Duomo di Bergamo

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Cattedrale di Sant'Alessandro
Bergamo katedra 3.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Bergamo-Stemma.png Bergamo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Sant'Alessandro di Bergamo
Diocesi Diocesi di Bergamo
Architetto Filarete ed altri
Stile architettonico neoclassico (esterno)
barocco (interno)
Inizio costruzione metà del XV secolo
Completamento XIX secolo
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 45°42′11.79″N 9°39′46.63″E / 45.703274°N 9.662952°E45.703274; 9.662952

La cattedrale di Sant'Alessandro è il principale luogo di culto cattolico della città di Bergamo, chiesa madre dell'omonima diocesi.

È dedicata a sant'Alessandro patrono di Bergamo ed è situata nella città alta, in piazza del Duomo, di fianco al palazzo della Ragione e alla basilica di Santa Maria Maggiore.

La cattedrale che nacque con la devozione a San Vincenzo, cambiò il suo titolo quando la chiesa di Sant'Alessandro, reputata il luogo del martirio del santo, nel 1561 venne distrutta ad opera dei veneziani per la costruzione delle mura venete[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La struttura paleocristiana[modifica | modifica wikitesto]

La storia della cattedrale è stata controversa ed oggetto di numerose supposizioni negli ultimi secoli a causa della mancanza di reperti archeologici e fonti scritte antecedenti l'età medievale. Soltanto durante i lavori di restauro, iniziati nel corso dell'anno 2004, sono stati rinvenuti resti risalenti all'età romana, che hanno permesso di ricostruire con particolare precisione sia gli edifici che si sono susseguiti nell'area che l'impianto urbano della zona in cui attualmente si trova il duomo. Sotto la pavimentazione difatti sono emersi differenti strati, ognuno dei quali corrispondente ad altrettante epoche.

Il più antico ha evidenziato la presenza di un primo luogo di culto paleocristiano, risalente al V secolo, del quale si era soltanto ipotizzata l'esistenza.

L'antica cattedrale di San Vincenzo[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che il Cristianesimo nella bergamasca, venne portato dai prigionieri romani cristiani di origine orientale, i Damnati ad Metalla[2] che erano condannati a lavorare nelle miniere di ferro e sassi in alta Val Seriana. Diventando liberi si spostarono creando diverse comunità, anche in Bergamo. Erano comunità povere che trovarono in san Vincenzo di Saragozza martire, ma vittorioso in Cristo, il patrono per il proprio diaconato[3].

A questo santo venne dedicato il primo luogo di culto, in stile romanico; aveva dimensioni importanti, tanto che il perimetro dello stesso era pari a quello dell'attuale, e venne costruito al centro dell'assetto urbanistico del tempo, stravolgendone l'identità.[4] Si consideri difatti che negli scavi è stato ritrovato in buono stato un tratto del cardo cittadino, muri appartenenti a ville patrizie e mosaici risalenti al I secolo. Questo sta ad indicare la notevole importanza che la comunità cristiana aveva già in quel periodo. Inoltre sono affiorate tombe di età longobarda ed affreschi attribuibili al Maestro della Rocca di Angera, autore anche di altre opere in chiese della città nella seconda metà del XIII secolo.
Il primo documento che testimonia l'esistenza della chiesa dedicata a San Vincenzo è del maggio 774, un testamento di Taido fu Teuderolfo con un lascito alla ecclesia Beatissime semper virginis et Dei genitrice Marie et Sancti Voincenti ecclesie Bergomensis, mentre dell'840 un Privilegio di Lotario I che concede al vescovo di Bergamo Aganone la facoltà di inquisire sui beni delle ecclesiae Alexandri scilicet et Vincentii beatissimorum martyrum per sanare le usurpazioni subite[5]. Le reliquie del santo non sono mai state presenti della basilica, un documento riporta che il vescovo Ambrogio I (971-973) si recò a Cortona a prenderne la reliquia, ma arrivò con pochi giorni di ritardo, era stato infatti preceduto dal vescovo di Metz, Deodato. Ancora oggi non si conosce il luogo dove queste reliquie siano conservate[6].

Nel 1561, venne distrutta la chiesa di sant'Alessandro in Colonna per poter realizzare la costruzione delle mura venete. La salma del santo venne traslata in san Vincenzo[7], facendo convivere le due devozioni, e i canonici dei due differenti capitoli. Si deve al vescovo Daniele Giustiniani, che nel 1687 aveva convocato il sinodo nella chiesa ancora intitolata a San Vincenzo, il 4 novembre 1689, l'atto di sciogliere per riunire in un unico Capitolo i canonici di San Vincenzo e di San Alessandro[8].

La basilica venne definitivamente dedicata a sant'Alessandro nel 1704, con la traslazione delle reliquie del patrono e di altri santi bergamaschi. Di san Vincenzo non c'erano le reliquie, il vescovo Ruzini, donò una cassa con il corpo di un martire delle catacombe di Roma di nome Vincenzo, ma questo, non poteva sopperirne alla mancanza delle reliquie originali[9].

A san Vincenzo venne dedicato la cappella laterale del presbiterio, ad opera di Bartolomeo Manni con la pala di Carlo Ceresa[10]. Del primo patrono di Bergamo ne rimangono poche tracce.

L'edificio attuale[modifica | modifica wikitesto]

A metà del Quattrocento il vescovo Giovanni Barozzi decise la costruzione di un nuovo edificio religioso in luogo del precedente, affidando il progetto all'architetto fiorentino Filarete, che stabilì per la nuova cattedrale, sempre intitolata a san Vincenzo, una pianta a croce latina con un'unica navata con affiancate tre piccole cappelle semicircolari per parte e con una cupola a padiglione ottagonale, mentre la chiesa precedente era a tre navate.

Nel 1459 venne posata la prima pietra e già nel 1467 venne completata la prima cappella sul lato sinistro, dedicata a santa Caterina e san Girolamo. Tuttavia dopo un paio di anni i lavori subirono una brusca interruzione a causa della morte del Filarete ed alla contestuale elezione del vescovo Barozzi a patriarca di Venezia che portò al suo allontanamento. L'abbandono dei lavori, l'incendio nel 1513 dell'attiguo Palazzo della Ragione porterà il Marcantonio Michiel nel 1516 a scrivere: la celebre San Vincenzo a giacere incolta e deserta, non essendo compiuto il ristoramento delle sue rovine[11].

Per circa trent'anni i lavori rimasero fermi, dopodiché proseguirono a rilento: nel 1611 venne nominato a dirigere i lavori l'architetto Vincenzo Scamozzi. Il cantiere riprese vigore sul finire del secolo quando, nel 1689, l'edificio subì una ristrutturazione ad opera di Carlo Fontana,[12] il quale innalzò la cupola, allungò l'abside e terminò finalmente i lavori nel 1693.

Nel frattempo, all'inizio del XVII secolo il vescovo Giovanni Emo aveva riunito i canonici e il 18 agosto 1697, il vescovo san Gregorio Barbarigo ottenne da papa Innocenzo XI la bolla Exponi nobis che stabiliva un'unica cattedrale, dedicando a sant'Alessandro quella che era stata san Vincenzo, e un unico capitolo. A san Vincenzo rimase una cappella sulla destra ed il transetto con una pala dipinta da Carlo Ceresa.

L'edificio subì altri rimaneggiamenti che interessarono sia il campanile che la cupola e l'interno nel corso del XIX secolo, epoca a cui risale anche la facciata, che venne inaugurata il 26 agosto 1889, giorno della festa di sant'Alessandro.[13]

Il 26 agosto 2008 il vescovo Roberto Amadei ha inaugurato l'altare dopo le ristrutturazioni iniziate nel 2004 che hanno permesso il ritrovamento dei reperti precedentemente descritti.[14]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Esterno della cattedrale con il palazzo della Ragione sulla sinistra

L'esterno della cattedrale di Sant'Alessandro è caratterizzato dalla facciata. Questa dà su piazza del Duomo ed è posta perpendicolarmente rispetto a quella posteriore del palazzo della Ragione. La facciata del duomo venne iniziata nel 1866 e terminata soltanto nel 1889, seppur priva di alcuni elementi decorativi previsti dal progetto originario di completamento, realizzato tra il 1878 e il 1879 da Angelo Bonicelli.[13]

Il prospetto è preceduto da una scalinata e presenta, nella parte inferiore, un portico a tre fornici, ciascuno dei quali è costituito da un arco a tutto sesto sorretto da pilastri. Ognuna delle due campate laterali del portico è decorata con una cupoletta internamente affrescata ed esternamente sormontata da una statua bronzea; al di sopra del fornice centrale, vi è una statua più grande, raffigurante Sant'Alessandro.[13] La parte superiore della facciata è a capanna, con una grande finestra rettangolare inquadrata fra due colonne corinzie; il coronamento è costituito da un timpano triangolare.

In corrispondenza della crociera, si eleva la cupola, terminata nel 1829 ma oggetto di un importante restauro strutturale già nel 1853. Questa presenta un alto tamburo con finestre quadrangolari ed una copertura in rame sormontata da una statua di Carlo Broggi raffigurante Sant'Alessandro vessillifero (1851).[15]

Alla sinistra dell'abside sorge la torre campanaria, costruita nel 1690 e sopraelevata nel 1850. La cella campanaria si apre su ciascuno dei quattro lati del campanile con un'ampia monofora a tutto sesto ed ospita un concerto di 6 campane in Mi♭ maggiore.[16]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della cattedrale di Sant'Alessandro presenta una pianta a croce latina, con navata unica con tre cappelle per lato e volta a botte lunettata.

Nella prima cappella di destra San Benedetto in cattedra e santi di Andrea Previtali (1524) e in quella di sinistra Madonna col bambino e santi di Giovan Battista Moroni (1576).

La cappella del Crocifisso conserva un crocifisso del '500.

La chiesa conserva anche altri dipinti, tra cui una Madonna col bambino e due colombe, attribuita a Giovanni Cariani, e tele di Giambettino Cignaroli e di Sebastiano Ricci.

Abiside e Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'abside maggiore, dietro l'altare, realizzato in marmi policromi su disegni di Filippo Juvara, sono collocati sette grandi dipinti, al centro il Martirio di sant'Alessandro opera del 1694 di Nicola Malinconico, la Consacrazione episcopale di San Narno opera di Francesco Polazzo, la Predicazione di San Viatore opera di Francesco Monti, il Martirio di san Giovanni vescovo di Giambattista Tiepolo (1731-1743), il Martirio di San Proiettizio di Gian Bettino Cignaroli, il Martirio di Sant’Esteria di Giovanni Battista Pittoni e il Martirio di San Giacomo opera di Silvestro Mainago. Il Sant'Alessandro nel catino absidale è opera di Carlo Innocenzo Carloni.

Sempre nell'abside vi è un coro ligneo intagliato da Gian Carlo Sanz (sec. XVIII) composto da 44 stalli per i canonici dal capitolo, e altrettante cariatidi raffiguranti alcuni temi biblici, con una lunghezza di 30 metri e una altezza di 3,5. Nella ventiduesima cariatide l'autore si è autoritratto firmandosi Joannes Carolus Sanz Sculpsit 1695. Al Sanz si attribuisce anche il bassorilievo cui è dovuto a marmoreo della Vita di Cristo posto al di sopra dell'altare del transetto sinistra.
La cattedra vescovile posta al centro del coro è opera di Andrea Fantoni del 1705, con il alto lo stemma del vescovo Luigi Rizzini. e due medaglie lignee raffiguranti Salomone e il tempio di Gerusalemme e l'unzione di Samuele al re Davide. La cattedra è completata da un inginocchiatoio.

Il presbiterio occupa la parte anteriore dell'abside ed è rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa. Al centro, si trova il moderno altare maggiore con mensa in marmo e prezioso paliotto argenteo seicentesco al centro del quale si trova l'urna d'argento contenente le spoglie di Sant'Alessandro martire eseguita dall'orafi Pietro Roberti e donata dal consiglio dela città nel 1702.[17]

La cripta conserva un affresco del Trecento, un pluteo ed una colonna tortile dell'antica cattedrale.

Nella sagrestia sono conservate opere di Giovan Battista Moroni e uno scomparto che faceva parte di un polittico ligneo quattrocentesco, intagliato e dorato.

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

Organo Bossi[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria sulla parete sinistra dell'abside, si trova l'organo a canne costruito nel 1842 da Felice Bossi e restaurato dalla ditta Mascioni nel 1995.[18] A trasmissione meccanica, ha un'unica tastiera di 58 note con divisione bassi/soprani a Do#3-Re3, ed una pedaliera a leggio di 20 pedali (i primi 18 note reali costantemente uniti al manuale, il 19° corrispondente alla Terza mano e il 20° al Rollante).[19]

Organo Corna[modifica | modifica wikitesto]

L'organo maggiore della cattedrale è stato costruito tra il 2009 e il 2010 dall'organaro Pietro Corna riutilizzando il materiale fonico e riadattando la consolle del precedente organo Balbiani-Vegezzi Bossi, costruito nel 1943 ed ampliato nel 1995.[18]

Lo strumento è a trasmissione elettronica e dispone di due consolle:

  • la consolle principale, installata nel 2013, è situata nell'abside e dispone di quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, con i registri e gli accoppiamenti azionati da pomelli disposti su più file ai lati dei manuali;[20]
  • la consolle Balbiani-Vegezzi Bossi, in seguito riadattata, situata nel braccio sinistro del transetto, con tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, avente i registri e gli accoppiamenti azionati da placchette a bilico;[18]

La maggior parte del materiale fonico dello strumento è situata sulla cantoria di destra del presbiterio, mentre quella relativa all'Espressivo si trova sulla cantoria di destra del braccio sinistro del transetto.

Organo positivo[modifica | modifica wikitesto]

Nella cappella dell'Addolorata, si trova un organo positivo per l'accompagnamento del coro costruito nel 2009 da Silvio Zambetti.[21] A trasmissione integralmente meccanica, ha un'unica tastiera di 54 note ed è privo di pedaliera.

Battistero[modifica | modifica wikitesto]

Il battistero

Di fronte alla facciata della cattedrale, sul lato opposto di piazza del Duomo, si trova il battistero.

A pianta ottagonale, venne costruito nel 1340 da Giovanni da Campione come vasca battesimale per la basilica di Santa Maria Maggiore, dove in origine era situato, probabilmente in fondo alla navata centrale. Venne smontato nel 1660 e ricostruito nel 1856 all'interno del cortile dei Canonici per essere ricostruito in stile neogotico nella sua sede attuale nel 1900[22].

Il battistero esternamente è caratterizzato dal portale strombato a tutto sesto e da un finto loggiato costituito da esili colonnine affiancate poste in alternanza ad otto statue trecentesche che raffigurano le tre Virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) e le quattro Virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Fortezza, Temperanza), con l'aggiunta di un'ottava virtù, la Pazienza. La copertura dell'edificio è costituita da un tiburio privo di tamburo, completato da una piccola lanterna sormontata dalla statua di un Arcangelo.[23]

L'interno del battistero è formato da un'unica aula ottagonale, con paramento murario a fasce marmoree bicrome. Al centro trova luogo il fonte battesimale, opera di Giovanni da Campione che lo realizzò nel 1340, con decorazioni gotiche; alle sue spalle, trova luogo l'altare, sormontato da una statua marmorea raffigurante San Giovanni Battista. Le pareti sono decorate da otto bassorilievi con scene della Vit di Gesù, anch'essi opera di Giovanni da Campione.[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ San Vincenzo, patrono di Bergamo (Sant’Alessandro gli rubò il posto), BergamoPost, 22 maggio 2016. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  2. ^ Giovanni Tagioni Tozzetti, Relazione di alcuni viaggi fatti. URL consultato il 12 ottobre 2016.
  3. ^ Caccia, p. 15
  4. ^ Alessandra Facchinetti, L'antica basilica alessandrina e la cattedrale di S. Vincenzo, alessandra-creativefamily.blogspot.it. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  5. ^ Caccia, p.44
  6. ^ Caccia, p.22
  7. ^ Porta di sant'Alessandro (PDF), comune di Bergamo. URL consultato il 6 settembre 2016.
    «In questo giorno che fu la nona domenica dopo Pentecoste per l'ultima volta fur celebrati i Divini officii nell'antica Cathedrale di S Alessandro già destinata per la fortezza della Città alla demolizione. Correva il vangelo della distruttione di Gerusalemme all’or che il Redentore Videns civitatem flevit super aem etc Onde alla sagra lettione si videro gli occhi de’ cittadini astanti gettar lagrime di dolore considerando l’imminente ruina di queOll santa Basilica che per tanti secoli era stata la gloria maggiore della Patria nostra».
  8. ^ Giustiniani, Daniele, Bergamopedia. URL consultato il 15 ottobre 2016.
  9. ^ Caccia, p.137
  10. ^ Caccia, p.138 che era in precedenza di sant'Alessandro
  11. ^ Prosecuzione lavori della fabbrica, Cattedrale di Bergamo. URL consultato il 23 ottobre 2016.
  12. ^ G. Berlendis, p. 3.
  13. ^ a b c Completamento architettonico e ornamentale della facciata, cattedraledibargamo.it. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  14. ^ Un museo sotto la Cattedrale. Sarà pronto per Sant'Alessandro, ecodibergamo.it, 22 ottobre 2011. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  15. ^ Cupola, cattedraledibergamo.it. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  16. ^ Federazione Campanari Bergamaschi, Le campane di Bergamo Alta (Duomo di S. Alessandro) - Concerto, youtube.com, 29 agosto 2010. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  17. ^ Bergamo Alta: Paliotto d'argento, dell'altare della Cattedrale ('600), con l'urna contenente le reliquie di Sant'Alessandro (P. Roberti 1702), panoramio.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  18. ^ a b c Gilberto Sessantini, Duomo - Arte Organaria, organday.altervista.org. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  19. ^ Bergamo - Duomo di S. Alessandro - Felice Bossi 1842 - Restauro 1995 (PDF), mascioni-organs.com. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  20. ^ Nuova Consolle dell'organo "Corna 2010" della Cattedrale di Bergamo, pietro-corna.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  21. ^ Cattedrale di Sant'Alessandro, duecaffeprova1.altervista.org. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  22. ^ F. Berizzi, p. 44.
  23. ^ a b Il Battistero, cattedraledibergamo.it. URL consultato il 13 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Berlendis, Piazza del Duomo, in Principali monumenti della città e provincia di Bergamo, Bergamo, Stamperia Crescini, 1843, ISBN non esistente.
  • Giuseppina Crippa, Il duomo di Bergamo, 1969, ISBN non esistente.
  • Centro culturale Nicolo Rezzara (a cura di), La Cattedrale di S. Alessandro martire, Gorle, Litostampa istituto grafico, anni 1990, ISBN non esistente.
  • Graziella Colmuto Zanella Bruno Cassinelli, Luigi Pagnoni, Il Duomo di Bergamo, Bergamo, Bolis, 1991, ISBN 88-7827-021-0.
  • Flora Berizzi, Bergamo, Milano, Electa, 2007, ISBN non esistente.
  • Fabio Scirea, Il complesso cattedrale di Bergamo, in Roberto Cassanelli; Paolo Piva (a cura di), Lombardia Romanica - I grandi cantieri, Milano, Jaka Book, 2010, ISBN 978-88-16-60438-4.
  • Bruno Caccia, L'antica cattedrale di San Vincenzo martire in Bergamo, Bergamo, Bolis edizioni, 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN136476148