Calendario rivoluzionario francese

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Copertina di un'edizione del Calendario repubblicano del 1794

Il calendario rivoluzionario francese o calendario repubblicano francese (calendrier révolutionnaire français o calendrier républicain français) fu stabilito per commemorare la fine della monarchia e la nascita della repubblica. La sua epoca, cioè il capodanno dell'anno I, fu stabilita il 22 settembre 1792, giorno di proclamazione della Repubblica. Restò in vigore sino al 31 dicembre 1805, ma fu riadottato per soli 18 giorni nel 1871 dalla Comune di Parigi.

Elaborazione e adozione del nuovo calendario[modifica | modifica wikitesto]

La Rivoluzione francese, dopo aver creato il Sistema metrico decimale ("Sistema metrico provvisorio", 1º agosto 1793), intervenne sul calendario, la cui riforma era attesa sin dal 1789. Il progetto fu presentato alla Convenzione nazionale il 20 settembre 1793 e utilizzato in Francia a partire dal 24 ottobre 1793.

Esso fu elaborato da una commissione scientifica alla quale parteciparono Joseph-Louis Lagrange, Gaspard Monge, Joseph Jerôme de Lalande, Pierre Simon Laplace e altri e presieduta da Gilbert Romme professore di matematica

La riforma fu motivata, come dichiarò Gilbert Romme, dal fatto che il tempo nuovo determinato dalla Rivoluzione doveva «incidere con un nuovo bulino gli annali della Francia rigenerata», rinnegando «l'era volgare, era della crudeltà, della menzogna, della perfidia, della schiavitù; essa è finita con la monarchia, fonte di tutti i nostri mali».[1] Costruito sul sistema decimale, il tempo nuovo si fondava sulla scienza moderna e, decristianizzato[2], assumeva valori laici; avendo a base il sistema agricolo, avrebbe mostrato al popolo, disse Fabre d'Églantine, «le ricchezze della natura, per fargli amare i campi e designargli con metodo l'ordine delle influenze del cielo e delle produzione della terra». Associando a ogni giorno il nome di un prodotto della natura, di uno strumento agricolo o di un animale domestico si mostravano «tutti gli oggetti che compongono la vera ricchezza nazionale».[3]

Il calendario repubblicano venne soppresso da Napoleone I con decreto del 22 fruttidoro anno XIII (9 settembre 1805), e il calendario gregoriano rientrò in vigore dal 1º gennaio 1806. Nel 1871, durante la Comune di Parigi fu adottato a partire dal 5 maggio, o 15 fiorile secondo il Calendario rivoluzionario.

Funzionamento generale[modifica | modifica wikitesto]

Un anno del calendario rivoluzionario era diviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno (360 giorni) più 5 (6 negli anni bisestili) aggiunti alla fine dell'anno per pareggiare il conto con l'anno tropico (365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi). Ciascun mese era diviso in tre decadi; in ciascuna decade vi erano 8 giorni e mezzo di lavoro e uno e mezzo solo di riposo assicurato (il pomeriggio del quintidì e il decadì). Il passaggio da un sistema settimanale a uno decadico aveva come conseguenza per i lavoratori l'aumento da 52 a 54 dei giorni di riposo all'anno, anche se, contando anche la soppressione delle feste religiose, si aveva in realtà una riduzione dei giorni di riposo annuale. Furono altresì introdotte alcune feste rivoluzionarie.

Data odierna secondo il terzo
sistema di calcolo sestile[4]:

Ogni nome di mese richiama un aspetto del clima francese (dicembre, "nevoso", la neve) o di momenti importanti della vita contadina francese (settembre, "vendemmiaio", vendemmia). Ogni mese era accompagnato dal disegno di una figura femminile con intento allegorico.

La corrispondenza di date è appresso riportata a titolo indicativo. In effetti varia leggermente da un anno all'altro, a causa della mancata coincidenza del giorno in più nell'anno bisestile.

Orologio a sistema sessagesimale che riporta però i mesi rivoluzionari

I dodici mesi del calendario repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

I sei giorni supplementari di fine anno, i giorni sanculottidi:

I dieci giorni delle decadi:

  • Primidì
  • Duodì
  • Tridì
  • Quartidì
  • Quintidì
  • Sestidì
  • Settidì
  • Ottidì
  • Nonidì
  • Decadì

Allegorie dei mesi[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni bisestili[modifica | modifica wikitesto]

Orologio che riporta sia la datazione tradizionale sia quella decimale, con le ore da 100 minuti, basata sul sistema repubblicano

Gli anni bisestili del Calendario rivoluzionario sono un argomento di grande dibattito, a causa delle situazioni contraddittorie che nascono dal far partire l'anno dall'equinozio d'autunno aggiungendo invece un anno bisestile ogni quattro anni come nel calendario gregoriano. Mentre gli anni III, VII e XI furono osservati come bisestili, e gli anni XV e XX fossero stati programmati come tali, non fu mai sviluppato un algoritmo per la determinazione dei bisestili dopo il XX.

Sono ipotizzabili tre metodi di calcolo dei sestili:

  • il primo prevede l'"allineamento" al calendario gregoriano dal 1812 in poi.
  • il secondo ne recepisce i criteri (bisestili tutti gli anni divisibili per 4, ma non bisestili quelli divisibili per 100 e non per 400).
  • il terzo ne formula di diversi (bisestili tutti gli anni divisibili per 4, ma non bisestili quelli divisibili per 128: un sistema lievemente più accurato del gregoriano).[5]

L'abolizione del calendario repubblicano non permette di sapere quale metodo poteva venir preferito, e rende incerta la conversione fra le date gregoriane e le ipotetiche date repubblicane dopo l'anno XX, anche se il primo sistema è più diffuso poiché più semplice da calcolare[senza fonte]. Considerando bisestile l'anno solo se lo è nel gregoriano, il giorno bisestile cade alla fine, quindi negli anni sestili la coincidenza dei giorni col gregoriano slitta a partire dal 29 febbraio. Tuttavia il più corretto astronomicamente è il terzo[senza fonte].

Uso al di fuori della Francia rivoluzionaria[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario rivoluzionario, nato con la proclamazione della repubblica in Francia, venne poi adottato anche in Italia negli Stati creati da Napoleone e in Belgio. Dopo l'abolizione da parte di Napoleone, venne usato solo nel periodo della Comune e poi abbandonato. Nessuno stato al mondo lo ha più utilizzato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. Liris, Calendrier révolutionnaire, 2006, pp. 179-180: «L'Era Volgare fu l'Era della crudeltà, della menzogna, della perfidia e della schiavitù; essa è finita con la monarchia, sorgente di tutti i nostri mali (….) la nomenclatura (antica) è un monumento di servitù e d'ignoranza alla quale i popoli hanno successivamente aggiunto il segno del loro avvilimento....così l'uguaglianza del giorno e della notte era segnata nel cielo nello stesso momento in cui l'uguaglianza civile e morale viene proclamata dai rappresentanti del popolo francese come il fondamento consacrato del suo nuovo giorno»
  2. ^ eliminando i cicli settimanali della religione ebraica e cattolica, definita "complice di tutti i crimini del Re" dal deputato Boissy d'Anglais
  3. ^ Fabre d'Églantine, Rapport fait à la Convention nationale ... au nom de la Commission chargée de la confection du Calendrier, 1793.
  4. ^ la variazione è in genere di 1-2 giorni rispetto agli altri due sistemi
  5. ^ Il calendario rivoluzionario francese

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Cantù, Cronologia per servire alla Storia Universale, Torino, Pomba, 1838 (tabelle a p. 26 e 174-183)
  • Mara de Paulis, Giuseppe Pontremoli, Mario Salomone, La Rivoluzione del Calendario, Torino, il manifesto / rossoscuola, 1988
  • Elizabeth Liris, Calendrier révolutionnaire, in AA. VV., Dictionnaire historique de la Révolution française, Paris, PUF, 2006, pp. 179–180 ISBN 2-13-053605-0

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