Brienno

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Brienno
comune
Brienno – Stemma
Brienno – Veduta
Giochi di luce a Brienno
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
SindacoFrancesco Cavadini (lista civica) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate45°54′N 9°08′E / 45.9°N 9.133333°E45.9; 9.133333 (Brienno)
Altitudine203 m s.l.m.
Superficie8,97 km²
Abitanti331[1] (30-11-2020)
Densità36,9 ab./km²
Comuni confinantiArgegno, Carate Urio, Laglio, Nesso, Schignano
Altre informazioni
Cod. postale22010
Prefisso031
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT013030
Cod. catastaleB172
TargaCO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 358 GG[3]
Nome abitantibriennesi
PatronoNazario e Celso
Giorno festivo28 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Brienno
Brienno
Brienno – Mappa
Posizione del comune di Brienno nella provincia di Como
Sito istituzionale

Brienno[4] (Brién in dialetto comasco[5][6], AFI: [briˈeŋ]) è un comune italiano di 331 abitanti della provincia di Como in Lombardia. Si estende sulla sponda occidentale del Lago di Como a 17 km di distanza dal capoluogo lariano.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Brienno è un piccolo paese che si affaccia sulla riva occidentale del lago di Como. Dominato dal Monte Comana (1200 m s.l.m.), il paese è posto ad un'altitudine di 203 m s.l.m. ed è composto da un rilevante centro storico, nucleo compatto a prevalente sviluppo verticale, su suolo roccioso in marcata pendenza.

Tra i corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale si menzionano i torrenti Torascia e Corrente[7].

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo "Brienno" (Brien) deriva dalla parola, di origine celtica, "Brig", che significa "luogo scosceso". Nel dialetto comasco i monti vengono ancor oggi indicati con la parola "bricch".

Significativa è anche l'assonanza con le parole celtice Brennan o Bran (Dio celta della guerra) e Brenno o Brehin (condottiero, capo, vertice). Altre teorie attribuiscono il toponimo a un altro termine celtico: "blein", ossia "porto".[8]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del borgo non sono certe; sono stati però trovati reperti che fanno risalire, con buone probabilità, il paese all'epoca celtica, mentre è del X secolo la prima fonte scritta.

Sul territorio sono stati ritrovati alcune are pagane del IV-V secolo a.C. e un gioiello a forma di serpente di epoca preromana.[8]

In età comunale, durante le dispute che videro contrapposti comaschi e milanesi, Brienno - che disponeva di una cinta muraria[9] - si schierò con i primi.[8]

Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 riportano Brienno come il comune che, all'interno della pieve di Nesso, aveva l'incarico della manutenzione del tratto di via Regina fino al "pontem de Zognio”[10].

Nei secoli successivi Brienno risulta sempre inserito all'interno della stessa pieve, che nel 1497 era stata concessa in feudo a Lucrezia Crivelli dal duca Lodovico Maria Sforza[10]. Nel 1647 il comune venne invece affidato famiglia Gallio D’Alvito, che mantenne i diritti feudali Brienno fin'oltre la seconda metà del XVIII secolo[10].

Un decreto di riorganizzazione amministratica del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì l'aggregazione di Brienno al comune di Laglio[11]. L'accorpamento fu tuttavia abrogato in seguito alla caduta di Napoleone e al conseguente passaggio della Lombardia nelle mani degli austro-ungarici, quando Brienno fu ricostituito come uno dei comuni della provincia di Como del Regno lombardo-veneto[12].

Nel XIX secolo, l'economia di Brienno si basava non solo sulla pesca ma anche sulle colture di gelso e sulla tessitura.[8]

Una riaggregazione al comune di Laglio si ebbe nel 1927[13] e durò fino al 1948, quando Brienno riacquisì l'autonomia comunale[14].

Nel mese di luglio 2011 ha avuto notevoli danni, ancora leggibili su taluni edifici, causati da una disastrosa alluvione. Una catastrofe analoga, in forma forse ancora maggiore e analogamente a quanto accaduto nei comuni limitrofi, si è ripetuta il 27 luglio 2021[15][16][17].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma, concesso il 22 maggio 2002[18], si blasona:

«campo di cielo, al castello di argento, murato di nero, merlato alla ghibellina, le due torri di tre ciascuna, il fastigio di tre, le torri munite di forte marcapiano e finestrate con tre grandi finestre di nero, poste una, due, il corpo del castello chiuso con grande porta dello stesso, il merlo centrale del fastigio sostenente il fusto di nero, posto in palo, a guisa di albero di nave, con pennone dello stesso, esso pennone munito di vela anomala, di forma triangolare, di verde, con la punta accollante il fusto sopra il detto merlo centrale, esso castello fondato sulla pianura di azzurro, fluttuosa di argento. Ornamenti esteriori da Comune.»

Lo stemma di Brienno riprende e rielabora il blasone dell'importante famiglia Bianchi di Velate che era: d'argento, al castello di rosso torricellato di due pezzi, e sormontato da uno stendardo d'argento; col capo d'oro, all'aquila di nero coronata del campo.[19] La vela, al posto dello stendardo, ricorda quella di un comballo, storica imbarcazione lacustre su cui si basava l’economia del paese.[20]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
Vista sul retro della parrocchiale

A picco sul lago si trova la chiesa dei Santi Nazaro e Celso, parrocchiale[21] riedificata nel XVII secolo[22] in stile barocco[23] ma originariamente costruita sulla base di una cappella attestata nella pieve di Nesso a partire dalla fine del XIII secolo[21]. Tracce dell'originario edificio in stile romanico[24] si conservano nella parte più bassa del campanile[23]. La chiesa conserva la pala d'altare di Enea Salmeggia Madonna col Bambino e i santi Domenico e Caterina da Siena datata 1618.[25]

Chiesa della Madonna Immacolata
La chiesa della Madonna del Ronco e, sullo sfondo, la parrocchiale

La Chiesa dell'Immacolata[26], detta anche chiesa della Madonna del Ronco[27], è posta in una posizione panoramica su uno sperone roccioso in una zona "Puncett", alla fine del paese vicino al cimitero. La chiesa, che oggi si presenta con linee settecentesche[28], fu eretta nel XVII secolo[26][28] sul luogo ove già si trovava un oratorio[28].

Chiesa di San Vittore

Detta anche chiesa di Sant'Anna[27], la Chiesa di San Vittore, che oggi deve il suo aspetto ad alcuni interventi del XVII secolo[29], è un edificio a navata singola costruito verso la fine del XVI secolo[30]. Il campanile romanico,[24] risalente all'XI secolo, presenta lesene angolari e bifore murate e sovrapposte ed è sormontato da una cuspide a forma di cono[30].

Architetture civili a Brienno

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo è rimasto inalterato nel tempo coi suoi vicoli antichi, caratterizzato dalla verticalizzazione di molti edifici in poco spazio edificabile e le strette scalinate che portano alla piazza della chiesa ed alla via Regina, la Casaforte sul molo detta la "Tur", la vecchia filanda vicino all'imbarcadero. Un importante segno di discontinuità nel tessuto storico centrale è costituito dalla strada carrabile, realizzata solo nella seconda metà dell'800.

A Brienno si trova inoltre Villa Zita, edificio eclettico pressoché integro, costruita agl'inizi del XX secolo[31].

La vecchia filanda con la sua ciminiera

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • In posizione dominante sulla via Regina si trova la Torrazza, detta anche Torre di San Vittore[32]. Si tratta dei resti di un'antica torre[33] medievale, costruita allo scopo di presidiare il territorio e, all'occorrenza, bloccare il passaggio[9]. Al tempo della guerra decennale, la torre avrebbe fatto parte di un sistema di segnalazione di cui faceva parte anche il castello di Nesso[32]. Nel XVIII secolo fu utilizzata come luogo atto all'isolamento di malati contagiosi[7].
  • Sotto il piazzale della chiesa vi è una fortificazione, in galleria, della prima guerra mondiale, appartenente alla Linea Cadorna, scavata per scopi bellici e perfettamente conservata con pozzi da mina, bunker sotterranei, locali di servizio, ai più sconosciuta. In caso di invasione straniera far saltare la galleria del Puncett significava bloccare la via Regina lungo la sponda occidentale del lago e salvare Milano e la Pianura Padana.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'unità d'Italia

  • 1751: 378 abitanti[10]
  • 1771: 360 abitanti[34]
  • 1799: 387 abitanti[11]
  • 1805: 358 abitanti[11]
  • 1809: 336 abitanti[11]
  • 1853: 455 abitanti[12]

Dopo l'unità d'ItaliaAbitanti censiti[35]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade ed autostrade[modifica | modifica wikitesto]

Brienno è unicamente raggiungibile da Como tramite la Strada statale 340 Regina. Per chi proviene da Milano e dalla Svizzera l'uscita autostradale consigliata è quella di "Lago di Como"; da qui si seguono le indicazioni per la Statale Regina.

Linee ferroviarie[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è collegato alle stazioni di Como Lago e di Como San Giovanni dall'autolinea C10/20 "Como-Argegno", gestita da ASF autolinee.

Battelli[modifica | modifica wikitesto]

A Brienno fanno inoltre sosta alcuni battelli della linea CB1 "Como-Bellagio".

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2020.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Luciano Canepari, Brienno, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 100, ISBN 88-11-30500-4.
  6. ^ Per il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria.
  7. ^ a b Belloni et al., p.40.
  8. ^ a b c d Borghese, p.111.
  9. ^ a b Belloni et al., p.23.
  10. ^ a b c d Comune di Brienno, sec. XIV - 1757 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  11. ^ a b c d Comune di Brienno, 1798 - 1809 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  12. ^ a b Comune di Brienno, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  13. ^ Comune di Brienno, 1859 - 1927 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  14. ^ Comune di Brienno, 1948 - [1971] – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  15. ^ Il Giorno, Maltempo, allagamenti e frane nel Comasco: in 50 isolati a Brienno, su Il Giorno, 1627398191670. URL consultato il 28 luglio 2021.
  16. ^ Fango e detriti a Brienno (CO): Statale Regina chiusa per frana. URL consultato il 28 luglio 2021.
  17. ^ Sky TG24, Meteo, maltempo a Como: i danni dopo l'alluvione. FOTO, su tg24.sky.it. URL consultato il 28 luglio 2021.
  18. ^ Brienno, decreto 2002-05-22 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su Archivio Centrale dello Stato, Ufficio araldico.
  19. ^ Vittorio Spreti, Bianchi (Varese), in Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. II, Milano, 1928-32, pp. 72-73.
  20. ^ Brienno, su stemmiprovinciacomo.it, 17 aprile 2019. URL consultato il 2 novembre 2020.
  21. ^ a b Parrocchia dei Santi Nazaro e Celso, sec. XVI - [1989] – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  22. ^ Chiesa dei SS. Nazaro e Celso - complesso, Via del Porto - Brienno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  23. ^ a b Chiesa dei Santi Nazaro e Celso - Brienno, su myLakeComo.co. URL consultato il 28 aprile 2020.
  24. ^ a b Belloni et al., p. 138.
  25. ^ Enrico De Pascale, Prima della pittura Enea Salmeggia, Accademia Carrara.
  26. ^ a b Chiesa dell'Immacolata - complesso, Piazza della chiesa della Madonna - Brienno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  27. ^ a b Brienno da vedere Lago di Como, su www.welovelakecomo.com. URL consultato il 28 aprile 2020 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2019).
  28. ^ a b c Chiesa della Madonna Immacolata - Brienno, su myLakeComo.co. URL consultato il 28 aprile 2020.
  29. ^ Chiesa di S. Vittore - complesso, Via Regina - Brienno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  30. ^ a b RomaniCOMO, su www.romanicomo.it. URL consultato il 28 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2020).
  31. ^ Villa Zita, Via Cimitero - Brienno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  32. ^ a b Belloni et al., pp. 52-53.
  33. ^ La Torrazza, Km. 0,020 dalla S.S. n. 340 - Brienno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  34. ^ Comune di Brienno, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 28 aprile 2020.
  35. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annalisa Borghese, Brienno, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, p. 111.
  • Luigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991.

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