Enea Salmeggia

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Enea Salmeggia, detto "il Talpino", o Salmezza (Bergamo, precedente al 1575 – Bergamo, 25 febbraio 1626), è stato un pittore italiano del tardo rinascimento, attivo principalmente a Bergamo.

Vergine del Rosario, chiesa di San Giorgio, Fiorano al Serio

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Delle sue origini non si sa molto, dato che al riguardo manca una documentazione scritta, tanto da rendere incerta persino l'anno della sua nascita, come forse il giorno della sua morte[nota 1].

Si presume che nacque indicativamente tra il 1558 ed il 1575, in borgo san Leonardo a Bergamo, il padre Antonio de Fagnano detto Talpino professione sarto, risulta abitasse il quel borgo il 3 ottobre 1580, così come indicato sull'atto del notaio Michele Fu Giacomo Calvi domino Antonio de Salmetia omnibus habitatoribus Burgi Sancti Leonardi, forse proveniente dalla famiglia Gherardi o Gerardi[1] e dalla frazione Salmezza di Albino. Risulta che il padre dovette firmare la commissione nel 1594 per la realizzazione del dipinto Adorazione dei Magi della chiesa in Santa Maria Maggiore, a garanzia del figlio minorenne quindi di età inferiore ai 20anni, eseguita poi l'anno successivo. Ma questo non trova corrispondenza con la data di nascita del figlio Francesco che sembra sia il 1602, che anticiperebbe la nascita del Salmeggia di qualche anno[2].

Si conosce che sposò Vittoria Daverio, sorella dello scultore milanese Pietro Antonio Daverio[3] probabilmente conosciuta nel suo periodo milanese, dalla quale ebbe sei figli: Dorotea e Isabella, che morirono di peste, Agata Giovanna, Chiara che continuò il lavoro del padre e che sposò il pittore Giacomo Assonica probabile suo alunno[4], Elisabetta e Francesco, quest'ultimo lavorerà come pittore con il padre[5]. Non vi è documentazione degli anni che trascorse a Roma, addirittura quattordici a detta del Tassi, certa invece è la sua presenza a Milano, documentata dalle sue opere giovanili. Il pittore aveva una bottega di pittura nella casa vicina alla chiesa di Sant'Alessandro in colonna[6]. Tra i suoi allievi risulta Marcantonio Cesareo, forse suo parente e erede delle sue opere alla morte del figlio Francesco [7]

Morì il 25 febbraio 1626 nel capoluogo orobico, e venne sepolto nella locale chiesa di Sant'Alessandro in Colonna.

Il pittore firmava le sue opere Salmezza ma il corsivo nella lettera Z ha un ochiello finale, questo è stato interpretato come fosse la lettera g, trasformando il suo nome in Salmeggia, la figlia Chiara si firmerà Talpina[8].

Attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla giovane età, cercò di apprendere le arti pittoriche da artisti bergamaschi, anche se si ipotizza che possa avere ricevuto una formazione presso la bottega di Simone Peterzano, sita a Milano, si calcola che proprio alla scuola del Peterzano, Salmeggia incontrò Caravaggio che fu allievo dal 1584 al 1588 [9].

Chiesa si S.Gregorio-Gromo-La Vergine con il bambino

Questa ipotesi è suffragata dalle numerose opere che il Salmeggia ha lasciato nel capoluogo lombardo, tra cui spicca la Madonna in trono col Bambino e Santi, ora custodita presso la Pinacoteca di Brera. Interessante anche il Martirio di Sant'Andrea Apostolo, del 1604, conservato presso Santa Maria della Consolazione al Castello.

Firmava i quadri con la dicitura Salmezza il Talpino, tanto che in alcuni documenti appare la dicitura: Enea Salmezza pittore, dito Talpino, forse cognome da parte materna e che la figlia adottò: Chiara Talpina, così come alcune vie riportano Talpino come cognome primario.

La maggior prolificità artistica del Salmeggia, da molti considerato un "Raffaello bergamasco", si ebbe però nella sua terra. Egli seppe cogliere l'eredità della pittura lombarda del XVI secolo di Bernardino Luini e del Correggio, così come del Moretto, molto presente in Bergamo.

Numerosissime sono infatti le sue opere, eseguite seguendo la tradizione pittorica lombarda, tuttora presenti in chiese e santuari della bergamasca, con una grande concentrazione a Bergamo e nella Val Seriana. Nella Arcipresbiterale Plebana di San Martino di Nembro, paese d'origine della sua famiglia, ad esempio, è presente un suo ciclo pittorico formato da ben 27 dipinti.

Enea Salmeggia ritratto di gentiluomo

Una pala raffigurante l'Annunciazione è nell'omonima cappella della Certosa di Garegnano; a Gromo, una pala raffigurante la Vergine col bambino, nella chiesa di san Gregorio del 1625 dove ai piedi dei Santi Gregorio Magno e Carlo Borromeo c'è il paesaggio di Gromo antica e turrita, così come si presentava nel XVII secolo. Creò una propria bottega, nella quale ebbe una discreta schiera di discepoli, tra cui la figlia Chiara, dalla quale uscì, fra gli altri, una Veronica, che si trova nella Chiesa di Santa Maria della Pace ad Alzano Lombardo. Mentre la tela della Madonna con Bambino che appare su nubi ai santi: Rocco, Francesco e Sebastiano, un tempo custodita nell'Oratorio di San Rocco a Calcio, è attualmente nella Pinacoteca di Brera.

Del Salmeggia profano rimangono poche opere, alcuni ritratti conservati all'Accademia Carrara, e una Diana e Callisto erroneamente aggiudicata al Domenichino e facente parte di una collezione fiorentina, proprio questa presenza fuori dal territorio lombardo fu il motivo per cui non venne considerata del pittore bergamasco, inoltre il punto centrale dove è raffigurata la pietra dove la ninfa poggia le mani, risulta erosa e danneggiata, come se il posto della firma fosse stato volutamente cancellato così da assegnare il quadro ad un pittore che nell'800 godeva di un buon mercato[10].È questo l'unico lavoro del bergamasco che raffigura nudi femminili, ritratti nel realismo della verità giustificata dalla rappresentazione di Diana nella sua ingenuità alla scoperta della nudità maschile di Callisto[11].

Il Salmeggia usava rielaborare modelli già raffigurati, riportando dettagli facilmente riscontrabili anche se a volte in scale differenti, o con la tecnica del cartone, così da facilitare il riconoscere le sue opere. Il Tassi nel suo Vite de' pittori e architetti bergamaschi riportò alcune parti dello studio sull'anatomia umana pubblicata dal Salmeggia nel 1607 di cui non è rimasta nessuna testimonianza[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Il libro Monumente Bergamensia lo darebbe morto il 23 febbraio
Fonti
  1. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 35.
  2. ^ Mario Albergati Lucia Dreoni, S. Agata Immagini del Passato, Liceo artistico Statale Giacomo e Pio Manzù, 2012, p. 28 29.
  3. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 17.
  4. ^ Gio Giacomo Assonica pittore, books.google.it.
  5. ^ Enea Salmeggia detto il Talpino, comune di Selvino. URL consultato il 22 giugno 2016.
  6. ^ Roberto Belotti, Arte e storia in Monumenta Bergomensia, p. 48.
  7. ^ Ugo Ruggeri, Enea Salmeggia, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1980. URL consultato il 22 giugno 2016.
  8. ^ Enea Salmeggia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  9. ^ Milesi, p.12
  10. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 20.
  11. ^ Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, p. 7.
  12. ^ Antonio Morassi, Enea Salmeggia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Ruggieri, Disegni del Salmeggia all'Ambrosiana, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1972.
  • Ugo Ruggeri, Enea Salmeggia detto Talpino: rassegna e studio dell'opera pittorica e grafica con 186 disegni inediti, 1966.
  • Ugo Ruggeri, Enea Salmeggia, 1986.
  • classe 2.G, Enea Salmeggia, scuola media statale Enea Talpino di Nembro, 1986.
  • Silvana Milesi, Cavagna, Salmeggia, Zucco, Palma il Giovane e il secondo cinquecento bergamascp, Corponove Editore, 1992.
  • Simone Facchinetti, Salmeggia profano (PDF), fondazione creberg, 2007.

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