Età napoleonica

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Per età napoleonica s'intende il periodo che va dalla discesa di Napoleone Bonaparte in Italia (1796) al Congresso di Vienna (1815).

Ascesa al potere di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Le nuove guerre della Francia[modifica | modifica wikitesto]

Come aveva fatto l'assemblea legislativa nel 1792, il Direttorio cercò nella guerra la via per distogliere l'attenzione dei francesi dai problemi economici e di politica interna; una guerra vittoriosa avrebbe inoltre rafforzato lo spirito nazionale. Fu così lanciata nel 1796 una grande offensiva contro l'Austria, che fu attaccata sia nell'Europa centrale sia in Italia. Il grosso dell'esercito francese rimase bloccato in Germania, mentre l'armata d'Italia, comandata da Napoleone Bonaparte, un generale di 27 anni nato ad Ajaccio, in Corsica, che si era "fatto le ossa" durante le guerre rivoluzionarie, ottenne successi spettacolari. Napoleone sconfisse ripetutamente i piemontesi e gli austriaci ed entrò trionfalmente a Milano il 15 Maggio 1796. Poi avanzò rapidamente verso Vienna, giungendo a soli 100 chilometri dalla capitale nemica.[1] Con il trattato di Campoformio, stipulato il 17 ottobre 1797, l'Austria dovette cedere la Lombardia e il Belgio alla Francia, ricevendo in cambio Venezia e il Veneto (che Napoleone aveva occupato), l'Istria e la Dalmazia. L'antica repubblica veneta perdeva l'indipendenza dopo circa mille anni, ed entrava a far parte dei domini asburgici.[2]

Le repubbliche "sorelle"[modifica | modifica wikitesto]

Nei territori conquistati il Direttorio favorì la creazione di repubbliche con costituzioni simili a quella francese del 1795. Il direttorio era convinto che le conquiste della Rivoluzione francese si sarebbero consolidate solo se fossero nate in Europa delle "repubbliche sorelle" che condividevano con la "Grande madre" gli stessi princìpi costituzionali e gli stessi ideali rivoluzionari. In Italia, tra il 1796 e il 1799, nacquero quattro repubbliche: la cisalpina (composta da Lombardia, Emilia-Romagna e parte del Veneto), la ligure, la romana (sui territori del papa, che fuggì in esilio) e la partenopea. Fuori dall'Italia si formarono la Repubblica elvetica e quella olandese.[3]

La campagna in Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alle sue vittorie, Napoleone divenne padrone della vita politica francese. Nel 1798 il Direttorio volle attaccare la Gran Bretagna. Poich era impossibile colpire direttamente la potente isola, il governo francese affidò a Napoleone il compito di conquistare l'Egitto per interrompere i commerci con l'India. Napoleone sbaragliò le truppe del governatore d'Egitto nella battaglia delle Piramidi, ma pochi giorni dopo la flotta inglese, al comando dell'ammiraglio Horatio Nelson, distrusse quella francese nella rada di Abukir. Pur vincitore a terra, Napoleone era bloccato in Africa. In sua assenza, nella primavera del 1799 gli austriaci sconfissero le armate francesi e tornarono in possesso dell'Italia. Le "Repubbliche sorelle", prive dell'appoggio delle popolazioni, caddero rapidamente.[4]

Colpo di stato[modifica | modifica wikitesto]

In Francia, nel frattempo, il Direttorio, in difficoltà e attaccato sia dai monarchici sia dai giacobini, decise di ricorrere ancora ai militari e organizzò un colpo di stato. Il 9 novembre 1799 Napoleone, rientrato dall'Egitto e accolto come trionfatore, assunse il titolo di primo console. Napoleone ricominciò subito le sue vittoriose campagne militari. Nel 1800, sconfiggendo a Marengo gli austriaci, riprese possesso dell'Italia. Sui territori della vecchia repubblica cisalpina, a cui si aggiunsero alcuni territori piemontesi e veneti, i francesi fondarono una Repubblica italiana con Bonaparte come presidente. Tra il 1801 e il 1802, dopo altre guerre vittoriose, Napoleone concluse con austriaci e inglesi paci vantaggiose per la Francia.[5] La Repubblica francese non aveva più nemici sul continente. Sull'onda delle vittorie militari, Napoleone rafforzò sempre più il suo potere personale: si fece nominare console a vita (1802), infine imperatore (2 dicembre 1804), ponendo sul proprio capo la corona imperiale alla presenza di Papa Pio VII. Nacque così il primo impero francese.[6]

Conquista dell'Europa[modifica | modifica wikitesto]

Le guerre di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1805 e il 1814 numerose guerre si susseguirono in modo quasi continuo tra la Francia e le varie potenze europee, riunite in diverse coalizioni antifrancesi sempre sostenute dalla Gran Bretagna, il nemico irriducibile. Questo susseguirsi di guerre portò Napoleone a essere, sia pure per pochi anni, l'assoluto dominatore della politica europea. Sulla terraferma gli eserciti napoleonici non avevano rivali. Napoleone sconfisse gli austriaci e i russi ad Austerlitz (1805) e i prussiani a Jena (1806). Sul mare, però, a prevalere era l'Inghilterra: quando, nel 1805, Napoleone preparò l'invasione dell'Inghilterra, la flotta francese fu distrutta a Trafalgar, a largo di Cadice, dall'ammiraglio Nelson. Napoleone cercò allora di danneggiare i rivali attuando il blocco dei traffici mercantili per l'Inghilterra per soffocarne l'economia (il cosiddetto blocco continentale). La mossa, però, non fu sufficientemente efficace.

I familiari sul trono d'Europa[modifica | modifica wikitesto]

Sulle ceneri dell'Europa Napoleone riorganizzò il proprio dominio personale. Parte dell'Italia centro-settentrionale fu annessa all'impero francese. Il regno di Napoli, conquistato nel 1806, fu assegnato al fratello di Bonaparte, Giuseppe, e poi al cognato Gioacchino Murat. Molti altri regni d'Europa sconfitti, o nuovi regni creati dalle conquiste napoleoniche, furono assegnati a membri della famiglia Bonaparte: il fratello Luigi divenne re d'Olanda, il fratello Girolamo divenne re di Vestfalia, uno degli stati della Confederazione del Reno, l'insieme degli stati tedeschi a loro volta soggetti alla Francia, e infine il fratello Giuseppe, già re di Napoli, divenne nel 1808 re di Spagna.[7]

Padrone dell'Europa[modifica | modifica wikitesto]

Le guerre napoleoniche portarono alla scomparsa, nel primo caso per breve tempo, nel secondo caso in via definitiva, di due stati di tradizione millenaria. Lo Stato pontificio fu annesso all'impero francese nel 1809 e il Papa Pio VII, lo stesso che aveva incoronato Napoleone, venne esiliato in Francia. Il Sacro romano impero cessò di esistere, dato che i territori tedeschi soggetti alla dinastia degli Asburgo erano ormai tutti sottomessi alla Francia. Dopo avere ancora una volta sconfitto gli austriaci a Wagram, nel 1809, nel 1810 Napoleone pensò di unificare sotto un'unica dinastia Francia e Austria.[8] Così, dopo avere divorziato dalla prima moglie, Giuseppina, sposò Maria Luisa, figlia dell'imperatore d'Austria. Tuttavia il figlio nato da quel matrimonio, Napoleone II, non avrebbe fatto in tempo a regnare. Al massimo della sua potenza, tra il 1811 e il 1812, Napoleone dominava direttamente o attraverso accordi vantaggiosi per la Francia tutto il continente. Si sottraevano dalla sua influenza solo la Russia e l'Inghilterra.[9]

Il governo napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone, l'esercito e la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone ebbe un rapido successo, i motivi furono i seguenti: In primo luogo, l'importanza assunta dall'esercito nella vita politica. La Rivoluzione aveva creato un'esercito profondamente diverso da quello pre-rivoluzionario, cioè un esercito popolare. Mentre nella Francia dell'Antico regime gli alti ufficiali erano aristocratici, nel corso della Rivoluzione anche cittadini di origine borghese e popolare potevano fare carriera, come del resto era accaduto proprio a Napoleone. Quest'ultimo lo sapeva bene, e la sua forza fu sempre legata alla sua popolarità tra i soldati e alle sue conquiste. In secondo luogo, Napoleone seppe dare una risposta alle esigenze della società francese in un momento di grande difficoltà. Napoleone offrì alla maggioranza della popolazione, che era stanca dei continui cambiamenti politici, e alla borghesia, che voleva sviluppare i propri affari, un potere politico forte e stabile. Egli si pose come "l'uomo nuovo", capace di porre fine agli eccessi della rivoluzione senza però rinunciare alle sue conquiste.[10]

Il governo di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

I provvedimenti legislativi di Napoleone trasformarono la società francese, e al tempo stesso, seppero frenare le opposizioni e assicurargli un ampio consenso. All'interno, il governo di Napoleone fu autoritario, tradendo così gli obiettivi di libertà e partecipazione che erano stati alla base della Rivoluzione. Grazie a un efficiente sistema poliziesco, assunse il pieno controllo del mondo politico e intellettuale, perseguitando ogni opposizione. La libertà di stampa fu soppressa e Parigi si ridusse ad avere solo quattro giornali (tutti favorevoli al governo) contro i 335 che aveva nel 1790.[11] Nella sua opera legislativa, Napoleone mirò in primo luogo ad assicurare l'autorità dello stato, rinforzando il potere centrale, cioè il suo. Egli formò un ampio corpo di funzionari (o burocrazia), tra i quali gli ispettori e i prefetti, che garantivano che le direttive del governo fossero attuate rapidamente in tutto l'impero. La carriera nella burocrazia si aprì anche ai borghesi a ai popolani, cioè le classi vincitrici della Rivoluzione, e, come quella militare, divenne occasione di mobilità sociale. In campo scolastico fu creato un sistema d'istruzione superiore gestito dallo stato per formare una classe dirigente fatta d'ingegneri, giuristi e amministratori. L'attività economica fu agevolata, anche mediante l'istituzione della Banca di Francia, e protetta dalla concorrenza straniera con barriere doganali. Napoleone pose riparo anche alla frattura tra la Chiesa e molti cattolici francesi e la Rivoluzione. Abolì le leggi sul clero e nel 1801 firmò un concordato che riconosceva il cattolicesimo "religione della grande maggioranza dei francesi" e finanziava la Chiesa. Anche il calendario rivoluzionario, senza domeniche e senza festività religiose, fu abolito.[12]

Il Codice civile[modifica | modifica wikitesto]

Il risultato più importante e destinato a durare dell'attività di Napoleone fu il Codice civile (1804), un insieme di leggi che regolano i rapporti fra i cittadini in tema di matrimonio, famiglia, proprietà, lavoro. Il codice Napoleonico diede certezza e uniformità alle leggi francesi, mantenendo alcune delle più importanti conquiste della Rivoluzione: abolizione dei privilegi feudali, garanzia della proprietà privata, anagrafe per riconoscere l'individuo come vero cittadino di uno stato, libertà di iniziativa economica, uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, istruzione laica, libertà religiosa, libertà di lavoro. Su alcuni aspetti, in particolare per quanto concerne la condizione femminile, il Codice fece però dei passi indietro rispetto alla legislazione del periodo rivoluzionario: la donna, che all'interno della famiglia aveva conquistato una posizione paritaria nei confronti del marito, tornò a essere considerata inferiore all'uomo.[13]

Francesi e Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le speranze dei "giacobini" italiani[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del Settecento, in Italia, si era formato un movimento, composto in prevalenza da esponenti del ceto medio borghese (professionisti, imprenditori, studenti, intellettuali), che fu definito "giacobino", ma che in realtà aveva idee più moderate rispetto ai giacobini francesi. In questo movimento erano presenti almeno due orientamenti: uno moderato e liberale, l'altro radicale, democratico e repubblicano. I "giacobini" italiani salutarono gli avvenimenti della Rivoluzione francese come l'inizio di una nuova era che avrebbe posto fine all'assolutismo e al dominio straniero in Italia. In particolare accolsero con entusiasmo nel 1796 l'avanzata di Napoleone e la nascita delle "repubbliche sorelle": cisalpina, ligure, romana e partenopea.[14]

La disillusione e la repressione dei giacobini[modifica | modifica wikitesto]

Presto, però, arrivò la disillusione: alla prova dei fatti fu chiaro che Napoleone e il Direttorio agivano nell'esclusivo interesse della Francia. Nel 1797, infatti, Napoleone concluse la guerra con l'Austria e sottoscrisse il trattato di Campoformio con il quale otteneva il riconoscimento dell'egemonia francese sulla Repubblica cisalpina, mentre smembrò la Repubblica veneta assegnando Bergamo e Brescia alla Repubblica cisalpina e Veneto, Istria e Dalmazia all'Austria. Il trattato di Campoformio provocò tra i patrioti italiani grande delusione.[15] Nel 1799 le sconfitte subite dai francesi a opera degli austriaci e dei russi decretarono la fine delle repubbliche e l'inizio di una dura repressione contro i giacobini, accompagnata da sollevazioni popolari, prevalentemente contadine, ostili ai governi repubblicani.[16]

Il nuovo dominio napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

La seconda fase del dominio francese in Italia prese il via con la conquista della penisola italiana iniziata da Napoleone nel 1800 e conclusa nel 1809. Nel 1805 Napoleone si fece proclamare re d'Italia (sui territori della ex Repubblica italiana). Alla fine l'Italia risultò così divisa e organizzata:

  • territori appartenenti al Regno d'Italia (affidati al viceré Eugenio de Beauharnais, figlio della prima moglie di Napoleone, Giuseppina, che faceva le veci del re, il patrigno);
  • territori direttamente annessi all'Impero napoleonico
  • territori affidati a membri della famiglia imperiale.[17]

La dominazione francese si fece allora assai dura e pesante: immense risorse furono saccheggiate e migliaia di uomini furono costretti, dalla leva obbligatoria, a combattere e morire nelle campagne militari di Napoleone. Dal punto di vista economico, il dominio francese danneggiò l'Italia a causa di una politica doganale che favoriva le importazioni dalla Francia e scoraggiava le esportazioni, mentre il "blocco continentale" ebbe gravi conseguenze sui commerci marittimi italiani.[18]

L'eredità del dominio napoleonico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il dominio napoleonico ebbe anche effetti positivi per la società italiana, soprattutto nel Regno d'Italia , dove furono introdotte riforme importanti e incisive: abolizione delle dogane interne; unificazione del sistema monetario, dei pesi e delle misure; miglioramento del sistema fiscale; costruzione di strade, canali e ponti; potenziamento dell'istruzione superiore.[19] Particolarmente importante fu l'adozione degli stessi codici (civile, penale e del commercio) che Napoleone aveva introdotto in Francia. Anche nel Regno di Napoli l'amministrazione francese introdusse importanti cambiamenti: l'abolizione della feudalità e la vendita delle proprietà ecclesiastiche, che favorirono la crescita della borghesia terriera. In generale, la borghesia italiana fu per la prima volta massicciamente coinvolta nell'amministrazione statale e fu educata a un nuovo senso di lealtà verso lo stato e la funzione pubblica. Come in altre parti d'Europa, inoltre, maturò il sentimento di appartenere a una nazione.[20]

La crisi e la caduta[modifica | modifica wikitesto]

Le proteste contro il dominio napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

In un primo tempo, Napoleone fu considerato dai popoli conquistati come un liberatore da regimi assolutisti e corrotti. Successivamente, però, fu visto come un tiranno, che spegneva ogni libertà e depredava ricchezze.[21] A poco a poco, i popoli europei cominciarono a ribellarsi. I primi furono gli spagnoli, che sin dal 1808, con l'appoggio inglese, combatterono l'esercito napoleonico con una dura guerriglia, sino a cacciarlo dalla Spagna nel 1813. Anche in altri paesi europei, come la Germania, l'opposizione a Napoleone divenne sempre più radicale verso la fine del primo decennio dell'Ottocento.[22]

La disfatta di Russia[modifica | modifica wikitesto]

La crisi definitiva dell'impero napoleonico fu provocata da una disfatta militare. Napoleone decise di attaccare l'impero russo, sia per estendere ulteriormente i domini francesi, sia perché lo zar non voleva rinunciare agli scambi commerciali con l'Inghilterra, grande acquirente del grano russo. La campagna di Russia, iniziata nel giugno del 1812, ebbe un inizio travolgente. L'esercito forse più numeroso mai organizzato fino a quella data, circa settecentomila uomini, non solo francesi, ma provenienti da tutti i paesi dell'impero, penetrò profondamente nel territorio russo.[23] Contrariamenti alle previsioni, però, il comandante russo generale Kutuzov evitò il più possibile lo scontro diretto, nel quale i francesi avrebbero probabilmente avuto la meglio. Egli preferì ritirarsi, distruggendo o facendo portare via dalla popolazione cibo, raccolti, animali. Le truppe francesi entrarono a Mosca, ma quasi tutti gli abitanti l'avevano abbandonata e la città era in fiamme. Privi di rifornimenti, i francesi iniziarono una disastrosa ritirata nel gelo dell'inverno russo, continuamente colpiti sui fianchi dagli attacchi nemici. Alla fine della ritirata, meno di 10.0000 uomini fecero ritorno in Francia.

Sconfitta, "cento giorni" ed esilio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1813, a Lipsia, una coalizione di potenze europee inflisse a Napoleone una dura sconfitta. Il 31 marzo 1814 le truppe degli stati che si erano uniti contro Napoleone entrarono a Parigi: il 6 aprile Napoleone abdicò, ottenendo una guardia di 800 uomini e la sovranità dell'Isola d'Elba. Sul trono francese ritornarono i Borbone, con il fratello di Luigi XVI che assunse il titolo di Luigi XVIII.[24] L'ultima avventura di Napoleone, chiamata i "cento giorni", iniziò il 1° marzo 1815: sbarcato a Cannes, nella Francia meridionale, con pochi uomini, marciò su Parigi, dove entrò il 20 marzo, mentre Luigi XVIII fuggiva in Belgio.[25] I soldati mandati a fermare Napoleone, che nella maggior parte dei casi erano gli stessi che per anni avevano combattuto sotto il suo comando, si unirono a lui. Immediatamente si riformò un'alleanza antifrancese, cui aderirono Inghilterra, Austria, Russia, Prussia e Svezia. L'ultima grande battaglia di Napoleone si svolse a Waterloo, presso Bruxelles, il 18 giugno 1815. Egli cercò di battere separatamente l'esercito inglese prima che si congiungesse con quello prussiano, ma la disperata resistenza degli inglesi diede ai prussiani il tempo di arrivare e di schiacciare le truppe francesi ormai decimate dalla battaglia. Napoleone abdicò per la seconda volta e fu esiliato nell'isolotto di Sant'Elena, in pieno Atlantico. Qui morì il 5 maggio 1821.[26]

L'eredità di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Il giudizio storico sul domino napoleonico non può limitarsi al suo carattere oppressivo e di sfruttamento. Infatti, l'introduzione del Codice Civile nei Paesi conquistati ebbe come conseguenza un'importante diffusione delle conquiste della Rivoluzione francese (per esempio, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la laicità dello stato) e segnò l'inizio di un cambiamento profondo che non si sarebbe più fermato.[27]

Il pensiero e le arti[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile Impero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stile Impero.
Parigi: facciata monumentale del Palazzo Bourbon

Sotto l'aspetto culturale l'età napoleonica è caratterizzata dalla "naturale prosecuzione di quel momento di trapasso fra Illuminismo e Romanticismo, che già s'era visto emergere negli ultimi anni del Settecento.

Giovanni Getto affermò che l'età napoleonica è un momento nel quale:

« Riaffiorano le due correnti già individuate nel secolo Settecento, in cui s'esprimeva, diversamente ma in fondo in maniera complementare, il tramonto dell'Illuminismo e la faticosa gestazione della nuova civiltà romantica: il Neoclassicismo ed il Preromanticismo. »

Con l'ascesa di Bonaparte, l'architettura, l'arredamento, le arti decorative e le arti visive confluirono nel cosiddetto stile Impero, dove i temi del neoclassicismo furono strumentalizzati a fini politici. Architetti quali Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine ed artisti come Jacques-Louis David contribuirono all'affermazione e alla diffusione in gran parte d'Europa di uno stile fortemente celebrativo, volto a riportare in auge i fasti della Roma imperiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  2. ^ http://doc.studenti.it/appunti/storia/eta-napoleonica.html
  3. ^ http://www.studenti.it/scuola-media/riassunti-storia/napoleone-spiegazione-riassunto.php
  4. ^ http://doc.studenti.it/appunti/storia/4/eta-napoleonica.html
  5. ^ https://www.youtube.com/watch?v=6K21j_mW6Ts
  6. ^ http://www.scuolissima.com/2013/06/eta-napoleonica-riassunto.html
  7. ^ http://www.arsbellica.it/pagine/moderna/napoleonica.htm
  8. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/napoleone-bonaparte_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/
  9. ^ http://www.bastianelli.net/didattica/Francia%20ed%20Europa%20sotto%20Napoleone.pdf
  10. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  11. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  12. ^ http://appunti.controcampus.it/eta-napoleonica-quadro-storico-delleta-napoleonica/
  13. ^ http://www.internetculturale.it/opencms/directories/ViaggiNelTesto/foscolo/c4.html
  14. ^ http://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/percorso/83/l-italia-e-l-europa-nell-eta-della-rivoluzione-francese-e-di-napoleone
  15. ^ http://patto.unite.it/pluginfile.php/3729/mod_resource/content/2/Et%C3%A0%20napoleonica.pdf
  16. ^ http://riassumendo.blogspot.it/2008/04/l-napoleonica-in-italia.html
  17. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  18. ^ http://www.slideshare.net/GiaDif1/et-napoleonica-neoclassicismo-preromanticismo
  19. ^ http://patto.unite.it/pluginfile.php/3729/mod_resource/content/2/Et%C3%A0%20napoleonica.pdf
  20. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  21. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  22. ^ http://www.vitellaro.it/silvio/storia%20e%20filosofia/Risorgimento/Eta_napoleonica.pdf
  23. ^ http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande/Storia/L-et--moderna/L-et--napoleonica.html
  24. ^ http://www.mondostoria.it/eta-napoleonica.html
  25. ^ http://www.ottocentoferrarese.it/component/k2/item/37.html
  26. ^ http://www.inftub.com/storia/Tesina-di-Storia-Let-Napoleoni44753.php
  27. ^ http://www.epertutti.com/storia/ETA-NAPOLEONICA82341.php

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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