Giacobinismo

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Con il termine giacobinismo si intende un movimento e un'ideologia politica risalenti all'esperienza del Club dei Giacobini durante la Rivoluzione francese. Il giacobinismo si diffuse in buona parte dell'Europa durante l'epoca rivoluzionaria ed ebbe un'influenza politica notevole nella storia francese per tutto il XIX secolo, in particolare negli eventi della Rivoluzione di luglio, della Rivoluzione francese del 1848 e, soprattutto, nell'esperienza della Comune di Parigi del 1871. Successivamente, sia Lenin che Gramsci sostennero una diretta filiazione del bolscevismo dal giacobinismo. Tale tesi, inizialmente sostenuta anche da storici francesi di orientamento marxista come Albert Mathiez e Georges Lefebvre, fu poi fermamente respinta dalla storiografia successiva[1].

Il giacobinismo durante la Rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la suddivisione classica di Jules Michelet, è possibile distinguere tre fasi del giacobinismo storico.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Club dei Giacobini.

Nato come Club bretone a Versailles durante gli Stati Generali del 1789, dopo la Marcia su Versailles, che costrinse Luigi XVI e la sua famiglia a insediarsi a Parigi, prese sede nell'ex convento domenicano di San Giacomo (Saint-Jacobus) di rue Saint-Honoré a Parigi. Da qui il nome di giacobini, che precedentemente designava in Francia l'ordine domenicano, dal nome del loro convento parigino. Il nome ufficiale del club era Società degli Amici della Costituzione.

Si trattava di un'associazione politica il cui scopo era quello di coordinare l'azione parlamentare dei deputati che ne facevano parte. Inizialmente, il club ospitava solo membri eletti all'Assemblea nazionale; successivamente, iniziò a includere anche esponenti del giornalismo e della politica extraparlamentare, sebbene la quota di iscrizione piuttosto elevata - 24 soldi, pagabili in quattro rate - scoraggiasse la partecipazione popolare[3]. I membri del club appartenevano quasi esclusivamente alla borghesia e all'aristocrazia. Ciò non impedì, comunque, una rapida diffusione del giacobinismo - inteso come forma di associazionismo politico a sostegno del processo rivoluzionario - in tutta la Francia: dalla fine del 1789 al luglio 1790 il numero di società affiliate ai Giacobini di Parigi salì da 200 a 1.200[4].

In seguito alla fuga a Varennes di Luigi XVI, nel giugno 1791, i giacobini subirono la loro principale scissione: la maggioranza, ancora fedele alla monarchia, su iniziativa del fondatore del club, Antoine Barnave, fondò un altra società, il Club dei Foglianti. Con Barnave, lasciarono i Giacobini circa 170 deputati. La scissione spostò radicalmente l'equilibrio politico dei giacobini a favore della Repubblica, espresso già nel sostegno alla petizione popolare presentata dal Club dei Cordiglieri al Campo di Marte il 17 luglio 1791. Anche se una buona parte delle società affiliate nel resto della Francia seguì, in un primo tempo, i Foglianti, nell'autunno 1791 si potevano comunque contare 550 società giacobine ancora fedeli al club centrale di Parigi[5].

Sotto la pressione degli eventi, Luigi XVI si rivolse ai più moderati dei leader giacobini per formare il nuovo governo diretto da Jean-Marie Roland, che includeva anche Étienne Clavière e Charles François Dumouriez. Il fatto che in quel periodo tutte le decisioni informali venissero prese nel salotto dei coniugi Roland, sotto la direzione dell'influente Manon Roland, esacerbò gli animi in seno al club dei Giacobini. Rovinato nella reputazione a causa dei suoi inutili tentativi di raggiungere una conciliazione con la monarchia, il governo Roland fu travolto dagli avvenimenti della giornata del 10 agosto 1792 che portò al rovesciamento del trono. Nell'autunno 1792 i giacobini espellevano Brissot e gli uomini di Roland, definiti come la "fazione dei Girondini" (dal dipartimento di provenienza della maggior parte dei suoi esponenti); la leadership del club fu assunta da Robespierre. La nuova Convenzione nazionale, insediatasi nel settembre 1792, poteva contare 205 deputati giacobini, circa 2/3 del totale della Montagna, lo schieramento parlamentare formato da esponenti della sinistra radicale che, alla Convenzione, si opponeva alla maggioranza costituita dai Girondini.

La Repubblica giacobina[modifica | modifica wikitesto]

Con la collaborazione dei Cordiglieri, il club dei Giacobini manovrò i sanculotti parigini nelle decisive giornate del 31 maggio e del 2 giugno 1793, che portarono all'arresto dei leader Girondini in seno alla Convenzione. Da quel momento, i giacobini assunsero la guida della Rivoluzione. Iniziava la stagione della "Repubblica giacobina": in seno al club si discutevano preliminarmente tutti i decreti che sarebbero stati successivamente adottati dalla Convenzione, si definivano gli orientamenti politici, si tracciava la linea di demarcazione tra ciò che era rivoluzionario e ciò che era controrivoluzionario. I giacobini, scriverà François Furet, divennero in quel momento "gli iniziatori di un nuovo tipo di partito", fondato sull'ortodossia, espressa da strumenti come l'obbligo dell'unanimità nelle deliberazioni del club, i continui scrutini epuratori con cui venivano espulsi gli esponenti non graditi, il clima di sospetto e l'ossessione per la cospirazione che convinsero i giacobini di essere gli unici custodi della volontà popolare e dell'ortodossia rivoluzionaria. Il ruolo centrale del club dei Giacobini venne sancito da due decreti della Convenzione: il primo, del 25 luglio 1793, prevedeva che chiunque tentasse di ostacolare o sciogliere le società popolari venisse perseguito dalla legge; il secondo, del 4 dicembre, che riorganizzava il governo rivoluzionario, definiva le società popolari "gli arsenali dell'opinione pubblica".

Nella primavera del 1794 le società affiliate con il club dei Giacobini di Parigi avevano raggiungo la cifra di 5.550[6]. Le epurazioni dalla società dei membri "indulgenti", legati a Danton e Camille Desmoulins, e di quelli ultrarivoluzionari - gli hebertisti -, furono il preludio al loro arresto, ordinato dal Comitato di salute pubblica, completamente in mano a esponenti giacobini, e alla successiva esecuzione, comminata dal Tribunale rivoluzionario, la cui composizione era stata rinnovata per includervi esclusivamente membri robesperristi (Martial Herman, Jean-Baptiste Coffinhal). Nel maggio 1794 il club ordinò lo scioglimento di tutte le società popolari nate dopo il 10 agosto 1792, e impose che tutte quelle precedenti si sottoponessero a un'inchiesta al fine di espellerne i membri "controrivoluzionari". Ciò comportò la chiusura di tutti i club non legati ai Giacobini (con l'eccezione dei Cordiglieri, ridotti però al silenzio dopo l'esecuzione degli hebertisti). La dittatura giacobina divenne totale[7]. Tuttavia, l'opposizione sotterranea al regime di Robespierre trovò proprio nel club il suo terreno di coltura. Nella giornata del 9 termidoro (27 luglio 1794), i giacobini non inviarono i loro esponenti a solidarizzare con il Comune di Parigi, insorto a sostegno di Robespierre e dei suoi colleghi arrestati dalla Convenzione.

Se però i giacobini avevano sperato di restare in sella anche dopo la fine della dittatura del Comitato di salute pubblica, scoprirono presto di essersi sbagliati. Il governo termidoriano perseguitò con violenza i cosiddetti "bevitori di sangue", ossia i giacobini compromessi a vario titolo con il precedente regime del Terrore. Il 13 novembre 1794 Stanislas Fréron, uno dei principali leader termidoriani, guidò i Moscardini - giovani controrivoluzionari di buona famiglia - nell'attacco contro il club dei Giacobini ("Andiamo a sorprendere la bestia feroce nel suo antro"[8]). I violenti scontri che ne seguirono diedero alla Convenzione il pretesto per ordinare, l'indomani, la chiusura del club.

I neogiacobini[modifica | modifica wikitesto]

Anche se i giacobini non esistettero più ufficialmente dopo la chiusura del club di via Saint-Honoré, durante gli anni del Direttorio si diffuse il movimento dei cosiddetti "neogiacobini", esponenti della sinistra radicale extraparlamentare, in buona parte membri del gruppo dirigente sotto il Terrore, scampati alle epurazioni. Molti di loro, compromessi nella congiura degli Eguali ordita nel maggio 1796 da Gracco Babeuf per rovesciare il governo del Direttorio, furono costretti alla clandestinità.

Tuttavia, i neogiacobini godettero di forti appoggi al di fuori di Parigi, dove in diversi club rivoluzionari la maggioranza degli esponenti proveniva proprio dalle precedenti società popolari affiliate al club dei Giacobini. Dal resto della Francia provennero molti dei deputati della sinistra eletti alle camere nelle elezioni del 1798, che tuttavia vennero annullate con il colpo di stato del 22 floreale. Ciò non impedì ai "neogiacobini" di conquistare di nuovo numerosi seggi alle successive elezioni del 1799, che - nonostante il nuovo tentativo da parte del Direttorio - vennero ratificate. Si ebbe così una nuova breve parentesi di governo giacobino, con la nomina di ex dirigenti del Terrore al governo: Robert Lindet, già membro del Comitato di salute pubblica, alle Finanze; Jean-Baptiste Bernadotte, generale giacobino, alla Guerra; Bourguignon-Dumolard, ex funzionario del Comitato di sicurezza generale, alla Polizia. Una nuova versione del club dei Giacobini fu addirittura aperta nella sala del Maneggio del Palazzo delle Tuileries - e pertanto chiamato "Club del Maneggio" - nel luglio 1799. Ma si trattò di un fuoco di paglia. Assunta la leadership del Direttorio, il moderato Emmanuel Joseph Sieyès liquidò i ministri giacobini e ordinò al nuovo ministro della Polizia, Joseph Fouché (un ex giacobino), di chiudere il club del Maneggio.

Il colpo di stato di Napoleone il 18 brumaio fece sfumare i sogni dei "neogiacobini", che dovettero subire una violenta epurazione - con esecuzioni e condanne all'esilio nella Guyana francese - nel 1801.

Il giacobinismo nel resto d'Europa[modifica | modifica wikitesto]

L'esempio del club dei Giacobini fu imitato da numerose associazioni politiche in quasi tutta l'Europa durante l'età rivoluzionaria. La loro azione contribuì a diffondere gli ideali rivoluzionari nei diversi paesi europei e, in alcuni casi, a facilitare i movimenti insurrezionali per il rovesciamento dei regimi preesistenti o la penetrazione delle armate francesi.

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

La vicinanza con la Francia favorì qui il diffondersi di numerosi club giacobini durante l'occupazione militare di Dumouriez. Tuttavia, i commissari politici francesi utilizzarono i club principalmente allo scopo di manovrare i referendum locali per l'annessione del paese alla Francia, provocando forti ostilità, al punto che lo stesso Dumouriez farà successivamente chiudere tutti i circoli giacobini nel Belgio[9]. Il giacobinismo belga, d'altro canto, non riuscì ad attecchire tra le classi popolari; ciò permise alle forze della Prima coalizione di avere facile gioco nel ridurre al silenzio, attraverso arresti e condanne all'esilio, i giacobini locali dopo la riconquista del Belgio. Una nuova fiammata, dopo vittoria francese di Fleurus, fu rapidamente soffocata dal governo termidoriano che, imponendo l'annessione del Belgio alla Francia, ordinò parallelamente la chiusura di tutti i nuovi club giacobini nel frattempo rinati.

La ===Olanda=== Sotto la pressione delle vicende politiche e militari in Belgio, i club giacobini nei Paesi Bassi si diffusero velocemente. Solo ad Amsterdam, nel 1794, si contavano 24 circoli politici, per un totale di circa duemila affiliati[10]. Dopo la vittoria francese a Fleurus, con l'approssimarsi dell'invasione dell'Olanda, i giacobini batavi tentarono un'insurrezione, che tuttavia venne sventata. La nascita della Repubblica Batava nel 1795 ufficializzò le società popolari, ma i giacobini subirono la repressione da parte degli emissari del Direttorio in seguito al fallimento del tentativo babuvista in Francia. La resistenza dei repubblicani più radicali, tuttavia, impedì in un primo momento l'applicazione di una costituzione che ricalcava troppo la Costituzione dell'anno III francese. Con il "Manifesto dei 43", i giacobini batavi rilanciarono la proposta di una costituzione sul modello di quella montagnarda del 1793[11]. Ma con un colpo di stato ordinato dal Direttorio, il generale Jourdan disperse il movimento e portò all'adozione della costituzione direttoriale, sancendo la fine del giacobinismo batavo.

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Il Club Elevetico nato a Parigi nel 1789 riuniva i principali esponenti rivoluzionari di nazionalità svizzera, a esclusione dei ginevrini, che ebbero un'esperienza separata da quella del resto del giacobinismo svizzero. A Ginevra, infatti, nel 1793 i giacobini assunsero il potere, introducendo il suffragio universale e abolendo il sistema feudale. Il movimento, tuttavia, si spaccò tra una minoranza, radicale, che chiedeva l'annessione alla Francia, e una maggioranza che invece difese l'indipendentismo del cantone. L'esperienza indipendentista risultò tuttavia di breve durata: i giacobini ginevrini piegarono la testa all'indomani del Termidoro francese e nel 1798 Ginevra fu annessa alla Francia. Nel resto della Svizzera, il giacobinismo perse forza dopo il 10 agosto del 1792: le notizie relative al massacro delle guardie svizzere poste a difesa delle Tuileries scandalizzò gli svizzeri e alienò il consenso verso la Rivoluzione[12]. La Repubblica Elvetica instituita nel '98 dopo la conquista a opera del generale Brune, pur ricalcando il modello del Direttorio francese, adottò diverse misure di salute pubblica e tollerò i club giacobini, finché l'Atto di Mediazione del 1803 da parte di Napoleone portò all'instaurazione di un governo dei notabili che mise fine al movimento del giacobinismo elvetico.

Sacro Romano Impero[modifica | modifica wikitesto]

L'esperienza giacobina tedesca fu fortemente legata alle vicende militari della Rivoluzione. Si consolidò infatti durante l'effimera esperienza della Repubblica di Magonza, dove nacque il primo club giacobino, con circa 500 affiliati, in buona parte intellettuali, funzionari, artigiani e piccoli commercianti[13]. Diversi giornali in lingua tedesca servirono a diffondere le idee rivoluzionarie nel resto degli stati germanici. Con la presa di Magonza da parte delle truppe della coalizione, tuttavia, i giacobini locali furono processati, giustiziati, in alcuni casi lapidati dalla folla, per la maggior parte costretti all'esilio. A parte alcuni tentativi insurrezionali nel 1798 - con i principali focolai a Strasburgo e Basilea - e nel 1799, nel Wurttemberg, il giacobinismo tedesco riuscì a radicarsi solo in Renania, dove un "movimento cisrenano" portò all'abolizione del feudalesimo e all'elezione di diversi esponenti politici giacobini come borgomastri, finché tuttavia, nel novembre del '99, l'annessione alla Francia mise fine all'esperienza del movimento.

Nei territori della Monarchia Asburgica il giacobinismo ebbe caratteristiche peculiari: costretto alla clandestinità, di matrice cospirativa, limitato a uno sparuto gruppo di intellettuali che avevano preso parte all'esperienza del Giuseppinismo, assunse poi in Ungheria venature nazionaliste sotto la direzione di Ignaz Joseph Martinovics. Il tentativo insurrezionale di quest'ultimo, che vantava comunque un centinaio di sostenitori nelle principali città ungheresi, si concluse nel maggio 1795 con l'esecuzione di sei dei leader giacobini, tra cui lo stesso Martinovics. A Vienna l'Imperatore Francesco II volle dare un esempio e, con i Processi Giacobini tra il '94 e il '96, fece giustiziare o condannare al carcere a vita i principali esponenti giacobini locali, rei di aver ordito una (presunta) cospirazione per instaurare una repubblica federale democratica.

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

I giacobini polacchi ebbero un ruolo decisivo nel colpo di stato che portò all'emanazione della Costituzione polacca di maggio nel 1791, che prevedeva una monarchia ereditaria a sostegno dell'autonomia della Polonia dai suoi potenti vicini. Ciò non impedì, tuttavia, la seconda spartizione nel 1793. I giacobini sostennero l'anno successivo l'insurrezione di Kościuszko, che si concluse tuttavia con un disastro e con il loro annientamento.

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Nel Regno Unito numerosi club, come la "Society for Constitutional Information" o la "Sheffield Constitutional Society", arrivarono a contare migliaia di iscritti, a stabilire una corrispondenza con molti altri club provinciali e a diffondere le notizie relative agli avvenimenti in Francia[14]. L'inizio delle ostilità tra Regno Unito e Francia, nel febbraio 1793, portò a un giro di vite da parte del governo britannico, che costrinse molte società alla semiclandestinità. Nel 1796 la "London Constitutional Society", il più grande dei club filo-giacobini con sede a Londra, venne chiusa, e il suo leader, Thomas Hardy, costretto a ritirarsi dalla vita politica.

Il giacobinismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

L'ideologia giacobina durante la Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Il giacobinismo nel XIX e nel XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Interpretazioni storiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo L. Salvadori, Il giacobinismo come 'paradigma' ideologico-politico, in Giacobinismo, "Enciclopedia Treccani delle Scienze Sociali", Roma, 1994. Url: http://www.treccani.it/enciclopedia/giacobinismo_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)/ .
  2. ^ Jules Michelet, Storia della Rivoluzione francese, Rizzoli, Milano, 1960, vol. III p. 377
  3. ^ Albert Soboul, Storia della Rivoluzione francese. Princìpi, idee, società, Rizzoli, Milano, 2001, p. 38
  4. ^ Michel Vovelle, I giacobini e il giacobinismo, Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 5
  5. ^ Vovelle, p. 9
  6. ^ Vovell, p. 21
  7. ^ Roberto Paura, Storia del Terrore. Robespierre e la fine della Rivoluzione francese, Odoya, Bologna, 2015, p. 333
  8. ^ Soboul, p. 310
  9. ^ Paura, op. cit., p. 45.
  10. ^ Vovelle, op. cit., p. 62.
  11. ^ Vovelle, op. cit., p. 64.
  12. ^ Vovelle, op. cit., p. 73.
  13. ^ Vovelle, op. cit., p. 76.
  14. ^ Vovelle, op. cit., p. 58

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]