Gorizia

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Gorizia
comune
Gorizia – Stemma Gorizia – Bandiera
Gorizia – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Gorizia-Stemma.png Gorizia
Sindaco Ettore Romoli (Il Popolo della Libertà-Lega Nord) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 45°56′06.72″N 13°37′09.48″E / 45.9352°N 13.6193°E45.9352; 13.6193 (Gorizia)Coordinate: 45°56′06.72″N 13°37′09.48″E / 45.9352°N 13.6193°E45.9352; 13.6193 (Gorizia)
Altitudine 84 m s.l.m.
Superficie 41,11 km²
Abitanti 35 315[1] (30-11-2012)
Densità 859,04 ab./km²
Frazioni vedi elenco
Comuni confinanti Collio (Brda) (SLO), Farra d'Isonzo, Mossa, Nova Gorica (SLO), San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, San Pietro-Vertoiba (SLO).
Altre informazioni
Lingue friulano, sloveno
Cod. postale 34170
Prefisso 0481
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 031007
Cod. catastale E098
Targa GO
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 333 GG[2]
Nome abitanti goriziani
Patrono santi Ilario e Taziano
Giorno festivo 16 marzo
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Gorizia
Posizione del comune di Gorizia nella provincia omonima
Posizione del comune di Gorizia nella provincia omonima
Sito istituzionale

Gorizia (IPA: [ɡoˈritʦja][3], Gurize in friulano standard[4], Guriza in friulano goriziano[5], Gorica in sloveno[6], Görz in tedesco) è un comune italiano di 35.803 abitanti[7], capoluogo dell'omonima provincia nel Friuli Venezia Giulia.

La città è punto focale di congiunzione fra il mondo latino, slavo e germanico. La componente italiana si articola in massima parte in due grandi realtà linguistiche e culturali, quella friulana, originaria della città, e quella giuliana, dovuta al passato asburgico di Gorizia e ad un'antica immigrazione, risalente agli albori dell'età moderna e protrattasi fino al secondo dopoguerra (alimentata in gran parte, quest'ultima, dagli esuli provenienti dall'Istria e dalla Dalmazia).

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, le Valli dell'Isonzo e del Vipacco, importante luogo di transito già in tempi remoti, Gorizia è bagnata dal fiume Isonzo. La città si affaccia sulla pianura isontina circondata dalle dolci colline del Collio note per la coltivazione della vite e la produzione di ottimi vini.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Gorizia.

Gorizia è riparata a nord dai monti e non risente dei freddi venti settentrionali ma, trovandosi quasi allo sbocco dei valichi prealpini e carsici, è soggetta alla bora che soffia da est. Tale vento, che generalmente è secco, talvolta può portare abbondanti nevicate. La bora, però, che soffia dalla valle del Vipacco attraversandola molto violentemente, incontra prima di Gorizia l'ostacolo delle colline a est della città, che ne mitigano sensibilmente la furia. Il clima di Gorizia, relativamente temperato, è tuttavia influenzato dai venti freschi e umidi provenienti da sud-ovest, che penetrano nella pianura isontina verso cui si apre la città. In estate sono abbastanza frequenti i fenomeni temporaleschi e grandinate: non è raro lo scirocco, cui fanno seguito, di norma, abbondanti precipitazioni.

GORIZIA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,0 8,8 12,5 17,1 22,0 25,2 27,8 27,8 24,5 19,5 12,9 8,5 8,1 17,2 26,9 19,0 17,8
T. min. mediaC) -0,2 0,7 3,3 7,4 10,6 13,9 15,8 15,7 13,1 9,1 5,5 1,5 0,7 7,1 15,1 9,2 8,0

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Gorizia.

Età antica e medievale[modifica | modifica sorgente]

« MEDIETATEM UNIUS CASTELLI DICTI SYLICANI ET VILLAE QUAE SCLAVONICA LINGUA VOCATUR GORIZA. »

Più o meno nell'area dove attualmente si trova la città di Gorizia sorgevano, fin dal I secolo a.C., due centri abitati romani di modesta entità, Castrum Silicanum da cui trasse origine il villaggio di Salcano, oggi Solkan, un sobborgo di Nova Gorica; e Pons Aesontii o (Pons Sontii), attuale località Mainizza, come indicato sulla Tabula Peuntingeriana, dove sorgeva una mansio sulla via Gemina, nel punto in cui attraversava il fiume Isonzo e che collegava l'Italia alla provincia norica. Una teoria degli studiosi è che nella zona era situata, 3400 anni fa, Noreia, capitale del Norico.

Le origini del nome

Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo slavo gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa collina.[8] Toponimi di origine slava sono comuni anche ad altre località sud-orientali della Bassa Friulana - es.: Goricizza (frazione di Codroipo, UD), Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento, UD), ecc. - e stanno ad indicare il ripopolamento della zona ad opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Il nome di Gorizia compare tuttavia per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva in parti eguali il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza). Gli Eppenstein ressero Gorizia fino al 1090 e, a partire da tale data, la città fu governata prima dai Mosburg, poi dai Lurngau, una famiglia originaria della Val Pusteria imparentata con i conti palatini di Baviera. Con costoro si accrebbe la popolazione della città, costituita in massima parte da friulani (artigiani e mercanti), tedeschi (impiegati nell'Amministrazione) e sloveni (agricoltori), questi ultimi insediati generalmente nelle zone periferiche e nei centri rurali limitrofi. La bellicosità dei Conti di Gorizia, unitamente a una saggia politica matrimoniale, permise alla contea, nel suo periodo di massimo splendore (seconda metà del XIII e primi decenni del XIV secolo) di estendersi su gran parte del nord est italiano (comprese per un breve periodo anche le città di Treviso e Padova in Veneto), sulla parte occidentale dell'odierna Slovenia, sull'Istria c.d. "interna" (Contea di Pisino) e su alcune zone dell'attuale territorio austriaco (come Tirolo e Carinzia). I conti avevano fissato la propria residenza abituale nella città austriaca di Lienz, mentre a Merano si trovava la principale zecca dello Stato.

Durante il regno di Enrico II (1304-1323) l'abitato, che ormai aveva acquisito delle connotazioni tipicamente urbane, ottenne il rango di città. Nei primi decenni del secolo successivo, l'assorbimento dello Stato patriarcale di Aquileia da parte della Repubblica veneta, indusse i conti di Gorizia a richiedere al doge l'investitura feudale (1424). Con tale atto essi si riconobbero vassalli della Serenissima, Stato successore del Patriarcato. Nel 1455 vennero incorporati a Gorizia, mediante l'estensione dei privilegi cittadini, anche i quartieri non murati della zona meridionale (la cosiddetta Città bassa), abitati in parte da sloveni.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Mappa del 1794

Nel 1500 l'ultimo conte, Leonardo, morì senza discendenti nella città di Lienz, e lasciò in eredità la contea a Massimiliano I d'Asburgo. L'atto, ritenuto non valido secondo il diritto internazionale del tempo, dal momento che la Contea di Gorizia era unita alla Repubblica veneta da vincoli di vassallaggio, spinse la Serenissima a denunciare attraverso i canali diplomatici, tale violazione. Ogni tentativo veneziano di riappropriarsi della città, anche mediante la forza, risulterà tuttavia vano. Fra l'aprile del 1508 e l'agosto del 1509 Gorizia fu occupata militarmente da Venezia, allora in guerra anche contro Luigi XII di Francia. Pochi mesi dopo la disastrosa sconfitta di Agnadello, ad opera delle armi francesi, la guarnigione veneta fu costretta ad abbandonare la città.

Gorizia farà da allora parte dei domini asburgici, prima come capitale dell'omonima contea, e, successivamente, come capoluogo della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca che, dalla metà dell'Ottocento entrò a far parte del Litorale Austriaco. Suoi conti saranno gli stessi imperatori asburgici fino al 1918, salvo una breve interruzione: l'occupazione francese del 1809-1813 con l'inclusione della città nelle Province Illiriche, create da Napoleone nell'ambito del suo Impero.
Il web-film La Bella Transalpina è ambientato a Gorizia nel 1910, e presenta immagini e personaggi originali di quei tempi.

Primo e secondo conflitto mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deportazioni di Gorizia.
« ... O, Gorizia, tu sei maledetta

per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu... »

(ritornello di una canzone popolare cantata durante la Grande guerra dai militi italiani)
Il fiume Isonzo e sullo sfondo il ponte ferroviario dei primi del Novecento

La prima guerra mondiale per Gorizia e' iniziata nell'estate 1914, mentre il Regno d'Italia e' entrato in guerra nel maggio 1915. La prima vittima goriziana del conflitto fu la contessa Lucy Christalnigg [9], uccisa da guardie armate mentre era in missione per conto della Croce Rossa nell'agosto 1914.

Nel corso della prima guerra mondiale, a prezzo di enormi sacrifici umani, le truppe italiane entrarono una prima volta a Gorizia nell'agosto 1916.[10]

Persa a seguito della rotta di Caporetto (ottobre 1917), la città venne definitivamente ripresa dall'esercito italiano il 7 novembre 1918.

All'interno del Commissariato generale della Venezia Giulia, gli italiani preferirono inizialmente non stravolgere un tessuto amministrativo pluricentenario ed efficiente. La Contea cambiò nome in Provincia subito dopo l'unione ufficiale al Regno d'Italia (10 settembre 1919).

Con l'avvento del fascismo Gorizia fu assegnata inizialmente alla provincia del Friuli (1923), ma già nel 1927, con il riordinamento delle circoscrizioni provinciali, divenne capoluogo della nuova provincia di Gorizia[11]; contemporaneamente furono aggregati i comuni limitrofi di Lucinico, Piedimonte del Calvario, Salcano, San Pietro di Gorizia e Sant'Andrea di Gorizia[12], e l'anno successivo il comune di Vertoiba in Campi Santi[13].

La giurisdizione della nuova provincia comprendeva l'intero Friuli orientale, ad eccezione della Bisiacaria e di Grado, unite alla Provincia di Trieste, e del distretto di Cervignano, facente parte della Provincia del Friuli.

L'opera di ricostruzione fu effettuata soprattutto durante il ventennio fascista. In quegli anni furono promossi interventi di risanamento, aperte nuove strade e sviluppata una modesta area industriale. Vennero edificati un nuovo cimitero, tra Sant'Andrea e Merna, e le prime strutture funzionanti dell'aeroporto, da cui nel luglio del 1935 decollò la 41.a squadriglia per la conquista dell'Etiopia.

A sud-est del centro cittadino spuntò una cittadella sanitaria, comprendente anche l'ospedale da cui, negli anni sessanta, il medico Franco Basaglia avrebbe dato avvio alla controversa riforma dell'istituzione psichiatrica italiana.[14]

Tuttavia, come ha messo in evidenza Elio Apih, riferendosi all'intera Venezia Giulia, «...questi investimenti non solo soddisfacevano solo in parte modesta le esigenze della popolazione, ma erano anche assai poco organicamente distribuiti, per lo più secondo la logica di interessi cittadini e industriali o comunque politici.»[15]

Per quanto riguarda i rapporti interetnici, fin dalla metà degli anni venti il regime fascista aveva iniziato ad applicare anche a Gorizia, come nel resto della Venezia Giulia, la politica di snazionalizzazione degli Sloveni presenti sul territorio. Si diede prima l'avvio all'italianizzazione dei toponimi, poi, dal 1927, si procedette anche a quella dei cognomi e, nel 1929, l'insegnamento in sloveno venne definitivamente bandito da tutte le scuole pubbliche cittadine di ogni ordine e grado. In città la lingua slovena fu ancora utilizzata per alcuni anni negli Istituti religiosi diocesani, grazie alla protezione e al prestigio personale dell'arcivescovo di Gorizia Francesco Borgia Sedej, fautore del dialogo interetnico e massimo punto di riferimento dei cattolici goriziani. Nel 1931, subito dopo le dimissioni e la morte di Sedej, lo sloveno fu estromesso, come idioma veicolare, anche dalle scuole diocesane.

Tale politica vessatoria, accompagnata da violenze e sopraffazioni (fra cui l'assassinio del compositore sloveno Lojze Bratuž in una frazione di Gorizia), ebbe pesanti ripercussioni nei già deteriorati rapporti fra le nazionalità e suscitò una reazione brutale da parte delle organizzazioni terroriste slovene come il TIGR. Nel 1928 vennero assassinati a Gorizia, da alcuni militanti di quest'ultima organizzazione, lo studente Antonio Coghelli e il soldato Giuseppe Ventin che era intervenuto per impedirne l'omicidio. A partire dal 1941, scoppiata la guerra contro la Jugoslavia, le autorità fasciste procedettero all'internamento in campi di concentramento (Campo di concentramento di Arbe, Campo di concentramento di Gonars, Visco, Poggio Terza Armata[16]), di un certo numero di "allogeni" (o "alloglotti") residenti sia in città che nella sua provincia, molti dei quali non fecero più ritorno, decimati dalle malattie e dall'inedia.

Nel corso della seconda guerra mondiale, subito dopo la resa italiana dell'8 settembre 1943, il Goriziano fu teatro di un'eroica resistenza all'invasione nazista che dalla città capoluogo prese nome (battaglia di Gorizia). Per un breve periodo (1943-1945) fu posta sotto l'amministrazione militare tedesca (di fatto un'annessione) e inclusa nell'Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), un Governatorato che a sua volta venne posto sotto il diretto controllo di Friedrich Rainer, Gauleiter della Carinzia.

Con l'arrivo dei partigiani jugoslavi a Gorizia nel maggio del 1945 iniziarono le repressioni che toccarono l'apice fra il 2 e il 20 maggio nei confronti degli oppositori, o possibili oppositori, al regime (italiani soprattutto, ma anche slavi). Si contarono un numero imprecisato di civili scomparsi (fra i 202[17] e i 665[18]) e fra i militari presenti nel goriziano (635 vittime, secondo un'autorevole testata italiana[19]).

Secondo le ricerche dello storico Marco Pirina gli italiani furono deportati a Lubiana all'interno di un ex manicomio riadattato a campo di concentramento.[20][21]

Sulla base delle suddette ricerche storiografiche la responsabilità dell'accaduto viene attribuita da Pirina a Francesco Pregelj, commissario del popolo del IX Corpus[22][23]. Tuttavia, nel 2010 la Corte di Cassazione ha smentito che le ricerche di Pirina tese a colpevolizzare Pregelj ed altri abbiano reale fondamento storico, condannando lo storico a risarcire per diffamazione i partigiani accusati ed i loro eredi[24].

Al termine del conflitto, con il trattato di pace, il comune dovette cedere i tre quinti circa del proprio territorio alla Jugoslavia con il 15% della popolazione residente. Il centro storico e la massima parte dell'area urbana della città restarono però in territorio italiano.

Dopoguerra e ripresa[modifica | modifica sorgente]

In territorio jugoslavo restò tuttavia parte della periferia situata a settentrione e ad oriente (le frazioni di Salcano, San Pietro e Vertoiba) come anche gran parte della provincia. Il confine attraversava una zona semicentrale della città lasciando nella parte non italiana, oltre alle frazioni summenzionate, anche molti edifici e strutture di pubblica utilità. Tra queste ultime la stazione ferroviaria di Gorizia Montesanto che si trovava sulla linea ferroviaria Transalpina collegante la "Nizza austriaca", come veniva chiamata la città, all'Europa Centrale. La piazza antistante la stazione, suddivisa tra le due nazioni, fin dal 2004 è stata resa visitabile liberamente su entrambi i lati dopo l'abbattimento di parte della rete confinaria avvenuto con l'entrata della Slovenia nell'Unione Europea. Al centro di essa sorgono un mosaico ed una piastra metallica commemorativa che segna il tracciato del confine di stato.

In territorio sloveno si trova anche la moderna città di Nova Gorica, eretta negli anni cinquanta per volontà della dirigenza politica jugoslava in quanto i territori della Provincia di Gorizia annessi alla Jugoslavia, chiusa la frontiera con l'Occidente considerato nemico, erano rimasti senza un centro amministrativo ed economico verso il quale potessero gravitare.

Paragonata a Berlino[25] , tagliata in due dal confine protetto da torri armate di mitragliatrici, Gorizia ha rappresentato, nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta, un valico clandestino per molti cittadini jugoslavi e dei paesi del patto di Varsavia ed un rifugio sicuro per tanti esuli giuliani, soprattutto istriani, integratisi perfettamente nel tessuto economico e sociale della città. In realtà, dopo la rottura di Tito con i paesi del blocco sovietico nel 1948, Gorizia, pur vivendo diversi momenti di tensione (nel 1953 Tito minacciò di voler prendere Gorizia e Trieste con le armi, radunando centinaia di migliaia di reduci a Okroglica, meno di 10 km via dalla città), vide i rapporti normalizzarsi progressivamente, soprattutto grazie agli accordi di Udine con cui venne introdotto il "lasciapassare" che semplificava le procedure per varcare la frontiera. Nel corso degli anni sessanta, Gorizia ha avviato un rapporto di buon vicinato con la consorella slovena (all'epoca jugoslava), sorta nel decennio immediatamente successivo alla definizione del confine del 1947: infatti, incontri culturali e sportivi hanno spesso messo in contatto e unito le due città. La presenza di una comunità slovena a Gorizia ha giocoforza catalizzato la collaborazione. Gli accordi di Osimo, sancendo definitivamente lo status quo confinario, contribuirono molto alla rappacificazione definitiva con la Jugoslavia, e poi con la successiva Repubblica di Slovenia. A tutt'oggi permangono deboli attriti tra le due città, in particolare su temi quali l'inquinamento che Nova Gorica riversa su Gorizia, le rivendicazioni degli esuli giuliani per un equo risarcimento per i beni loro sottratti, lo sfruttamento idroelettrico del fiume Isonzo. Da parte slovena a distanza di 70 anni viene demagogicamente ancora rinfacciato all'Italia il ventennio fascista. Una barriera è rappresentata dalla lingua: pochi giovani goriziani non appartenenti alla minoranza slovena conoscono lo sloveno, pertanto, benché molti sloveni conoscano l'italiano, potrebbe esserci un problema di incomunicabilità per il futuro.

Gorizia europea[modifica | modifica sorgente]

Il 21 dicembre del 2007 la Slovenia è entrata a tutti gli effetti nel trattato di Schengen e le città di Gorizia e Nova Gorica sono oggi finalmente senza interposti confini. Il legame sempre più forte che le unisce ha permesso alle due città di avviare un processo di formazione di un polo di sviluppo unico che riveste e rivestirà sempre più una notevole importanza ai fini della cooperazione e collaborazione fra l'Italia e la Slovenia. A tale proposito sono stati messi a punto recentemente progetti di mutuo interesse e una serie di incontri bilaterali o multilaterali che interessano non solo i due municipi ma anche altri centri limitrofi. Fra questi ultimi segnaliamo, a titolo indicativo, gli incontri che si tengono periodicamente fra le giunte municipali di Gorizia, Nova Gorica e San Pietro-Vertoiba per mettere a punto strategie comuni e creare nuove sinergie per lo sviluppo economico della regione. Gorizia negli ultimi anni sta conoscendo una lenta ma costante rinascista sia a livello infrastrutturale che sociale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

La città di Gorizia è tra le città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918. È tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[1]

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«In ricompensa delle benemerenze acquistate nella lotta sostenuta in difesa della nazionalità italiana e per il lungo martirio di guerra eroicamente sopportato. Impegnata già dal 1815 nel movimento di liberazione nazionale, Gorizia costituì uno dei centri più attivi dell'irredentismo italiano fra il 1866 e il 1918. Il 9 agosto 1916, cinque giorni dopo la VI battaglia dell'Isonzo, costata 20.000 morti, le truppe italiane occuparono la città.»
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Luce di civiltà italiana da secoli lontani; speranza d'eroi che per lei offrirono la vita congiungendola alla Patria nel ciclo conclusivo del Risorgimento; intrepida sempre nella difesa delle sue tradizioni; dava, anche nelle recenti fortunose vicende, col sangue dei suoi figli, la prova del suo indistruttibile patriottismo, segnando di luce gloriosa l'epopea partigiana. Sacra agli Italiani, per la sua incorruttibile fede e per le chiare gesta dei suoi figli, ormai affidate alla storia. Esempio di quanto possano l'animo ed il braccio nella difesa dei vincoli della stirpe e della civiltà, monito alle generazioni future dell'Italia e del mondo.»
— 1848 - 1870; 1915 - 18; 1943 - 47

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Panorama Gorizia (estate) 1.jpg

Magnify-clip.png
Vista panoramica della zona nord-est della città.

Castello di Gorizia[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Gorizia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Gorizia e Cappella del Santo Spirito.

Il castello, forse il più noto monumento della città, sorge sul punto più alto di un ripido colle. Il maniero accoglie i visitatori con un leone veneziano, che però non è quello che fu apposto dalla Repubblica Veneta durante la breve occupazione della città (1508-1509) bensì dal governo fascista, al termine di un radicale restauro, conclusosi nel 1937. Con tale restauro, resosi necessario a seguito dei gravi danni subiti dall'edificio durante la Grande Guerra, non venne però ripristinato il palazzo rinascimentale precedente, intonacato di bianco, bensì le sembianze che aveva probabilmente il Castello nel Trecento, al tempo del massimo splendore dei Conti, con la pietra a vista.

Nell'interno, sono ancora visibili, in una corte che prende nome dalle guardie del castello, la Corte dei Lanzi, le fonde della torre, forse precedente al XIII secolo, abbattuta nel 1500. Di qui si può accedere al Palazzo degli Stati Provinciali e il Palazzetto Veneto. Sotto il loggiato che collega questi due edifici, sono visibili gli alloggiamenti della guarnigione come apparivano nel Medioevo: la cucina con tavoli e credenze, posate e sedie, un mobile apposito per l'impasto del pane e altri oggetti, alcuni dei quali acquistati negli anni trenta del Novecento presso le botteghe antiquarie della città.

Gorizia vecchia

Tra gli ambienti interni, si segnalano:

  • Sala dei Cavalieri, in origine adibita a feste e banchetti, poi divenuta prigione e caserma, e attualmente sede di un'esposizione permanente di armi medievali
  • Camera della Tortura
  • Loggia degli Stemmi, con opere scultoree e stemmi di varie casate goriziane
  • Foresteria, ora contenente un'esposizione permanente di strumenti medioevali ricostruiti filologicamente
  • Salone degli Stati Provinciali, dove si riuniva il governo cittadino dal 1500 in poi e che attualmente ospita mostre temporanee
  • Cappella di San Bartolomeo, contenente una Madonna lignea e alcuni dipinti rinascimentali
  • Sala del granaio, ora sala didattica dove, mediante plastici, è illustrato lo sviluppo urbano di Gorizia e l'espansione territoriale della Contea. In un plastico è rappresentato l'assedio che la città subì ad opera del patriarca Bertrando, nella notte di Natale del 1340

Ad occidente del castello sorge il centro storico della città con la Cappella del Santo Spirito e il borgo medievale mentre a sud-est si estendono le zone residenziali, con numerose ville e ampi giardini. Le pendici orientali (a ridosso del confine con la Slovenia) e settentrionali del colle su cui si erge il maniero sono invece coperte da una fitta vegetazione a carattere prevalentemente boschivo, in parte di proprietà della Curia arcivescovile, in parte del Comune. Nella porzione appartenente al Municipio e che si estende per oltre quattro ettari, si trovava il vivaio comunale, da tempo adibito a parco cittadino.

Duomo[modifica | modifica sorgente]

La facciata del Duomo di Gorizia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Gorizia.

Dedicato a Sant'Ilario di Aquileia e a San Taziano ed elevato al rango di cattedrale nel 1752, il Duomo è il principale edificio ecclesiastico di Gorizia. Deriva da una chiesetta, anch'essa intitolata ai due santi, eretta probabilmente a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo e successivamente incorporata alla vicina cappella di Sant'Acazio.

Il Duomo subì radicali modifiche e ampliamenti nel 1525 e tra il 1688 ed il 1702. Nel 1866 fu oggetto di alcune amputazioni per lasciare posto a una via e, nel corso del prima guerra mondiale, subì danni molto consistenti. Al termine del conflitto le parti dell'edificio andate distrutte furono ricostruite: nel 1924 fu completata la facciata, mentre i lavori di riparazione e restauro del corpo principale furono ultimati solo nel 1928.

In palazzo Strassoldo, sito nella zona del Duomo, visse la famiglia Borbone in esilio dalla Francia. Vi soggiornò anche il famoso matematico Cauchy.

Nonostante le vicissitudini patite dal Duomo, è ancora possibile ammirare testimonianze e ricordi delle epoche e degli stili che hanno caratterizzato la sua storia: affreschi quattrocenteschi, un cenotafio del 1497 dell'ultimo conte goriziano, statue ed opere d'arte varie sette-ottocentesche, fra cui una pala di Giuseppe Tominz, il tutto inserito in una ricca cornice barocca. L'edificio, strutturato in tre navate, conserva ancora, nel fondo, l'antica cappella di Sant'Acazio.

Il Duomo raccolse, in parte, l'eredità del Patriarcato di Aquileia allorché questo fu ufficialmente soppresso (1751) e conserva gran parte del tesoro che appartenne a suo tempo alla Basilica di Aquileia. Tale tesoro è costituito da una serie di opere ed oggetti sacri di alto valore storico ed artistico, fra cui un Pastorale dell'XI secolo, quattro reliquiari, la cosiddetta croce dei principi, di fattura trecentesca, oltre a paramenti, argenti e mobili di eccezionale bellezza. Nel Settecento il tesoro si incrementò mediante consistenti donazioni effettuate sia dall'imperatrice Maria Teresa che da Luigi XVI di Francia.

Chiesa di Sant'Ignazio[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Ignazio, iniziata su impulso dei Gesuiti a metà del XVII secolo e conclusa appena nel 1723.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Ignazio (Gorizia).

È un edificio barocco eretto fra il 1654 e il 1723-1724, che fu consacrato solo nel 1767. Mentre la facciata è una sintesi di elementi austriaci e romani l'interno è di derivazione schiettamente romana e contiene tele e affreschi pregevoli.

Di grande impatto visivo è l'altare maggiore, di Pasquale Lazzarini, degli inizi del Settecento. La chiesa è indissolubilmente legata alla presenza gesuitica a Gorizia, voluta dagli Asburgo e dal Vaticano per arrestare la diffusione del Protestantesimo.

Accanto alla chiesa sorse, dal tardo Cinquecento fino alla prima guerra mondiale, il Collegio Gesuitico, dove si formarono generazioni di benestanti goriziani. Tale complesso culturale fu di enorme importanza nella diffusione della lingua italiana a Gorizia. Ebbe un ruolo non indifferente nello sviluppo anche urbanistico della città, che debordò oltre la cosiddetta "Grapa", un fossato che cingeva la città vecchia, e si espanse ricalcando la strada per la Carinzia.

Il prato su cui s'affacciava (e che per gli sloveni è tuttora Travnik, prato) divenne la Piazza Grande dei goriziani, denominazione che serbò fino alla prima Guerra Mondiale quando divenne Piazza Vittoria, che fu nel corso del Seicento e settecento abbellita di edifici nobiliari e di una fontana.

Situato proprio a ridosso della piazza vi è il palazzo Arcivescovile, già dimora della famiglia Cobenzl.

Sinagoga[modifica | modifica sorgente]

La sinagoga di Gorizia, costruita nel XVIII secolo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sinagoga di Gorizia.

La sinagoga di Gorizia si trova nell’area del vecchio ghetto. Costruita nel 1756, sostituì un oratorio eretto provvisoriamente nel 1699 come luogo di preghiera comunitaria.

Si accede alla sinagoga attraverso un doppio ingresso ad arcate con portali in legno sovrastato dalle tavole della legge e da una stella a otto punte, che introduce in un piccolo cortile, dedicato al più piccolo ebreo deportato, di appena due mesi. L’accesso attuale è il risultato di una ristrutturazione del 1894, mentre in precedenza la sinagoga era racchiusa tra le case circostanti. Nel cortile si trovano una menorah stilizzata donata dallo scultore Simon Benetton e una lapide in memoria degli ebrei deportati da Gorizia il 23 novembre 1943.

Dall’atrio al pianterreno, che oggi ospita il museo ebraico, si sale al tempio situato al primo piano. Donata al Comune dopo che nel 1969 la Comunità ebraica di Gorizia era stata aggregata a quella di Trieste e il tempio, non più aperto al culto, era caduto in abbandono, la sinagoga è stata restaurata nel 1984, nel pieno rispetto dello stile e della struttura originari.

La sala, sovrastata dal matroneo ligneo a balconata, è illuminata da ampie finestre e da due lampadari in ferro battuto. Il tabernacolo (Aron ha-kodesh) in stile barocco, con quattro colonne tortili in marmo nero, è circondato da una pregevole balaustra settecentesca in ferro battuto e dorato. Dall’alto lato della sala si trova la bimah, il pulpito rialzato in legno. Un leggio, quattro grandi candelabri e i banchi con piano a ribalta completano l’arredo del tempio, che è di rito askenazita.

Dal 1998 è stato allestito al pianoterra dell'edificio il moderno museo ebraico intitolato “Gerusalemme sull'Isonzo” che illustra la storia del popolo d'Israele dai tempi biblici alla diaspora con la descrizione dei riti e delle tradizioni. Una sezione del museo è dedicata alla storia della comunità ebraica goriziana e racconta del più antico insediamento ebraico medievale, della nascita seicentesca del ghetto e della vita economica e sociale fino al dramma della deportazione.

La struttura del museo è prevalentemente didattica, con pannelli illustrati e vetrine in cui sono esposti i pochi oggetti originali recuperati dopo l’asportazione degli arredi nel corso della seconda guerra mondiale. Una saletta del museo è dedicata alle più significative opere pittoriche del filosofo Carlo Michelstaedter (1887-1910), in deposito permanente dal Fondo Carlo Michelstaedter.

Teatro "Verdi"[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro di Società fu costruito nel 1740 su iniziativa di Giacomo Bandeu, appaltatore dei dazi per la Contea di Gorizia, i cui metodi avevano fatto esplodere la cruenta rivolta dei Tolminotti. L'edificio andò a fuoco per un incendio il 26 marzo 1779 (è ironia della sorte, o forse anche coincidenza non casuale, che sempre il 26 marzo ma del 1713, fosse scoppiata la detta rivolta).

L'attuale teatro, riedificato a cura del figlio di Bandeu, Filippo, che affidò il progetto all'udinese Ulderico Moro e l'affrescatura al cividalese Francesco Chiarottini, risale al 1782. La struttura conobbe diverse difficoltà di ordine finanziario: chiuse già nel 1797, per riaprire nel 1799, finché nel 1810 fu ceduto a una società di nobili che negli anni seguenti lo modificarono profondamente: nel 1856, furono ridipinti gli interni, nel 1861 rifatta la facciata.

Fu luogo di numerose azioni irredentiste, tra cui quella per il carenevale del 1867 che costò 6 anni di carcere duro a Carlo Favetti. Alla fine dell'Ottocento fu dedicato a Giuseppe Verdi. Dopo recenti restauri, è tornato il principale edificio culturale della città, cui si sono affiancati nel corso del secondo dopoguerra l'Auditorium della Cultura Friulana e i due centri cultuali della comunità slovena, il Kulturni Dom (casa della cultura) ed il Kulturni Center Lojze Bratuž (Centro culturale Lojze Bratuž).

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica sorgente]

Eretta alla fine del XV secolo per servire una piccola comunità agricola sorta poco lontano dalla città antica di Gorizia, se ne hanno notizie già nel 1497, l'altare maggiore della piccola chiesa fu consacrata l'ultima domenica di agosto del 1500 da Pietro Carlo Vescovo di Caorle.

L'edificio di culto mantenne le dimensioni di semplice cappella fino ai primi del XVII secolo quando, passata la terribile pestilenza del 1623, i borghigiani decisero di ampliarla ed abbellirla. Chiamarono per lo scopo Palma il Giovane, del quale è possibile ammirare la pala posta nell'abside della chiesa, dove si notano i Ss. Sebastiano e Agostino rispettivamente alla destra e alla sinistra di San Rocco, osservati benignamente dalla Madonna. La chiesa e l'altare maggiore vennero consacrati dal Vescovo di Trieste Pompeo Coronini il 23 agosto del 1637 e da quella data si fa risalire la prima sagra di San Rocco che ancora oggi suscita grande interesse in città e Regione (già nell'agosto del 1500, dopo la consacrazione della cappella, ci fu una festa da ballo).

Altri interventi furono una via Crucis di Antonio Paroli del 1750, e la facciata neoclassica attuale che si deve a Giovanni Brisco, del 1898. Il contesto è impreziosito da altri due monumenti: il Seminario Teologico Centrale, progettato dal benedettino Padre Anselmo Werner e oggi sede del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste, e la fontana con l'obelisco (inaugurata il 25 aprile del 1909) prospiciente la chiesa, dono di un famoso borghigiano, l'architetto Antonio Lasciac Bey, che fu per molta parte della sua vita architetto ai palazzi khediviali in Egitto.

Archeologia industriale del quartiere Straccis[modifica | modifica sorgente]

A partire dal Settecento, su impulso di Maria Teresa, il Goriziano conobbe l'industria. Ciò si deve soprattutto allo spirito imprenditoriale della famiglia Ritter de Zahony, che in seguito a fortunate speculazioni si arricchì e poté investire, aprendo a Gorizia nel 1819 uno stabilimento per la raffinazione dello zucchero di canna, nel 1839 un mulino moderno, nel 1854 uno stabilimento per la lavorazione della seta, nel 1861 una cartiera, nel 1868 una tintoria e nel 1880 una fabbrica di cellulosa.

Non molto è visibile ormai, ad eccezione del villaggio operaio del 1871, conservatosi pressoché intatto, benché si tratti di case private, tuttora abitate e vissute. In tale villaggio ancora si riconoscono due tipi di abitazione, quelle per 1-2 famiglie, e quelle per così dire con scopi sociali, ospitanti lavanderie comuni, una scuola, sale riunioni.

Un altro edificio degno di nota è villa Ritter, appartenuta alla stessa famiglia, oggi in corso di ristrutturazione.

Altri edifici e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Costruito nel 1938 su progetto di Ghino Venturi, il Sacrario militare di Oslavia custodisce le spoglie di 57.740 soldati, morti nelle battaglie di Gorizia.
  • Chiesa di Santo Spirito, eretta su commissione dei Rabatta, famiglia nobile di origini toscane, nel Borgo antico, in prossimità del Castello. L'edificio, costruito in stile gotico fra il 1398 e il 1414, custodisce una bella croce lignea del Seicento (in copia, dal momento che l'originale si può ammirare nei musei provinciali) e un'Assunta, attribuita a Fulvio Griffoni
  • Chiesa dell'Immacolata, pregevole edificio di gusto barocco edificato nel XVII secolo nei pressi dell'odierno Municipio.
  • Museo di storia e arte
  • Museo della Grande Guerra
  • Piazza della Transalpina
  • Palazzo Attems Santa Croce
  • Palazzo Attems Petzenstein
  • Palazzo Coronini Cronberg
  • Palazzo Lantieri
  • Sacrario Militare di Oslavia
  • Palazzo Alvarez, sede dell'Università di Udine a Gorizia
  • Seminario Minore, attuale sede dell'Università di Trieste a Gorizia
  • Villa Ritter
  • Parco dell'Isonzo, Campagnuzza
  • Giardini Pubblici di Gorizia
  • Rovine di Villa Frommer e il suo parco

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Il parco del Comune di Gorizia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali e parchi urbani nel Comune di Gorizia.
« Un ornamento particolare della città sono i numerosi giardini, in parte assai estesi, che nell'interno circondano i palazzi e le case. Qui soprattutto si notano chiaramente gli effetti del mite clima goriziano. »
(Carl von Czoernig-Czernhausen)

Gorizia, già definita la Nizza austriaca, colpisce per l'abbondante quantità di verde che non solo la circonda, ma la compenetra.

Vi sono numerosi parchi e giardini pubblici all'interno della città, oltre quelli che circondano le molte ville ottocentesche. Vi sono poi spazi verdi restati allo stato naturale, quali il Parco del Castello e la Valletta del Corno, che si estende tra il rione di Straccis ed il centro cittadino, lungo il corso del torrente Corno, dove sono presenti anche appezzamenti di terreno a destinazione agricola.

Lungo il corso del fiume Isonzo si snodano alcuni parchi di notevole valore paesaggistico, fra cui quello di Piuma-Isonzo, costituito da una parte fluviale e una collinare boscosa, e quello della Campagnuzza, che presenta un ambiente di bosco golenale. Tra le superfici non protette, è particolarmente suggestivo il primo tratto del fiume Isonzo in territorio comunale, incassato in una gola dalle cui pareti sgorgano acque sorgive, con copertura vegetale estremamente varia, e l'ultimo tratto tra le frazioni di Sant'Andrea e Lucinico, contraddistinto da una vasta distesa di pioppi e salici.

Altro complesso boschivo è quello del monte Calvario, che saldandosi a quello del monte di Piuma del già citato Parco Piuma-Isonzo forma un corpo unico di svariate centinaia di ettari e, infine, la zona del monte Sabotino, rilievo prealpino di natura carsica.

Appena oltre confine l'"assedio" dei boschi continua, con l'esuberante vegetazione del Monte Mark (San Marco) e della Kostanjevica-Panovec (Castagnevizza-Panovizza). Inoltre, la grande Selva di Tarnova (Trnovski gozd, diverse migliaia di ettari) dista da Gorizia meno di quindici chilometri.

Panorama Gorizia (estate) 3b.jpg

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Vista panoramica della zona ovest della città.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[26]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

« Per i triestini Gorizia è Venezia Giulia, per i friulani è Friuli, per gli sloveni semplicemente roba loro. Gorizia, di chi sia nessun lo sa. »
(Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti)

La città si trova, fin da epoca medievale, al crocevia tra il mondo latino e quello slavo ed è attualmente punto d'incontro e di confronto tra due grandi realtà nazionali che condividono lo stesso destino europeo: quella slovena e quella italiana. Quest'ultima si articola in massima parte, a Gorizia e nella sua regione di appartenenza, in due aree linguistico-culturali: la friulana e la veneto-giuliana. Fino alla Grande guerra era anche presente in città una componente minoritaria, ma socialmente e politicamente influente: quella austro-tedesca (i germanofoni costituivano l'11% circa della popolazione urbana totale secondo i dati del censimento del 1910). La complessità etnica della città e della sua zona di influenza ha provocato, negli ultimi due secoli, una serie di attriti, frizioni e talvolta anche di scontri interetnici. Nella seconda metà del XIX secolo, e nei primi decenni del secolo successivo, si erano andate sviluppando tensioni politiche e sociali tra la componente italiana (friulana, veneto-giuliana e regnicola[27]) e quella slava (slovena, croata, serba) della città, a causa del diffondersi dei rispettivi nazionalismi. Nei primi decenni del Novecento la monarchia asburgica, oramai alle soglie di un processo di decomposizione irreversibile, tentò di contrapporre il gruppo sloveno, insieme a un limitato numero di friulani filo-asburgici, ai veneto-giuliani e al resto della componente friulana presente in città. A tale proposito fu creato un Partito Cattolico Popolare Friulano, guidato da Luigi Faidutti e Giuseppe Bugatto, che aveva però il suo punto di forza non a Gorizia, ma nelle campagne del goriziano e nei piccoli centri del Friuli orientale.

A causa di tale politica del divide et impera praticata dall'Austria, le tensioni fra la componente slovena e quella italiana restarono irrisolte negli ultimi anni di governo asburgico e nel primo dopoguerra, dopo il congiungimento della città all'Italia. L'avvento del fascismo e la politica di italianizzazione messa in atto dal regime mussoliniano determinarono, dopo il 1922, un ulteriore inasprimento dei rapporti interetnici, costellati da violenze e soprusi di ogni tipo nei confronti della minoranza slovena presente in città. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'invasione italo-tedesca del regno di Jugoslavia, Gorizia si trovò coinvolta in una crudele guerra che coinvolse le varie etnie, talvolta combattuta all'interno delle stesse mura cittadine, che raggiunse il suo culmine negli ultimi anni del conflitto e subito dopo la seconda guerra mondiale, prima durante l'occupazione nazista (1943-1945) e successivamente sotto quella jugoslava (1945). Sia i nazisti che i titoisti si fecero responsabili di eccidi, sopraffazioni e deportazioni. Secondo alcuni storici, molte delle violenze e uccisioni sofferte dal gruppo etnico italiano a Gorizia (e nel resto del Friuli e della Venezia Giulia) ad opera dell'esercito jugoslavo, furono perpetrate nel quadro di un'operazione di pulizia etnica messa in atto da Tito. La memoria di quei giorni continua a ostacolare tuttora il processo di normalizzazione dei rapporti interetnici.

Sempre all'interno del contesto socio culturale italiano di Gorizia si possono riscontrare profonde radici friulane[28] e giuliane.

Da ricordare la componente ebraica della città, in prevalenza ashkenazita, proveniente cioè dall'Europa centrale germanofona e da quella orientale, che ha lasciato numerosi segni e donato a Gorizia personaggi illustri: Michelstaedter, Ascoli, e altri ancora. Essa era pienamente integrata nel gruppo etnico italiano della città e molti ebrei furono ferventi patrioti italiani (ad es. Carolina Luzzatto e lo stesso Ascoli). La vitale comunità ebraica di Gorizia fu praticamente cancellata con la deportazione e lo sterminio nei lager tra il 1943 e il 1944. Al deportato più giovane, Bruno Farber, è stato dedicato il giardino adiacente la sinagoga: aveva tre mesi. Il 23 aprile 2009[29] si è svolto, dopo oltre sessant'anni, il primo matrimonio con rito ebraico nella locale sinagoga, tra due cittadini israeliani di cui uno originario però di Gorizia.

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 3.107[30] persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  1. Bosnia ed Erzegovina, 479
  2. Serbia, 409
  3. Slovenia, 336
  4. Kosovo, 292
  5. Croazia, 183
  6. Cina, 157
  7. Romania, 156
  8. Macedonia, 132
  9. Albania, 107
  10. Marocco, 104

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Le vicissitudini storiche[modifica | modifica sorgente]

Porta Leopoldina,costruita nel XVII secolo in onore della visita di Leopoldo I d'Asburgo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua friulana, Friulano goriziano, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua veneta e Dialetto bisiaco.
« Loquitur hic illyrice, italice et germanice »
(Hugo Blotius, resoconto di un suo viaggio del 1571)

Gorizia è una città tradizionalmente multilingue. Originariamente le lingue parlate erano tre: il friulano (maggioritario), il tedesco e lo sloveno (minoritario in città, ma molto diffuso nelle campagne e nei villaggi limitrofi). Alle soglie dell'era moderna iniziò a propagarsi a Gorizia anche il veneto, portato prima dalle truppe di occupazione della Serenissima (1508-1509), poi dagli immigrati. Principali lingue amministrative, in età bassomedievale, furono invece il tedesco e il latino (in tale idioma venivano redatti tutti gli atti giudiziari). Il latino fu anche la più importante lingua scritta e di cultura in età medievale, cui si affiancarono successivamente (dal XVI secolo), sia il tedesco, che l'italiano, quest'ultimo con chiare influenze venete. L'italiano sembrò prevalere sul tedesco nel Seicento, perché utilizzato come lingua d'insegnamento, insieme al latino, in alcune prestigiose scuole appartenenti all'ordine dei gesuiti. Nel secolo successivo si assistette invece a una ripresa del tedesco, determinata non solo dalla chiusura delle scuole gesuite (1773), ma anche dallo sviluppo di una burocrazia statale centralizzata, in massima parte germanofona. In età napoleonica (che a Gorizia durerà meno di un quinquennio, dal 1809 al 1813) l'italiano farà la sua ricomparsa nelle scuole e nei pubblici uffici, per essere nuovamente sostituito dal tedesco durante la Restaurazione. Nonostante l'estromissione della lingua di Dante dall'insegnamento, iniziò, attorno agli anni sessanta dell'Ottocento, un processo di ampliamento e consolidamento della italofonia che sembrò divenire inarrestabile nei tre decenni successivi, dal momento che coinvolse anche il gruppo etnico sloveno e quello tedesco[31]. La borghesia goriziana, che in massima parte aveva l'italiano come lingua di cultura e d'uso (insieme al veneto e/o al friulano), fece sue in quegli anni le dottrine nazionaliste che si stavano diffondendo nel vicino Regno d'Italia rivendicando l'impiego ufficiale di tale idioma. A partire dagli ultimi anni dell'Ottocento tuttavia, anche il gruppo sloveno (e alcune frange minoritarie di quello friulanofono), che fino ad allora era stato propenso ad integrarsi nelle altre due componenti etniche della popolazione cittadina, iniziò a prendere sempre più coscienza delle proprie specificità etniche e linguistiche. Se nel censimento del 1900 furono conteggiati solo 4.754 goriziani di lingua slovena, nel censimento successivo (1910 considerato da alcuni[chi?] pilotato e quindi poco attendibile) se ne contarono 10.790, pari a circa un terzo della popolazione urbana totale (compresi quindi i regnicoli e gli altri stranieri residenti)[32]. A questi vanno aggiunti altri 5.679 locutori sloveni dei tre comuni limitrofi (Sant'Andrea, Piedimonte del Calvario e Lucinico) che fanno oggi parte del comune di Gorizia. I parlanti sloveni del territorio attualmente compreso nel comune di Gorizia, arrivavano, secondo il censimento del 1910, al 40% della popolazione totale, contro un 45% di italianofoni e un 9% di germanofoni.[33] Nell'intero territorio urbano e semi-urbano di Gorizia (comprendente, quindi anche i comuni di San Pietro di Gorizia, Vertoiba, e Salcano, che verranno annessi alla città negli anni venti), nel 1910 i parlanti sloveni erano il 51% contro un 39% di parlanti italiani (esclusi i cittadini del Regno d'Italia).[34]

Con la guerra e la successiva annessione al Regno d'Italia, il gruppo slovenofono iniziò a decrescere mentre la componente italofona tornò ad incrementarsi (secondo il censimento del 1921, anche questo considerato da taluni[chi?] scarsamente attendibile) divenendo, durante il ventennio fascista, l'unica ad essere ufficialmente riconosciuta e censita.

La situazione linguistica attuale[modifica | modifica sorgente]

Un cartello trilingue posto ad indicare una scuola della città in italiano, friulano e sloveno

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale la lingua tedesca, già fortemente regredita fin dagli anni dell'immediato primo dopoguerra (1918-1920), è scomparsa quasi completamente dalla città e attualmente il numero di germanofoni autoctoni è minimo.

Sopravvivono e sono vitali, oltre all'italiano standard, parlato dalla quasi totalità della popolazione (spesso insieme ad altri idiomi), la varietà goriziana della lingua friulana (particolarmente a Lucinico), lo sloveno (parlata quasi esclusivamente dalla comunità slovena presente in città e provincia; oltre alla variante standard, sono presenti sul territorio goriziano il dialetto carsolino, tradizionalmente parlato a Sant'Andrea, e il dialetto del Collio, tradizionalmente parlato a Piedimonte del Calvario), e il veneto nelle sue varietà coloniali. Quest'ultimo, la cui presenza è documentata in città fin dal XVI secolo, si andò imponendo sempre più nei secoli successivi (soprattutto nell'Ottocento) ed attualmente è ampiamente diffuso a Gorizia, grazie anche alla notevole immigrazione giuliana (istriana in particolare) prodottasi nel secondo dopoguerra. Spesso è utilizzato come lingua franca nei contesti sociali informali.

Immigrazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati del censimento del 2001, a Gorizia risiedevano 1.475 cittadini stranieri, per oltre tre quarti provenienti dall'Europa (con una netta prevalenza di immigrati dell'area balcanica: Sloveni, Serbi, Macedoni, Croati, Albanesi, ecc.), seguiti a una certa distanza dagli africani di area magrebina (marocchini soprattutto). Sette anni più tardi, nel 2008 (ultime stime disponibili), gli stranieri residenti, per lo più di origine balcanica (come nelle precedenti rilevazioni censuali), erano passati a 2.610 con un aumento del 77% circa. Gorizia raccoglie attualmente circa la terza parte della comunità di nazionalità non italiana residente in provincia.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

I goriziani, siano essi appartenenti al gruppo etnico italiano o sloveno, sono in massima parte di religione cattolica romana. Va ricordato a tale proposito che Gorizia è sede arcivescovile fin dal 1751, anno in cui cessò di esistere il Patriarcato di Aquileia e vennero istituite appunto l'Arcidiocesi di Gorizia e l'Arcidiocesi di Udine. E' presente fin dalla prima metà dell '800 una piccola comunità protestante di culto evangelico metodista. La comunità ebraica, un tempo fiorente, si è invece praticamente estinta, come si è già avuto modo di sottolineare. Nel 1969 è stata definitivamente chiusa la Sinagoga per mancanza di fedeli.[35]Fra gli immigrati sono diffuse anche altre confessioni cristiane e le religioni musulmana, induista e buddista, che contano in città un numero limitato di aderenti.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Media[modifica | modifica sorgente]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Quotidiani, edizioni di Gorizia:

Periodici:

  • Voce Isontina
  • Isonzo Soča
  • Iniziativa Isontina
  • Novi Glas

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Redazioni di Gorizia:

Internet[modifica | modifica sorgente]

  • Bora.La
  • Slomedia.it
  • Foglio Goriziano
  • GoriziaTV

Musica[modifica | modifica sorgente]

Coro polifonico al concorso "C.A.Seghizzi"

Ogni anno si svolgono in questa città numerosi concorsi musicali internazionali. Tra questi bisogna citare in particolar modo quello riguardante il canto corale "C.A. Seghizzi", in cui decine di cori di altissimo livello e provenienti da ogni parte del mondo, si confrontano suddivisi in varie categorie. Il concorso Seghizzi rientra nel circuito del Gran Premio Europeo di Canto Corale, l'ultimo Gran Premio è stato ospitato a Gorizia nel 2004. Di rilievo internazionale vi sono anche il concorso pianistico "Pecar" e il Concorso Internazionale di Violino "Premio Rodolfo Lipizer" organizzato dall'omonima Associazione, che svolge un'intensa attività culturale-artistica, regionale, nazionale e internazionale, promuovendo varie iniziative: Concorso Internazionale di Violino "Premio Rodolfo Lipizer", a cadenza annuale, giunto alla venticinquesima edizione, a cui finora hanno partecipato virtuosi violinisti di alto livello tecnico-interpretativo, provenienti da Nazioni dei cinque Continenti; l Convegno Internazionale sul Violino, concomitante al Concorso, su tematiche inerenti all'arte violinistica, e il Convegno Triennale Internazionale di Liuteria parallelo alla Mostra di Liuteria. Annualmente organizza "Concerti della Sera", "Concerti della Domenica", "Concerti di Grandi Interpreti", Concerti per le scuole medie inferiori e superiori denominati "I giovani e la musica". Inoltre, negli ultimi anni, si sta affermando il Concorso Europeo di chitarra classica "Enrico Mercatali", la cui prima edizione risale al 2004, anno dell'ultimo allargamento dell'Unione Europea e che è organizzato dal Centro Chitarristico Mauro Giuliani sotto la direzione artistica del Maestro Claudio Pio Liviero. Oltretutto, durante tutto l'anno, si svolgono anche festival musicali, teatrali, di carattere storico e culturale di ogni genere che raccolgono artisti e relatori di carattere internazionale.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cucina goriziana.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Dies Domini (aprile), rievocazione medioevale in borgo Castello
  • Concorso Europeo di Chitarra Classica "Enrico Mercatali" (maggio), festival e concorso internazionale di chitarra classica
  • èStoria (maggio), festival internazionale della storia
  • Premio "Sergio Amidei" (luglio), concorso per la miglior sceneggiatura cinematografica
  • Festival mondiale del Folklore e parata (agosto), festival che richiama e raggruppa molti dei migliori gruppi folkloristici del mondo, organizzato a cura della Pro Loco Gorizia
  • Mittelmoda - The fashion award (settembre), concorso internazionale per giovani stilisti, si svolge dal 1993
  • Gusti di frontiera (settembre), festival della cucina Mitteleuropea
  • Festival Vegetariano (settembre) festival nazionale del vegetarismo
  • Vinum Loci (ottobre), rassegna nazionale dei vini antichi e autoctoni
  • Pixxelmusic (dicembre) festival di arte e musica elettronica
  • Fiera di Sant'Andrea (dicembre) giostre e mercatini natalizi
  • Dolci di frontiera (dicembre) kermesse del gusto dedicata alle tipicità dolciarie della Mitteleuropa
  • Generazioni Elettroniche (novembre) incontro/concerto transfrontaliero sulla musica elettronica, organizzato dal DAMS dell'Università degli Studi di Udine

Persone legate a Gorizia[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Circoscrizioni e frazioni[modifica | modifica sorgente]

Fra parentesi le denominazioni in friulano e sloveno

  • Borgo Castello
  • Campagnuzza
  • Centro
  • Lucinico (Lucinîs o Luzinîs, Ločnik)
  • Madonnina del Fante
  • Montesanto-Piazzutta (Plaçuta, Placuta)
  • Piedimonte del Calvario (Pudigori, Podgora)
  • Piuma (Peume o Plume, Pevma)
  • Oslavia (Oslavie, Oslavje)
  • San Mauro (San Maur, Šmaver)
  • Sant'Andrea (Sant Andrât o Sant Andrea, Štandrež)
  • San Rocco - Sant'Anna (San Roc - Santa Ana, Podturn - Sv. Ana)
  • Straccis (Stracis o Strazis, Stražce)

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

La stazione ferroviaria "Gorizia Centrale"

Rete stradale e autostradale[modifica | modifica sorgente]

Le principali infrastrutture stradali interessanti Gorizia sono l'Autostrada A34 Villesse - Gorizia, che origina dal casello autostradale di Villesse-Gorizia sull'autostrada A4, la strada statale strada statale 55 dell'Isonzo che la collega a Duino, la strada statale 351 di Cervignano che la collega alla Bassa Friulana e la strada statale 56 di Gorizia che la collega a Udine.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Gorizia Centrale, posta lungo la ferrovia Udine-Trieste, è servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio con la Regione Friuli-Venezia Giulia e da collegamenti nazionali. Da tale impianto si diparte la Gorizia-Aidussina, mediante la quale è possibile raggiungere le altre stazioni urbane, quelle di Vertoiba (già "Gorizia San Marco") e di Nova Gorica, quest'ultima posta in territorio sloveno lungo la ferrovia Transalpina e servita da corse effettuate dalla Slovenske železnice.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Il sistema dei trasporti di Gorizia è gestito dalla APT Gorizia, la quale gestisce nove linee urbane e diverse linee suburbane compresi i collegamenti da e per l'aeroporto regionale Pietro Savorgnan di Brazzà di Ronchi dei Legionari.

La città di Gorizia è collegata anche con Nova Gorica per mezzo di un servizio di linea giornaliero di autobus, gestito congiuntamente da APT Gorizia e dalla omologa Avrigo di Nova Gorica[36].

Fra il 1909 e il 1935 la città fu servita da una rete tranviaria urbana realizzata dalla Società Goriziana Trenovie e in seguito gestita direttamente dal comune. Tale rete si componeva fondamentalmente di 2 line per il collegamento del centro con le due stazioni cittadine e con il sobborgo di San Pietro di Gorizia.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1925 1934 Giorgio Bombi podestà Valentino Pascoli
(podestà)
1945 1948 Giovanni Stecchina Presidente del Comune
1948 1961 Ferruccio Bernandis centro (politica) Sindaco
1961 1964 Luigi Poterzio centro (politica) Sindaco
1964 1965 Franco Gallarotti centro (politica) Sindaco
1965 1972 Michele Martina centro (politica) Sindaco
1972 1980 Pasquale De Simone centro (politica) Sindaco
1980 1992 Antonio Scarano centro (politica) Sindaco
1992 1993 Erminio Tuzzi centro (politica) Sindaco
1994 1998 Gaetano Valenti centrodestra Sindaco
1998 2002 Gaetano Valenti centrodestra Sindaco
2002 2007 Vittorio Brancati centrosinistra Sindaco
2007 2012 Ettore Romoli centrodestra Sindaco
2012 in carica Ettore Romoli centrodestra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Gorizia è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Il 30 maggio 2001 l'11ª tappa del Giro d'Italia 2001 si è conclusa a Gorizia con la vittoria dello spagnolo Pablo Lastras Garcia.

L'11 giugno 2005 il goriziano Paolo Vidoz vince il titolo di Campione europeo dei pesi massimi.

Il 26 giugno 2006 Paolo Bettini ha vinto il Campionato Italiano su strada di Ciclismo su un percorso di km 233,4 in 5 ore, 59 minuti e 40 secondi alla media di km/h 38,936

Il 23 settembre 2007 il goriziano Stefano Panterotto ha vinto il Campionato Mondiale di Karate WSKA e il 25 novembre 2007 il Campionato Europeo di Karate ESKA, ambedue nel kata a squadre categoria juniores.

Il 26 ottobre 2009 Giorgio Petrosyan vince il k-1 MAX.

Personalità sportive legate a Gorizia[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT - comune di Gorizia (GO); Dati provvisori di novembre 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 20 marzo 2013.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 312.
  5. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  6. ^ Ministero dell'interno, servizi legislazioni minoranze etniche; DPR 12/09/2007 - Comuni slovenofoni del Friuli-Venezia Giulia, Ministero dell'Interno. URL consultato l'8 novembre 2011.
  7. ^ Bilancio demografico Istat al 31/7/2010. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  8. ^ "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
  9. ^ Nello Cristianini, L'ultima estate: Storia di Lucy Christalnigg e della fine di un mondo ,2014. ISBN 978-1-4953-6392-4
  10. ^ Presa di Gorizia
  11. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
  12. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
  13. ^ R.D. 25 ottobre 1928, n. 2520
  14. ^ Storia di Gorizia
  15. ^ Elio Apih, Italia, Fascismo e Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), Bari, Editori Laterza, 1966, p. 335
  16. ^ http://www.istitutogasparini.it/prefazioni/Prefazione_cronache_ordinaria_persecuzione.pdf
  17. ^ Cfr. il Corriere della Sera, 18 marzo 2007 (online)
  18. ^ Paolo Mieli,Le vittime dimenticate degli eccidi di quella parte d'Italia, Corriere della Sera, 10 maggio 2002 online
  19. ^ Corriere della Sera 18 marzo 2007 online
  20. ^ "Epurazione di frontiera Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948" Roberto Spazzali, Collana: "LEGuerre", Libreria Editrice Goriziana 2000 rif. pag. 58-63
  21. ^ Riporta Pirina che l'ultima registrazione del campo di Lubiana è del 30 dicembre 1945. Una annotazione documenta l'annullamento di forniture alimentari perché, spiega la nota con una sinistra frase «il problema italiano (i prigionieri italiani) è stato eliminato». cfr. "Scomparsi" Marco Pirina, Annamaria D'Antonio Adria Storia, Silentes Loquimur 1995 rif. pag. 206-220
  22. ^ Atti Parlamentari Camera dei deputati, XVI Legislatura — Allegato B Ai Resoconti — Seduta Del 30 aprile 2009 Interrogazione Ascierto
  23. ^ Una sentenza emessa nel 2007 dalla magistratura di Bologna, poi ribaltata in Cassazione nel 2010, con la condanna definitiva di Pirina per diffamazione ai danni di Pregelj, infatti, pur ammettendo che il comandante sloveno potesse non essere a conoscenza del piano di eliminazione dei prigionieri afferma che «è tuttavia pacifico che egli fu il maggiore protagonista a Gorizia dei rastrellamenti di cittadini che venivano poi condotti in luoghi di prigionia jugoslavi». Luigi Ferrarella, Uno storico può usare il termine «boia di Gorizia». Il caso: Franc Pregelj ha citato in tribunale chi lo ha definito così. Ma ha perso, Corriere della Sera, 18 marzo 2007. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  24. ^ Il Gazzettino: Pordenone. Partigiani titini e foibe, la Cassazione: "Un'opinione personale" - I giudici: nessuna prova del collaborazionismo con gli jugoslavi negli omicidi della valle del Natisone, Pirina dovrà risarcire.
  25. ^ in maniera per certi versi inopportuna:Gorizia ebbe il confine all'estrema periferia orientale, poche case agricole e qualche villa di campagna rimase oltreconfine. Perse tuttavia oltre il 60% del territorio comunale e più del 90% di quello provinciale
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ Erano definiti regnicoli, fino alla prima guerra mondiale, tutti i cittadini provenienti dal Regno d'Italia e residenti nei territori veneto-giuliani e del Friuli orientale (all'epoca sotto la sovranità austriaca)
  28. ^ Gorizia ha assunto nei secoli il titolo di "Capitâl dal Friûl Orientâl", ossia Capitale del Friuli Orientale.
  29. ^ Dopo settant'anni celebrato un matrimonio in sinagoga - il Piccolo dal 2003.it » Ricerca
  30. ^ demo.istat. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  31. ^ «I tedeschi che restano a Gorizia abbastanza a lungo finiscono per assimilarsi agli Italiani, e comunque ne imparano la lingua» Cit. tratta da Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca, sta in: AA.VV., Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 316
  32. ^ «...l'aumento non si deve tanto a immigrazione, quanto a diversa dichiarazione della propria lingua...chi usava lo sloveno soltanto in famiglia e l'italiano al lavoro, ora si dichiara sloveno...». La citazione e i dati censuali sono estratti da: Liliana Ferrari, AA.VV. e Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), op. cit., p. 372
  33. ^ Spezialortsrepertorium der Österreichischen Länder. Spezialortsrepertorium für das Österreichisch-Illyrische Küstenland. Bearbeitet auf Grund der Ergebnisse der Volkszählung vom 31. Dezember 1910. Herausgegeben von der Statistischen Zentralkommission (Wien: Verlag der Deutschösterreichischen Staatsdruckerei, 1918), p. 8-11
  34. ^ Spezialortsrepertorium der Österreichischen Länder. Spezialortsrepertorium für das Österreichisch-Illyrische Küstenland. Bearbeitet auf Grund der Ergebnisse der Volkszählung vom 31. Dezember 1910. Herausgegeben von der Statistischen Zentralkommission (Wien: Verlag der Deutschösterreichischen Staatsdruckerei, 1918), p. 8-11
  35. ^ Ceduta al Comune di Gorizia in uno stato di semiabbandono, la Sinagoga è stata restaurata e riaperta negli anni ottanta. Non più adibita al culto, ospita attualmente un museo e un centro di cultura ebraica. Cfr. il sito ufficiale del Comune di Gorizia
  36. ^ Articolo sulla rivista Onda verde, n.90, 2004

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Arbo, Musicisti di frontiera.Le attività musicali a Gorizia dal Medioevo al Novecento, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1998
  • Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-12166-0
  • Lucio Fabi, Storia di Gorizia, Padova, Il Poligrafo, 1991, ISBN 88-7115-010-4
  • Liliana Ferrari, Gorizia ottocentesca, fallimento del progetto della Nizza austriaca, sta in: AA.VV., Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli-Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002, vol. I, p. 313-375, ISBN 88-06-14977-6
  • Marco Grusovin (a cura di), Cultura ebraica nel Goriziano, Udine-Gorizia, Forum, 2007, ISBN 978-88-8420-400-4
  • Carlo Morelli di Schönfeld, Istoria della Contea di Gorizia, vol. I, Gorizia, Premiata Tipografia Paternolli, 1855 (esiste in rete un'edizione digitalizzata di tale opera: Google Books)
  • Tea Di Marco, "Pai borcs di Guriza", Guriza 2013
  • Lucia Pillon, Emanuela Uccello e Sergio Zilli, Gorizia e dintorni, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2000, ISBN 88-8692-843-4
  • Barbara Sturmar, Gorizia Nascosta, raccolta illustrata di curiosità di Gorizia e della sua provincia, Lint Editoriale Trieste 2010, ISBN 978-88-8190-266-8
  • Luigi Tavano, La diocesi di Gorizia, 1750-1947, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004, ISBN 88-8345-169-4
  • Gianni Nazzi, "Defriulanizzazione di Gorizia", Clape cultural Aquilee, Goria - Pordenone - Udine 1993
  • Autori vari, "Cultura friulana nel Goriziano", Istituto di storia sociale e religiosa, Gorizia 1988
  • "L'attività del Partito cattolico popolare negli ultimi venticinque anni (1894-1919)", Gorizia 1990
  • C. Vignoli, "Il parlare di Gorizia e l'italiano", Società filologica romana, Roma 1917

Autori vari, "Guriza", Società filologica friulana, Udine 1969

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