Papa Innocenzo X

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Papa Innocenzo X
PopeInnocentX.jpg
Diego Velázquez, Ritratto di Innocenzo X
236º papa della Chiesa cattolica
C o a Innocenzo X.svg
Elezione 15 settembre 1644
Incoronazione 4 ottobre 1644
Fine pontificato 7 gennaio 1655
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Urbano VIII
Successore papa Alessandro VII
Nome Giovanni Battista Pamphilj
Nascita Roma, 6 maggio 1574
Nomina a patriarca 19 gennaio 1626 da papa Urbano VIII
Consacrazione a patriarca 25 gennaio 1626 dal cardinale Laudivio Zacchia
Creazione a cardinale 30 agosto 1627 da papa Urbano VIII
Pubblicazione a cardinale 19 novembre 1629 da papa Urbano VIII
Morte Roma, 7 gennaio 1655
Sepoltura Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Innocenzo X, nato Giovanni Battista Pamphilj (Roma, 6 maggio 1574Roma, 7 gennaio 1655), fu il 236º papa della Chiesa cattolica dal 1644 al 1655.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente alla nobile ed eminente famiglia Pamphilj[1], era figlio di Camillo Pamphilj e Maria Flaminia Cancellieri del Bufalo.

Giovanni Battista Pamphilj nacque a Roma da Camillo Pamphilj e Maria Cancellieri del Bufalo, sesto di nove figli. In linea materna la sua famiglia è imparentata con quella di Papa Alessandro VI Borgia. Il nonno di Innocenzo X, infatti, sposò la figlia della celebre Lucrezia Borgia

Giovanni Battista studiò sotto la supervisione dello zio, il cardinale Girolamo Pamphilj, al Collegio dei Gesuiti di Roma, poi si laureò in legge alla Sapienza nel 1594. Dopo Gregorio XV e Urbano VIII, fu il terzo papa che completò la sua formazione presso i Gesuiti.
Fu creato cardinale nel 1629 ed ascese al soglio di Pietro il 15 settembre 1644.

Cronologia incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Fu anche:

Il conclave del 1644[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1644.

Papa Innocenzo X fu eletto nel Palazzo Vaticano il 15 settembre 1644; fu consacrato il 4 ottobre dal cardinale protodiacono Carlo de' Medici.
Fu il primo cardinale in pectore a diventare Papa.

Al conclave, apertosi il 9 agosto 1644, presero parte 57 cardinali, poi ridotti nella fase finale a 53. Uno dei primi nomi a cadere fu quello di Giulio Cesare Sacchetti, colpito dal veto spagnolo. Attorno al cardinale Pamphilj si raccolse una buona maggioranza; però la Francia decise di opporre il veto su di lui; ma il cardinale Mazzarino si mise in viaggio troppo tardi e giunse a Roma quando l'elezione si era già conclusa.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1644 Innocenzo X confermò la giurisdizione del Patriarcato delle Indie occidentali (eretto da Clemente VII nel 1524).
Con la costituzione apostolica Militantis Ecclesiae (19 dicembre 1644) il pontefice, rivolgendosi ai cardinali, fece loro divieto di indossare simboli e stemmi nobiliari[3].

Gesuiti

Il pontefice stabilisce che l'Assemblea generale dell'Ordine si tenga ogni nove anni e che il Generale rimanga in carica per un massimo di tre anni. Successivamente gli può essere assegnato qualsiasi incarico, tranne quello di preparare i novizi (bolla Prospero felicique Statui, 1646);

Soppressioni
  • Nel 1645 conferma la soppressione dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus decretata dal predecessore Urbano VIII (bolla Quoniam, 1° aprile 1645); sopprime inoltre i Chierici regolari del buon Gesù (22 giugno 1651;
  • Con la bolla Inter coetera (dicembre 1649), Innocenzo X promosse un'inchiesta volta ad accertare le reali condizioni finanziarie dei conventi italiani[4]. Congregazione della disciplina dei regolari. Con la bolla Instaurandae regularis disciplinae (15 agosto 1652) il pontefice rese noti i conventi destinati alla chiusura nella penisola italiana[4]. Furono soppressi i conventi che ospitavano meno di sei monaci.

Il XIV Giubileo[modifica | modifica wikitesto]

Con la bolla Appropinquat dilectissimi filii del 4 maggio 1649, Innocenzo X proclamò il XIV Giubileo. La vigilia di Natale dello stesso anno, il papa in persona aprì la Porta santa. Come già avevano fatto i suoi predecessori, provvide al blocco degli sfratti e degli affitti e a sospendere tutte le indulgenze eccetto quella della Porziuncola.

Ricordi popolari del Giubileo

Nei ricordi popolari del XIV Giubileo è rimasto l'incidente della processione del Crocifisso di San Marcello. All'apertura della Porta santa di Santa Maria Maggiore, il diciassettenne Francesco Maidalchini, nipote di Donna Olimpia Maidalchini, s'incaricò della funzione al posto del cardinale arciprete. Quando, all'apertura, il giovane vide una cassetta di oggetti preziosi ivi murata alla fine del giubileo precedente, tentò di portarsela via, ma gli fu impedito dai canonici di Santa Maria Maggiore. Il Crocifisso miracoloso di San Marcello venne portato a San Pietro dalla Compagnia del Crocifisso la notte del Giovedì santo. Lungo il percorso, mentre cinque cardinali, l'ambasciatore di Spagna, oltre cento flagellanti, cori musicali e la gente incedevano con lumi accesi, alcuni cavalli s'imbizzarrirono e terrorizzarono i presenti a tal punto che tutti fuggirono.

Roma fu visitata da circa 700.000 pellegrini, e, per l'occasione, si convertì al cattolicesimo anche un certo numero di protestanti. A causa della massiccia presenza di pellegrini, il Papa ridusse il numero delle visite alle basiliche, e concesse l'indulgenza anche a chi aveva assistito alla chiusura di una delle Porte Sante alla vigilia di Natale del 1650 o avesse presenziato alla benedizione papale impartita dalla Loggia della Basilica Vaticana nel giorno di Natale. La cerimonia più importante dell'anno fu la messa celebrata in Piazza Navona dal Papa stesso.

Durante lo svolgimento del Giubileo, Spagna e Francia fecero quasi a gara nel dimostrare la propria ricchezza nelle cerimonie. Nel mese di gennaio, Filippo IV mandò due ambasciatori in Vaticano con un seguito di 460 carrozze. Inoltre non badò a spese perché le cerimonie organizzate nelle chiese e dalle confraternite spagnole superassero tutte le altre per magnificenza e splendore.

Durante questo anno giubilare Alessandro Algardi scolpì l'altorilievo raffigurante papa Leone I mentre ferma Attila e la statua di Innocenzo X in Campidoglio; il Bernini scolpì la Transverberazione di santa Teresa d'Avila, e il Borromini restaurò la Basilica di San Giovanni in Laterano. Inoltre, si diede inizio ai lavori per la costruzione di palazzo Montecitorio.
Tra i pellegrini che visitarono Roma, ci fu anche la regina Cristina di Svezia, di fede cattolica.

Innocenzo X indisse inoltre tre giubilei straordinari, con queste motivazioni [5]:

Decisioni in materia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1645 interviene sulla Questione dei riti cinesi. Richiesto di un parere da parte del vicario provinciale dei domenicani Juan de Morales, Innocenzo X emanò un atto che vietò ai cristiani di partecipare a tali riti (12 settembre 1645)[7].
  • Nel 1650, in occasione del Giubileo, realizzò un'edizione rivista del Caeremoniale Episcoporum (il libro che prescrive lo svolgimento delle funzioni religiose dei vescovi).

Contrasto al Giansenismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giansenismo.

Il predecessore Urbano VIII (1623-1644) aveva condannato cinque proposizioni contenute nell'opera Augustinus di Giansenio (1585-1638) come contrarie alla dottrina cattolica, ma la disputa sul pensiero del teologo olandese era continuata.

Giunsero a Roma le pressioni dei vescovi francesi: 85 sui 96 episcopi della chiesa transalpina chiesero la condanna delle tesi di Giansenio[8]. Ad essi si unì San Vincenzo de' Paoli. I giansenisti, temendo una precipitosa condanna delle idee di Giansenio, si rivolsero a loro volta a Roma[3]. Il pontefice delegò la risposta a una commissione appositamente creata (12 aprile 1651), che fece presiedere dal cardinale Francesco Albizzi, assessore al Sant'Uffizio. Un anno dopo Innocenzo X pubblicò la bolla Cum occasione con la quale le cinque proposizioni di Giansenio oggetto della bolla In Eminenti di Urbano VIII furono condannate come eretiche (9 giugno 1653). L'11 luglio i vescovi francesi riconobbero la decisione della Santa Sede. Tale atto fu importante poiché fu emanato senza la previa consultazione del re. Era dalla Prammatica Sanzione di Bourges (1438) che la Chiesa francese non si pronunciava ufficialmente su un decreto papale in totale autonomia dal monarca. Da parte loro, i giansenisti rispettarono la sentenza papale riconoscendo come eretiche le proposizioni censurate, ma, seguendo le tesi di Antoine Arnauld e di Blaise Pascal, negarono che le proposizioni riflettessero la vera dottrina di Giansenio.

Relazioni con i Regni europei[modifica | modifica wikitesto]

Con la Germania[modifica | modifica wikitesto]

L'avvenimento internazionale più importante accaduto durante il pontificato di Innocenzo X fu la fine della Guerra dei Trent'anni, che si concluse con le firme dei trattati di Münster, tra Francia e Impero, e di Osnabrück tra la Svezia e i protestanti da una parte e i cattolici e l'imperatore dall'altra (24 ottobre 1648). I due trattati sono conosciuti come Pace di Vestfalia. Le clausole in essa contenute regolarono la legislazione religiosa europea: ogni confessione avrebbe avuto libertà di culto; cattolici e protestanti furono parificati di fronte alla legge; ogni principe avrebbe potuto scegliere la sua religione, mentre i suoi sudditi lo avrebbero dovuto seguire (principio del “cuius regio eius et religio”); i domini ecclesiastici sarebbero stati secolarizzati. Innocenzo X obiettò immediatamente contro le clausole dei trattati, perché l'immediata conseguenza per la Chiesa cattolica era la perdita di tutti i vescovadi della Germania settentrionale e centrale, e di molti conventi e monasteri. Al tavolo delle trattative, delegato dal Papa, sedette il nunzio Fabio Chigi, che protestò energicamente, ma inutilmente[9]. Il Papa, allora, scrisse il breve "Zelo domus Dei" (26 novembre 1648)[6]. Ma l'imperatore Ferdinando III d'Asburgo, soddisfatto degli accordi con Massimiliano I di Baviera, considerò chiusa la questione.

Con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Quando Innocenzo X salì al pontificato, la Francia era in guerra con la Spagna. Il pontefice si pose come mediatore tra le due potenze cattoliche; ma la sua influenza fu annullata dall'azione contraria del ministro del re, il cardinale Mazzarino. Innocenzo X nominò un nuovo arcivescovo di Parigi nella persona del cardinale Jean-François Paul dei Gondi. Successivamente sostituì il nunzio apostolico, sospettato di troppa acquiescenza verso il primo ministro[10], nominando Neri Corsini (25 luglio 1652); ma Mazzarino non lo riconobbe. Nel novembre 1652 fece arrestare, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, sia il Corsini che il cardinale Gondi. Il Corsini fu condotto l'anno seguente ad Avignone, dove risiedette da uomo libero ma non poté esercitare le proprie funzioni diplomatiche. Il cardinale Gondi riuscì a fuggire nell'agosto 1654, dopodiché lasciò la Francia e si trasferì a Roma.

Con il Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo X deplorò la rivolta scoppiata nel 1640 che portò il Paese a staccarsi dalla Corona di Spagna e a riacquistare l'indipendenza. Nel 1648 il pontefice si rifiutò di riconoscere il titolo di Giovanni IV di Braganza, che si era autoproclamato re del Portogallo; inoltre si rifiutò di nominare nuovi vescovi del Paese, riconoscendone soltanto uno.

Con la Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1647 scoppiò una rivolta a Napoli, città sottoposta al governo del vicerè spagnolo Rodrigo Ponce de León. Il pontefice volle essere tenuto constantemente aggiornato sulle vicende. La Francia temette che Roma intervenisse militarmente, ma il re di Spagna anticipò tutti facendo occupare Napoli dalle truppe spagnole.

Con l'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1641 era iniziata una guerra civile in Irlanda. Nell'isola la situazione era molto instabile. Il pontefice ascoltò i consigli del francescano Luca Wadding. Fu Wadding a suggerire a Innocenzo X il nome del nuovo nunzio apostolico: Giovanni Battista Rinuccini. Rinuccini giunse sull'isola nel novembre 1645; nel frattempo da Roma fece arrivare armi e munizioni per le truppe della Confederazione di Kilkenny.

Nel 1646 il generale irlandese Owen Roe O'Neill, con i rifornimenti forniti dal nunzio, attaccò l'esercito di protestanti (Covenanter) scozzesi, guidato da Robert Monro. Il 5 giugno 1646 lo sconfisse completamente nella battaglia di Benburb sul fiume Blackwater, con l'uccisione o la cattura di quasi 3.000 scozzesi.

Nel 1649 iniziò la guerra di conquista dell'Irlanda da parte dell'Inghilterra. Attraverso attacchi militari e massacri della popolazione, il conflitto si concluse nel 1653 con la vittoria definitiva dei britannici, guidati dal comandante Oliver Cromwell. Sull'onda della conquista dell'isola, tutte le terre di proprietà dei cattolici furono confiscate (Act for the Settlement of Ireland del 1652), la professione della fede cattolica fu messa fuori legge, e addirittura furono poste taglie sui presbiteri. Ciononostante l'Irlanda rimase una nazione cattolica poiché la stragrande maggioranza dei suoi abitanti si rifiutò di abbandonare la propria fede religiosa.

Contrasto all'espansionismo ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Il pontefice finanziò la Polonia e la Repubblica di Venezia nelle loro guerre contro i Turchi Ottomani. Nel 1644 i Turchi, rompendo una tregua che durava dal 1572 (battaglia di Lepanto) assaltarono l'isola di Creta, riuscendo a strappare a Venezia la fortezza di Canea, nell'ovest dell'isola. [9] I veneziani organizzarono la difesa dell'isola, ma le loro forze erano inferiori a quelli degli assalitori. Il papa intervenne in loro aiuto: il pontefice assegnò un sussidio di 100.000 scudi d'oro sulle rendite annuali di tutte le chiese, monasteri e benefici ecclesiastici situati nella Repubblica. Il sussidio fu rinnovato per più anni[11]. Poi Innocenzo X si rivolse alle potenze cattoliche per costituire una Lega Santa, ma non ottenne l'aiuto sperato. Nel 1669 i Turchi conquistarono l'isola.

La seconda guerra di Castro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Castro.

Nel 1649 scoppiò la seconda guerra di Castro, provocata dall'omicidio di monsignor Cristoforo Giarda, vescovo di Castro, che ebbe, forse, per mandante il duca Ranuccio II Farnese. L'esercito pontificio invase il ducato e, dopo un breve assedio, rase al suolo la città.
Il Ducato fu incamerato nei dominii della Santa Sede.

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

L'azione legale contro i Barberini[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la sua elezione, Innocenzo X intraprese un'azione legale contro la famiglia Barberini per malversazione di denaro pubblico. Taddeo Barberini aveva ricevuto dalla Camera Apostolica 5.000 scudi, altri 8.000 se ne era procurati sotto i benefici vacanti, 5.000 sui titoli delle conquiste e 2.000 dalla rendita degli uffici, senza contare palazzi, opere d'arte ed oggetti preziosi. Inoltre, tra il 1641 e il 1643 il predecessore Urbano VIII aveva voluto una guerra per impossessarsi del Ducato di Castro (un piccolo Stato dell'Alto Lazio). Nella guerra aveva coinvolto la sua famiglia, i Barberini. L'esito era stato disastroso.

Innocenzo X istituì una commissione per indagare sugli arricchimenti illeciti del casato Barberini e per accertare le loro responsabilità nella errata condotta del conflitto.

Prevedendo una possibile condanna, i cardinali Taddeo e Antonio Barberini fuggirono in Francia, dove trovarono un potente protettore nel cardinale Mazzarino. Per tutta risposta, Innocenzo X confiscò le loro proprietà nello Stato Pontificio (3 febbraio 1646). Intervenne il cardinale anziano Francesco Barberini, che aveva avuto il giovane Pamphilj al suo servizio all'inizio della carriera. Con la sua mediazione, nel 1648 la famiglia Barberni rientrò in possesso dei propri beni. Cinque anni più tardi il pontefice si riconciliò con i due cardinali fuggiaschi, che così poterono rientrare a Roma.

Politica penitenziaria[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo X avviò una riforma carceraria, mirante alla riunificazione delle carceri romane e dei relativi tribunali[12]. Tentò dapprima di migliorare le carceri già esistenti, poi si risolse a costruire un nuovo penitenziario con criteri più moderni. Le Carceri Nuove furono costruite tra il 1652 e il 1657; successivamente vi furono trasferiti i detenuti di Tor di Nona, che venne chiuso definitivamente.

Mecenatismo e opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Capolavoro artistico di Innocenzo X fu la sistemazione di Piazza Navona, iniziata nel 1647 con il posizionamento dell'obelisco ritrovato nel Circo di Massenzio sulla Via Appia. Nel 1650 il papa bandì una gara d'appalto per la costruzione della Fontana dei Quattro Fiumi. Il progetto fu inizialmente affidato al Borromini, ma il Bernini, con uno stratagemma, riuscì ad aggiudicarsi il lavoro. Fece recapitare a Donna Olimpia un modellino d'argento della fontana con grotte, leoni, palme e sopra l'obelisco. Il Pontefice, vedendo "per caso" il modellino, ne rimase entusiasta e gli affidò i lavori. La Fontana fu inaugurata nel 1651 e fu pagata con i proventi delle tasse sul pane, sul vino e su altri generi di consumo, che attirarono sul Papa la malvolenza popolare.

Nel 1653 il Bernini modificò la fontana progettata nel 1575 da Giacomo Della Porta, aggiungendo un delfino che reggeva, sulla coda alzata, una lumaca, ma la figura non piacque e quindi fu sostituita dal busto di un africano che accarezza un delfino. Per questo motivo la fontana si chiama oggi Fontana del Moro. La terza fontana non fu toccata.

Alessandro Algardi, busto di Innocenzo X.
Alessandro Algardi, statua di Innocenzo X.

Le altre opere portate a termine a Roma durante il pontificato di Innocenzo X furono le seguenti[5]:

Inoltre il pontefice decise la completa riedificazione della Basilica di San Giovanni in Laterano.

Furono eseguiti nuovi lavori sui seguenti monumenti[5]:

Fu avviata l'edificazione di:

La famiglia Pamphilij, durante il suo pontificato, edificò fuori dalle mura gianicolensi una villa circondata da un grande parco, nota oggi come Villa Doria Pamphilj.
Nello stesso periodo nacque la Galleria Doria Pamphilj, collezione privata di opere d'arte.

File:Inocêncio X de alessandro algardi.jpg

Diego Velázquez eseguì nell'Anno santo 1650 un famoso ritratto del pontefice (oggi conservato nella Galleria Doria Pamphilj). Alessandro Algardi scolpì una statua (1649-50, custodita nel Palazzo dei Conservatori); Gian Lorenzo Bernini scolpì due busti di Innocenzo X (oggi conservati nella Galleria Doria-Pamphilj).

Il pontefice nominò il famoso umanista tedesco Luca Olstenio sovrintendente alla Biblioteca Vaticana.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Innocenzo X a sant'Agnese in Agone.

Innocenzo X si ammalò nell'agosto 1654 e morì il 7 gennaio 1655 a Roma. Per l'avarizia dei parenti, il cadavere del Pontefice rimase per un giorno in una stanza e, solo grazie alla generosità del maggiordomo Scotti, che fece costruire una povera cassa, e del canonico Segni, che spese cinque scudi per la sepoltura, Innocenzo poté essere inumato nella basilica patriarcale del Vaticano. In seguito, i suoi resti vennero traslati nella tomba fatta costruire dal nipote Camillo e dal pronipote Giovanni Battista nella chiesa di Sant'Agnese in Agone, che si affaccia su Piazza Navona. Il suo monumento è posizionato sopra l'ingresso, mentre la sepoltura vera e propria è collocata nella cripta di famiglia annessa alla medesima chiesa.

Canonizzazioni e Beatificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Beatificazioni

Diocesi erette da Innocenzo X[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Trasferimenti di sede[modifica | modifica wikitesto]

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo X consacrò 40 cardinali nel corso di otto distinti concistori. Tra essi, i futuri pontefici Alessandro VII, Alessandro VIII e Innocenzo XI.

Nel 1654 istituì il titolo cardinalizio di Sant'Agnese fuori le mura.

Nomine nell'ambito della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I Pamphilj erano una famiglia originaria di Gubbio stabilitasi a Roma alla fine del XV secolo.
  2. ^ Da non confondere con il Datario apostolico, il datario residente a Roma presso la Curia pontificia
  3. ^ a b Innocenzo X, treccani.it.
  4. ^ a b Marcella 1Campanelli, I conventi dei Minori Conventuali in Puglia nell’età di S. Giuseppe da Copertino (1603-1663), Idomeneo (2013), n. 15, pp. 17-28.
  5. ^ a b c Innocenzo X Giovanni Battista Pamphilj, info.roma.it. URL consultato il 24/01/2016.
  6. ^ a b Il Giubileo del 1650, il ritorno della pace, vatican.va. URL consultato il 24/01/2016.
  7. ^ Quaestio de ritibus sinensibus: implicazioni storiche, politiche e culturali, rivistaliturgica.net. URL consultato il 24/01/2016.
  8. ^ Filippo Anfossi, Difesa della Bolla Auctorem Fidei, in cui si trattano le maggiori .., Roma 1816, p. 152.
  9. ^ a b Lotta di Venezia contro i turchi (1645-1669), eucondrio.wordpress.com. URL consultato il 24/01/2016.
  10. ^ Neri Corsini, treccani.it. URL consultato il 24/01/2016.
  11. ^ Riccardo Predelli , I libri commemoriali della Republica di Venezia: Regestri.
  12. ^ Carlo Cirillo Fornili, Delinquenti e carcerati a Roma alla metà del '600, Gregoriana, 1991, p. 100.
  13. ^ Da non confondere con Regina Coeli, che fu fatto edificare da Innocenzo X come monastero. La struttura fu riadattata a penitenziario nel 1881 dopo le leggi sull'eversione dell'asse ecclesiastico.
  14. ^ Verrà canonizzato da Benedetto XVI.
  15. ^ Verrà canonizzato da Clemente X.
  16. ^ Verrà canonizzato da Pio XII.
  17. ^ Verrà canonizzato da Alessandro VIII.
  18. ^ La diocesi fu soppressa nel 1986 da Giovanni Paolo II.
  19. ^ Egli però smise la porpora tre anni dopo per contrarre matrimonio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Boaga, La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Urbano VIII 15 settembre 1644 - 7 gennaio 1655 Papa Alessandro VII
Predecessore Nunzio apostolico per il Regno di Napoli Successore Flag of the Vatican City.svg
Paolo Emilio Filonardi 1621 - 1625 Luca Cellesi
Predecessore Nunzio apostolico per la Spagna Successore Flag of the Vatican City.svg
Giulio Cesare Sacchetti 1626 - 1629 Cesare Monti
Predecessore Patriarca titolare di Antiochia Successore PatriarchNonCardinal PioM.svg
Luigi Caetani 1626 - 1629 Cesare Monti
Predecessore Cardinale presbitero di Sant'Eusebio Successore CardinalCoA PioM.svg
Giacomo Cavalieri 1630 - 1644 Girolamo Grimaldi-Cavalleroni
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