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Rodolfo Gonzaga

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Rodolfo Gonzaga
Rodolfo Gonzaga in un ritratto del XV secolo (Kunsthistorisches Museum)
Consignore di Castel Goffredo
Stemma
Stemma
In carica1478[1] 
1479
PredecessoreLudovico II Gonzaga, marchese di Mantova
SuccessoreLudovico Gonzaga (vescovo di Mantova)
Signore e poi marchese di Luzzara
In carica1478[1] 
1495
Investitura1. 1479 (SRI Federico III)
2. 1494 - marchesato (SRI Massimiliano I)
PredecessoreLudovico II Gonzaga, marchese di Mantova
SuccessoreGianfrancesco e Aloisio Gonzaga (co-reggenti)
Signore di Castiglione e di Solferino
In carica1478[1] 
1495
Investitura1479 (SRI Federico III)
PredecessoreLudovico II Gonzaga, marchese di Mantova
SuccessoreGianfrancesco e Aloisio Gonzaga (co-reggenti)
NascitaMantova, 18 aprile 1452
MorteFornovo, 6 luglio 1495 (43 anni)
SepolturaMantova
Luogo di sepolturaChiesa di San Francesco
DinastiaGonzaga
PadreLudovico II Gonzaga
MadreBarbara di Brandeburgo
ConsorteAntonia Malatesta
Caterina Pico della Mirandola
FigliPaola
Gianfrancesco
Lucrezia
Barbara
Giulia
Aloisio
ReligioneCattolicesimo
Rodolfo Gonzaga
NascitaMantova, 18 aprile 1452
MorteFornovo, 6 luglio 1495
Cause della morteferite nella battaglia di Fornovo
Luogo di sepolturaMantova, Chiesa di San Francesco
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servito
Forza armata
Armacavalleria
Anni di servizio1469 - 1495
GradoCapitano
Guerre
Battaglie
Comandante dicavalleria
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Rodolfo Gonzaga (Mantova, 18 aprile 1452Fornovo, 6 luglio 1495) è stato un nobile e condottiero italiano. Da lui si originarono la linea dei Gonzaga di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino[2][3] e quella dei Gonzaga di Luzzara.

Rodolfo era l'ottavo figlio, il quartogenito maschio, di Ludovico II Gonzaga, marchese di Mantova, e di Barbara di Brandeburgo. Come molti altri figli cadetti del tempo, condusse la sua vita come condottiero di ventura agli ordini dell'uno o dell'altro potentato. Venne armato cavaliere già il 3 febbraio 1469, a Ferrara, dall'imperatore Federico III d'Asburgo e, nell'estate successiva, si recò a Bruxelles per mettersi al servizio del duca di Borgogna Carlo il Temerario, rimanendo nelle Fiandre per oltre un anno. Dal 1471 al 1473 militò per il pontefice Sisto IV e dall'ottobre 1474 al 1482 passò al soldo dei Fiorentini, poi nel 1483 della Repubblica di Venezia e quindi nel 1486 del Ducato di MIlano, trovandosi anche, da ultimo, a combattere su fronti opposti rispetto ai fratelli.[2]

Vicende dinastiche e matrimoni

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Intanto, nel 1478, era morto suo padre Ludovico, il quale era riuscito a ricondurre sotto il suo governo gran parte degli sparsi domìni dei Gonzaga. Pur nell'irreperibilità di un suo testamento, si procedette ad una nuova partizione, amministrata in sostanza dalla vedova Barbara. A Rodolfo toccarono alla fine, in regime di consignoria con il fratello minore, il protonotario Ludovico, e con clausola di reciproca successione in caso di mancanza di discendenza maschile,[4] Luzzara e le terre bresciane facenti parte del cosiddetto "Mantovano Nuovo", tra cui Castel Goffredo, Castiglione e Solferino.[5] Rodolfo e Ludovico in seguito concordarono una spartizione, per così dire, verticale della loro consignoria: al maggiore andarono Luzzara, Castiglione e Solferino, al protonotario Castel Goffredo, con le località minori di Ostiano e Redondesco.[6] Restava evidentemente non derogabile la clausola di reciproca successione. L'accordo globale di spartizione tra i cinque fratelli Gonzaga fu ratificato dall'imperatore il 10 giugno 1479, con effetti questa volta praticamente definitivi.[2]

L'11 gennaio 1481 sposò Antonia Malatesta, figlia naturale di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dalla quale non ebbe figli e, l'anno successivo, mentre si trovava a Ferrara, venne colpito dalla peste, riuscendo tuttavia a guarire.

A Natale del 1483 si verificò, in circostanze oscure, la morte di Antonia: commentatori contemporanei, a partire da Andrea da Schivenoglia, parlarono di decapitazione per adulterio, inquadrando il fatto, sia pure con diversi contorni, nell'ambito delle lotte di potere che si svolgevano nelle corti dei Gonzaga, ma lo studioso e archivista Alessandro Luzio, pubblicando nel 1922 l'archivio Gonzaga di Mantova, è arrivato invece a conclusioni diverse.[2] La lettera di condoglianze inviata a Rodolfo dal fratello cardinale Francesco l'11 gennaio 1484[7], si esprimeva in toni e termini che deponevano in tutta evidenza per una morte naturale della cognata:

«La lettera de V.S. per aviso de la morte de la suoa dilectissima consorte n'è stato de summo dispiacere e per la perdita suoa e per l'affanno che siamo certi quella haverne concepto amandola tanto come ella faceva, e per questo summamente ce ne condogliamo cum lei tuta volta, perhò ricordandoli e per la prudentia suoa e per lo debito a tolerarsi la voluntà de messer Domenedio cum buona patientia, che cussì faremo anchor nui, a che ben che siamo stati tre anni in summo desiderio de vederla[,] havendo Dio terminato de torla cussì presto[,] ha messo meglio de non haverla mai vista per haver mo' de la perdita qualche mancho duolore.[8]»

"Evidentemente – concludeva Luzio – o la voce registrata dallo Schivenoglia era fantastica: o Rodolfo aveva saputo dissimular la tragedia persino col fratello Cardinale!"[8]

Nel 1484, avendo ormai superato la trentina ed essendo, per le convenzioni del tempo, tenuto a garantirsi la successione, si risposò con Caterina Pico della Mirandola, sorella del famoso Giovanni, e vedova di Lionello I Pio di Savoia, consignore di Carpi, dal quale aveva già avuto due figli. Dal nuovo matrimonio, tra il 1486 e il 1494, sarebbero nati altri sei bambini, due maschi e quattro femmine.

Nel 1487, un ferrarese al servizio del protonotario Ludovico confessò di aver avuto parte in una congiura ordita dal suo padrone, insieme ai fratelli Rodolfo e Gianfrancesco, ai danni del loro nipote Francesco II, che era succeduto l'anno prima al padre Federico I, come marchese di Mantova. Si tratta di un episodio poco chiaro al termine del quale comunque i tre presunti congiurati si confinarono spontaneamente nei loro domìni,[2] Rodolfo nel castello di Luzzara. Nel 1491 tuttavia si rappacificò col nipote[9] e la ritrovata concordia si rivelò, per così dire, definitiva, perdurando anche dopo la morte di Rodolfo, quando Francesco si prese scrupolosamente cura della vedova e dei cuginetti rimasti orfani.

Rodolfo fece potenziare le strutture difensive di Luzzara, che aveva eletto a sua dimora principale, dall'architetto Luca Fancelli e quelle di Castiglione, chiamando l'esperto in costruzioni militari Giovanni da Padova.

Nel 1494 ottenne dal nuovo imperatore Massimiliano I d'Asburgo l'investitura come marchese di Luzzara.[10][11]

Rodolfo testò il 12 agosto 1494 davanti al notaio Giovanni de Binochis,[12] prevededendo i seguenti lasciti e disposizioni:

  • alla moglie Caterina Pico: il possesso della proprietà la Tomba in Luzzara e disponibilità di tutta la sua dote matrimoniale;[12]
  • alle figlie legittime Paola, Lucrezia, Barbara e Giulia: 5.000 ducati ciascuna al momento delle loro nozze o 1.000 ducati in caso di scelta di vita religiosa;[12]
  • al figlio naturale Ettore: una rendita annua di 200 ducati o, a scelta degli altri eredi, alcune proprietà che gli garantissero una rendita uguale. In aggiunta a questo, una casa arredata;[12]
  • al figlio Gianfrancesco: Luzzara, le proprietà di Fogare presso Dosolo e Ostiano;[12]
  • al figlio Aloisio: Castel Goffredo,[12] Castiglione,[12] Solferino,[13] le proprietà di Poletto, Libiola e Valle del Soccorso[12] nei pressi di Ostiglia[12] e i beni in Marmirolo, Villabona e Massimbona nell'Alto Mantovano,[12] posseduti (così come anche Castel Goffredo e Ostiano) dal fratello vescovo Ludovico ed evidentemente ritenuti da Rodolfo di propria spettanza in virtù della già menzionata clausola successoria concordata in sede di spartizione dell'eredità del loro padre Ludovico;[14][12]
  • divieto di effettuare la divisione dei beni prima del compimento del ventesimo anno per Aloisio e prima della morte del vescovo per i suoi beni;[12]
  • nomina della moglie Caterina come tutrice e amministratrice dei beni dei figli e del marchese di Mantova Francesco II come esecutore testamentario.[12]

Caterina Pico aveva fra l'altro esperienza in materia, perché era già rimasta vedova una volta con due bambini piccolissimi e dovendosela vedere all'epoca con un parente, Marco II Pio di Savoia, non così ben disposto nei confronti dei suoi figli. Lei stessa però morì assassinata in una storiaccia di corte nel 1501, e allora i ragazzi restarono affidati a Francesco II che ne curò paternamente gli interessi nel corso dei decenni, insegnando personalmente il mestiere delle armi al più piccolo, Aloisio, poi divenuto famoso capitano di ventura.[15]

Il 31 luglio 1502 Gianfrancesco e Aloisio avrebbero ottenuto l'investitura congiunta dei feudi paterni da parte dell'imperatore Massimiliano I, il quale avrebbe poi ratificato, nel 1508, la partizione effettuata da Gianfrancesco in ottemperanza con le disposizioni testamentarie[16] (ma evidentemente un po' in anticipo rispetto al termine fissato da Rodolfo).

La discesa di Carlo VIII di Francia nella penisola italiana nel 1494, comportò la necessità di mobilitazione delle forze per assicurare la difesa dei domini gonzagheschi dalla minaccia francese. L'anno precedente Rodolfo era ancora alle dipendenze del duca di Milano Ludovico il Moro, mentre il capo della casata, suo nipote Francesco II, militava da alcuni anni per la Repubblica di Venezia. Nel mese di dicembre, probabilmente nella speranza di attrarre quest'ultimo nella propria orbita, Ludovico liberò Rodolfo dai propri impegni, consentendogli di raggiungere a Mantova il nipote, il quale però, nel febbraio 1495, rinnovò il proprio contratto con la Serenissima; e Rodolfo rimase al suo fianco. Era con lui anche a Fornovo, il 5 e 6 luglio, dove trovò la morte combattendo valorosamente.[2] La sua salma fu trasportata a Mantova e deposta nella Chiesa di San Francesco, mausoleo dei Gonzaga.

"Francesco Gonzaga dopo la morte dello zio si impegnò a sostenerne la vedova, per la quale sollecitò da parte della Serenissima una provvisione annua di 1000 ducati",[2] cosa che il governo veneto si affrettò a concedere, insieme alla promessa di fornire di dote le tre figlie rimaste orfane.[17]

Rodolfo e Caterina ebbero sei figli[18]:

Rodolfo Gonzaga ebbe anche tre figli naturali:[21]

Ascendenza patrilineare diretta

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  1. Filippo Corradi, XII secolo
  2. Abramino Corradi, 1140 ca.-1200 ca.
  3. Guidone Corradi, ?-1271/1272
  4. Antonio Corradi, ?-1283
  5. Guido Corradi, ?-1318
  6. Luigi I Gonzaga, I capitano del popolo di Mantova, 1268-1360
  7. Guido Gonzaga, II capitano del popolo di Mantova, 1290-1369
  8. Ludovico I Gonzaga, III capitano del popolo di Mantova, 1334-1382
  9. Francesco I Gonzaga, IV capitano del popolo di Mantova, 1366-1407
  10. Gianfrancesco Gonzaga, I marchese di Mantova, 1395-1444
  11. Ludovico III Gonzaga, II marchese di Mantova, 1412-1478
  12. Rodolfo Gonzaga, signore e poi marchese di Luzzara, 1452-1495
 Rodolfo
(1452-1495)
 
  
 Gianfrancesco
(1488-1525)
 Aloisio
(1494-1549)
  
    
 Ramo di Luzzara
Alfonso
(1541-1592)
 Orazio
(1545-1587)
 Ferrante
(1544-1586)
   
           
Ferdinando
Caterina 1 sp. Carlo Trivulzio
(1574-1615?)
Giulia
(1576-?)
Ginevra
(1578-?)
Giovanna
Maria
Luigia
Luigi
(naturale, 1550-?)
Ramo di Solferino
Rodolfo
(1569-1593)
Francesco
(1577-1616)
  
  
 Ramo di Castel Goffredo
(estinto)
Ramo di Castiglione

Galleria d'immagini

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  1. 1 2 3 Fino al 1479 in condominio con il fratello Ludovico
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Isabella Lazzarini, GONZAGA, Rodolfo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 57, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001. URL consultato il 30 luglio 2025..
  3. Mirko Anselmi, Università del tempo libero di Luzzara, Luzzara gonzaghesca (PDF), Luzzara, 24 novembre 2010, p. 2. URL consultato il 28 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2020).
  4. Arrighi, p. 9.
  5. Claudia Bonora Previdi e Laura Giacomini, Castiglione delle Stiviere nel contesto delle piccole capitali gonzaghesche (PDF), in Marco Pretelli, Rosa Tamborrino e Ines Tolic (a cura di), La città globale / The Global City, volume C1 (Storia locale, Storia globale: dimensione, scale e interazioni. La città del principe/Local History, Global History: Dimensions, Scales, and Interactions. The City of the Prince, a cura di Manuela Ghizzoni, Massimiliano Savorra, Donatella Strangio, Elena Svalduz), Torino, AISU, 2020, pp. 27-39 (28), ISBN 978-88-31277-01-3. URL consultato il 4 agosto 2025.
  6. Giancarlo Cobelli, ducato di Mantova sec. XIV - 1786, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia, 3 aprile 2006. URL consultato il 4 agosto 2025.
  7. La lettera, nella trascrizione di Luzio, risulta datata "XI januarij 1483", ma l'incongruenza dell'anno è verisimilmente dovuta allo stile dell'Incarnazione allora in uso in molte parti d'Italia, tra cui Mantova ( Lucia Graziano, A Nativitate, ab Incarnatione, a Passione Domini: quando iniziava l’anno, nel Medioevo?, su Una penna spuntata – Storia e Flolklore –, 25 marzo 2021. URL consultato il 20 agosto 2025), che faceva iniziare l'anno il 25 marzo.
  8. 1 2 Alessandro Luzio (a cura di), L'Archivio Gonzaga di Mantova. La corrispondenza familiare, amministrativa e diplomatica dei Gonzaga, collana Pubblicazioni della R. Accademia Virgiliana di Mantova. Serie I - Monumenta - Vol. II, volume secondo, Verona, Mondadori, 1922, p. 263, nota 2. URL consultato il 1° agosto 2025.
  9. Roberto Damiani, Rodolfo Gonzaga, su Condottieri di ventura, 17 febbraio 2013. URL consultato il 2 agosto 2025.
  10. Isabella Lazzarini, Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1450-1500), Roma, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1999, p. 110, ISBN 8871252519.
  11. Gabriele Fabbrici, Geografia politica della pianura reggiana fra XVI e XVKII secolo. Note introduttive, in Blythe Alice Raviola (a cura di), Corti e diplomazia nell'Europa del Seicento: Correggio e Ottavio Bolognesi (1580-1646)., Mantova, Universitas studiorum, 2014, pp. 51-66 (61), ISBN 9788897683643.
  12. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Marocchi, p. 128.
  13. Marocchi, p. 50.
  14. Essendo il giovane Ludovico un ecclesiastico, seppur non ordinato, era dato per assunto che non avrebbe potuto procreare una prole legittima (nata cioè da un regolare matrimonio) e quindi titolata ad ereditare i suoi titoli feudali. Desta semmai meraviglia l'inclusione, tra i cespiti ereditari, di Marmirolo, che, pur attribuita nel 1479 a Ludovico, molte fonti dichiarano riacquistata, in moneta sonante, dal marchese di Mantova Federico I, l'anno successivo (cfr. Lazzarini, D.B.F.; Progetto Civita, pp. 16 e 118).
  15. Raffaele Tamalio, GONZAGA, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 57, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001. URL consultato il 2 agosto 2025.
  16. Marocchi, p. 129.
  17. Alessandro Luzio e Rodolfo Renier, Francesco Gonzaga alla battaglia di Fornovo, in Archivio Storico Italiano, V, vol. 6, n. 179, 1890, pp. 205-246 (231). URL consultato il 1º agosto 2025.
  18. (EN) Miroslav Marek, Gonzaga 2, su Genealogy.eu, 25 novembre 2004. URL consultato il 2 agosto 2025.
  19. A. Rosa, Famiglia Odasi, Albero genealogico delle famiglie illustri di Urbino,, in Biblioteca Universitaria Centrale di Urbino, Fondo Antico., circa 1890.
  20. Alcuni storici fissano la data di nascita in 1488, Massimo Marocchi, Storia di Solferino, Castiglione delle Stiviere, 1994.
  21. Pompeo Litta, Gonzaga di Mantova, collana Famiglie celebri italiane, Milano, Giulio Ferrario, 1835.
  22. L'uomo che sedusse la Gioconda., su books.google.it.
  23. L'uomo che sedusse la Gioconda., su books.google.it.
  24. Alberto Polverari. Monteporzio e Castelveccho nella storia. Quaderni del Consiglio regionale delle Marche (PDF), su consiglio.marche.it.
  25. Educazione linguistica e livelli di scrittura femminile tra XV e XVI secolo. Le lettere di Giulia Farnese e di Adriana Mila Orsini., su journals.openedition.org. URL consultato il 22 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2019).
  • Bartolomeo Arrighi, Storia di Castiglione delle Stiviere sotto il dominio dei Gonzaga, vol. 1, Mantova, Negretti/Giorgio Franz in Monaco, 1833.
  • Dante Colli, Alfonso Garuti e Romano Pelloni, Piccole Capitali Padane, Modena, Artioli Editore, 1996, ISBN 88-7792-048-3.
  • Roberto Grassi (direzione generale), Progetto CIVITA - Le istituzioni storiche del territorio lombardo (PDF), Le istituzioni della città e della provincia di Mantova (redazione dei profili istituzionali particolari: Giancarlo Cobelli), Milano, Regione Lombardia - Direzione Generale Cultura Servizio biblioteche e sistemi culturali integrati, 1999.
  • Pompeo Litta, Gonzaga di Mantova, collana Famiglie celebri italiane, Milano, Giulio Ferrario, 1835, SBN LO11405418.
  • Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Bulino, 2010, ISBN 978-88-86251-89-1.
  • Massimo Marocchi, I Gonzaga di Castiglione delle Stiviere. Vicende pubbliche e private del casato di San Luigi, Artegrafica, 1990, SBN LO10341114.
  • Massimo Marocchi, Storia di Solferino, Comune di Solferino, 1994, SBN CFI0076460.
  • Adelaide Murgia, I Gonzaga, Milano, Mondadori, 1972. ISBN non esistente
  • Massimo Telò (a cura di), Aloisio Gonzaga. Un principe nella Castel Goffredo del '500, Roma, PressUp, 2021, ISBN non esistente.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Signore di Castel Goffredo Successore
Ludovico II Gonzaga, marchese di Mantova 1478-1479
in condominio con il fratello Ludovico
Ludovico Gonzaga (vescovo di Mantova) I
Rodolfo e Ludovico Gonzaga (vescovo di Mantova) 1479-1511
Ludovico Gonzaga (vescovo di Mantova) da solo
Aloisio Gonzaga II

Predecessore Signore di Castiglione, Signore di Solferino Successore
Ludovico II Gonzaga, marchese di Mantova 1478 - 1495
fino al 1479 in condominio con il fratello Ludovico
Gianfrancesco e Aloisio Gonzaga (co-reggenti)

Predecessore Signore, poi marchese di Luzzara Successore
- 1478 - 1495
fino al 1479 in condominio con il fratello Ludovico
Gianfrancesco e Aloisio Gonzaga (co-reggenti)
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