Chiesa di Santa Maria di Rosate

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Chiesa di Santa Maria di Rosate
Liceo classico Paolo Sarpi - Bergamo - Frontale - cartolina del 1924.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBergamo
Religionecattolica
TitolareSanta Maria di Rosate
Diocesi Bergamo
Inizio costruzioneX secolo

Coordinate: 45°42′08.31″N 9°39′43.41″E / 45.702308°N 9.662058°E45.702308; 9.662058 L'antica chiesa di santa Maria di Rosate e l'annesso convento delle clarisse, si trovava sulla piazza omonima, nella parte alta della città di Bergamo, sul colle detto delle rosate che dal 1816 ospita il Liceo ginnasio Paolo Sarpi[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Numerose furono le chiese soppresse nel corso dei secoli in Bergamo, alcune per creare spazio alla costruzione delle mura venete nel 1561, altre chiuse durante la Repubblica Bergamasca del 1797. Proprio questa ultima fu la causa della soppressione della chiesa e del convento annesso, nei primi anni del XIX secolo.

Liceo classico Paolo Sarpi - Bergamo - Frontale - cartolina del 1924

Sul colle delle Rosate già nel X secolo[2], esisteva una cappella dedicata a Santa Maria in Turre. La presenza di questo piccolo luogo di culto, è indicata da più di un documento. Nel 928, il documento testamentario del vescovo Adalberto la elenca tra i beni della città, nel 982 venne indicata in atti dal vescovo Ambrogio II, dal vescovo Guala nel 1187 e successivamente nel Catalogo di Cencio Camerario nel 1192[3].

La storia della chiesa e del convento delle clarisse, è legata a molti fatti non sempre documentati ma tramandati oralmente, tra questi il mistero del crocifisso conservato nella cappella del Santissimo Sacramento della basilica di sant'Alessandro.

La chiesa venne edificata nel 1417. Il documento che documenta la consacrazione è datato 30 maggio del medesimo anno. Il convento venne fondato nel 1421 per volontà della nobile Elisabetta Avogadri in Cenati che volle ritirarsi con il marito in solitudine e povertà assoluta. Anche su questi fatti scarse sono le testimonianze.

La tradizione racconta che Elisabetta fosse una donna benestante e che faceva una vita dispendiosa, forse vedova di un membro della famiglia da Cenate. Il 30 gennaio 1421, mentre si adornava di fronte allo specchio volendo festeggiare il carnevale, vide comparire nell'immagine riflessa, oltre le sue spalle, quattro demoni che la sbranavano. Spaventata, fece cadere lo specchio e decide di ritirarsi a vita eremitica trasformando alcune sale della sua abitazione che era addossata alla chiesa, in celle monastiche[4]. La tradizione racconta che i due coniugi morirono il medesimo giorno. Le loro salme vennero sepolte nella chiesa delle Rosate diventando luogo di culto e di pellegrinaggio[3].

Questa forma di vita claustrale, venne seguita da altre famiglie nobili, che lasciarono ogni cosa per seguire la vita eremitica vivendo solo di elemosina. Questo primo gruppo non seguivano una regola, ma alcuni anni dopo aver fondato il monastero nel 1434, si unì all'ordine delle monache clarisse, forse perché nel medesimo anno san Bernardino da Siena, presente in Bergamo, regalò loro il suo saio.[5] Nella visita pastorale del 1575 san Carlo Borromeo documentò la presenza di sessanta suore che vivevano solo di carità.

La chiesa venne restaurata e ampliata nel 1446. Il vescovo Polidoro Foscari la consacrò nuovamente il 30 maggio del medesimo anno.

Il 25 aprile 1810 venne soppresso il monastero e chiusa la chiesa. Gli edifici vennero lasciati alla gestione della Fondazione MIA che adibì i locali a istituto scolastico. Il crocifisso venne spostato nella Basilica di sant'Alessandro dove venne edificata la cappella del Santissimo Sacramento inaugurata il 13 settembre 1866.

Gli stabili subirono una grande ristrutturazione su progetto dell’architetto Ferdinando Crivelli nella metà del XIX secolo. La chiesa divenne la palestra del Liceo e l'affresco che era posto sulla facciata esterna, è ora arredo dell'aula magna[6].

Il Crocifisso delle Rosate[modifica | modifica wikitesto]

Crocifisso nel duomo di Bergamo

Il crocifisso, ora conservato presso la basilica di sant'Alessandro, nella cappella del Crocifisso, dove è esposto il Santissimo Sacramento, proveniva dalla chiesa di Santa Maria di Rosate, ed ha una storia avvolta nel mistero. Il Cristo sulla croce, ha capelli umani, e il chiodo che lo lega alla croce è solo sulla mano destra, la sinistra, che ne è sprovvista, è legata alla croce con un nastro, così come raccontano i fatti della tradizione.

Era la notte del 3 gennaio 1417, quando due ricchi mercanti di Albano Sant'Alessandro, si furono persi nei boschi nelle vicini a Bergamo, quando una luce e l'immagine della Vergine con il Bambino tra le braccia, comparvero nel cielo illuminando. I due mercanti riuscirono così a raggiungere le porte della città che però trovarono chiuse. Decisero di fermarsi per la notte in una torre abbandonata, ma qui ricomparve la visione della Vergine seduta su di un trono di rose e il Bambino con un mazzo di rose bianche tra le braccia. Nel medesimo luogo i due mercanti costruirono una chiesa dedicandola alla Vergine delle Rose. Questo luogo che era denominato Monticello o Monte Aureo della vicinia di Antescolis, venne da allora chiamato Rosate[3].

Il 14 maggio 1509, le truppe francesi entrarono in Bergamo. Le donne venete presenti nella città trovarono ospitalità nel convento delle clarisse, ma i francesi bloccarono con spranghe le porte e lefinestre, così che nessuna potesse uscire, con l'intento di farle morire di fame. Le disgraziate vennero liberate grazie all'intercedere della Congregazione della Misericordia Maggiore che liberò le povere prigioniere.
Una notte, di cui non è documentata la data esatta, tra il 1519 e il 1512, qualcuno bussò tre volte alla porta interna del convento. Nessuno avrebbe potuto raggiungere questa porta se non gli fosse stata aperta quella principale. Impaurite le suore andando ad aprire, trovarono un crocifisso e nessuno che lo consegnasse, lo considerarono un dono divino. Iniziarono a venerarlo ponendolo nel 1677 in una teca di cristallo. La tradizione racconta versioni diverse di questo ritrovamento, ma al crocifisso vengono riconosciuti più di un miracolo. Si narra che una suora ingiustamente accusata di furto, mentre piangeva prostata di fronte al crocifisso, sentì la statua del Cristo rivolgerle questa domanda: Et ego, filia ,quid feci?, e poi si sentì abbracciare da quella mano che si era staccata dalla croce. Da allora il braccio non venne più fissato, ma trattenuto solo con un nastro[3].

Tutti questi eventi non trovano corrispondenza se non nella tradizione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Berlendis, Ateneo, e Museo, in Principali monumenti della città e provincia di Bergamo, Bergamo, Stamperia Crescini, 1843.
  2. ^ Ebbene si, anche la città di Bergamo è nata su sette colli, Bergamo post. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  3. ^ a b c d ROSATE:crocifisso misterioso, due passi nel mistero. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  4. ^ Gabriele Medolago, l Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  5. ^ Storie dipinte AA.VV., Storie Dipinte nella chiesa di San Bernardino in Lallio, Bolis edizioni, 2004..
  6. ^ La chiesa ha fatto scuola., Bergamo News. URL consultato il 7 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carmelo Epis e Gilberto Sessantini, Il crocefisso di Rosate"-Storia e Devozione.