Loggetta del cardinal Bibbiena

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Loggetta del cardinal Bibbiena
Veduta del lato aperto

La Loggetta del cardinal Bibbiena è un ambiente del terzo piano del Palazzo Apostolico, nella Città del Vaticano, facente parte del complesso delle Logge.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In una lettera di Marcantonio Michiel, inviata da Roma il 4 maggio 1519 a un corrispondente veneziano, si parla dei lavori del Sanzio in Vaticano, citando le "quattro camere del pontefice" (le Stanze), una "loggia longhissima" (la Loggia di Raffaello) e due altre logge con i lavori in corso "che saranno cose bellissime". Una di queste gallerie minori dev'essere la Loggetta del cardinal Bibbiena[1].

La decorazione era stata scialbata e fu riscoperta nel 1906. I restauri del 1943-1946 reintegrarono le parti mancanti con tinte più lievi e quindi facilmente riconoscibili[2].

L'invenzione della decorazione è attribuita al Sanzio, mentre la stesura pittorica è attribuita a Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Perin del Vaga, Giovanni da Udine e aiuti minori[2].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Decorazione

La loggetta è un piccolo ambiente di forma rettangolare (15,74x3,12 metri, alto 4,64 al sommo della volta), affacciato sul Cortile del Maresciallo e confinante con la Terza Loggia (affrescata da Giovanni da Udine dopo il 1550 e affacciata sul Cortile di San Damaso) e con la Stufetta del cardinal Bibbiena, decorata pure da grottesche della scuola di Raffaello, verso il 1516. Qui si trovavano infatti gli appartamenti del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena[2].

La loggetta è composta da tre arcate maggiori e quattro minori sul lato lungo, alternate e aperte sul cortile. Sulla parete opposta si trovano scomparti arcati davanti alle aperture maggiori, con grottesche ed epiosodi mitologici (nelle lunette) su fondo nero: Apollo supplicato da Olimpo, Apollo e Marsia e una terza storia perduta, che raffigurava forse il Supplizio di Marsia[2].

Di fronte alle aperture minori si trovano invece, tra finte colonnine che simulano di reggere un soffitto a lacunari, quattro nicchie con le Stagioni: una di queste è perduta a causa dell'apertura di una porta. In alto, tra le colonnine, si trovano altre figurette isolate o a gruppi[2].

Le pareti minori mostrano due lunette ad arco ribassato, una con Danzatrici e una con la Fucina di Vulcano. Il resto delle pareti e della volta è decorato da motivi architettonici e vegetali che racchiudono riproduzioni di animali o di statue celebri[2].

Il basamento infine mostra scenette con episodi mitologici o storici intervallati da ornamenti geometrici[2].

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Vecchi, cit., pag. 121.
  2. ^ a b c d e f g De Vecchi, cit., pag. 122.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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