Principato vescovile di Bressanone

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Principato vescovile di Bressanone
Principato vescovile di Bressanone – Bandiera Principato vescovile di Bressanone - Stemma
Principato vescovile di Bressanone - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Principato vescovile di Bressanone del Sacro Romano Impero
Lingue ufficiali Tedesco
Lingue parlate Tedesco
Capitale Bressanone
Dipendente da Sacro Romano Impero
Dipendenze Veldes (Slovenia);
exclave di Luson, Brunico, San Candido, Dobbiaco, Pieve
Politica
Forma di Stato Teocratico
Forma di governo Monarchia elettiva
(principato vescovile, retto da un principe vescovo)
Capo di Stato Principi-vescovi di Bressanone
Organi deliberativi Principe-vescovo e Consiglio di corte
Nascita 1027
con Hartwig von Hainfels
Causa Investitura imperiale
Fine 15 febbraio 1803
con Karl Franz von Lodron
Causa Occupato da Napoleone I, indi annesso al S. R. I., poi Impero austriaco
Territorio e popolazione
Bacino geografico Alto Adige
Massima estensione 84 k
nel secolo XVIII
Popolazione 4000 abitanti
nel secolo XVIII
Economia
Valuta Kreuzen, thaler, ducat
Risorse Prodotti agricoli e artigianali
Commerci con Sacro Romano Impero
Religione e società
Religione di Stato Cattolica romana
Classi sociali Clero, nobili,
artigiani, contadini
Principato vescovile di Bressanone - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Bavaria Arms.svg Ducato di Baviera
Succeduto da Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero

Il principato vescovile di Bressanone (in tedesco: Hochstift Brixen), fu uno Stato facente parte del Sacro Romano Impero (aveva il 39° voto nella Dieta), situato nell'odierna provincia di Bolzano, da non confondere con la più vasta diocesi di Bressanone sulla quale il principe-vescovo esercitava solo l'autorità spirituale spettante ad un ordinario metropolita. Ebbe una lunga durata: dal 27 giugno 1027 al 15 febbraio 1803.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Bressanone e il duomo

Quello di Bressanone è stato uno dei molti principati ecclesiastici europei - da ricordare Liegi, Salisburgo, Feltre e Trento - facenti capo al Sacro Romano Impero. Conservò l'indipendenza per 776 anni dall'investitura di Enrico II il Santo conferita, nel 1022 (confermata nel 1027 da Corrado II il Salico), a Hartwig von Hainfels fino all'ultimo principe titolare del potere temporale, Karl Franz von Lodron, decaduto nel 1803 e morto nel 1828. In questo modo l'imperatore si assicurava fedeltà sul territorio altoatesino, a ridosso delle Alpi, e la certezza di far transitare liberamente gli eserciti germanici diretti nella penisola italiana.[2]

La sala del trono nel palazzo vescovile
La sala del consiglio nel palazzo vescovile

Localizzato in una strategica zona di passaggio tra il sud della Germania e l'Italia settentrionale, strinse nel 1363 una solida alleanza con la vicina contea del Tirolo e godeva della protezione della casa d'Asburgo d'Austria nelle Diete imperiali, per cui rendeva ad essa un omaggio simbolico di dipendenza e vassallaggio per la tutela che avrebbe avuto in caso di guerre.[3]

Il piccolo Stato, oltre al territorio intorno alla capitale, era costituito da alcune exclaves e dal possedimento sloveno di Bled. Confinava con il principato di Trento, con la repubblica di Venezia e con il ducato di Carinzia: la lingua, la mentalità e gli usi erano tirolesi-ladini. La forma di stato era di tipo teocratico, quella di governo, aristocratico. Il principe vescovo era il capo dello Stato e dell'esecutivo, nominava un cancelliere e tutti i pubblici funzionari, presiedeva il consiglio di corte, organo deliberativo. Aveva diritto al trattamento di Sua altezza reverendissima: la sua dimora ufficiale ed abituale era la Hofburg di Bressanone; Castel Velturno, Castel Brunico, Casteldarne, Albes e Salorno fungevano, invece, da residenze estive o di campagna.[4]

Il vescovo, principe di rango uguale agli altri, esercitava dunque la suprema potestà: rientrava nei suoi poteri convocare le diete territoriali ed esercitare il diritto di "salvacondotto". L'obbligo di vassallaggio verso l'imperatore comportava tuttavia il dovere di partecipare alle imprese militari imperiali e al consiglio aulico. Tra i regnanti di Bressanone vi furono sei cardinali, tra cui Nicola Cusano (1401-1464), Bernardo Clesio (1485-1539) e Cristoforo Madruzzo (1512-1578).[5]

Il principato disponeva di un esercito: i balestrieri a cavallo costituivano la guardia personale del vescovo e il loro comandante alloggiava in una residenza signorile. Il capo dei doganieri (Rollmeister), considerevole funzionario, coordinava i posti di frontiera: tra questi, assai importante era Chiusa (Klausen).

A Novacella, intorno alla storica abbazia, soggiornavano per brevi periodi, soprattutto estivi, alcuni nobili e alti dirigenti vescovili, come il "capo delle guardie" (viveva a Bressanone in un sontuoso palazzo, sempre esistente) o il "farmacista di corte", personaggio influente, il cui laboratorio è tuttora visibile in via Ponte Aquila.[6]

Nel periodo dell'indipendenza, visse nel capoluogo anche una santa donna, molto attiva nell'ambiente locale: Maria Hueber (1653-1705). Il patrono del principato era san Cassiano di Imola, ricordato il 2 febbraio. Alla corte di Ulrico I e III operò il poeta Oswald von Wolkenstein, la cui lapide funebre è conservata nel chiostro del duomo.

In quanto Stato sovrano Bressanone (Brixen) esercitò il diritto di battere moneta propria dal 1614 al 1779. Si rammentano i seguenti tipi monetari: kreuzen, thaler e ducat d'oro e d'argento, coniati durante i regni dei principi-vescovi Carlo d'Austria (1614-1624), Caspar Ignaz von Kuenigi (1702-1747), Leopold Maria Joseph von Spaur (1747-1779). La zecca fu trasferita da Merano nel 1477 per volere del principe del Tirolo Sigismondo d'Austria ad Hall in Tirol, presso la torre del castello di Hasegg.[7] Esistono molti ritratti dei principi sovrani (che indossavano la mitra) nel museo del palazzo brissinese, altri raffigurati invece sulle monete e sui sigilli, fino all'ultimo titolare del potere temporale, decaduto ad opera delle truppe napoleoniche.

Bressanone, come altre città del tempo, era circondata da alte e possenti mura e, divise da un corridoio, si ergevano le case, cioè quelle che oggi si vedono lungo i "bastioni maggiori e minori". Formava quasi un quadrato con gli edifici ecclesiastici e governativi da un lato e quelli commerciali e abitativi dall'altro. Attorno alla cinta muraria, su cui facevano ronda le guardie vescovili, c'era il fossato di acqua. Di tali opere rimane pochissimo, al contrario dell'impianto cittadino, di case, palazzi, chiese e di tre delle originarie quattro porte d'accesso al paese. Le porte che consentivano l'ingresso alla capitale del principato erano: san Michele (orientale, verso la Pusteria e l'alta valle dell'Isarco, accanto alla Torre Bianca), Croce o sant'Erardo (occidentale, per Bolzano), Sabiona (settentrionale) e del Sole (abbattuta nel 1931, era un passaggio obbligatorio a pagamento da e per l'Austria).[8]

La secolarizzazione del principato avvenne il 15 febbraio 1803 con l'incorporazione nella contea del Tirolo. L'ultimo principe Karl Franz von Lodron è sepolto, insieme ad altri vescovi sovrani, nel duomo di Bressanone.

Con il trattato di Lunéville, sottoscritto il 9 febbraio 1801 tra la Prima Repubblica Francese e il Sacro Romano Impero, si decretò la mediatizzazione dei venticinque principati ecclesiastici imperiali che mantennero la sola funzione della diocesi e furono assorbiti dagli stati secolari confinanti. Le cause fondamentali della decadenza dei principati vescovili vengono di solito individuate nella perdita di legalizzazione del potere temporale della Chiesa durante il periodo illuminista, nel forte ascendente dei fatti rivoluzionari francesi e nella pretesa di incorporamento dei Paesi vicini. La Deputazione imperiale (Reichsdeputationshauptschluss), ovvero l'ultima legge significativa del Sacro Romano Impero, emanata a Ratisbona nell'assemblea conclusiva della Dieta perpetua, convocata il 25 febbraio 1803, ratificò in modo definitivo la questione. I vescovi, tuttavia, conservarono il rango di principi imperiali: l'ultimo sovrano, l'austriaco Karl Franz von Lodron (27 febbraio 1792-15 febbraio 1803), morirà nel 1828, ormai privo del potere temporale.[9]

Principi-vescovi di Bressanone (1027 - 1803)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Principi-vescovi di Bressanone.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kogl, p. 56.
  2. ^ Stella, pp. 9-10.
  3. ^ Stella, p. 10.
  4. ^ Wolfsgruber, Il Palazzo.., p. 22.
  5. ^ Kogl, p. 102.
  6. ^ Gelmi, p. 29.
  7. ^ Kogl, p. 51.
  8. ^ Gelmi,  pp. 44-45.
  9. ^ Kogl, p. 202.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Helmut Flachenecker-Hans Heiss-Hannes Obermair, Città e Principato, Bolzano, Athesia, 2000.
  • Joseph Gelmi, Storia della città di Bressanone, Bressanone, Weger, 2004.
  • Joseph Kogl, La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Trento, Artigianelli, 1964.
  • Aldo Stella, Trento, Bressanone, Trieste, pp. 3-91, Torino, UTET, 1987.
  • Karl Wolfsgruber, Il Duomo e il chiostro di Bressanone, Athesia, 1989.
  • Karl Wolfsgruber, Il Palazzo Vescovile di Bressanone, Bolzano, Athesia, 1988.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]