Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco

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Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco
Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco.JPG
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàBergamo
Religionecristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Michele
Consacrazione801
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzioneVIII secolo
CompletamentoVIII secolo

Coordinate: 45°42′14.7″N 9°40′11.62″E / 45.704084°N 9.669894°E45.704084; 9.669894

Interno

La chiesa di San Michele al Pozzo Bianco si trova a Bergamo Alta, nell'omonima piazzetta su via Porta Dipinta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa primaria fondata nell'VIII secolo dai longobardi e nominata già nel X Puteo Albo cioè del Pozzo Bianco, forse per la presenza di un pozzo di marmo bianco[1], nulla rimane. La chiesa venne nominata in alcuni lasciti che Taidone, re dei longobardi, aveva fatto nel 774 per alcune chiese, nominandola come Basilica di sant'Arcangelo Michele fuori le mura. La parte più antica della chiesa è probabilmente lo scurolo. La chiesa venne consacrata l'anno 801 sotto l'impero di Carlo Magno. L'appellativo Pozzo Bianco risulta presente solo nei documenti successivi il 905[2].

Venne ricostruita nel XII-XIII secolo, successivamente rinnovata nel secolo XV, anche se la facciata è del Novecento, e si trovava al centro della vicinia omonima. Confina con la casa del vicario e decorata, a sinistra, da affreschi del XV secolo attribuiti a Giacomo Scanardi[3].
Nel 1226 venne fondata una confraternita laica che si dedicava all'assistenza dei bisognosi, soppressa nel 1805.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata esterna in bugnato, fu realizzata nel 1915 su disegno di Camillo Galizzi. L'ingresso ad arco cestinato, si ripete nel primo piano con due finestre arcate a tutto sesto, e nell'ulteriore piano superiore due trifore, architettura che riprese la conformazione precedente.
Lateralmente il fabbricato, che viene indicato nelle visite pastorali come sede del consorzio della Vergine e di san Michele Arcangelo è ricoperto nella parte superiore di tre riquardi affrescati non ben conservati. Il primo a destra raffigura una Madonna in trono circondata da angeli inserita in una architettura rinascimentale. Accanto San Cristoforo con il Bambino, effige che si ritrova all'interno della chiesa. Accanto ai due riquadri sono visibili due figure maschili una in piedi e una genuflessa con accanto una donna e due soldati. Raccontano la storia di San Donnino, la chiesa custodiva una reliquia del santo. La leggenda narra che il santo avesse offerto acqua e vino ad un malato di idrofobia guarendolo. La donna raffigurata tiene tra le mani un contenitore[4]. Nella parte inferiore Luigi Angelini descrive la presenza di un affresco non più visibile, che rappresentava sei uomini seduti in consiglio, probabilmente i presidi della confraternita. Gli affreschi sarebbero stati assegnati a Giacomo Scanardi[5].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

All'interno, dall'aspetto quattrocentesco, si trova una navata unica divisa da tre campate formate due arcate a sesto acuto, che poggiano su due pilastri risalenti al XV secolo, con copertura con travi a vista sostenute da arconi ogivali, rivestiti, al pari delle pareti, da affreschi del 1440 e da altri più antichi, di gusto bizantineggiante, riscoperti nel 1942, come nell'androne esterno una Madonna in trono col Bambino sempre del XV secolo.

san Giuseppe e sant'Alberto

Le pareti della chiesa sono ricche di affreschi votivi eseguiti in epoche diverse, e di differenti dimensioni eseguite da artisti anonimi, che sembrano posti casualmente, a volte sovrapposti e rielaborati, alcuni di interesse particolare. Gli affreschi erano dedicati a santi protettori della famiglie che volevano anche testimoniare il proprio status sociale[6].

Sulla parete di fondo, che è la parte absidale, vi sono tre cappelle chiuse da una inferriata del XVII secolo, entrambe affrescate del XVI secolo. La cappella centrale è di grandi dimensioni, mentre molto ridotte le due laterali. La cappella a sinistra è particolarmente notevole per la presenza delle Scene della vita di Maria realizzati nel 1525 da Lorenzo Lotto, che viveva nelle vicinanze ospite della famiglia Bonghi. Le pitture vennero restaurate durante i lavori del 1902. La chiesa ospitava anche il dipinto Nozze mistiche di santa Caterina d'Alessandria, che venne spostato durante la dominazione francese.

Sulla parete di sinistra prima della cappella del Lotto vi è la raffigurazione di una Annunciazione che presenta tra l'angelo e la Madonna la figura di un neonato, Dio che diventa uomo e che vola verso la Vergine per incarnarsi. Tra gli affreschi della parete laterale sinistra, si trova anche una delle più antiche raffigurazioni del beato bergamasco Alberto di Villa d'Ogna, morto a Cremona nel 1279;[7] l'affresco sarebbe da attribuire all'anonimo maestro denominato "Maestro di Angera".[8]

La cappella centrale ha affreschi di Giovan Battista Guarinoni d'Averara (1577), che forse dipinse anche quelli della cappella di destra, mentre la pala d'altare Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Paolo è di Gian Paolo Lolmo. Sulla parete sinistra della cappella centrale sono tre affreschi di Lucano da Imola detto Gaggio, con le Storie di san Michele Arcangelo.

La chiesa possiede anche una cripta a tre vani, la più antica della bergamasca [9], con affreschi a partire dal XIII secolo, tra cui uno posteriore (Madonna in trono e santi) attribuito ad Antonio Boselli.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scene della vita di Maria.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

San Michele al pozzo bianco-Affresco della cripta

Sul lato a sinistra vi è una ripida scala che conduce ad un livello inferiore, nella cripta. Si presentano quattro locali affrescati. L'ingresso ristrutturato nel XV secolo presenta affreschi sicuramente antecedenti a quelli presenti nella parte superiore della chiesa. Il dipinto di una Madonna con Banbino e san Cristoforo risalenti ai primi decenni del Duecento. La conformazione rigida dell'affresco acquista ricchezza grazie all'uso cromatico dei colori che spaziano dalle tinte scure a quelle chiare. Vengono attribuite al maestro di Sant'Anna di Metterza che aveva realizzato gli affreschi nella chiesa di san Giorgio ad Almenno San Salvatore. Gli affreschi hanno una sovrapposizione con altri del XV secolo, come un san Gerolamo identificato dagli attributi del libro e della veste cardinalizia con un leone ai piedi. Sulla volta dentro una mandorla la raffiguragione della passione di Cristo, tra i santi Ambrogio, Gregorio, Agostino e Nicola. Il loro ruolo di dottori della chiesa è evidenziato dalle grandi penne e dai calamai. Lo stemma della famiglia Carrara la nominerebbe committente della cappella.[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, Comune di Bergamo. URL consultato il 30 giugno 2016.
  2. ^ San Michele al pozzo bianco, due passi nel mistero. URL consultato il 4 gennaio 2017.
  3. ^ Chiesa si san Michele al Pozzo Bianco, Geoplan. URL consultato il 30 giugno 2016.
  4. ^ Nella chiesa veniva conservato in un calice un dente del santo, poi conservato nella cappella di San Giovanni BattistaLoiri Locatelli, p 29-30
  5. ^ Franco Mazzini, I pittori bergamaschi Il quattroventeo, 1994.
  6. ^ Loiri Locatelli, p 31
  7. ^ San Michele al Pozzo Bianco, lezione Valagussa (PDF), su fondazionebernareggi.it, 54-59.
  8. ^ Marco Rossi, Il Maestro di Angera e la pittura fra il XIII e il XIV secolo, in Storia dell'arte a Varese e nel suo territorio (a cura di Maria Luisa Gatti Peter), 2011, pp. 178-193.
  9. ^ Colle san Michele al pozzo, Bergamo post. URL consultato il 30 giugno 2016.
  10. ^ Loiri Locatelli, p 37

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andreina Franco Loiri Locatelli, La chiesa di san Michele al Pozzo Bianco, 12-13, La Rivista di Bergamo, Giugno 1998.
  • AA.VV., Lombardia (esclusa Milano), Touring Club Editore, Milano 1999. ISBN 9788836513253
  • F. Scirea, L'aldilà prima della fine dei tempi: proposte iconografiche per la controfacciata di S. Michele al Pozzo Bianco a Bergamo, in Pittura murale del Medioevo lombardo. Ricerche iconografiche, l'alta Lombardia (secoli XI-XIII), a cura di P. Piva, Milano 2006, pp. 185-207. ISBN 9788816407527
  • E. Prantoni, Lucano da Imola, detto Gaggio, Bacchilega Editore, Imola 2011. ISBN 978-88-96328-66-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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