Papa Leone X

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Papa Leone X
Leone X
Leone X in un dipinto di Raffaello Sanzio
217º papa della Chiesa cattolica
Medici popes.svg
Elezione 9 marzo[1] 1513
Incoronazione 19 marzo[1] 1513
Fine pontificato 1º dicembre 1521
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Giulio II
Successore papa Adriano VI
Nome Giovanni di Lorenzo de' Medici
Nascita Firenze, 11 dicembre 1475
Morte Roma, 1º dicembre 1521
Sepoltura Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Papa Leone X, in latino: Leo X, nato Giovanni di Lorenzo de' Medici (Firenze, 11 dicembre 1475Roma, 1º dicembre 1521), fu il 217º papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte.

Giovanni era il quartogenito (il secondo figlio maschio) di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini e portò alla corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Fu l'ultimo Papa a essere semplice diacono al momento dell'elezione.[2]

Formazione e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni venne destinato fin dall'inizio alla carriera ecclesiastica; ricevette la tonsura a sette anni con la nomina a protonotario apostolico, ad otto reggeva dei benefici quale abate di Montecassino e di Morimondo e prima dei tredici erano in corso negoziati per la sua elevazione a cardinale. Innocenzo VIII, il Papa regnante (1484-1492), era legato a Lorenzo de' Medici da ottime relazioni e da una comunanza d'interessi; nel concistoro dell'8 marzo 1489 Giovanni venne nominato cardinale del titolo di Santa Maria in Domnica con la proibizione di vestire le insegne cardinalizie per tre anni, in ragione della giovane età. In questo intervallo di tempo (tra il 1489 e il 1491) venne inviato a Pisa a studiare teologia e diritto canonico. Le materie ecclesiastiche sembrano essere state poco congeniali al giovane principe della chiesa, rispetto alla letteratura, in versi e in prosa, per la quale si sentiva decisamente più votato (aveva ereditato il gusto del padre) e nella quale aveva fatto grandi progressi, sotto la tutela di Poliziano e Bibbiena.

Il cardinalato (1492-1513)[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 marzo 1492 vestì le insegne cardinalizie presso la Badia di Fiesole e il 22 marzo entrò in Roma, mentre il giorno dopo fu accolto in udienza dal papa. In tale circostanza ricevette dal padre una lettera di consigli[3], che a tutt'oggi figura tra le più sagge e di valore nelle composizioni del suo genere.[senza fonte] Dopo poco più di un mese dovette tornare a Firenze poiché suo padre morì. La morte di Innocenzo VIII (25 luglio 1492) lo richiamò a Roma, dove partecipò al conclave per l'elezione del nuovo pontefice. Nel breve conclave dell'agosto 1492 fu eletto Rodrigo Borgia, che assunse il nome Alessandro VI. A differenza di Innocenzo, che aveva aiutato la famiglia Medici, il nuovo pontefice era ostile all'illustre casato fiorentino. Nel giro di pochi mesi quindi le prospettive del cardinal de' Medini erano state completamente sovvertite. Subito dopo il conclave, il cardinale lasciò Roma e tornò a Firenze.

Una delle prime conseguenze della fine dei delicati equilibri politici tra gli Stati italiani fu l'invasione francese dell'Italia, che ebbe come conseguenza l'espulsione della famiglia Medici da Firenze (novembre 1494). La caduta dei Medici a Firenze fu favorita anche dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola, che approssimandosi a Firenze Carlo VIII, tuonò energicamente contro la remissività mostrata da Piero de' Medici il suo fratello primogenito; sembra che il cardinale Medici avesse dovuto lasciare la città in incognito vestito da frate minore.[senza fonte] A Firenze si instaurò una repubblica, mentre il cardinale, con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro Papa Clemente VII, trovarono ospitalità presso la corte di Urbino. Poi il cardinale si rifugiò a Bologna e sapendo di essere malvisto dal papa regnante Alessandro VI, decise con alcuni fidati amici d'intraprendere un viaggio in Germania, Paesi Bassi e Francia. Conobbe molti uomini illustri ed ebbe anche problemi, come quando a Rouen fu arrestato ed espulso.[senza fonte] Tornò in Italia nel 1500 e decise di stabilirsi a Roma, nel palazzo di famiglia, l'attuale e famoso Palazzo Madama, sottraendosi per quanto possibile all'attenzione, disarmando le gelosie di Alessandro VI con la sua completa devozione per gli studi letterari e quindi raccogliendo intorno a sé molti letterati e poeti.

Nel 1503 moriva il fratello maggiore Piero de' Medici e quindi egli diveniva capostipite della prestigiosa famiglia; contemporaneamente essendo morto Alessandro VI, e dopo il breve pontificato di papa Pio III, il 1º novembre 1503 fu eletto papa Giulio II, uomo dalle grandi doti politiche. Anche il nuovo pontefice non fu particolarmente vicino al cardinal de' Medici: i loro rapporti, sebbene non contrastati, non furono neanche particolarmente amichevoli. Quando nell'agosto 1511 Giulio II si ammalò gravemente, Giovanni fu visto muoversi più di tutti gli altri cardinali in vista del possibile conclave.[senza fonte] Quando poi Giulio II si riprese, egli fu inviato come legato pontificio nella Provincia Romandiolæ (con sede a Bologna) nell'ottobre 1511.

Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II, per contrastare i francesi di Luigi XII in Italia, il 1º ottobre 1511 costituì la Lega Santa alla quale aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero, il Regno di Spagna e la repubblica di Venezia. Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna dove Giovanni de' Medici, che assisteva allo scontro, fu fatto prigioniero; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia come ostaggio, ma durante l'attraversamento del fiume Po, egli riuscì a fuggire, riparando a Ravenna.

Giulio II si rese conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare uno dei loro principali alleati, cioè la repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici, che erano stati costretti a fuggire dalla città dopo la fine della Signoria di Lorenzo il Magnifico. Da qui la consegna di alcune truppe al comando di Raimondo de Cardona al cardinale de' Medici. Entrarono in Toscana ed assediarono la città di Prato. Alla sua capitolazione seguì una tragica devastazione durata 21 giorni. L'episodio è tragicamente noto come Il sacco di Prato. Temendo che al sacco di Prato potesse seguire il sacco di Firenze il governo fiorentino si consegnò volontariamente alla fazione medicea e così i Medici poterono riprendere il controllo della città (14 settembre 1512), pur mantenendone le istituzioni repubblicane. Giovanni e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma in città lo spirito repubblicano era ancora molto forte e fu scoperto un complotto contro i Medici proprio nel momento in cui giungeva la notizia da Roma della morte di papa Giulio II, avvenuta il 23 febbraio 1513.

L'elezione al Soglio[modifica | modifica wikitesto]

Composizione del Conclave

Al conclave del 4-9 marzo 1513 parteciparono:[4]

  1. Raffaele Riario Sansoni, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
  2. Domenico Grimani, vescovo di Porto e Santa Rufina, sottodecano del Sacro Collegio
  3. Jaime Serra y Cau, vescovo di Albano
  4. Marco Vigerio della Rovere, vescovo di Palestrina
  5. Francesco Soderini, vescovo di Sabina
  6. Giovanni de' Medici (eletto Papa Leone X)
  7. Alessandro Farnese
  8. Luigi d'Aragona, amministratore diocesano di Aversa e Capaccio
  9. Tamás Bakócz, arcivescovo di Strigonio e patriarca titolare di Costantinopoli
  10. Marco Cornaro
  11. Francisco de Remolins
  12. Niccolò Fieschi
  13. Adriano Castellesi, vescovo di Hereford e amministratore diocesano di Bath e di Wells
  14. Robert Guibé, amministratore diocesano di Albi e di Vannes
  15. Leonardo Grosso della Rovere, vescovo di Agen e Gran penitenziere di Santa Romana Chiesa
  16. Carlo Domenico del Carretto, arcivescovo di Tours
  17. Sigismondo Gonzaga
  18. Sisto Gara della Rovere, vescovo di Padova, amministratore diocesano di Benevento e Lucca, Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa
  19. Christopher Bainbridge, arcivescovo di York
  20. Antonio Maria Ciocchi del Monte, amministratore diocesano di Pavia
  21. Pietro Accolti, vescovo di Ancona
  22. Achille Grassi, vescovo di Bologna
  23. Matteo Schiner, vescovo di Sion
  24. Bandinello Sauli, vescovo di Gerace
  25. Alfonso Petrucci, vescovo di Massa Marittima

Il cardinale, che non aveva grandi rivali, si portò subito a Roma per il conclave che iniziò il 9 marzo. Grazie all'abile segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena, che riuscì a convincere molti cardinali elettori sull'opportunità di un papa mediceo dallo spirito conciliante e che probabilmente non avendo buona salute sarebbe durato poco,[1] il 9 marzo veniva eletto papa. Non essendo che diacono, fu subito ordinato sacerdote e vescovo il 13 marzo 1513 e poi incoronato in modo solenne come mai s'era visto a Roma[senza fonte] il 19 marzo.[1]

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La sua tendenza alla conciliazione emerse subito appena eletto. Concesse il perdono ai cardinali che avevano aderito al "conciliabolo di Pisa" dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdonò Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un'insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma; perdonò i congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Niccolò Machiavelli.

Il Concilio ecumenico[modifica | modifica wikitesto]

Tra i primi atti del suo pontificato vi fu la riapertura del Concilio ecumenico (27 aprile 1513, apertura della sesta sessione), già iniziato dal suo predecessore. Tra i padri conciliari persistevano molti contrasti; Leone X riuscì a risanarli evitando il pericolo di uno scisma. Il pontefice tenne personalmente la dodicesima ed ultima sessione, il 16 marzo 1517.

Durante il concilio il pontefice fece pubblicare le seguenti bolle:

  • Apostolici Regiminis (19 dicembre 1513), sull'immortalità dell’anima (contro le teorie filosofiche degli averroisti) e sulla sottomissione della verità filosofica a quella teologica;
  • Supernae Dispositionis (5 maggio 1514), emanata come decreto di riforma della Curia romana; essa riguarda inoltre la libertà ecclesiastica e la dignità episcopale e condanna alcune esenzioni non autorizzate;
  • Regimini Universalis Ecclesiae (4 maggio 1515), per riformare alcuni abusi presenti nella Chiesa, e rispondere in questo modo all'invocazione di riforma in capite et membris che proveniva dalla base;
  • Inter Sollicitudines (4 maggio 1515): riguarda la censura preventiva dei libri di argomento religioso, la cui stampa deve essere autorizzata dalla Chiesa. La pena per chi avesse pubblicato libri non autorizzati era la scomunica, il rogo pubblico dei libri stampati, una multa di cento ducati e il divieto di stampare per un anno. Qualora si reiterasse nella stampa libri non autorizzati, erano previste pene più severe[5][6].
  • Inter Multiplices (4 maggio 1515): essa sancisce la liceità dei Monti di pietà allo scopo di aiutare le persone povere che necessitavano di aiuto nel modo più favorevole;
  • Supremae Maiestatis (19 dicembre 1516), essa stabilisce nuove norme circa la predicazione dei chierici;
  • Dum Intra Mentis (19 dicembre 1516), riguarda i religiosi e i loro privilegi.

Relazioni con la Chiesa di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concordato di Bologna.

Dal 1438 era in vigore in Francia un'ordinanza regia in base alla quale il re di Francia si dichiarava guardiano dei diritti della Chiesa nazionale (Prammatica Sanzione). Leone X riuscì a temperare la tendenza autonomista della Chiesa francese venendo ad accordi con essa. Il 18 agosto 1516 egli firmò a Bologna con il rappresentante del re di Francia, Antonio Duprat, futuro vescovo e cardinale, un concordato, con il quale la Santa Sede rinunciava ai territori di Parma e Piacenza, ma otteneva la revoca ufficiale, da parte del Sovrano francese, della Prammatica Sanzione di Bourges. Il Concordato fu ratificato successivamente dal Concilio Lateranense V.[7] Il compromesso insito nel concordato portò al riconoscimento della Chiesa gallicana nella Chiesa cattolica, anche se attenuato rispetto a quanto era stato deciso con la Prammatica Sanzione di Bourges, conferendo tuttavia ai Re di Francia un potere sulla Chiesa francese, del quale nessun altro Sovrano Cattolico disponeva nel proprio regno, ed aprendo, fra l'altro, le porte all'introduzione nel regno di Francia del deprecato «regime delle commende». Il concordato di Bologna rimarrà in vigore praticamente fino alla soppressione dell'autorità della Chiesa in Francia operata dalla Rivoluzione Francese.

Il 18 settembre 1520 eresse la nuova diocesi di Sansepolcro, il cui territorio fu ricavato, per la maggior parte, dalla diocesi di Città di Castello, dal momento che questa si trovava fuori dello Stato fiorentino.

Tra le altre sue decisioni in materia ecclesiale, Leone X richiese con un pamphlet (quindi una pubblicazione non ufficiale) la liturgia in volgare e la traduzione della Bibbia. Tale decisione fu poi confutata dal Concilio di Trento, che riconfermò il latino.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

In campo politico non ebbe una posizione ferma poiché in base all'opportunità si schierò dapprima contro la Francia, divenendone successivamente alleato, per poi passare apertamente contro l'Impero.

Nell'aprile del 1513 Leone X rinnovò la Lega Santa antifrancese, stipulata da Giulio II. Nel giugno dello stesso anno a Novara gli svizzeri, guidati da Massimiliano Sforza, inflissero una pesante sconfitta ai francesi, conquistando il ducato di Milano. Questo favorì il ritorno di molti cardinali filofrancesi all'obbedienza pontificia. I cardinali Carvajal e Sanseverino fecero atto di sottomissione; dopo di loro furono imitati da quasi tutti i cardinali dissidenti.

Nel gennaio del 1515 moriva il re di Francia Luigi XII, al quale successe Francesco I, uomo molto ambizioso che, avendo antenati tra la nobile famiglia dei Visconti, avanzava ancora più energicamente pretese sul ducato milanese. Già a febbraio il papa si attivò per stipulare un'altra Lega Santa antifrancese che comprendeva: l'Imperatore, Milano, Genova e gli Svizzeri, mentre Venezia era alleata con la Francia. Tale patto però non fu ratificato poiché non tutti erano d'accordo sul fatto che Parma e Piacenza dovessero passare allo Stato Pontificio. Francesco I marciò verso Milano nel settembre del 1515 senza trovare grande resistenza. Il 13 e 14 settembre, nella battaglia di Marignano i francesi vinsero definitivamente le difese della Lega.

Finita malamente la battaglia di Marignano, Leone X decise di punire il mancato appoggio promessogli dalla città di Urbino governata da Francesco Maria I Della Rovere, il quale aveva ospitato la sua famiglia di Leone X dopo cacciata da Firenze. Ciò non attenuò la decisione di spodestare da Urbino i Della Rovere ed insediarvi un membro della famiglia Medici: Lorenzo suo nipote, già Signore di Firenze.

La congiura[modifica | modifica wikitesto]

Il Cardinale Alfonso Petrucci, fratello di quel Borghese Petrucci che era stato estromesso nel 1516 dal potere in Siena da parte del cugino Raffaele Petrucci, Vescovo di Grosseto, ordì una congiura per assassinare Papa Leone X mediante avvelenamento. Per ottenere questo scopo corruppe il medico personale del Papa, Battista da Vercelli, ma la congiura fu scoperta grazie all'intercettamento di una lettera di Alfonso al suo segretario Antonio de Nini. Il Cardinale, arrestato e tradotto a Roma, fu giustiziato in Castel Sant'Angelo per strangolamento il 16 luglio 1517, mentre il suo Segretario e il Medico del Papa furono condannati a morte per squartamento.[8] Altri quattro cardinali risultarono coinvolti nella congiura, Raffaele Riario, Bandinello Sauli, Francesco Soderini e Adriano Castellesi, che se la cavarono con il pagamento di una multa.

La questione delle indulgenze[modifica | modifica wikitesto]

A corto di fondi per le guerre contro la Francia e i grandi lavori edilizi in corso a Roma, Leone X fece un accordo con l'arcivescovo Alberto di Hohenzollern in Germania, che avrebbe aiutato a proseguire l'opera di completamento della basilica di San Pietro a Roma. Egli accettò da Alberto la somma di 10.000 ducati in cambio dell'arcivescovado di Magonza. Affinché Alberto potesse restituire la somma alla banca di Jakob Fugger, da cui aveva ottenuto il prestito, il 31 marzo 1515 il papa con la bolla Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris gli diede il privilegio di dispensare un'indulgenza nei suoi territori per un periodo di sei anni. Metà del denaro ricevuto sarebbe stato versato al Papa per il finanziamento della fabbrica di San Pietro allora in costruzione, e l'altra metà al Fugger come restituzione del prestito[9].

Il monaco agostiniano Martin Lutero criticò Leone X per la vendita di indulgenze e la predicazione grossolana del frate domenicano Johann Tetzel, sottocommissario per la predicazione delle indulgenze dell'arcidiocesi di Magonza. Nel 1517 iniziarono a circolare le novantacinque tesi sulle indulgenze (secondo la tradizione furono affisse da Lutero sul portone della chiesa di Wittenberg).

Il 15 giugno 1520 Leone X pubblicò la bolla Exsurge Domine con la quale vennero condannate alcune delle tesi di Lutero e con la quale minacciò di scomunica Lutero se non avesse ritrattato entro sessanta giorni le sue posizioni. Lutero ignorò la bolla e successivamente la bruciò nella piazza di Wittenberg. Il 3 gennaio 1521 papa Leone X scomunicò Martin Lutero con la bolla Decet Romanum Pontificem.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º dicembre dello stesso anno, Leone X fu colto da un improvviso malore e morì. Fu seppellito nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Il suo decesso, avvenuto quando aveva soli 46 anni di età, diede luogo a numerose dicerie e sospetti di avvelenamento, tanto che fu persino arrestato per breve tempo il suo coppiere, ma non si venne a capo di nulla in proposito.[10]

Papa Leone X nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Questo papa, raffinato e colto umanista in un'Europa che si stava avviando ad un'epoca di guerre di religione, provocate dalla Riforma protestante e dalla Controriforma, è stato spesso criticato per le caratteristiche mondane del suo pontificato e per la mancanza di zelo riformista. Erasmo da Rotterdam gli dedicò la sua edizione critica del Nuovo Testamento greco.

In Deputazione toscana di storia patria (1859) si dice che il filosofo Marsilio Ficino (1433-1499), che praticava l'astrologia, gli abbia predetto il Papato quando lui era solo un giovinetto.

Di lui gli avversari raccontano che quando divenne papa, a soli trentasette anni, l'11 marzo 1513, abbia detto a suo cugino Giulio: «Poiché Dio ci ha dato il Papato, godiamocelo».[11] Si racconta viaggiasse attraverso Roma alla testa di una stravagante parata, in cui sarebbero apparsi pantere, giullari ed un elefante bianco di nome Annone. Avrebbe fatto servire cene con sessantacinque portate.[senza fonte]

La politica "familiare"[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni storici ritengono che Leone X abbia approfittato del suo potere per elargire notevoli favori al proprio casato. Egli, infatti, creò cardinale il cugino Giulio (futuro papa Clemente VII) ed il nipote Innocenzo Cybo.
Nel settembre del 1513 risolse in favore della sua patria un arbitrato con il quale assegnò proprio a Firenze il dominio su Pietrasanta, città fino a quel momento parte della Repubblica di Lucca.[senza fonte]
Sempre secondo questa linea interpretativa, Leone X avrebbe eretto (18 settembre 1520) la nuova diocesi di Sansepolcro per sottrarre alla diocesi di Città di Castello i territori del dominio fiorentino, ormai egemonizzato dalla famiglia Medici.

Cardinali creati da papa Leone X[modifica | modifica wikitesto]

Concistoro del 23 settembre 1513 (I)
  1. Lorenzo Pucci, vescovo di Melfi († 1531)
  2. Giulio de' Medici, cugino di Sua Santità, arcivescovo di Firenze (poi eletto Papa Clemente VII nel 1523)
  3. Bernardo Dovizi da Bibbiena, tesoriere di Sua Santità († 1520)
  4. Innocenzo Cibo-Tomasello, nipote di Sua Santità, protonotario apostolico († 1550)
Concistoro del 10 settembre 1515 (II)
  1. Thomas Wolsey, arcivescovo di York († 1530)
Concistoro del 14 dicembre 1515 (III)
  1. Adrien Gouffier de Boissy, vescovo di Coutances († 1523)
Concistoro del 1º aprile 1517 (IV)
  1. Antoine Bohier du Prat, arcivescovo di Bourges († 1519)
  2. Guillaume de Croy, vescovo di Cambrai († 1521)
Concistoro del 1º luglio 1517 (V)
  1. Francesco Conti, vescovo eletto di Conza († 1521)
  2. Giovanni Piccolomini, arcivescovo di Siena († 1537)
  3. Giovanni Domenico De Cupis, vescovo eletto di Trani († 1553)
  4. Niccolò Pandolfini, vescovo di Pistoia († 1518)
  5. Raffaello Petrucci, vescovo di Grosseto († 1522)
  6. Andrea della Valle, vescovo di Mileto († 1534)
  7. Bonifacio Ferrero, vescovo di Ivrea († 1543)
  8. Giovanni Battista Pallavicino, vescovo di Cavaillon († 1524)
  9. Scaramuccia Trivulzio, vescovo di Como († 1527)
  10. Pompeo Colonna, vescovo di Rieti († 1532)
  11. Domenico Giacobazzi, vescovo di Nocera dei Pagani († 1528)
  12. Louis II de Bourbon-Vendôme, vescovo di Laon († 1557)
  13. Lorenzo Campeggio, vescovo eletto di Feltre († 1539)
  14. Ferdinando Ponzetti, vescovo di Molfetta († 1527)
  15. Luigi de' Rossi, cugino di Sua Santità, protonotario apostolico († 1519)
  16. Silvio Passerini, protonotario apostolico, datario di Sua Santità e amministratore diocesano di Cortona († 1529)
  17. Francesco Armellini Pantalassi de' Medici, protonotario apostolico e chierico della Camera Apostolica († 1527)
  18. Adriaan Florenszoon Dedel, vescovo di Tortosa e governatore di Castiglia e León (poi eletto papa Adriano VI nel 1522)
  19. Tommaso De Vio, Superiore generale dell'Ordine dei Predicatori († 1534)
  20. Egidio da Viterbo, Superiore generale dell'Ordine degli Agostiniani († 1532)
  21. Cristoforo Numai da Forlì, Confessore alla Corte di Francesco I di Francia, Superiore generale dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti († 1528)
  22. Guillén-Ramón de Vich y de Vallterra, protonotario apostolico († 1525)
  23. Franciotto Orsini († 1534)
  24. Paolo Emilio Cesi, protonotario apostolico († 1537)
  25. Alessandro Cesarini seniore, protonotario apostolico († 1542)
  26. Giovanni Salviati, protonotario apostolico († 1553)
  27. Niccolò Ridolfi, protonotario apostolico († 1550)
  28. Ercole Rangone, protonotario apostolico († 1527)
  29. Agostino Trivulzio, protonotario apostolico († 1548)
  30. Francesco Pisani, protonotario apostolico († 1570)
  31. Alfonso d'Aviz, protonotario apostolico († 1540)
Concistoro del 24 marzo 1518 (VI)
  1. Albrecht von Brandenburg, arcivescovo di Magdeburgo e Magonza († 1545)
Concistoro del 28 maggio 1518 (VII)
  1. Jean de Lorraine, vescovo di Metz († 1550)
Concistoro del 9 agosto 1520 (VIII)
  1. Eberhard von der Mark, vescovo di Chartres († 1538)

Diocesi erette da Leone X[modifica | modifica wikitesto]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Figli
Lorenzo, duca di Urbino
Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Figli
Alessandro, duca di Firenze
Modifica
Papa Leone X Padre:
Lorenzo de' Medici
Nonno paterno:
Piero de' Medici
Bisnonno paterno:
Cosimo de' Medici
Trisnonno paterno:
Giovanni di Bicci de' Medici
Trisnonna paterna:
Piccarda Bueri
Bisnonna paterna:
Contessina de' Bardi
Trisnonno paterno:
Alessandro de' Bardi
Trisnonna paterna:
Emilia Pannocchieschi
Nonna paterna:
Lucrezia Tornabuoni
Bisnonno paterno:
Francesco Tornabuoni
Trisnonno paterno:
Simone Tornabuoni
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Selvaggia degli Alessandri
Trisnonno paterno:
Maso degli Alessandri
Trisnonna paterna:
Nanna Cavalcanti
Madre:
Clarice Orsini
Nonno materno:
Jacopo Orsini
Bisnonno materno:
Orso Orsini
Trisnonno materno:
Francesco Orsini
Trisnonna materna:
Costanza Annibaldeschi
Bisnonna materna:
Lucrezia Conti
Trisnonno materno:
Ildebrandino Conti
Trisnonna materna:
Caterina di Sangro
Nonna materna:
Maddalena Orsini
Bisnonno materno:
Carlo Orsini
Trisnonno materno:
Giovanni Orsini
Trisnonna materna:
Bartolomea Spinelli
Bisnonna materna:
Paola Orsini
Trisnonno materno:
Giacomo Orsini
Trisnonna materna:
Isabella Marzano

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Claudio Rendina, I Papi, p. 612
  2. ^ (EN) Biografia sul sito Cardinals di Salvador Miranda
  3. ^ http://www.fordham.edu/halsall/source/lorenzomed1.html
  4. ^ (EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Conclave 4-9 marzo 1513. URL consultato il 15 giugno 2010.
  5. ^ (LA) Bullarum diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum pagine 623-624, Seb. Franco, 1860.
  6. ^ Consultabile integralmente in inglese su Intratex.com
  7. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 624
  8. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 613.
  9. ^ Luigi Mezzadri, Paola Vismara, La Chiesa tra Rinascimento e Illuminismo, Roma, Città Nuova, 2006 - pp. 77-78
  10. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 618
  11. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 614
  12. ^ Il suo predecessore Giulio II aveva eretto le diocesi di Santo Domingo e di San Juan di Porto Rico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6 (pp. 623 – 625)
  • Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990 (pp. 612–618)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Giulio II 9 marzo 1513 - 1º dicembre 1521 Papa Adriano VI
Predecessore Abate Commendatario dell'Abbazia di Font-Douce Successore Prepozyt.png
 ? 1483 - 1513  ?
Predecessore Abate Commendatario dell'Abbazia di La Chaise-Dieu Successore Prepozyt.png
 ? 1483 - 1491  ?
Predecessore Abate Commendatario di Morimondo Successore Prepozyt.png
Battista Maletta 1483 - 1501 Federico Sanseverino
Predecessore Abate Commendatario dell'Abbazia di Passignano Successore Prepozyt.png
 ? 1484 - 1513  ?
Predecessore Abate Commendatario di Montecassino Successore TerritorialAbbotCoA PioM.svg
Giovanni d'Aragona 1487 - 1513 Eusebio Fontana
Predecessore Abate Commendatario dell'Abbazia di Coltibuono Successore Prepozyt.png
 ? 1488 - 1513  ?
Predecessore Abate Commendatario dei Santi Giusto e Clemente di Volterra Successore Prepozyt.png
 ? 1489 - 1513  ?
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica Successore CardinalCoA PioM.svg
Giovanni Battista Orsini 1492 - 1513 Giulio de’ Medici
Predecessore Abate Commendatario del Monastero di Calvello Successore Prepozyt.png
 ? 1501 - 1513  ?
Predecessore Abate Commendatario del Monastero di San Felice in Piazza di Firenze Successore Prepozyt.png
 ? 1502 - 1513  ?
Predecessore Cardinale protodiacono Successore CardinalCoA PioM.svg
Raffaele Sansone Riario 1508 - 1513 Federico Sanseverino
Predecessore Vescovo di Amalfi
Amministratore apostolico
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Robert Guibé 1510 - 9 marzo 1513 Antonio Balestrieri
Vescovo
Predecessore Signore di Firenze Successore FlorenceCoA.svg
Pier Soderini
Gonfaloniere a vita
1512 - 1513 Giuliano Duca di Nemours
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