Enea Salmeggia

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Enea Salmeggia, detto il Talpino o Salmezza (Nembro, 1565-1570Bergamo, 25 febbraio 1626), è stato un pittore italiano del tardo rinascimento, attivo principalmente a Bergamo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Delle sue origini non si sa molto, dato che al riguardo manca una documentazione scritta, tanto da rendere incerta persino l'anno della sua nascita, come forse il giorno della sua morte[nota 1]. Il suo nome fu facilmente confuso in Talpino detto Salmeggia, ma già il suo primo lavoro nella basilica mariana di Bergamo lo firmò “Aeneas Salmetia Dictus /Talpinus Bergomate.[1]

Si presume che nacque indicativamente tra il 1565 e il 1570, nella piccola frazione Salmezza del comune di Nembro per poi crescere in borgo san Leonardo a Bergamo, il padre Antonio de Fagnano da Salmezza detto Talpino di professione sarto, risulta abitasse il borgo alla data del 3 ottobre 1580, così come indicato sull'atto del notaio Michele fu Giacomo Calvi: domino Antonio de Salmetia omnibus habitatoribus Burgi Sancti Leonardi, forse proveniente dalla famiglia Gherardi o Gerardi[2] e dalla frazione Salmezza di Nembro. L'artista iniziò la sua attività artistica nel 1590 anche se risulta che il padre dovette firmare la commissione nel 1594 per la realizzazione del dipinto Adorazione dei Magi della chiesa in Santa Maria Maggiore, a garanzia del figlio minorenne quindi di età inferiore ai 20 anni, eseguita poi l'anno successivo. Ma questo non trova corrispondenza con la data di nascita del figlio Francesco che sembra sia il 1602, che anticiperebbe la nascita del Salmeggia di qualche anno[3].

Si conosce che sposò Vittoria Daverio, sorella dello scultore milanese Pietro Antonio Daverio[4] probabilmente conosciuta nel suo periodo milanese, dalla quale ebbe sei figli: Dorotea e Isabella, che morirono di peste, Agata Giovanna, Chiara che continuò il lavoro del padre e che sposò il pittore Giacomo Assonica probabile suo alunno[5], Elisabetta e Francesco, quest'ultimo lavorerà come pittore con il padre[6]. Non vi è documentazione degli anni che trascorse a Roma, addirittura quattordici a detta del Tassi, i due dipitni che gli furono assegnati sono comunque andati perduti, certa invece è la sua presenza a Milano, alla bottega del Peterzano, documentata dalle sue opere giovanili.

Il pittore aveva una bottega di pittura nella casa vicina alla chiesa di Sant'Alessandro in colonna[7]. Tra i suoi allievi risulta Marcantonio Cesareo, forse suo parente e erede delle sue opere alla morte del figlio Francesco[8].

Morì il 25 febbraio 1626 nel capoluogo orobico, e venne sepolto nella locale chiesa alessandrina, che conserva alcune sue opere tra le quali la grande tela Martirio di sant'Alessandro posta sul coro come pala dell'altare maggiore.

Il pittore firmava le sue opere Salmetia (Salmeza) ma il corsivo nella lettera Z ha un occhiello finale, questo è stato interpretato come fosse la lettera g, trasformando nel tempo, il suo nome in Salmeggia.

Il comune di Nembro intitolò l'istituto scolastico: Istituto Comprensivo Enea Talpino, questo a conferma di quanto poco si conosca delle sue origini, forse si firmava Salmeggia per onorare la località di nascita; la figlia Chiara, contrariamente, si firmò Talpina[9]. Il Salmeggia aveva un carattere molto acceso, ne rimane testimonianza il documento di rifiuto di partecipazione al concorso per la decorazione della cupola della basilica mariana, quando i sindaci della Fondazione MIA chesero disegni preparatore perché potessero essere giudicati anche da personaggi esterni alla comunità cittadina di Bergamo. A questo il Salmeggia si rifiutò dichiarando: dicho che nn voglio far dissegno alcuno perché sia mandato a giudicar fuori di Bergamo ne ancho in Bergamo, perché il mio pensiero è di non operar in quel locho già, che veddo come pasino questi nrgotij: et così che più di me desidera tal opera haverà il campo libero.

Della sua morte e conseguente eredità ne dà testimonianza padre Sebastiano Resta, storico e collezionista[10]:

«Morì Enea Salmeggia l'anno 1626 lasciando una figlia pittrice e Francesco pittore. Un prete suo cugino detto don Sebastiano Salmeggia Talpino per i debiti d'Enea repudiò l'eredità, e così Marco'Antonio Cesareo, altro scolare di Enea, s'appropriò con buon titolo tutti i disegni rimasti nella morte d'Enea, Morì poscia Marc'Antonio l'anno 1666 lasciando u figlio per nome Giuseppe Cesareo. In questo Giuseppe Cesareo passarono i disegni d'Enea […]»

Attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla giovane età, cercò di apprendere le arti pittoriche da artisti bergamaschi, anche se si ipotizza che possa avere ricevuto una formazione presso la bottega di Simone Peterzano, sita a Milano, si calcola che proprio alla scuola del Peterzano, Salmeggia incontrò Caravaggio che fu allievo dal 1584 al 1588 [11] Fu proprio il Peterzano a lasciargli l'incarico di realizzare il dipinto Annunziarione per la certosa di Garegnano.

Questa ipotesi è suffragata dalle numerose opere che il Salmeggia ha lasciato nel capoluogo lombardo, tra cui spicca la Madonna in trono col Bambino e Santi, custodita presso la Pinacoteca di Brera. Interessante anche il Martirio di Sant'Andrea Apostolo, del 1604, conservato presso Santa Maria della Consolazione al Castello. Tra le sue opere più giovanili la pala per la chiesa di Santa Maria in località Ripa di Desenzano al Serio della Madonna in gloria tra i santi Pietro, Alessandro, Alberto Carmelitano e santo vescovo, prima opera eseguita nel ritorno alla terra nativa.[12]

Firmava i quadri con la dicitura Salmezza il Talpino, tanto che in alcuni documenti appare la dicitura: Enea Salmezza pittore, dito Talpino, forse cognome da parte materna e che la figlia adottò: Chiara Talpina, così come alcune vie riportano Talpino come cognome primario.

La maggior prolificità artistica del Salmeggia, da molti considerato un "Raffaello bergamasco", si ebbe però nella sua terra. Egli seppe cogliere l'eredità della pittura lombarda del XVI secolo di Bernardino Luini, artista che conobbe bene avendone studiato le opere conservate nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore dove collaborò il Peterzano nei dipinti della controfacciata, e del Correggio, così come del bresciano Moretto, molto presente in Bergamo.

Numerosissime sono infatti le sue opere, eseguite seguendo la tradizione pittorica lombarda, presenti in chiese e santuari della bergamasca, con una grande concentrazione a Bergamo e nella val Seriana. Tra le prime opere, datata 1606 vi è il dipinto Trinità conservato nella chiesa di San Defendente.[13] Nella Arcipresbiterale llebana di San Martino di Nembro, paese d'origine della sua famiglia, ad esempio, è presente un suo ciclo pittorico formato da ben 27 dipinti.

Enea Salmeggia ritratto di gentiluomo

Una pala raffigurante l'Annunciazione è nell'omonima cappella della Certosa di Garegnano; a Gromo, la pala raffigurante la Vergine col Bambino, nella chiesa di san Gregorio del 1625 dove ai piedi dei santi Gregorio Magno e Carlo Borromeo c'è il paesaggio di Gromo antica e turrita, così come si presentava nel XVII secolo. Creò una propria bottega, nella quale ebbe una discreta schiera di discepoli, tra cui la figlia Chiara, che realizzò fra gli altri, la Veronica, che si trova nella Chiesa di Santa Maria della Pace ad Alzano Lombardo. Mentre la tela della Madonna con Bambino che appare su nubi ai santi: Rocco, Francesco e Sebastiano, un tempo custodita nell'oratorio di San Rocco a Calcio, è conservata nella Castello Sforzesco. Nel santuario Madonna del Pianto si conserva come pala d'altare maggiore la Pietà.

Nel 1611 realizzò la pala d'altare del santuario di San Patrizio di Colzate raffigurante Madonna dol Bambino e santi. Il dipinto su spostato nel 1750 nella parrocchia di Santa Maria Assunta di Vertova.[14]

Il Salmeggia eseguì lavori anche per la chiesa di Sant'Alessandro della Croce di Bergamo, con l'Assunzione della Vergine nel 1611, e Sant'Antonio abate scaccia il demonio datato 1605.[15]

Del Salmeggia profano rimangono poche opere, alcuni ritratti conservati all'Accademia Carrara, e una Diana e Callisto erroneamente aggiudicata al Domenichino e facente parte di una collezione fiorentina, proprio questa presenza fuori dal territorio lombardo fu il motivo per cui non venne considerata del pittore bergamasco, inoltre il punto centrale dove è raffigurata la pietra dove la ninfa poggia le mani, risulta erosa e danneggiata, come se il posto della firma fosse stato volutamente cancellato così da assegnare il quadro ad un pittore che nell'800 godeva di un buon mercato[16].È questo l'unico lavoro del bergamasco che raffigura nudi femminili, ritratti nel realismo della verità giustificata dalla rappresentazione di Diana nella sua ingenuità alla scoperta della nudità maschile di Callisto[17].

Il Salmeggia usava rielaborare modelli già raffigurati, riportando dettagli facilmente riscontrabili anche se a volte in scale differenti, o con la tecnica del cartone, così da facilitare il riconoscere le sue opere. Lo storico Tassi nel suo Vite de' pittori e architetti bergamaschi riportò alcune parti dello studio sull'anatomia umana pubblicata dal Salmeggia nel 1607 di cui non è rimasta però nessuna testimonianza[18].

L'artista ha lasciato della sua intesa attività artistica un centinaio di opere.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di Milano - Enea Salmeggia, Sposalizio della Vergine - Foto Giovanni Dall'Orto

Tra le molte sue opere vi sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Il libro Monumente Bergamensia lo darebbe morto il 23 febbraio
Fonti
  1. ^ Amalia Pacia AA.VV., Enea Salmeggia prima del 600–La pala di Desenzano al Serio (PDF), Fondazione Credito Bergamasco, 2016, p. 18.
  2. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 35.
  3. ^ Mario Albergati Lucia Dreoni, S. Agata Immagini del Passato, Liceo artistico Statale Giacomo e Pio Manzù, 2012, p. 28 29.
  4. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 17.
  5. ^ Gio Giacomo Assonica pittore, su books.google.it.
  6. ^ Enea Salmeggia detto il Talpino, su comunediselvino.it, comune di Selvino. URL consultato il 22 giugno 2016 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
  7. ^ Roberto Belotti, Arte e storia in Monumenta Bergomensia, p. 48.
  8. ^ Ugo Ruggeri, Cesareo Marcantonio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 22 giugno 2016.
  9. ^ Salmézza, Il, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 agosto 2017. Modifica su Wikidata
  10. ^ I disegni dell'eredità Salmeggia sono conservati nella biblioteca Ambrosiana di Milano
  11. ^ Milesi, p. 12.
  12. ^ AA.VV., Enea Salmeggia prima del 1600 (PDF), Intese Grafiche S.r.l, ISBN 978-88-941613-0-4..
  13. ^ Gabriele Medolago, Bartolomeo Colleoni e le reliquie della Madonne di Lazzaro da Senigallia a Covo e romano, Coglia edizioni, 2019, pp. 82-83.
  14. ^ Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, su fondoambiente.it, FAI. URL consultato il 20 novembre 2020.
  15. ^ Adreina Franco-Loiri Locatelli, Borgo Pignolo in Bergamo Arte e storia nelle sue chiese, Litostampa Istituto Grafico, 1994.
  16. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione Creberg, p. 20.
  17. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione Creberg, p. 7.
  18. ^ Antonio Morassi, SALMEGGIA, Enea, detto il Talpino, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 2 aprile 2017. Modifica su Wikidata

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Ruggieri, Disegni del Salmeggia all'Ambrosiana, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1972.
  • Ugo Ruggeri, Enea Salmeggia detto Talpino: rassegna e studio dell'opera pittorica e grafica con 186 disegni inediti, 1966.
  • Ugo Ruggeri, Enea Salmeggia, 1986.
  • classe 2.G, Enea Salmeggia, scuola media statale Enea Talpino di Nembro, 1986.
  • Silvana Milesi, Cavagna, Salmeggia, Zucco, Palma il Giovane e il secondo cinquecento bergamasco, Corponove Editore, 1992.
  • Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione Creberg, 2007.
  • Paolo Plebani, Enea Salmeggia detto il Talpino, L'Eco di Bergamo-Litostampa, 2009.

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