Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo)

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Basilica di Santa Maria Maggiore
S Maria Maggiore view from Campanone.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località 20 px Bergamo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Maria Maggiore
Diocesi Diocesi di Bergamo
Consacrazione 1185
Stile architettonico romanico, barocco
Inizio costruzione 1137
Completamento XVII secolo
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 45°42′11″N 9°39′44″E / 45.703056°N 9.662222°E45.703056; 9.662222

La basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa che si trova a Bergamo Alta, in piazza del Duomo. Edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile barocco (dal 1500 al 1700). Era in origine la chiesa battesimale della cattedrale di S. Vincenzo, sorta accanto al complesso della curia vescovile di Bergamo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile

Secondo la tradizione popolare, parzialmente suffragata da documenti, la chiesa fu edificata per ottemperare ad un voto fatto alla Madonna nel 1133 dai bergamaschi perché proteggesse Bergamo dalla peste[2] che si stava abbattendo sul Nord Italia.
Ma la chiesa risulta esistente già nell'VIII secolo come documentato da Mario Lupo nel suo Codex diplomaticus civitatis et ecclesiae bergomensis pubblicato nel 1784. Gli scavi effettuati sotto la pavimentazione sul lavoro sud-est, con il ritrovamento delle fondamenta della chiesa precedente, confermano le sue indicazioni,[3] chiesa costruita sopra un tempio pagano dedicato alla dea Clemenza, fatto che non è suffragato da alcuna fonte.[4]

L'iscrizione posta sul portale dell'ingresso meridionale (detto dei "Leoni bianchi") fa risalire la ricostruzione della basilica al 1137 per opera del magistro Fredo.[5][6] Alla chiesa che si chiamava di Santa Maria, venne aggiunto Maggiore, proprio ad indicarne la ricostruzione e l'ampliamento.[7] Fu appositamente costituito il "Consorzio della Fabbrica" per la raccolta delle offerte necessarie e alla loro gestione.

L'esterno della chiesa testimonia la sua costruzione in due tempi differenti, la zona absidale, il braccio settentrionale del transetto e nella parte inferiore del braccio meridionale in arenaria grigia, dai conci ben squadrati, mentre il arenaria ocra chiara e dai conci piuttosto piccoli, nelle parti rimanenti.[8]

La pianta originale era a croce greca con sette absidi, tre centrali e quattro sul transetto, delle quali ne rimangono tre: l'abside di nord-ovest fu fatta abbattere nel 1472 da Bartolomeo Colleoni per far posto al suo mausoleo.

Per prima fu costruita la parte tra l'abside centrale e il transetto e benché non fosse completata nel 1185 fu consacrato un altare e nel 1187 vennero completati il presbiterio e le absidi sul lato est del transetto.

I lavori subirono un rallentamento durante il 1200 a causa di difficoltà economiche; tuttavia furono completati la facciata cieca e l'atrio. Venne aggiunto un altro portico, successivamente demolito per la costruzione della cappella Colleoni, chiamato porticum militum, sede della società di S. Maria Maggiore, compagnia armata di quattrocento fanti, comandati dal podestà, così come una volta iudicum, un ambiente con il soffitto a volta, sede il collegio dei giudici.[9][10] Nella basilica si tenevano anche le assemblee del popolo, secondo una pratica diffusa durante il periodo dei liberi comuni, ma sul finire del Duecento la situazione politica cambiò, Bergamo passò ai Visconti, poi alla Repubblica Veneta; la basilica gradualmente perse il suo ruolo politico-sociale e le rimase solo quello spirituale.

Nel corso del XIV e XV secolo i lavori furono ripresi dai maestri campionesi, con l'aggiunta del battistero, allora all'interno dell'edificio (1340) e il rifacimento dei due due protiri (1353 quello verso il palazzo comunale, 1360 quello sulla piazzetta di Antescolis) di Giovanni da Campione.

Tra il 1436 e il 1459, ad opera di Bertolasio Moroni da Albino, fu realizzato il campanile fino alla cella campanaria, con fregi in marmo di Ardighino de Bustis, sopralzato poi verso la fine del Cinquecento, e tra il 1485 e il 1491 la "sagrestia nuova", dato che la vecchia era stata demolita per erigere la cappella Colleoni.[11]

Il 23 giugno 1449 il Senato e il Maggior Consiglio di Bergamo affidarono la gestione della chiesa al Consorzio della Misericordia Maggiore, prestigioso sodalizio fondato nel 1265 da Pinamonte da Brembate, allo scopo di conservare ed arricchire il patrimonio artistico della basilica, e il 14 marzo 1453 papa Nicolò V dichiarò esente la chiesa dalla giurisdizione vescovile, e dipendente da quella papale. Questo consentì la creazione di scuole di grammatica e musica gratuite per bambini bisognosi a servizio delle liturgie in Basilica. Fu solo l'inizio della Cappella musicale.[12]

Nel 1521 fu realizzato il portale di sud-ovest, detto porta della Fontana da Pietro Isabello.

L'edificio subì altri rimaneggiamenti all'interno nel corso nel XVII secolo, dovuti agli interventi, prevalentemente decorativi, (eseguiti tra il 1614 e il 1651) di Francesco Maria Richini, Giovanni Angelo Sala e Giovanni Barberini. Nello stesso periodo venne anche rimaneggiato il tiburio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno del transetto di sinistra

La basilica è caratterizzata dalla mancanza di un ingresso centrale e della facciata, infatti questa è cieca in quanto faceva parete unica con l'antico palazzo vescovile. I quattro accessi alla chiesa sono tutti laterali.

Sul fianco sinistro, in piazza del Duomo, si apre la porta detta dei Leoni rossi con protiro di Giovanni da Campione e a sinistra di questa, a ridosso dell'abside, l'ingresso secondario. Tra le due porte sono infisse nel muro le antiche misure di Bergamo: il Capitium Comunis Pergami (cavezzo - 2,63 metri) e il Brachium (braccio - 53,1 cm) a cui i tessitori e i commercianti facevano riferimento.
A destra della porta si impone la Cappella Colleoni con la scalinata d'ingresso delimitata da una cancellata in ferro battuto. Sempre sulla destra, staccato, sul fondo della piazza, il battistero.

Il fianco meridionale apre su piazza Rosate con la porta, sempre con protiro di Giovanni da Campione, detta dei Leoni bianchi e a sinistra di questa, arretrata, la porta della Fontana di Pietro Isabello.

Absidi[modifica | modifica wikitesto]

L'abside centrale

L'abside centrale è coronato da una loggia con volte a botte, delimitata in alto da un fregio a denti di sega e in basso da un fregio vegetale di derivazione classica che funge da cornicione.
La parte inferiore è scandita da archi ciechi su semicolonne che contengono monofore.
Nel pennacchio tra due degli archi ciechi si trova un ritratto d'uomo barbuto all'interno di un clipeo, con una scritta ora illeggibile.
I capitelli sono a decoro vegetale, ad eccezione di uno che raffigura Gli angeli con le trombe del giudizio.

L'abside del transetto destro ha una struttura analoga a quello principale.
Sul cornicione della loggia vi è un fregio costituito da nastri intrecciati, entro cui sono scolpiti animali affrontati.
Su una delle colonne degli archi ciechi vi è un capitello con il Sacrificio di Abramo.

Anche l'abside del transetto sinistro è simile a quella centrale, benché presenti un'esecuzione meno accurata.

Porta dei Leoni rossi[modifica | modifica wikitesto]

Porta dei Leoni rossi

La porta settentrionale, detta dei Leoni rossi, che si apre nel transetto sinistro e accede a piazza del Duomo è sormontata da un protiro di Giovanni da Campione, datato 1353 ma con importanti rifacimenti di fine Trecento, sostenuto da colonne sorrette da due leoni stilofori in marmo veronese, raffigurati in piedi, e contornati da figure di esseri umani e di animali.
L'arcone ha un archivolto percorso da un fregio con scene di caccia, mentre la volta è decorata a losanghe policrome. Sulle testate delle mensole che sorreggono l'arcone è raffigurata L'Annunciazione.

Al di sopra del protiro una loggia di tre spazi con archetti trilobati contiene le statue di san Barnaba, san Vincenzo e al centro la statua equestre di sant'Alessandro.

Ancora al di sopra, si trova la Madonna col Bambino affiancata da sant'Esteria e santa Grata, opera di Andreolo de' Bianchi (1398).

Il portale romanico, del XII-XIII secolo, privo di lunetta ed architrave, presenta delle figurine inserite all'interno di riquadri.

Porta laterale settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la navata sinistra, seminascosta dall'abside di nord-est si apre una porta sormontata da un arcone gettato tra la parete e l'abside, affrescato da Pacino da Nova (ne restano solo tracce di pittura). Il portale, costruito da Nicolino con il padre Giovanni da Campione, presenta uno sviluppo più gotico, ma di fattura povera. Le sculture in arenaria più tozze e popolaresce fanno ipotizzare una realizzazione precedente.
Proprio questa porta fu utilizzata come location del film I promessi sposi di Salvatore Nocita del 1989.

Porta dei Leoni bianchi[modifica | modifica wikitesto]

Portale meridionale detto dei Leoni bianchi

La porta meridionale, detta dei Leoni bianchi, che apre il transetto destro su piazza Rosate è coperta da un protiro di Giovanni da Campione, risalente al 1360, sostenuto da due ordini di colonne: quelle esterne sorrette da leoni stilofori, mentre quelle interne sostenute da due telamoni inginocchiati di epoca più antica, un uomo ed una donna.

Le mensole che sorreggono l'arcone del protiro hanno capitelli fogliati. Sulla mensola di destra sono rappresentati draghi ed esseri mostruosi, mentre la mensola sinistra mostra delle scene di caccia.

Il portale è coronato da un bassorilievo raffigurante, all'interno di nicchie, Cristo contornato da santi, opera sempre di Giovanni da Campione (1360); nella lunetta c'è un rilievo con La nascita del Battista.

Il tutto è sormontato da un'edicola pensile in stile gotico realizzata tra il 1400 e il 1403 da Hans von Fernach.

Porta della Fontana[modifica | modifica wikitesto]

Sempre sul lato meridionale si apre una porta secondaria detta della Fontana sormontata da un portichetto rinascimentale di Pietro Isabello (1521).
La lunetta ha un affresco che rappresenta la Natività di Maria, attribuito ad Andrea Previtali.

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

La cupola ha la forma ottagonale, formata da tre galleria degradanti d'impianto duecentesco. Venne ristrutturata e modificata da Francesco Maria Richini del XVII secolo.[13]

Battistero[modifica | modifica wikitesto]

Il battistero fu costruito nel 1340 da Giovanni da Campione e originariamente collocato nella navata centrale. Nei secoli successivi fu più volte spostato: rimosso dall'interno della basilica nel 1660, fu prima rimontato con alcuni pezzi in una apposita cappella del Duomo nel 1691; infine l'intera struttura fu ricostituita con aggiunte e rifacimenti nel cortile della Canonica nel 1856 circa.

Oggi esso si presenta sul lato ovest della piazza del Duomo, in asse con la facciata della cattedrale e quasi a ridosso della Cappella Colleoni; è frutto di una ricomposizione in stile, effettuata nel 1898-1899.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della basilica conserva l'impianto romanico a croce greca con tre navate divise da pilastri che finiscono con un'abside, ma la decorazione ha subito notevoli modifiche nel XVII secolo secondo lo stile barocco grazie alla perizia degli stuccatori Giovanni Angelo Sala e del figlio Gerolamo.

Lungo le pareti e ai pilastri sono appesi degli arazzi, in parte eseguiti a Firenze (1583-86) su disegno di Alessandro Allori e in parte di fattura fiamminga (secolo XVI-XVII), che rappresentano scene della Vita di Maria.

Sopra l'arazzo che rappresenta la Crocifissione, eseguito ad Anversa nel 1698 su cartoni di Ludwig van Schoor, è il dipinto di Luca Giordano con il Passaggio del Mar Rosso (1681).

A sinistra dell'ingresso vi è il monumento sepolcrale del cardinale Guglielmo Longhi, di Ugo da Campione (1319-1320).

Sulla parete di fondo, il monumento funebre a Gaetano Donizetti, imponente opera scultore di Vincenzo Vela (1855) e quello di Simone Mayr -maestro del Donizetti e già maestro di cappella in questa stessa basilica- eseguito nel 1852 da Innocenzo Fraccaroli.

All'inizio della navata sinistra, un confessionale ligneo in stile barocco intagliato da Andrea Fantoni (1704 per la parrocchiale di Zandobbio).[14]

Un crocifisso del '300 pende sulla balaustra del presbiterio.

Nel presbiterio, che ospita sei candelabri in bronzo del 1597, vi è un coro ligneo disegnato da Bernardino Zenale e da Andrea Previtali. Gli stalli del coro e le tarsie dell'iconostasi, che raffigurano racconti biblici, (il Passaggio del Mar Rosso, il Diluvio Universale, Giuditta e Oloferne e Davide e Golia) sono stati eseguiti tra il 1522 e il 1555 su disegno di Lorenzo Lotto da Giovan Francesco Capoferri e Giovanni Belli. Le differenti cromie sono date dal diverso tipo di legno, mentre sfumature di colore e profondità d'immagine sono ottenute con infusi d'erbe e utilizzo di sabbia calda.
Sull'altare di destra dedicato a San Marco, vi è la pala di Ognissanti opera di Antonio Boselli del 1574.[15]
, mentre sull'altare di destra dedicata al voto vi è la pala di Gian Paolo Lolmo raffigurante la Vergine con il Bambino con i santi Sebastiano e Rocco del 1584, pala commissionata per ringraziare la Vergine d'essere stati preservati dalla peste del 1576.

Alla testata del transetto destro vi sono affreschi trecenteschi d'ispirazione giottesca di autore ignoto con Storie di Sant'Egidio, L'ultima cena e L'albero della vita o di San Bonaventura (1347), parzialmente coperto da una grande tela del '600.

Maestro dell'albero della vita- albero della vita

Nella parete meridionale, a destra dell'abside, si trova il grande affresco dell'Albero della vita opera di ignoto (1342-1347), nella sua parte superiore nascosto dal grande dipinto di Pietro Liberi raffigurante il Diluvio Universale realizzato nel 1661. Il dipinto prende spunto dal Lignum Vitae composto da Bonaventura da Bagnoregio nel 1260.[16] Nella parte inferiore tra i santi vi è dipinto un devoto, inginocchiato, dalle dimensioni inferiori rispetto alle altre figure, in segno di rispetto, ma che dalle vesti manifesta una classe nobile, è il committente dell'opera come il carteggio che riporta Dominus Guidius de Suardis.[17] L'affresco che copre un'intera parete testimonia il grande potere che aveva la famiglia Suardi sulla politica e sulle direttive della città.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del primo organo positivo della chiesa risale al 1402 ad opera di Fra Martino de Stremidi da Concorezzo, che aveva già operato alla costruzione del primo organo del Duomo di Milano (1395)[18] e che successivamente per quelli bresciani[19].

Sulle due cantorie lungo le pareti laterali dell'abside, si trova l'organo a canne,[20] costruito nel 1915 da Carlo Vegezzi Bossi e restaurato ed ampliato dalla ditta organaria Fratelli Ruffatti nel 1948 e nel 1992.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle, mobile indipendente, è situata nel presbiterio, nei pressi dell'altare maggiore; quest'ultima ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Il rapporto della basilica con i cittadini[modifica | modifica wikitesto]

La basilica, essendo stata dichiarata il 14 marzo 1453 da papa Nicolò V esente dalla giurisdizione vescovile, ebbe un ruolo importante per i gli abitanti della città diventando parte della vita pubblica:

  • Sulla parete settentrionale del transetto erano collocati, e ancora visibili, i campioni delle antiche misure bergamasche per i tessitori e per i muratori: la parete il braccio e il cavezzo misure che i cittadini dovevano rispettare.
  • Era usanza dei cittadini lasciare nella basilica i propri beni mobili, come cassapanche.[21]
  • La scritta incisa sul protiro meridionale che data l'inizio lavori della basilica nel 1137, contiene alcuni errori, il vescovo non era Rogerio come indicato ma Gregorio, e Lotario non era solo imperatore ma già re. Questo conferma che la scritta non è quella originaria.[22]
  • Le chiese aveva all'esterno i porticati che erano luogo di lavoro e di commercio, alcuni venivano citati con i nomi delle famiglie potenti della città, Santa Maria Maggiore aveva il porticato porticus illorum de Rivola, di cui rimane ancora traccia accanto alle misure bergamasche.[23]

Personalità sepolte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni


Fonti
  1. ^ A.Bianchi, BERGAMO (enciclopedia dell'arte medioevale), in Enciclopedia dell'arte medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991-2000. URL consultato l'11 aprile 2016.
    «Fra le fabbriche religiose dell'Alto Medioevo un ruolo fondamentale fu svolto da.....S. Vincenzo, con l'annessa chiesa di S. Maria (poi S. Maria Maggiore)».
  2. ^ Basilica di Santa Maria Maggiore, Fondazione mia. URL consultato il 12 aprile 2016.
    «La storia racconta che, nel 1133, una forte siccità colpì le terre bergamasche e che a questa seguì una carestia e la peste. La popolazione di Bergamo, stremata, invocò l’aiuto della Maria Vergine e promise la costruzione di una bellissima chiesa in segno di ringraziamento».
  3. ^ titolo^Il ritrovamento del corpo di Bartolomeo Colleoni G.Locatelli, Bergomum, 1950, p. 37-40.
  4. ^ A.Bianchi, BERGAMO (eniclopedia dell'arte medioevale), in Enciclopedia dell'arte medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991-2000. URL consultato l'11 aprile 2016.
    «S. Vincenzo era probabilmente consacrata al culto ariano».
  5. ^ Basilica di Santa Maria Maggiore, Fondazione mia. URL consultato il 12 aprile 2016.
    «Nel 1137, davanti al vescovo Gregorio e a tutta la cittadinanza, fu posata la prima pietra della Basilica di Santa Maria Maggiore.».
  6. ^ Giacomo Francesco Benaglio Bagnati, Sacra Istoria di Begamo, Francesco Vigone e fratelli. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  7. ^ Bruno Caccia, L'antica cattedrale di Sant'Vincenzo in Bergamo, Bergamo, Bolis Editrice, 2025.
  8. ^ Giuseppina Zizzo, Itinerari dell'anno Mille, Seaab editrice, p. 56.
  9. ^ Bergamo scomparsa: i delitti del “domicilium”, Bergamosera. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  10. ^ Celestino sacerdote Capuccino, Historia quadripartita di Bergomo et suo territorio nato Gentile, Per Valerio Ventura, 1657. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  11. ^ Basilica di Santa Maria Maggiore, Fondazione mia. URL consultato il 12 aprile 2016.
    «Nel 1472 però l’absidiola di nord-ovest fu abbattuta per ordine di Bartolomeo Colleoni, che in quel luogo fece costruire la propria cappella funeraria.».
  12. ^ Moraschini, p 26
  13. ^ Zizzo, p.56
  14. ^ Confessionale ligneo Fantoni, Tripadvision. URL consultato l'11 aprile 2016.
  15. ^ Simone Facchinetti, La pala di Ognissanti a Gromo San Giacomo, Bergamo, videocomp.it, 2009.
  16. ^ [Lignum Vitae» scritto dal francescano Bonaventura da Bagnoregiohttp://www.ecodibergamo.it/stories/cultura-e-spettacoli/il-grande-albero-della-vita-si-svela-si-ammirera-in-santa-maria-maggiore_1112625_11/ Il Grande Albero della Vita si svela Si ammirerà in Santa Maria Maggiore] , L'Eco di Bergamo. URL consultato il 13 settembre 2016.
  17. ^ Bergamo scomparsa, Bergamo sera. URL consultato il 13 settembre 2016.
  18. ^ gli rogani varesini, Lombardia in rete. URL consultato il 6 aprile 2017.
  19. ^ Le origini, gli organi bresciani, Organi bresciani. URL consultato il 6 aprile 2017.
  20. ^ Scheda organo - Bergamo - Santa Maria Maggiore, provincia.bergamo.it. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  21. ^ Liber Banchalium di Santa Maria Maggiore, Bergamo, 1925, p. 87-88.
  22. ^ Angelo Meli la complicata storia di due scritte del 1360, Bergomum, 1963, p. 39-52.
  23. ^ Gianmario Petrò, Dalla Piazza di S. Vincenzo alla Piazza Nuova. I luoghi delle istituzioni tra l'età comunale e l'inizio della dominazione veneziana attraverso le carte, Sestante, 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Basilica Santa Maria Maggiore di Bergamo, Opera Pia Misericordia Maggiore.
  • La basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo, Bergamo, Ed. Bolis Bergamo, 1984.
  • Ferrari Editrice Mauro Zanchi, La Basilica di Santa Maria Maggiore. Una lettura iconografica della "biblia pauperum" di Bergamo, Bergamo, 2003.
  • Giuseppe Berlendis, Interno di Santa Maria Maggiore, in Principali monumenti della città e provincia di Bergamo, Bergamo, Stamperia Crescini, 1843.
  • Mauro Zanchi, L'albero della Vita, nella Basilica di Bergamo e nella pittura del Trecento, Bergamo, Bolis Editore, 2015, ISBN 978-88-7827-295-8.
  • Bruno Caccia, L'antica cattedrale di San Vincenzo martire in Bergamo, Bergamo, Bolis edizioni, 2015.
  • Giuseppina Zizzo, Itinerari dell'anno mille Chiese romaniche nel Bergamasco, Seeab editrice.
  • Gianfranco Moraschini, Gli organi di Santa Maria Maggiore di Bergamo, Bergamo, Turris editrice, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]