Manfredonia

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Manfredonia
comune
Manfredonia – Stemma Manfredonia – Bandiera
Manfredonia – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione Puglia-Stemma it.png Puglia
ProvinciaProvincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Amministrazione
SindacoAngelo Riccardi (centrosinistra) dal 1-4-2010 (2º mandato)
Territorio
Coordinate41°38′N 15°55′E / 41.633333°N 15.916667°E41.633333; 15.916667 (Manfredonia)Coordinate: 41°38′N 15°55′E / 41.633333°N 15.916667°E41.633333; 15.916667 (Manfredonia)
Altitudinem s.l.m.
Superficie354,54 km²
Abitanti56 932[1] (30-11-2017)
Densità160,58 ab./km²
FrazioniSiponto, Feudo della paglia, Riviera Sud (Sciali e Ippocampo), San Salvatore, Onoranza, Macchia Rotonda, Borgo Fonte Rosa, Pastini, Tomaiuolo, Borgo Mezzanone
Comuni confinantiMonte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Foggia, Cerignola, Carapelle, Zapponeta
Altre informazioni
Cod. postale71043
Prefisso0884
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT071029
Cod. catastaleE885
TargaFG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 523 GG[2]
Nome abitantimanfredoniani, sipontini
PatronoSan Lorenzo Maiorano, Maria Santissima di Siponto e San Filippo Neri
Giorno festivo7 febbraio, 30 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Manfredonia
Manfredonia
Manfredonia – Mappa
Posizione del comune di Manfredonia nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Manfredonia è un comune italiano di 56 932 abitanti[1] della provincia di Foggia, situato nel Parco Nazionale del Gargano, in Puglia. La città deve il suo nome a Manfredi di Sicilia, figlio dell'imperatore Federico II, che la fondò nel XIII secolo.[3] Salimbene da Parma sottolineò che il progetto di Manfredi contemplava un centro di primaria importanza per l'intero regno. È la città più popolosa dell'intera area garganica, ne rappresenta uno dei centri principali in virtù sia della sua storia che della sua posizione geografica che naturalmente la rende l'unico porto al servizio dell'intera provincia; sono presenti infatti ben tre infrastrutture portuali di notevole entità. È Sede vescovile dell'Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. È sede di Capitaneria di porto; il suo circondario marittimo parte dal Comune di Zapponeta incluso, fino al Comune di Vieste escluso. È stata riconosciuta dalla Regione Puglia come città d'arte nel 2005.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Manfredonia e Gargano dal satellite

Situata sul golfo omonimo, immediatamente a sud del promontorio del Gargano, è il ventisettesimo comune italiano per estensione territoriale, nonché il sesto più esteso della Puglia. Il territorio è caratterizzato sia dalla bassa costa sabbiosa del golfo di Manfredonia, sia dalla natura montuosa della parte settentrionale, inclusa nel Parco Nazionale del Gargano. Fino agli anni trenta nel suo territorio ricadevano varie zone umide interessate poi da bonifiche; è ancora presente il lago Salso, entro cui è sorta un'oasi naturalistica; in tali aree era diffusamente praticata la caccia quantomeno fino agli anni '60, ma attualmente il fenomeno è molto limitato grazie all'azione delle forze dell'ordine. A nord e a sud dell'oasi scorrono il torrente Candelaro e il fiume Cervaro; è soprattutto quest'ultimo ad alimentare il lago[4].

Il territorio di Manfredonia è stato, nella seconda metà del secolo scorso, protagonista di modifiche riguardanti i confini. Apparteneva al comune di Manfredonia, infatti, la lingua di costa situata immediatamente a nord della città. Oggi questo territorio appartiene amministrativamente al comune di Monte Sant'Angelo nonostante tutta la fascia costiera che si muove da Manfredonia a Macchia (frazione di Monte Sant'Angelo) sia situata a pochi km da Manfredonia e geograficamente si trovi nel Golfo di Manfredonia. Le vicende che hanno portato alla cessione di quella parte di territorio sono ancora oggi controverse, appesantite anche dal placet che il comune di Monte Sant'Angelo diede sul finire degli anni '60, per l'installazione, nel territorio ceduto e di notevole pregio naturalistico, di un petrolchimico dell'Eni, disattendendo il parere negativo dei consigli comunali di Manfredonia e Mattinata.

Il territorio comunale è attraversato da tre fiumi:

Classificazione sismica: tutto il territorio di Manfredonia è stato classificato dal Dipartimento di protezione civile nel 2015 "Zona 2", in cui possono verificarsi forti terremoti. La sismicità del territorio è attestata da terremoti e maremoti avvenuti in passato. In particolare, la stessa città di Siponto, che sorgeva nella zona sud dell'attuale Manfredonia, fu colpita da maremoti e fenomeni bradisismici. Questo fece sì che nascesse la nuova città di Manfredonia, per volere del principe svevo, Manfredi, figlio di Federico II di Svevia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antica genitrice, Siponto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Siponto.
Scavi archeologici
Scavi archeologici di Siponto, Manfredonia

È dalla antica e nobile città di Siponto che Manfredonia, in linea diretta, discende, per volontà del principe svevo Manfredi, suo primo fondatore. Siponto infatti era, ed è (per quel che rimane ancora inesplorato) situata ormai appena a ridosso dell'attuale centro abitato. Alcune campagne di scavo hanno portato alla luce parte delle strutture medievali, visitabili in quello che è uno dei siti archeologici presenti nel territorio, ma le parti più antiche sono ancora da portare alla luce.

Numerosi reperti, tra i quali i più significativi sono le stele daunie (reperti riferibili alla antica civiltà daunia che vanno dallo VIII - VI secolo a.C.) attestano che la piana a sud del Gargano e la costa del Golfo, erano abitate sin da epoca neolitica. L'area fu interessata da un importante insediamento daunio, che in seguito fu ellenizzato, diventando sede di uno dei porti più rilevanti a settentrione della Magna Grecia; come del resto lo fu per il Regio II in epoca romana. Al periodo greco si fa risalire il mito della fondazione ad opera dell'eroe omerico Diomede. Conquistata prima dai Sanniti e poi da Alessandro I nel 335 a.C., nel 189 a.C. divenne colonia romana, mantenendo viva la sua importanza strategica, militare, culturale e commerciale.[14]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stele daunie.

Fu una delle prime sedi vescovili della cristianità. Fu centro di primaria importanza tra il IV e il V secolo. Tra le strutture attualmente conosciute, che ne attestano il valore, c'è una basilica paleocristiana, recentemente oggetto di una ricostruzione artistica di pregio. A lungo contesa fra Longobardi e Bizantini, fu distrutta da questi ultimi nel VII secolo, durante il regno di Costante II. Ricostruita fu brevemente possedimento saraceno nel IX secolo e divenne sede di una delle 12 contee normanne.[15]

Subì pesanti distruzioni per i terremoti del 1223 del 1255, in seguito al quale si ebbero probabilmente fenomeni di bradisismo che fecero cadere in rovina la città.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

  • Fondazione di Manfredonia

Nel gennaio 1256 il re di Sicilia e principe di Taranto Manfredi giunto a Siponto durante una battuta di caccia sul Gargano, trovò la città distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più adatte all'uso abitativo, in un'area resa malarica dall'impaludamento. Decise quindi di ricostruire la città due miglia a nord dell'insediamento originario dove alcune fonti attestano già la presenza di abitazioni. Le sue intenzioni erano duplici: da un lato, creare uno dei più importanti centri di governo di tutto il Regno, secondo gli evoluti canoni amministrativi ormai consolidati dal padre, l'imperatore Federico II, dall'altro, presidiare il territorio la cui posizione era strategica anche per via della vicinanza all'Oriente bizantino.

Le conferì il proprio nome in segno di futuro prestigio, onore e potenza. In marzo i lavori vennero affidati al maestro costruttore Marino Capece, che riutilizzò i ruderi della città più antica e organizzò l'importazione via mare dalla Schiavonia di legname, calce, pietre e sabbia. Nel complesso furono impiegati 700 operai e molti buoi. Il 23 aprile 1256, giorno di san Giorgio, fu posata la prima pietra e nel 1257, convocato il Parlamento di Puglia a Barletta, Manfredi ottenne di costruire la nuova città a spese dell'erario reale e della sua cassa privata. Nel novembre 1263 venne consegnato il Datum Orte, ossia l'atto notarile col quale la città veniva ufficialmente riconosciuta. Manfredi successivamente affidò i lavori a suo zio Manfredi Maletta.

Ai primi del 1258 erano state costruite la metà delle mura che guardano verso il mare e verso l'entroterra, con fortini e baluardi, e la grande torre di San Francesco; la piccola chiesetta della Maddalena e la grande campana il cui suono era percettibile a distanze notevoli, questa serviva in caso di pericolo per chiamare a raccolta i pochi abitanti di Manfredonia. Nel 1264 Manfredi inaugurò solennemente il castello e la città.

La nuova città ottenne benefici fiscali (franchigie) che la resero un porto franco e la sua popolazione si accrebbe con il trasferimento di abitanti delle vicine città di San Paolo di Civitate, Trani, Carpino, Monte Sant'Angelo, Barletta, Ischitella, Andria e Corato. Sin dalla sua costituzione fu dotata di una zecca che coniò e impresse diverse monete (doppio tarì, dinari d'oro, di rame e di biglione).

Si attesta, sin dalla sua fondazione, una forte presenza ebraica; comunità che in precedenza abitava l'antica città di Siponto sin dal secolo VIII e da lì trasferitasi per invito del re svevo.[16][17] Sinteticamente si può affermare con certezza che la presenza della comunità ebraica è attestata almeno fino al 1540, quando l'imperatore Carlo V d'Asburgo decretò l'espulsione degli ebrei dal Regno.[18] Tra gli ebrei presenti a Manfredonia si segnala Raffaele Cohen da Lunel, per il quale nel 1472 Giuda ben Salomone da Camerino copiò a Lucera l'opera Sefer Yosippon.[19]

  • Il periodo angioino
Antico quartiere "Boccolicchio", antistante il molo di Levante. Centro storico. Arco sulla sfondo.

I primi decenni della dominazione angioina sono segnati da una attivissima opera di costruzione e realizzazione di strutture civili e religiose e di infrastrutture utili all'economia cittadina. Risale proprio a questo periodo infatti, la costruzione delle mura di cinta della città, del castello, del porto e di una torre a suo servizio. Le mura di circa due chilometri, che perimetravano la città, furono realizzate con particolare celerità, tipica di questo periodo; infatti l'intero lavoro fu completato dopo cinque anni.[20]

Nel 1269 Carlo I confermò i privilegi che Manfredi diede alla città. Il 7 febbraio 1270 iniziarono i lavori del nuovo duomo sotto l'arcivescovo Giovanni VII (Freccia da Ravello).

Nel 1272 papa Gregorio X visitò Manfredonia ed in questa occasione Carlo, dietro consiglio del papa, fece collocare una lapide a Porta Puglia e ribattezzò la nuova città col nome di Sypontum Novellum o Sipontum Nova, denominazione che tuttavia non si affermò.

Il 7 maggio 1273 fece costruire a spese della città un ulteriore torrione al lato nord e perfezionare le mura a due ordini, rendendole praticabili con la costruzione di una strada tra il primo e secondo muro; tra il 1279 e il 1282 venne completato il castello con bastioni, mura di cinta e fossato.

Nel 1274 fu terminato il duomo. Sin dal periodo della prima fondazione della città sorsero delle discordie durate almeno fino al 1327, in merito alla giurisdizione ecclesiastica per via della già presente e più antica diocesi di Siponto che comunque si risolsero negli anni successivi. A tal proposito[21] il Sarnelli riferisce che la “vetere Siponto”, nel 1327 è ancora abitata. “Ma non lasciarono in tutto il Duomo di S. Maria dell’antica Siponto, ch’era il Metropolitano, e stava in piedi colla commoda habitazione per li canonici, e per l’Arciuescovuo. Vi restarono adunque parte de’ canonici ad ufficiare, e parte cominciò ad habitare nella nuoua Siponto, o Manfredonia”[22]

Carlo II, succeduto a Carlo I, fece erigere altri tre torrioni lungo le mura e modificò il progetto originario del castello con l'utilizzo del sistema francese per avere una migliore difesa.[non chiaro] Nel 1292 stabilì i confini della città e sistemò le difese; nel 1299 incominciarono i lavori per la costruzione del porto e dell'episcopio che sarebbe stato terminato soltanto nel 1316.

La città perse parte dei suoi privilegi e nel 1300, con il trasferimento a San Severo della sede del Gran Giustiziere, perse anche il titolo di capitale della Puglia (Apuliae caput). Nonostante questo, la città s'avviava a diventare il centro commerciale più importante della Capitanata essendo in una posizione molto utile ai traffici commerciali via mare. L'importanza strategica del porto sipontino è attestata dai numerosi viaggi dei reali angioini: nel 1309 vi si imbarcò Carlo Roberto d'Angiò per occupare il trono d'Ungheria per diritto di successione; il 31 luglio 1333 Carlo Roberto e suo figlio Andrea. sbarcarono a Manfredonia e nel 1344, la regina Elisabetta, terza moglie di Carlo Roberto, s'imbarco per raggiungere Visgrad, in Polonia. La dinastia ungherese si stanziò a Manfredonia facendo del porto la base delle sue operazioni militari: Luigi I il Grande, re d'Ungheria sbarcò con il suo esercito il 18 settembre 1345 dopo l'uccisione del fratello Andrea.

Il 6 maggio 1380 il golfo di Manfredonia fu teatro di un'aspra battaglia navale tra la flotta genovese e quella veneziana, che vide la prevalenza della prima, la quale fece prigioniero l'ammiraglio della Serenissima, Matteo Giustiniani. Il 13 agosto 1380 moriva a Manfredonia il celebre ammiraglio veneziano Vettor Pisani mentre la sua armata era alla fonda nel golfo di Manfredonia.

  • Il periodo aragonese

Durante il XV secolo gli Aragonesi per uniformarsi ai tempi ed alle nuove tattiche difensive costruirono altre torri. Dal 1424 al 1435, Manfredonia fu concessa in contea a Francesco Sforza.

Dalla metà del Quattrocento, seguendo la linea politica spagnola, adottata in tutto il Meridione, con Re Alfonso la città di Manfredonia iniziò ad impoverirsi caricando gli abitanti di tributi, tasse e balzelli. Così fecero gli Aragonesi, gli Austriaci e i Borboni. Nel 1444 alla città toccarono le spese dell'incoronazione di Re Alfonso e nel 1459 Re Ferdinando diede in pegno la città con altre città pugliesi ai Veneziani. Nel 1463 la città fu saccheggiata dello stesso Ferdinando.

Nel 1503 i francesi occuparono Napoli e molte città del Regno. Solo Manfredonia e Taranto rimasero fedeli fino alla fine a Federico d'Aragona. Durante la disputa tra Venezia e gli Aragona, la prima conquistò i principali porti pugliesi tra cui Manfredonia, data in pegno da Ferdinando II d'Aragona.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Resistenza all'attacco francese

Manfredonia ospitava Cesare e Guido Fieramosca quando il maresciallo francese Lautrec invadeva il Regno di Napoli. Guido combatteva contro i Veneziani in Puglia. Manfredonia era difesa da Carlotto di Parma detto il Cavaliere, da Alessio Lascari e Pier Luigi Farnese e lo stesso Fieramosca. Tre città resistettero alla Francia: Manfredonia, Gaeta e Napoli. Il Lautrec non riuscendo a conquistare la città operò delle razzie nelle campagne circostanti fino a quando una delle navi che appoggiavano le operazioni francesi venne colpita dai cannoni della Torre di San Francesco. La città nel 1528 resistette all'assedio francese e fu conservata all'imperatore Carlo V. Lo stesso imperatore per alleviarla e ricompensarla della fedeltà le riconfermò nel 1533 gli antichi privilegi ed esenzioni. Sotto il lregno di Carlo V, la città godette un periodo di felice progresso e benessere.

  • Il "sacco" dei turchi

Pedro Téllez-Girón y de la Cueva fu deposto dal grado di Viceré di Napoli da Filippo III di Spagna. Costui incoraggiò gli Ottomani a venire nel Meridione promettendo loro l'appoggio del popolo napoletano e così il 16 agosto 1620, forti di 56 galee comandate da Shalil pascia[senza fonte] sbarcarono presso Manfredonia in località "Chiancamasitto".

Trovando impreparati i difensori riuscirono in poco tempo a conquistare le mura ed i bastioni, da questi aprirono il fuoco contro il Castello. Le suore dei conventi con gli altri cittadini si rifugiarono nel Castello e dopo aver resistito tre giorni, sfiniti dalla fame e senza alcuna speranza di soccorso, capitolarono il 18 agosto 1620. Durante l'assalto furono uccisi cinquecento manfredoniani e settecento ottomani. La città fu selvaggiamente saccheggiata e distrutta, non rimase poco della città medievale, che anni prima valorosamente resistette al Lautrec. Fu distrutta l'antica cattedrale gotica a tre navate e gli archivi più importanti furono danneggiati dalle fiamme.

Il bottino dei turchi fu di 36 cannoni di bronzo, tutte le campane delle chiese, una statua d'argento di san Lorenzo Maiorano, oro, argento, vestiti, libri, grano, cereali ecc. Furono distrutti molti documenti importanti, fu bruciato il corpo di san Lorenzo Maiorano (rimase solo il braccio destro). La chiesa di San Marco, nei pressi della antica Cattedrale, rimase leggermente lesionata e quindi sostituì la chiesa madre fino alla costruzione del nuovo Duomo, nel 1640. Furono fatti diversi prigionieri, tra cui anche la giovine Giacoma Beccarino una fanciulla aristocratica di notevole bellezza, portata in Turchia come dono al Sultano, il quale ne rimase affascinato. Divenne sua moglie con cui ebbe l'erede al trono (che morì in età giovane). La Beccarino visse da prigioniera ed inviò alle suore clarisse di Manfredonia, dove anni prima risiedeva, una lettera per avere notizie sui suoi genitori (morti durante il sacco) e due ritratti: il suo e quello della balia.

  • La lenta ricostruzione

Il sacco dei turchi danneggiò particolarmente la città, distruggendo edifici e beni importanti. L'Arcivescovo sipontino Annibale sceso dai monti del Gargano - dove si era rifugiato - per constatare le rovine osservò che la valanga turca non aveva lasciato altro che rovine, desolazione, lutti e miserie. Questi, aiutato dal cardinale, viceré Borgia ottenne franchigie per trent'anni per i dispersi manfredoniani.[senza fonte] Nel 1624 fu riedificato il Duomo e nel 1644 il nuovo Seminario. Tuttavia il terremoto del Gargano del 1646 causò nuovi danni alla cattedrale (specialmente al suo campanile), all'ospedale, nonché a vari palazzi e conventi[23]. Grande aiuto alla ricostruzione fu dato dall'arcivescovo cardinale Orsini (poi papa Benedetto XIII), che resse la diocesi sipontina dal 1675 al 1680.

  • Il Settecento

Nel 1737, Manfredonia aveva una popolazione di 536 abitanti e nel 1749 di 3238. Alla pubblica istruzione provvedeva un solo maestro, la cui remunerazione ammontava a 12 ducati annui nel 1754[24].

Nel 1783, per ordine dell'arcivescovo, con una spesa di 200 ducati, veniva trasferito il cimitero ubicato nel centro della città, nei pressi della Cattedrale, nell'attuale posizione, nei pressi della chiesa di Santa Maria dell'Umiltà. La prima mappa della città di Manfredonia si ebbe sotto il Sindaco Giacinto Cipriano il 22 aprile 1787.[senza fonte] Furono stabiliti i confini del territorio che toccavano l'antica Salpi (ora nei pressi di Zapponeta) estendendosi nella Puglia fino a Borgo Mezzanone, ad oltre 40 km dalla città, Ramatola con Santa Tecla, Farano, Ciminiera, Coppolachiatta, Colonnelle e sotto i monti del Gargano e verso Macchia (solo in tempi moderni frazione del Comune di Monte Sant'Angelo).

Nel dicembre del 1798, per sfuggire sia alle minacce delle frange più esagitate dei giacobini partenopei (galvanizzati dall'avanzata napoleonica nel Regno di Napoli) che alle truppe francesi comandate dal generale Championnet (che, probabilmente, le avrebbe incarcerate) le principesse Adelaide e Vittoria di Borbone (figlie del re di Francia Luigi XV e zie del ghigliottinato Luigi XVI), abbandonarono la Reggia di Caserta (dove vivevano sotto la protezione dal re di Napoli, Ferdinando I, nel frattempo fuggito in Sicilia) e, dopo innumerevoli peripezie, raggiunsero Manfredonia, dove avrebbero dovuto imbarcarsi su una nave diretta a Trieste. Purtroppo, prima del loro arrivo il veliero era già salpato, e le due principesse reali (insieme al seguito e a sette uomini di scorta) grazie all'interessamento dell'ambasciatore napoletano presso la Corte Austriaca, marchese De Gallo, trovarono una precaria sistemazione in un cadente fabbricato lungo il litorale di Manfredonia[25].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Ottocento

Ultimata la strada Manfredonia-Foggia e avviata una comunicazione più comoda tra Manfredonia e Cerignola. In questo stesso anno furono lastricate molte strade interne e aperta "alla ruota" la strada Manfredonia-Monte Sant'Angelo.

Solo dopo gli inizi del XIX secolo, migliorate le vie di comunicazione e il porto, si creò una situazione favorevole al commercio e la città cominciò di nuovo ad espandersi e a crescere. Testimonianza di questo sviluppo è il dato di fatto che la città di Manfredonia fu anche sede di un'importante magistratura speciale, il Tribunale del Consolato di Terra e di Mare, che trattava le vertenze inerenti al commercio marittimo ed estero, come da uno studio di Carmine de Leo.

Il 14 luglio del 1876 nasce la prima società operaia di mutuo soccorso basata su principi di solidarietà e fratellanza delle classi meno agiate. Il primo a presiederla è il dottore Giuseppe Grassi, poi sindaco dal 1883 al 1887 e dal 1915 al 1916. Lo stesso Grassi sarà anche consigliere provinciale e presidente della Camera di Commercio di Foggia. Nel 1927 è Commissario prefettizio e Podestà. Con i suoi 149 soci, la neocostituita società di mutuo soccorso, elegge presidenti onorari Giuseppe Garibaldi, il principe ereditario e Giuseppe Andrea Angeloni. Segue la costituzione della "Vittor Pisani", società di mutuo soccorso nata per la concessione di prestiti ai soci e la fornitura di mezzi per la pesca. Nel 1898 nasce il "Circolo Unione".

  • Il Novecento

Nei primi anni del 1900 a Manfredonia si costituiscono le prime società cooperative di operai lavoratori del settore edile, della pesca e dell'agricoltura. L'11 maggio del 1902 la lega dei contadini dichiara uno sciopero per rivendicare la preferenza di scelta dei lavoratori locali rispetto a quelli dei comuni limitrofi, paghe più elevate, orari di lavoro ridotti, diritto al riposo festivo e la sospensione dei lavori durante condizioni climatiche avverse. Dopo estenuanti trattative il 19 maggio si arriva ad un accordo che concede lievi miglioramenti, ma non decisivi. Lo scipero del 1902 evidenzia come i braccianti agricoli di Manfredonia non sfuggivano al duro destino di quelli dell'intera Capitanata. L'assoluta chiusura dei proprietari agricoli dell'agro nel riconoscimento di diritti ad una condizione di lavoro più dignitosa per i braccianti è evidente anche nel mancato riconoscimento del diritto "alla spigolatura", ossia la possibilità di raccogliere parte dei residui del raccolto rimasto nei campi.

A dimostrazione del clima di tensione oltre che per le condizioni di disagio vissute dalla cittadinanza anche per i dissidi tra forze laiche e progressiste e forze conservatrici e clericali, il 20 settembre del 1907 un gruppo di studenti (Angelo Donnamaria (futuro leader socialista), Matteo Carpano, Giuliano Castigliego e altri) di ispirazione radicale e socialista, fa affiggere sui muri della città un manifesto dal titolo: "20 settembre 1907 - Manifestazione anticlericale proletaria" al fined di rievocare la Breccia di Porta Pia. Il manifesto suscitò le ire del clero e dei ben pensanti, infatti il sindaco Capparelli ritirò loro l'autorizzazione a tenere una conferenza nel teatro "Eden". La mattina del 20 settembre con l'arrivo dei rinforzi della cavalleria dei carabinieri, il clero sfila in processione e da alcuni balconi vengono lanciati volantini contro i giovani anticlericali, inneggianti la Chiesa e il Sindaco.

Fino al 1910 gli scioperi si susseguono sulla scia delle rivendicazioni scoppiate in tutta Italia e in particolar modo di quelle del 1908 che sconvolsero le campagne del settentrione.

Le condizioni di vita della maggior parte della popolazione erano al di sotto di ogni limite di dignità, come nella gran parte del Mezzogiorno. Infatti nel 1910 e nel 1911 si ebbero epidemie di colera. Nell'ottobre 1911 scoppiarono tumulti per la mancanza di provvedimenti da parte della amministrazione pubblica che sfociarono in un corteo di circa 2000 donne preoccupate per le condizioni di salute e costrette a farsi affiancare dal clero per rivendicare azioni concrete da parte degli amministratori locali.

« Nel 1910, in occasione di un'epidemia di colera, alcuni giovani si riunirono in un'associazione di assistenza, chiamata "Croce Verde", che collaborava con il personale del locale ufficio sanitario »

(Giuseppe Borgia, Epidemia colerica in Manfredonia dal 9 al 31 agosto 1910, Foggia Stab. Tip. Luigi Cappetta)
  • Prima guerra mondiale
Parco delle Rimembranze innevato

All'alba del 24 maggio 1915, nel corso della prima guerra mondiale, Manfredonia fu la prima città d'Italia ad essere attaccata da navi austriache. Fu colpita la stazione ferroviaria con 100 bombe. Due lapidi poste una proprio nella stazione e un'altra all'inizio del corso ricordano l'evento.[26]

  • Seconda guerra mondiale
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campo di internamento di Manfredonia.

Tra il giugno 1940 e il settembre 1943, Manfredonia fu sede di un campo di internamento che venne allestito nei locali dell'ex Macello Comunale della città, in zona sud, verso Siponto. Il mattino del 9 settembre del 1943 alcuni militari tedeschi, già dislocati in vari punti dell'agro di Manfredonia occupano una postazione della difesa costiera italiana in località Sciali. Nel pomeriggio i militari tedeschi entrano in città e sequestrano una corriera. Alcuni cittadini si ribellano e rincorrono i militari lanciando sassi. Il mezzo percorre corso Roma mentre i tedeschi sparano all'impazzata colpi di fucile uccidendo un bambino di 4 anni. In piazza Marconi, il marinaio di servizio Nicola Latorre spara contro il mezzo uccidendo un soldato tedesco. Venti cittadini vengono catturati per essere uccisi per rappresaglia ma saranno salvati dall'intervento dell'arcivescovo Andrea Cesarano. Per questo motivo, l'arcivescovo di Manfredonia viene insignito della medaglia d'argento al valore civile.[27][28][29]

  • Il dopoguerra e la ricostruzione

A partire dagli anni del secondo dopoguerra la città ha avuto un graduale processo di espansione urbanistica, economica e demografica, giungendo a superare la soglia dei 60.000 abitanti grazie al trasferimento in loco di molti cittadini dei comuni limitrofi.

  • XXI secolo

Nel 2001, l'On. Antonio Leone, allora deputato di Forza Italia, attraverso la proposta di legge N. 7650 (XIII Legislatura) propose Manfredonia come capoluogo di una nuova provincia.

Il 13 novembre 2016 i cittadini di Manfredonia, per mezzo di un referendum comunale (consultivo) sono stati chiamati ad esprimere il proprio parere circa l'installazione di un megadeposito da 60.000 metri cubi, per lo stoccaggio di Gpl. Con un'affluenza del 52,5% degli aventi diritto, la cittadinanza ha manifestato il proprio parere negativo con il 96,02%.[30][31]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma tradizionale[32] riporta la scritta S. P. Q. S. (Senatus Populusque Sipontinus), sormontata da una corona. Raffigura l'arcivescovo di Siponto san Lorenzo Maiorano, su un cavallo bianco, mentre attraversa un ponte, sotto il quale si trova un drago. Secondo una leggenda, nel 552 ci fu un incontro tra Totila e San Lorenzo Maiorano; il re goto gli mandò un cavallo selvaggio che non obbediva a nessuno, ma inspiegabilmente Lorenzo lo domò e ottenne che Siponto venisse risparmiata dalla distruzione.

Il gonfalone, di colore azzurro, riporta nel centro la scritta "Città di Manfredonia" e lo stemma comunale.

Un simbolo molto in uso a Manfredonia è il delfino, a rappresentare l'antica, e in forma molto mitigata, attuale presenza di gruppi di cetacei nelle acque del Golfo di Manfredonia. Un elemento di questa specie, che come da caratteristica comune, si dimostrò molto socievole, avvicinandosi molto alla costa, venne per diverso tempo protetto e tutelato; fu denominato Filippo.

Da diversi anni è in uso il simbolo della tartaruga marina, specie protetta e tutelata, che sta popolando sempre di più il mare prospiciente la città.

Ci sono poi simboli ricorrenti che si ispirano alle incisioni delle antiche stele daunie, manufatti lapidei dell'antica civiltà Daunia, attualmente conservati presso il museo archeologico nazionale, nei locali del castello svevo-angioino-aragonese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

« La strada di accesso a Manfredonia è ampia, perfettamente diritta, a cui fanno da ala degli edifici molto belli; anzi può gareggiare con qualunque città europea[…] »

(Keppel Craven 1779 – 1851)

« [...] piccole case intonacate di bianco con tetti piani e logge aperte, costruite in stile arabo come le si vede nei golfi di Salerno e Napoli[…] »

(Gregorovius - 1874)

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale di San Lorenzo Maiorano
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Manfredonia.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maria Santissima di Siponto.
Cattedrale di Manfredonia (lato piazza del Duomo, primi del '900)
Facciata laterale della Cattedrale di Manfredonia realizzata nella seconda metà del '900
Facciata laterale della Cattedrale di Manfredonia realizzata nella seconda metà del '900

Intitolata a san Lorenzo Maiorano patrono della città, che fu vescovo di Siponto tra la fine del V secolo e la metà del VI, venne costruita tra il 1270 e il 1274, ma solo nel 1324 vi si trasferì il capitolo diocesano. Nella sua prima versione la cattredale è in stile gotico, a tre navate. Sono visibili ancora le fondamenta dell'antica struttura. Nel 1620 fu distrutta dagli ottomani. L'edificio attuale risale all'episcopato di Antonio Marullo (1643-1648). Vi si conservano le reliquie del patrono della città e alcune opere d'arte traslate nel XX secolo dalle altre chiese del territorio, tra le quali l'antica icona della Madonna di Siponto, la statua in legno policromo di fattura bizantina detta Madonna dagli occhi sbarrati o La Sipontina e un possente crocifisso ligneo duecentesco.

  • Chiesa di san Francesco

Una della chiese più antiche della città è quella dedicata al santo Francesco. È stata costruita per volere dell’arcivescovo Pietro II nel 1348 che introdusse in città l’ordine dei Frati Minori Conventuali. Come molte altre strutture cittadine, durante il sacco dei Turchi nel 1620 fu rasa al suolo. La sua ricostruzione avvenne nel 1676 con la relativa consacrazione ad opera dell'arcivescovo Orsini. Il rifacimento esterno della chiesa è in stile romanico, l'interno è gotico. Vi si conservano un crocifisso ligneo del Seicento, una pittura del XVII sec. (la Natività), degli artisti Bernardo e Giulio Licinio, un'epigrafe dell'arcivescovo Orsini e altre antiche lapidi. Si conserva, inoltre, una tela raffigurante il Servo di Dio, Francesco Antonio Boccoli, morto nel 1767 e figlio di un console sipontino in Ragusa (Dubrovnik).

  • Cappella della Maddalena

Uno dei beni più antichi e preziosi della città di Manfredonia è la "Cappella della Maddalena". È inserita nel complesso architettonico della chiesa domenicana dedicata originariamente a Maria Maddalena, voluta da Carlo d’Angiò. La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1294, in seguito alla donazione del sovrano angioino fatta ai frati domenicani di un sito sul tratto costiero delle mura. L'opera fu finanziata con un fiorino a settimana. L'originaria struttura è andata distrutta in seguito all'assalto dei turchi avvenuto nel 1620, ma la cappella, forse per un caso fortuito, fu preservata dalla distruzione rimanendo occultata per secoli. Il 15 novembre del 1895, durante ordinari lavori di sistemazione venne alla luce la cappella con i suoi preziosi affreschi di san Nicola, di san Domenico, dell'albero di Jesse raffigurante la stirpe di David con l'affresco della Maddalena nell'atto della deposizione del Cristo.[33]

  • Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto.
Basilica santa Maria maggiore in Siponto - Manfredonia

Sorta nei pressi di una preesistente chiesa paleocristiana (a sua volta rimaneggiamento di un tempio classico pagano), la chiesa è attestata dal 1117 assolvendo funzioni di cattedrale di Siponto sino al 1323. Si presenta come un edificio in stile romanico pugliese a pianta quadrata, edificato su una cripta della quale riproduce la struttura. Per motivi di sicurezza i principali arredi sacri fra cui l'icona della Madonna di Siponto e la statua della Madonna nera dagli occhi sbarrati sono oggi custoditi nella cattedrale cittadina. Nel 1977 è stata eretta a basilica minore.

  • La ricostruzione dell'antica basilica paleocristiana di Siponto
Ipogei Capparelli, Siponto (Manfredonia)

Alcune ipotesi fanno risalire al vescovo Felice I l'originaria edificazione della basilica (IV - VI sec.) che sorse su un sito precedentemente occupato da un edificio pubblico di età augustea; altre fonti fanno risalire allo stesso Vescovo Lorenzo Maiorano, santo e protettore della città di Manfredonia, l'edificazione o l'ampliamento della basilica stessa. Dai resti, ora sovrastati dalla struttura metallica che virtualmente ricostruisce l'antica struttura, si comprende che l'edificio a forma classica di croce latina, è a tre navate la cui pavimentazione presenta mosaici policromi oggetto di un recente restauro che ha contemplato anche la scelta di una loro traslazione all'interno della basiica medievale di Santa Maria Maggiore. All periodo paleocristiano sono riferibili anche gli ipogei Capparelli situati a poca distanza dall'attuale basilica. L'occasione per realizzare questa ricostruzione artistica è stata offerta dal progetto di restauro e di riqualificazione del sito archeologico di Siponto, gestito dal Segretariato Regionale MIBACT per la Puglia e dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e finanziato con fondi strutturali del Programma Operativo Interregionale "Attrattori culturali, naturali e turismo 2007-2013", ammontanti a 3,5 milioni di euro, di cui ben 900.000 sono stati destinati alla realizzazione dell'opera di Tresoldi. Un'opera di grande bellezza. Inaugurata l'11 marzo 2016, nel Parco Archeologico di Siponto sito nella stessa località. Una scultura a metà strada tra arte classica e urbana, interamente realizzata da rete metallica, a cura dell'artista Edoardo Tresoldi. Nel gennaio del 2017 l'intervento di riqualificazione del sito archeologico di Siponto, con la ricostruzione artistica della basilica paleocristiana e il restauro della basilica di Santa Maria di Siponto, ha vinto il premio Riccardo Francovich della Società degli Archeologi Medievisti Italiani.[34]

  • Abbazia di San Leonardo in Lama Volara (Manfredonia)
Abbazia di San Leonardo in Lama Volara, particolare portale
Abbazia di San Leonardo, particolare portale
Abbazia di San Leonardo, particolare portale
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abbazia di San Leonardo in Lama Volara.

Fondata nel XII secolo, in Lama Volara, a 10 km da Manfredonia, si compone di una chiesa dell'XI secolo in stile romanico pugliese con influssi bizantini, e dei resti abbaziali e dell'ospedale, che per secoli ha assolto il ruolo di luogo di sosta per i pellegrini che percorrevano la via Sacra Longobardorum verso il santuario di San Michele Arcangelo, sulle pendici del Gargano.

Sia il portale sia l'esterno conservano una serie di sculture e bassorilievi che raffigurano episodi biblici ed elementi significativi della mistica medievale.

  • Chiesa di San Domenico

La costruzione della cappella, di fatto un'abside, dedicata a Santa Maria Maddalena, contigua della Chiesa di San Domenico e del Convento dei Frati Predicatori fu disposta da Carlo II d'Angiò nel 1294. Dopo la devastazione del 1620 ad opera dei turchi, il complesso fu riedificato poco dopo sulla vecchia costruzione. Il nuovo progetto settecentesco ridusse la chiesa ad una sola navata, come appare oggi. Le pareti laterali della navata sono popolate da sei altari in stile barocco, anche se all'interno della Chiesa sono numerosi i richiami allo stile romanico; la facciata in stile gotico è stata restaurata ed il suo rosone ripristinato nel 1960; la vecchia cappella conserva quattro preziosi affreschi parietali del Trecento.

  • Convento di Santa Maria della Vittoria

Edificato nel 1571 e distrutto dai turchi nel 1620, venne ricostruito nel 1662. Nell'intitolazione ricorda la vittoria navale dei cristiani sugli ottomani nella battaglia di Lepanto combattuta nello stesso anno della fondazione. Qui nel 1575 si convertì san Camillo de Lellis, che visse durante il noviziato. Nel 1811 il convento fu chiuso definitivamente e inglobato nell'attuale cimitero con l'annessa chiesa. Tra gli ambienti superstiti, quello di maggior richiamo è il chiostro.

  • Chiesa della Sacra Famiglia

Sorta nel 1982 nel popoloso quartiere "Stazione Campagna", è caratterizzata dai maestosi mosaici dell'artista Ambrogio Zamparo, raffiguranti la Natività, la Trinità, il Cristo, la Nuova Gerusalemme, il Battesimo di Gesù e alcune scene evangeliche. L'icona lignea del crocifisso, la scultura lignea della Vergine con il bambino e della Sacra Famiglia sono opere di Matteo Mangano.

  • Abbazia di Santa Maria di Pulsano
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abbazia di Santa Maria di Pulsano.

Edificata nella diocesi di Siponto, nel 591, sui resti di un antico tempio oracolare pagano dedicato a Calcante, fu affidata ai monaci dell'ordine di Sant'Equizio abate. L'abbazia è circondata da vari eremi i quali venivano utilizzati come abitazione. Spesso per accedere a questi gli eremiti erano costretti ad utilizzare corde o scale. l'Abbazia si trova nel territorio del piccolo comune limitrofo Monte sant'angelo.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Manfredonia (Svevo-Angioino-Aragonese)
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Manfredonia.
Veduta del castello svevo-angioino-aragonese di Manfredonia

Voluto da Manfredi di Sicilia all'atto di fondazione della città, il castello è frutto di diverse trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti avvenuti durante le diverse epoche. Stabilire con certezza la genesi costruttiva del castello di Manfredonia è ad oggi assai difficile. L'impianto del nucleo interno del castello sembra ritenersi opera sveva per via della chiara e lineare disposizione delle strutture. Alcuni studiosi però fanno notare che a livello documentale, in particolare, della cancelleria angioina, non c'è traccia della preesistenza di strutture all'atto dell'inizio dei lavori del castello. Quest'ultima ipotesi è supportata dal fatto che l'apporto innovativo degli architetti francesi e provenzali, in particolar modo in Puglia, non si discosta molto dall'opera delle corrispettive maestranze pugliesi che progettavano e costruivano secondo i canoni svevi. In ogni caso alcuni particolari costruttivi lasciano ipotizzare stili e strutture sveve autonome e preesistenti, infatti è anche possibile che Carlo I d'Angiò avrebbe riutilizzato alcune strutture in elevazione realizzate dallo stesso Manfredi.[35]

Il primo documento angioino in cui si parla del castello di Manfredonia è dell'aprile del 1279; nello stesso si legge che il re Carlo I, su proposta dell'ingegnere Joanne de Tullio (Jean de Toul - Johannes de Tulio), invita il giustiziere della Terra di Bari a reclutare la manodopera. Nel mese di febbraio del 1280 i primi muri iniziano ad essere elevati; nel 1282 le opere muraie sembrano essere terminate. Il castello era circoscritto da mura e fornito di cinque torri quadrate, quattro delle quali dispose agli spigoli delle cortine murarie. L'ultima ancora esistente nel suo impianto originario è quella ad est denominata appunto "Torre quadrata". Per la quinta torre è stata ipotizzata la sua collocazione nei pressi della porta principale esterna a nord-est. Gli ingegneri, gli architetti e i magistri che hanno lavorato al castello di Manfredonia, tra gli altri, risultano essere Jean de Toul, Pierre d'Angicourt, mag. Raynaldus Gallicus.[36]

In epoca aragonese si assisté a un processo di radicale trasformazione del complesso, nell'ambito di un complessivo progetto di fortificazione delle strutture difensive delle più importanti città costiere. Fu infatti disposta la costruzione di una nuova cortina muraria inglobante la struttura primitiva e dotata di una leggera inclinazione a scarpata tale da renderle più rispondenti alle esigenze dell'arte difensiva conseguenti all'uso dell'artiglieria militare. Agli angoli vengono costruiti quattro torrioni cilindrici più bassi di quelli interni. Dopo l'attacco nel 1528 del maresciallo francese Lautrec il torrione di nord-ovest venne modificato a bastione inglobando la precedente struttura a forma cilindrica. Anche le altre tre torri erano interessate al progetto di fortificazione ma questo non fu mai portato a termine. Nel 1620 il castello dovette capitolare all'attacco dei turchi a causa della esiguità dei pezzi di artiglieria e perché privo di parapetti protettivi sufficientemente alti a garantire l'incolumità dei difensori.

Nel corso del XVIII secolo la struttura venne usata come caserma ed il grande bastione a prigione. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata come piazza forte. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l'edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all'orfanotrofio militare di Napoli.

Nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l'impegno, da parte di quest'ultimo, di istituire al suo interno un museo per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante. L'attuale museo archeologico che custodisce stele daunie databili all'VIII-VI secolo a.C.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzi storici
  1. Palazzo San Domenico
    Palazzo san Domenico nei primi del '900
    Sito in piazza del Popolo, è sede del Comune. Caratterizzato da un colonnato e loggetta, fu convento dei Padri Domenicani, che alla fine del XIII secolo fino all'epoca napoleonica l'abitarono officiando nella Chiesa attigua (Chiesa di San Domenico).
  2. Palazzo Mettola Tra corso Manfredi e via Arcivescovado, fu della Famiglia De Florio, della quale si ricorda suor Antonia, che nel 1592 tramutava la sua abitazione nel monastero delle Clarisse.
  3. Palazzo De Nicastro Il palazzo, in stile tardo barocco, sorge in via Tribuna. In questo palazzo ebbe i suoi natali il musicista e storico Michele Bellucci (1849-1944).
  4. Palazzo Delli Guanti In Via San Lorenzo, in stile tardo barocco. Questo palazzo fu abitato nel 1432 dai Cavalieri Teutonici di San Leonardo. È caratterizzata nella parte centrale da un elegante loggiato con volte a crociera in colonnine che sovrastano il portale d'ingresso ad archivolto. All'interno vi è un grazioso cortile con scale di accesso al loggiato, dov'è custodito un crocifisso ligneo del XVIII secolo, testimone di una tradizione popolare. Dopo un salto di oltre tre secoli pervenne alla famiglia del Marchese Delli Guanti.
  5. Palazzo dei Celestini In corso Manfredi, dal 1350 monastero dei Celestini fu mutato in abbazia nel 1657. Nel XVIII secolo fu demolito e ricostruito secondo i dettami del barocco che oggi si ammira. Nel 1813 fu concesso al Comune da Gioacchino Murat per uso di Casa Comunale. Dopo recenti lavori di restauro è attualmente sede delle Civiche Biblioteche Unificate e dell'Auditorium Comunale.
  6. Palazzo De Florio Casa patrizia in stile barocco, fu fatta costruire da ricchi mercanti sipontini in contatto con Lorenzo il Magnifico e con i mercanti europei del Rinascimento. Il loggiato, di epoca posteriore al palazzo di pura linea classica, è costituito da una serie di archi a tutto sesto insistenti su pilastri a sezione rettangolare con semplici cornici all'imposta. Il tutto è coperto da una serie di volte a crociera.
  7. Palazzo delli Santi In via Santa Maria delle Grazie, risalente al XVIII secolo. Questo Palazzo è caratterizzato da un portale in pietra finemente lavorato in forma rococò e dalla elegante balaustra continua che sormonta il muro perimetrale del primo piano con pregevole soluzione di balconata d'angolo. Ospitò Ferdinando II, re di Sicilia nel 1859.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Fontane di Tommaso Piscitelli

Fontana commissionata nel 1932 dal sindaco (poi podestà) Pietro Simone all'artista pugliese, di Giovinazzo, Tommaso Piscitelli. Il progetto nasce in un contesto di rivalutazione urbana, voluto dallo stesso sindaco, che interessò la costruzione del Lungomare Diomede, oggi N. Sauro, il Viale della Stazione, poi Viale Sipontino, oggi viale G. Di Vittorio, con la relativa piantumazione di alberi ai lati della strada; la pavimentazione di molte strade, l'installazione di molte fontane per l'erogazione di acqua potabile gratuita; l’apposizione delle lapidi che ricordano i caduti della Prima Guerra Mondiale, con il relativo monumento presente nel "Parco delle Rimembranze" (cd. villa comunale) nei pressi del castello svevo-angioino-aragonese. Altri interventi si realizzarono con il restauro del Palazzo comunale (san Domenico), il Seminario adibito poi a Preventorio, il monastero di S. Benedetto e quello di S. Chiara; la piazza del Duomo e il castello stesso furono sottoposti a rifacimento. Il progetto della fontana Piscitelli, ora ubicata in piazza Falcone-Borsellino, è stato redatto dall’ing. Pagano con una previsione di spesa di L. 192.000, compresa la sistemazione della piazza. Per il reperimento della somma si contrasse un mutuo presso la Cassa DD.PP.

La sua collocazione e inaugurazione avvenne il 10 maggio del 1935. È un complesso monumentale bronzeo raffigurante un gigante, simbolo del Gargano, che regge una coppa, emblema dell'abbondanza, attorno alla quale sono disposte tre giovani donne che rappresentano le prevalenti attività economiche locali: l'agricoltura, la pesca e l'allevamento. All'apice della coppa sono posti tre putti che originariamente reggevano il fascio littorio, simbolo della Patria, durante il regime fascista.

Attualmente è ubicata in piazza Falcone Borsellino, nei pressi del Porto Turistico. Collocata nel 1935 in piazza del Duomo, venne rimossa nel 1967.

Nel 1992 viene restaurata dall'artista locale Franco Troiano, e successivamente collocata nel 2004 nei pressi della chiesa di s. Andrea Apostolo sul lungomare del Sole. La fontana ha subito, prima del riposizionamento, una modifica significativa durante il suo restauro, che ha suscitato diverse critiche: in luogo del fascio littorio, posizionato originariamente all'apice del complesso scultoreo, il restauratore locale ha posto un guscio di murice. Il significato di questa modifica "invasiva" è ad oggi sconosciuto e criticato per diverse ragioni estetiche.[37]

Dello stesso Piscitelli, è presente un complesso scultoreo chiamato "Monumento al Pescatore" (impropriamente chiamato "del Nettuno"), voluto sempre dal sindaco Pietro Simone, collocato ancora oggi nella sua posizione originaria, ossia Piazza Marconi, dove un tempo era presente la "stazione città", ultima fermata della linea Foggia-Manfredonia. Identica copia è stata collocata, nel 1925, in una piazza di Torre a Mare.[38][39]

  • Monumento Equestre al fondatore, Re Manfredi di Svevia

Nel 2015, il giorno 24 maggio, è stato installato un monumento a "Re Manfredi di Svevia", fondatore della città, al centro del piazzale Silvio Ferri, nei pressi del Castello svevo-angioino-aragonese, sul lungomare. L'autore è lo scultore Salvatore Lovaglio. L'intervento è stato finanziato con 152.169,00 euro, come dal quadro economico approvato con deliberazione della G.C. n. 143 del 09.07.2014, iscritte nel capitolo di spesa n. 6151, correlato al capitolo d’entrata n. 1118, finanziato con “contratto di mutuo con sponsorizzazione”, rep. n. 9521 in data 11.02.2015.[40][41][42]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco archeologico delle Basiliche di Siponto

Area archeologica che testimonia l'importanza raggiunta dall'antica Siponto in epoca romana, quando assunse il ruolo di uno dei principali porti della Regio II. I resti della basilica paleocristiana a tre navate con abside centrale e pavimento a mosaico, ricordano che fu sede di una delle più importanti diocesi della regione. Pregiati pavimenti musivi relativi alla fase di edificazione della basilica (IV secolo d.C.) e alla sua ristrutturazione, avvenuta nel secolo successivo, sono visibili all'interno della chiesa medievale di santa Maria Maggiore.

La chiesa, edificata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, è uno dei cardini dell'architettura romanica pugliese. Ha la forma di un cubo sormontato al centro da una piccola cupola e una cripta con ingresso dall'esterno. Tra la fine dell'XII e gli inizi del XIII secolo fu sottoposta a numerosi interventi di rifacimento. Per la costruzione e la decorazione architettonica furono reimpiegati materiali della più antica Siponto (colonne,capitelli). Pregevole il portale con archivolto sostenuto da due colonne poggianti sul dorso di un leone.[43]

Gli scavi in corso interessano l'età medioevale della città, prima del suo abbandono avvenuto nel corso del XIII secolo[44]

  • Coppa Nevigata

Coppa Nevigata è un sito risalente all'epoca del 1700 a.C. Fortificazione complessa con stretti passaggi, porte e torri. Sono evidenti tracce di assalti. All'interno dell'insediamento si ritrovano diverse ossa in contesti che ricordano rituali. Nell'VIII secolo a.C. l'insediamento è stato trasformato, riempiendo l'ultimo metro di pietre e sfondando la parete esterna; questo sistema di fortificazione non è stato ancora individuato in nessuna parte dell'Italia, ma solamente in altre zone del resto dell'Europa. Il sistema si basa sul cavallo di Frisia. Nel sito si ritrova ceramica micenea, importata dall'Egeo che poi veniva rirpodotta anche in loco. In questa struttura c'è la prima documentazione di murici frantumati che probabilmente servivano per estrarre la porpora.[45]

  • Grotte Scaloria - Occhiopinto
Grotta Scaloria nel 1967

Scoperta occasionalmente nel 1931, venne esaminatà più compiutamente nel 1967 evidenziando una cavità più profonda con uno scenario di grande suggestione tale da rimandare ad un utilizzo legato al culto di divinità associate all'acqua. Contenitori di ceramica dipinta sono stati rinvenuti collocati su tronconi di stalagmiti e con all'interno stalattiti concrezionate per lo stillicidio delle acque ricadenti dalla volta. Il culto, praticato attorno alla metà del IV millennio a.C., prevedeva anche la raccolta delle acque in una vaschetta rettangolare tagliata nella roccia. A questa preziosa testimonianza è legato un senso di magia accresciuto dalla probabilità che nella grotta si consumassero anche pasti rituali. Contestualmente alla frequentazione dell'area bassa della grotta per scopi cultuali, la parte alta risulta utilizzata come necropoli, come attestano i numerosi rinvenimenti di ossa e due sepolture, a fossa semplice con scheletro in posizione contratta e collettiva, con resti di individui di diverse età e sesso, morti probabilmente di malaria. Ad oggi le grotte non sono visitabili dal pubblico per via della particolare difficoltà e pericolosità delle attuali vie d'accesso.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Lago Salso
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Oasi Lago Salso.

Il lago Salso è una zona umida costituita da circa 550 ettari di canneto, dal 1992 parte del Parco Nazionale del Gargano. L'area, estesa originariamente circa 4000 ettari, è stata oggetto di pesanti interventi di bonifica iniziati nell'Ottocento e proseguiti soprattutto a partire dagli anni trenta. Oggi è alimentata dal canale Roncone, alimentato dalle acque del torrente Cervaro. Con l'istituzione del Parco Nazionale, l'attività venatoria è stata vietata e l'area è interessata da opere di rivalutazione naturalistica e agricola. Notevole per quantità e varietà è la presenza di uccelli migratori.

  • Bosco Quarto

Zona di grande interesse naturalistico, ricca di flora e fauna, è ricompresa, come altre zone del territorio sipontino, nel Parco Nazionale del Gargano. Confina a Nord con il territorio del comune di Cagnano, con l'Inversa della Bufalara e con il territorio di Carpino; a Est con il Bosco di Spigno e la Marguara; a Sud con la Difesa Casiglia, il Chiancatone e la Cavolecchia; a Ovest con il territorio del comune di San Giovanni Rotondo. Le sue altitudini vanno dai 500 agli 800 mestri. La sua estensione è pari a circa 2000 ha. Sono presenti cerri, faggi, carpini, aceri; alcuni esemplari di queste piante sono secolari.[46]

  • Zone verdi minori

Le uniche zone verdi sono: il "Parco delle Rimembranze" (che circonda il Castello) e le Pinete all'estrema periferia sud della città, in Siponto.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi decenni la città sta avendo un calo demografico significativo.

Abitanti censiti[47]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri residenti a Manfredonia, al 1º gennaio 2011, sono 1.070, pari al 1,86% della popolazione. Le comunità nazionali più numerose sono:

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La religione maggiormente diffusa per tradizione è il cattolicesimo. La città è sede dell'arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, erede dell'antica diocesi di Siponto attestata dal III secolo. A lungo sede metropolitana, dal 1979 l'arcidiocesi è suffraganea di quella di Foggia-Bovino.

Il territorio comunale è suddiviso in 14 parrocchie, 11 delle quali urbane e tre ubicate nelle frazioni.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno si svolge il Carnevale di Manfredonia, espressione di una tradizione secolare. La manifestazione si sostanzia nella sfilata annuale di qualche carro in cartapesta e numerosi gruppi mascherati che concorrono per l'aggiudicazione di premi.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Civiche Biblioteche Unificate: la biblioteca è costituita da diversi fondi, il primo dei quali risale al 1910 ed è composto da circa 600 volumi provenienti dal soppresso Convento dei Frati Minori della Curia Provincializia “S. Michele Arcangelo in Puglia”. Il fondo è stato organizzato da Luigi Pascale e dall’avv. Mario Simone. Attualmente ci sono 27000 volumi. La Sezione Locale formata da circa 1000 volumi offre la possibilità di studiare e approfondire la storia locale. Sono presenti anche diversi fondi provenienti da donazione di cittadini sipontini o delle rispettive famiglie.
  • Archivio storico del Comune di Manfredonia. Sono presenti documenti risalenti XVIII e al XVII secolo; esistono circa 2600 documenti. Attualmente l'archivio storico è in due sedi: l’Archivio storico di Via De Gasperi, con la maggior parte della documentazione e l’Archivio storico di Largo del Seminario.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a 8 scuole primarie statali (due delle quali parificate) e cinque scuole secondarie di primo grado statali (di cui una parificata), hanno sede a Manfredonia il liceo classico "Aldo Moro" e quello scientifico "Galileo Galilei", accorpati ora in unico istituto a partire dall'A.S. 2016/2017, ma in realtà già unificati a livello amministrativo e didattico dal 2012; l'istituto di istruzione secondaria superiore "Angelo Giuseppe Roncalli" (con liceo linguistico, artistico e delle scienze umane), e quattro istituti tecnici: l'economico "Giuseppe Toniolo", l'industriale "Enrico Fermi", il nautico "Generale Rotundi" e quello per geometri "Euclide" (questi ultimi tre accorpati in un unico istituto polivalente dai primi anni 2010). A partire dall'A.S. 2015/2016, è stata aperta una sede distaccata dell'istituto turistico - alberghiero "Lecce", inizialmente accorpata alla scuola media "Giuseppe Ungaretti" e poi, a partire dall'anno successivo, spostata nell'ex sede del liceo classico. In città sono presenti anche scuole private.

Università[modifica | modifica wikitesto]

In passato la città sipontina è stata sede della facoltà di Economia dell'Ambiente e del Territorio dell'Università di Foggia.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Nazionale di Manfredonia fu istituito su forte spinta dell'archeologo Silvio Ferri, che tra le altre cose, nella sua lunga e prestigiosa carriera, si dedicò costantemente e con professionalità alla scoperta e allo studio della antica e per certi versi ancora misteriosa civiltà delle stele daunie.

È ubicato all'interno dei locali del castello svevo-angioino-aragonese di Manfredonia.

Le esposizioni archeologiche del museo illustrano la storia dell'antico territorio sipontino e garganico.

Si segnala, per il pregio e la singolarità dei reperti, la nuova mostra delle stele daunie dal titolo "Pagine di pietra. I Dauni tra VII e VI secolo a.C.". Le stele sono lastre rettangolari in pietra calcarea decorate da ornati geometrici e scene figurate. Esse riproducono figure schematiche maschili e femminili, probabilmente riferibili ad entità di rango. Quelle maschili con armi mostrano pettorale, spada e scudo, quelle con ornamenti recano collane, fibule, cinture pendenti e dischi circolari. Le scene narrano del mondo degli antichi daunia: attività quotidiane, rituali, cerimonie nuziali e funebri, lotte armate a piedi o a cavallo. Le stele erano completate da teste incise con i tratti del volto (iconiche) o completamente lisce (aniconiche).

"Siponto: una città abbandonata nel Medioevo"

Al primo piano è ospitata la mostra dedicata alla civiltà sipontina. L'esposizione illustra i risultati dello scavo archeologico nel Parco archeologico di Siponto che, nell'arco di dieci anni di attività, ha restituito un comparto abbastanza esteso della Siponto vetus con le sue abitazioni, un impianto produttivo, una chiesa e relativa zona sepolcrale. La qualità dei reperti offre lo spaccato di una realtà socio economica abbastanza elevata che attesta l'importanza e lo splendore di questa città portuale protesa verso l'opposta sponda adriatica e l'oriente mediterraneo.

"I tesori dal mare"

Nella Torre Quadra è visitabile una esposizione dedicata all'archeologia subacquea. Si illustrano le scoperte effettuate fino ad oggi, per lo più fortuitamente, lungo il litorale della Daunia, da cui provengono numerose anfore da trasporto che documentano l'intensa attività commerciale lungo le rotte adriatiche della Daunia romana. Insieme alla ricostruzione di un fondale marino e di una imbarcazione, la mostra espone una stele con una scena di navigazione su una imbarcazione dalla vela quadrata; a bordo l'equipaggio con il timoniere a poppa e un altro uomo con le braccia sollevate a prua.

Lapidario

La sezione raccoglie materiali architettonici ed epigrafici provenienti in prevalenza dall'area archeologica di Siponto. Capitelli, cornici, mensole documentano l'aspetto monumentale della città, dall'età augustea all'età medioevale, così le epigrafi costituiscono una fonte ricchissima di notizie sull'aspetto amministrativo e religioso. Dall'area di San Leonardo in Lama Volara proviene un rilievo con scena dell'Annunciazione (XI-XII secolo).[48]

  • Museo Archeologico diocesano

Con fondi regionali, europei e dell'8 per 1000 è stato realizzato un lavoro di catalogazione di tutti i beni della Diocesi, seguito da interventi di restauro che hanno coinvolto numerosi esperti. Il percorso si articola, seguendo il criterio cronologico, in ben 21 ambienti; capisaldi espositivi sono la collezione lapidea costituita da materiali provenienti dalla Siponto antica e medievale e la collezione donata dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini. Va annoverata, poi, la “Galleria degli Arcivescovi”, fulcro tematico nel quale il reperto archeologico lascia il posto alla rassegna storica delle figure in capo alla Diocesi sipontina, che comprende pannelli in materiale plastico e 12 tele dipinte originali. Si annoverano, poi, arredi e suppellettili liturgiche, volumi e paramenti sacri.[49]

  • Museo Etnografico di Siponto
  • Museo Storico dei Pompieri e della Croce Rossa italiana

Il Museo, inaugurato nel luglio 2017, nasce dall'iniziativa di un privato e raccoglie testimonianze della lotta contro il fuoco organizzate in quattro padiglioni. Il primo padiglione ospita per lo più documenti (libri, regolamenti, cataloghi ed incisioni); il secondo è dedicato al soccorso pompieristico e alla Croce Rossa Italiana ed ospita medaglie dei pompieri, sciabole, spade ed alcune divise di pompieri e uniformi da crocerossina; il terzo padiglione è dedicato ai vari incidenti verificatisi durante il ventennio di attività del IV Centro Petrolchimico ANIC, in particolare l'incidente petrolchimico ANIC del 1976; il quarto padiglione ospita esempi di sistemi di soccorso aereo ed a distanza (scale aeree, scale a pioli, funi, scale con ramponi).

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Manfredonia Centro (103.0 MhZ), nata nel 1978 è la principale emittente della città;
  • Rete Smash (97.5 MhZ)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Manfredonia TV;

Anche altre emittenti televisive curano l'informazione per la città di Manfredonia, tra queste spicca "Telesveva". Grande lustro hanno avuto in passato "Radio Puglia", "T.R.I.- TeleRadioInformazione", "Radio Amica", "Radio Delta" e le emittenti televisive "Tele Manfredonia" e "Telegolfo", tutte chiuse negli anni.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Lettl

Artista tedesco, surrealista e impressionista, nato e morto ad Augsburg (Augusta) in Germania, ha passato dal 1973 a poco prima della sua morte, ogni vacanza estiva nella sua residenza di Manfredonia, precisamente sulla riviera sud di Siponto. Wolfgang Lettl è stato molto legato al territorio e al contesto naturalistico sipontino per via della particolare ispirazione da esso ricevuta tale per cui realizzò anche una intensa produzione in stile impressionista. Nell'anno 2017, a Manfredonia, nei locali delle ex Fabbriche del convento di san Francesco, si è tenuta una mostra con 35 opere impressioniste e 40 opere surrealiste, la prima in Italia a lui dedicata.[50][51]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Il più antico teatro di cui si hanno notizie è il de Florio, edificato da Giacomo de Florio nel 1692 (secondo altre fonti nel 1708), ora inesistente perché andato distrutto. È stato attivo almeno fino al 26 ottobre del 1842. Era ubicato nell'attuale Largo Teatro Vecchio. Sulla sua sommità era posta una epigrafe: "Gli animi dei giovani, che si lanciano attraverso i pericolosi sentieri dei sensi, vengano richiamati alla pubblica allegrezza, affinché per mezzo delle conversazioni scherzose delle commedie, le attività dei costumi, della scuola, del corpo e della mente vengano restituiti all'eleganza"[52][53]

Nel 1902 fu costruito il piccolo cinema-teatro Eden a ridosso della Cappella della Maddalena. Fu distrutto insieme alla notevole struttura liberty dell'albergo Daniele, per far posto alla odierna sistemazione della piazzetta Mercato.[54]

L'attuale teatro comunale è ubicato, attivo con ricche stagioni di prosa, è stato intitolato a Lucio Dalla, sorge in via della Croce, nell'omonimo quartiere cittadino.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Una antica fotografia di Manfredonia, che raffigura Piazzale Diomede (dal nome del mitico fondatore dell'antica Siponto), è stata scelta nel 1971 come copertina del 45 giri della celebre 4/3/1943 di Lucio Dalla. Lo stesso cantautore scelse Manfredonia (città dove visse le sue estati nell'infanzia, e trascorreva parte dell'anno) come copertina dell'album Cambio del 1990. Sul lato principale appariva la foto del cantautore adolescente con mamma Iole ed una cugina seduti al tavolo di un noto locale manfredoniano, sul fronte retro la foto degli anni'50 del cinema all'aperto "Arena Pesante" (dismesso negli anni'80).

Manfredonia è citata nella canzone Agapito Malteni il ferroviere presente nel primo album di Rino Gaetano Ingresso Libero del 1974.

Manfredonia è anche citata come ritornello nella canzone Canale 2, parodia italiana della canzone di Billy More Come On And Do It della musica demenziale del cantante tranese Leone Di Lernia pubblicata nell'album Porcello 2 - Il ritorno del 2002[56].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio internazionale di canto lirico, a cura dell'Accademia Musicale "Re Manfredi"[57]
  • Concorso nazionale di poesia "Città di Manfredonia"[58]
  • Premio internazionale di cultura "Re Manfredi"[59]
  • Premio della Daunia "Argos Hippium"[60]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica di Manfredonia
Panoramica di Manfredonia

L'economia cittadina attualmente è basata primariamente sui servizi derivanti da strutture pubbliche sanitarie, istituzionali e scolastiche. In ragione minore sugli altri settori.

Al 2016, da dati della Camera di Commericio di Foggia, sul territorio sipontino sono attive 3422 imprese di cui 1.334 operano nel settore primario (39%), 205 nel settore manifatturiero e costruzioni (6%), 900 nel commercio (26%), 181 nel turismo (5,2%), 896 nel settore dei servizi (26,2%).[61]

Uno dei porti di Manfredonia è tra i più attivi dell'Adriatico pur presentando, ad oggi, forti criticità legate soprattutto alla grande distribuzione del pescato, avendo, la struttura del Mercato Ittico di Manfredonia subito negli anni passati una gestione poco oculata tale da portare al fallimento. Attualmente il Mercato Ittico costato diverse centinaia di migliaia di euro è chiuso.[62]

Il settore turistico si basa esclusivamente sulla presenza di lidi balneari nelle località di "Spiaggia Castello" o "Spiaggia Diomede", Siponto, Rivera sud e a nord lungo la costa rocciosa in direzione Mattinata. La costa settentrionale di Manfredonia (località "Acqua di Cristo") è rocciosa e caratterizzata dalla presenza di diverse zone ad accesso libero. Con la costruzione del porto turistico "Marina del Gargano" la città si è dotata di una costosa infrastruttura di servizio per il turismo nautico e da diporto. La presenza di diverse zone archeologiche, come quella del parco archeologico di Siponto, degli ipogei Capparelli, della Masseria Mascherone, di Coppa Nevigata, delle grotte Scaloria-Occhiopinto, e di varie zone distribuite su tutto il circondario, compreso il territorio a nord-est, rende la cittadina attrattiva per il visitatore interessato a questa tipologia di beni culturali.

Le industrie sono presenti soprattutto nella parte settentrionale del territorio urbano, nella zona ex-Enichem (ad es. Manfredonia Vetro (poi Sangalli Vetro), Inside, attualmente entrambe in stato di improduttività)[63] e lungo la strada statale 89 a pochi km dall'abitato, nelle cd zone industriali DI46 e DI49, ricadenti entrambe in territorio ZPS e SIC, tutelato paesaggisticamente e naturalisticamente da direttive europee.

Nella seconda metà del Novecento, la città si è ingrandita notevolmente anche per l'effetto dello sviluppo industriale ed economico in generale, legato sia all'insediamento del petrolchimico Anic-EniChem, sia al notevole progresso tecnologico applicato all'economia della pesca e dell'agricoltura.

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica wikitesto]

L'agricoltura costituisce ancora oggi un importante settore economico del vasto territorio di Manfredonia, rappresentando una notevole fonte di reddito ma in misura molto minore, di occupazione.

Il Consorzio di Bonifica della Capitanata, nella prima metà del secolo scorso, realizzò delle vasche di colmata tra il Cervaro e il Candelaro, per una superficie di circa 10.000 ettari, effettuando parimenti diversi interventi di sistemazione idrica. Questi primi interventi hanno reso coltivabili diversi ettari di terreno. Nell'ambito di questi interventi si segnala la colmata di 500 ettari del torrente Roncone che permise l'insediamento di un'azienda concessionaria del Comune di Manfredonia, la "Daunia Risi".

Da questa serie di interventi il Cervaro cambierà corso, sfociando in una zona adiacente, ma non più quella originaria. La zona del basso Tavoliere rientrante nel territorio di Manfredonia, sarà teatro, nella prima metà del secolo scorso, di diversi interventi di bonifica tali da cambiarne sostanzialmente la morfologia.

Nel 1947, 84 proprietari posseggono più di 100 ettari, il 73% dell'intera superficie coltivabile, 17 di questi hanno più di 600 ettari ciascuno, il 35% dell'agro. Con la riforma agraria di quegli anni la situazione proprietaria cambierà; infatti più di 500 contadini avranno in assegnazione terre da coltivare. I poderi concessi dalla riforma agraria prevedevano la costruzione di fabbricati, le cd case coloniche, che andarono ad antropizzare un territorio che fino ai decenni precedenti conosceva solo grandi masserie fortificate ad uso agricolo o pastorale. Si tratta delle zone di Beccarini, Cutino, Coppolachiatta, Versentino, Scorfola, Macchiarotonda, Pescia, Vernareccia, Amendola, Santatecchia, Piscitella, Ramatola, Fonterosa. In alcune di queste contrade si costruiranno delle scuole elementari con spacci e uffici.

Le tipologie di colture erano (ed in parte rimangono) vigneti, frutteti, barbabietola da zucchero, pomodoro, ed una vasta varietà di ortaggie e legumi.

Negli anni '60 le particolari congiunture economiche ed in particolar modo quelle del settore primario, portano a un esodo dei coltivatori e delle famiglie verso le città del nord Italia ed europee (Germania, Francia, Belgio),ma anche Stati Uniti d'America e America del sud. I terreni verranno ceduti favorendo la nascita di aziende agricole di medie dimensioni.

« Al censimento dell'agricoltura del 1971, quando il territorio del Comune comprende anche quello, di 4 mila ettari, che sarà poi attribuito al nascente Comune di Zapponeta, la superficie agraria risulta di 23.688 ettari a seminativi, 6827 a prati e pascoli, appena 1892 a colture legnose agrarie (solo il 9,6% della superficie totale, contro il 31,27 di Cerignola, il 29,92 si San Severo, il 90,60 di San Ferdinando di Puglia, il 49,50 di Trinitapoli, il 26,15 di Torremaggiore, il 23,21 di Orta Nova.) I terreni in affitto occupano una superficie di 8.981 ettari (il 25,27% dell'intera superficie agraria, contro una media provinciale del 16,34%, il 16,52 di San Severo, il 12,83 di Lucera, il 10,61 di Foggia, il 5,19 di Cerignola). Tra il censimento del 1951 e quello del 1991 la popolazione attiva in agricoltura diminuisce in percentuale dal 54,9 al 12,5 (gli addetti, esclusi quelli di Zapponeta, sono 1901, dei quali 944 lavoratori in proprio e coadiuvanti). »

(Manfredonia negli anni della prima Repubblica, Michele Magno, Edizioni del Golfo)

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La storia degli insediamenti industriali nel territorio sipontino, ripropone l'annoso problema del carattere ambiguo che ebbe il processo di industrializzazione del Meridione d'Italia iniziato alla fine degli anni '60 e proseguito nei decenni seguenti fino ad arrivare, per Manfredonia, alla fine degli anni '90, quando furono finanziati diversi protocolli d'intesa[64] tra lo Stato e le sue derivazioni e varie organizzazioni di categoria. Questi ultimi hanno visto l'impiego di circa 1500 miliardi di lire, cofinanziati dallo Stato e dalla Comunità europea. Ad oggi, (a distanza di 20 anni) sono pochissime le società ancora attive, nonostante diverse abbiano beneficiato di finanziamenti e di notevoli agevolazioni; si evidenzia così, ancora una volta, una pessima gestione degli investimenti pubblici da parte della classe dirigente.[65]

In relazione alla storia industriale di Manfredonia del XIX secolo, quindi prima, sia del periodo fascista che dell'industrializzazione del Mezzogiorno ad opera dello Stato avvenuta nel dopoguerra, si può far riferimento a due realtà presenti all'epoca sul territorio: il mulino Musti e il cementificio "La Sipontina". Sul finire del 1800 un imprenditore di Barletta, Giuseppe Musti, costruì, appena fuori dal centro, un impianto di macinazione del grano, con annesso pastificio. Successivamente passò alla ditta Sacco di Lucera e poi ad una società immobiliare di Roma. L'attività nel 1913 passò infine alla D’Onofrio & Longo di Foggia, che ne continuò l'attività fino al 1950, quando la produzione cessò, per via di un devastante incendio che distrusse gran parte degli impianti. Un ulteriore stabilimento industriale di cui si segnala la presenza nei primi del '900 è il cementificio "La Sipontina" di Santollino & C. che sorse nel 1908. Nell'anno 1913 si trasferì in uno stabilimento costruito per l'uso nei pressi del più vicino scalo ferroviario in località Cala dello Spuntone ove oggi sorge il nuovo porto turistico "Marina del Gargano"

Due sono stati i grandi interventi economici di matrice pubblica: l'Aji no Moto – Insud[66][67] (la traduzione letterale di Aji no Moto è "Essenza del gusto", usato come marchio per il glutammato monosodico della compagnia giapponese oggi ancora esistente) e l'Anic (EniChem).

Sul finire degli anni Sessanta del Novecento, il territorio di Manfredonia e quello circostante si apprestò a subire le conseguenze di uno sviluppo industriale legato al massiccio intervento statale. Proprio in questo periodo fu insediato il petrolchimico Anic, poi EniChem e della Società Chimica Daunia (SCD) compartecipata dall’Anic e dalla SNIA, in località Macchia, nel territorio del comune di Monte Sant'Angelo. Nel 1971 si avviava l’attività produttiva della SCD, riguardante il caprolattame (monomero del nylon) e il solfato ammonico (fertilizzante); nel 1972 iniziava la produzione di urea (fertilizzante) negli impianti dell’ANIC.

Lo stesso complesso industriale è stato colpito da diversi incidenti. Tra i più significativi e nefasti si segnala quello avvenuto il 26 settembre 1976. Lo scoppio di una colonna di lavaggio dell'Ammoniaca determinò la dispersione in atmosfera di diverse tonnellate di Anidride arseniosa e di Ossido di carbonio.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Incidente petrolchimico Anic Monte Sant'Angelo del 1976.

Nel 1979 un altro incidente dell'Enichem Agricoltura determinò un'ingente fuga di Ammoniaca: per l'intenso odore che si diffuse nella città una parte degli abitanti scelse autonomamente di evacuare per alcuni giorni.

Nell'autunno del 1988, il paventato arrivo nel porto alti fondali, della nave "Deep Sea Carrier", carica di rifiuti tossici e nocivi e pertanto ribattezzata nave dei veleni, alimentò nella popolazione un fortissimo movimento di opposizione per la presenza dello stabilimento EniChem. Sempre sul finire degli anni Ottanta, nello stesso periodo dei movimenti di opposizione della cittadinanza, due inchieste per inquinamento marino causarono la cessazione della produzione di Caprolattame nel 1988. Negli anni successivi lo stabilimento venne definitivamente chiuso.[68]

  • Contratto d'area (anni '90 e 2000)

Il 4 Marzo del 1998 viene firmato il Contratto d'Area di Manfredonia. La fonte normativa di riferimento è la Delibera CIPE del 21 marzo 1997; il soggetto gestore: Consorzio Manfredonia Sviluppo S.C.P.A. Gli obiettivi del Contratto d’area: recuperare, bonificare e riconvertire la produzione dell’ambito territoriale di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata considerato area di crisi conseguente al processo di deindustrializzazione derivato dalla chiusura dello stabilimento Enichem-Agricoltura di Macchia-Monte S.Angelo; riqualificare e rioccupare il maggiore numero di lavoratori espulsi dai suddettiprocessi di dismissione aziendale. L’ambito territoriale è costituito dai Comuni di Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo. È questa un’area definita “di crisi” dalla deliberazione CIPE del 21 marzo 1997, connotata dal processo di deindustrializzazione avutosi in seguito alla chiusura dello stabilimento Enichem-Agricoltura di Macchia-monte S.Angelo e da un alto tasso di disoccupazione. Il soggetto Responsabile Unico è il (Sindaco della città di Manfredonia).

I soggetti coinvolti sono stati: Amministrazioni comunali di Manfredonia, Mattinata, Monte S. Angelo; Organizzazioni istituzionali: Presidenza Consiglio dei Ministri, Comitato di coordinamento delle iniziative per l’occupazione del Ministero del lavoro, Regione Puglia, Provincia di Foggia; Organizzazioni di categoria: Consorzio ASI di Foggia, CGIL, CISL, UIL, Confindustria Associazione industriali di Capitanata; Altri soggetti: Manfredonia Sviluppo S.C.p.A., Enisud, Agricoltura SpA, Sovrintendenza Archeologica della Puglia, Azienda Sanitaria Locale Fg/2, Comitato provinciale dei Vigili del Fuoco di Foggia, Enel SpA, Acquedotto Pugliese SpA; Altre forme di cooperazione: il 12 novembre 1998 è stato sottoscritto il 1° protocollo aggiuntivo al Contratto d’Area. Al Consorzio ASI sono stati assegnati circa 11 miliardi per la realizzazione di ulteriori infrastrutture funzionali alle iniziative imprenditoriali da insediarsi. nell’area ex Enichem.[69] Il 19 marzo 1999 è stato firmato il 2° Protocollo aggiuntivo comportante oneri per lo Stato a valere su fondi CIPE. In data 28 luglio 2003 il Ministero delle Attività Produttive ha autorizzato la rimodulazione delle risorse rivenienti dalle rinunce ed ha emanato il bando al “terzo Protocollo aggiuntivo al Contratto d’Area di Manfredonia”. Il 10 marzo 1998 è firmato un Protocollo d’intesa per lo sviluppo di partenariato d’impresa tra l’area di Treviso e Vicenza e l ’area di Foggia, accordo fortemente sostenuto dalla Presidenza del Consiglio per invogliare le imprese del Nord-Est a guardare con attenzione ai particolari vantaggi localizzativi previsti per l’area di Manfredonia, in termini di contributi finanziari, di maggiori condizioni di flessibilità, di accelerazione dei tempi amministrativi, di sicurezza e controllo del territorio.

Sullo strumento del contratto d'area e la sua esecuzione è in corso un dibattito che sta facendo emergere diverse critiche rivolte alla scelta di reindustrializzazione connessa, supportata e in alcuni casi incoraggiata dalle amministrazioni degli anni '90 in poi.[70] La critica più ricorrente è quella secondo cui questa scelta ad oggi rappresenta la continuazione di scelte industriali statali quasi del tutto improduttive e aliene ai processi economici e culturali delle Comunità locali di riferimento. Ad oggi, infatti, quasi tutti gli insediamenti produttivi installati in quegli anni sono chiusi o falliti.[71] Per la realizzazione del Contratto d’Area, si è programmato un investimento pari a €25.234.000, di cui € 20.604.000 da risorse comunitarie e € 4.630.000 da finanziamento previsto dalla L.488/92. Il contributo pubblico previsto è stato pari a € 773.700.000, pari a circa 1500 miliardi di vecchie lire[72]

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Manfredonia faro porto molo levante.jpg

Fino agli anni della seconda guerra mondiale esistevano una decina di motopescherecci e un centinaio di barche a vela attrezzate per la pesca. La classe dei pescatori, all'epoca era in una situazione di forte povertà, che superava addirittura le condizioni di disagio della classe dei contadini. Sul finire degli anni '30 si costituì una cooperativa che riuniva i pescatori con più figli. Durante gli anni '50 e '60 la categoria vive un netto miglioramento delle condizioni di vita economica, anche per il ripristino dei collegamenti interrotti durante la guerra. Il boom vero e proprio inizia da quando la Cassa per il Mezzogiorno contribuisce alla sostituzione dei vecchi pescherecci, con nuovi moto-pescerecci, completi di tutte le attrezzature necessarie per una pesca più proficua e professionale. La produzione aumenta ed è in media, dal 1961 al 1967 di circa 30.000 quintali all'anno. Il pescato aumenterà sempre di più per tutti gli anni successivi. Al 1991 risultano registrati 945 addetti al settore. Alla fine degli anni '90 la marineria di Manfredonia contava più di 400 motopescherecci attivi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente Manfredonia è servita da autolinee della SITA e delle Ferrovie del Gargano collegandola a numerose località della provincia di Foggia e di Bari. Inoltre la città è collegata, grazie ad un servizio di autobus, con Roma e con le maggiori città italiane. Il trasporto urbano è assicurato da 6 linee comunali che collegano i quartieri della città, più altre 3 linee per il mercato settimanale - che si tiene il martedì in zona Scaloria - e un centro commerciale a nord-est della città.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Manfredonia è collegata a Foggia attraverso la Strada statale 89 Garganica che da Manfredonia si sviluppa per Mattinata, Vieste e tutto il resto della costa garganica; nel suo territorio inizia la Strada provinciale delle Saline che la collega a Zapponeta, Margherita di Savoia, Barletta, Trani, Bari. È presente una discreta rete stradale a carattere provinciale che collega il centro urbano al resto del territorio.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Manfredonia
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ferrovia Foggia-Manfredonia.

La città è dal 1885 capolinea della ferrovia Foggia-Manfredonia, a carattere regionale e binario unico, che la connette alla rete ferroviaria nazionale attraverso un servizio a spola. La Stazione di Manfredonia è situata in Piazza della Libertà.

Treno-tram - Stazione Manfredonia Ovest La stazione di Manfredonia Ovest, costruita nel 2014, è una fermata ferroviaria inattiva e mai entrata in funzione, posta sulla linea Foggia-Manfredonia, nella periferia occidentale della città di Manfredonia, fuori dal tessuto urbano della città garganica, a 5 km dal centro..[73]

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porto di Manfredonia.
Faro di Manfredonia. Porto. Molo di Levante.
Porto alti fondali. Particolare.

Il porto vecchio (o porto commerciale), delimitato dai moli di Ponente e di Levante, è impiegato per la flotta peschereccia - una delle più grandi dell'Adriatico - ed inoltre per il traffico commerciale, per le navi passeggeri dirette alle Isole Tremiti e per le forze armate.

Il porto industriale (o porto Alti Fondali) è situato a circa 1.8 mg ad est: fu costruito negli anni settanta in funzione delle esigenze del petrolchimico Anic/EniChem e del trasporto di materie prime alimentari. Nel 1988 il movimento merci raggiunse gli 1,76 milioni di tonnellate. La maggior parte dei traffici interessava la Grecia, la Turchia, la Libia, l'Egitto, l'Algeria e la Tunisia. Oggi versa in uno stato di semi-abbandono.

Il porto turistico "Marina del Gargano" è posto a ridosso del molo di ponente. Ha oltre 700 posti barca e servizi per la diportistica.

Aeroporto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Borgo Mezzanone.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Manfredonia è gemellata con la città statunitense di Chattanooga[74]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sindaci della città dalla proclamazione della Repubblica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 agosto 1946 29 novembre 1946 Alfonso Rossignoli - Commissario Prefettizio
1º dicembre 1946 25 agosto 1948 Nunzio Casalino Partito Comunista Italiano Sindaco
4 settembre 1948 2 gennaio 1949 Felice Cafarelli - Commissario Prefettizio
11 gennaio 1949 2 maggio 1949 Francesco Puglisi - Commissario prefettizio
31 maggio 1949 17 novembre 1958 Giuseppe Brigida Democrazia Cristiana Sindaco
18 novembre 1958 28 dicembre 1960 Pietro Montesanti - Commissario prefettizio
29 dicembre 1960 22 dicembre 1961 Alfonso Mario De Padova Sindaco
23 dicembre 1961 30 settembre 1962 Leopoldo Carneglia - Commissario prefettizio
1º ottobre 1962 9 dicembre 1966 Nicola Ferrara Democrazia Cristiana Sindaco
10 dicembre 1966 7 novembre 1968 Antonio Valente Sindaco
8 novembre 1968 13 luglio 1969 Francesco Latilla - Commissario prefettizio
14 luglio 1969 29 giugno 1975 Nicola D'Andrea Partito Comunista Italiano Sindaco
30 giugno 1975 17 gennaio 1982 Michele Magno Partito Comunista Italiano Sindaco
18 gennaio 1982 16 agosto 1985 Girolamo Campo Partito Comunista Italiano Sindaco
17 agosto 1985 15 aprile 1987 Enrico Carmone centrosinistra Sindaco
16 aprile 1987 3 agosto 1989 Matteo Quitadamo Democrazia Cristiana Sindaco
4 agosto 1989 14 febbraio 1990 Agostino Ricucci - Commissario prefettizio
15 febbraio 1990 22 ottobre 1990 Michele Spinelli Partito Comunista Italiano Sindaco
23 ottobre 1990 10 giugno 1992 Francesco Castriotta Partito Comunista Italiano - Partito Democratico della Sinistra Sindaco
11 giugno 1992 8 gennaio 1993 Agostino Ricucci - Commissario prefettizio
9 gennaio 1993 17 gennaio 1994 Giuseppe Sinigallia centrosinistra Sindaco
18 gennaio 1994 1º giugno 1995 Giuseppe Dicembrino Centro Cristiano Democratico Sindaco
2 giugno 1995 23 novembre 1995 Orazio Ciliberti - Commissario prefettizio
24 novembre 1995 4 maggio 2000 Gaetano Prencipe Comitati Prodi Sindaco
5 maggio 2000 31 marzo 2010 Francesco Paolo Campo Democratici di Sinistra - Partito Democratico Sindaco
1º aprile 2010 in carica Angelo Riccardi Partito Democratico Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Calcio

Nel comune ha sede la società di calcio A.S.D. Manfredonia Calcio, fondata nel 1932 e militante in Serie D dal campionato 2013-2014. Le società Castriotta Calcio Manfredonia e Atletica Manfredonia, hanno invece disputato campionati dilettantistici regionali. La squadra di calcio a 5 Manfredonia C5, milita nel campionato di serie B dal 2004. Al campionato regionale di serie C 2014-2015 di calcio a 5 femminile hanno partecipato le società A.S.D. Manfredonia C5 e F.C.D. FoveaDonia[75]. Quest'ultima nel recente passato ha militato per quattro stagioni consecutive in serie A[76].

  • Pallavolo

La squadra femminile di pallavolo, A.S.D. Volley Manfredonia nata nel 1987, ha militato per qualche stagione in serie B e nel 2014-2015 ha disputato il campionato regionale di serie C[77]. La Volley Club Manfredonia, squadra maschile fondata nel 1977, ha partecipato al campionato regionale di serie D nel 2014[78].

  • Campionati Mondiali Studenteschi di Beach Volley

Dal 26 maggio al 2 giugno 2013 Manfredonia è stata la sede dei Campionati Mondiali Studenteschi di Beach Volley. La kermesse internazionale è stata promossa dall'International School Sport Federation (ISF) e organizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) e dalla Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV). I campi da gioco, con relative strutture, sono stati installati presso la Spiaggia Castello.[79]. Vincitrici dei tornei maschile e femminile sono state le 2 squadre provenienti dal Brasile.[80]

  • Pallacanestro

Le due squadre di pallacanestro, A.S.D. Basket Giuseppe Angel[81] e A.S. Atletica Manfredonia, sono attive a livello regionale.

  • Pallamano

La squadra di pallamano Freetime Handball Manfredonia ha partecipato al campionato di serie B interregionale nel 2012[82].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Serricchio, C., Note su Siponto antica, Manfredonia 1976; Id., Iscrizioni romane, paleocristiane e medievali di Siponto, Manfredonia 1978."
  4. ^ Progetto LIFE+ LIFE07NAT/IT/000507 - Interventi di conservazione per l’avifauna prioritaria nell’Oasi Lago Salso (PDF), su lifelagosalso.it.
  5. ^ Oro-idrografia dell'Italia, Vallardi, 1873, pag 286
  6. ^ Origini - XXXI - Aa.Vv., Alessandra Manfredini - 2011 - pag. 104
  7. ^ Foggia: Piena del Cervaro. Comitato spontaneo: dopo un anno nessun intervento - CITTÀ - Teleradioerre.it>
  8. ^ Pioggia e crolli, Puglia sott' acqua - la Repubblica.it
  9. ^ La catastrofe del Tavoliere - la Repubblica.it
  10. ^ Oro-idrografia dell'Italia, Vallardi, 1873, pag 285
  11. ^ Epigrafia e territorio, politica e società: temi di antichità romane, Mario Pani - 1983 - pag 54
  12. ^ Salpia Vetus: Archeologia di una città lagunare - pag. 63 e 76
  13. ^ Atti parlamentari, Volume 1, Italy. Parlamento Tip. E. Botta, 1904, pagg 171, 188, 190
  14. ^ Luigi Pascale, L'Antica e la Nuova Siponto, Conti Rifredi, Firenza, 1932.
  15. ^ Luigi Pascale, L'Antica e la Nuova Siponto, Conti Rifredi, Firenze, 1932.
  16. ^ [1], Attestazione comunità ebraica presso Siponto.
  17. ^ [2], Studio di Pasquale Ognissanti sulla comunità ebraica a Manfredonia.
  18. ^ [3], Attestazione comunità ebraica presso Manfredonia.
  19. ^ C. Sirat, M. Beit-Arié, Manuscrits médiévaux en caractères hébraiques portant des indications de date jusq’à 1540, Jerusalem-Paris 1972, I, 132."
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Luigi Pascale, "L'antica e la Nuova Siponto", Firenze - 1932 - Tip. Conti - Rifredi
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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