Sala Comacina

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Sala Comacina
comune
Sala Comacina – Stemma Sala Comacina – Bandiera
Sala Comacina – Veduta
Il paese visto dall'isola Comacina
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
SindacoIvonne Mandelli (lista civica Insieme per Sala) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate45°58′N 9°10′E / 45.966667°N 9.166667°E45.966667; 9.166667 (Sala Comacina)
Altitudine213 m s.l.m.
Superficie4,73 km²
Abitanti483[1] (30-11-2020)
Densità102,11 ab./km²
Comuni confinantiColonno, Lezzeno, Tremezzina, Ponna
Altre informazioni
Cod. postale22010
Prefisso0344
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT013203
Cod. catastaleH679
TargaCO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 372 GG[3]
Nome abitantisalesi
Patronosan Bartolomeo apostolo
Giorno festivo24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sala Comacina
Sala Comacina
Sala Comacina – Mappa
Posizione del comune di Sala Comacina nella provincia di Como
Sito istituzionale

Sala Comacina (IPA: [ˈsaːla], Sala in dialetto comasco) è un comune italiano di 483 abitanti della provincia di Como in Lombardia.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo avrebbe in passato indicato la Sala, ossia il luogo ove venivano raccolte le tasse dovute ai Longobardi che avevano conquistato l'Isola comacina[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sia durante alcuni scavi in località Colombera (1857) sia durante la costruzione del tratto di strada Regina tra Argegno e Sala (1905) sono state riportate alla luce alcune tombe di epoca romana[4].

Al tempo della guerra decennale, Sala era dotata di una fortificazione militare.[5]

Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 riportano i “comunia et vicinantie de Salla et de Collono” tra le località che, all'interno della pieve d'Isola, avevano l'onere della manutenzione del tratto della via Regina compreso tra un determinato ponte di Colonno e la valle di Premonte.[6]

Sempre inserita nella stessa pieve fino alla fine del Ducato di Milano,[7] la località di Sala risulta formare un'unica entità comunale con la vicina Colonno anche nella prima metà del XVI secolo, periodo in cui il luogo viene così descritto da Paolo Giovio:[5]

«Salademum pagus occurit cum vetusta arce in adito negociosis piscatoribus frequens. Contra id salaniani litoris spatium porrigitur insula, protenso in ongitudinem dorso, cadaver antiquate urbia navigantibus ostentans»

(Paolo Giovio, De chorographia Larii lacus)

Nel 1555 Sala era parte del feudo d’Isola (che a sua volta era già stato un territorio di quello di Colico), il quale lo stesso anno era stato infeudato da Antonio Maria Quadrio e successivamente passò ai conti Alberti.[6] Nello stesso secolo, Sala disponeva ancora della propria fortificazione[4]. Nel 1640 Sala e il resto della pieve vennero concesse in feudo dal re Filippo IV all'abate Marco Gallio di Como.[6] Nel 1686, dopo la morte del marchese Giacomo Gallio rimasto senza discendenti, il feudo tornò nelle disponibilità della Regia Camera del Ducato di Milano.[6] Nel 1751 il comune risulta ancora soggetto a un pagamento quindecennale per la redenzione dall'infeudazione.[6] Nello stesso secolo, Sala ospitava una fabbrica di candele[4].

Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì, per il comune di Sala, l'annessione di Colonno e Ossuccio.[8]

Successivamente all'unità d'Italia, il comune si chiamò semplicemente "Sala" fino al 1863, anno in cui un Regio Decreto sancì l'attuale denominazione.[9]

Nel 1925 la frazione di San Bartolomeo venne trasferita dal comune di Sala a quello di Colonno. I due comuni, unitamente a quello di Ossuccio, dal 1928 al 1950 formarono un'unica entità amministrativa chiamata "Comune di Isola Comacina".[9][10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Bartolomeo,[11] già esistente come edificio romanico[4] durante il Medioevo,[11][12] fu oggetto d'importanti ristrutturazioni nel 1703 (rifacimento dell'abside[11]) e nel 1848[13] (anno in cui la chiesa divenne sede di una parrocchia[14]).

Al Quattrocento risale un Crocefisso in rilievo nella parete esterna dell'abside, mentre almeno un secolo più antichi sono tre affreschi attualmente presenti all'interno del presbiterio ma un tempo anch'essi situati all'esterno, tra i quali un San Cristoforo e un Sant'Antonio Abate.[11] Il presbiterio conserva inoltre una pala d'altare di Giovanni Mauro della Rovere, raffigurante una Madonna con Bambino e Santi e realizzata negli anni 1640, oltre a un coro in legno dello stesso periodo.[11] La volta ospita invece un affresco di una Gloria di San Bartolomeo di Carlo Innocenzo Carloni.[11][4]

Le pareti dell'unica navata, le cappelle laterali e la sacrestia ospitano invece una serie di opere barocche: le tele di un'Adorazione dei Magi e un'Immacolata nella prima campata, la tela di una Madonna con bambino e i Santissimi Filippo Neri ed Antonio da Padova nel primo altare, la tela di un'Annunciazione nella quarta campata a sinistra e, in sacrestia, un armadio e alcuni stucchi.[11] Alla fine del Settecento risalgono invece l'altare, le statue e le tele conservate nella seconda cappella a sinistra, dedicata alla Madonna del rosario.[11] Sul lato opposto, la prima campata ospita un Sant'Alessandro Sauli del XVII secolo, stesso periodo a cui risale una Orazione nel Getsemani conservata nell'altare con colonne tortili della prima cappella, ove trova posto anche un'Immacolata dai tratti maratteschi. Caratteristiche che si ritrovano anche nella pala della seconda cappella di destra, raffigurante Il redentore coi santissimi Carlo e Giorgio e nell'altare del presbiterio, ispirato alle opere del Borromini.[11]

La chiesa conserva inoltre un organo "Franzetti" del 1874 di complessivamente 530 canne.[11]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella di San Rocco, già esistente nel XVI secolo.[5]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • In prossimità della foce del torrente Premonte si trova Villa Beccaria (XVIII secolo). Inserita in un parco, fu progettata Giuseppe Balzaretti e appartenne, tra gli altri, a Giulio Beccaria (figlio di Cesare e zio del Manzoni) e a Cesare Cantù.[15] La residenza è anche nota come "Villa Rachele".[16]
  • Casa del periodo romanico, dotata di piccolo balcone in legno e finestre a volta in sasso lavorato a mano, situata in Via Attilio Salice.[17]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Una Madonna con Bambino in Piazza Giacomo Matteotti e una Madonna con Angeli in Via Enrico Prestinari, grandi affreschi entrambi realizzati nel XII secolo.[17]
  • Alcuni archi e qualche pezzo di muro della vecchia rocca.[5]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Demografia pre-unitaria[modifica | modifica wikitesto]

  • 1751: 430 abitanti[6]
  • 1799: 467 abitanti[8]
  • 1805: 478 abitanti[8]
  • 1809: 1 160 abitanti (dopo l'annessione di Colonno e Ossuccio)[8]
  • 1853: 575 abitanti[18]

Demografia post-unitaria[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2020 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ a b c d e f Borghese, p.393.
  5. ^ a b c d La storia, su www.comune.salacomacina.co.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  6. ^ a b c d e f Comune di Sala, sec. XIV - 1757 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  7. ^ Comune di Sala, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  8. ^ a b c d Comune di Sala, 1798 - 1815 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  9. ^ a b Comune di Sala Comacina, 1859 - 1928 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  10. ^ Comune di Sala Comacina, 1950 - [1971] – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  11. ^ a b c d e f g h i j Piazza ed affresco 1500, su www.comune.salacomacina.co.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  12. ^ Belloni et al., p. 138.
  13. ^ Chiesa di S. Bartolomeo - complesso, Strada Statale 340 Regina - Sala Comacina (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  14. ^ Parrocchia di San Bartolomeo, 1848 - [1989] – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  15. ^ Villa Beccaria - complesso, Via Statale, 22,6 - Sala Comacina (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  16. ^ Villa rachele, su www.comune.salacomacina.co.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  17. ^ a b Affreschi del 1100, su www.comune.salacomacina.co.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  18. ^ Comune di Sala, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 12 maggio 2020.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annalisa Borghese, Sala Comacina, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, p. 393.
  • Luigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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