Gais (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gais
comune
Gais – Stemma Gais – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Amministrazione
Sindaco Christian Gartner (SVP) dal 10-5-2015 (1º mandato)
Territorio
Coordinate 46°50′N 11°57′E / 46.833333°N 11.95°E46.833333; 11.95 (Gais)Coordinate: 46°50′N 11°57′E / 46.833333°N 11.95°E46.833333; 11.95 (Gais)
Altitudine 841 m s.l.m.
Superficie 60,62 km²
Abitanti 3 235[2] (31-3-2017)
Densità 53,37 ab./km²
Frazioni Lana di Gais/Lanebach, Montassilone/Tesselberg, Riomolino/Mühlbach, Villa Ottone/Uttenheim
Comuni confinanti Brunico, Campo Tures, Falzes, Perca, Selva dei Molini
Altre informazioni
Cod. postale 39030
Prefisso 0474
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021034
Cod. catastale D860
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 844 GG[3]
Nome abitanti gaisini/Gaiser[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gais
Gais
Gais – Mappa
Il territorio comunale
Sito istituzionale

Gais[4] (Goas in dialetto locale) è un comune italiano di 3 235 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Costituito come comune autonomo nel 1928, si trova circa 5 km a nord di Brunico, all'incrocio tra la Valle Aurina e la Valle di Riomolino (Mühlbacher Tal in tedesco).

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo è attestato nel 985-993 e nel 1050-1065 come Geizes, nel 1142-1155 come Gaizes e Gaizis, nel 1314 come Gaeys e nel 1375 come Gais e probabilmente deriva da "Geitz", vezzeggiativo del nome di persona tedesco Gaido.[5][6]

Un'altra versione sull'origine del nome che viene fatto derivare dal linguista Karl Finsterwalder dalla radice indogermanica di "ghid", che significa "terreno alluvionale". La località prenderebbe dunque il nome dal grande conoide di deiezione, l'elemento più evidente del suo paesaggio.[7]

Secondo la leggenda il nome deriva da quello della capra (in tedesco "Geiß"). Una ragazza sarebbe andata sul monte di San Giorgio a cercare la sua capra, quando il paese fu sepolto da una frana. La capra avrebbe dunque salvato la vita della sua padrona. Secondo un'altra versione, in tempi antichi la peste avrebbe sterminato uomini ed animali, fatta eccezione per un contadino con una capra, del cui latte egli si sarebbe nutrito. La casa del contadino fu poi chiamata "Gaiser" (in italiano capraio) e da essa avrebbe preso nome il paese. In effetti fino a pochi decenni fa a Gais esisteva ancora un maso con questo nome.

Gais è uno dei pochissimi toponimi tedeschi in provincia di Bolzano che non fu italianizzato durante il fascismo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Castel Casanova, che domina il paese di Gais

La zona di Gais era senza dubbio abitata già in epoca preistorica, come testimoniano gli insediamenti sulla "Gaisinger Pipe" (= un'altura fra la "Bärental" e Riomolino-Mühlbach) e sul pianoro del castello di Chela (Kehlburg). Nel 985 Gais viene citato per la prima volta nei documenti. Nel 1014 il paese, in seguito ad una donazione dell'imperatore Enrico II, fu ceduto alla chiesa episcopale di Bamberga da lui fondata, che eresse qui una chiesa autonoma. Anche la sede parrocchiale pare sia stata trasferita dall'imperatore da San Giorgio a Gais.[8]

Il territorio parrocchiale di Gais comprendeva allora le località di Gais, San Giorgio, Villa San Caterina (Aufhofen), Villa Ottone (Uttenheim), Montassilone (Tesselberg), Riomolino (Mühlbach) e Lana di Gais (Lanebach). Originariamente la parrocchia di Gais avrebbe costituito anche un'unità politica. Nel XII e XIII secolo fu però suddivisa in tre diverse sedi giudiziarie. Gais divenne parte del giudizio di Neuhaus, ceduto in feudo dal capitolo di Bamberga ai signori di Taufers[9].

Nel 1306 Hugo e Ulrich von Taufers divisero i loro possedimenti. Il castello di Neuhaus venne assegnato ad Ulrich insieme alla metà del paese, mentre l'altra metà ed il castello di Tures toccarono a Hugo. Da questa divisione nacquero le sedi giudiziarie di Tures e di Villa Ottone o Neuhaus. Mentre intorno al 1400 si parla ancora di un paese diviso in due, successivamente non se ne parla più, per cui l'intero paese deve essere stato soggetto al giudizio di Villa Ottone - Neuhaus.

Gais costituiva all'interno di questo giudizio una delle cinque Pimberche (= distretti fiscali ed economici). Questa organizzazione rimase fino al 1811. In quell'anno Villa Ottone e Gais divennero un unico comune. Nel 1814 i due paesi divennero però nuovamente comuni autonomi. Nel 1850 Lanebach passò al comune di Gais e nel 1928 i precedenti comuni di Gais, Villa Ottone, Riomolino e Montassilone vennero riuniti a formare il comune di Gais.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è trinciato d'oro attraversato da due bande azzurre; nel rimanente campo è raffigurata un'aquila nera con aureola e la testa rivolta a sinistra. L'aquila simboleggia Giovanni Evangelista a cui è dedicata la chiesa parrocchiale e le due bande azzurre i castelli di Kehlburg e Neuhaus. Lo stemma è stato adottato nel 1956.[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, a Gais
  • Cappella del cimitero, a Gais
  • Cappella della Visitazione di Maria, a Gais
  • Cappella di San Erasmo, a Gais
  • Chiesa parrocchiale di Santa Margherita, a Villa Ottone
  • Cappella di San Valentino, a Villa Ottone
  • Chiesa della curatia dei 14 Santi Ausiliatori, a Riomolino
  • Chiesa della curatia dei Santi Crisante e Daria, a Montassilone

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • I bagni "Badl" di Riomolino

Società[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

La sua popolazione è in larga maggioranza di madrelingua tedesca:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat Censimento della popolazione 2011 - Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - giugno 2012
97,05% madrelingua tedesca
2,65% madrelingua italiana
0,29% madrelingua ladina

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuola[modifica | modifica wikitesto]

Scuole elementari[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola elementare di Gais
  • Scuola elementare di Villa Ottone
  • Scuola elementare di Riomolino

Scuole materne[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola materna di Gais
  • Scuola materna di Villa Ottone

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo degli elmi dei pompieri (Feuerwehrhelm-Museum): da oltre 30 anni Franz Josef Mairhofer colleziona elmi di pompieri da tutto il mondo e di diverse epoche. Oltre 700 elmi di pompieri su una superficie di 200 m².[12]

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2011 Gais è sede del ITS - Institut für Transnationale Studien / Institute for Transnational Studies, già di Landshut, attualmente diretto da Klaus Lange e Karin Knapp. Esso è attivo nel settore della consulenza di politica internazionale.[13]

Persone legate a Gais[modifica | modifica wikitesto]

Franz Bacher[modifica | modifica wikitesto]

Franz Bacher nacque a Gais il 13 agosto 1903, quarto di otto figli di Alois e Katharina Bacher. Come il fratello Heinrich fece il suo apprendistato a casa sotto la guida del padre. Dopo la morte di quest'ultimo i due fratelli andarono a Monaco di Baviera dove frequentarono la scuola d'arte con il prof. Joseph Wackerle. Forse per motivi finanziari non portarono però a termine gli studi. Franz Bacher passò da Monaco ad Innsbruck dove si stabilì nel 1926. Visse e lavorò in condizioni estremamente modeste, sopportò comunque le privazioni materiali come prezzo della sua attività artistica indipendente per rimanere fedele nell'arte ai propri ideali e per non dover accettare incarichi per motivi esclusivamente di guadagno.

Divenne membro della "Secessione Tirolese" e partecipò a diverse mostre collettive. Ancor più di Heinrich egli ridusse negli anni successivi le sue sculture in legno a forme che confinano talvolta con la rappresentazione astratta. Inoltre la dinamica del movimento e del ritmo sono spesso una caratteristica delle sue opere. Significativa è anche l'eredità grafica di Franz Bacher, sia riguardo ai disegni rigorosamente geometrici di grande formato che ai quaderni di schizzi.

Alla morte del fratello Heinrich nel 1972 Franz si trasferì da Innsbruck a Gais dove morì il 21 febbraio 1981.

Heinrich Bacher[modifica | modifica wikitesto]

Heinrich nacque il 1º gennaio del 1897, maggiore di otto figli, nella residenza amministrativa ("Bacherhaus") del castello di Neuhaus a Gais. Suo padre Alois (1866-1921) oltre all'agricoltura, aveva anche una bottega di scultura in legno con diversi lavoranti. Anche il nonno, Adam Bacher, si era occupato di scultura in legno. Heinrich Bacher ereditò come figlio maggiore la bottega paterna ed il maso. Alla morte del padre la bottega venne chiusa e Heinrich, assieme al fratello più giovane Franz, si recò a Monaco di Baviera dove frequentò la scuola d'arte con il prof. Wackerle. Entrambi i fratelli però - probabilmente per motivi di carattere finanziario - non portarono a termine gli studi.

Heinrich fece ritorno a Gais, visse però per certi periodi anche ad Innsbruck dove acquistò una casa. Erano i tempi della sua appartenenza alla "Secessione di Innsbruck". Presto si stabilì però definitivamente a Gais dove lavorò fino alla morte nel 1972 come contadino e scultore indipendente. Il legno locale di cembro era il suo materiale preferito. Il bronzo è una rara eccezione e lo stesso dicasi per la ceramica. Il più delle volte le sculture in legno sono lasciate al naturale e trattate solo con del mordente.

Heinrich Bacher si liberò ben presto delle forme espressive apprese nella bottega paterna ed all'Accademia di Monaco, trovando un suo linguaggio artistico autonomo che tendeva ad una forma espressiva sobria e limitata all'essenziale, evitando i dettagli di secondaria importanza.

Fra le sue opere più accessibili vi sono un rilievo raffigurante una pietà al monumento ai caduti in guerra nel cimitero di Gais ed il rilievo della "Lotta fra il bene ed il male" nella sala parrocchiale del paese.

Il Maestro di Villa Ottone[modifica | modifica wikitesto]

Gli artisti medievali di cui non ci è pervenuto il nome, vengono indicati spesso con un nome fittizio - quello della località in cui sono nati o hanno lasciato la loro opera più importante.

Il cosiddetto Maestro di Villa Ottone (Meister von Uttenheim) è uno di essi[14]. Quest'artista nacque probabilmente nel secondo decennio del XV secolo, certamente nella zona delle valli Pusteria o Tures-Aurina, ed era dunque di qualche anno più vecchio del suo famoso contemporaneo Michael Pacher. Quale fosse il suo rapporto con quest'ultimo - maestro, discepolo o semplicemente contemporaneo - non è stato ancora chiarito. Certamente tra i due si ebbero contatti, denotati anche dal parallelismo delle opere di entrambi. Non si può comunque escludere che si sia formato alla bottega di Leonhard di Bressanone.

Le opere principali del Maestro di Villa Ottone sono la tavola d'Altare nella chiesa parrocchiale di Villa Ottone da cui prende il nome, le portelle di un altare dedicato a Sant'Agostino e la tavola genealogica, entrambe all'Abbazia di Novacella, le portelle di un altare dedicato a Santo Stefano, forse proveniente dal Duomo di Bressanone, e parti di portelle di un altare dedicato alla Madonna, probabilmente in Val Pusteria. Molte altre opere, riconducibili all'artista, sono disseminate in molti paesi delle Valli Aurina, di Tures e Pusteria. Non vi sono notizie di collaboratori o successori del Maestro di Villa Ottone. L'effetto stilistico di questo anonimo pare essere stato ampiamente dominato dall'arte di Michael Pacher e della sua cerchia.

Ezra Pound[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1925 lo scrittore statunitense Ezra Pound dà la sua figlia Mary de Rachewiltz in cura a una famiglia contadina di Gais, i Samer. I fatti sono raccontati nelle memorie della Rachewiltz.[15]

Ivo Muser[modifica | modifica wikitesto]

Ivo Muser dal 2011 è vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Villa Ottone (Uttenheim)[modifica | modifica wikitesto]

Il nome originale tedesco di "Uttenheim", che fra il 993 ed il 1316 compare nelle varianti "Outenheim", "Outanheim", "Utenhaem" e "Utenhaim", secondo lo studioso Karl Finsterwalder va fatto risalire al nome bavaro di "Uota". Una tale "Uota" è storicamente testimoniata fra i membri della famiglia regnante bavarese degli Agilolfingi.[16] Ettore Tolomei misconobbe questa base etimologica e italianizzò il nome in Villa Ottone al posto di Villa d'Uta.

Dal 1100 vi è testimonianza dei signori di Uttenheim che costruirono probabilmente il loro castello sullo sperone roccioso che domina il paese. Originariamente indipendenti, dal 1140 compaiono come ministeriali (vassalli) dei potenti signori di Taufers. Nel 1387 la famiglia dei signori di Uttenheim si estinse.

I signori di Taufers avevano ottenuto in feudo dal capitolo di Bamberg dei possedimenti nella zona di Gais. Nella divisione intervenuta nella casata dei signori di Taufers nel 1306 il castello di Villa Ottone era indicato ancora come proprietà comune, ma divenne poi probabilmente proprietà esclusiva di Ulrich von Taufers che ottenne così anche la giurisdizione sul paese di Villa Ottone.

Nel 1311 Ulrich von Taufers aveva ceduto i castelli di Villa Ottone e Neuhaus (sopra Gais) insieme alla giurisdizione alla moglie Katharina di Gorizia. Da questa la proprietà passò successivamente ai fratelli e venne inglobata in quelle della Contea di Gorizia in Val Pusteria. Mentre nella prima metà del XV secolo Neuhaus è ancora il centro del giudizio che dal castello prendeva il nome, a partire dal 1459 compare l'indicazione di Giudizio di Villa Ottone.

Dopo essere passato più volte di mano, nel 1674 il giudizio di Villa Ottone fu assegnato ai signori e poi conti von Troyer che lo conservarono fino alla dominazione bavarese. Quest'ultima lo assoggettò al tribunale di Brunico cui lo inglobò nel 1810. Nel 1817 lo ricevettero i conti von Ferrari insieme a quello di Tures.

Il giudizio di Villa Ottone è composto dalle cinque "Pimberche" (ovvero distretti economici e tributari) di Gais, Mühlbach, Villa Ottone, Lanebach e Neuhaus. La sede giudiziaria, dopo che il castello era caduto in rovina nel XVII secolo, si trovava a Gais. Per la cura d'anime Villa Ottone dipendeva di Tures. Nel 1811 Villa Ottone fu riunita con Gais in un unico comune. Nel 1814 i due paesi divennero nuovamente comuni autonomi fino al 1928, quando Villa Ottone fu incorporato definitivamente nel comune di Gais.

Riomolino (Mühlbach)[modifica | modifica wikitesto]

La località viene citata per la prima volta nel 1440 come Muelbach e nel 1517 come Millpach[17]. Costituiva un "Pimberch" (ovvero distretto economico e tributario) del Giudizio di Villa Ottone.

Nel 1786 Mühlbach ottenne un proprio cappellano. Allora vi abitavano 226 anime. L'esposito non aveva però diritto di battesimo, né di matrimonio. I morti dovevano essere sepolti a Gais. Sempre a Gais gli abitanti di Mühlbach dovevano recarsi per la messa principale. Solo nel 1831 furono sollevati da questo obbligo.

Dopo essere stato un comune autonomo, nel 1928 Mühlbach fu annesso al Comune di Gais. Fino al XIX secolo il paese era raggiungibile solo a piedi. Negli anni sessanta del secolo scorso ottenne una strada di accesso lunga tre chilometri attraverso Percha, Amaten e Montassilone. Solo nel 1975-1977 l'antica via di collegamento con Villa Ottone fu trasformata in una strada carrozzabile.

I bagni di Mühlbach (1.694 metri), i più alti nel loro genere in Val Pusteria, erano frequentati volentieri dalla popolazione locale. Erano tipici "bagni contadini" in cui regnava un allegro connubio fra il bagno vero e proprio (in tinozze di legno) e vita di malga. Il potere curativo delle acque era assai decantato soprattutto per le malattia degli organi digestivi. Gli ospiti dei bagni dovevano però portarsi da mangiare e da bere da soli.

Nel 1967 i bagni, citati anche dallo scrittore Beda Weber, bruciarono. L'edificio e la cappella sono stati nel frattempo ricostruiti, ma i bagni non sono stati ancora riaperti.

Montassilone (Tesselberg)[modifica | modifica wikitesto]

Il nome è da ricondurre al patronimico di Tassilone, diffuso nell'antica casata bavarese degli Agilolfingi. Il toponimo si incontra nelle varianti "Tessilinperch", "Tessilinberg" e "Tessilperc mons Tassilonis" fin dal 993.[18]

La frazione dipendeva dal tribunale vescovile di Brunico. Appena nel 1831 vi fu assegnato un proprio curatore d'anime. La località contava allora 22 case con 28 famiglie e 195 anime. Dopo essere stata fino al 1911 una frazione dell'allora comune di Teodone (Dietenheim), dal 1911 al 1928 fu comune autonomo e da allora è frazione del Comune di Gais.

In seguito agli attentati terroristici compiuti fra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta nella zona di Tures, nel settembre del 1964 le autorità di polizia intrapresero una spedizione punitiva a Montassilone. Nell'occasione non furono messe sottosopra solo le case e le stalle, ma venne maltrattata anche la popolazione, tanto che una ragazza fu colpita di striscio da un proiettile. Non fu trovato nulla. I responsabili compresero di essere andati oltre il necessario ed i danni subiti dai contadini vennero risarciti.

Lana di Gais (Lanebach)[modifica | modifica wikitesto]

Lanebach faceva parte fino al 1º novembre del 1810 del Giudizio di Villa Ottone. Poi venne assegnata a Gais.

Lanebach, citata dapprima nel 1278 come Leunepach[19], ottenne una certa notorietà grazie al poeta Oswald von Wolkenstein, amministratore del castello di Neuhaus[20]. In un canto scritto nel 1418 il poeta siede ze öbrist auf dem Lenepach ("in alto a Lanebach") ed illustra la posizione del piccolo abitato con parole particolarmente calzanti parlando dei masi sul ripido pendio montano che ancora oggi è uno dei più erti e difficili da raggiungere di tutta la provincia. La voce popolare dice: "A Lanebach nessun contadino muore nel suo letto; uno se lo porta via la valanga, l'altro rimane sotto il legname ed il terzo rotola giù."

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2005 2015 Romana Stifter Ausserhofer SVP Sindaco
2015 in carica Christian Gartner SVP Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Personalità sportive legate a Gais[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA. VV., Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006, p. 289.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2017.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Il toponimo è il medesimo sia in tedesco che in italiano
  5. ^ AA.VV., Nomi d'Italia. Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2004
  6. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 1, Bolzano, Athesia, 1995, p. 114s. ISBN 88-7014-634-0
  7. ^ Karl Finsterwalder, Der Pustertaler Ortsname Gais in der Sicht altgermanischer Sprachschöpfung. Mit Seitenblicken auf die "Gissübel"-Namen, in "Der Schlern", 43, 1969, pp. 155-158.
  8. ^ Richard Heuberger, Eine Kundschaft des 14. Jahrhunderts über die Entstehung der Pfarre Gais, in "Zeitschrift des Ferdinandeums", III, 57, 1917, pp. 362-369. Per il download del saggio: [1]
  9. ^ Erika Kustatscher, Die Herren von Taufers - ein edelfreies Geschlecht im werdenden Land Tirol, in «Arx», 24, 2002, pp. 25-30.
  10. ^ (EN) Heraldry of the World: Gais
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ Museo degli elmi dei pompieri
  13. ^ Institute for Transnational Studies
  14. ^ Lukas Madersbacher, Zur Perspektive im Frühwerk Michael Pachers und im Werk des Meisters von Uttenheim, in C. Plieger (a cura di), Michael Pacher und sein Kreis: ein Tiroler Künstler der europäischen Spätgotik / Michael Pacher e la sua cerchia: un artista tirolese nell'Europa del Quattrocentro 1498-1998, Bolzano, Athesia, 1999.
  15. ^ Mary de Rachewiltz, Ezra Pound, Father and Teacher: Discretions, New Directions, 2005. ISBN 9780811216470.
  16. ^ Kühebacher, Ortsnamen Südtirols, op. cit., pp. 502s.
  17. ^ Kühebacher, Ortsnamen Südtirols, op. cit., pp. 260.
  18. ^ Kühebacher, Ortsnamen Südtirols, op. cit., p. 467s.
  19. ^ Herbert Th. Innerhofer, Das älteste Urbar des Augustinerchorherrenstiftes Neustift bei Brixen von 1278 (mit Nachträgen bis 1325) (Österreichische Urbare, III, 5, 2), Innsbruck-Monaco, Wagner, 1974, n. 171.
  20. ^ Alan Robertshaw, Oswald von Wolkenstein, Schloß Neuhaus und das "Hans Maler"-Lied (Kl. 102), in «Tiroler Heimat», 58, 1994, pp. 31-41

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Albert Willeit e Albert Forer (a cura di), Gais im Tauferer Tal - Dorfbuch zum 1000-Jahr-Jubiläum, Gais, Comitato per il Millennio, 1986.
  • (DE) Helmuth Auer (a cura di), Dorfbuch Uttenheim - Lanebach, Gais, Comune di Gais, 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN148771702 · GND: (DE4528047-2