Bombardamento della costa adriatica del 24 maggio 1915

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Bombardamento della costa adriatica
del 24 maggio 1915
parte della operazioni navali nel mare Adriatico della prima guerra mondiale
Austro-Hungarian Dreadnoughts At Pula.jpg
Una corazzata austriaca nel porto di Pola
Data23-24 maggio 1915
LuogoCosta italiana dell'Adriatico
EsitoVittoria austriaca
Schieramenti
Effettivi
3 Corazzate dreadnought,
8 Corazzate pre-dreadnought,
2 Incrociatori leggeri,
più di 9 Cacciatorpediniere,
più di 8 Navi siluranti
più alcuni idrovolanti da bombardamento
1 Cacciatorpediniere,
2 Aeroporti
Perdite
Vittime umane sconosciute,
Danni leggeri alle navi
63 morti,
1 cacciatorpediniere danneggiato,
1 Aeroporto colpito,
Diversi danni alle infrastrutture civili e alle installazioni militari sulla costa
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

Il bombardamento della costa adriatica del 24 maggio 1915 fu un'azione navale effettuata dalla marina imperiale austro-ungarica contro le città e le linee di trasporto della costa adriatica italiana, in risposta alla dichiarazione di guerra dell'Italia del 23 maggio. Divise in otto gruppi principali, le navi da guerra austriache bombardarono obiettivi militari e civili lungo quasi tutta la costa italiana, effettuando un'azione lampo di attacco che colse impreparati gli italiani, che non riuscirono ad opporre una efficace risposta.

Le azioni di bombardamento[modifica | modifica wikitesto]

Quando l'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico la marina imperiale era pronta a reagire, attaccando diversi obiettivi in tutta la regione delle Marche. Lo stesso giorno, il cacciatorpediniere Dinara e la nave silurante Tb 53T bombardarono il porto di Ancona. Il cacciatorpediniere Lika, in ricognizione tra Pelagosa e il Gargano, colpì una stazione radio a Vieste. A difendere queste acque vi era unicamente il cacciatorpediniere Turbine, che ebbe uno scontro con la Lika, uscendone però sconfitto.

Il giorno seguente, il 24 maggio, la maggior parte della flotta austriaca a Pola salpò per l'Adriatico. Di questo gruppo di navi facevano parte 3 corazzate dreadnought (Viribus Unitis, Prinz Eugen e Tegetthoff) e 8 corazzate pre-dreadnought. In seguito si aggiunsero altre unità. La flotta bombardò diverse città sulla costa adriatica della penisola, soprattutto Ancona e la sua provincia.

La città di Ancona subì il bombardamento più violento durato circa un'ora e un quarto eseguito da quasi tutta la squadra di Pola, con la presenza della nave ammiraglia Husburg. Lanciarono siluri verso le banchine del porto colpendo e affondando il piroscafo tedesco Lemnos. Lanciarono sulla città inerme proiettili di grosso calibro provocando gravi danni a edifici pubblici e a diverse case private. Due velivoli solcavano il cielo segnalando gli obbiettivi da colpire. Subirono danni rilevanti l'Ospedale Militare il Bagno Penale, L'Orfanatrofio, le officine dei Cantieri navali, la Banca d'Italia e, in particolare, la Cattedrale di San Ciriaco, di cui fu lesionata la cupola e completamente distrutta la Cappella del Sacramento.[1]

La Tegetthoff e il cacciatorpediniere Velebit colpirono l'aeroporto Città di Falconara, fuori Ancona. La pre-dreadnought SMS Radetzky e due navi siluranti bombardarono Potenza Picena prima di rientrare a Pola. Un'altra pre-dreadnought, la SMS Zrinyi, con altre due navi siluranti bombardarono Senigallia, distruggendo un treno e danneggiando la stazione ferroviaria e un ponte; in seguito rientrarono anch'essi a Pola.

L'incrociatore leggero Admiral Spaun bombardò la stazione di segnalazione sull'isola di Cretaccio, mentre la Sankt Georg, con due navi siluranti, colpì Rimini, danneggiando un treno. Il cacciatorpediniere Streiter attaccò una stazione di segnalazione vicino a Torre Mileto e l'incrociatore leggero SMS Novara, con un cacciatorpediniere e due navi siluranti, colpì una base navale e le sue batterie costiere a Porto Corsini.

L'incrociatore leggero Helgoland, supportato da quattro cacciatorpediniere, dopo aver colpito il castello di Barletta, ebbe uno scontro con il cacciatorpediniere italiano Turbine, immolatosi nelle acque adriatiche a sud di Pelagosa. Il cacciatorpediniere Tatra colpì la ferrovia vicino a Manfredonia mentre il Csepel centrò la sua stazione ferroviaria. L'attacco si concluse con un bombardamento su Venezia e sull'aeroporto di Falconara Marittima, da parte di idrovolanti austriaci.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Bombardamento navale di Ancona

La Marina austriaca inflisse gravi danni e 63, tra militari e civili italiani morirono, solo ad Ancona[2], dove gli austriaci colpirono il cantiere navale[3] e la cappella del Santissimo Sacramento del Duomo di San Ciriaco, che venne seriamente danneggiata da otto cannonate austriache[4]. Le vittime austriache furono minime.

La guerra sull'Adriatico continuò, culminando in un tentativo britannico di bloccare la flotta austriaca sul canale d'Otranto. Tale blocco venne attaccato ripetutamente dagli austriaci per tutta la durata della guerra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Natalucci, Ragioni e conseguenze del bombardamento navale di Ancona e di altre coste marchigiane 24 maggio 1915, in Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche, Serie VIII, VI, 1968-1970, p. 149-150.
  2. ^ Grga Novak, Jadransko more u sukobima i borbama kroz stoljeća, libro 2, 2004.
  3. ^ Ancona Archiviato il 24 settembre 2008 in Internet Archive.
  4. ^ La storia di Ancona Archiviato il 13 aprile 2009 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Robert, ed. Gardiner, Conway's All the World's Fighting Ships, 1906–1921, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1985, ISBN 978-0-87021-907-8, OCLC 12119866.
  • (EN) V. E. Tarrant, The U-Boat Offensive: 1914–1945, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1989, ISBN 978-0-87021-764-7, OCLC 20338385.
  • (DE) Lothar Baumgartner, Erwin Sieche, Die Schiffe der k.(u.)k. Kriegsmarine im Bild = Austro-Hungarian warships in photographs, Wien, Verlagsbuchhandlung Stöhr, 1999, ISBN 978-3-901208-25-6, OCLC 43596931.
  • (EN) Robert, ed. Gardiner, Conway's All the World's Fighting Ships, 1906–1921, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1985, ISBN 978-0-87021-907-8, OCLC 12119866.
  • (EN) Thomas Sakmyster, Hungary's Admiral on Horseback. East European Monographs, Boulder, CO 1994. ISBN 0-88033-293-X
  • (EN) John Flournoy Montgomery, The Unwilling Satellite, New York, The Devin-Adair Company, 1947, ISBN 1-931313-57-1
  • (EN) Owen Rutter, Regent of Hungary: The Authorized Life of Admiral Nicholas Horthy London, Rich and Cowan, 1938

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]