Diocesi di Pescia

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Diocesi di Pescia
Dioecesis Pisciensis
Chiesa latina
Pescia, facciata duomo 01.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Pisa
Regione ecclesiastica Toscana
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Roberto Filippini
Vicario generale Alberto Tampellini
Sacerdoti 70 di cui 47 secolari e 23 regolari
1.608 battezzati per sacerdote
Religiosi 23 uomini, 61 donne
Diaconi 6 permanenti
Abitanti 122.200
Battezzati 112.600 (92,1% del totale)
Superficie 224 km² in Italia
Parrocchie 41 (6 vicariati)
Erezione 15 aprile 1519
Rito romano
Cattedrale Maria Santissima Assunta e San Giovanni Battista
Santi patroni Maria Santissima della Fontenova
Sant'Allucio
Indirizzo Via Giuseppe Giusti 1, 51017 Pescia
Sito web www.diocesidipescia.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
L'attuale vescovo di Pescia, Roberto Filippini, nominato il 25 novembre 2015.

La diocesi di Pescia (in latino: Dioecesis Pisciensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2016 contava 112.600 battezzati su 122.200 abitanti. È retta dal vescovo Roberto Filippini.

Patroni[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Santissima della Fontenova (9 giugno), patrona principale.
  • Sant'Allucio (23 ottobre), patrono secondario.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della diocesi di Pescia si estende su tre province della Toscana per un totale di 12 comuni:

Sede vescovile è la città di Pescia, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Assunta e di San Giovanni Battista. In diocesi sorgono anche due basiliche minori: la basilica di Santa Maria Assunta a Montecatini Terme, e la basilica-santuario di Santa Maria della Fontenuova a Monsummano Terme.

Vicariati e parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Pescia.

Il territorio si estende su 224 km² ed è suddiviso in 41 parrocchie, raggruppate in 6 vicariati:

  • il vicariato di Pescia comprende 9 parrocchie del centro storico pesciatino e di alcune frazioni del comune;
  • il vicariato di Montecarlo comprende 5 parrocchie dei comuni di Montecarlo e Altopascio;
  • il vicariato di Buggiano comprende 11 parrocchie dei comuni di Buggiano, Massa e Cozzile e Uzzano;
  • il vicariato di Ponte Buggianese comprende 5 parrocchie dei comuni di Ponte Buggianese, Chiesina Uzzanese e la frazione Massarella del comune di Fucecchio;
  • il vicariato di Montecatini Terme comprende 6 parrocchie del comune di Montecatini Terme;
  • il vicariato di Monsummano Terme comprende 5 parrocchie dei comuni di Monsummano Terme e Pieve a Nievole.

A partire dal 20 novembre 2016, tramite un accordo tra i vescovi di Pescia e di Lucca, le parrocchie delle frazioni di Pescia appartenenti all'arcidiocesi di Lucca, pur rimanendo formalmente parte di questa sede arcivescovile, sono affidate alla cura pastorale della diocesi pesciatina.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione vuole che la religione cristiana sia stata introdotta a Pescia e in Valdinievole da san Paolino, primo vescovo di Lucca. Nel V secolo, sempre secondo la tradizione, un altro vescovo di Lucca, san Frediano, fondò una fitta rete di pievi su tutto il territorio lucchese, tra cui si dice le pievi di Santa Maria di Pescia, San Pietro alla Nievole (l'odierna Pieve a Nievole), San Tommaso di Arriano (l'odierna Castelvecchio Valleriana, frazione montana di Pescia), San Pietro in Campo (attualmente nel comune di Montecarlo).

La pieve di Pescia fu consacrata nel 1062 dal papa e vescovo di Lucca Alessandro II, al secolo Anselmo da Baggio, che fino al 1057 ne era stato pievano. Durante il Medioevo, grazie alla sua centralità e facile raggiungibilità dalla città di Lucca, oltre che per la nascita di un fiorente mercato, il Mercato Longo, nei suoi pressi, la pieve di Pescia acquistò sempre più importanza e finì con l'imporre la sua supremazia sulle altre pievi della Valdinievole. Divenne sede di capitolo e i pievani furono i principali interlocutori in loco del vescovo di Lucca.

Nel XIV secolo, Pescia e la Valdinievole, fino ad allora sotto la giurisdizione civile di Lucca, dopo varie vicissitudini, passarono sotto il dominio di Firenze, rimanendovi sino all'unità d'Italia; dal punto di vista ecclesiastico, tuttavia, permasero sotto Lucca. Questa situazione favorì la separazione di questi territori dall'arcidiocesi di Lucca.

Il 15 aprile 1519, con la bolla Sacri apostolatus di papa Leone X[3], fiorentino di casa Medici, Pescia fu elevata al rango di prepositura nullius dioecesis, sottratta alla giurisdizione ecclesiastica di Lucca e resa immediatamente soggetta alla Santa Sede; da Pescia dipendevano, oltre alla città e ai contadi a lei sottomessi, la Valdinievole e la Valle Ariana orientale. La bolla concesse al preposto del capitolo della collegiata le funzioni di un quasi-vescovo, con l'uso degli abiti pontificali, il diritto di visita in tutte le parrocchie della sua giurisdizione, la facoltà di radunare sinodi e di amministrare gli ordini minori ai chierici.[4] Tuttavia il prevosto non poteva amministrare il sacramento dell'Ordine, per cui gli aspiranti sacerdoti dovevano rivolgersi ai vescovi limitrofi per essere consacrati.

Con la bolla Inter caetera del 23 settembre successivo, Leone X stabilì il numero dei canonici della collegiata prepositurale ed affidò ai vescovi di Pistoia e di Forlì e all'abate di Vallombrosa il compito di insediare il primo prevosto Lorenzo de Cecchi.[5] Questi ottenne da papa Clemente VII nel 1528 la conferma dell'erezione della prepositura e dell'esenzione dalla giurisdizione di Lucca; e nel 1534 da papa Paolo III, la soluzione di problemi sorti tra il preposto e i membri del capitolo della collegiata.

Nell'epoca post tridentina i prevosti di Pescia si distinsero per la celebrazione di diversi sinodi per l'attuazione delle riforme ecclesiastiche nel territorio pesciatino. Si ricordano i sinodi celebrati da Guido de Guidi nel 1563, da Stefano de Cecchi nel 1606 e nel 1627, da Benedetto Falconcini nel 1694 e da Paolo Antonio Pesenti nel 1717.[6]

Il 19 febbraio 1699, Pescia fu elevata al rango di città nobile dal granduca di Toscana Cosimo III. Il 17 marzo 1727 il pontefice Benedetto XIII elevò la prepositura al rango di sede vescovile immediatamente soggetta alla Santa Sede. Primo vescovo eletto fu Paolo Antonio Pesenti, già preposto nullius, che tuttavia morì prima della sua consacrazione episcopale.

Nel 1784 il vescovo Francesco Vincenti istituì il seminario diocesano nel soppresso convento di Santa Chiara.[7]

Sul finire del XVIII secolo la diocesi fu ampliata con l'incorporazione della parrocchia di Massarella, nel comune di Fucecchio, che prima faceva parte della diocesi di Pistoia.[8]

Il 1º agosto 1856 in forza della bolla Ubi primum di papa Pio IX la diocesi divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa.

Il 28 giugno 1963, con la lettera apostolica Novus veluti, papa Paolo VI ha proclamato la Beata Maria Vergine di Fontenova patrona principale della diocesi.[9]

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Prevosti di Pescia[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Pescia[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi nel 2016 su una popolazione di 122.200 persone contava 112.600 battezzati, corrispondenti al 92,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1969 87.742 87.854 99,9 45 45 1.949 52 232 45
1980 102.500 103.400 99,1 79 45 34 1.297 1 36 193 47
1990 101.099 101.982 99,1 58 45 13 1.743 2 14 156 41
1999 103.375 106.458 97,1 75 43 32 1.378 1 33 112 41
2000 103.800 106.874 97,1 70 43 27 1.482 3 28 106 41
2001 104.850 108.052 97,0 75 48 27 1.398 4 27 111 41
2002 106.167 108.437 97,9 70 44 26 1.516 5 26 104 41
2003 104.925 109.426 95,9 69 42 27 1.520 7 27 99 41
2004 105.093 109.567 95,9 71 42 29 1.480 7 29 98 41
2013 113.000 121.500 93,0 72 47 25 1.569 8 25 61 41
2016 112.600 122.200 92,1 70 47 23 1.608 6 23 61 41

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di San Miniato.
  2. ^ Dal sito web della diocesi di Pescia.
  3. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, pp. 324-332.
  4. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 323.
  5. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, pp. 332-340.
  6. ^ Amleto Spicciani, Le confraternite laicali nelle disposizioni sinodali seicentesche della Chiesa pesciatina, in «A lode e gloria della Santissima Trinità». La riforma tridentina nella vita laicale della Chiesa di Valdinievole, Atti della XIII tavola rotonda maggio 2008, Pescia 2009, p. 14.
  7. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 370.
  8. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 358.
  9. ^ (LA) Lettera apostolica Novus veluti, AAS 56 (1964), pp. 421-422.
  10. ^ A. Labardi, La comunità ecclesiastica pesciatina nel corso dei secoli. Percorsi storici di una Chiesa locale, in A. Spicciani (a cura di), Pescia. La storia, l'arte e il costume, Pisa 2001, p. 87. O. Banti, Pescia: la città e il vescovato nella bolla del papa Benedetto XIII del 17 marzo 1727, Pisa 2003. La nomina di Pesenti a primo vescovo pesciatino è ignota alla Hierarchia catholica di Eubel.
  11. ^ Nominato arcivescovo titolare di Patrasso.
  12. ^ Nominato vescovo titolare di Lampsaco.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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