Gioacchino Limberti

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Gioacchino Limberti
arcivescovo della Chiesa cattolica
Gioacchino Limberti.jpg
Arcivescovo Gioacchino Limberti, Antonio Marini, 1858
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Incarichi ricopertiArcivescovo metropolita di Firenze
 
Nato15 luglio 1821 a Prato
Ordinato presbitero1º giugno 1844
Nominato arcivescovo3 agosto 1857 da papa Pio IX
Consacrato arcivescovo23 agosto 1857 da papa Pio IX
Deceduto27 ottobre 1874 (53 anni) a Scandicci
 

Gioacchino Limberti (Prato, 15 luglio 1821Scandicci, 27 ottobre 1874) è stato un arcivescovo cattolico italiano, arcivescovo di Firenze dal 1857 al 1874.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Prato, era vicario generale nella sua città quando venne inaspettatamente designato come nuovo arcivescovo fiorentino nel concistoro pubblico del 1857, circa un anno dopo la morte del precedente arcivescovo Ferdinando Minucci.

Pio IX durante una solenne cerimonia nel Duomo di Firenze lo consacrò assieme ad altri nuovi vescovi toscani il 23 agosto di quell'anno.

Il suo arcivescovado, in piena epoca risorgimentale, fu tra i più difficili della storia fiorentina e molti storici concordano su come il Limberti non fosse forse all'altezza delle sue responsabilità. Nel 1860 Pio IX scriveva a Ferdinando IV di Lorena che:

«Le strane debolezze di Mons. Arcivescovo di Firenze se avranno afflitto il suo cuore, certo sono state per me cagione di vera amarezza»

([1])

Il Limberti infatti cercava di tenere, nella difficile situazione generale, un comportamento conciliante, che però scontentava tutti: il papa, il granduca e la massoneria alla quale il granduca stesso era legato.

Ci furono dei tumulti per esempio in occasione della processione del Corpus Domini del 6 giugno 1861, durante la quale il vescovo non dimostrò abbastanza polso da dominare la situazione. Un altro motivo di scontento nei suoi confronti da parte del papa fu la nomina come Vicario generale del canonico Amelio Bansi, autore di un opuscolo di poche pagine sulla libertà di coscienza, messo all'Indice, sebbene non con un atto ufficiale.

Quando Firenze fu capitale d'Italia (1865-1871) il Limberti si trovò improvvisamente in una posizione di primo piano, e a lui si rivolsero altri vescovi e semplici fedeli perché perorasse qualche loro causa presso il governo del Regno. Egli si dispose con animo a questa attività, oltre a quelle consuetudinarie del suo ruolo: compì una completa visita delle parrocchie e curò i suoi diocesani. Attaccato però dalla massoneria, combattuto da alcuni ecclesiastici scismatici, che avevano fondato una pseudo società caritativa per i preti, e chiamato in causa per difendere il pontefice "prigioniero" e gli interessi vaticani dopo la Breccia di Porta Pia, fu impreparato a una situazione così ardua e manifestò in un certo senso la sua debolezza.

I movimenti cattolici ebbero inizio durante il suo episcopato, ma fu solo con l'arcivescovo Alfonso Maria Mistrangelo che essi ebbero una sede stabile a Firenze. Partecipò anche al Concilio Vaticano I.

Si spense il 27 ottobre 1874 in una villa a Scandicci ed essendo, sin dal 1857, capo di guardia della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze fu sepolto nel suo cimitero monumentale, il Camposanto di Pinti.[2]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

La genealogia episcopale è:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Segr. Vaticana Nunziatura di Firenze in rubriche della Segreteria di Stato , rubr. 253
  2. ^ Alessandro Panajia, Una città silenziosa. Storie di vita e di morte dei Fratelli della Misericordia, sepolti nel Cimitero monumentale fiorentino dei "Pinti", Edizioni ETS, Pisa, pp. 42-44.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa fiorentina, Firenze, Curia arcivescovile, 1970.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN72269097 · ISNI (EN0000 0000 6138 8740 · GND (DE12218792X · BAV (EN495/161904 · CERL cnp00568370 · WorldCat Identities (ENviaf-72269097