Andrea II d'Ungheria

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Andrea II d'Ungheria
Andrew II (Chronica Hungarorum).jpg
Andrea II in una miniatura della Chronica Hungarorum
Re d'Ungheria e Croazia
Stemma
In carica 7 maggio 1205 - 26 ottobre 1235
Incoronazione 29 maggio 1205
Predecessore Ladislao III
Successore Bela IV
Trattamento Sua Altezza Reale
Nascita 1176 circa
Morte 21 settembre 1235
Luogo di sepoltura Abbazia di Egres
Dinastia Arpadi
Padre Béla III
Madre Agnese d'Antiochia
Coniugi Gertrude di Merania
Iolanda di Courtenay
Beatrice d'Este
Figli Anna
Béla IV
Elisabetta
Colomanno
Andrea
Iolanda
Stefano
Religione Cattolicesimo
Andrea II d'Ungheria (a destra) e sua moglie Gertrude di Merania (a sinistra) nel salterio di Ermanno I di Turingia.

Andrea II il Gerosolimitano (in ungherese: András or Endre, in slovacco: Ondrej, in croato: Andrija I.; 1176 circa – 21 settembre 1235) fu re d'Ungheria dal 1205 fino al 1235 come membro della dinastia degli Arpadi.

Andrea era figlio del re Bela III e di Agnese, figlia di Rinaldo di Chatillon e di Costanza d'Antiochia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anche dopo la sua infruttuosa ribellione contro il fratello, venne nominato reggente dal fratello maggiore Emerico. Egli succedette al nipote, il giovane Ladislao III alla sua morte, nel 1205, come re d'Ungheria.

Dall'inizio egli governò con entusiasmo, cedendo importanti territori ai suoi nobili sostenitori più stretti e spendendo gran parte delle entrate e del tesoro in enormi e costosi progetti talvolta stravaganti, rendendo per la prima volta nella storia d'Ungheria la corona dipendente dalla nobiltà per il proprio mantenimento. La grande nobiltà non rispettava nemmeno la famiglia reale: la sua prima moglie, Gertrude di Merania, venne uccisa nel 1213 da nobili ribelli.

Nel 1211 chiamò i cavalieri dell'Ordine teutonico per difendere il paese dai Cumani ma in seguito li allontanò dal regno.[1]

Con l'economia sull'orlo del collasso, egli guidò la quinta crociata su invito del papa Onorio III nel 1217 nella speranza di essere eletto imperatore latino di Costantinopoli. La crociata non era popolare in patria, ma Andrea II contribuì ad arruolare 15 000 uomini, che condusse per l'imbarco a Venezia.

Dopo la rinuncia ungherese alle pretese su Zara, due terzi degli uomini venne trasportata presso Acri. Ma la crociata non era che un'illusione: il regno di Gerusalemme era ridotto ad una striscia di terra. Dopo una battaglia senza vincitori né vinti presso il Giordano, il 10 novembre 1217, ed assalti senza esito in Libano e sul monte Tabor, Andrea II cominciò il viaggio di ritorno il 18 gennaio 1218 passando da Antiochia, Costantinopoli e dalla Bulgaria.

Gli affari di Stato erano con lui giunti ad un tale livello che nel 1222 egli si trovò a fronteggiare i baroni ostili che lo costrinsero ad emanare una Bolla d'oro. Il documento poneva limiti al potere reale e venne chiamato la " Magna Charta di Ungheria".

Una delle ultime gesta di Andrea II fu quella di respingere un'invasione di Federico II d'Austria nel 1234. Lo stesso anno sposò la sua terza moglie, Beatrice d'Este.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Andrea ebbe cinque figli dalla prima moglie, Gertrude di Merania:

  1. Anna Maria d'Ungheria (1203-1221), sposò Tsar Ivan Asen II di Bulgaria.
  2. Béla IV (1206-1270).
  3. Elisabetta d'Ungheria (1207-1231).
  4. Colomanno, duca di Slavonia (1208-1241).
  5. Andrea, re di Galizia (1210-1234).

Dal suo secondo matrimonio con Iolanda di Courtenay ebbe una figlia:

  1. Iolanda d'Ungheria (1215-1251), sposò Giacomo I d'Aragona.

Il terzo matrimonio di Andrea, con Beatrice d'Este, portò alla nascita di:

  1. Stefano (1236-1271), che fu padre del re Andrea III.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Considerato un eroe nazionale ungherese una sua statua è stata posta nel colonnato della Piazza degli Eroi in Budapest.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ * (IT) Jan Adamczewski, Niccolò Copernico e la sua epoca, traduzione di Giuliana Bertone-Zielińska, Varsavia, Interpress, 1972 [1972], p. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Asztalos, Alessandro Pethö, Storia dell'Ungheria, Milano, Genio, 1937

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