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Gravedona

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Gravedona
frazione
Gravedona – Stemma
Gravedona – Veduta
Panorama del lungolago
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Como-Stemma.png Como
Comune Gravedona ed Uniti
Territorio
Coordinate 46°09′N 9°18′E / 46.15°N 9.3°E46.15; 9.3 (Gravedona)Coordinate: 46°09′N 9°18′E / 46.15°N 9.3°E46.15; 9.3 (Gravedona)
Altitudine 201 m s.l.m.
Superficie 6 km²
Abitanti 2 779[1] (31-12-2010)
Densità 463,17 ab./km²
Sottodivisioni Negrana, San Carlo, Segna, Traversa, Travisa, Naro, Piumona
Altre informazioni
Cod. postale 22015
Prefisso 0344
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 013112
Targa CO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti gravedonesi
Patrono san Vincenzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gravedona
Gravedona
Sito istituzionale

Gravedona (Graveduna in dialetto laghée[2] pronuncia fonetica IPA: /graveˈdona/), è un ex comune italiano di 2.752 abitanti della provincia di Como in Lombardia.

Nel febbraio 2011 viene approvata in via legislativa l'aggregazione a Consiglio di Rumo e Germasino costituendo il comune di Gravedona ed Uniti.[3]

Sorge nella pianura alluvionale del torrente Liro, sulla sponda occidentale del Lago di Como, a circa 52 km dal capoluogo di provincia. Sulla sponda orientale, di fronte a Gravedona, si trova la penisola di Piona e il Monte Legnone, ultima montagna lariana prima dell'inizio della Valtellina.

È capoluogo della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, nata il 1º settembre 2009 accorpando in un unico organismo la Comunità Montana dell'Alto Lario Occidentale e la Comunità Montana delle Alpi Lepontine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gravedona fu abitata fin dalla preistoria: prova ne sono i ritrovamenti di massi cupelliformi e tombe a cremazione tipiche delle popolazioni galliche (secoli V-IV a.C.). L'epoca romana è testimoniata dai toponimi della zona e dal ritrovamento di alcune are, di cui una si trova all'esterno della chiesa di Santa Maria del Tiglio e un'altra all'interno della chiesa stessa. Fondamentale per lo sviluppo del paese in questo periodo fu la presenza dell'Antica Via Regina, l'asse viario che univa la pianura milanese a Chiavenna, passando per Como, e proseguiva fino ai passi alpini dello Julier, del Septimer e dello Spluga.

L'ara romana all'esterno di Santa Maria del Tiglio

Felice, primo vescovo di Como nel 368, fu il primo diffusore del Cristianesimo sul Lario, ma fu con Abbondio, altro grande vescovo di Como, che la chiesa locale si organizzò: in questo modo nacquero le prime Pievi (cioè associazioni territoriali di parrocchie), sottoposte alle chiese plebane.

A Gravedona si trovavano una chiesa plebana e un battistero, a testimonianza dell'importanza raggiunta dalla parrocchia; è proprio nel battistero, l'attuale Santa Maria del Tiglio, che è stato rinvenuto un lacerto di mosaico pavimentale del V secolo, mentre nella vicina parrocchiale di San Vincenzo si trovano due stele funerarie romane cristiane, a ricordo di due ragazze (definite famulae Christi) morte rispettivamente nel 502 e nel 508.

Nel 587 i Longobardi conquistarono il territorio lariano; di questa dominazione a Gravedona restano pochissime tracce, ritrovabili soprattutto in alcune voci dialettali (ad esempio, il termine gudaz per designare il padrino di battesimo) e nella diffusione del culto di San Giovanni Battista, a cui Teodolinda era molto devota.

Nel X secolo la zona di Gravedona "alta", cioè quella posta sullo strampiombo roccioso più a nord della piana alluvionale del Liro, venne chiamata castellum, è intorno a questo nucleo che si sviluppa il borgo in epoca comunale. Nel 1072 iniziò la costruzione della chiesa plebana di San Vincenzo, su un precedente edificio di cui restano i muri del lato nord.

Gravedona fu parte attiva nella guerra decennale (1118-1127) tra Como e Milano, parteggiando per quest'ultima; questo fa supporre che fosse parte del territorio del Contado di Milano. La guerra portò alla sconfitta e distruzione di Como, che venne ricostruita grazie all'aiuto di Federico Barbarossa, il quale aveva interessi a un'alleanza in funzione anti-meneghina. Quando, nel 1176, Federico fu sconfitto a Legnano, fuggì verso la Germania proprio passando da Como e poi risalendo il lago con la sua flotta; la leggenda narra che, nel 1178, mentre fuggiva via lago, il Barbarossa fu fermato da una flotta di imbarcazioni di Gravedona, che lo depredarono della maggior parte del bottino di guerra, sottraendogli addirittura la corona imperiale. Si dice che l'Imperatore, in occasione della firma della Pace di Costanza, abbia esclamato: "Perdono tutti, tranne i perfidi Gravedonesi!", dichiarandoli indegni della sua grazia. Nel periodo comunale ci fu una fioritura dei centri più importanti dell'alto lago, tra cui Dongo, Domaso e Gravedona. In quel periodo Gravedona entrò a far parte della Repubblica delle Tre Pievi assieme ai Comuni di Dongo e Sorico.

Panorama.

Nel 1335 Gravedona, come tutto il territorio lariano, entrò a far parte della Signoria dei Visconti e poi degli Sforza (1450), che contribuirono generosamente alla costruzione della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie, e fecero ricostruire la strada che portava in Svizzera attraverso il passo di Sant'Jorio. Dal 1512 al 1524 il paese fu occupato dai Grigioni. La zona altolariana, così come la Valtellina e il Chiavennasco, fu dominata, dal 1524 per un decennio, da Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, proclamato Signore delle Tre Pievi; egli fu sconfitto, nel 1532, da Francesco II Sforza, che riconquistò la zona di Gravedona. Alla sua morte (1535), le Tre Pievi entrarono a far parte dello Stato di Milano, sotto il diretto dominio dell'imperatore Carlo V d'Asburgo: è in questo periodo che il nome di Tre Pievi diviene "ufficiale", e viene successivamente confermato durante la dominazione spagnola da parte di Filippo II di Spagna. Il sovrano spagnolo designò governatore della zona delle Tre Pievi il cardinale Tolomeo Gallio, che a Gravedona fece costruire il palazzo che porta il suo nome. Le tasse imposte dagli spagnoli e l'aumento della popolazione portarono ad un periodo di crisi che spinse molti abitanti dell'area all'emigrazione: mete preferite furono Roma, Ancona e soprattutto Palermo: ricordi dell'emigrazione a Palermo si ritrovano ancora nelle chiese della zona, dove spesso una cappella è dedicata a Santa Rosalia, e nelle tradizioni degli abitati limitrofi a Gravedona, soprattutto i piccoli paesi di montagna (ad esempio, Peglio), dove la necessità di emigrare in cerca di lavoro fu maggiormente forte che nei centri più grandi.

Il Seicento vide la guerra di Valtellina, che ebbe ripercussioni anche sull'alto Lario, e la calata dei Lanzichenecchi, che portarono la peste (raccontata dal Manzoni ne I Promessi Sposi). Al termine della dominazione spagnola, all'inizio del Settecento, tutto il territorio lariano si trovò coinvolto nella guerra austro-francese per il dominio della Lombardia.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Varie ipotesi sono state fatte sull'origine del toponimo "Gravedona", che riportano a diverse popolazioni, ma la più accreditata lo fa risalire alla radice celto-ligure "grava", che indica una costa ghiaiosa.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La facciata dell'antico battistero romanico di Santa Maria del Tiglio

La parte antica del centro urbano è formata da due nuclei contigui tra loro: Riva e Castello. Il centro urbano è storicamente caratterizzato dalla presenza dell'Antica Via Regina (l'importante strada romana che collegava Como con Chiavenna e poi proseguiva fino a Coira col nome di Via Francisca), che nel paese passava nella zona detta "del Castello". Il paese di Gravedona è caratterizzato dalla presenza di numerose chiese, dodici per l'esattezza, tra cui alcune sono dei veri capolavori d'arte.

  • Il "Castello" conserva molte delle più antiche case di Gravedona: il centro del paese è la piccolissima Piazza di Prà Castello, dove c'era una chiesa oggi sconsacrata e divenuta sede del Corpo Filarmonico Gravedonese. Qui si trova il Belvedere sul lungolago del paese e sui paesi dell'Alto Lago fino a Bellagio. Tra le antiche case del centro storico si trova anche l'abitazione dove soggiornò Alessandro Volta, ricordato con una targa in pietra. Sulla piazzetta di Prà Castello si affaccia un'abitazione che presenta i resti di finestre quattrocentesche, a testimonianza del fatto che questo luogo è stato il primo centro del paese.
  • Chiesa di San Vincenzo, la parrocchiale del paese, dedicata al patrono. Sotto la chiesa attuale si trovano i resti della precedente costruzione romanica, la cosiddetta cripta di Sant'Antonio, dove viene celebrata la messa ogni 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio;
  • Palazzo Gallio, fatto costruire dal cardinale Tolomeo Gallio, palazzo imponente sulla riva del lago, oggi sede di mostre e manifestazioni culturali, oltre che degli uffici della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio;
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Gallio (Gravedona).
Il fianco Sud della chiesa dei Santi Gusmeo e Matteo.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria del Tiglio.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie, ex convento agostiniano, consacrata nel 1496, la chiesa è ancora oggi utilizzata come luogo di culto, mentre i locali del convento ospitano la biblioteca comunale;
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Gravedona).
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Gusmeo e Matteo.

A Gravedona si trovano poi altre piccole chiese, principalmente sparse nelle varie frazioni:

  • Chiesa di Sant'Abbondio, nei pressi del ponte sul fiume Liro, all'ingresso del paese: è un piccolo edificio seicentesco, con campanile a vela, che fu distrutto da un allagamento e dopo la restaurazione dedicato a Sant'Abbondio, patrono della Diocesi di Como.
  • Chiesa della Madonna della Soledad (Solitudine), sul lungolago nella zona del "Castello": era una piccola chiesa privata, appartenente alla famiglia Motti, di Gravedona. La chiesa è stata costruita tra il XVII e il XVIII secolo; oggi al suo interno si trova un presepe perenne.
  • Chiesa di Santa Croce, a Naro, affrescata da Sigismondo de Magistris
  • Chiesa di San Carlo, a San Carlo
  • Chiesa di San Lorenzo, a Segna
  • Chiesa dei Santi Nabore e Felice, a Negrana
  • Chiesa di San Martino, a Traversa
  • Chiesa di San Pietro in Costa, presso il confine con il comune di Dosso del Liro

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Gravedona, come quelli di tutti i paesi lariani, hanno un soprannome: vengono chiamati scongiurabecch (voce difficilmente traducibile: scongiurare nel senso di pregare, invocare, e becco, il nome popolare dato al maschio della capra).

Alla base di questo soprannome c'è una leggenda, che narra come, durante una grande fiera del bestiame, un ragazzo proveniente da Pagnona, venuto a Gravedona per vendere le sue capre, smarrì il caprone (il "becco"), che, non visto, fuggì all'interno della chiesa di Santa Maria del Tiglio, dove rimase impigliato con le corna alle corde delle campane. Scuotendo la testa per liberarsi, tirò le corde e fece suonare le campane. I Gravedonesi, pensando che le campane fossero suonate dal Demonio, subito si inginocchiarono a pregare per "scongiurare" il pericolo di Satana. Ma il pastore capì che la causa di tutto questo trambusto era la sua bestia, e, fischiando, la richiamò a sé. Il becco riconobbe il fischio del padrone, si liberò dalle corde e tornò dal pastore. Da questa leggenda nasce il detto
Var pusee un ciful de Pagnona, che tucc i scongiurabecch de Gravedona
ovvero
Vale di più un fischio di Pagnona, che tutti gli "scongiurabecch" di Gravedona.

Altra tradizione molto sentita in paese è legata a San Nicola da Tolentino, che si festeggia il 10 settembre di ogni anno. Al mattino, al termine della messa che si tiene nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, in cui si trova un altare dedicato al santo, vengono distribuiti i panini di San Nicola, dei panini duri e piccoli, che, secondo la credenza popolare, guariscono i credenti che li mangiano durante una malattia.

Persone legate a Gravedona[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Amanzio Aondio - Felice Bassani (a cura di), Dialetto da salvare, Oggiono, Cattaneo Editore, 1983, p. 215.
  3. ^ La Regione cancella il referendum Nasce il Comune di Gravedona e Uniti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P.Albonico Comalini, G.Conca Muschialli Gravedona paese d'arte, Nuova Editrice Delta, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]