Convento di San Francesco (Bergamo)

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Convento di San Francesco

Il convento San Francesco di Bergamo si trova sul colle di Sant'Eufemia di Città Alta. In posizione dominante, dalla parte orientale di Bergamo, offre un panorama sulla valle sottostante e sui monti che, facendo da corona alla città, segnano l'ingresso della Valle Brembana.

Il Convento di San Francesco fa parte della rete del Museo delle storie di Bergamo[1] gestita da Fondazione Bergamo nella storia.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo insediamento di una comunità francescana in Bergamo viene documentato nei primi decenni del XIII secolo sul colle di San Vigilio, dove si ritiene venne ospitato il santo durante uno dei suoi viaggi[2].
Successivamente la formazione di un piccolo convento dove oggi è via Borgo Canale in un documento del 12 settembre 1230 e concesso dal capitolo della chiesa di sant'Alessandro in colonna che cita frates Minores qui modo ibi sunt vel pro temporibus fuerunt. Viene documentato in un capitolo del 14 agosto 1277 lo spostamento dei frati nel centro della città nella vicinia di San Pancrazio[3]. Questo primo gruppo di frati francescani operava nell'ospedale de la Caritate costruito nel 1162 da Landolfo della Crotta una delle esponenti famiglie della vicinia di Santa Grata inter Viter, e nella chiesa della Carità..

La costruzione del complesso conventuale fu iniziata nel XIII secolo su un'area regalata dalla famiglia Bonghi e, attraverso modifiche e addizioni, completata nel XVI secolo[4][nota 1]. Il vescovo san Carlo Borromeo venuto a Bergamo in visita pastorale, fu ospite presso il monastero nei suoi tre mesi di permanenza[5].

Negli anni subentrarono diversi interventi di ampliamento, nel 1626 la scalinata che portava alla chiesa, e nel 1634 la costruzione di un chiostro minore con il pozzo[6].

SS Pietro e Giovanni Battista

Nel marzo del 1797 dopo l'ingresso delle truppe francesi e il ritiro delle truppe venete, nacque a Bergamo la Repubblica Bergamasca, vennero rimossi i simboli veneti[7], e dai diari di Michele Bigoni, campanaro si evince che in quel tempo fu disffatto tutti li corpi echliziasteci e Cappitolo, fu sopresso molte chiese e requisito messo argento delle chiese, e dopo tanto fu reguesito anche l'altro, fu sospeso tutte le monache e i frati, la egregia chiesa di Santa Grata fu fatto ospitale militare e i morti francesi fu sepolti sulle mure di S.Grata[8]. Vengono requisiti tutti i beni delle chiese rilasciandone ricevuta con impegno di restituzione, cosa che mai avvenne.

Del convento di San Francesco risultano requisiti beni per disnovemilletrecentosessantatre soldi, e lo stabile ceduto all'Albergo laicale dei poveri detto Convertino[9] con la sua soppressione il 22 maggio del medesimo anno, risultavano presenti solo 18 frati.

Con la Repubblica Cisalpina, a Bergamo ci fu un fiorire di carceri: nel convento di Sant'Agata i detenuti in attesa di giudizio, in Piazza Vecchia quelli condannati e il convento di San Francesco, venne adibito a carcere per i detenuti politici, che causa la forte repressione, e la diffusione del pauperismo, erano numerosi. Manterrà la stessa destinazione durante l'occupazione austriaca, con l'aggiunta di vani per la carcerazione delle prostitute, per poi necessitare di locali adibiti ad ospedale causa il forte contagio della sifilide. Nel 1814 avvenne la demolizione della chiesa. Con l'annessione di Bergamo al Piemonte del 1859, venne data libertà ai prigionieri politici e gli altri vennero lentamente trasferiti in Sant'Agata[10], risulta infatti documentato carcere fino alla fine del XIX secolo[11]. Le continue manutenzioni, e i cambiamenti strutturali per rendere i locali idonei ad uso di carcere, finirono per trasformare quello che era un convento francescano.

Negli anni '30 venne ristrutturato e adibito a edificio scolastico, negli anni 19431945 è sede della Guardia Nazionale Repubblicana.

Dal 1997 al 2001 ha contenuto la sezione ottocentesca del Museo storico di Bergamo; attualmente il complesso conventuale ospita gli uffici del museo, il suo archivio, la biblioteca ed è sede di esposizioni temporanee in attesa di restauri.

Il convento è ora la sede della Fondazione Bergamo nella storia che raccoglie l'archivio fotografido della città e della provincia con il contributo fotografico della fondazioni Gli archivi di Pesenti, Terzi e Burgarella][12].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura, tipica dell'architettura medievale, si sviluppa tra il chiostro delle Arche o maggiore e il chiostro del Pozzo o minore, entrambi collegati da un breve corridoio che si diparte dall'angolo a sera del primo. Ma la sua costruzione originale era molto complessa. La descrizione che ne fece ne 1716 padre Camillo Besi, che aveva l'incarico di guardiano del monastero, rende possibile ricostruire l'architettura e le pitture presenti prima della chiusura del monastero e la sua trasformazione in carceri napoleoniche[13].

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

I Maestri
SFrancescobg7.jpg

Maestro dell'Albero della Vita, Maestro della Cappella Bonghi, Maestro degli Anacoreti, Maestro dell’Adorazione dei Magi sono denominazioni convenzionali di artisti di cui non si hanno i dati anagrafici ma a cui gli studiosi hanno attribuito opere riconosciute come appartenenti a un'unica mano per uniformità di caratteristiche e stili.

Il complesso, oltre che per la sua architettura, riveste una importanza particolare per i frammenti di affreschi trecenteschi sopravvissuti ai secoli, all'incuria e alla deleteria opera attiva degli uomini.

Degli affreschi sono rimasti alcuni frammenti che, pur nella loro limitatezza, testimoniano un'arte matura pienamente inserita nel circuito artistico medievale lombardo.

La comparazione con altre opere e le similitudini artistiche riscontrate hanno portato gli studiosi a vedervi le mani dei maggiori artisti dell'epoca che hanno operato sul territorio.

Ecco il Maestro dell'Albero della Vita e il Maestro della Cappella Bonghi con i suoi riflessi giotteschi, mentre altri hanno intravisto il Maestro degli Anacoreti, il Maestro dell'Adorazione dei Magi e altri Maestri.

Santo

Gli affreschi hanno avuto una origine devozionale, espressione di una religiosità compensatoria fortemente radicata in quel medioevo che incominciava a sbiadire.
Le opere si sono succedute senza un disegno progettuale generale ma in maniera occasionale e senza una coerenza stilistica se non quella complessiva del periodo storico.

Rappresentavano la contropartita di richieste di intercessione divina o manifestazioni espiatorie in vista dell'altra vita, nel terrore reale ed effettivo che la sua aspettativa incuteva specie nel potente.

Manifestazioni di un senso del divino non pienamente compreso e forse primitivo ma occasioni felici per contribuire ad arricchire un patrimonio artistico di cui altri, in altri tempi, avrebbero goduto.

La chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Nel complesso architettonico era inserita una chiesa, voluta dalla famiglia che aveva ceduto l'area, consacrata dal vescovo Roberto Bonghi nell'agosto del 1292, quando la chiesa probabilmente non era ancora terminata, perché è del 1361 la consacrazione dell'altare maggiore.
Nel 1407 venne unificata alla chiesa di Sant'Eufemia, chiesa soppressa nel 1805.

Donato Calvi nel suo Effemeridi sagro-profano di quanto di memorabile si successo in Bergamo descrive la chiesa come si presentava dopo la ristrutturazione del 1455. L'interno molto ampio, era a tre navate e aveva ben quattordici altari compreso quello maggiore[14].

Ancona dell'Immacolata-San Girolamo con un modello della chiesa

Conservata nella chiesa di san'Agata del Carmine vi è l'ancora dell'Immacolata che faceva parte della cappella dell'Immacolata. Per volontà di Scipione Suardi la cappella, era dedicata a San Pietro, ma che passò di proprietà della confraternita dell'Immacolata Concezione. Numerosi e precisi sono i documenti che la descrivono, in particolare l'atto di soppressione dell'ordine del 1806 descrive la cappella composta da due ambienti accessibili da una copia di gradini in marmo bianco, un ambiente con cupola e uno voltato. A fianco la cappella dedicata di san Bernardino da Siena dove era presente l'ancora di san Bernardino e di tutti i santi oggi conservata al Museo Benareggi di Bergamo[15].

Della chiesa, distrutta nel 1821 per fare posto a un carcere, rimangono solo la parte absidale e tre cappelle laterali che, tuttavia, mantengono dei frammenti di affreschi di grande valore artistico e storico, preziose testimonianze dell'arte trecentesca di Bergamo.

Crocefissione

I frammenti della cosiddetta cappella Bonghi sono notevoli per bellezza e raffinatezza artistica e sono stati attribuiti a un maestro ignoto che dalla cappella stessa ha preso il nome.

Gli affreschi raffigurano, oltre ai colori gentilizi della famiglia Bonghi, una Crocefissione, una Madonna col Bambino accompagnata da san Francesco, da un altro santo non identificato e da un devoto anch'esso non identificato, un'altra Madonna in trono col Bambino e santi, San Ludovico e un altro Santo, San Giovanni Battista e san Pietro e un Busto di san Francesco.

L'insieme, anche per le misure contenute del locale, risulta di grande e quieta piacevolezza e si inserisce in quel ciclo pittorico del trecento bergamasco, tipico del territorio, che in San Giorgio in Lemine trova la sua più pregnante espressione.

La finezza del tratto, il gioco architettonico della scena in cui sono inserite le immagini, le espressioni dei volti hanno fatto pensare a un artista influenzato dall'arte giottesca filtrata dalle esperienze artistiche milanesi.

Il Maestro dell'Albero della Vita[modifica | modifica wikitesto]

Crocefissione

In quella che era stata la sala capitolare del convento sono rimasti, superstiti di un più ampio affresco, frammenti ampiamente leggibili di una Crocefissione di cui malauguratamente è andata perduta la figura del Cristo. Posto nella parete a mattina della sala, di fronte all'ingresso del chiostro, l'affresco originario doveva costituire per il visitatore dell'epoca un impatto scenico di grande efficacia: la drammaticità non gridata, i volti commossi ma non alterati, anzi rassegnati, invitavano al compianto.

« [...] la conoscenza delle moderne tecniche di utilizzo del colore e della luce permette di descrivere volti che sembrano veri e emotivamente partecipi della scena dolente. »

(ex atti del Museo storico di Bergamo)

Il movimento dei corpi, i colori tenui, l'apparato scenico, l'espediente dei libri raffigurati che dà profondità, portano tutti, alla mano del Maestro dell'Albero della Vita a cui sono stati attribuiti e di cui un esempio di eccelsa fattura si trova nella non lontana Santa Maria Maggiore.

Il Chiostro delle Arche[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro delle Arche, S/E

Il chiostro maggiore, costruito tra il 1455 e il 1500, utilizzato nel XIV secolo come cimitero, era detto delle arche perché conteneva, appunto, arche sepolcrali di famiglie dell'nobiltà cittadina e per questo era chiamato anche chiostro dei morti. Dello stesspo periodo la costruzione dei dormitori, dell'infermeria, e del refettorio.

Il chiostro ha una forma rettangolare molto ampia, con arcate che ne segnano l'intero perimetro. Le arcate, collegate tramite colonne al muretto stiloforo, ingentiliscono e alleggeriscono la struttura senza intaccarne l'austerità.

La costruzione del chiostro successiva a quella dell'edificio conventuale e databile al XV secolo contribuì, assieme a coevi lavori di restauro, a danneggiare irrimediabilmente gli affreschi preesistenti di cui sono rimasti solo dei frammenti che, ne fanno intuire il valore artistico.

Il Chiostro del Pozzo[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro del Pozzo

Dal Chiostro delle Arche un breve e leggero pendio porta al chiostro minore detto del Pozzo per la capiente cisterna posta al suo centro.

Di forma quadrata e di grandezza inferiore a quella del Chiostro delle Arche offre lo sguardo, da una terrazza che ha sostituito un terzo chiostro, alla sottostante parte nord-orientale della città bassa e alla cinta montuosa che la circonda.

Le pareti del chiostro erano ornate da affreschi trecenteschi irrimediabilmente perduti per essere stati sostituiti nel XVIII secolo da altri raffiguranti i miracoli di San Francesco, peraltro deteriorati ma ancora visibili.

Verso N/E

Visite[modifica | modifica wikitesto]

  • da ottobre a maggio: mart - dom. 9.30 – 13.00 / 14.30 – 18.00
  • da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 9.30 - 13.00; 14.30 - 18.00

sabato e festivi: 9.30 - 19.00 Chiuso il lunedì
Ingresso gratuito
Per informazioni Fondazione Bergamo nella storia tel. +39 035 247116 email: museostorico@bergamoestoria.it

Note[modifica | modifica wikitesto]

Fonti

  1. ^ Museo delle storie di Bergamo, Fondazione Bergamo nella storia. URL consultato il 20 settembre 2017.
  2. ^ Gregorio di Forio, Vita del padre San Francesco di Assisi, Stamperia di Gaetano Rusconi, 1842. URL consultato il 7 novembre 2016.
  3. ^ Un monumento da adottare, p. 9
  4. ^ A proposito, oggi è San Francesco Note sull’ex convento in Città Alta, Bergamopost, 3 ottobre 2015. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  5. ^ Gnaccolini, p.8
  6. ^ Un monumento da adottare, p.5
  7. ^ LA REPUBBLICA BERGAMASCA (MARZO-LUGLIO 1797) (PDF), FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA ONLUS. URL consultato il 7 novembre 2016.
  8. ^ Un momumento da adottare, p. 51
  9. ^ Un momumento da adottare, p. 52
  10. ^ Dentro l'ex carcere di Sant'Agata che ti si stringe il cuore, Bergao post. URL consultato l'11 novembre 2016.
  11. ^ Un monumento da adottare p.56-72.
  12. ^ Pesenti, Terzi, Burgarellan oltre 144mila fotografie donate a Bergamo, Bergamo news-Giornale on-line, 28 gennaio 2015.
  13. ^ Un monumento da adottare, p. 24
  14. ^ Gnoccalini, p.12
  15. ^ Gnaccolini, p.11

Annotazioni

  1. ^ Lo statuto del 1263 non indica proprietà della famiglia Bonghi in quella parte della città ma della famiglia Fara A Muzio F Bonghi, Narratio de Borgorum Familiae antiquitate et nobilitate, 1945. mentre nella descrizione di Camillo Besi, frate del convento, indica il nome della famiglia Bonghi come scritto in un affresco del refettorio

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Studi del Museo Storico di Bergamo.
  • Luigi Angelini, Affreschi trecenteschi in Bergamo. Bergamo, 1953.
  • Avril F., Barral X. I Altet, Gaborit-Chopin D. - Il mondo romanico 1060-1220 - Milano, Rizzoli, 1983-1984.
  • Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei bergamaschi - Bergamo, Bolis, 1989.
  • Abramo Bugini, Paolo Manzoni, Francesco Rossi, San Giorgio in Lemine. Per il recupero di una civiltà romanica - Bergamo, Parrocchia di Almenno S. Salvatore, 1995. SBN LO1038624.
  • Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio, dizionario enciclopedico: i personaggi, i comuni, la storia, l'ambiente - Bergamo, Bolis, 2004. ISBN 88-7827-126-8.
  • Sandro Chierici, Introduzione al romanico lombardo - Milano, TCI, 1983.
  • Kubach H. E. - Architettura romanica - Milano, Electa, 1978.
  • Schapiro Meyer, Arte romanica - Torino, Einaudi, 1988. ISBN 88-06-60025-7.
  • Toman R. - photos by Bednorz A. - Romanesque: architecture, sculpture, painting - Koln, Konemann, 1997.
  • Laura Paola Gnaccolini, l'ancona dell'Immacolata in Sant'Agata del Carmine, Silvana Editoriale.
  • Silvana Agazzi, Sara Borsatti Anna Fustinoni, Un monumento da adottare, Museo storico della città di Bergamo, 1999.
  • Giuseppe Brena, : 1763-1841 : il Conventino di Bergamo nel primo Ottocento / Luigi Airoldi., Glossa, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 45°42′15″N 9°39′52″E / 45.704167°N 9.664444°E45.704167; 9.664444

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