Duomo di Mantova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cattedrale di San Pietro Apostolo
Mantova-piazza sordello6.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMantova
IndirizzoPiazza Sordello
Coordinate45°09′38″N 10°47′51″E / 45.160556°N 10.7975°E45.160556; 10.7975
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Pietro
Diocesi Mantova
FondatoreMatilde di Canossa
ArchitettoJacobello e Pierpaolo dalle Masegne, Giulio Romano, Giovan Battista Bertani, Nicolò Baschiera
Stile architettonicomanierista
Inizio costruzioneXIV secolo
Completamento1761
Questa voce riguarda la zona di:
Piazza Sordello
Visita il Portale di Mantova

Il duomo di Mantova, pure noto come cattedrale di San Pietro apostolo, è il principale luogo di culto della città di Mantova, chiesa madre della diocesi omonima.

La cattedrale è situata sul lato nord della centralissima piazza Sordello, non lontano dal Palazzo Ducale e dalla basilica di Sant'Andrea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata quattrocentesca del Duomo, Domenico Morone, Cacciata dei Bonacolsi, 1494 (Mantova, Palazzo Ducale)

Di origine paleocristiana, ma ricostruita in età medievale (probabilmente da Matilde di Canossa), la chiesa, inizialmente in stile romanico (di quest'epoca è ancora il campanile), venne ampliata agli inizi del XV secolo durante il capitanato di Francesco I Gonzaga.

Il duomo venne edificato dal 1395 al 1401 su commissione di Francesco IV Gonzaga e sorge sulla chiesa romanica di San Pietro di cui si conservano solo alcune strutture murarie e il campanile.

Campanile del Duomo, di epoca romanica

Nel 1395 Francesco I, per celebrare la nascita del suo primogenito, ordinò la costruzione di una nuova facciata in stile gotico. Venne realizzata dai fratelli veneziani Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne: della loro originale opera con due file di cappelle gotiche, ornate da guglie e cuspidi in marmo e in cotto, è sopravvissuto soltanto il fianco destro del Duomo in stile gotico fiorito. La facciata di quest'epoca, dotata di un protiro, rosoni e pinnacoli, oggi non più esistente in quanto demolita nel 1756, è testimoniata da un prezioso dipinto di Domenico Morone che si trova a Palazzo Ducale.

Nel 1545, dopo un nuovo incendio, il cardinale Ercole Gonzaga allora reggente del Ducato di Mantova ne richiese la ristrutturazione. Il Duomo fu dunque ristrutturato da Giulio Romano, che lasciò intatte la facciata e le pareti perimetrali ma ne modificò sostanzialmente l'interno, trasformandolo in forma simile all'antica Basilica di San Pietro a Roma in versione paleocristiana, prima dell'intervento su quest'ultima di Bramante, Raffaello e Antonio da Sangallo. Tale scelta può essere messa in rapporto con le simpatie evangeliste del cardinale Ercole Gonzaga, committente dell'opera, in polemica con la politica papale di quegli anni. La morte di Giulio Romano nel 1546 segnò una lunga interruzione dei lavori, che continuarono sotto la guida di Giovan Battista Bertani alterando probabilmente il primo progetto, specialmente nella realizzazione del presbiterio. Su iniziativa del vescovo Antonio Guidi di Bagno l'attuale facciata completamente di marmo, fu realizzata tra il 1756 e il 1761 su disegno del romano Nicolò Baschiera, ingegnere dell'esercito austriaco. L'incarico dei lavori furono affidati a Giovan Angelo Finali (1709-1772), un artista di Valsolda a lungo attivo a Verona, autore anche delle statue poste sulla facciata[1] assieme allo scultore Giuseppe Tivani.[2] Durante il periodo di occupazione francese, il Duomo fu oggetto di pesanti spoliazioni napoleoniche. Si ricorda le Tentazioni di Sant’Antonio abate, di Paolo Veronese, tra le 10 tele del Duomo di Mantova, commissionate ad artisti veronesi e mantovani dal cardinale Ercole Gonzaga alla metà del millecinquecento che oggi si trovano al Museo di Caen, in Normandia, dai tempi dell'occupazione napoleonica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo è una sovrapposizione di tre stili: la facciata tardo barocca, il fianco sinistro gotico, e il campanile romanico.

Colonnato del Duomo di Mantova

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della cattedrale è a salienti, con la parte centrale, in cui si aprono i tre portali, scandita da quattro paraste corinzie e sormontata da un frontone triangolare.

Sul timpano sono collocate le statue raffiguranti San Celestino, San Pietro, San Paolo e Sant'Anselmo, mentre sui corpi laterali, sempre da sinistra a destra, quelle di Santa Speciosa, San Luigi Gonzaga, San Giovanni Bono e la Beata Osanna Andreasi.

Lungo il fianco destro, si possono ancora vedere le cuspidi e le guglie di coronamento quattrocentesche; il campanile romanico ospita un concerto di sette campane, di cui le 6 grandi accordate secondo la scala di Si♭2 maggiore e la piccola è un'ottava sopra la campana grossa. La più grande è ottima opera dell'insuperato maestro settecentesco Giuseppe Ruffini. Le restanti furono fuse dalla ditta Cavadini di Verona nella prima metà del XIX secolo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno del Duomo di Mantova

L'interno della cattedrale è a croce latina, con aula divisa in cinque navate da quattro file di colonne corinzie scanalate.

Le due navate laterali esterne e la navata centrale sono coperte con un soffitto piano a cassettoni, le due navate laterali interne sono coperte con volte a botte. Lungo ciascuna delle due navate laterali esterne si apre una fila di cappelle laterali, i cui altari sono ornati da pale dei più importanti artisti del manierismo mantovano (le tele di Paolo Veronese e Giulio Campi, le più importanti del ciclo, non sono oggi più a Mantova). In realtà le cappelle non erano presenti nel progetto originario di Giulio Romano, in quanto ivi disegnò altre due navate. Con una cancellata furono separate le due navate esterne creando delle psudo cappelle senza comunque interrompere lo spazio corrente tipico di una navata. Sulla crociera, si eleva la cupola, con tamburo ottagonale e priva di lanterna, dipinta internamente con il Paradiso. L'altare maggiore è in marmi policromi ed è sormontato da un Crocifisso ligneo scolpito.

Il braccio sinistro del transetto termina nella cappella del Santissimo Sacramento, che venne realizzata nel XVII secolo è decorata alla fine del XVII legata al culto della reliquia del sangue di Cristo. Sempre sul lato sinistro è presente il santuario della Vergine Incoronata forse disegnato da Luca Fancelli attorno al 1480 e alla Sacrestia quattrocentesca la cui volta è decorata con medaglioni di scuola del Mantegna.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria del braccio di destra del transetto, si trova l'organo a canne della cattedrale[3], costruito dalla ditta organaria cremasca Benzi-Franceschini nel 1915 ed in seguito più volte restaurato ed ampliato. L'ordinaria manutenzione è eseguita dalla ditta Micheli di Volta Mantovana.

Capella del Santissimo Sacramento (1664)
Il battistero

Lo strumento è a trasmissione elettropneumatica, con consolle mobile indipendente situata a pavimento nel transetto, nei pressi del presbiterio, avente due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. La cassa neoclassica, in legno scolpito e dorato, deriva del precedente strumento della prima metà dell'Ottocento ed è stata disegnata da Giambattista Marconi; presenta la mostra composta da tre cuspidi di canne di principale con bocche a scudo allineate orizzontalmente.

Tombe di personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo di Mantova accoglie le spoglie di illustri personaggi della storia della città:

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Tentazioni di Sant'Antonio abate, Veronese, Museo di Caen

Tra le opere d'arte si segnalano:

  • un sarcofago paleocristiano, del IV-V secolo posizionato sul lato destro della chiesa tra la prima e la seconda cappella
  • gli affreschi del battistero (inizi del XIV secolo)
  • Cappella dell'Incoronata, di architettura simile alle idee di Leon Battista Alberti
  • sacrestia (un tempo Cappella dei Voti), con la volta affrescata da un seguace di Andrea Mantegna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano L'Occaso, La facciata del duomo Un inedito contratto svela che l'autore fu lo scultore Finali, in Gazzetta di Mantova, 27 ottobre 2020, p. 45.
  2. ^ Pasquale Coddè, Memorie Biografiche, poste in forma di dizionario, di pittori, scultori, architetti ed incisori mantovani, per la più parte finora sconosciuti, Fratelli Negretti, Mantova, 1837.
  3. ^ L'organo a canne
  4. ^ Mantegna 12

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano L'Occaso, Mantova, Milano, Electa, 2007.
  • Giovanni Battista Intra, L'antica cattedrale di Mantova e le tombe dei primi Gonzaga, 1974. ISBN non esistente
  • Rosanna Golinelli Berto. Associazione per i monumenti domenicani (a cura di), Sepolcri Gonzagheschi, Mantova, 2013, ISBN 978-88-908415-0-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN136474886 · LCCN (ENnr90016164 · GND (DE4353684-0 · WorldCat Identities (ENlccn-nr90016164