Dongo

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Dongo
comune
Dongo – Stemma
Dongo – Veduta
Vista di Dongo. Sullo sfondo in alto a destra si vede il primo tratto della Valtellina.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
SindacoGiovanni Muolo (Uniti per Dongo) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate46°07′47.96″N 9°16′54.08″E / 46.12999°N 9.28169°E46.12999; 9.28169 (Dongo)Coordinate: 46°07′47.96″N 9°16′54.08″E / 46.12999°N 9.28169°E46.12999; 9.28169 (Dongo)
Altitudine208 m s.l.m.
Superficie7,04 km²
Abitanti3 248[1] (30-11-2020)
Densità461,36 ab./km²
FrazioniBarbignano, Mossanzonico, Villaggio Falk, Martinico, Campiedi, Ponaga, Pomaro, Mellia, Bersaglio, Vigero, San Gottardo
Comuni confinantiGarzeno, Gravedona ed Uniti, Musso, Pianello del Lario, Stazzona
Altre informazioni
Cod. postale22014
Prefisso0344
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT013090
Cod. catastaleD341
TargaCO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 229 GG[3]
Nome abitantidonghesi
Patronosan Gottardo / santo Stefano
Giorno festivo4 maggio / 26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dongo
Dongo
Dongo – Mappa
Posizione del comune di Dongo all'interno della provincia di Como
Sito istituzionale

Dongo (Dùnch in dialetto comasco[4][5], AFI: [ˈdʊŋk]) è un comune italiano di 3.248 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Il nome deriva dal latino "aduncum"[senza fonte]. È sito sulla costa nord-occidentale del lago di Como presso la foce del torrente Albano.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Dongo sorge alla foce del torrente Albano, lungo il tracciato dell'Antica Via Regina; Dongo si trova anche sull'antico percorso che, attraverso il passo San Jorio, collega il lago di Como alla Val Morobbia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Da Dongo, in epoca romana, passava la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

In età comunale, Dongo costituiva un borgo fortificato, nato a partire dal nucleo di Martinico[6].

Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 riportano "Dugno" come il comune che, all'interno della pieve di Dongo, ha in carico la manutenzione del tratto della Via Regina dal “cantono vinee canonicorum de Dugno …” fino al “capud montis de Sancto Grigorio et ponte de Dugno”[7].

Ai tempi del Ducato di Milano, dalla fine del XV secolo il comune di Dongo seguì per circa tre secoli il destino del feudo delle cosiddette "Tre Pievi superiori" di Dongo, Gravedona e Sorico[7].

Un documento del 1465 è il primo a segnalare la presenza nella zona di importanti miniere di ferro. Queste miniere e gli impianti per il trattamento del ferro nel 1771 divennero di proprietà dei fratelli Giacomo e Antonio Mainoni, nativi di Lipsia (Sassonia), che li condussero sino al 1792, quando subentrarono i Rubini, che costruirono il primo altoforno a carbone di legna per la produzione della ghisa[6]. Nel 1839 la società diventerà Rubini-Scalini-Falck (o Rubini-Scalini-Falce[6]), e da essa nascerà l'industria siderurgica Falck[8].

Nel 1751 il territorio del comune di Dongo comprendeva già i cassinaggi di Chiodera, Molini, Barbignano, Camperio, Meglia, Mossenzonico e Sant’Ambroggio[7].

Nel 1934 un'area disabitata del territorio comunale di Dongo fu aggregata a quello di Musso[9].

All'altezza della piazza Rubini, il 27 aprile 1945 venne catturato dai partigiani Benito Mussolini, in fuga da Milano verso la Valtellina; fu ucciso nella frazione di Giulino nell'ex comune di Mezzegra, il giorno seguente.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Morte di Benito Mussolini.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchiale di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale, dedicata a Santo Stefano[10], fu costruita in epoca medievale[11] - probabilmente non dopo il V secolo, vista la particolare dedicazione della chiesa.[12] Nata come sede della pieve di Dongo, la chiesa era dotata di un battistero a sé stante, del quale sono rimaste solo alcune colonne marmoree[6]. Durante alcuni lavori effettuati nel 1930 sono stati ritrovati il pavimento di una precedente costruzione (forse un precedente edificio di culto, vista la posizione isolata rispetto ai più antichi antichi nuclei di Martinco e Barbignano) e un sarcofago in pietra.[12]

Attestata come collegiata già nel 1174, l'attuale chiesa è un rifacimento Settecentesco di una precedente struttura a tre navate del periodo gotico,[12] dell'impianto della quale restano una vasca battesimale[6] e resti di affreschi[6] attribuiti a Gian Giacomo Barbelli, questi ultimi ospitati in due piccole absidi laterali orientate a est che pure facevano parte della chiesa originaria.[12]

Al XVIII secolo risalgono invece:

  • gli affreschi del presbiterio, realizzati dal lainese Carlo Scotti così come quelli di parte sia della copertura sia delle pareti della navata;
  • quelli della prima cappella a sinistra, opera di Giovanni Antonio Torricelli (1775);
  • i dipinti della seconda cappella a sinistra, realizzati da Giulio Quaglio (1743);
  • le statue in stucco che ornano le pareti della navata, sagomate da Stefano Salterio (1771);
  • il pulpito, realizzato dall'eremita Giuseppe Nicola (1780).

La consacrazione della chiesa avvenne nel 1804, per mano del vescovo Carlo Rovelli, tre anni prima della della realizzazione degli affreschi della seconda cappella ad opera di Filippo Bellati.[13]

All'interno della chiesa si trova inoltre una croce astile del 1513.[13]

Chiesa di Santa Maria[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria[14], rifatta da Federico Frigerio sulla base di una precedente chiesa romanica[15] risalente ai secoli XI-XII[16], conserva decorazioni di Giovanni Mauro della Rovere[16]. Del periodo tardoromanico si conservano ancora alcune sculture[11].

Santuario della Madonna delle Lacrime[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario della Madonna delle Lacrime, annesso ad un ex-convento francescano, conserva notevoli dipinti.[17] Il 6 settembre 1553, in un'edicola votiva posta sull'argine del fiume Albano, da una statua rappresentante la Vergine col bambino, nota come Madonna del Fiume, sgorgarono alcune lacrime[6]. Venne edificato un santuario in onore della Madonna delle Lacrime (o, come nota nella zona, la Madonna del Miracolo). Il 5 aprile 1614 il santuario venne affidato ai frati minori di san Francesco d'Assisi. Il 21 ottobre 1945, la venerata effigie venne incoronata dall'arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster, a ringraziamento per la conclusione del secondo conflitto mondiale. Nel 2017 l'amministrazione del santuario è passato dai frati alla Diocesi di Como[18][19]

Chiesa di Sant'Eufemia[modifica | modifica wikitesto]

L'unica ampia zona pianeggiante del Sasso di Musso ospita la Chiesa di Sant'Eufemia, collocata all'interno del parco del Giardino del Merlo.[20] La chiesa, che deve il suo aspetto attuale ad alcuni interventi realizzati attorno agli inizi del XVII secolo,[21] faceva in origine parte del complesso del Castello di Musso[20].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa di San Gottardo e il suo campanile, edificati negli anni 1652-1661, dominano l'imbocco della Valle Albano[22].
  • Sul tracciato dell'antica via Regina si trova la Chiesa di San Lorenzo, edificio ad unica navata con cappelle laterali e presbiterio quadrangolari realizzata nel 1578[23].

Per la storia della diffusione della fede cattolica e degli edifici sacri vedi anche il testo in nota.[24]

Pontile d'attracco e, sullo sfondo, Villa Rubini

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Manzi, realizzato a partire dagli anni 1803-1810 (progetto di Pietro Gilardoni[6]), ospita l'attuale sede comunale[25]. Al suo interna, conserva affreschi di Giuseppe Lavelli, allievo presso la scuola di Andrea Appiani[6]
  • All'interno del parco del Giardino del Merlo, realizzato tra il 1858 e il 1883 ai confini con il comune di Musso, si trovano i resti di alcune fortificazioni facenti parte del Castello di Musso, un appartamento ipogeo mimetizzato fra le rocce e un casottino di due piani[20].
  • Villa Rubini, realizzata in riva al lago tra il XVIII e il XIX secolo.[26]
  • Villa La Colombana, risalente agl'inizi del XIX secolo.[27]
  • VIlla Centurini Rumi[28]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Le prime case che s'incontrano entrando a Dongo proveniendo da sud sulla statale Regina

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Demografia pre-unitaria[modifica | modifica wikitesto]

  • 1751: 650 abitanti[7]
  • 1771: 806 abitanti[29]
  • 1805: 838 abitanti[30]
  • 1853: 1 338 abitanti[31]

Demografia post-unitaria[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[32]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Dongo dispone di un piccolo attracco per battelli e aliscafi.

Oltre alla navigazione c'è la statale regina (SS 340)

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2020 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 252.
  5. ^ Per il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria.
  6. ^ a b c d e f g h i Borghese, pp.207-208.
  7. ^ a b c d Comune di Dongo, sec. XIV - 1757 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  8. ^ pag. 307-308 Italo Scalera, I grandi imprenditori del XIX secolo: centocinquant'anni di storia di Italia, di scoperte, di invenzioni, di impresa, di lavoro, CEDAM, 2011
  9. ^ Comune di Dongo, 1859 - [1971] – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  10. ^ La chiesa di Santo Stefano
  11. ^ a b Belloni et al., p. 136.
  12. ^ a b c d AA.VV., Una chiesa tra lago e montagne, p. 72.
  13. ^ a b AA.VV., Una chiesa tra lago e montagne, p. 74.
  14. ^ La chiesa di Santa Maria in Martinico
  15. ^ Chiesa di S. Maria in Martinico - complesso, Piazzetta Anna Vertua Gentile - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  16. ^ a b RomaniCOMO, su www.romanicomo.it. URL consultato il 3 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2020).
  17. ^ Convento Madonna delle Lacrime - complesso, Via Statale - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  18. ^ La festa della Madonna delle Lacrime a Dongo: le comunicazioni del Vescovo su Santuario e Convento, su Diocesi di Como, 6 settembre 2017. URL consultato il 3 maggio 2020.
  19. ^ Futuro del Santuario e del Convento di Dongo – Diocesi di Como, su www.diocesidicomo.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  20. ^ a b c Chiesa di S. Eufemia e Giardino del Merlo - complesso, Via Statale - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  21. ^ Chiesa di S. Eufemia, Via Statale - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  22. ^ Chiesa di S. Gottardo - complesso, Via ai Monti - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  23. ^ Chiesa di S. Lorenzo - complesso, Via Antica Regina - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  24. ^ Caprioli et alii, 1986, 45, 83, 123, 127, 129, 132, 176, 177, 178, 185, 212, 240, 269.
  25. ^ Palazzo Manzi, Piazza Paracchini, 6 - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  26. ^ Villa Rubini - complesso, Via Garibaldi, 26(P),28 - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  27. ^ Villa La Colombana - complesso, Via Garibaldi, 11(P) - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  28. ^ Villa Centurini Rumi - complesso, Via Garibaldi, 24 - Dongo (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  29. ^ Comune di Dongo, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  30. ^ Comune di Dongo, 1798 - 1815 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  31. ^ Comune di Dongo, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 3 maggio 2020.
  32. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriano Caprioli, Antonio Rimoldi, Luciano Vaccaro (a cura di), Diocesi di Como, Editrice La Scuola, Brescia 1986.
  • Luigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991.
  • Annalisa Borghese, Dongo, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, pp. 207-208.
  • AA.VV., Una chiesa tra lago e montagne - A Giovanni Paolo II, Como-Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1996.

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