Andrea Previtali

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La crocifissione, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Andrea Previtali, detto il Cordeliaghi (Brembate di Sopra, 1480 circa – Bergamo, 1528), è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista, san Nicola e altri santi, Bergamo, Chiesa di Santo Spirito

Andrea Previtali, figlio di Martino, originario di Berbenno, valle Imagna, lavoratore di cordicelle, nacque assai probabilmente nella sua valle, forse a Brembate Sopra[1][2] Le sue innate doti artistiche lo condussero in giovane età a Venezia, uno dei principali centri artistici del tempo. Dall'attività artigianale svolta, la famiglia veniva riconosciuta con il soprannome Cordelleagi, cosa che sicuramente non dispiacque al Previtali che firmò alcune opere come Andrea Cordellaghi o Andrea Bergomensis[3]

Il Previtali firmò alcune sue opere eseguite a Venezia come Andrea Bergomensis, mentre quando fece ritorno nella città orobica firmò i suoi lavori Andreas Privitalus.[4]

Qui si formò ed affinò la sua abilità grazie a Giovanni Bellini, che lo ospitò nella propria bottega, risulta presente nel 1502 dove viene indicato come Ioanis Bellini dissipulus sul dipinto Madonna con il Bambino e donatore che si trova nel Museo Civico di Padova considerata la sua prima opera.[2] I dipinti giovanili, tra cui ritratti ed incantevoli paesaggi, risentono delle influenze di pittori quali il Carpaccio, Giorgione e Palma il Vecchio, che l'artista incontrò durante il suo soggiorno presso la Serenissima. Dal 1510 l'artista non firmò più le sue opere come allievo di bottega del Bellini, questo lo considererebbe emancipato.

Annunciazione, Vittorio Veneto, chiesa di Santa Maria Annunziata

Attorno al 1511 il Previtali tornò a Bergamo, probabilmente chiamato dalla famiglia Casotti de Mazzoleni sua compaesana. Furono quattro i primi lavori che gli vennero commissionati, nel 1512 dipinge quella che è la sua prima opera importante: il San Sigismondo nella chiesa di Santa Maria del Conventino, trittico di cui rimane solo una parte; affreschi per Paolo Casotti nel villa Zogna, poi staccati e conservati a Trescore raffiguranti arti e mestieri; la pala con San Giovanni Battista tra altri santi, sempre su commissione di Giovanni e Bartolomeo Casotti per la chiesa di Santo Spirito e la Pala di sant'Orsola conservata presso l'Accademia Carrara, commissionata dalla Scuola di Sant'Orsola per l'altare posto nella chiesa di Sant'Agostino[3].

Nel 1512 a Bergamo arrivò Lorenzo Lotto e il Previtali si lasciò influenzare dalle sue opere, collaborando con lui tanto che quando il Lotto tornerà a Venezia, sarà lui il tramite nella realizzazione e controllo delle tarsie del coro di Santa Maria Maggiore ad opera di Giovan Francesco Capoferri.

Nel 1524 realizzò la pala di san Benedetto per la cattedrale di sant'Alessandro[5], che è considerata la sua opera più importante[6]. Fu maestro del pittore Agostino Facheris da Caversegno[7]. Di questo alunnato resta il polittico, dipinto a due mani, commissionato dai Gozzi per la loro cappella in Santo Spirito. Le sue numerose opere riguardavano principalmente la sfera della devozione, con ritratti molto realisti e luminosi, frutto di raffinatezza e perizia.

La sua duttilità di carattere e capacità prensile, gli permise di avvicinarsi a tanti artisti e saperne trarre esempio, questo denota il suo modo umile ma intelligente di porsi verso la pittura, sapendo non rischiare mai in lavori per lui di difficile esecuzione.

Nulla si conosce della sua vita privata, non sono presenti documenti che indichino matrimoni e non vi è documentazione di testamenti. L'ultimo documento che lo testimonia in vita è del 26 febbraio 1528, ed è l'atto che lo cita garante di un suo parente che si trovava nelle carceri per insolvibilità. Si è a conoscenza solo della morte, avvenuta il 7 novembre 1528 di peste nella sua casa vicina alla chiesa di Sant'Andrea in Bergamo, solo grazie alle notizie riportate dallo storico dell'arte Francesco Tassi[8].

Principali opere[modifica | modifica wikitesto]

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Nel 1523 ricevette la commissione per la decorazione delle portelle dell'organo di quella che era l'antica chiesa di San Vincenzo, poi duomo di Bergamo, opera andata perduta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il libro di Mauro Zanchi scrive il che l'artista nacque probabilmente a Brembate di Sopra da una famiglia originaria di BerbennoZanchi, p 7.
  2. ^ a b Antonio Mazzotta, Andrea Previtali, "Andrea Previtali", 'Pittori Bergamaschi' n. 17, Bergamo (L'Eco di Bergamo) 2009. URL consultato il 19 maggio 2022.
  3. ^ a b c Antonia Abbatista Finocchiaro, La pittura bergamasca nella prima decina del cinquecento, La Rivista di Bergamo, 2001, p. 36.
  4. ^ Rodeschini Galati Maria Cristina, Andrea Previtali. La «Madonna Baglioni» e «Madonna con il bambino leggente tra san Domenico e santa Marta di Betania», Lubrina Editore, 2011, ISBN 978-88-7766-425-9.
  5. ^ Prima Cappella di destra - San Benedetto, su cattedraledibergamo.it, Cattedrale di Bergamo. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  6. ^ Previtali, Andrea [collegamento interrotto], su bgpedia.it, Bergamo post. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  7. ^ * Patrizia Di Mambro, FACHERIS, Agostino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 44, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  8. ^ Francesco Tassi, Vite di pittori scultori e architetti bergamaschi, dalle stamperie Locatelli. URL consultato il 27 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jane Turner (a cura di), The Dictionary of Art. 25, pp. 569-570. New York, Grove, 1996. ISBN 1-884446-00-0
  • Mauro Zanchi, Andrea Previtali il colore prospettico di maniera belliniana, a cura di Simone Facchinetti, Ferrari Editrice, 2001.
  • Antonia Abbatista Finocchiaro, La pittura bergamasca nella prima decina del cinquecento, La Rivista di Bergamo, 2001.
  • Antonio Mazzotta, Enrico De Pascale, Andrea Previtali. La «Madonna Baglioni» e «Madonna con il bambino leggente tra san Domenico e santa Marta di Betania», Lubrina Editore, 2011, ISBN 978-88-7766-425-9.
  • Antonio Mazzotta, Andrea Previtali, L'Eco di Bergamo, 2009.
  • Pietro Zampetti, Lorenzo Lotto, in I pittori bergamaschi-Il Cinquecento, I, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1975.

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