da Correggio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Da Correggio
Stemma dei Da Correggio.jpg
Stato Correggio e parte dell'Emilia
Titoli
  • Signori di Correggio
  • Conti di Correggio
  • Principi di Correggio
Fondatore Frogerio da Correggio
Ultimo sovrano Siro da Correggio
Data di fondazione 1009
Data di deposizione 1634
Etnia italiana
Stemma dei principi di Correggio
Stemma dei principi di Correggio

I da Correggio sono una famiglia feudale italiana che ha esercitato la propria signoria sulle città di Parma e di Correggio, così come su altri feudi minori, governando vari comuni in qualità di podestà o capitani del popolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dei da Correggio risalgono al cavaliere Guido, lombardo, al servizio dei Canossa.
Suo figlio Frogerio fu il primo signore sovrano di Correggio per donazione dei Canossa. Una carta del 1009, redatta in castro Coregia, attesta che Frogerio e Adalberto, figli di Guido del comitato reggiano, viventi a legge longobarda, donano a Sigeri, prete e rettore della chiesa di S. Michele arcangelo di Correggio, alcuni beni in Gurgneto Glandada: Frogerio et Adalberto germani, filiis quondam Widonis de comitatu Reiense ( ... ) donamus ( ... ) tibi Sigheri presbyter et rectores Sancti Michaelis archangeli sito ubi dicitur Corregia finibus regiense. È la prima carta, questa, che ci ricorda la casata. Sempre nel 1009 costruirà la prima Rocca.
Possedeva anche Ramoscello e Sorbara tramite sua moglie Valdrada, figlia del marchese Odó. Morì prima del 1029 lasciando due figli: Guido I signore di Correggio, Ramoscello e Sorbara, che morì senza figli dopo il 1038; e Gherardo I, il suo successore, aiutante della contessa Matilde di Canossa (verso il 1076) e morto intorno al 1080.

  • Gherardo lasciò una figlia, Agelburga, e un figlio, Alberto, che fu signore di Correggio verso il 1080, e che lasciò alla sua morte un figlio, Gherardo II, signore e conte (titolo personale di cui non si conosce l'origine) di Correggio. Era ancora vivo nel 1109 e lasciò un figlio, Matteo I, signore di Correggio. Alla sua morte prima del 1141, lasciò due figli: il più piccolo Corrado, ed il grande, Gherardo III, signore di Correggio, che era già in carica nel 1141 quando comprò la terra e il castello di Campagnola da Palmerio d'Albricone, successivamente nel 1143 comprò Corte Mantovana, Bosco dell'Argine e parte della Corte Nuova della città di Reggio, e nel 1150 comprò anche il castello di Montanara; in una data non conosciuta ebbe Castelnovo di Sotto come feudo dal vescovo di Parma. Morì nella seconda metà del XII secolo lasciando quattro figli:
Stemma della casata
  • Alberto II, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova. Nel 1173, insieme a Gherardo IV donò alla chiesa dei Santi Quirino e Michele di Correggio. Capostipite della linea di Alberto II da Correggio;
  • Nome non registrato, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova;
  • Gherardo IV, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, Podestà di Modena nel 1203; nel 1173, insieme ad Alberto II donò alla chiesa dei Santi Quirino e Michele di Correggio. Capostipite della linea di Gherardo IV:
  • Beatrice, monaca benedettina, badessa del Monastero di San Tommaso Apostolo di Reggio (morta dopo il 1190).

Linea di Alberto II da Correggio[modifica | modifica wikitesto]

Alberto II fu il padre di quattro figli:

  • il piccolo, Tommaso, che ebbe l'investitura di Castelnovo di Sotto dal vescovo di Parma e fu podestà di Ravenna nel 1227;
  • il terzo, Alberto, morto dopo il 1189;
  • il secondo Frogerio, che lasciò due figli: Guidotto, eletto vescovo di Mantova consacrato il 2 di dicembre del 1231, canonico della cattedrale di Bologna nel 1224, assassinato nel monastero di Sant'Andrea di Mantova da Uguccione di Altofoglia il 17 di maggio del 1233; e Sofia;
  • il figlio maggiore, Matteo II, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, che nel 1215 ottenne il feudo di Castelnovo di Sotto dal vescovo di Parma; fu patrizio di Parma, podestà di Bologna (1196, 1197 e 1213), podestà di Parma (1203), di Pisa (1208), di Cremona (1210), di Modena (1216), di Verona (1217) e di Pavia (1220). Fu a capo di un'ambasciata di Parma presso l'imperatore nel 1219. Morì dopo il 1220 e lasciò un figlio, Frogerio II, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, patrizio di Parma, podestà di Modena nel 1211 e nel 1216, podestà di Ravenna nel 1214. Mori nella prima metà del XIII secolo e lasciò un figlio, Giberto II, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, patrizio di Parma, morto verso la metà del XIII secolo.

Lasciò otto figli:

  • Guido III, signore di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara, nobile di Parma, podestà di Mantova nel 1239 e nel 1242, podestà di Faenza nel 1252, podestà di Orvieto nel 1257 e podestà di Lucca nel 1260;
  • Jacopo I, signore di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara, nobile di Parma. Fu assassinato a Parma da Pinuccio di Senaza nel 1303;
  • Matteo IV, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nova, patrizio di Parma, fu podestà di Treviso nel 1270;
  • Cavalca, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, e patrizio di Parma;
  • Guidotto, signore di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovana, Bosco dell'Argine, Castelnovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nova, patrizio di Parma. Ha lasciato due figli: il primo Giocondo, che nel 1260 ha agito in qualità di testimone in un trattato e fu il padre di Bartolomeo, che sposò nel 1326 Bojardo Matteo, Consignore di Rubiera e di Reggio Patrizio, ed il secondo, Bartolomeo, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari, e Patrizio di Parma;
  • Guglielmo e sovrano signore di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari, Patrizio di Parma. Ha lasciato un figlio di nome Bernardo che fu sovrano signore di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e Corte e patrizio di Parma, nel 1281 ha riconosciuto il diritto del vescovo di Trento da Castelnuovo di Sotto. Bernardo ha lasciato due figli di Guglielmo II, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale, e Patricia Parma, che nel 1297 ha dato il suo prozio Corrado di Obizzo, la sua parte indivisa del dominio di Correggio, e di Ettore, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale, e Patricia Parma, che nel 1297 ha anche dato il suo prozio Corrado di Obizzo, la sua parte indivisa del dominio di Correggio;
  • Obizzo, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale, e Patrizio di Parma. Ha lasciato un solo figlio, Corrado Correggio era ugualmente sovrano signore, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte di Corte Nuova e patrizio di Parma e fu Podestà nel 1304 di Piacenza;
  • Gherardo, fu canonico della cattedrale di Reggio, nel dicembre 1283.

Linea di Gherardo da Correggio[modifica | modifica wikitesto]

  • Gherardo IV, deceduto dopo il 1203, lasciando un figlio, Giberto I, signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale, l'atto è stato 1197 come arbitro in una controversia Campagnola nel XIII secolo e morì, lasciando tre figli: Gherardo V, Roberto (amministratore della chiesa dei Santi Michele e Quirino Correggio dicembre 1240) e un terzo nome era il padre di circostanze sconosciute 'Obizzo, Podestà di Reggio nel 1241 e suo padre una volta Corrado, Podestà di Reggio nel 1293, e Florida, che sposò Roberto di Collalto III, conte di Treviso e Collalto.
  • Gherardo de Dentibus conosciuto come V da Correggio era signore sovrano, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale, e Patricia Parma; era Podestà di Modena nel 1236, il Parma 1238 e 1247, a Reggio nel 1240 e Genova nel 1250 e fu uno dei capi principali dei Guelfi in Lombardia. Si dovrebbe fare un testamento nel 1257 e morì poco dopo. Si sposò Adelasia Rossi (figlia del signor Rossi Sigifredo Gazzani), nel quale ebbe quattro figli: Guido II, e
statua di Matteo III sotto la Fontana Maggiore a Perugia
  • Matteo III, un nome sconosciuto, e Beatrice che divenne una monaca e badessa del monastero benedettino di San Tommaso di Reggio. Matteo III è stato sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanara e parte di Corte Nuova, e Patricia Parma, Podestà di Piacenza (1250), Firenze (1257), Padova (1258, 1263 e 1269), Bologna (1261 e 1282), Treviso (1265 e 1266), Mantova (1269), Cremona (1272), Modena (1274 e 1283), Perugia (1278), Pistoia (1286) e Reggio (1288), e Capitano della città di Padova (1279) e ambasciatore di Parma al Papa nel 1279 e 1282. Ha lasciato un figlio illegittimo, Jacopino, padre di Matteo, signore del castello di San Quirico, che ha venduto il castello a suo cugino Gianfranco Cagnolo da Correggio nel 1346, dal 1315 e ha rotto la tradizione di famiglia ed è stato ghibellino ed ha introdotto una guarnigione straniera nel castello fino a quando venne assediato dai parmigiani e subito avvenne uno scambio di denaro; poeta era di bassa qualità, ma è citato da Ireneo Affò nelle Memorie degli Scrittori e letterati Parmigiani (Parma tardo Settecento).
  • L'altro figlio rimasto, Guido II era signore sovrano di Correggio, signore di Campagnola, Corte Mantovani, Bosco dell'Argine, Castelnuovo di Sotto, Montanari e parte del Nuovo Tribunale. Nel 1264 e nel 1267 divenne comune con le convenzioni (in altri signori che hanno partecipato indivisi) e ha dato Campagnola, Bosco dell'Argine, Mantovana Tribunale e la Corte nel cambiamento Fosdondo, Camporotondo, Castel degli Orsi, nel 1298 ha comprato un castello della Lombardini Gente Campegine. Patrizio è stato anche di Parma, e di Genova nel 1268 Podestà di Bologna nel 1270, il capitano del Comune di Firenze nel 1277 e Modena nel 1283, Podestà di Mantova nel 1283, a Modena nel 1284, capitano generale dell'esercito di Parma nel 1285. Morì a Parma il 15 gennaio 1299. Era sposato con Mabilia della Gente, una famiglia patrizia di Reggio. Lasciò sette figli: Giberto III, Matteo V, Biacquino (Patrizio di Parma), Lezarda (sposata al patrizio Jacopino da Cornazzone con una dispensa papale da Parma) e tre ragazze con nome ignoto: una donna è stata sposata con un patrizio Cremona, il marchese Malaspina, secondo Franceschini Mulazzo e Signore di Bossa Nova in Sardegna, e Vicario Imperiale di Parma, e la terza con Pinamonte Bonacolsi, signore di Mantova dal 1272.
  • Matteo V, signore di Correggio è stato sovrano, signore di Castelnuovo di Sotto, Fosdondo, Camporotondo, Castel degli Orsi Montanari e Campegine, nel 1305 venne investito da Azzo d'Este a patrizio di Casaloffia ed è stato anche di Parma e Reggio Podestà nel 1306. Fu riammesso nel 1323 a Parma, dove era diretto il lato sconfitto dal fratello di Giberto III Correggio, ora combattuta da Matteo V e la parte guelfa, con diversi cambi di fortuna (a Crovara fu sconfitto nel 1307 ma fu vittorioso a Dossolo 1312). Si sposò con Agnese Fogliani, figlia di Fogliani Matteo, signore di Querzola, ma non ebbe figli.
  • Giberto III nel 1299 era il Signore sovrano di Correggio, signore di Castelnuovo di Sotto, Fosdondo, Camporotondo, Castel degli Orsi, Montanari e Campegine. Nel 1303 era signore di Parma con il titolo di "Difensore della Repubblica e conservatore di pace", ma fu espulso nel 1308. Nel 1304 è stato proclamato sovrano signore di Piacenza, ma è stato espulso poco dopo, riconquistato il potere e tenutasi Parma a Cremona nel 1312 con il titolo di Podestà con il supporto dei commercianti, ma fu deposto dai guelfi e parmigiano di Cremona che ha dato onore re Roberto di Napoli, nel 1316, ritornò padrone di Cremona perdendola presto. Nel 1304 ricevette i feudi del comune di Reggio Campagnola, Fabbrica, e Bodollo Bosco dell'Argine, in cambio di un tributo annuale, nel 1311 ha ricevuto l'investitura imperiale di allora Colorno e Guastalla. Nel 1310 l'imperatore lo fece cavaliere: era vicario imperiale di Reggio (1311-1312), capitano generale di Parma, Cremona e la Lega Guelfa a dicembre in Lombardia nel 1314 e confermato nel 1319, nel corso degli ultimi ufficio; a Pontremoli è stato vicario del dicembre 1319. Si sposò in prime nozze Elena Malaspina, figlia del marchese di Morello Malaspina Mulazzo in seconde nozze con una principessa Da Camino, probabilmente figlia Riccardo IV conte di Ceneda e di Sopra e Signore di Treviso, Belluno e Feltre; in terze nozze la figlia Elena di Langosco di Langosco Filippone, conte palatino e Imperial Lomellin Langosco, signore di Vercelli e Pavia, e negli ultimi trimestri e matrimonio Engelenda (nota come Maddalena) Rossi. Morì a Castelnuovo di Sotto il 25 luglio del 1321. Ha lasciato dodici figli:
  • Simone, figlio della prima moglie, era signore sovrano di Correggio, Signore del Castelnuovo di Sotto, Fosdondo, Camporotondo, Castel degli Orsi, Montanara, Campegine, Campagnola, Fabbrica, Bodollo, Bosco dell'Argine, Colorno e Guastalla, è stato anche signore 1326-1332 e il Brescello, nel gennaio 1334. Nel 1326 ha ricevuto l'investitura dei feudi di Luzzara, Reggiolo, Suzzara, Borgoforte e San Benedetto Po Poggetto cardinale, ma ha dovuto cedere al Papa i feudi nel 1327. Era Patrizio di Parma, capitano del Poggetto cardinale giocato legacy (da novembre 1322), ha lottato per gli Scaligeri nel 1324 e 1328 ed è stato capitano del suo esercito contro l'imperatore e il papa, nel dicembre 1334. Si è sposato due volte, prima con la Cancelliera Maggi, figlia di Matteo Maggi, signore di Brescia e la seconda con Beatrice della Torre, signora di Santa Maria in Dalmazia, figlia di Francesco della Torre, governatore di Istria. Morì nel 1344 lasciando tre figli: Gianfrancesco, chiamato Cagnolo,
  • Giacomina (maritata col signore di Padova Ubertino da Carrara, poi ripudiata per aver intrattenuto una relazione con Alberto della Scala, morì nel 1345) e Antonia († dopo il 1389).

Sono stati chiamato Gianfrancesco signore di Cagnolo e Gualtieri, acquistato nel 1345, dopo San Quirico Matteo da Correggio (1346). Correggio ha rilevato nel 1371 ma fu presto espulso dal Visconti. Era patrizio di Parma, cavaliere di Re Ludwig di Ungheria (dicembre 1347), capitano dell'esercito di Oriente (1344, 1347-1358), capitano dell'esercito di Visconti (1358-1371). Morì nel 1375. Era sposato con Bartolomeo Ubaldini, figlia del signor Vanni Ubaldini di Susinana. Ha lasciato quattro figli: Ludovico (che ha dato la sua quota indivisa del suo genitore Giberto da Correggio), Beatrice († dopo il 1389), Taddea (sposata a un nobile morto a Vicenza e Parma nel 1410) e Corradini).

  • Guido IV, figlio della prima moglie, era conosciuto come il Conte di Correggio, allora principe di Correggio, e morì nel 1445.

Guido da Correggio e origine della Contea imperiale[modifica | modifica wikitesto]

MIO1 2.jpg

Beatrice, figlia della prima moglie, sposò Giacomo Rossi, poi con Alboino I della Scala di Verona, e infine con Galasso Pio, signore di Carpi.
Antonia, figlia della prima moglie, morta l'ultima nel 1323, sposò nel 1303 Gian Quirico Sanvitale, signore di Parma, e poi con Maghinardo Ubaldini, signore di Palazzuolo sul Senio Vannini, figlia della prima moglie, sposata 1305 al Francesco di Rinaldo Bonacolsi, capitano perpetuo di Modena.

  • Azzo è nato nel 1303, figlio della seconda moglie, signore sovrano di Parma, proclamato il 21 maggio 1341 (con i fratelli), ha venduto segretamente la città di Modena a Obizzo nell'ottobre 1344 per 60.000 fiorini, fu Superior al Borgo San Donnino nel dicembre 1318, canonico della cattedrale, dal 1325, coadiutore della diocesi di Verona con diritto di successione a partire dal novembre 1331, egli ha ottenuto dagli ordini ecclesiastici nel 1339 e fu proclamato signore sovrano di Correggio Signore di Castelnuovo di Sotto, Fosdondo, Camporotondo, Castel degli Orsi, Montanara, Campegine, Campagnola, Fabbrica, Bodollo, Bosco dell'Argine, Guastalla e Colorno; perso Correggio, Guastalla e Brescello lavorare al suo fratello Guido nel 1344, e fu proibito da Guido Castelnuovo Sotto, se nel gennaio del 1345, e fu investito Berceto Guardasone, nel luglio 1335, fu Signore di dicembre Castrignano nel settembre del 1339, fino a quando ha perso nel 1358 per una dichiarazione che assegna il Vescovo di Parma; diritto privato di Parma nel 1345, ha ottenuto la restituzione dei Visconti e Guardasone Colorno, a cui sono stati aggiunti Castelnuovo Monti, Sassatella, Gombio, Rossens Scalocchio e nel settembre 1357. Egli era capitano dell'esercito pontificio e governatore pontificio di Borgo San Donnino dicembre 1326, il capitano dell'esercito di Scaligeri dicembre 1336, vicario di Lucca, entro dicembre Scaligeri nel giugno 1337, Governatore di Parma, entro dicembre Scaligeri nel settembre del 1339, Governatore di Verona nel febbraio 1354 dove ha cercato di ottenere il potere in città con l'aiuto di Scaligeri ma fallì ed egli fuggì a Ferrara, Mantova e Milano dove si stabilì, era un amico di Petrarca. Morì a Milano nel 1367. Si sposò a Mantova nel febbraio 1340 con Tommasina Gonzaga, figlia di Guido Gonzaga, signore di Mantova. Ha lasciato otto figli: Giberto, signore di Guardasone, Colorno, Castelnuovo dei Monti Sassatella, Gombio, e Rossens Scalocchio, Patrizio Podestà di Milano e Parma, che morì nel 1372 Guardasone 19 aprile 1402, Ludovico, Patricia esercito di Parma e capitano dei Visconti, che morì in battaglia a Caprino Bergamasco il 17 agosto 1373; il terzo, che non è conosciuto e il nome era noto solo patrizio di Parma e morì in carcere Verona nel 1354, Antonio, Parma e capitano Patrick giocato il Visconti, che morì nella stessa battaglia Caprino Bergamasco 1373; Orsola, Elisabeta, Taddea e Giacomo.
  • Giovanni, figlio della quarta donna, signore di Correggio, il 1344 tenutosi a Castelnuovo di Sotto, ma è stato espulso dal fratello Guido IV. L'imperatore gli ha dato l'investitura del feudo di Guastalla nel 1347, ma non poteva giocare.
  • Parma era patrizio e capitano al servizio dei Visconti. Fu fatto prigioniero nella battaglia di Solara il 1363 e non si sa come è morto. Ha lasciato un figlio, Antonio, che ha dato la sua parte indivisa di Correggio Guido e suo erede fu signore di Torre di Taro nel dicembre 1389 ma è stato vietato dal Visconti nel 1397. Era armato cavaliere Bernabò Visconti nel 1378, fonda insieme ad Alberico da Barbiano Compagnia di avventurieri di San Giorgio (ottobre 1378) ed è stato capitano di Venezia dall'esercito nel dicembre 1378, poi andò al servizio di Perugia (1379). Alcuni ne fanno ma morì in Assisi nel 1379 potrebbe essere un altro personaggio (in ogni caso dopo 1379 perché non hanno più notizie.) Sua figlia Francesca Fouman vissuto nel 1410 e 1435 fu esiliato e morto a Forlì (Giovanni Ordelaffi sposata, la famiglia di Forlì e maestoso senatore patrizio veneto e Siena Beatrice, quarta figlia della donna, sposò il Conte Palatino Giacomo Pepoli, signore di Bologna

Donella, figlia della quarta moglie, sposata nel 1319 con Giovanni Fieschi, conte di Lavagna e patrizio di Genova Vannini, morta dopoil 1320; Elisabetta, Lombardini (figlio bastardo), nel 1306 ha accompagnato la sorella Beatrice, a Verona ed è stato fondato alla corte di Scaligeri e di governo del Tirolo Serravalle Scaligeri entro il dicembre 1377 e combatté nella Collato, nemici dei loro padroni, i sconfitto. Ha sposato una signora Veronesi e ha lasciato una figlia, Francesca, che sposò un nobile veronese.

Territorio del Principato[modifica | modifica wikitesto]

"Questa magíon che sì gentile e colta o donne hor fan vostre bellezze ardenti, otto secoli già selva era folta tana di lupi, d'orsi e di serpenti, come e da cui si stata in meglio volta, le vostre lodi, e i vostri honor presenti haurete tosto. Hor con silentio audite signori Illustri, e voi Donne gradite".

(Versi, editi nel 1556, dal poligrafo correggese Rinaldo Corso)

Nel Trecento i da Correggio si fissarono definitivamente sui luoghi che erano stati la culla della loro potenza. Fino a quel momento, infatti, essi avevano perseguito, fra Duecento e Trecento, una politica di ampio respiro che andava ben oltre i ristretti confini locali per proiettarsi su Parma, Cremona e l'oltrepò mantovano con il dichiarato fine di costituirvi una grande e autonoma signoria. Definitivamente tramontato l'ambizioso sogno, i da Correggio "ripegarono" su Correggio che divenne il perno del loro dominio reggiano. Con un'accorta politica riuscirono ad ottenere una serie di investiture che, dal 1304 in poi, li rafforzarono nei territori di Correggio, Fabbrico, Bedollo e Campagnola. Nel 1371 Guido da Correggio ottenne da Bernabò Visconti l'investitura che sanzionava definitivamente il predominio correggese in una vasta area della pianura reggiana centro orientale. Alla nobile famiglia furono attribuiti i castelli di Correggio, Fabbrico e le ville di Campagnola, Fosdondo, San Prospero, Camera, Fazzano, San Biagio, San Giovanni, San Martino, Mandrio, Caprile, Mandriolo, Saliceto e Bedollo. Nonostante le pesanti battute d'arresto indotte dalle epidemie di peste (in particolare quella del 1348-49), dalle carestie e dalle guerre, il quadro insediativo a cavallo fra il Trecento e Quattrocento si presenta ancor più articolato che in passato, con agglomerati e case sparse che costellano le singole ville il cui territorio viene anche a coincidere con quello delle diverse parrocchie rurali cui era fatto carico di provvedere alle necessità pastorali risultando ormai del tutto insufficiente una struttura centralistica e centralizzata. Questo processo di identificazione Villa-Parrocchia conobbe le prime sostanziali eccezioni solo nella seconda metà del Cinquecento.

AMP97 4 25.jpg

L'investitura comitale del 1452 "fotografa" uno Stato ormai perfettamente definito da un punto di vista territoriale. Tra le decine e decine di possedimenti maggiori della famiglia, vennero ricordati, nella zona, Correggio, Fabbrico, Campagnola, Fazzano, S. Biagio, Ardione, Villa Albrizzi, Ronchi di Fosdondo, Camatta, S. Genesio, Cornacchione. Spiccano le assenze di Budrio, Lemizzone e Prato: ciò non deve stupire perché le tre località furono per secoli appannaggio di altri padroni (Budrio e Prato sotto Reggio Emilia, Lemizzone sotto San Martino in Rio, marchesato estense). Parimenti completata appare anche, come ci documentano gli estimi quattrocenteschi, l'organizzazione del territorio rurale, ove sono ricordate, tra gli altri, le ville e i luoghi di Cerca, Camera, San Prospero, Fosdondo, Fazzano, San Biagio, Ardione, Albriga, Carella, Camatta, Sanguineto, Rebolis, Zaccarella, Lovana, Bellesia, Bernolda, Schiatta (o Schiattarina), Vico, Mandrio, Mandriolo, Caprile, S. Martino, Canolo, Saliceto, Vettigano, oltre alle località dei territori di Campagnola e Fabbrico. Nei secoli che seguirono, fino alla seconda metà del Settecento (cioè ben oltre l'annessione del Principato da parte del Ducato di Modena e Reggio) se non si verificarono trasformazioni dell'assetto territoriale particolarmente traumatiche, le naturali dinamiche demografiche e insediative portarono ad una parziale rimodellazione degli insediamenti rurali. Non poche località minori ricordate dalle fonti del Trecento e del Quattrocento scomparvero, determinando da un lato un processo dì aggregazione e concentrazione della popolazione nei centri rurali maggiori e dall'altro l'instaurarsi di una fitta rete di case e caseggiati sparsi secondo un modello insediativo che è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Queste graduali trasformazioni ebbero un'incidenza anche sul versante religioso, determinando, soprattutto nella seconda metà del Cinquecento in poi, una parziale ridefinizione degli ambiti parrocchiali non più strettamente coincidenti con il territorio delle antiche "ville". Così nel 1788 il Ricci descrisse l'antico Principato: "Comprende nella parte meridionale Fazzano, Fosdondo, Mandrio, Mandriolo, San Biagio, San Martino e San Prospero; e nella parte settentrionale Campagnola, Fabbrico, e Rio tutta giurisdizione immediata". Pochi anni dopo, sotto i regimi rivoluzionari francesi furono accorpati Prato e Lemizzone (fino ad allora sotto San Martino in Rio), ma vennero tolti San Prospero e Fosdondo che entrarono a far parte, rispettivamente, dei neocostituiti comuni di Budrio e di Canolo. Questi esperimenti territoriali ebbero vita breve e nel 1815, con l'avvento della restaurazione austro-estense, si diede vita ad un generale riordinamento delle singole municipalità. A Correggio furono attribuite le località di Mandrio, Mandriolo, Fazzano, San Martino, San Biagio, San Prospero, Fosdondo, Budrio, Canolo e Rio Saliceto, cui si aggiunsero successivamente Prato, Lemizzone, San Michele della Fossa e Cognento di Campagnola. Finalmente, con la proclamazione del Regno d'Italia e la promulgazione delle leggi istitutive dei nuovi comuni, Correggio ricevette l'ordinamento territoriale che ancor oggi conserva, perdendo definitivamente Rio Saliceto, San Martino in Rio, San Michele della Fossa e Cognento di Campagnola.

Moneta d'oro dei conti di Correggio.

Decadenza del principato[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal febbraio 1630 erano cominciati colloqui tra Ottavio Bolognesi e Francesco I d'Este (1). Questi, il 7 febbraio 1630, prospettava al Bolognesi la convenienza ad agevolare il passaggio del feudo di Correggio ai Ducati Estensi; Guastalla, che ambiva ad occupare Correggio, poteva esser compensata col feudo di Castiglione (15 febbraio). Per agevolare l'acquisto di Correggio, proponeva il matrimonio tra Margherita, sua sorella, e un principe d'Asburgo: "premiamo negli interessi di Correggio oltre ogni credenza" (15 febbraio). Quindi rinnovava l'invito a sollecitare il negozio (22 febbraio), mandando a Vienna Fulvio Testi con alcune proposte: concludere due matrimoni, il proprio con un'arciduchessa, con dote lo stato di Correggio, e quello della sorella Margherita con il figlio dell'Imperatore, tutte intese all'acquisto de Correggio: "la trattazione di Correggio ha sempre da star in piedi", dichiarandosi disposto anche all'acquisto ed a compensare Siro o il figlio con altro feudo: Correggio doveva avere la precedenza su ogni altro oggetto della trattativa (1º aprile). Il negozio incontrò ritardi che ne complicarono la soluzione: "i concorrenti si moltiplicheranno e rendendo il contratto sempre più oneroso". (26 giugno).

Tallero dei conti di Correggio.

Il 4 agosto 1631 Amedeo di Savoia ragguagliava il Duca Francesco I: "L'acquisto di Correggio è talmente opportuno e comodo agli stati suoi che si può dir altrettanto necessario quanto sarebbe inconveniente ch'altri ne fosse provvisto con disavvantaggio di V.A. Onde Ella disegnò di prevenire il negozio a favor suo in Corte Cesarea, né v'è dubbio che io vi contribuirò da mio canto con tutto ciò che possa valere la diligenza dei ministri miei e il mezo delle mie lettere. Così ne scrivo a S.M. Cesarea nel tenore che Ella vedrà dall'inclusa copia e riceverò a maggior contento ancora che V.A., con i suoi raccordi, mi prescriva quel di più che si potrà fare per accertare l'intento, sicura ch'io vi concorrerò con tutta quella disposizione che Ella possa desiderare dalla affettuosa sua sincerità. Quanto alla protezione di Spagna, poiché lo stato presente delle cose obbliga V.A. di pensar alla propria sicurezza, non può Ella ritrovarla più vicina né più potente altrove. Il maggior punto consiste nelle condizioni nelle quali saprà V.A. esercitare et molta prudenza. De Moncalieri, zio Amedeo. 1631, 4 agosto (2). Ad esporre l'affare a S.M. Cesarea fu incaricato il Marchese Pallavicino. Il 22 agosto il Belmesseri raccomandava la conclusione di un matrimonio tra un'arciduchessa austriaca col Duca di Modena per agevolare l'acquisto di Correggio: "Si prospetta sarebbe molto utile nell'interesse di V.A. che il nuovo ambasciatore dell'Imperatore, che viene a questa Corte, ottenesse ordine dell'Imperatore di trattare il matrimonio di una delle arciduchesse sue figlie con V.A., affinché s'avesse luogo di procurarne nella presente congiuntura l'assenso del Re di Spagna. Abbiamo anche considerato che sarebbe opportuno l'intendere l'inclinazione che mostra l'Imperatore alla proposta che V.A. ha fatto porre intorno allo stato di Correggio. Belmesseri. 1631, 22 agosto" (3). Il 3 gennaio 1632 Francesco era in "quasi sicura speranza di entrare in Correggio mediante un esborso di gran somma di denaro". Nei mesi successivi continuano le trattative e si raccolgono informazioni sulle entrate del Principe di Correggio finché, l'l1 ottobre 1633, il Consiglio Aulico, ob crimen falsitatis monete ultra alia scelera, condanna Siro in poenam vitae et confiscationis bonorum, mutandola in multa di 300 000 fiorini renani, ridotti a 230 000 per intercessione della Spagna; il Principe perdeva inoltre il governo dello stato e il diritto di batter moneta; a garanzia del credito truppe imperiali prendevano possesso del feudo e dei beni allodiali, le cui entrate, dovevano coprire i frutti della somma ch'egli doveva pagare (5%) (4). Siro protestò invano la sua innocenza ma, quel ch'è peggio, non era in grado di pagare. Pagò per lui la Spagna; la partita si chiudeva con l'Impero e si riapriva con questa. Se la convenzione tra Impero e Spagna prevedesse che Correggio fosse ceduta a Modena non sappiamo (5); probabile fosse molto più conveniente per le finanze del Re, cederla agli estensi di Modena. Siro non si rese conto del pericolo incombente. Il 20 dicembre 1633 si scriveva: "Il Principe di Correggio, dopo una lunga cecità, ha cominciato ad aprire un poco gli occhi, ma Dio non voglia che non sia troppo tardi e senza frutto e ricerca, nelle sue disavventure, di gagliarda assistenza. Fino in tanto che non ha avuto l'acqua alla gola, non ha mai, mai voluto accettare consiglio né chieder aiuto; mostrò di aver qualche pensiero d'istruirsi quando trovasse disposta la clemenza di Cesare a restituirlo in pristino" (6). Ma la cessione di Correggio alla Spagna escludeva Siro dal riscatto del feudo; essa riconosceva solo il figlio suo Maurizio. (1634, 15 febbraio), senza obbligo di laudemio, ma il giovane era sprovvisto di beni. Frattanto, Siro "se ne stava al suo Casino allegramente et in buona compagnia, la quale non è però se non de suoi servitori e 10 - o - 12 bravi; oltre di questi vi stanno anco alcuni contadini, cioè 8 -10 incirca, che guardano il castello e le porte" (7). Nel marzo 1634, egli si avviò verso Mantova, appena in tempo per non vedere il feudo occupato da due compagnie di cavalli, una di corazze, l'altra di carabine, "con 115 bella gente e bei cavalli", e 200 fanti; invitato a non passare per Guastalla, non gradito nel Mantovano, si rifugiò a S. Benedetto Po; egli tentò di aprire una trattativa con Modena; troppo tardi e inutilmente, perché nell'ottobre Correggio passava al duca Francesco d'Este, il quale accettava che il presidio spagnolo restasse a Correggio e s'impegnava a difendere Milano; il credito ch'egli vantava con la Spagna gli agevolò l'acquisto. Così finiva la signoria dei da Correggio. Siro morirà nel 1645, Maurizio rinuncerà al riacquisto del feudo, ottenendo tutti i beni allodiali e parte dei feudali, per una rendita di 12 000 scudi (1649). Suo figlio Giberto riaprirà la vertenza ma Rinaldo d'Este, investitone nel 1694, avrà partita vinta. Ma fin dal 1635 la storia di Correggio aveva cominciato a confluire in quella dei Ducati Estensi, pur conservando al territorio la denominazione di Principato.

Unioni[modifica | modifica wikitesto]

Signori di Correggio (c.1000-1452)[modifica | modifica wikitesto]

MIO1 1.jpg
  • Frogerio circa 1000-1029
  • Guido I 1029-1038
  • Gherardo I 1038-1080
  • Alberto I 1080 -?
  • Gherardo II 1080-1109
  • Matteo I 1109-1141
  • Gherardo II 1141-circa 1160
  • Alberto II circa 1160-circa 1200
  • Germà?
  • Gherardo IV circa 1160-1203
  • Matteo II circa 1200-1221
  • Giberto I 1203-?
  • Frogerio II 1221-circa 1230
  • Gherardo V circa 1230-1257
  • Giberto II circa 1230-circa 1250
  • Guido III circa 1230-1260
  • Matteo III 1257-1290
  • Guido II circa 1260-1299
  • Jacopino circa 1260-?
  • Ungardo?-1303
  • Matteo IV circa 1270-?
  • Cavalca circa 1280-?
  • Guidotto circa 1290-?
  • Bartolomeo circa 1290-?
  • Guglielmo I circa 1290
  • Guglielmo II circa 1300
  • Ettore circa 1300
  • Obizzo circa 1300
  • Giberto III 1303-1321
  • Matteo V circa 1305-1330
  • Simone 1321-1344
  • Guido IV 1321-1345
  • Gianfrancesco I Cagnolo 1344-1374 (1371 sol)
  • Azzo 1321-1367 (di Parma 1341-1345)
  • Giovanni 1321-circa 1370
  • Gilberto IV 1345-1373
  • Antonio circa 1370, rinuncia circa 1371
  • Guido V 1371-1389, confiscato 1389
  • Pietro 1373-1410
  • Gilberto V 1389-1446
  • Galasso 1389-1441
  • Gherardo VI 1389-1430
  • Gilberto VI 1430-1457, conte 1452
  • Niccolò I ?-1449
  • Niccolò II "il Postumo" 1450-1452
  • Manfredo I 1430-1452
  • Antonio 1430-1452

Conti di Correggio (1452-1616)[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dei conti di Correggio.
Stemma di Manfredo II e della moglie Lucrezia d'Este.
titolo elevato a principato

Principi di Correggio (1616-1635)[modifica | modifica wikitesto]

  • Siro 1616-1634 (+1645)
feudo confiscato dall'Imperatore nel 1634
  • Andrea Masselli (1984 - regnante)
Stemma del Principe Siro da Correggio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Da Correggio, Milano, 1835.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]