Piazza del Duomo (Prato)

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Piazza del Duomo
Prato0003.jpg
Piazza del Duomo con la cattedrale ed il Pulpito di Donatello
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàPrato-Stemma.png Prato
Codice postale59100
Informazioni generali
Tipoarea pedonale
Collegamenti
Luoghi d'interesseDuomo di Prato, Fontana del Pescatorello, Palazzo Vescovile (Prato), Museo dell'Opera del Duomo (Prato)
TrasportiStazione di Prato Porta al Serraglio
Mappa

Coordinate: 43°52′55.15″N 11°05′50.27″E / 43.881986°N 11.097297°E43.881986; 11.097297

La fontana di piazza del Duomo

Piazza del Duomo é la piazza principale di Prato e cuore religioso della città per la presenza della cattedrale di Santo Stefano. È il nucleo originario intorno al quale si svilupperà la città di Prato.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Già in epoca altomedievale esisteva un borgo attorno all'allora pieve dell'abitato chiamato Borgo al Cornio (citata in un documento del 994), vicino al castello dei Conti Alberti: dalla fusione dei due nuclei nacque la città di Prato[1].

Fu grazie all'arrivo della preziosizzima reliquia della Sacra cintola che la zona ebbe un'organizzazione a piazza aperta vera e propria, per accogliere le folle di pellegrini, desiderosi di vedere la cintura della Madonna, secondo la tradizione portata in città nel 1141 dal mercante Michele Dagomari da Prato, di ritorno da Gerusalemme[1].

La forma attuale venne assunta all'incirca nel Trecento, quando venne allargata (abbattendo le case che si affacciavano davanti alla facciata del Duomo, fra le quali c'era anche quella di Michele Dagomari) per il crescente flusso di pellegrini, nello stesso periodo in cui venne ingrandita la cattedrale. Sullo spigolo sud ovest della chiesa venne poi installato nel Quattrocento il pulpito di Michelozzo e Donatello, dal quale si può dominare tutta la piazza a "L", durante le ostensioni pubbliche della reliquia[1].

Oltre alla cattedrale vi si affacciano, tra i vari palazzi, il Palazzo Vescovile, attiguo al Museo dell'Opera del Duomo, Palazzo Dragoni (ristrutturato nell'Ottocento) sul lato ovest e Palazzo Vestri, sul lato sud, che ha ospitato a lungo l'antico Hotel Stella d'Italia, descritto vividamente da Curzio Malaparte nel romanzo Maledetti toscani[1].

Il fronte della piazza verso nord, da via del Corso al Vicolo dell'Opera, era occupata ai primi anni del Duecento dalle abitazione di Bonato e di Baldanza suo padre. Successivamente il palazzo passò ai Vinaccesi ed ai Lorini-Pittei. Oggi è visibile ancora l'antica facciata in laterizi.

Sempre su questo lato, da via del Corso a via Firenzuola, era situata la prima sede del Comune e la torre della Curia, sede dei podestà e dei rettori del Comune, nominati per la prima volta in un documento del 1193. Nella Toscana del Duecento le adunanze erano infatti tenute solitamente nelle chiese o in edifici privati, spesso le residenze dei magistrati appartenenti alle famiglie più potenti.

Il palazzo all'angolo con via Firenzuola era abitato nel Quattrocento dal notaio Nicola di Bartolomeo di Nicola Brancacci (1400 ca. - 1426 ca.). La famiglia Brancacci, arricchitasi sul finire del XIV secolo con il commercio di stoffe di lana, otteneva in ser Nicola il suo primo rappresentante all’interno del prestigioso mondo del notariato.

Al centro oggi è presente una fontana detta del Pescatorello, realizzata in marmo con animali marini dominata dalla scultura di un piscatoriello, disegnata da Mariano Falcini e scolpita da Emanuele Caroni e Ulisse Cambi (1861): i pratesi l'hanno soprannominata anche Fontana del Papero per i cigni scolpiti sul bordo delle vasche[1].

Sul lato sud è inoltre situata una grande statua di Giuseppe Mazzoni di Alessandro Lazzerini.

I lampioni in ghisa, installati nel 2017, riprendono lo forme di quelli ottocenteschi originariamente presenti nella piazza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e La Fontana di Piazza del Duomo, Prato (e provincia). URL consultato il 20 luglio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Curzio Malaparte e piazza Duomo[modifica | modifica wikitesto]

M’affaccio alla finestra, e sporgendomi un po’ di lato, m’appare la fronte marmorea del Duomo, a strisce bianche e verdi, il Pergamo di Michelozzo e di Donatello, appeso come un nido all’angolo della facciata, e il bel campanile che servì da modello al campanile di Giotto, ma più di quello è semplice, snello, e schietto: di pietra tagliata, di buona e liscia pietra pratese” . (Da "Maledetti Toscani')

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