Enrico Bindi

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Enrico Bindi
arcivescovo della Chiesa cattolica
Duomo di pistoia, interno, cripta, tomba di enrico bindi.jpg
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Incarichi ricopertiVescovo di Pistoia e Prato (1867-1871)
Arcivescovo di Siena (1871-1874)
 
Nato29 settembre 1812 a Pistoia
Ordinato presbitero4 aprile 1835
Nominato vescovo23 febbraio 1867 da papa Pio IX
Consacrato vescovo22 aprile 1867 dal cardinale Carlo Sacconi
Elevato arcivescovo27 ottobre 1871 da papa Pio IX
Deceduto23 giugno 1874 (61 anni) a Pienza
 

Enrico Bindi (Pistoia, 29 settembre 1812Pistoia, 23 giugno 1876) è stato un arcivescovo e letterato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Bindi nacque a Canapale, frazione di Pistoia, da famiglia agiata il 29 settembre 1812. All'età di nove anni, in occasione del trasferimento della famiglia a Pistoia fu iscritto alla scuola esterna del Seminario vescovile della città. A tredici anni entrava in seminario e sotto la guida del canonico Giuseppe Silvestri si appassionò agli studi distinguendosi al punto che nel 1833 gli fu affidato l'insegnamento della grammatica.[1]

Il 4 aprile 1835 fu ordinato sacerdote e nello stesso anno gli venne affidata la cattedra di materie umanistiche; resse questo ufficio fino al 1857, quando venne nominato rettore dell'Istituto di sapienza. Appartiene a questi anni il momento di maggior rigoglio della sua attività di erudito e traduttore di opere latine e greche, pubblicò inoltre sull'Archivio storico italiano tre lettere di Lorenzo il Magnifico agli operai di San Jacopo e allo spedalingo del Ceppo, corredate di note erudite. Nel 1844 pubblicò i Commentarii con un discorso sulla vita e sulle opere di Giulio Cesare, e nel 1850 Orazio, anch'esso con commento in italiano. Nel 1852 curò l'edizione delle opere di Bernardo Davanzati, corredata di nota biografica sullo scrittore. Nel 1853 diede alla luce Cenni sul teatro comico dei latini, opera propedeutica alla pubblicazione delle Commedie di Terenzio e di Plauto. Oltre ad un saggio sulla vita e le opere di Giovanni Arcangeli, suo amico, curò la traduzione dei sei libri del Sacerdozio di S. Giovanni Crisostomo e infine nel 1864 la traduzione delle Confessioni di Sant'Agostino, che ottenne una menzione commemorativa di Cesare Guasti nel rapporto dell'anno accademico 1875-76 degli Atti dell'Accademia della Crusca[1].

Parallelamente all'attività di erudito anche la carriera ecclesiastica e di insegnante subì degli avanzamenti: nel 1857 fu nominato rettore del Liceo Forteguerri, ma dopo soli due anni per ragioni politiche venne spostato a Pisa come professore di teologia dogmatica presso l'Università, ufficio che gli fu però tolto dopo soli due anni. Nel 1860 fu nominato dal vescovo Ferdinando Baldanzi rettore del Seminario collegio di Siena.

Rimase in tale città finché, il 27 marzo 1867, fu chiamato da papa Pio IX a reggere la diocesi di Pistoia e Prato; ricevette l'ordinazione episcopale il 22 aprile seguente dal cardinale Carlo Sacconi, coconsacranti gli allora arcivescovi e futuri cardinali Alessandro Franchi, segretario della Congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari, e Giuseppe Berardi, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato.

Negli anni in cui fu vescovo di tale diocesi si distinse per l'interesse e l'importanza che dette alla riforma dei seminari e degli studi condotti al loro interno.[1]

Il 27 ottobre 1871 venne nominato arcivescovo di Siena da papa Pio IX.

A Siena fondò un secondo seminario in cui raccogliere gli studenti meritevoli, aprì un ricovero per giovani donne indigenti intitolato a santa Caterina da Siena e dotò le chiese prive di arredi sacri. In questo periodo ripubblicò le sue Lettere pastorali e iniziò la traduzione delle lettere di Sant'Agostino, opera che rimase incompiuta a causa della sua morte sopraggiunta il 23 giugno 1876. È sepolto a Pistoia nel cimitero della Arciconfraternita della Misericordia con un'epigrafe da lui scritta nel testamento. La città lo ricorda anche per il monumento opera del Duprè che si trova all'interno della cattedrale.[1]

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

Il Fondo Enrico Bindi[2] è conservato presso la Biblioteca Leoniana della Diocesi di Pistoia[3]. La documentazione in parte donata da Cesare Guasti fa parte della raccolta manoscritti della Biblioteca Roncioniana. Una parte è costituita principalmente di manoscritti del XVIII e XIX sec., di argomento storico o religioso. La maggior parte dei testi raccolti è infatti strettamente connesso all’attività svolta da Enrico Bindi come religioso e vescovo. Sono inoltre presenti numerosi saggi della sua attività di traduttore di opere greche e latine[2]. A questa sezione si aggiungono due codici cartacei di scritti vari: "Panegirici e altri discorsi sacri e morali", voll. 1 e 2 (cc. 297 e 118) e un carteggio composto da 127 lettere (1871-1876)[4].

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Bindi Enrico, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  2. ^ a b Fondo Bindi Enrico, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  3. ^ Biblioteca Leoniana, su Diocesi di Pistoia. Archivi e biblioteche. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  4. ^ Fondo Bindi Enrico, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 15 febbraio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Treves, Enrico Bindi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 10, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1968. URL consultato il 19 marzo 2018.
  • Renzo Fantappiè, Manoscritti roncioniani, in Livia Draghici (a cura di), Archivi biblioteche musei pratesi, Prato, Biblioteca Comunale, 1994, pp. 56-86.
  • G. Beani, Monsignor Enrico Bindi arcivescovo di Siena. Commemorazione, Pistoia, Tipografia Cino dei Fratelli Bracali, 1876.
  • A. Chiti, Enrico Bindi e il suo epistolario, note ed impressioni con tre lettere di lui, tomo I, Pistoia, Tipografia Niccolai, 1901.
  • A. Bolognesi, Enrico Bindi di Pistoja. Arcivescovo, umanista, letterato, Pistoia, Brigata del Leoncino, 2002.

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