Duomo di Ancona

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Basilica Cattedrale Metropolitana di San Ciriaco
Cattedrale di San Ciriaco (Ancona).JPG
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche
Località Ancona-Stemma.png Ancona
Religione cristiana cattolica
Titolare San Ciriaco
Diocesi Arcidiocesi di Ancona-Osimo
Stile architettonico romanico
Inizio costruzione 996 (su edificio precedente)
Completamento 1017

Coordinate: 43°37′31″N 13°30′37″E / 43.625278°N 13.510278°E43.625278; 13.510278

Il Duomo di Ancona è dedicato a San Ciriaco ed è la cattedrale metropolitana dell'arcidiocesi di Ancona-Osimo. È una chiesa medioevale in cui lo stile romanico si fonde con quello bizantino, evidente nella pianta e in molte decorazioni. Sorge in scenografica posizione alla sommità del colle Guasco, già occupata dall'Acropoli della città greco-dorica, da dove domina tutta la città di Ancona e il suo Golfo. Nel maggio del 1926 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore[1].

Il 30 maggio 1999 si è festeggiato il millenario della dedica della cattedrale, con la visita nel capoluogo dorico di papa Giovanni Paolo II che vi celebrò messa[2].

Dal 3 all'11 settembre 2011 la cattedrale è stata al centro delle celebrazioni del Congresso Eucaristico Nazionale con la visita del papa Benedetto XVI.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Venere[modifica | modifica wikitesto]

La scena della Colonna Traiana in cui compare il tempio di Venere sulla sommità del Colle Guasco

Già dal III secolo a.C. era presente nella zona un tempio dedicato ad Afrodite, la Venere dei Romani, come è stato accertato dai resti rinvenuti negli scavi del 1948[3]. Secondo alcuni studiosi esso sarebbe stato un tempio dorico e risalirebbe al IV secolo a.C., ossia all'epoca della fondazione greca della città[4]. Secondo altri, invece, il tempio risalirebbe al II secolo a.C. e dunque in un'epoca in cui la colonia greca già sentiva l'influsso romano[5]. Entrambe le ipotesi sono ancora dibattute. Secondo un'antica tradizione, non supportata da fonti classiche, Venere aveva nel tempio anconitano l'attributo di "Euplea", ossia di protettrice dei naviganti.

Del tempio si sapeva l'esistenza grazie alle testimonianze di Catullo e Giovenale e alla scena 58 della Colonna Traiana che lo riproduce. L'antico edificio aveva una pianta corrispondente a quella del transetto della chiesa attuale.

La basilica di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Sopra al tempio classico venne costruita, nel VI secolo una basilica paleocristiana dedicata a San Lorenzo, di cui si conservano tracce importanti all'entrata della “Cripta dei Protettori”. Era formata da tre navate con ingresso verso sud-est (dove attualmente è presente la cappella del Crocifisso); se ne trovano testimonianze in alcuni lacerti musivi sotto al pavimento attuale; anche all'esterno delle mura del transetto sono presenti tracce dell'antica muratura, con ricorsi di mattoni e di arenaria. La basilica di San Lorenzo, posta sulla sommità del colle Guasco, con il portale d'ingresso rivolto all'epoca , cioè verso la città, alla quale verosimilmente la collegava lo Scalone Nappi, faceva da contraltare alla Chiesa cattedrale, sita sul colle Astagno, dedicata a Santo Stefano, in quanto ospitava una sacra reliquia del santo, ovvero uno dei sassi con i quali il Protomartire era stato lapidato a Gerusalemme, preso da un marinaio presente all'evento e da questi poi donato alla comunità cristiana di Ancona che edificò la chiesa per degnamente conservare la reliquia, che si dimostrò ben presto miracolosa. Tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI Ancona iniziò il suo cammino di repubblica marinara. Segno di questo evento fu la nuova funzione della chiesa, che divenne la nuova cattedrale della città, al posto di quella più antica, dedicata a Santo Stefano. In questa occasione la chiesa venne ampliata, tra il 996 e il 1015; si mantennero però le tre navate preesistenti.

Finiti i lavori, nel 1017 i corpi dei santi protettori San Marcellino e San Ciriaco vennero trasferiti nella cripta all'interno della basilica.

La croce greca[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo sulla sommità del Colle Guasco, visto dall'Arco Clementino, con l'Arco di Traiano.
Il duomo di Ancona, alto sul mare Adriatico.
Veduta esterna con la cupola del XIII secolo
I leoni stilofori del protiro.

Importanti lavori di ampliamento vennero eseguiti tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII secolo, scegliendo di aggiungere un corpo trasversale ortogonale al preesistente, in modo di formare una croce greca; venne inoltre aperto un nuovo ingresso principale verso sud-ovest. Con questa nuova geniale composizione la pianta della chiesa venne resa di tipo bizantino e rivolta verso il porto, sorgente del benessere di cui godeva ormai la città. Inoltre l'edificio sacro assunse la peculiarità di avere i bracci laterali sopraelevati, che vennero delimitati da preziosi plutei intarsiati tipici della tradizione artistica bizantina.

Nella metà del Duecento fu realizzato il protiro, con i monumentali leoni stilofori, divenuti in breve uno dei simboli della città. Inoltre, sempre nello stesso periodo, venne sostituita la cupola precedente con una più alta e di stile gotico, i cui archi rampanti furono realizzati internamente per non alterare l'armonia romanica dell'esterno.

Tra il XIII e il XIV secolo la basilica venne dedicata al patrono di Ancona, San Ciriaco, martire e, secondo la tradizione, vescovo della città.

Periodo rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

Nel XV secolo vennero costruiti il coro e le due adiacenti cappelle, in prosecuzione della navata centrale e delle navate laterali del braccio longitudinale. La basilica assunse allora l'aspetto che ancor oggi conserva. Nella cappella di sinistra (del Sacramento) lavorarono importanti artisti rinascimentali: Piero della Francesca affrescò sulla parete uno Sposalizio della Vergine[6] e Giovanni Dalmata realizzò il monumento a Girolamo Ginelli[7].

Sempre nel XV secolo, papa Pio II morì nell'episcopio che sorgeva a fianco della cattedrale, in attesa di partire per la crociata che aveva indetto per tentare di salvare la città di Costantinopoli, minacciata dai Turchi. Dietro all'altare maggiore sono da allora tumulati i precordi del pontefice umanista[8].

Interventi successivi e restauri[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà del XVII secolo vi lavorò il grande architetto Luigi Vanvitelli, che risistemò il braccio sinistro del transetto, ove progettò la monumentale edicola, dove venne posta l'immagine votiva della Madonna del Duomo. Inoltre intervenne nel protiro, migliorandone la stabilità con l'aggiunta di due colonne dietro ai leoni stilofori.

Nel 1796, nell'imminenza dell'arrivo dell'esercito napoleonico, centinaia di fedeli furono testimoni del Prodigio della Madonna del Duomo. Purtroppo durante il periodo di dominazione francese la basilica perse il suo antico portale bronzeo, rimosso e fuso dalle truppe occupanti.

Nel 1834 l'architetto anconetano Niccolò Matas restaurò l'edificio e fece nuovamente ricoprire di rame la cupola. Nel 1883 la basilica subì un secondo restauro, assai imponente, ad opera di Giuseppe Sacconi, futuro soprintendente ai monumenti delle Marche e dell'Umbria dal 1891 al 1902, che la riportò all'originario austero aspetto medievale, eliminando le decorazioni e gli intonaci sovrapposti nel corso dei secoli. In quell'occasione furono riscoperte le tracce della cattedra dell'XI secolo, cioè dell'epoca in cui l'edificio sacro divenne cattedrale; ancor oggi i resti sono visibili dietro all'altare del braccio sinistro.

Il primo giorno d'inizio della prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, il bombardamento navale operato dalla flotta austro-ungarica inflisse gravi danni alla cappella del Sacramento, che venne restaurata ed in parte ricostruita nel 1920; in quell'occasione forse andarono perduti gli affreschi di Piero della Francesca, che già nel 1800 erano stati coperti da intonaco.

I bombardamenti aerei anglo-americani della seconda guerra mondiale colpirono il transetto destro, che fu quasi totalmente distrutto insieme alla sottostante Cripta delle Lacrime, ove aveva sede il Museo di arte sacra. Lo stesso transetto venne ricostruito per anastilosi ed il sacro edificio venne solennemente riaperto nel 1951. Durante i lavori di restauro fu scoperto sotto all'edificio cristiano i resti del precedente tempio classico dedicato a Venere.

Il terremoto del 1972 provocò danni di piccola entità, a causa dei quali, tuttavia, la Cattedrale fu dichiarata inagibile e quindi interdetta al culto. Le reliquie di San Ciriaco e l'immagine della Madonna miracolosa furono traslate nella Chiesa del Sacro Cuore, edificio in cemento armato eretto intorno al 1920 su disegno dell'architetto Lorenzo Basso nel quartiere Adriatico, ove rimasero sino alla ripresa di funzionalità del Duomo, a seguito degli imponenti lavori che adeguarono la basilica a severe norme antisismiche e che permisero la riapertura ai fedeli nell'autunno del 1977.

Prima della riapertura fu effettuata la ricognizione del corpo di San Ciriaco, che provò la verità dell'antica tradizione relativa al martirio con ingestione di piombo fuso[9].

Nel 1926 il duomo fu insignito del titolo di Basilica pontificia[10].

Tra il 1999 e il 2000 fu celebrato il millenario del duomo di Ancona; tale anniversario non era riferito alla costruzione dell'edificio sacro, che risale al IV secolo, ma al momento in cui esso diventò cattedrale[11].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La facciata
Interno
I plutei del 1189, capolavori di arte bizantina.

Il duomo rappresenta un alto esempio di arte romanica a cui si mescolano elementi bizantini e gotici; costituisce uno dei più importanti esempi di questo stile in Italia.

Facciata, protiro e portale[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, tripartita, è preceduta da ampia scalinata, al di sopra della quale si alza il duecentesco protiro strombato romanico, formato da un arco a sesto pieno sorretto da quattro colonne. Quelle anteriori poggiano su leoni di marmo rosso di Verona, mentre quelle posteriori, aggiunte in seguito dal Vanvitelli, poggiano su basamento. Nel sottarco sono quattro rilievi rappresentati i simboli degli Evangelisti. Il portale, attribuito a Giorgio da Como, (1228 circa), è in stile romanico-gotico e costruito in pietra bianca del Conero e marmo rosso di Verona. Presenta una profonda strombatura ed è ornato di fasci di colonne reggenti una serie di archi ogivali nel cui giro sono rilievi con immagini simboliche: busti di santi, figure di animali reali e fantastici, motivi vegetali. Al di sopra del protiro si trova un grande oculo con cornice romanica e, ai lati, due monofore.

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Tutt'intorno, l'edificio, si presenta come una poderosa e luminosa massa in pietra bianca del Conero e (nella facciata principale) in marmo greco, movimentata dalle absidi sporgenti dei transetti e dall'alzarsi del piano della navata mediana; il tutto è incentrato sullo slancio della cupola nella crociera. Una fine decorazione ad archetti pensili di gusto lombardo profila tutte le superfici e crea bei giochi di chiaroscuri. Isolato dal corpo principale sorge il campanile di cui si hanno notizie fin dal 1314 e che sorge sulla base di una torre militare tardo-duecentesca.

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

San Ciriaco vanta una delle più antiche cupole d'Italia. Di forma ogivale con tamburo dodecagonale poggiante su una base quadrata decorata ad archetti, venne alzata nell'incrocio dei bracci nel XIII secolo, da alcuni attribuita a Margaritone d'Arezzo (1270). Rappresenta uno degli sporadici esempi nell'architettura del periodo, insieme alle venete Basilica di Sant'Antonio da Padova e Basilica di San Marco a Venezia, dove si vede una cupola posta a coronamento di una chiesa, e non di un battistero. Nel XVI secolo venne realizzata la copertura in rame che ancor oggi la caratterizza nel panorama cittadino.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a croce greca a tre navate. Le colonne sono romane di reimpiego e terminano su bei capitelli, alcuni dei quali bizantini. Al centro della crociera è la slanciata cupola dodecagonale costolonata, con pennacchi sorretti da figure bizantineggianti di angeli oranti. La cupola poggia su pilastri cruciformi polistili; gli archi rampanti che la collegano alle pareti esterne hanno la peculiare caratteristica di essere posti all'interno e non all'esterno della costruzione, come di consueto negli edifici gotici; probabilmente ciò è stato attuato per non alterare l'armonia della costruzione romanica, già completa nel momento della costruzione della cupola.

Nel coro, con cui termina il braccio longitudinale, è esposto il dipinto di Ercole Fava Resurrezione di Cristo.

I bracci laterali dei transetti terminano con presbiteri sopraelevati su cripte e terminanti con absidi; il braccio centrale del presbiterio ha forse perso l'abside originale durante i lavori di ampliamento attuati nel XV secolo. Le navate centrali sono coperte da pregiate volte lignee a carena di nave rovesciata, tipiche anche dell'arte veneziana; queste volte sono dipinte a motivi geometrici e risalgono al XV secolo.

Il transetto destro ospita la Cappella del Crocifisso, dove le transenne sono composte da preziose formelle graffite di plutei risalenti al 1189, opera di un maestro Leonardo. Essi riportano figure di

Ancona, Cattedrale di San Ciriaco, pluteo di M° Leonardo del 1189 - part. Pavoni e grifi

santi, profeti e animali simbolici. Da sinistra essi sono:

I due pavoni sono stati scelti come simbolo dell'Università di Ancona.

La Cripta delle Lacrime (a destra rispetto all'ingresso) è stata ricostruita con i materiali originari dopo le distruzioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale; da essa è possibile accedere, in particolari occasioni, alla zona archeologica del tempio classico e della basilica paleocristiana.

Il transetto sinistro ospita la Cappella della Madonna, con sfarzosa edicola marmorea del 1739, opera del Vanvitelli e ospitante la venerata immagine seicentesca della "Regina di tutti i Santi". Questa immagine venne donata da un mercante veneziano alla città come ex-voto per uno scampato naufragio al largo della città ed è stata al centro del miracolo mariano di San Ciriaco.

San Marcellino, vescovo di Ancona.
Il corpo incorrotto di San Ciriaco, vescovo di Gerusalemme, patrono di Ancona.

La Cripta dei Protettori (a sinistra rispetto all'ingresso principale) è così detta perché contiene le spoglie dei santi patroni della città, custodite in preziose urne. Quella di San Ciriaco è in marmo imezio, quelle di San Liberio[12]. e San Marcellino[13], in diaspro tenero di Sicilia; sono qui conservate anche le ceneri di Santa Palazia[14]. Le urne furono ridisegnate e realizzate dallo scultore Gioacchino Varlè tra il 1757 e il 1760 con una fastosa decorazione a festoni bronzei dorati.

Si segnalano i seguenti monumenti sepolcrali collocati nel braccio longitudinale:

  • al termine della navata laterale sinistra, il monumento sepolcrale del Beato Girolamo Ginelli, pregevole opera del 1509 eseguita dall'artista rinascimentale Giovanni Dalmata e caratterizzato dall'epigrafe dettata da Cinzio Benincasa;
  • all'inizio della navata laterale sinistra è il monumento al guerriero fermano Francesco Nobili (1530);
  • al termine della navata laterale destra il monumento al nobile anconetano Giovanni Ferretti (1558).

Prodigio della Madonna del Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Miracolo mariano di San Ciriaco.
Immagine miracolosa della Madonna del Duomo
L'edicola della Madonna del Duomo di Luigi Vanvitelli

Il quadro della Madonna è stato donato al Duomo di Ancona nel 1615 da un marinaio veneziano, come ringraziamento per aver salvato suo figlio dal mare in tempesta. Da allora il quadro della Vergine è oggetto di profonda devozione da parte di molti fedeli anconetani.

Alcuni cronisti parlano di un miracolo avvenuto la sera del 25 giugno 1796, davanti ad alcuni fedeli che stavano celebrando le litanie alla Madonna. Secondo queste cronache il quadro avrebbe aperto gli occhi e sorriso, anche nei giorni seguenti. In quel periodo si era diffusa in città la notizia della vittoria di Napoleone Bonaparte e la firma dell'armistizio che prevedeva la cessione di Bologna, Ferrara ed Ancona e la possibilità, da parte dei francesi, di confiscare i beni della Chiesa.

In base alla testimonianza del Vicario Generale e di altri testimoni, la Chiesa cattolica, ancora sotto minaccia napoleonica, decise di interpretare il prodigio come una protezione dal cielo sulla città, sperando di rinforzare gli animi della fazione anti-francese.

L'11 gennaio 1797 Napoleone Bonaparte, arrivato ad Ancona, decise di non confiscare i gioielli e gli ornamenti del Duomo. Secondo alcuni storici ciò fu dovuto ad un mero calcolo politico: i francesi volevano evitare attriti con la fazione cattolica della città, cercando di trovare un accordo con essa. Tra l'altro un esponente della municipalità filofrancese, l'israelita Sansone Costantini sembra influì positivamente per la salvaguardia del simulacro, memore della reazione della gente del porto subita anni addietro a causa della rimozione da lui effettuata di un'immagine della Vergine già posta all'esterno di una casa che aveva acquistato. Per altri questa decisione fu presa per un intervento divino.

Il 13 maggio 1814 papa Pio VII incoronò il prodigioso quadro.

Il furto del quadro[modifica | modifica wikitesto]

La notte tra il 16 ed il 17 dicembre 1936 il quadro di Maria Regina di tutti i Santi custodito presso l'episcopio fu rubato da ignoti e ritrovato un mese dopo circa, spogliato degli ornamenti, nella cappella di Tor Mezzavia di Albano Laziale. Fu riportato ad Ancona il 31 gennaio 1937.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

L'immagine del Duomo come simbolo della città[modifica | modifica wikitesto]

Ancona, panorama dal mare

La cattedrale di San Ciriaco è da sempre il simbolo religioso della città di Ancona, come l'Arco di Traiano ne è il simbolo laico; infatti, entrambi per la loro posizione affacciata sul mare rappresentano i primi punti di riferimento ragguardevoli della città che il viaggiatore nota avvicinandosi al porto. Ciò a maggior ragione fino al 1789, quando per volontà di papa Pio VI venne aperta la strada litoranea, chiamata in onore del pontefice Strada Pia (oggi Via Marconi e, poi, via XXIX Settembre), che consentì finalmente un agevole accesso da terra ad Ancona. Fino a quel momento, a parte la ripida salita fino alla Porta Capodimonte (oggi non più esistente) sulla sommità del colle Astagno e l'ancor più ripida discesa dell'attuale Via Cialdini (che costituiva praticamente l'unico accesso ad Ancona via terra), il modo più semplice per raggiungere la città era dal mare. La posizione inusuale del Duomo, sulla cima di una collina protesa sul mare, l'ha trasformato in un sorta di faro che, oltre a rassicurare i naviganti di stare per raggiungere un approdo sicuro, spargeva tutt'attorno la luce della spiritualità che da esso si promanava.

Siena, Duomo, Libreria Piccolomini, Pinturicchio, “Pio II giunge ad Ancona per dare inizio alla crociata”, 1502-07 c.a - part. con immagine fantastica della cattedrale di San Ciriaco

Questa caratteristica della cattedrale anconetana non poteva non impressionare gli artisti, sempre alla ricerca di elementi da utilizzare a scopo simbolico nei loro dipinti, e ciò anche quando questi elementi non erano frutto di un'osservazione diretta, ma di racconti riferiti da terzi.

Il dipinto "Pio II giunge ad Ancona per dare inizio alla crociata”, facente parte del ciclo dedicato alla vita del papa Enea Silvio Piccolomini, affrescato dal Pinturicchio tra il 1502 ed il 1507 nella Libreria Piccolomini del Duomo di Siena, ricorda l'ultima impresa di Pio II[15] che, ormai vecchio e ammalato, il 18 giugno 1464 si recò da Roma ad Ancona per condurre di persona l'esercito destinato a partire dal porto dorico per la crociata da lui promossa, vincendo la ritrosia dei principi europei, contro i Turchi Ottomani che avevano conquistato definitivamente Costantinopoli e stavano per prendere possesso di tutto l'Impero bizantino, sotto la guida di Maometto II. Esercito crociato che poi, a seguito della morte del papa ad Ancona il 14 agosto 1464, immediatamente si sciolse. Il pontefice è mostrato sul trono, mentre sembra impartire degli ordini; sullo sfondo ci sono il porto di Ancona, con le galee veneziane in arrivo dal mare, le mura trecentesche della città e l'arco di Traiano, e il colle Guasco con sulla sommità la cattedrale di San Ciriaco, che il pittore perugino rappresenta in forma fantastica, priva della caratteristica cupola bizantina e con un altissimo campanile.

Parigi, Museo del Louvre - Vittore Carpaccio, “Predica di santo Stefano”, 1514 - part. con l'arco di Traiano e un'immagine fantastica della cattedrale di San Ciriaco
Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni - Vittore Carpaccio, “San Giorgio e il drago”, 1510 - part. con l'immagine della cattedrale di San Ciriaco

Più fedele all'originale sono le rappresentazioni del Duomo dorico nei dipinti di Vittore Carpaccio. Nella “Predica di santo Stefano” del 1514, oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi, parte del ciclo dei cinque teleri (di cui uno perduto) eseguiti dal pittore veneto[16] per la Scuola dei Laneri di Venezia, dietro il Santo che predica in piedi su un rudere di una struttura architettonica, è ritratto un insieme di edifici all'orientale intonacati di bianco, con cupolette e altre invenzioni architettoniche, che dovrebbe rappresentare una Gerusalemme di fantasia. Tra questi edifici è riconoscibilissimo l'anconetano arco di Traiano, così come nella struttura con cupola e torre al fianco in cima alla collina è agevole individuare un'immagine rielaborata della cattedrale di San Ciriaco.

Ancona, Pinacoteca civica Francesco Podesti - Andrea Lilli, “Veduta di Ancona dal mare”, 1598 - part. con l'immagine della cattedrale di San Ciriaco e l'arco di Traiano.
Ancona, Pinacoteca civica Francesco Podesti - Barnaba Mariotti, “Veduta del porto di Ancona”, 1850 - part. con l'immagine della cattedrale di San Ciriaco.

Oltre ai due citati dipinti, i più famosi per l'importanza degli autori, il Duomo di Ancona è stato raffigurato innumerevoli volte da artisti locali o nelle mappe illustrate della città, come venne attestato nella mostra Ancona e la sua cattedrale, rappresentazioni grafiche nel tempo, allestita nel 1999 in occasione dell'inizio delle celebrazioni per il millenario del Duomo, anniversario riferito non alla costruzione dell'edificio sacro, risalente al IV secolo, ma al momento in cui esso ottenne il riconoscimento papale di “cattedrale”[17].

La vicinanza al porto ed il suo ruolo di simbolo della città causarono al Duomo le distruzioni di cui fu oggetto durante i due conflitti mondiali.

Bombardamento navale austriaco di Ancona del 24 maggio 1915
Il Duomo di San Ciriaco danneggiato dal bombardamento navale austriaco del 24 maggio 1915.

All'alba del primo giorno del conflitto tra Italia ed Austria nella prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, la marina imperiale austro-ungarica si mosse dal porto dalmata di Pola e, giunta davanti alla costa adriatica italiana inflisse gravi danni alle città rivierasche, del tutto impreparate a fronteggiare tale attacco-lampo. Il porto e la città di Ancona, importante centro militare della Regia Marina, subirono un pesante bombardamento dal mare, dalle quattro alle sei del mattino, ad opera del cacciatorpediniere Dinara e la nave silurante Tb 53T, a seguito del quale morirono 63 persone, tra militari e civili italiani[18]. Gli austriaci colpirono il cantiere navale e la cappella del Santissimo Sacramento del Duomo di San Ciriaco, che venne seriamente danneggiata da otto cannonate austriache[19].

Ancona, Cattedrale di San Ciriaco bombardata il 1º novembre 1943.

Dopo quella del 16 ottobre 1943 il 1º novembre i bombardieri alleati effettuarono un'ulteriore incursione aerea sul centro storico di Ancona: tre grosse formazioni di 24 apparecchi quadrimotori ciascuno, per più di un'ora bombardarono la città. In un solo giorno morirono 2.000 persone e venne distrutta un’ala della Cattedrale di San Ciriaco.

Ancona, cattedrale di S. Ciriaco - francobollo di propaganda della Repubblica Sociale Italiana.

I danni subiti dalla Cattedrale di San Ciriaco vennero evidenziati in un francobollo della seconda serie propagandistica "Monumenti distrutti" di 10 valori più un espresso, emessa dalle Poste della Repubblica Sociale Italiana tra l'agosto 1944 ed il marzo 1945. La prima tiratura del francobollo fu stampata il 27.10.1944 in 2.000.000 di esemplari su fogli doppi da 100 pezzi l'uno, in rotocalco senza filigrana, dalla sezione di Novara dell'Istituto Poligrafico dello Stato, in color seppia, valore 5 centesimi.

Nel film Ossessione, capolavoro di Luchino Visconti (1943), considerato il primo film neorealista, una delle sequenze centrali è stato girato sul piazzale del Duomo[20].

Ancona, Cattedrale di San Ciriaco - fotogramma del film “Ossessione” di Luchino Visconti del 1943

Il protagonista Gino (Massimo Girotti) e il suo amico “lo spagnolo” (Elio Marcuzzo) si siedono con le gambe a penzoloni sul muretto del belvedere del piazzale del Duomo. Lo sguardo sognante di Gino, perso a scrutare l’orizzonte lontano alla ricerca di uno spazio interiore nel quale rifugiarsi e porre fine alla sua esistenza vagabonda, riassume forse l’aspetto peculiare dell’Ancona cinematografica: città di mare, levantina, terra di confine di una geografia ideale, linea di cesura tra la nebbiosa Pianura Padana e il caldo Mediterraneo che qui inizia a manifestarsi compiutamente. Da qui, dal sagrato del Duomo medievale di San Ciriaco, dall’alto del colle Guasco, la macchina da presa scorre in panoramica sulle banchine del porto ingombro di traghetti e navi passeggeri. Quindi il porto, non-luogo per antonomasia, diviene, con il suo bellissimo anfiteatro naturale, riferimento filmico ricorrente, margine tra la terra e il mare, limite estremo, quello che nella fuga di Gino sarà anche porta d’ingresso verso un dramma esistenziale che troverà la sua conclusione nella tragedia.

Nello sfondo dell'inquadratura si nota sul colmo del tetto della cattedrale un personaggio vestito di chiaro, in compagnia di alcuni operai: si tratta dell'allora trentacinquenne Riccardo Pacini, soprintendente ai monumenti che proprio nel 1942 fu richiamato ad Ancona per guidare le attività a protezione e salvaguardia degli edifici dorici dal rischio dei bombardamenti. Del Duomo venne "imballato" il protiro principale. La sequenza del film continua e, con essa, questo sguardo cinematografico su Ancona, quasi un lungo piano – sequenza, che riprende il campanile del Duomo e l’edificio che gli stava accanto (oggi non più esistente) incluso negli antichi annessi di servizio alla cattedrale e addossato all’impianto probabilmente parte della chiesa medievale di Santa Maria di Nazareth. Lo sfondo e le soggettive cambiano continuamente: viene inquadrata la parte superiore dell’antica chiesa di Santa Maria in Curte, distrutta, pochi mesi dopo le riprese, dal pesante bombardamento aereo alleato del 1º novembre 1943 (che causerà centinaia di vittime), così come alcune vie dei rioni di Ancona affacciantisi sul porto che fanno da sfondo ad altre scene del film. Con il prezioso supporto della memoria filmica Visconti ha potuto fissare su pellicola immagini della fiera di San Ciriaco, di salite, scalinate e di alcuni dei luoghi più antichi e caratteristici del centro storico di Ancona non più visibili altrimenti, per cui il film è divenuto una preziosa testimonianza visiva di come si presentava la città prima che la guerra ne modificasse l'aspetto[21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ In occasione del millenario l'arcidiocesi di Ancona e il comune dorico organizzarono una mostra dal titolo Ancona e la sua cattedrale, rappresentazioni grafiche nel tempo, della quale venne pubblicato il catalogo dalla Casa editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1999
  3. ^ Cfr. Giovenale, Satira 4, 40 e Catullo, 36, 11-14.
  4. ^ Cfr. l'articolo di Lidiano Bacchielli, in C. Centanni, L. Pieragostini, La cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Rilievo metrico a grande scala, interpretazione strutturale e cronologia della fabbrica, Ancona, 1996.
  5. ^ Cfr. Mario Luni, in San Ciriaco: la cattedrale di Ancona : genesi e sviluppo, Volume 1°, a cura di Maria Luisa Polichetti, F. Motta Editore, 2003 (pagine 49-93).
  6. ^ cfr. Matteo Mazzalupi, "Uno se parte dal Borgo ... e va ad Ancona": Piero della Francesca nel 1450, in "Nuovi studi. Rivista di arte antica e moderna", 11, 2006 (2007), pp. 37–54.
  7. ^ Cfr. Il sepolcro del beato Girolamo Ginelli.
  8. ^ Cfr. Eugenio Garin, Ritratto di Enea Silvio Piccolomini, in Ritratti di umanisti, Sansoni, Firenze, 1967]
  9. ^ Cfr. Gianmario Mariuzzi, Vincenzo Pirani, Claudio Lausdei, Ricognizione canonica, storica e scientifica delle spoglie del patrono di Ancona San Ciriaco, Ancona, 1986
  10. ^ Basilica Cattedrale di S. Ciriaco, Ancona, Ancona, Italy
  11. ^ Vedi il catalogo della mostra allestita per l'occasione Ancona e la sua cattedrale, rappresentazioni grafiche nel tempo, Casa editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1999.
  12. ^ San Liberio, eremita del V secolo, celebrato il 27 maggio, fu un Santo di origini non anconitane, ma vissuto e morto in Ancona. Lo storico locale Vincenzo Pirani riferisce che “secondo la tradizione, era eremita nella chiesa suburbana di San Silvestro ed appartenne all'Ordine dei Crociferi, come è illustrato sugli antichi plutei che recingevano l'altare della Cattedrale di Santo Stefano, trasferiti poi a San Lorenzo (l'attuale cattedrale di S. Ciriaco – N.d.E.), od eseguiti dopo la traslazione della Cattedra da Santo Stefano a San Lorenzo. Alla sua morte, fu sepolto nella chiesa di San Silvestro che, in suo onore mutò il titolo in San Liberio. Crollata la chiesa o per fatti naturali o per causa di uno degli assedi che ricorrono nella vita della città, più sicuramente per gli eventi naturali, si perde la memoria della presenza del sepolcro che fu ritrovato soltanto verso la fine del sec. X. I venerati resti, recuperati, furono raccolti in un sarcofago - quello detto di Gorgonio (si tratta del sarcofago di Flavio Gorgonio, conservato nel Museo diocesano di Ancona N.d.E.) - e trasportati nella chiesa di San Lorenzo che la proprietaria, Maximilla, donò al Santo e, per Lui, alla Chiesa Anconitana”. Cfr. Vincenzo Pirani, in collaborazione con il Prof. Giorgio Nicolini, Storia della Chiesa di Ancona, capitolo IV: I Santi venerati nella Chiesa anconetana, par.5. Vedi anche San Liberio (Liverio, Oliviero), su Santi, beati e testimoni. URL consultato il 31 luglio 2015..
  13. ^ San Marcellino (†577), vescovo di Ancona, celebrato il 9 gennaio. Sulla scorta di notizie fornite da S. Gregorio Magno - che ne parla nei suoi Dialoghi - il vescovo San Marcellino va collocato nel secolo V. Il Papa ricorda che spense un incendio che stava devastando Ancona, facendosi portare incontro alle fiamme recando fra le mani il libro degli Evangeli. Cfr. Vincenzo Pirani, in collaborazione con il Prof. Giorgio Nicolini, Storia della Chiesa di Ancona, capitolo IV: I Santi venerati nella Chiesa anconetana, par.4
  14. ^ Secondo lo storico locale Vincenzo Pirani, "Tra i Santi venerati [ad Ancona - N.d.E.] vi sono anche quelli non anconitani e tra questi Santa Palazia. Il giorno a lei dedicato, 7 ottobre, è il medesimo in cui la si ricorda nel Menologio della Chiesa Orientale, per cui è da identificarsi con la Santa Pelagia ivi indicata. Del resto il nome Pelagia, scritto con lettera "g" dell'alfabeto greco si presta a far identificare la lettera "g” greca con la "t" latina, soprattutto se maiuscole. La trasformazione di "Pelagia" in "Palatia" non era quindi difficile. Inoltre, essendo nel martirologio greco ricordate due Sante Pelagie, vissute in tempi diversi, perduta la memoria di tale realtà, si ricordarono in quel giorno due Sante legate tra loro, Lorenza e Palazia, dicendo la prima nutrice della seconda ma non è escluso che di quattro Sante se ne fecero due soltanto, assemblando le loro memorie. Gli Atti sono chiaramente stati compilati molto tardi, nel secolo XIII, e ripetono schemi piuttosto comuni; non possono quindi offrire particolari suggerimenti per una loro lettura critica"; cfr. Vincenzo Pirani, in collaborazione con il Prof. Giorgio Nicolini, Storia della Chiesa di Ancona, capitolo IV: I Santi venerati nella Chiesa anconetana, par.10. A Santa Palazia fu intitolato il convento sito fra il Colle dei Cappuccini ed il Colle Cardeto, trasformato, dopo la proclamazione del Regno d'Italia, in carcere, poi demolito a seguito dei gravi danni causati dal sisma del 1972, che hanno portato alla luce le strutture del sottostante anfiteatro romano. Il culto di Santa Palazia ad Ancona è testimoniato anche dalla presenza nella Pinacoteca civica Francesco Podesti del dipinto che la raffigura, opera del Guercino (1658).
  15. ^ Cfr. Marco Pellegrini, voce "Pio II" in "Enciclopedia dei Papi" della Treccani
  16. ^ Ê ignota sia la data precisa che il luogo di nascita del pittore Vittore Carpaccio, che si firmava semplicemente “veneto”; cfr. la voce “Vittore Carpaccio” nel Dizionario Biografico degli Italiani dell'Enciclopedia Treccani.
  17. ^ Vedi il catalogo della mostra Ancona e la sua cattedrale, rappresentazioni grafiche nel tempo, Casa editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1999.
  18. ^ Grga Novak, Jadransko more u sukobima i borbama kroz stoljeća, libro 2, 2004.
  19. ^ La storia di Ancona
  20. ^ Cfr. Mediateca delle Marche, L'immagine delle Marche nel cinema italiano. Da “Ossessione” a “Il grande Blek”, Il lavoro editoriale, Ancona.
  21. ^ Altri fotogrammi del film di Visconti sono riprodotti nel volume a cura del Comune di Ancona, "Via Saffi. Dov'era, come era", Catalogo della mostra tenutasi dal 29 maggio al 4 luglio del 1993 negli ambienti del Palazzo degli Anziani, Aniballi Grafiche s.r.l., Ancona, 1993.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianmario Mariuzzi, Vincenzo Pirani, Claudio Lausdei, Ricognizione canonica, storica e scientifica delle spoglie del patrono di Ancona San Ciriaco, Ancona, 1986.
  • C. Centanni, L. Pieragostini, La cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Rilievo metrico a grande scala, interpretazione strutturale e cronologia della fabbrica, Ancona 1996
  • Celso Battaglini. Il prodigio della Madonna del Duomo. Falconara, Errebi, 1996.
  • Ancona e la sua cattedrale, rappresentazioni grafiche nel tempo, catalogo della mostra omonima, Casa editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1999.
  • M. Luisa Polichetti. San Ciriaco. La Cattedrale di Ancona. Genesi e sviluppo. Federico Motta Editore, 2003. ISBN 88-7179-353-6, EAN 9788871793535.

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