è stato consegnato il diploma sono stati cancellati.
  22. ^ Il riconoscimento onorifico è senza assegno.
  23. ^ Dichiarazione del Presidente Ciampi in occasione della Giornata Nazionale del Ricordo, 9 febbraio 2005. Dal sito del Quirinale.
  24. ^ Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante la celebrazione del 'Giorno del Ricordo', 8 febbraio 2006. Dal sito del Quirinale.
  25. ^ Ciampi: «L'Italia non dimentichi le foibe», in Corriere della Sera, 9 febbraio 2006.
  26. ^ Calendario delle manifestazioni per il Giorno del Ricordo 2006, dal sito dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
  27. ^ Il virgolettato è presumibilmente tratto da Raoul Pupo, Gli esodi e la realtà politica dal dopoguerra ad oggi, in Storia d’Italia. Le regioni: Friuli – Venezia Giulia, Einaudi, Torino 2002. Il passaggio completo è il seguente: "Il quadro che si offre dunque all’analisi storica è decisamente articolato, perché nei fatti dell’autunno del 1943 sembrano intrecciarsi più logiche: giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e faide paesane, ma anche un disegno di sradicamento del potere italiano – da ottenere attraverso la decimazione e l’intimidazione della classe dirigente – come precondizione per spianare la via a un contropotere partigiano impegnato a presentarsi in primo luogo come vendicatore dei torti, individuali e storici, subito dai Croati dell’Istria.".
  28. ^ Intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della celebrazione del "Giorno del Ricordo", 10 febbraio 2007. Dal sito del Quirinale.
  29. ^ Napolitano: «Foibe, ignorate per cecità», in Corriere della Sera, 11 febbraio 2007.
  30. ^ Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, Mondadori, Milano 2003, pp. 66-67.
  31. ^ L'11 settembre 1946 Alcide De Gasperi comunicò all'ammiraglio Ellery Stone che un'apposita commissione d'inchiesta italiana aveva individuato quaranta fra civili e militari italiani passibili di essere posti sotto accusa presso la giustizia penale militare, in quanto nella loro condotta erano "venuti meno ai principi del diritto internazionale di guerra e ai doveri dell’umanità". Il 23 ottobre 1946 venne emesso un primo comunicato che indicava fra gli inquisiti, accanto a Mario Roatta, l’ambasciatore Francesco Bastianini, i generali Mario Robotti e Gherardo Magaldi, il questore Pietro Caruso e il tenente colonnello Vincenzo Serrentino Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti - Relazione di minoranza (Relatore: on. Carlo Carli), presentata alla Commissione il 24 gennaio 2006.
  32. ^ Calendario delle manifestazioni per il Giorno del Ricordo 2007, dal sito dell'ANVGD.
  33. ^ Saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della commemorazione del Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2009. Dal sito ufficiale del Quirinale.
  34. ^ Saluto del Presidente della Repubblica in occasione della cerimonia per il Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2009. Dal sito del Quirinale.
  35. ^ Saluto del Presidente Napolitano in occasione della cerimonia per il Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2010. Dal sito del Quirinale.
  36. ^ Saluto del Presidente Napolitano in occasione della cerimonia del Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2011. Dal sito del Quirinale.
  37. ^ [http://www.coordinamentoadriatico.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4538&Itemid=87 Intervento Giuseppe de Vergottini 09.02.2012 - Giorno del Ricordo. Dal sito Coordinamento Adriatico.
  38. ^ Intervento Raoul Pupo 09.02.12 - Giorno del Ricordo, dal sito di Coordinamento Adriatico.
  39. ^ Saluto del Presidente Napolitano in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo, 9 febbraio 2012. Dal sito del Quirinale.
  40. ^ Celebrazione del Giorno del Ricordo 2013. Dal canale Youtube della Presidenza della Repubblica Italiana.
  41. ^ Giorno del Ricordo 2013: gli interventi di Toth e Segatti al Quirinale - 12 febbraio 2013. Dal sito dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
  42. ^ Saluto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Celebrazione del Giorno del Ricordo, 11 febbraio 2013. Dal sito del Quirinale.
  43. ^ Commemorazione del "Giorno del Ricordo", dal sito ufficiale del Senato.
  44. ^ Intervento Luciano Monzali 10-02.14 – Giorno del Ricordo, dal sito Coordinamento Adriatico.
  45. ^ Video del concerto al Senato della Repubblica, 10 febbraio 2014. Da YouTube.
  46. ^ Discorso pronunciato in Aula dal Presidente Grasso, in occasione della commemorazione del 'Giorno del Ricordo', in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del confine orientale, 10 febbraio 2014. Dal sito del Senato della Repubblica Italiana.
  47. ^ Comunicato del Presidente Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2015. Dal sito del Quirinale.
  48. ^ Intervento di Laura Boldrini, Partecipazione alla Celebrazione del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell'Esodo Giuliano-Dalmata, alla presenza del Presidente della Repubblica - Montecitorio, Sala della Regina, 10 febbraio 2015.
  49. ^ Discorso del presidente della Camera Laura Boldrini del 10 febbraio 2015.
  50. ^ Commemorazione del "Giorno del Ricordo" al Senato, 10 febbraio 2014.
  51. ^ Si veda per esempio il sito della Città Metropolitana di Milano per le celebrazioni del 2014.
  52. ^ Giorno del ricordo, "recuperata la memoria di una tragedia prima cancellata", dal sito ufficiale dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, 9 febbraio 2015.
  53. ^ Foibe: il "Giorno del Ricordo" nelle Regioni, dal sito ufficiale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, 10 febbraio 2015.
  54. ^ A titolo d'esempio si riportano i comunicati ufficiali del 2015 Comune di Massa, del Comune di Terni, e del Comune de La Spezia.
  55. ^ A titolo d'esempio si vedano i comunicati del 2015 delle prefetture di Brindisi, Pesaro-Urbino e di Barletta-Andria-Trani.
  56. ^ Notizia dal sito ufficiale del Comune di Roma.
  57. ^ I nomi sono tratti dagli archivi delle manifestazioni suddivisi per anno con la documentazione di incontri, dibattiti e cerimonie, disponibili online nel sito ufficiale dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
  58. ^ Si veda a titolo d'esempio l'Archvio delle iniziative dal 2004 al 2009 dell'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea "Giorgio Agosti" di Torino.
  59. ^ Pagina dedicata al Giorno del ricordo nel portale della rete degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Italia.
  60. ^ Anche la CI di Fiume celebra il Giorno del Ricordo, dal sito della Radio TV croata, 10 febbraio 2015.
  61. ^ Giorno del Ricordo: conservare la memoria, in La Voce del Popolo, 7 febbraio 2015. Nell'articolo si ricorda la presenza del presidente dell'Unione Italiana Furio Radin alla celebrazione organizzata al Quirinale.
  62. ^ Giorno del Ricordo, dal sito della RAI.
  63. ^ Si vedano i programmi previsti per l'anno 2009.
  64. ^ A titolo d'esempio si vedano i programmi previsti da Sky Italia per il Giorno del Ricordo del 2008.
  65. ^ Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi, Le foibe, 70 anni fa. È il Giorno dei Ricordo, in Corriere della Sera, 9 febbraio 2015.
  66. ^ Edoardo Frittoli, Foibe: il Giorno del Ricordo, in Panorama, 9 febbraio 2015.
  67. ^ Premio 10 febbraio - Giorno del Ricordo, dal sito dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
  68. ^ http://www.secoloditalia.it/2015/02/foibe-10-febbraio-ricordo-nelle-scuole-vittoria-destra/
  69. ^ Circolare del ministro Stefania Giannini per il Giorno del ricordo 2015.
  70. ^ Istria, Fiume e Dalmazia. Profilo storico, Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati, 2009.
  71. ^ Ca' Foscari per il Giorno del Ricordo, presentazione della tavola rotonda "Venezia Giulia e Dalmazia. Esuli e rimasti. Italiani fuori d’Italia", 10 febbraio 2015.
  72. ^ Concorso nazionale 10 febbraio: “La Grande Guerra e le terre irredente dell’Adriatico orientale nella memoria degli italiani” – V edizione a.s. 2014-2015, dal sito del MIUR.
  73. ^ Le vicende del confine orientale ed il mondo della scuola, in Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, 133/2010, Le Monnier, Firenze 2011.
  74. ^ Le vicende del confine orientale ed il mondo della scuola. La cultura degli esuli istriani nelle vicende storiche che li hanno coinvolti. Arte, letteratura e costumi di popolazioni divise, in Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, 138/2012, Le Monnier, Firenze 2012.
  75. ^ Tema di italiano per 500mila studenti. Primo Levi, foibe e giovani in politica, in La Repubblica, 20 giugno 2010.
  76. ^ Elenco dei voti espressi, dal sito della Camera dei Deputati.
  77. ^ Trocino Alessandro, Foibe, basta ignorare i nostri errori, Corriere della Sera 14 dicembre 2003
  78. ^ La guerra è orrore - Le conclusioni di Fausto Bertinotti
  79. ^ Il giorno del ricordo è una vergogna, dal sito di Rifondazione Comunista della Sicilia.
  80. ^ Iniziative sul Giorno del ricordo, dal sito del "Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia".
  81. ^ Claudia Cernigoi, Giorno del ricordo o giorno della mistificazione storica?, dal sito della rivista La Nuova Alabarda
  82. ^ Foibe, Rifondazione contro de Magistris «Che errore quel Giorno del ricordo», dal sito de Il Corriere del Mezzogiorno, 11 febbraio 2012.
  83. ^ Smantellare la versione fascista sulle foibe | Circolo PRC Karl Marx – Casalgrande
  84. ^ Giovanni De Luna, La Repubblica del dolore, Feltrinelli, Milano 2011, p. 77: "Per la destra era una rivincita ma anche la possibilità di cogliere l'occasione per procedere, senza più infingimenti e cautele, a una equiparazione tra foibe e Shoah [...]"
  85. ^ Franco Cardini, Sul giorno della memoria e su quello del ricordo. Ovvero della "smemoratezza gestita" e delle sue implicazioni, 7 febbraio 2012: "Va detto al riguardo che era già molto sgradevole e imbarazzante la tensione, attraverso la quale si pervenne in Italia alla definizione e legittimazione della “Giornata del Ricordo” – per certi versi quasi in emulazione e in opposizione, anziché in complementarità come sarebbe stato giusto -: come se la memoria dei morti nei campi di sterminio nazisti potesse in qualche modo essere imbarazzante o sgradita a certe aree del mondo politico e dell’opinione pubblica, per cui si dovesse procedere a un riequilibrio attraverso il ricordo dei massacrati nelle voragine carsiche da parte dei partigiani comunisti sloveno-croati; e come se l’ossequio agli uni potesse in qualche modo risultar poco compatibile con l’ossequio agli altri."
  86. ^ Filippo Focardi, Rielaborare il passato. Usi pubblici della storia e della memoria in Italia dopo la prima repubblica in Riparare, risarcire, ricordare. Un dialogo tra storici e giuristi, Editoriale Scientifica, Napoli 2012, p. 268: "Carattere alternativo e conflittuale ha invece finora rivestito la memoria delle foibe celebrata il 10 febbraio con il Giorno del Ricordo, che di fatto - tenuto conto della prassi e dello stile commemoratico invalsi - si è contrapposta per il suo significato sia alla memoria della Resistenza sia alla memoria della Shoah."
  87. ^ Enzo Collotti, Nelle foibe la falsa innocenza della patria, in il manifesto, 14 febbraio 2004. La citazione completa del brano più significativo dell'articolo è la seguente: "Credo che delle vittime delle foibe e dei dolori e delle sofferenze di coloro che condivisero l’esodo istriano ai politici che ne vogliono monumentalizzare il ricordo in un secondo ambiguo giorno della memoria interessi relativamente poco. Sono in gioco esclusivamente interessi elettorali e riscaldare l’opinione pubblica su questi temi con gli eredi dei fascisti al governo non può che aprire nuovi varchi nelle infinite operazioni di mistificazione della storia con le quali, ad una cultura legata ai valori della Resistenza e dell’antifascismo capace di rinnovarsi e di rivedere criticamente i propri errori, si va sostituendo una cultura diffusa fatta di parole obsolete, di miti duri a morire, di meschino localismo, di preconcetti e pregiudizi e di vere e proprie falsificazioni."
  88. ^ Matteo Zola, intervista ad Angelo del Boca: La Giornata del Ricordo e la memoria europea, "East Journal", 3 marzo 2010.
  89. ^ Angelo d'Orsi, Giorno del ricordo e speculazione antistorica, in MicroMega, 10 febbraio 2015.
  90. ^ Davide Conti, Il giorno del ricordo a uso e consumo della Terza Repubblica, in Il Manifesto, 10 febbraio 2015.
  91. ^ Paolo Rumiz, Foibe e Risiera, la strana ”simmetria” per pacificare la memoria sugli ex confini, in Il Piccolo, 10 febbraio 2009.
  92. ^ Presidenza e Segreteria ANPI: “decisa preoccupazione critica”, in Patria Indipendente, 18 febbraio 2007.
  93. ^ Alberto Tabucchi, L'oca al passo: notizie dal buio che stiamo attraversando, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 157 e ss.
  94. ^ In un'intervista pubblicata su il manifesto, Fogar affermò: "gli italiani dell'Istria, di Fiume e di Zara dovettero abbandonare le terre perse, ma [Ciampi] dimentica di ricordare che tutto ciò, anche se è certamente da condannare sul piano umano e morale, ebbe il suo terreno di coltura nella violenza fascista e nell'invasione e disgregazione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca". Si veda Le Foibe e la memoria dimezzata. Intervista a Galliano Fogar, in il manifesto, 10 febbraio 2006. Intervista consultabile sul sito della Rete Civica di Milano.
  95. ^ http://www.cnj.it/INIZIATIVE/10feb2015.htm
  96. ^ http://www.ilgazzettino.it/VICENZA-BASSANO/AGENDA/bassano_foibe_sandi_volk/notizie/1165382.shtml
  97. ^ http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2013/12-febbraio-2013/incontro-revisionista-foibe-rettore-sospende-inopportuno-2113959168644.shtml
  98. ^ http://www.cnj.it/INIZIATIVE/parma_iniziative.htm#100215
  99. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/02/04/rifondazione-invita-una-revisionista-il-ricordo-delle.html
  100. ^ Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, Bruno Mondadori, Milano 2003, pp. 126-127, ISBN 88-424-9015-6.
  101. ^ La stessa Cernigoi ricorda i nomi di Sandi Volk e Alessandra Kersevan, anch'essi accusati d'essere "negazionisti": Claudia Cernigoi, Emergenza negazionismo a Trieste, in La Nuova Alabarda, marzo 2010.
  102. ^ Rolf Wörsdörfer, Krisenherd Adria 1915-1955. Konstruktion und Artikulation des Nationalen im italienischen-jugoslawischen Grenzraum, Paderborn-München-Wien-Zürich, Schöning 2004, pp. 478-479.
  103. ^ Dimitar Bechev e Kalypso Nicolaïdis, Mediterranean Frontiers. Borders, Conflict and Memory in a Transnational World, Tauris Academic Studies, Londra 2010, pp. 123-124.
  104. ^ «La ricorrenza [del Giorno del ricordo] venne istituita dallo Stato italiano nel 2004, per offrire rispetto e memoria ai tanti connazionali vittime di violenze nel contesto del confine orientale alla fine della Seconda guerra mondiale. La geopolitica della regione, che sin dall’esperienza asburgica era stata aggravata dalle innumerevoli differenze etnico-culturali, dimostra come sia molto difficile distinguere le popolazioni più affini a un contesto latino piuttosto che a quello slavo. Sta di fatto che tra il 1919 e il 1947 in tale zona si è andando consumando uno stillicidio di brutalità, dove le cause e gli effetti si confondono a vicenda, non senza strascichi ideologici fino ai nostri giorni. Per questi motivi, anche a fini politici, la risposta slovena non si è fatta attendere, se nel 2005 Lubiana ha istituito la giornata del 15 settembre come Festa nazionale del ritorno del Litorale alla madrepatria.», in Giovanni Cecini, Il Giorno del Ricorso e la Festa del Litorale, dal sito dello storico Giovanni Cecini.
  105. ^ «La Giornata del ricordo continua a far nascere polemiche tra Slovenia, Croazia ed Italia. Nelle due ex repubbliche jugoslave la commemorazione è stata vista con diffidenza, sin dalla sua istituzione, nel 2004. All'epoca, il ministero degli Esteri sloveno reagì precisando che sarebbe stato necessario ricordare anche gli sloveni perseguitati dal fascismo. Per Lubiana, infatti, in tutte quelle vicende c'era una consequenzialità e la storia quindi si sarebbe dovuta raccontarla tutta. In Slovenia immediatamente venne fissata una giornata per onorare le sofferenze patite nel periodo fascista. Italia e Slovenia, così, celebrano con due manifestazioni contrapposte i contrastati fatti del XX secolo. Il 10 di febbraio, in Italia, si ricordano l'esodo e le foibe, mentre il 15 settembre in Slovenia si celebra il "ricongiungimento del Litorale alla madrepatria" e si rammentano le persecuzioni subite dagli sloveni nel Regno d'Italia.». Cit. da Stefano Lusa, Il giorno del ricordo oltreconfine, in Osservatorio Balcani e Caucaso, 9 febbraio 2009.
  106. ^ Fini: Italy Protested against Jansa's Speech on Primorsko Reunification, STA, 16 ottobre 2005.
  107. ^ Gli esuli istriani contro il premier sloveno Jansa, in La Stampa, 19 settembre 2005.
  108. ^ Interrogazione a risposta orale 3/05044 presentata da Menia Roberto (Alleanza Nazionale) in data 26 settembre 2005. Dal sito della Camera dei Deputati.
  109. ^ Gli esuli istriani contro il premier sloveno Jansa, in La Stampa, 19 settembre 2005.
  110. ^ C.P., "Festa contro le minoranze", in Il Piccolo, 4 ottobre 2005.
  111. ^ Foibe: presidente croato attacca Napolitano, in Corriere della Sera, 13 febbraio 2007.
  112. ^ La polemica Mesic-Napolitano arriva a Bruxelles che critica Zagabria. Il presidente croato: "Scorretto", in Euronews, 14 febbraio 2007.
  113. ^ "In tale occasione, da un Presidente della Repubblica, mi sarei aspettato un ricordo equilibrato sulle tragedie e gli errori compiuti su entrambi i lati del confine da due brutali regimi. Sono avvenuti fatti che devono essere condannati e biasimati. Nel valutare gli avvenimenti storici che non causarono dolore solamente a italiani e istriani, bensì pure a sloveni e croati, dovremmo fare lo sforzo necessario per spiegare i fatti nel loro contesto. La commissione mista italo-slovena ha confermato in termini equilibrati, nella sua relazione, la verità concernente gli avvenimenti di allora lungo il confine etnico. Penso sia tempo che questa verità venga fatta propria anche da noi politici e che nelle nostre dichiarazioni, nei commenti e nei discorsi solenni non ci allontaniamo da essa e non cerchiamo di negarla. Si tratta della nostra responsabilità verso i due popoli, i due stati e la comune costruzione del futuro europeo." Drnovškovo zamolčano pismo Napolitanu: Vljudno formulirane žalitve v šestindvajsetih vrsticah, in Dnevnik, 9 aprile 2008.
  114. ^ Drnovškovo zamolčano pismo Napolitanu: Vljudno formulirane žalitve v šestindvajsetih vrsticah, in Dnevnik, 9 aprile 2008.
  115. ^ Filippo Focardi, Rielaborare il passato. Usi pubblici della storia e della memoria in Italia dopo la prima repubblica in AA.VV., Riparare, risarcire, ricordare. Un dialogo tra storici e giuristi, Editoriale Scientifica, Napoli 2012, p. 260.
  116. ^ Nominativi sottoposti alla Commissione d'Inchieste per i presunti criminali di guerra italiani (situazione al 23 marzo 1948)
  117. ^ Dal governo una medaglia al repubblichino: Per il sacrificio offerto alla Patria, in La Repubblica, edizione di Bologna, 15 marzo 2015.
  118. ^ Medaglia al bersagliere della Rsi che combatté i titini: scoppia il caso, su corriere.it
  119. ^ V.V., Palazzo Chigi revoca l'onorificienza al repubblichino ucciso dai partigiani in La repubblica, 25 aprile 2015, p. 21.
  120. ^ F.Q., 25 aprile, revocata medaglia a Paride Mori: soldato di Salò e non vittima foibe in Il fatto quotidiano, 25 aprile 2015.
  121. ^ Atto Camera - Interrogazione a risposta scritta del 17 marzo 2015, dal sito della Camera.
  122. ^ Comandante dei carabinieri di Aidussina, accusato di torture e rappresaglie contro i civili.
  123. ^ Brigadiere della Guardia di Finanza a Pasmano, accusato di arresti e torture.
  124. ^ Accusato di torture ed omicidi in varie zone dell'Istria.
  125. ^ Milite, accusato di aver partecipato ad una serie di azioni di rappresaglia nella zona di Pinguente.
  126. ^ Alessandro Fulloni, Foibe, 300 fascisti di Salò ricevono la medaglia per il Giorno del Ricordo, in Corriere della Sera, 23 marzo 2015.
  127. ^ Italijanski dan spomina: odlikovali 300 fašistov, in Delo, 25 marzo 2015.
  128. ^ Med odlikovanimi fašisti tudi vojni kriminalci Primorske novice, 26 marzo 2015
  129. ^ Dobio medalju kao žrtva Titovih partizana, a bio je fašist, in Večernji list, 19 marzo 2015.
  130. ^ Fašist, ki je padel v Sloveniji, in Primorski dnevnik, 15 marzo 2015.
  131. ^ Dan opomina Slovenci z manipulativnimi fotografijami (znova) prikazani kot zločinci, Mladina 9, 27 febbraio 2015.
  132. ^ Il Piccolo - «Soldati italiani fucilano sloveni per il Giorno del ricordo», 2011-02-03.
  133. ^ Michele Smargiassi, Non dire falsa testimonianza in la Repubblica, 23 marzo 2012.
  134. ^ Primorski Dvenik - Ljubljana: protest pred italijanskim veleposlaništvom, 2012-04-02.
  135. ^ "Giorno del ricordo": cerimonie svoltesi regolarmente nonostante l'atto vandalico compiuto questa notte, 10 febbraio 2010. Dal sito del Comune di Venezia.
  136. ^ Monterotondo - Atti vandalici contro la lapide dei Martiri delle Foibe, in TiburnoTV, 11 febbraio 2015.
  137. ^ Giornata nazionale del ricordo delle Foibe: devastato monumento a Staglieno, in Genova24, 10 febbraio 2013.
  138. ^ Oltraggio dei vandali nel giorno del ricordo. Imbrattata la targa alle vittime delle foibe, in Il Resto del Carlino, 8 febbraio 2010.
  139. ^ Giorno del ricordo, imbrattati i monumenti in memoria delle vittime delle foibe, in Corriere della Sera, 10 febbraio 2014.
  140. ^ Foibe. Imbrattata la Casa del Ricordo, in Il Tempo, 11 febbraio 2015.
  141. ^ Foibe, Grasso: "Italia non può e non vuole dimenticare", in La Repubblica, 10 febbraio 2014.
  142. ^ Vandali imbrattano monumento delle Foibe“, in VeneziaToday, 9 febbraio 2014.
  143. ^ Comitato 10 febbraio: "sui danneggiamenti dei monumenti ai Martiri delle Foibe non bisogna stare in silenzio", in TriestePrima, 23 agosto 2012.
  144. ^ Scritte anarchiche al Santuario e al monumento per le Foibe, in VareseNews, 10 febbraio 2009.
  145. ^ Il Partito Democratico condanna le scritte anarchiche, in VareseNews, 17 febbraio 2009.
  146. ^ Paolo Simoncelli, Foibe, allarme negazionismo, in L'Avvenire, 6 febbraio 2013.
  147. ^ Alberto Laggia, Il negazionismo è un reato, in Famiglia cristiana, 10 febbraio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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