Sofonisba Anguissola

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Sofonisba Anguissola
Autoritratto, 1554
Vienna, Kunsthistorisches Museum, la scritta sulla pagina del libro “Sophonisba Angussola virgo se ipsam fecit”. Inviato dal padre Amilcare in dono a Lucrezia, figlia del duca di Ferrara Ercole II d’Este

Sofonisba Anguissola (Cremona, 2 febbraio 1531Palermo, 16 novembre 1625) è stata una pittrice italiana.

Stemma della famiglia Anguissola
Stemma della famiglia Anguissola
Sofonisba Anguissola
Firma di Sofonisba Anguissola
Stemma della famiglia Anguissola di Gazzola per gentile concessione del dott. Millo Borghini
Ritratto di giovane dama di profilo, seconda metà del 1500

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di famiglia, Minerva, Amilcare e Asdrubale Anguissola, 1557
Ritratto di Bianca Ponzoni Anguissola, madre dell'artista, 1557, degno di nota lo zibellino imbalsamato legato alla cintura d’oro si pensava attirasse le pulci
Le sorelle della pittrice Lucia, Minerva e Europa Anguissola giocano a scacchi, 1555. Sul bordo della scacchiera: “Sophonisba Angussola virgo Amilcaris filia ex vera effigie tres suas sorores et ancillam pinxit M D L V”. L’ancella nell’angolo in alto a destra è Canziana

“La cultura e l’arte accompagnano da sempre la vita dell’uomo, sono le nostre radici e “le radici non gelano mai”, illuminano l’anima. Le moderne tecnologie, nonostante COVID-19 e lockdown, ci offrono la possibilità di conoscere le opere della pittrice Sofonisba (piacentina, l’origine della famiglia paterna, ramo di Gazzola Pigazzano), famosa per i suoi dipinti in tutta l’Europa durante il ‘500.”[non chiaro]

Albero genealogico di Sofonisba Anguissola

Sofonisba, dal latino Sophonisba, nobile cartaginese, figlia di Asdrubale (figlio di Gisgone), il quale fu sconfitto da Publio Scipione nel 203 a.C., sposa di Siface, re dei Massesili, andò sposa a Massinissa dopo che Siface fu vinto e cadde prigioniero di quest’ultimo e di Lelio nel 202 a.C. Lelio decise che Sofonisba dovesse essere considerata bottino di guerra romano e quindi deportata a Roma, ma lei preferì affrontare la morte e bere il veleno.[non chiaro]. La pittrice è nata dall'aristocratica famiglia piacentina degli Anguissola, discendente dal nobile casato di Galvano dei Sordi di Londra, fuggiti in Italia e in Europa a seguito di una pestilenza che imperversava a Costantinopoli. Capostipite della famiglia fu Galvano, acclamato dal popolo per la vittoria riportata sui Saraceni, utilizzando il fuoco greco, durante l’assedio di Costantinopoli del 717 d.C. Lo scudo di Galvano aveva come emblema un aspide in campo oro. “Anguis sola victoriam fecit” (la serpe da sola ottenne la vittoria). Da queste parole derivò la denominazione Anguissola ai discendenti. L’imperatore Leone III Isaurico (675 d.C. — 741 d.C) riconobbe a Galvano l’inquartamento di quattro promontori d’argento (albioni) in campo rosso. “[…] concedimus scutum seu insigne unum in quo fida sint quatuor promontoria sive albiones coloris albi in rubro campo ([…] concediamo uno stemma ovvero un’insegna in cui ci siano quattro promontori argentei in campo rosso testimoni di fedeltà.)” Il duca Ranuccio Farnese confermò questa concessione per gli Anguissola di Travo in data 10 giugno 1615.[senza fonte] Sofonisba fu una delle prime esponenti femminili della pittura europea. Anche se la sua celebrità nei secoli successivi non fu pari a quella di altre pittrici salite in seguito alla ribalta dell'arte come Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera o Angelika Kauffmann, Sofonisba rappresentò la pittura italiana rinascimentale al femminile.

Era la prima dei sette figli di Amilcare Anguissola e di Bianca Ponzoni, entrambi di famiglia nobiliare. Quattro delle sorelle di Sofonisba, Elena, Lucia, Europa e Anna Maria divennero anch'esse pittrici. Elena, in seguito, abbandonò la carriera artistica per diventare una monaca domenicana. La quinta sorella, Minerva, fu insegnante di latino e scrittrice, mentre l'unico fratello, Asdrubale, studiò latino e diventò musicista.

Il padre Amilcare (1528 — 1576), ritratto con la figlia Minerva (1539 — 1566) ed il figlio Asdrubale (1551 — 1623), faceva parte del Consiglio dei Decurioni che governava la città di Cremona, era amante dell’arte, frequentava l’Accademia degli Animosi e la società colta cremonese, aperta ai nuovi fermenti culturali che percorrevano l’Italia e l’Europa. Guidò con lungimiranza le figlie nello studio della letteratura, della pittura e della musica.

Bernardino Campi, ritratto di Sofonisba Anguissola
Ritratto di Massimiliano II Stampa realizzato da Sofonisba Anguissola (1558 circa)

Si formò alla scuola del pittore lombardo Bernardino Campi, che, pur non appartenendo alla nota famiglia di pittori cremonesi comprendente i più celebri Vincenzo, Giulio e Antonio Campi, aveva uno stile che si rifaceva agli esponenti di spicco dell'arte manierista in voga nell'Italia settentrionale tra Cinquecento e Seicento. Lo stile di Bernardino influenzò notevolmente Sofonisba, che ne tradusse i tratti essenziali nell'ambito prediletto: quello della ritrattistica. A Cremona, dopo Bernardino Campi, il “Sojaro” era stato il secondo maestro di Sofonisba e delle sure sorelle.

Fanciullo morso da un gambero

Sofonisba Anguissola partecipò come figura di spicco alla vita artistica delle corti italiane, data anche la sua competenza letteraria e musicale, ed ebbe una fitta corrispondenza con i più famosi artisti del suo tempo. Fu citata anche nelle Vite di Giorgio Vasari[1] grazie a Michelangelo Buonarroti che sosteneva che la giovane fanciulla avesse talento.[2]

Fu il padre Amilcare ad inviare un disegno della figlia anche a Michelangelo che aveva all’epoca 82 anni. Il disegno rappresentava una signora ridente e Michelangelo chiese invece di poter vedere un putto piangente. Sofonisba, avendo già pronto un disegno in cui aveva sperimentato le espressioni del pianto e l’istante di dolore del bimbo morso da un granchio, glielo inviò. Michelangelo rimase positivamente colpito e scrisse ad Amilcare una lettera di compiacimento. Caravaggio trovò in esso ispirazione per il suo “Ragazzo morso da un ramarro”.

Ritratto di Giulio Clovio con in mano la miniatura della sua allieva prediletta, la fiamminga Lavinia Terlinks, realizzato da Sofonisba Anguissola

Nella primavera del 1557, Sofonisba si reca a Piacenza per via fluviale. (Moltissime navi, i burchi, solcavano il Po per trasportare merci e passeggeri, durante l’inverno non sempre era possible perché il fiume in quegli anni freddissimi a volte era ghiacciato). Il loro burchio viene trascinato a riva da una coppia di bufali immersi nel fango a causa delle precedenti piene del fiume. Amilcare aveva ricevuto dall’Arcidiacono di Piacenza la richiesta per un ritratto. Sofonisba soggiorna per circa un mese nella casa dei parenti Anguissola. A Piacenza viene a conoscenza della presenza del famoso miniaturista Giulio Clovio. Lo incontra al Palazzo della Cittadella ed il pittore accetta di darle lezioni di miniatura. Giulio Clovio la guida in seguito nella visita al Convento di San Sisto ove è conservata la famosa Madonna Sistina di Raffaello. Sofonisba, riconoscente, rappresenta il Clovio in un ritratto. Insieme, visitano pure la Basilica di Santa Maria di Campagna, per ammirare i dipinti del Pordenone e del maestro Bernardino Gatti detto il “Sojaro” (Pavia, 1495 — Cremona, 1576). Nell’anno 1557, Ermes Stampa, secondo Marchese di Soncino (una delle famiglie più potenti della Lombardia), si era rivolto a Bernardino Campi per far eseguire un ritratto del figlio. Bernardino, molto impegnato a Milano, suggerì di rivolgersi a Sofonisba, ma Ermes in quell’anno viene a mancare. Il figlio Massimiliano, a soli 9 anni, diventa terzo Marchese di Soncino. Sofonisba lo ritrae a figura intera, vestito di nero, con la spada, i guanti, l’anello, simboli del suo rango, ed il cane dormiente, simbolo di fedeltà. Nel ritratto si nota una grande naturalezza nell’espressione del viso e negli occhi smarriti per il futuro.

In Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1559 Sofonisba approdò alla corte di Filippo II di Spagna, come dama di corte della regina, Elisabetta. Fu la ritrattista della famiglia reale fino alla morte, nel 1568, della sua protettrice. Un ritratto di Elisabetta di Valois, conservato al Museo del Prado, è attribuito a Sofonisba Anguissola.

In Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Sofonisba Anguissola a Palermo

Nel 1573 sposò il nobile siciliano Fabrizio Moncada e si trasferì in Sicilia nel palazzo dei Moncada a Paternò, dove dipinse e lasciò la tela Madonna dell'Itria, che ora si trova nell'atrio della chiesa del monastero delle benedettine intitolato a Maria Santissima Annunziata. L'atto (documento notarile rinvenuto nell'Archivio di Stato di Catania) datato 25 giugno 1579, attesta la donazione del quadro ai Frati Francescani Conventuali di Paternò. Nello stesso dipinto, in cui il volto di Maria è chiaramente un autoritratto, è rappresentata una marina con due piccole navi (due caracche) a ricordare la morte del marito sulle coste di Capri il 27 aprile del 1578 a causa di un attacco pirata all'indomani della sua partenza da Palermo, come si riporta nella relazione di naufragio scritta dal capitano spagnolo Baltasar Gago,[3] Sofonisba, rimasta vedova, lasciò l'isola per raggiungere la Liguria. Fermatasi provvisoriamente a Livorno, la pittrice lombarda conobbe e sposò, in seconde nozze, il nobile genovese Orazio Lomellini a Pisa nel 1579.

Intorno al 1580 incontrò il giovane pittore Pier Francesco Piola che spinse ad assumere come proprio modello di stile i pittori genovesi Luca Cambiaso e Bernardo Castello.[4] Tornata nel 1615 con il nuovo marito a Palermo, dove egli aveva numerosi interessi, Sofonisba continuò a dipingere nonostante un forte calo della vista, ma alla lunga questo problema le impedì di continuare a esercitare la sua arte, non prima però di aver raggiunto una grandissima fama, tanto che il celebre Antoon van Dyck, succedutole come ritrattista ufficiale della corte spagnola, confessò tutta la sua ammirazione per l'arte di Sofonisba Anguissola, che incontrò personalmente verso la fine della vita della pittrice, nel 1624 a Palermo, presso la corte del viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia. In occasione dell'incontro Van Dyck ritrasse la pittrice.

Sofonisba Anguissola morì l'anno dopo, il 16 novembre 1625, e fu sepolta nella chiesa palermitana di San Giorgio dei Genovesi, chiesa appartenente alla Nazione Genovese di Palermo, dove ancora oggi si trova la lapide del sacello, nella navata destra.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Elenco parziale:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jacobs, F. H. (1999). (Pro)creativity. In Defining the Renaissance Virtuosa: Women Artists and the Language of Art History and Criticism (pp. 27-63). Cambridge: Cambridge University Press. (Original work published 1997).
  2. ^ Sofonisba Anguissola. Articulo di Sara Getz, SUNY Art Department.
  3. ^ B. Gago, Galere perdute (edizione critica di Enrico Lodi), Milano, Medusa, 2020, ISBN 9788876984686.
  4. ^ Piola, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sofonisba Anguissola e le sue sorelle, catalogo della mostra a cura di M. Gregori, Roma 1994.
  • Orietta Pinessi, Sofonisba Anguissola, Edizione SELENE, 2008.
  • «Sofonisba Anguissola Moncada Lomellini» [in:] Carlo Dolci e il Cristo Ecce Homo, di Alberto Macchi, prefazione di Maurizio Marini, Colosseo Editore, Roma 2006.
  • Millo Borghini, Sofonisba. Una vita per la pittura e la libertà Edizione Spirali, 2006
  • «La vita di Sofonisba Anguissola» - Articolo pubblicato su Ca' De Sass , n. 127 del 9/1994 - rivista aziendale della Cariplo - n. 127
  • Tutti i volti dell'arte. Da Leonardo a Basquiat di F. Caroli e L. Festa, Oscar Mondadori, Milano 2007 - pag.24
  • Daniela Pizzagalli, La signora della pittura. Vita di Sofonisba Anguissola, gentildonna e artista nel Rinascimento, Rizzoli, Milano 2003
  • Francesco Giordano, Sofonisba Anguissola: una vita per la pittura, I Paternesi de La Sicilia, Catania 29 giugno 2006
  • Francesco Giordano, Sofonisba Anguissola a Paternò, Ricerche-C.R.E.S. Centro di ricerca economica e scientifica. Anno 12 - N.1, 2008

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