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Aloisio Gonzaga

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Aloisio Gonzaga
Ritratto di Aloisio Gonzaga 1494-1549.jpg
Ritratto di Aloisio Gonzaga, artista ignoto XVI secolo.
Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Collezione Ambras.
Marchese di Castel Goffredo,
di Castiglione e di Solferino

Principe del Sacro Romano Impero
Coat of arms of the House of Gonzaga (1433).svg
In carica 30 gennaio 1511 – 19 luglio 1549
Predecessore Ludovico Gonzaga
Successore Alfonso Gonzaga
Nascita Luzzara, 20 aprile 1494[1]
Morte Castel Goffredo, 19 luglio 1549[2]
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Maria del Consorzio di Castel Goffredo, poi traslato nel Santuario della Madonna delle Grazie di Curtatone
Dinastia Gonzaga
Padre Rodolfo Gonzaga
Madre Caterina Pico della Mirandola
Consorte
Figli
Religione cattolica
Firma Firma Aloisio Gonzaga.jpg
Aloisio Gonzaga
Ritratto di Aloisio (Luigi) Gonzaga.jpg
Ritratto di Aloisio Gonzaga, anonimo XVII secolo
20 aprile 1494 – 19 luglio 1549
SoprannomeIl guercio[3]
Nato aLuzzara
Morto aCastel Goffredo
Cause della mortemorte naturale
Luogo di sepolturaChiesa di Santa Maria del Consorzio, poi traslato nel Santuario della Madonna delle Grazie di Curtatone
Etniaitaliana
Religionecattolica
Dati militari
Paese servito
UnitàCavalleria
Anni di servizio1515-1538
GradoCondottiero di compagnia di ventura
FeriteAd un occhio e ad una gamba nell'assedio di Parma (1521)
GuerreGuerra della Lega di Cognac
Battaglie
  • Battaglia di Marignano (1515)
  • Assedio di Asola (3 ottobre 1515)[4]
  • Assedio di Parma (1521)
  • Assedio di Garlasco (1524)
  • Battaglia di Pavia (1525)
  • Battaglia di Governolo (1526)
  • Assedio di Cherasco (1537)
  • Comandante diCavalleria
    Altre caricheCommissario esercito Imperiale (1533)
    Esperto di duelli
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    Aloisio Gonzaga (o anche Aluigi, Loysio, Luigi, Luigi Alessandro) (Luzzara, 20 aprile 1494Castel Goffredo, 19 luglio 1549) è stato un condottiero italiano del Rinascimento.

    Signore di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino,[5] fu il capostipite dei rami cadetti dei "Gonzaga di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino" e dei "Gonzaga di Castel Goffredo",[6][7] questo estintosi nel 1593. Fu fedele alla causa imperiale e a Carlo V, che nel 1543 fece visita al suo palazzo.

    Fu uno dei personaggi più importanti della storia di Castel Goffredo. A lui si deve gran parte dell'impianto urbanistico rinascimentale del paese,[8][9] che elesse a capitale del suo piccolo stato.[10][11]

    Biografia[modifica | modifica wikitesto]

    Stemma con l'arma dei Gonzaga, sulla torre civica di Castel Goffredo (XVI secolo)

    Passato alla storia come Luigi di Castel Goffredo,[12] era il sesto figlio del nobile condottiero Rodolfo Gonzaga[13] (a testimonianza di ciò rimane una grande lapide murata sul fianco della torre civica di Castel Goffredo, che recita ALOYSIVS RODVLPHI FILIVS) della linea principale dei Gonzaga di Mantova, signore di Castiglione, Castel Goffredo, Solferino, Luzzara e Poviglio, e di Caterina Pico della Mirandola.[14]

    Nacque nel feudo di Luzzara[15] forse nel palazzo della Macina e, alla morte dei genitori, Aloisio passò sotto la tutela di Francesco II Gonzaga, cugino e marchese di Mantova, che ne protesse il patrimonio ereditato e lo fece educare allo studio delle lettere.[16]

    Cresciuto alla corte di Mantova nel mestiere delle armi seguendo le orme del padre perito il 6 luglio 1495 nella battaglia di Fornovo, ebbe una vita molto battagliera e gloriosa.[17] Il suo debutto avvenne contro i veneziani durante la difesa di Asola alla fine del 1515.[18]

    Agli inizi del 1516 venne inviato alla corte di Francesco Maria I Della Rovere, duca di Urbino, per affinare l'arte militare e qui rimase sino alla fine del 1516.[19]

    Il condottiero[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Marchesato di Castel Goffredo e Signori di Castiglione.

    Militò sotto le insegne della Repubblica Veneta e poi sotto quelle dell'imperatore Carlo V che, per la sua fedeltà, lo ricompensò con una pensione annua di 500 ducati.[20]

    Ludovico Gonzaga, vescovo di Mantova, alla propria morte - violando di fatto il patto di consignoria col fratello Rodolfo - con un testamento segreto lasciò le terre di Castel Goffredo e Ostiano al nipote Ludovico di Bozzolo, che il 21 gennaio 1511 occupò militarmente Castel Goffredo[16] inviando il suo luogotenente Sebastiano da Este.[21] Gli abitanti di Castel Goffredo inviarono a Gazzuolo quattro procuratori che giurarono fedeltà al nuovo signore. Nove giorni dopo, il 30 gennaio, Aloisio prese possesso di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino,[22] grazie all'aiuto del marchese di Mantova Francesco che prese le sue difese, inviando anche truppe armate al comando di Alessio Beccaguto. La causa davanti alla corte imperiale per il possesso del feudo si protrasse sino al 22 settembre 1513 quando a Mantova a palazzo San Sebastiano venne firmato l'accordo sulla spartizione delle terre tra i cugini. Nel 1515 l'imperatore Massimiliano I confermò ad Aloisio l'investitura nei suoi feudi[23] ed ebbe la riconferma nel 1521 dall'imperatore Carlo V.[24]

    Aloisio ebbe rapporti molto stretti con papa Leone X al tempo in cui il pontefice (1516) requisì il ducato di Urbino per investire il nipote Lorenzo de' Medici.[25] In quell'anno il papa scomunicò Aloisio per essersi impegnato con Francesco Maria I Della Rovere nella difesa di Urbino. L'anno seguente la scomunica venne tolta e il Gonzaga venne invitato dal pontefice a partecipare al corteo diretto in Francia in occasione delle nozze del nipote con Maddalena de La Tour d'Auvergne.[25]

    Alla presenza di papa Leone X,[26] sposò in prime nozze a Mantova il 24 luglio 1519 Ginevra Rangoni, nobile modenese, figlia del conte Niccolò Maria[27] e sorella del famoso condottiero Guido, dalla quale non ebbe figli. I due sposi si stabilirono inizialmente in città, dove frequentarono la corte del cugino Francesco II e della moglie Isabella d'Este.[28] A corte Aloisio conobbe il poeta Matteo Bandello, esule da Milano ed ospite dei signori di Mantova, che sarà in seguito suo ospite a Castel Goffredo.[29]

    Nella primavera del 1522 il marchese ebbe modo di conoscere la futura sant'Angela Merici, che si recò nel castello di Aloisio di Solferino dopo aver fatto visita alla tomba della beata Osanna Andreasi,[30][31] morta nel 1505.

    Abitò prevalentemente a Mantova[32] nel suo palazzo[33] ereditato dal padre Rodolfo[34] ed affrescato dal pittore veronese Giovanni Maria Falconetto. Dal 1520 al 1532 diede inizio al rafforzamento della fortificazione di Castel Goffredo,[35] che dotò di torrioni e fossato, e all'abbellimento del suo palazzo (ora Gonzaga-Acerbi) con opere pittoriche attribuite ad allievi di Giulio Romano[36] e che diverrà sede della sua corte sfarzosa. Fu il primo dei Gonzaga a porre la propria dimora in loco. Fece costruire, intorno al 1530, alle porte di Castel Goffredo, la Corte Gambaredolo, destinata a residenza di villeggiatura dei "Gonzaga di Castel Goffredo" e dove, nel 1592, verrà assassinato il figlio Alfonso per mano di alcuni sicari del nipote Rodolfo di Castiglione, fratello di San Luigi.[37]

    Prese parte con l'esercito pontificio contro il re di Francia Francesco I all'assedio di Parma nel 1521[38] e ivi rimase ferito ad un occhio e a una gamba. Curato dal medico dei Gonzaga Abramo Arié, rimase però guercio e zoppo.[39] Nel maggio del 1523 accompagnò in Spagna alla corte di Carlo V Ferrante Gonzaga, che iniziava la sua carriera militare.[18] Al suo rientro a Castel Goffredo nel novembre del 1523 fu assunto dai veneziani, che avevano abbandonato i francesi per schierarsi con l'imperatore e il papa. Non partecipò direttamente alla Battaglia di Pavia, ma il 25 febbraio 1525 incontrò il re Francesco I, tenuto prigioniero nel castello di Pizzighettone. Luigi nell'occasione trattò anche la liberazione di Federico Gonzaga da Bozzolo, anch'egli prigioniero.[40]

    Il 20 novembre 1526 assistette al passaggio sullo stato gonzaghesco, senza provocare saccheggi, delle truppe dei lanzichenecchi, provenienti da Lonato e Castiglione delle Stiviere verso Goito e il serraglio mantovano, in marcia verso Roma. Il 25 novembre li combatté a Governolo a fianco dell'amico Giovanni delle Bande Nere, che qui venne gravemente ferito.[41] Trasportato a Mantova nel palazzo di Aloisio,[42] subì l'amputazione della gamba destra ferita da parte del medico Abramo Arié[43][44] e quivi morì il 30 novembre.[45] Nel momento della morte gli era accanto un amico comune, il poeta Pietro Aretino.

    All'arrivo di Carlo V in Italia, Aloisio si recò a Genova per rendergli omaggio e il 21 settembre 1529 ricevette dalle mani dell'imperatore il grado di capitano generale delle truppe cesaree in Italia. Il 5 novembre 1529 partecipò all'ingresso in Bologna e il 24 febbraio 1530 fu presente alla incoronazione del sovrano,[46] a cui seguì il 25 marzo la fastosa cerimonia a Mantova con la consegna della corona ducale a Federico II Gonzaga.[18]

    Dopo un soggiorno di due anni negli ozi di Castel Goffredo, approssimandosi l'esaurimento delle finanze, nel 1532 riprese le armi recandosi a Linz, in Austria, per partecipare alla crociata contro il sultano turco Solimano indetta dall'imperatore. In quegli anni fu tacciato, poi scagionato, assieme al cognato Cesare Fregoso[47] di essere stato il possibile mandante dell'avvelenamento di Francesco Maria I Della Rovere, morto il 20 ottobre 1538 a Pesaro.[48][49]

    Militò come maestro di campo nel 1536 sotto le insegne imperiali contro i francesi in Piemonte nell'esercito del marchese del Vasto Alfonso d'Avalos[17] e dopo la campagna del 1537, che culminò con l'assedio e la resa di Cherasco e la conseguente tregua di Nizza del 1538, Aloisio, al culmine della carriera militare, si ritirò stabilmente a Castel Goffredo.[50]

    Rimasto vedovo di Ginevra e senza eredi nel 1540, si risposò nello stesso anno con la contessa Caterina Anguissola, figlia del conte Giovanni Giacomo di Piacenza e vedova di Andrea Borgo di Cremona, dalla quale ebbe tre figli maschi.[51] Il suo matrimonio lo portò a inimicarsi in seguito la potente famiglia dei Farnese, essendo suo cognato Giovanni Anguissola[52], Aloisio e Agostino Landi implicati nella congiura[53][54] che portò alla morte di Pier Luigi Farnese nel 1547, duca di Parma e Piacenza.[55]

    Aloisio risiedette prima ad Alessandria e successivamente a Vercelli dove si ammalò gravemente di gotta e fu costretto, nel 1540[56], a ritirarsi definitivamente a Castel Goffredo.[57] In questo anno Aloisio autorizzò il banchiere ebreo De Norsa all'apertura nel paese di un banco di prestito.[58]

    La corte di Castel Goffredo e la visita di Carlo V[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Gonzaga-Acerbi.

    Erudito nell'arte e nelle lettere,[59] Aloisio si dilettava nella scrittura e nella composizione di commedie, che regolarmente faceva avere a Federico, marchese di Mantova. Conosciuto per questo dagli scrittori contemporanei, pare che Ludovico Ariosto l'abbia citato nell'Orlando furioso, accomunandolo all'"altro Luigi" (Luigi Gonzaga "Rodomonte"):[60]

    « Ce ne son dui
    di par da Marte e dalle Muse amati,
    ambi del sangue che regge la terra
    che il Mincio fende e d'alti stagni serra. »

    (Ludovico Ariosto, Orlando furioso, Canto XXXVII, 8[61])
    Castel Goffredo, Palazzo Gonzaga-Acerbi

    Fu buon amministratore e perfezionò gli ordinamenti giuridici territoriali.[62] Venne ricordato come uno dei signori più amati dal popolo castellano.[63] Amante dei piaceri della vita,[50] fece della sua corte sfarzosa un centro di cultura ospitando personaggi illustri, tra cui il capitano imperiale Luigi Gonzaga "Rodomonte",[64] il poeta Pietro Aretino nel 1536,[65] dal 1538 al 1541 lo scrittore Matteo Bandello[18] (che divenne suo segretario e qui conobbe Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo[66][67] e sua sorella Isabella[68]) con Cesare Fregoso, Costanza Rangoni e i loro figli,[69] Paolo Battista Fregoso militare parente di Cesare,[70] l'ambasciatore Antonio Rincon,[71] lo studioso di chiromanzia frate Patrizio Tricasso da Ceresara e il poeta Vincenzo Barsio detto "Mantovano", che dedicò ad Aloisio il poema latino Alba.[72] Frequentò la corte anche Cornelia Malaspina, nota per essere stata l'amante[73] in Italia di Francisco de Los Cobos, segretario di Stato dell'imperatore Carlo V e venne nominata dal poeta Matteo Bandello.[74]

    Aloisio Gonzaga si cimentò in diversi tornei e combattimenti contro suoi avversari[75] ed era considerato, all'epoca, un'autorità in materia di duelli.[18][50]

    Storico fu l'incontro che avvenne con l'imperatore Carlo V (che scherzosamente lo chiamava "vecchia volpe italiana"[76]): il 28 giugno 1543[77] fu ospite di Aloisio a Castel Goffredo per l'intera giornata ed ottenne le chiavi della fortezza.[78] Il sovrano, accompagnato dal Governatore di Milano Alfonso III d'Avalos,[79] incontrò anche in quella data nel Castello di Medole Ferrante Gonzaga, il cardinale Ercole Gonzaga e Margherita Paleologa (moglie di Federico II), per legittimare la duplice investitura nei titoli di Duca di Mantova e Marchese del Monferrato di Francesco Gonzaga, figlio di Margherita e Federico, oltre a concordare le sue future nozze con Caterina d'Austria, nipote dell'imperatore.[80] In un manoscritto anonimo si legge:

    « Questa venuta, che tanto desiderava il signor marchese, fu quella e non altre, che lo indussero a cambiare, per così dire, la faccia al paese. Non era casa, non vi erano pareti esteriori in cui non si vedessero a fresco dipinte maestose logge, militari trofei, vasi egizi ed ornati d'ogni sorta, per cui più che un paese, sembrava un teatro magnifico e sorprendente »

    [56]

    [modifica | modifica wikitesto]

    Aloisio Gonzaga morì a Castel Goffredo il 19 luglio 1549 all'età di 55 anni e lasciò nel dolore i suoi sudditi.[81] Fu sepolto inizialmente nella chiesa di Santa Maria del Consorzio in Castelvecchio, in una stanza fatta erigere da lui personalmente e dentro una cassa nella quale si era spesso misurato.[82][83] Nel 1595[84] Ippolita Maggi, moglie di Alfonso, fece riesumare e tumulare la salma nel Santuario della Madonna delle Grazie presso Mantova insieme al marito Alfonso[18][85]: una lapide in marmo bianco all'interno ne ricorda l'evento.[86]

    Lasciò i tre figli in tenera età sotto la tutela del cardinale Ercole Gonzaga e per disposizione testamentaria datata 6 giugno 1548 avvenne la spartizione del feudo[87]: ad Alfonso toccò Castel Goffredo, a Ferrante Castiglione e ad Orazio Solferino con cospicui possedimenti terrieri, tra cui il Palazzo Secco-Pastore e Corte San Lazzaro a San Martino Gusnago.[88]

    Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

    Aloisio e Caterina ebbero tre figli:

    Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

    Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
    Gianfrancesco Gonzaga Francesco I Gonzaga  
     
    Margherita Malatesta  
    Ludovico III Gonzaga  
    Paola Malatesta Malatesta IV Malatesta  
     
    Elisabetta da Varano  
    Rodolfo Gonzaga  
    Giovanni l'Alchimista Federico I di Brandeburgo  
     
    Elisabetta di Baviera  
    Barbara di Brandeburgo  
    Barbara di Sassonia Rodolfo III di Sassonia  
     
    Barbara di Legnica  
    Aloisio Gonzaga  
    Giovanni I Pico Francesco II Pico  
     
     
    Gianfrancesco I Pico  
    Caterina Bevilacqua Guglielmo Bevilacqua  
     
    Taddea Tarlati  
    Caterina Pico  
    Feltrino Boiardo Matteo Boiardo  
     
    Bernardina Lambertini  
    Giulia Boiardo  
    Guiduccia da Correggio Gherardo VI da Correggio  
     
    ...  
     

    Stemma[modifica | modifica wikitesto]

    Stemma Descrizione
    Orn ext Prince.png
    Coat of arms of the House of Gonzaga (1433).svg
    Aloisio Gonzaga, Principe del Sacro Romano Impero

    D'argento, alla croce patente di rosso accantonata da quattro aquile di nero dal volo abbassato [imbeccate e membrate di rosso], rivolte alla destra araldica; sul tutto, uno scudo inquartato: nel primo e nel quarto di rosso al leone dalla coda doppia d'argento, armato e lampassato d'oro, coronato e collarinato dello stesso (Regno di Boemia); nel secondo e nel terzo fasciato d'oro e di nero.

    Edifici e residenze di Aloisio Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

    Epigrafi aloysiane a Castel Goffredo[modifica | modifica wikitesto]

    Aloisio Gonzaga ha lasciato testimonianza del suo marchesato in alcune epigrafi presenti a Castel Goffredo.[89]

    Queste sono murata sui fianchi della Torre Civica ed erano anticamente collocate sul rivellino della Porta di Sopra:

    ALOYSIVS RODVLPHI FILIVS
    NE' SUPERBIA IN LA PROSPERA NE VILTA' IN LA ADVERSA

    Queste, murate sul fianco della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo, appartenevano alla chiesa di Santa Maria del Consorzio:

    Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

    Col nome di Loyso Gonzaga è stato ricordato ne Il mestiere delle armi, regia di Ermanno Olmi (2001).[90]

    Amleto di Shakespeare[modifica | modifica wikitesto]

    Benché in dramma Amleto di Shakespeare sia ambientato in Danimarca, alcuni riferimenti ad un Gonzago[91]

    « ... In questo dramma si rappresenta un’uccisione commessa a Vienna; il nome del duca è Gonzago; sua moglie si chiama Baptista; vedrete fra poco; è un terribile lavoro... Ei lo avvelena nel giardino per carpirgli il dominio. Ha nome Gonzago; la storia esiste ancora scritta in buon italiano... »

    (Shakespeare, Amleto, Atto III, Scena II.[92])

    e alle modalità di assassinio di Amleto farebbero pensare che lo scrittore si sia rifatto a qualche resoconto dell'epoca, trasmesso "in buon italiano". Si tratterebbe dell'episodio che portò alla morte nel 1538 del duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere,[93] marito di Eleonora Gonzaga, forse avvelenato da un sicario del marchese di Castel Goffredo Aloisio Gonzaga, cugino della moglie. Il riferimento invece a "Baptista" riguarderebbe un altro duca di Urbino, Federico da Montefeltro, che sposò Battista Sforza.

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ Il 2 febbraio 1488 per Massimo Marocchi, Storia di Solferino, Castiglione delle Stiviere, 1994. e per Piero Gualtierotti, Matteo Bandello alla corte di Luigi Gonzaga, Mantova, 1978.
    2. ^ Il 19 luglio 1548 per Coniglio, p. 480.
    3. ^ Bartolomeo Arrighi, Storia di Castiglione delle Stiviere sotto il dominio dei Gonzaga, Mantova, 1853.
    4. ^ Marocchi, p. 120.
    5. ^ Francesco Zazzera, Della nobiltà dell'Italia. Parte I, Napoli, 1615.
    6. ^ Roggero Roggeri, Leandro Ventura, I Gonzaga delle nebbie. Storia di una dinastia cadetta nelle terre tra Oglio e Po, Cinisello Balsamo, 2008.
    7. ^ Piero Gualtierotti, Il Tartarello, nº 4, dicembre 1978, p. 8.
    8. ^ Gozzi, p. 34.
    9. ^ Scardovelli, p. 9.
    10. ^ Marocchi, p. 50.
    11. ^ Gualtierotti, p. 55.
    12. ^ Massimo Marocchi, I Gonzaga a Lonato 1509-1515, Brescia, 2010.
    13. ^ Luzzara gonzaghesca.
    14. ^ Marocchi, p. 107.
    15. ^ Leandro Zoppè, Itinerari gonzagheschi, Milano, 1988.
    16. ^ a b Marocchi, p. 114.
    17. ^ a b Condottieri di ventura. Luigi Gonzaga, su condottieridiventura.it. URL consultato il 17 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2014).
    18. ^ a b c d e f Dizionario Biografico degli italiani. Luigi Gonzaga, su treccani.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    19. ^ Guido Sommi Picenardi, Castel Goffredo e i Gonzaga, Milano, 1864.
    20. ^ Bonfiglio, p. 45.
    21. ^ Ruggero Regonini, I Gonzaga signori di Ostiano, Ostiano, 2001, pp. 33-38.
    22. ^ Clifford, p. 157.
    23. ^ Berselli, p. 74.
    24. ^ Marocchi, p. 190.
    25. ^ a b Mario Castagna, L'incontro del marchese Aloisio Gonzaga con sant'Angela Merici, in Il Tartarello, 1-2, giugno 2017, p. 38.
    26. ^ Marocchi, p. 131.
    27. ^ Condottieri di ventura. Niccolò Maria Rangoni., su condottieridiventura.it. URL consultato il 17 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2014).
    28. ^ Gualtierotti, p. 33.
    29. ^ Gualtierotti, p. 31.
    30. ^ Mario Castagna, L'incontro del marchese Aloisio Gonzaga con sant'Angela Merici, in Il Tartarello, 1-2, giugno 2017, p. 38-39.
    31. ^ Filippo Maria Salvatori, Via della santa madre Angela Merici..., Roma, 1807.
    32. ^ Gualtierotti, p. 30.
    33. ^ Il palazzo si trovava in Via del Grifone, ora Via Ardigò sede dell'Archivio di Stato.
    34. ^ Marocchi, p. 147.
    35. ^ Gozzi, p. 31.
    36. ^ Gozzi, pp. 34-36.
    37. ^ Raffaele Agostini, La corte e l'oratorio di Gambaredolo presso Castel Goffredo, Mantova, 2002.
    38. ^ Marocchi, p. 51.
    39. ^ Coniglio, p. 482.
    40. ^ Clifford, p. 167.
    41. ^ 1526 Giovanni dalle Bande Nere fu ferito a Governolo., su governolo.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    42. ^ Lo zodiaco del Falconetto.
    43. ^ Marchi, p. 212.
    44. ^ Il medico ebreo Abramo curò anni prima anche le ferite di Aloisio Gonzaga
    45. ^ Roggero Roggeri, Leandro Ventura, I Gonzaga delle nebbie. Storia di una dinastia cadetta nelle terre tra Oglio e Po, Cinisello Balsamo, p. 43., 2008.
    46. ^ Marocchi, p. 146.
    47. ^ Cesare Fregoso aveva sposato Costanza Rangoni, sorella di Ginevra.
    48. ^ Libri senza carta., su librisenzacarta.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    49. ^ Gualtierotti, p. 79.
    50. ^ a b c Marocchi, p. 52.
    51. ^ Marocchi, p. 174.
    52. ^ Giovanni Anguissola era fratello di Caterina, moglie di Aloisio.
    53. ^ Marocchi, p. 177.
    54. ^ Città di Castiglione delle Stiviere (a cura di), Castiglione attraverso i secoli, Verona, 2004.
    55. ^ Scardovelli, p. 8.
    56. ^ a b Amadei-Marani, p.127.
    57. ^ Berselli, p. 75.
    58. ^ Mauro Perani, Gli ebrei a Castel Goffredo, Firenze, 1998.
    59. ^ Giovanni Pico della Mirandola, il grande umanista, era fratello di sua madre Caterina e il poeta Matteo Maria Boiardo era nipote di sua nonna materna Giulia Boiardo.
    60. ^ Gozzi, p. 35.
    61. ^ Orlando furioso. Canto XXXVII.
    62. ^ Giuseppe Amadei e Ercolano Marani (a cura di), I ritratti gonzagheschi della collezione di Ambras, Mantova, 1980, ISBN non esistente.
    63. ^ Berselli, pp. 74-75.
    64. ^ Gozzi, p. 30.
    65. ^ Marocchi, p. 162
    66. ^ Lucrezia Gonzaga, Lettere. Vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà ‘500, a cura di Renzo Bragantini e Primo Griguolo, Minelliana, Rovigo, 2009.
    67. ^ Gualtierotti, p. 63.
    68. ^ Gualtierotti, p. 85.
    69. ^ Centro Studi Matteo Bandello e la Cultura Rinascimentale., su matteobandello.it. URL consultato il 17 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2011).
    70. ^ Paolo Battista Fregoso., su treccani.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    71. ^ Marocchi, p. 163.
    72. ^ Ireneo Affò, Vita di Luigi Gonzaga detto Rodomonte, 1780, Parma., su books.google.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    73. ^ Treccani.it Nicola Maffei.
    74. ^ Rosanna Golinelli Berto. Associazione per i monumenti domenicani (a cura di), Sepolcri Gonzagheschi, Mantova, 2013.
    75. ^ Marocchi, p. 133.
    76. ^ Marocchi, p. 210.
    77. ^ Per Giovanni Scardovelli fu il 17 agosto 1541.
    78. ^ Bonfiglio, p. 46.
    79. ^ Gualtierotti, p. 94.
    80. ^ Marocchi, p. 175.
    81. ^ Gozzi, p. 43.
    82. ^ Bonfiglio, p. 111.
    83. ^ Associazione per i monumenti domenicani (a cura di), Sepolcri gonzagheschi, Mantova, 2013.
    84. ^ Marocchi, p. 54.
    85. ^ Marocchi, p. 179
    86. ^ La lapide recita in latino: "ALOYSIO GONZAGAE MARCHIONI / SAC. ROM. IMP. PRINCIPI / CASTRIGUFFREDI CASTIL. ET SULPH. DNO / RER. BELLICAR. LAUDE PRAESTANT. / PONTIF. IMPER. AC SUMIS REGIB. GRAT. / NEC NON ALPHONSO EIUSDEM PRIM. FILIO / PRID. NONAS MAI MDXCII VIOL. MORTE PEREMPTO / IULIA Q. AC. GINEB. INFANTIB. PERAEMORT. / HIPPOLYTA MADIA MEDIOLANENSIS. / SOCERO CONIUGI ET FILIAB. CHARISSIMIS / PONENDUM CURAVIT. 1595." - Traduzione: "Al marchese Luigi (Aloisio) principe del Sacro Romano Impero, Signore di Castelgoffredo, Castiglione e Solferino, meritatamente insigne nell'arte della guerra, stimato da papi, imperatori e potenti re; ed a suo figlio primogenito Alfonso, colpito da morte violenta il 7 maggio 1592, e alle figlie carissime Giulia e Ginevra morte in tenera età. Ippolita Maggi milanese pose in memoria del suocero, del marito e delle figlie. 1595."
    87. ^ Roberto Brunelli, I Gonzaga. Quattro secoli per una dinastia, Mantova, 2010.
    88. ^ Marocchi, p. 270.
    89. ^ Lombardia Beni Culturali. Castel Goffredo, piazza Mazzini., su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 17 luglio 2013.
    90. ^ Il mestiere delle armi, su cinemedioevo.net. URL consultato il 22 dicembre 2016.
    91. ^ (EN) Gonzago, su hamletonline.com. URL consultato il 22 dicembre 2016.
    92. ^ Amleto, Atto III, Scena II, su it.wikisource.org. URL consultato il 22 dicembre 2016.
    93. ^ Del Sapio Garbero, La traduzione di Amleto nella cultura europea, pp.31-32, Marsilio, 2002, su uniba.it. URL consultato il 22 dicembre 2016.

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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    • Leandro Zoppè, Itinerari gonzagheschi, Milano, 1988, ISBN 88-85462-10-3.

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