Gian Paolo Cavagna

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Giovan Paolo Cavagna, Martirio dei Santi Sisto e Lorenzo

Gian Paolo Cavagna (Bergamo, 1550 circa – Bergamo, 20 maggio 1627) fu un pittore rinascimentale formatosi alla scuola di Cristoforo Baschenis il Vecchio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Bergamo attorno a 1550, da una famiglia originaria di Santa Croce in Val Brembana che si trasferì a Bergamo nel 1547, come si può desumere da un atto in cui dichiara di essere profitens aetatem viginti quinque excessisse. Ebbe la residenza in via Zambonate[1] dove sposò in prime nozze Margherita Canubina, dalla quale ebbe Caterina e Francesco che come il padre divennero pittori. Rimasto vedovo, il 26 novembre 1611 sposò in seconde nozze Caterina Minetti.
Morì il 20 maggio 1627 a Bergamo, dove fu sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, anche se il suo corpo dopo la distruzione della chiesa e la sua dislocazione leggermente spostata non venne mai ritrovato[2].

Il Cavagna fu molto attivo nella città orobica in contrapposizione con il Salmeggia mentre fece molta difficoltà ad accettare commissioni fuori comune, pare infatti che vivesse il disagio delle località lontane dai luoghi d'origine. Vi è infatti una lettera scritta dall'artista il 13 luglio 1595 mentre lavorava a Cremona presso il convento agostiniano. Lo scritto indirizzato a Lorenzo Griffoni dice: Non vi scandalizzarete se io ero in colera, poiché mi pareva esser in capo del Mondo a non veder nessuno della patria; ora mi è capitato un Faustino di Borgo Palazzo, qual ha portato la vostra lettera ed un altro di Seriate, qual vende aceto, quali mi hanno promesso di venirmi a trovare ogni volta, che veniranno a Cremona.[3]

L'arte[modifica | modifica wikitesto]

In molte sue opere si legge l'influenza del Tintoretto, dei Bassano e del Veronese, specialmente nelle grandi opere in cui il gusto veneto è evidente, come in La Trinità e i Disciplini bianchi in Pietro apostolo di Alzano Lombardo.
In quest'opera si rileva anche un realismo particolare che sconfina in un energico e acuto verismo[4] dei quattro frati che inginocchiati osservano stupiti i simboli della Trinità. Il paesaggio su cui si svolge la scena e in cui si possono riconoscere luoghi di Alzano Lombardo richiama le ambientazioni del Moroni.

Le influenze venete risultano filtrate dalla cultura lombarda e dalla presenza del Moroni.

Il trittico raffigurante la Madonna con San Carlo e Santa Caterina che presentano i devoti del 1591, nella chiesa di San Rocco di Bergamo, è espressione di questo sincretismo artistico in cui la luminosità propria del Moroni viene magistralmente esaltata.

Maggiore è l'influenza veneziana nelle sue opere di Santa Maria Maggiore di Bergamo, tra cui spicca la Natitivà, anche se l'afflato lombardo è sempre presente con richiami ad artisti come Gervasio Gatti o Giambattista Trotti.

Tra le sue opere più significative, a carattere religioso, si segnalano

L'opera forse di maggior rilevanza è L'Assunzione posta nella chiesa di Rosciate (1627).

È nella ritrattistica che si sente maggiormente l'influenza del Moroni e dove il suo verismo lo avvicina anche ad artisti come Sofonisba Anguissola.

Nei ritratti dell'Organista e del Gentiluomo l'analisi espressiva dei modelli, non idealizzata, la puntigliosa rappresentazione dei particolari, come quelli dell'elsa della spada del gentiluomo o del suo collare con la Croce di Malta, riportano al Maroni più maturo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un itinerario lungo 5 secoli, Bergamo news. URL consultato il 27 luglio 2016.
  2. ^ la chiesa di S.Maria delle Grazie, Bergamo post, 8 dicembre 2016. URL consultato il 27 settembre 2017.
  3. ^ Francesco Tassi, Vite de' pittori, scultori e architetti bergamaschi, a cura di F. Mazzini, 1793, p. 203.
  4. ^ Locatelli Milesi.
  5. ^ Francesco Rossi, Cultura e memoria, BPU, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luisa Bandera, Giovan Paolo Cavagna, in I pittori bergamaschi dal XIII al XIX. Il Cinquecento, IV, Bergamo, 1978.
  • Luisa Bandera, Da Gian Paolo Cavagna ai fratelli Galliari, in Pittura..., Cinisello Balsamo, 1987.
  • Enrico De Pascale, Giovan Paolo Cavagna, in Il Seicento a Bergamo, Bergamo, Catalogo della mostra del Palazzo della Ragione, 1987.
  • Mina Gregori, Pittura a Bergamo, dal romanico al neoclassico, Cinisello Balsamo, A. G. Pizzi, 1991.
  • Achille Locatelli Milesi, Un maestro poco noto: Gian Paolo Cavagna, Bergamo, Emporium, 1935.
  • Francesco Rossi, Giovan Paolo Cavagna in S. Martino, Bergamo, 1987.
  • Enrico De Pascale e Francesco Rossi, Giovan Paolo Cavagna e il ritratto a Bergamo dopo Moroni catalogo della mostra, Bergamo, Accademia Carrara, 1998.
  • Silvana Milesi, Cavagna, Salmeggia, Zucco, Palma il Giovane e il secondo Cinquecento bergamasco, Corponove Editore, 1992.
  • Simone Facchinetti, Visioni apparizioni miracoli. La pittura di Giovan Paolo Cavagna e la mostruosa meraviglia, Grafica e arte, 2018.

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