Diocesi di Prato

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Diocesi di Prato
Dioecesis Pratensis
Chiesa latina
Prato, duomo facciata.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Firenze
Regione ecclesiastica Toscana
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Franco Agostinelli
Vescovi emeriti Gastone Simoni
Sacerdoti 125 di cui 107 secolari e 18 regolari
1.572 battezzati per sacerdote
Religiosi 18 uomini, 154 donne
Diaconi 24 permanenti
Abitanti 223.000
Battezzati 196.500 (88,1% del totale)
Superficie 290 km² in Italia
Parrocchie 85 (7 vicariati)
Erezione 22 settembre 1653
Rito romano
Cattedrale Santo Stefano
Santi patroni Santo Stefano protomartire
Indirizzo Piazza Duomo 48, 59100 Prato, Italia
Sito web www.diocesiprato.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il seminario vescovile.
Il chiostro della chiesa di San Domenico a Prato, dal quale si accede al museo di pittura murale.

La diocesi di Prato (in latino: Dioecesis Pratensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2016 contava 196.500 battezzati su 223.000 abitanti. È retta dal vescovo Franco Agostinelli.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 4 comuni della provincia di Prato: Prato, Vaiano, Vernio e Cantagallo.

Sede vescovile è la città di Prato, dove si trova la cattedrale di Santo Stefano. Nella stessa città sorgono anche le basiliche minori di Santa Maria delle Carceri e dei Santi Vincenzo e Caterina de' Ricci.

Il territorio si estende su 287 km² ed è suddiviso in 85 parrocchie, che dal 29 novembre 2006 sono state raggruppate in 7 vicariati: Prato centro, Prato est, Prato ovest, Prato sud-est, Prato sud-ovest, Prato nord e Val di Bisenzio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve di Santo Stefano di Prato è documentata per la prima volta nel X secolo, anche se probabilmente la sua origine è anteriore. La sua importanza ed il desiderio di autonomia dalla giurisdizione del vescovo di Pistoia crebbero mano a mano che il castrum di Prato si trasformava in libero comune fortificato. Nel corso dei secoli successivi infiniti furono i motivi di discordia fra il prevosto di Santo Stefano ed i vescovi pistoiesi.

Nel 1133 papa Innocenzo II concesse alla pieve di Santo Stefano l'immediata soggezione alla Santa Sede,[1] «salvo il rispetto di alcuni diritti/doveri propri della funzione episcopale, come l'ordinazione dei sacerdoti, l'amministrazione della cresima, la consacrazione di chiese, che vennero lasciati ai presuli pistoiesi».[2]

All'inizio del XV secolo, su istanza della signoria di Firenze, furono intavolate le trattative per l'erezione di una diocesi a Prato, con il consenso del papa dell'obbedienza pisana Alessandro V. Ma la morte del papa impedì la pubblicazione della bolla. Tuttavia, papa Pio II, con la bolla Etsi cunctae del 5 settembre 1463, [3] eresse la collegiata di Santo Stefano in prepositura nullius dioecesis, immediatamente soggetta alla Santa Sede e dunque completamente indipendente dalla giurisdizione dei vescovi pistoiesi. A causa di nuovi conflitti con Pistoia, l'esenzione fu confermata da papa Paolo III nel 1543.[4]

La prepositura nullius fu data in commendam ad alte personalità, soprattutto della famiglia Medici, tra le quali si annoverano due futuri papi, Leone X e Leone XI, tre cardinali e un granduca di Toscana.

Il culmine del suo cammino di indipendenza la Chiesa pratese lo ottenne il 22 settembre 1653, quando fu eretta la diocesi con la bolla Redemptoris nostri di papa Innocenzo X, contestualmente unita aeque principaliter alla diocesi di Pistoia e resa suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze. «Più che di una vittoria si trattò di un compromesso, dal momento che la dignità episcopale pratese fu riassunta nella contitolarità della nuova diocesi di Prato e Pistoia, rimanendo di fatto in quest'ultima città la sede diocesana e limitato al solo distretto urbano il territorio soggetto alla cattedrale pratese.»[2]

Infatti, originariamente e fino a tutto l'Ottocento, la diocesi comprendeva le sole parrocchie che si trovavano all'interno delle mura trecentesche. Nonostante la ristrettezza dei confini, nel 1682 il vescovo Gherardo Gherardi eresse il seminario diocesano a Prato, prima ancora di istituirlo a Pistoia, dove i vescovi avevano la loro residenza abituale.

Il seminario pratese formò un'élite di sacerdoti, che si distinse in modo particolare nell'Ottocento. Infatti, molti dei vicari generali, tutti di origine pratese, formatisi nel seminario, assunsero in seguito la carica di vescovi nelle diocesi della Toscana; tra questi si devono ricordare Ferdinando Baldanzi, vescovo prima a Volterra e poi a Siena, Giovanni Benini a Pescia, Giuseppe Targioni a Volterra, Giovanni Pierallini a Colle Val d'Elsa e poi a Siena, e Giovacchino Limberti a Firenze.

Nel settembre 1916 la diocesi di Prato fu ingrandita in forza del decreto Ex officio divinitus della Congregazione Concistoriale, con l'incorporazione di 27 parrocchie della diocesi di Pistoia[5], e di 12 dell'arcidiocesi di Firenze[6].

Con queste modifiche, alla diocesi fu assegnata la giurisdizione ecclesiastica su tutto il territorio comunale pratese, che all'epoca comprendeva anche il territorio di Vaiano, diventato comune autonomo nel 1949. «Da nove parrocchie, quelle ancora del periodo ricciano, si passò a 48, con cinque vicariati extraurbani; i sacerdoti da 60 divennero 104, i regolari da 14 a 24, le case religiose da 11 a 16, la popolazione raggiunse i 60.000 fedeli; molto significativo anche l'aumento delle religiose che nel 1951 avrebbe raggiunto le trenta comunità con 308 presenze.»[2]

Prato ebbe per la prima volta un proprio vescovo residente, Pietro Fiordelli, con la separazione definitiva da Pistoia, avvenuta il 25 gennaio 1954 con la bolla Clerus populusque di papa Pio XII.

Nell'ottobre del 1975 la diocesi si è ampliata, mediante l'incorporazione di 12 parrocchie nei comuni di Cantagallo e Vernio che erano appartenute alla diocesi di Pistoia.[7]

Istituzioni culturali diocesane[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi, ricca di storia e di arte, comprende le seguenti istituzioni culturali.[8]

  • L'archivio storico diocesano, istituito nel 1981 con sede nel seminario vescovile, raccoglie il materiale archivistico della curia diocesana, del capitolo della cattedrale, della cappella musicale del duomo, del seminario vescovile, di 61 fra pievi e chiese del territorio, e di altre istituzioni legate alla diocesi pratese. I fondi più importanti sono quelli della curia e del capitolo, che comprendono, tra le altre cose, oltre 480 pergamene e 34 codici corali liturgici di notevole valore storico e artistico.
  • Assieme all'archivio, nel 1981 venne istituita anche la biblioteca dell'archivio storico diocesano, costituita da diversi fondi, per quasi 35.000 volumi, e una fototeca formata da oltre 12.000 pezzi. Fa parte di questa biblioteca anche il fondo librario della "Società pratese di storia patria", costituito da oltre 200 testate di periodici e di riviste e circa 2.000 volumi di fonti storiche, soprattutto medievali.
  • Costituisce una biblioteca distinta la biblioteca del seminario, costituita da circa 40.000 volumi con 260 miscellanee. La biblioteca ha un suo particolare valore storico per la presenza di oltre 3.000 volumi antichi, anteriori al XV secolo.
  • La Biblioteca Roncioniana è nata nella prima metà del XVIII secolo e fin dall'inizio, per volere del suo fondatore, il nobile pratese Marco Roncioni, fu aperta al pubblico e affidata a uno dei canonici della cattedrale. È costituita da 50.325 volumi, di cui 35 incunaboli e 1.290 cinquecentine. Ha sede nello storico palazzo Roncioni, da cui prende il nome.
  • Il museo dell'Opera del Duomo è stato fondato nel 1967 in alcuni ambienti del palazzo vescovile e ampliato in più tempi per ospitare opere provenienti dalla cattedrale di Santo Stefano e dal territorio diocesano. L'attuale percorso museale comprende anche gli affreschi di Filippo Lippi all'interno del duomo, l'area archeologica sottostante il palazzo dei vescovi e il chiostro romanico della seconda metà del XII secolo.
  • Il museo di pittura murale nasce nel 1974 nei locali del convento di San Domenico per accogliere una serie di affreschi staccati, graffiti e sinopie provenienti da chiese e edifici privati cittadini, che cinque anni prima avevano fatto parte della mostra "Due secoli di Pittura Murale". Fu il primo museo italiano di questo genere e nel 1990 è entrato a far parte dei musei diocesani. Comprende anche paramenti, argenti e reliquiari del convento domenicano.
  • A Figline di Prato è stato istituito nel 1973 un piccolo museo diocesano nella locale pieve di San Pietro, costituito da suppellettile sacra, alcuni dipinti e materiale di scavo.
  • Un altro museo diocesano si trova a Vaiano nella badia di San Salvatore, con suppellettile sacra, materiale di scavo con resti del corredo recuperato nelle tombe altomedievali e longobarde scoperte sotto il pavimento della chiesa e del chiostro, alcuni quadri e due pregevoli cibori rinascimentali.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Prevosti di Prato[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Pistoia e Prato[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Prato[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 223.000 persone contava 196.500 battezzati, corrispondenti all'88,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1970 152.700 153.000 99,8 122 83 39 1.251 44 292 55
1980 178.000 179.000 99,4 140 98 42 1.271 1 49 243 76
1990 189.000 190.000 99,5 140 100 40 1.350 1 43 215 85
1999 184.900 191.700 96,5 136 95 41 1.359 8 42 217 85
2000 185.400 192.100 96,5 129 95 34 1.437 8 35 214 85
2001 185.300 192.200 96,4 128 93 35 1.447 10 36 210 85
2002 185.500 192.500 96,4 140 103 37 1.325 10 38 227 85
2003 185.500 192.500 96,4 143 106 37 1.297 12 38 227 85
2004 186.320 193.120 96,5 145 110 35 1.284 12 36 230 85
2013 192.600 214.600 89,7 144 110 34 1.337 21 35 250 84
2016 196.500 223.000 88,1 125 107 18 1.572 24 18 154 85

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kehr, Italia pontificia, III, p. 136, nº 2.
  2. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  3. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, XVII, pp. 143-146.
  4. ^ Bolla Cum sicut nobis in Cappelletti, XVII, p. 147 e seguenti.
  5. ^ Di queste, 3 erano nel comune di Vaiano (Vaiano, Schignano e Popigliano), le altre appartenevano a frazioni e località del comune di Prato: Cerreto, Figline di Prato, Chiesanuova, Coiano, Narnali, Galciana, Capezzana, Tobbiana, Casale, Iolo, Tavola, Castelnuovo, Paperino, Cafaggio, Grignano, San Giorgio a Colonica, Santa Maria a Colonica, Mezzana, Santa Lucia in Monte, Piazzanese, Santa Maria del Soccorso.
  6. ^ Di queste parrocchie, sette appartenevano al comune di Prato (Pizzidimonte, Gonfienti, Pimonte, Cavagliano, Filettole, Carteano, Canneto), quattro al comune di Vaiano (Faltugnano, Fabio, Savignano, Sofignano) e una al comune di Vernio (Collina).
  7. ^ AAS 67 (1975), p. 679. Di queste parrocchie, sei erano nel comune di Cantagallo (Cantagallo, Fossato, Gricigliana, Luicciana, Migliana, Usella) e sei nel comune di Vernio (Cavarzano, Mercatale, Montepiano, San Quirico, Sant'Ippolito, Sasseta).
  8. ^ Informazioni tratte dalle diverse pagine presenti nel sito ufficiale della diocesi.
  9. ^ Il 27 marzo è nominato vescovo titolare di Oropo.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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