Brunico

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Brunico
comune
Brunico/Bruneck
Brunico – Stemma
Panorama di Brunico dal Plan de Corones
Panorama di Brunico dal Plan de Corones
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Sindaco Christian Tschurtschenthaler (SVP) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 46°48′00″N 11°56′00″E / 46.8°N 11.933333°E46.8; 11.933333 (Brunico)Coordinate: 46°48′00″N 11°56′00″E / 46.8°N 11.933333°E46.8; 11.933333 (Brunico)
Altitudine 838 m s.l.m.
Superficie 45,06 km²
Abitanti 15 523[1] (31-12-2010)
Densità 344,5 ab./km²
Frazioni Lunes (Luns), Riscone (Reischach), San Giorgio (St. Georgen), Stegona (Stegen), Teodone (Dietenheim), Villa Santa Caterina (Aufhofen)
Comuni confinanti Falzes, Gais, Marebbe, Perca, Rasun Anterselva, San Lorenzo di Sebato, Valdaora
Altre informazioni
Cod. postale 39031
Prefisso 0474
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021013
Cod. catastale B220
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 867 GG[2]
Nome abitanti brunicensi
(DE) brunecker
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Brunico
Il territorio comunale
Il territorio comunale
Sito istituzionale

Brunico (/ˈbruniko/ Bruneck /ˈbrunεk/ in tedesco; Bornech /borˈnek/ in ladino) è un comune italiano di 15.491 abitanti della provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige.

È il capoluogo comprensoriale storico, culturale, economico e amministrativo della Val Pusteria (Pustertal). Brunico è sede del comprensorio della Val Pusteria.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Brunico, principale centro della Val Pusteria, è attraversata dalla Rienza (Rienz) e dal suo affluente Aurino (Ahr). Dista circa 35 km da Bressanone (Brixen), 70 km da Bolzano (Bozen) e dal Passo del Brennero (Brennerpass), che segna il confine a nord con l'Austria, e circa 35 km da Prato alla Drava (Winnebach), che demarca ad est la frontiera con il Tirolo orientale austriaco.

A sud si trova la località sciistica Plan de Corones (Kronplatz) (2.273 m s.l.m.), a nordest la Croda Nera (Schwarze Wand) (3.105 m s.l.m.) e a nord-nordovest il Monte Sommo (Sambock) (2.417 m s.l.m.). Valli nelle immediate adiacenze: Val di Tures (Tauferer Tal), che più a monte prende il nome di Valle Aurina (Ahrntal), Val Badia (Gadertal), Valle di Anterselva (Antholzer Tal).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1256 come Bruneke, Brunegg e Prawnecke e deriva dal nome del vescovo Bruno von Kirchberg, costruttore del castello della città, con l'aggiunta del suffisso -ecke, che sta per "angolo". Il nome più antico dell'insediamento, precedente alla fondazione cittadina, è invece Ragen, conservato ancor'oggi nel quartiere Oberragen attorno alla chiesa parrocchiale.[3][4]

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Veduta della cittadina, sovrastata dal castello

Brunico venne fondata dal principe vescovo Bruno von Kirchberg dal quale ha preso il nome, unico esempio in Alto Adige di denominazione di città dal fondatore. È citata documentalmente per la prima volta il 23 febbraio 1256. Egli fece edificare anche il castello di Brunico, che domina la città.

All'epoca la città consisteva di due file di case, che delimitavano una stretta via, e solo nel 1336, sotto il vescovo Albert von Enn, vennero terminati le mura ed il fossato. Subito dopo fuori dalla porta orientale vennero costruite altre file di edifici che portavano all'attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. La prima chiesa nell'ambito delle mura cittadine, inizialmente solo un piccolo oratorio, venne costruita dal cittadino Nikolaus von Stuck sotto il castello (Santa Caterina, v. anche oltre). Heinrich von Stuck, fratello di Nikolaus, fondò nel 1358 l'ospedale, che venne costruito negli anni a seguire.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel XIV e nel XV secolo, a motivo degli intensi traffici mercantili da Augusta a Venezia, la città raggiunse benessere e fama. In questo periodo nacque anche la scuola pittorica pusterese, che produsse poi i grandi maestri Michael Pacher e Friedrich Pacher. La bottega di Michael Pacher a Brunico divenne una delle più famose nell'ambito alpino. Nell'anno 1500 la val Pusteria venne riunita al Tirolo, la città di Brunico rimase ancora proprietà vescovile.

L'11 aprile 1723 ci fu il peggiore incendio della storia cittadina. Poco lontano dalla parrocchiale scoppiò infatti un rogo che, grazie al forte vento, si propagò rapidamente a gran parte della città e la devastò ampiamente. Nel 1741 venne eretto un ulteriore convento, in questo caso dall'ordine delle Orsoline. Durante le guerre napoleoniche la città non subì danni, ma a causa dell'acquartieramento di truppe si indebitò per decenni.

La torre del castello

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

La prima guerra mondiale risparmiò anch'essa la città, in cui era stanziato nell'agosto 1914 lo stato maggiore del 1º e 3º battaglione di fanteria boema del 36º reggimento. Nel 1919 la città venne annessa insieme al Tirolo meridionale all'Italia in base al trattato di pace, divenendo in seguito l'Alto Adige.

Nel 1938 il regime fascista promosse l'erezione di un monumento all'Alpino della divisione "Pusteria", impiegata nella guerra d'Etiopia (1935–1936).

La seconda guerra mondiale portò comunque diverse perdite a uomini e cose. Il 6 luglio 1944 7 ragazzi, che si erano arruolati nella Repubblica Sociale Italiana e messi a disposizione degli alleati tedeschi per effettuare dei lavori nella caserma di Brunico, furono successivamente fucilati per aver disertato[5].

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma rappresenta una torre con il tetto spiovente, su un muro di cinta merlato e la saracinesca argentea alzata. La torre cintata, di colore rosso posta su un monte verde a tre cime, rappresenta il castello fatto costruire dal vescovo Bruno von Kirchberg nella seconda metà del XIII secolo. Il castello apparve sullo stemma per la prima volta nella seconda metà del XV secolo. Lo stemma è stato adottato nel 1931.[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Via Centrale[modifica | modifica sorgente]

La via Centrale (Stadtgasse), la strada principale del centro storico, caratterizzata da edifici con finestre a sporto coronati da timpani merlati, conserva in gran parte il suo aspetto medioevale; vi si accede attraverso le antiche porte della città, la Florianitor ("Lucke"), la Rienztor e la Ragentor, che la delimitano.[7] Dalla porta orientale una via sale al castello, che ospita una sezione del “Messner Mountain Museum” voluto dal noto scalatore Reinhold Messner.

La porta san Floriano[modifica | modifica sorgente]

Questa porta, in tedesco chiamata Florianitor, si apre verso nord, pressappoco a metà della via Centrale. Attraverso di essa si accedeva al Plarer, la zona tra il fossato pieno d'acqua che circondava la città e il fiume Rienza. Qui vi si trovavano i magazzini di foraggio dei cittadini che si occupavano di agricoltura.

Il nome della porta deriva da una statua di San Floriano che un tempo adornava un pozzo nel vicolo san Floriano. In tempi più remoti fu chiamata anche Lucke o torre Schlipf. L'affresco tripartito sopra la porta, raffigurante uno stemma, è opera del pittore Rudolf Stolz. Un altro quadro di San Floriano si trova in Via San Floriano.[8]

La porta delle Orsoline[modifica | modifica sorgente]

Questa porta, chiamata Untertor o Ursulinentor, attraverso cui si accede alla città provenendo da ovest, è anche nota come "porta del Convento" o "porta di Sotto". Un tempo era chiamata "porta Nuova" o "porta delle Oche". Prima della costruzione del convento delle Orsoline (1741) dietro alla porta si trovavano la piazza della dogana e l'edificio in cui le merci erano stoccate e pesate (Ballhaus). La torre che sovrasta la porta è decorata con diverse immaginie stemmi, il più importante de quali, probabilmente opera del pittore Hans da Brunico, fu parzialmente danneggiato durante i lavori di ampliamento dell'arco della porta nel 1758.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dello Spirito Santo all'Ospedale[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dello Spirito Santo

Questa chiesa, nonostante il nome, non si trova nei pressi del nuovo ospedale. Non è noto quando questa fu fondata, ma è noto che nel 1350 la chiesa e l'ospedale (quello vecchio) vennero dati in dono da Nikolaus von Stuck e costruiti poco dopo.

La prima consacrazione nota della chiesa si può far risalire al 1381.

L'edificio tra il 1759 e il 1760 ha subito un restauro in stile barocco e conservò questo stile anche nei successivi restauri.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (Brunico).
La chiesa di Maria Assunta

Già dal XIII secolo esisteva dove si trova oggi la chiesa, una piccola cappella, della quale alcuni documenti parlano nel 1316.[9] Nel 1381 la piccola cappella fu ingrandita e divenne quindi una chiesa a tutti gli effetti e quindi nuovamente consacrata. Nel 1515 fu riedificata in stile gotico dal maestro Valentin Winkler di Falzes, ma la costruzione non venne mai terminata. Nel 1610 la chiesa divenne la chiesa parrocchiale (Pfarrkirche Mariä Himmelfahrt).

Nel 1789 avvenne la consacrazione della chiesa costruita in stile classicheggiante dal costruttore brunicense Jakob Philipp Santer. Infine tra il 1851 e il 1853 l'architetto viennese Hermann von Bergmann ristrutturò la chiesa in stile neoromanico.[10]

Sul retro della chiesa si trova il cimitero comunale di Brunico.

Chiesa di Santa Caterina "am Rain"[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Caterina am Rain

Si può far risalire al 1345 la costruzione originaria di una cappella consacrata allo Spirito Santo, patrocinata dal patrizio brunicense Nikolaus Stuck (o Stuckh). All'interno della chiesa si trova inoltre una lapide sepolcrale in marco bianco di Leonhard v. Stuck, recante la data del 1368. Al XVII secolo si fa risalire l'origine dell'attuale stile barocco della chiesa; della stessa epoca sono la pala dell'altare maggiore, copia di un'opera del Veronese, e l'affresco in gran parte distrutto del soffitto del coro. Mentre al XVIII secolo risalgono gli affreschi del portale sud che raffigurano i santi Caterina, Wolfgango e Sebastiano.

Dopo il grande incendio dell'11 marzo 1723 furono innalzate le due guglie. Il campanile, prima gotico, divenne così l'emblema della città. Al 1726 risalgono gli altari barocchi e al 1730 la crociera, opera del pittore pusterese Joseph Renzler.

Nel 1964 la chiesa, da lungo tempo chiusa ai fedeli, fu riaperta agli scolari e studenti di Brunico per le loro funzioni religiose e nel 1966 fu restaurata dal maestro brunicense Peskoller. La chiesa si trova ai piedi del castello di Brunico.

Convento delle Orsoline[modifica | modifica sorgente]

La chiesa delle Orsoline

Nei pressi della porta delle Orsoline, anche nota come porta di Sotto (Untertor), porta Nuova (Neutor) o porta del Convento (Ursulinentor), si trova il convento delle Orsoline (un tempo la porta si chiamava anche porta delle Oche, la Gänsetor). Il convento fu costruito nel 1741 con accesso diretto alla porta, dove allora si trovava anche la dogana e un edificio dove erano pesate e stoccate le merci. Nel 2010 fu inaugurata un'esposizione duratura dei reperti medioevali che vennero in luce grazie agli scavi coordinati dall'Ufficio archeologico provinciale.

La torre che sovrasta tale porta è decorata con diverse immagini e stemmi, il più importante dei quali, probabilmente opera del pittore Hans da Brunico, fu parzialmente danneggiato durante i lavori di ampliamento dell'arco della porta nel 1758.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

A Brunico e nei suoi immediati dintorni si trovano diverse strutture medioevali:

A Brunico esistevano alcune caserme militari:

  • "Fausto Lugramani": ad oggi una delle sedi del 6º Reggimento Alpini.[11]
  • "Enrico Federico": fu costruita dopo il 1930 inizialmente dedicata alla regina Elena del Montenegro e ospitava il comando della Guardia alla Frontiera del XV Settore di Copertura Pusteria del Vallo Alpino. Solo dopo la seconda guerra mondiale fu reintitolata al tenente Enrico Federico, Medaglia d'oro al valor militare per le sue gesta compiute durante la campagna italiana di Grecia nel 1940. Fu sede di diversi reparti, tra cui:[12]
    • CI battaglione carri di supporto;
    • Comando XXI raggruppamento di frontiera;
    • III gruppo sbarramenti;
    • XXV battaglione alpini da posizione (in seguito alpini d'arresto);
    • battaglioni alpini d'arresto "Val Leogra";
    • due compagnie del battaglione alpini "Bolzano";
    • 335ª compagnia del battaglione d'arresto "Val Brenta" (in seguito "Trento");
    • II reparto logistico leggero;
    • compagnia contro carri della Brigata alpina "Tridentina";
    • 145ª compagnia "La terribile" del battaglione alpini "Trento";
    • comando del battaglione alpini "Trento".
Dopo il scioglimento di quest ultimo nel marzo 2002, la caserma viene utilizzata assieme alla "Lungramani" per l'addestramento del 6º reggimento alpini.[12]
  • "Augusto De Cobelli": costruita dopo il 1930 fu subito assegnata alla Guardia alla Frontiera, ovvero quella che difendeva il XV Settore di Copertura Pusteria del Vallo Alpino. Dopo l'8 settembre del 1943 fu occupata dai nazisti fino al 1945. In seguito questa ospitò diversi reparti, tra cui:[13]
    • dal 1946: reparti della divisione "Nembo";
    • dal 1946 al 1953: Battaglione Alpini “Edolo”;
    • dal 1953 al 1975: 6º Reggimento Alpini;
    • dal 1975 al 1986: Battaglione Alpini “Val Brenta”;
    • dal 1986 al 1992: 262ª compagnia alpini d’arresto “Val Brenta”;
    • dal 1992 al 2000: raramente usata per alloggio truppe.
Nel 2000 l'area della caserma passa dal Demanio alla provincia autonoma di Bolzano, e si prevede venga abbattuta nel 2013 per lasciare spazio a nuove case popolari ed in cambio dalla provincia riceverá nuovi edifici per la Guardia di Finanza e per la polizia stradale.[13][14]

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Seppur il suo territorio non appartenga a nessuna delle aree dei parchi naturali provinciali, Brunico si trova circondata da tre parchi naturali: il Parco naturale Fanes - Sennes e Braies, il Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina e il Parco naturale Puez-Odle.

Inoltre nel comune confinante di Perca, poco sopra il centro abitato, si trovano le caratteristiche piramidi di Plata, uno dei più bei monumenti naturali di tutto l'Alto Adige.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 1.404 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania Albania 301 (1,96%)

Germania Germania 178 (1,16%)

Kosovo Kosovo 169 (1,10%)

Ripartizione linguistica[modifica | modifica sorgente]

La sua popolazione, secondo il censimento del 2011, è per il 15,24% di lingua italiana, per l'82,47% di lingua tedesca e per il 2,29% di lingua ladina.

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat Censimento della popolazione 2011 - Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - giugno 2012
82,47% madrelingua tedesca
15,24% madrelingua italiana
2,29% madrelingua ladina

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Brunico è sede di varie scuole: materne, elementari, medie e superiori, separate a seconda delle lingua d'insegnamento (tedesca o italiana). Da alcuni anni nella scuola primaria-elementare di Brunico alcune materie vengono impartite in lingua tedesca (matematica, storia, geografia e scienze naturali) portando a 9 le ore settimanali dedicate alla seconda lingua.

Università[modifica | modifica sorgente]

Brunico è anche sede distaccata della facoltà di economia della Libera Università di Bolzano, che qui tiene i corsi dei curricula management del turismo e management dello sport e degli eventi (fanno parte del corso di laurea in Scienza dell'economia e della gestione aziendale).

Musei[modifica | modifica sorgente]

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

A Brunico si trova ancora oggi la sede della radio Holiday, storica emittente in lingua tedesca.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

A Brunico esiste un teatro, dove per lo più si tengono spettacoli in lingua tedesca. Costruito nel 1994 e chiamato Theater im Pub, completamente rinnovato nel 2006/07 ora è conosciuto come Stadttheater Bruneck. Il teatro ha circa 80 posti a sedere.[16]

Persone legate a Brunico[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Le frazioni di Brunico sono: Lunes (Luns), Riscone (Reischach), San Giorgio (St. Georgen), Stegona (Stegen), Teodone (Dietenheim), Villa Santa Caterina (Aufhofen).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

In inverno la città offre numerosi mercatini e feste, tra i quali il più famoso è il Mercato di Stegona che si svolge in ottobre ed è il più grande di tutto il Tirolo.

Biomassa[modifica | modifica sorgente]

Il comune è noto per l'impegno ecologico. Nel territorio è installato un impianto alimentato a legna e biomassa. L'impianto è da 20 Megawatt e riscalda l'80% delle abitazioni del comune[19].

Nel 2011 Brunico si aggiudica a Praga il primo premio della gara europea Renewable Energy Competition between European cities and towns, nella categoria delle città fra 5.000 e 20.000 abitanti[20].

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
nel 1954 Hans Ghedina Sindaco
nel 1969 Adolf Unterpertinger Sindaco
2005 2010 Christian Tschurtschenthaler SVP Sindaco
2010 in carica Christian Tschurtschenthaler SVP Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Brunico è gemellata con le seguenti città:

Trasporti e infrastrutture[modifica | modifica sorgente]

Brunico ha due stazioni ferroviarie, la stazione di Brunico (quella storica) e quella più recente nei pressi dell'ospedale, stazione Brunico Nord.[21]

Sport[modifica | modifica sorgente]

A Brunico si hanno diverse società sportive, per lo più per le discipline invernali, tra cui:

La frazione di Riscone nel periodo estivo ha ospitato spesso squadre di calcio della Serie A italiana in ritiro per la preparazione in vista del campionato: negli ultimi anni sono stati ospitati i calciatori dell'Inter e della Roma.

Brunico è la sede del ritiro estivo della Benetton basket.

Personalità sportive legate a Brunico[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • A Brunico sorge il tanto discusso Monumento all'alpino, chiamato in gergo "Kapuziner Wastl" (ovvero il "Sebastiano dei cappuccini" con riferimento al convento di fronte), una volta una statua di un alpino eretta dal regime fascista a glorificare la guerra d'Etiopia, ma che con degli atti vandalici nel dopoguerra è stato ridotto alla parte dal torace in su. Nel 2011 il Comune ha approvato una targa da apporre che spieghi i significati ideologici del monumento.[22]
  • Nel novembre del 2009, Brunico risulta prima in una classifica dei borghi italiani in quanto a vivibilità, felicità e sostenibilità.[23]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 1, Bolzano, Athesia, 1995, p. 63. ISBN 88-7014-634-0
  4. ^ AA.VV., Nomi d'Italia. Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2004
  5. ^ Homepage / Senderseiten - Videobolzano (IT)
  6. ^ (EN) Heraldry of the World: Bruneck-Brunico
  7. ^ Le porte medievali di Brunico
  8. ^ Giro storico a Brunico
  9. ^ Lothar von Sternbach, Die Pfarrkirche Mariä Himmelfahrt in Bruneck, Monaco, Schnell & Steiner, 1981.
  10. ^ Susanne Kronbichler-Skacha, Die Architektur der Pfarrkirche in Bruneck und ihr Architekt Hermann Bergmann (1816-1886), in "Der Schlern", 61, 1987, pp. 22-45.
  11. ^ Elenco caserme su Vecio.it
  12. ^ a b Caserma "Enrico Federico" su Vecio.it
  13. ^ a b Caserma "Augusto De Cobelli" su Vecio.it
  14. ^ Ex caserme De Cobelli, via alle ruspe a Brunico Articolo su Altoadige
  15. ^ fonte: ASTAT
  16. ^ Stadttheater Bruneck
  17. ^ Scheda su Karl Meusburger
  18. ^ Klaus Brandstätter, Vnd sol herre vnd gewaltig sein. Konrad Stuck - Vom Brunecker Bürger zum Herrn von Buchenstein, in Tirol zwischen Zeiten und Völkern. Festschrift für Helmut Gritsch zum 60. Geburtstag, hg. von Eugen Thurnher (Schlern-Schriften, 318), Innsbruck, Wagner, 2002, pp. 47-70.
  19. ^ Classifica Legambiente
  20. ^ European League: Brunico renewable town
  21. ^ Impianti FS, in "I Treni", anno XXXIV, n. 364 (novembre 2013), p. 8
  22. ^ Sì al testo per il monumento all'alpino
  23. ^ Best Italy: la felicità abita nei piccoli comuni. Ecco chi vince - Panorama Best Italy: la felicità abita nei piccoli comuni. Retrieved 29-11-2009

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Hubert Stemberger (a cura di), Johann Nepomuk Tinkhauser's Brunecker Chronik 1834: "Geschichtliche Nachrichten von der k.k. Kreisstadt Bruneck und derselben Umgebung", Bolzano, Athesia, 1981.
  • Touring Club Italiano, Guida rapida d’Italia, Milano, 1993. ISBN 88-365-0571-6
  • (DE) Franz-Heinz Hye, Bruneck - die Stadt des Pustertales: Grundzüge der Stadtgeschichte, in "Der Schlern", 70, 1996, pp. 410–427.
  • (DE) Paul Tschurtschenthaler, Nirgends mehr daheim: Paul Tschurtschenthalers Brunecker Chronik, 1935-1939, a cura di Josef Gasteiger Wiesenegg, Margot Pizzini Dalsass e Hannes Obermair, Bolzano, Raetia, 2000. ISBN 88-7283-145-8
  • (DEIT) Helmut Flachenecker, Hans Heiss, Hannes Obermair, Stadt und Hochstift: Brixen, Bruneck und Klausen bis zur Säkularisation 1803 / Città e principato: Bressanone, Brunico e Chiusa fino alla secolarizzazione 1803, Bolzano, Athesia, 2000. ISBN 88-8266-084-2
  • (DE) Hans Kofler et al., Bruneck: das Stadtbuch, Bolzano, Athesia, 2005. ISBN 88-8266-367-1
  • (DE) Stefan Lechner (a cura di), Der lange Weg in die Moderne. Geschichte der Stadt Bruneck 1800–2006. Innsbruck, Universitätsverlag Wagner, 2006. ISBN 3-7030-0418-5
  • Robert Stauder, Brunico e dintorni - piste ciclabili e itinerari mountain bike, Bolzano, Ed. Sportler, 2008. ISBN 978-88-95211-11-4
  • (DE) Karl-Theo Stammer, Alles Bruneck - alles im Blick: Bilder vom Feiertag und Alltag, Brunico, Dipdruck, 2006. (monografia fotografica)
  • (DE) Hans Heiss, Kulturkampf in der Kleinstadt. Bruneck 1850 bis 1866, in «Innsbrucker Historische Studien», 25, 2007, pp. 257–274.
  • (DEIT) Stefan Lechner (a cura di), Spitalsgeschichten: eine Veranstaltungsreihe im Zeichen der erlebten Geschichte. Ausstellungskatalog / Storie d'ospedale: una serie di appuntamenti all'insegna della storia vissuta. Catalogo esposizione, Brunico, Comune, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]