Palazzo Jacopo da Brescia

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Palazzo Jacopo da Brescia
Palazzo da brescia.jpg
Palazzo Jacopo da Brescia in demolizione nel 1936
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Via Rusticucci 14
Coordinate 41°54′10.44″N 12°27′34.92″E / 41.9029°N 12.4597°E41.9029; 12.4597Coordinate: 41°54′10.44″N 12°27′34.92″E / 41.9029°N 12.4597°E41.9029; 12.4597
Informazioni
Condizioni ricostruito, in uso
Costruzione 1515-19
Demolizione 1936
Ricostruzione 1940
Piani 3
Realizzazione
Architetto Raffaello Sanzio
Proprietario storico Jacopo di Bartolomeo da Brescia

Il Palazzo Jacopo da Brescia è un importante edificio rinascimentale ricostruito di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fu costruito, forse su edifici preesistenti, per il committente Jacopo o Giacomo di Bartolomeo da Brescia, medico di Leone X, tra il 1515 e il 1519. La sua progettazione viene concordemente attribuita a Raffaello. Si trovava a Roma nel rione di Borgo, sul Borgo Nuovo (via Alessandrina), in angolo con Via dell'Elefante (la prosecuzione di Borgo Sant'Angelo), fra piazza Scossacavalli e piazza Rusticucci, in un lotto di forma irregolare.[1] Fu demolito per i lavori di realizzazione di via della Conciliazione nel 1936.[2] Nel 1940 il palazzo fu ricostruito, utilizzando per la facciata materiale originale, su Via Rusticucci in angolo con Via dei Corridori, non lontano dal sito originario.[3]

Caratteri stilistici[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio ha come modello il vicino Palazzo Caprini, scomparso alla fine del 500, archetipo del palazzo romano, progettato da Bramante ed abitato dallo stesso Raffaello. La facciata presentava cinque campate con il piano terreno, destinato a botteghe, trattato come un basamento bugnato di peperino a fasce orizzontali e soprastante ammezzato. Il piano nobile, illuminato da finestre ad edicola, era invece scandito da lesene doriche con soprastante trabeazione, così come il soprastante piano attico. I piani superiori presentano uno dei primi esempi a Roma di utilizzo di una cortina di laterizio a vista (accostato in questo caso alle membrature di peperino), in un edificio rappresentativo[4].

Lo stretto fianco su Via dell'Elefante fu risolto da Raffaello con una serliana di cui fu uno dei primi utilizzatori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Gigli, A. Zanella, Guide rionali di Roma. Borgo - II. Fratelli Palombi Editori, Roma. p. 99
  2. ^ Frommel, Christian, I palazzi di Raffaello: come si abitava a viveva nella Roma del primo Cinquecento, Milano, 2003, pp. 240-55.
  3. ^ Gigli (1992), p. 99
  4. ^ Emanuela Montelli, Note su alcune tecniche costruttive impiegate per l'esecuzione di accurati paramenti laterizi nel cantiere romano cinquecentesco, in "Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura", fasc. 32,2000.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gigli, Laura, Guide rionali di Roma, Borgo (II), Fratelli Palombi Editori, Roma, 1992, ISSN 0393-2710.