Domenico Fetti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ritratto tratto dal libro Abrégé de la vie des plus fameux peintres di Antoine Joseph Dezallier d'Argenville, 1745

Domenico Fetti, detto anche Feti (Roma, 1589Venezia, 16 aprile 1623), è stato un pittore italiano di età barocca.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fetti studiò con Lodovico Cigoli. Nel 1614 si trasferì a Mantova come pittore di corte dei Gonzaga su richiesta del duca Ferdinando. Qui creò le sue opere più note, per le quali è infatti conosciuto come il "Mantovano".

Nella sua bottega mantovana, lavoravano sia il padre Pietro che la sorella Lucrina, suora e pittrice. A Mantova si trovano le sue opere principali, tele a olio e affreschi. Molte le opere eseguite per le chiese della città, tra queste risaltano l'Apoteosi della Redenzione che affresca la volta dell'abside della Cattedrale di San Pietro (Duomo) e alcuni dipinti per la chiesa di Sant'Orsola, i Martiri, Viani che offre a Margherita Gonzaga la chiesa di Sant'Orsola e la Moltiplicazione dei pani e dei pesci conservati ora nel Palazzo Ducale di Mantova.

Fetti fu un naturalista tra i più originali del Seicento, che nella ruvidezza del tratto si rifece al Caravaggio e al Rubens. A Mantova egli cercò pure di imitare Giulio Romano. Divenne celebre per la serie di alto livello delle parabole evangeliche, tra le quali si annovera quella dei Ciechi, del Buon Samaritano, e del Figliol Prodigo.

La pennellata ha un che di pastoso e grasso; il colorito è talvolta ricco, con eccessivi contrasti luministici.

Nel 1622 si trasferì a Venezia dove morì, dopo breve malattia, il 16 aprile 1623. Nel suo breve periodo veneziano abbandonò la pittura monumentale dedicando maggiore attenzione a episodi di vita popolare.

La mostra a Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 Mantova dedica all'artista una mostra delle opere eseguite alla corte dei Gonzaga, arricchita con altre provenienti da varie parti del mondo esposte a Palazzo Te dal 15 settembre al 15 dicembre. Nell'introduzione al Catalogo il curatore Eduard A. Safarik illustra tra l'altro il metodo per la lettura e la visione impiegati di fronte alle opere: nella presente mostra «abbiamo tentato di tracciare diversi fili conduttori, attraverso l'opera e la vita di un pittore, che dovrebbero permettere allo spettatore di orientarsi meglio in questa vita per immagini».[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Parabola della dracma perduta (ca. 1618). Gemäldegalerie Alte Meister a Dresda, Germania.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eduard A. Safarik, Domenico Fetti 1588 / 89 - 1623, Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te, Electa, Milano 1995, p. 20

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN79203050 · ISNI (EN0000 0001 1772 0109 · SBN VEAV040068 · BAV 495/9596 · CERL cnp00584869 · Europeana agent/base/70253 · ULAN (EN500115450 · LCCN (ENnr91043037 · GND (DE118683500 · BNE (ESXX897586 (data) · BNF (FRcb149738130 (data) · WorldCat Identities (ENviaf-121569290