Diocesi di San Miniato

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Diocesi di San Miniato
Dioecesis Sancti Miniati
Chiesa latina
San miniato, piazza duomo 01.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Firenze
Regione ecclesiastica Toscana
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Andrea Migliavacca
Vicario generale Morello Morelli
Sacerdoti 79 di cui 60 secolari e 19 regolari
2.037 battezzati per sacerdote
Religiosi 24 uomini, 98 donne
Diaconi 10 permanenti
Abitanti 176.794
Battezzati 161.000 (91,1% del totale)
Superficie 691 km² in Italia
Parrocchie 91 (4 vicariati)
Erezione 5 dicembre 1622
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta e San Genesio
Santi patroni San Genesio
San Miniato
Indirizzo Piazza Duomo 1, 56027 San Miniato [Pisa], Italia
Sito web www.webdiocesi.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo del seminario.
Il palazzo vescovile.

La diocesi di San Miniato (in latino: Dioecesis Sancti Miniati) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2014 contava 161.000 battezzati su 176.794 abitanti. È retta dal vescovo Andrea Migliavacca.

Patrono principale della diocesi è san Genesio martire, patrono secondario è san Miniato, protomartire fiorentino.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 18 comuni delle province di Firenze, Pisa e Pistoia. Comprende per intero i territori comunali di Capannoli, Casciana Terme Lari, Castelfranco di Sotto, Cerreto Guidi, Larciano, Montopoli in Val d'Arno, Ponsacco, San Miniato, Santa Croce sull'Arno e Santa Maria a Monte; e in parte i comuni di Crespina Lorenzana, Empoli, Fauglia, Fucecchio, Palaia, Pontedera, Terricciola e Vinci.

Sede vescovile è la città di San Miniato, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta e di San Genesio.

Parrocchie e vicariati[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 691 km² ed è suddiviso in 4 vicariati, che a loro volta si suddividono in 21 unità pastorali e 91 parrocchie.

  • Il primo vicariato comprende le parrocchie dei comuni di San Miniato e di Montopoli in Val d'Arno; quelle di Brusciana, Pianezzoli e Ponte a Elsa (Bastia), frazioni di Empoli; e quelle di La Rotta e Montecastello, frazioni di Pontedera.
  • Il secondo vicariato comprende le parrocchie dei comuni di Palaia[1], Capannoli, Fauglia[2] Ponsacco e Casciana Terme Lari; quelle di Soiana e Selvatelle, frazioni di Terricciola; quelle di Gello e Treggiaia, frazioni di Pontedera; e le parrocchie di Crespina, Cenaia e Tripalle, frazioni del comune di Crespina Lorenzana.
  • Il terzo vicariato comprende le parrocchie dei comuni di Castelfranco di Sotto, Santa Croce sull'Arno e Santa Maria a Monte; e la frazione San Donato di Empoli;
  • Il quarto vicariato comprende le parrocchie dei comuni di Cerreto Guidi e di Fucecchio[3]; quelle di Apparita e Streda nel comune di Vinci; e la parrocchia di Marcignana del comune di Empoli.

Santuari diocesani[modifica | modifica wikitesto]

Sono riconosciuti come santuari diocesani le seguenti chiese:[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

San Miniato è menzionata per la prima volta nell'VIII secolo in una pergamena del 788, a proposito di un oratorio dedicato a san Miniato dipendente dalla pieve di San Genesio. Nel 1248 la pieve di San Genesio, con il suo capitolo, fu trasferita a San Miniato nella chiesa di Santa Maria. Successivamente la chiesa pievana fu elevata al rango di collegiata e nel 1526, in forza della bolla Romanus Pontifex di papa Clemente VII, il suo prevosto ottenne l'uso delle insegne pontificali.[5]

Nel 1408 la repubblica di Firenze aveva già l'intenzione di erigere una diocesi a San Miniato, per sottrarla alla giurisdizione dell'arcidiocesi di Lucca. Il progetto tuttavia andò in porto solo due secoli dopo, soprattutto grazie all'interessamento di Maria Maddalena d'Austria, vedova di Cosimo II de' Medici. La diocesi fu eretta il 5 dicembre 1622 con la bolla Pro excellenti di papa Gregorio XV, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Lucca, per un totale di 118 parrocchie dell'epoca. L'antica collegiata fu elevata al rango di cattedrale sotto il titolo di Santa Maria Assunta e San Genesio. Le parrocchie sottratte alla sede di Lucca corrispondevano a quelle che si trovavano nel territorio del Granducato di Toscana[6]; in questo modo i confini ecclesiastici vennero a coincidere con i confini civili tra la repubblica di Lucca e il Granducato. La nuova diocesi fu sottomessa alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Firenze.

Al territorio della nuova diocesi fu aggregata anche l'abbazia vallombrosana di San Salvatore di Fucecchio, con le sue dipendenze, che era esente dalla giurisdizione degli arcivescovi di Lucca e sottomessa direttamente all'abbadessa del monastero delle clarisse di Santa Maria di Gattaiola che vi esercitava giurisdizione quasi episcopale, a tal punto che era chiamata «l'episcopessa di Fucecchio».[7]

Il primo vescovo fu il canonico fiorentino Francesco Nori, che venne eletto solamente nel marzo del 1624 e prese possesso della nuova diocesi il 13 agosto dello stesso anno. Gli succedette Alessandro Strozzi, già vescovo di Andria, che indisse il primo sinodo diocesano nel 1638. Nel 1650 il vescovo Angelo Pichi istituì il seminario, a cui fu data una sede definitiva nel 1685 e fu ampliato nel secolo successivo. Grande premura pastorale ebbero i primi prelati di San Miniato, tramite frequenti sinodi e visite pastorali, in un territorio che per secoli aveva raramente ricevuto visite da Lucca.

Nel 1727 la diocesi cedette il territorio di Altopascio a favore della neoeretta diocesi di Pescia.

Alla fine dell'Settecento il vescovo Francesco Brunone Fazzi appoggiò le riforme introdotte dal granduca Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, ma si oppose decisamente «al disegno di costituire una Chiesa nazionale toscana di stampo giansenista»[8] Tra i vescovi successivi sono da ricordare Torello Romolo Pierazzi, che istituì la biblioteca del seminario e la cassa di risparmio; e il vescovo Pio Alberto del Corona, dichiarato beato da papa Francesco nel 2014.

Con il vescovo Carlo Falcini ebbe iniziò la pubblicazione del bollettino diocesano (nel 1911), mentre con il suo successore Ugo Giubbi fu istituita l'Azione Cattolica e il settimanale diocesano La domenica; allo stesso vescovo si deve la celebrazione del primo congresso eucaristico diocesano.

A partire dalla seconda metà del Novecento la diocesi vive una profonda crisi vocazionale con una drastica riduzione del clero attivo, con la conseguente riduzione delle parrocchie e l'affidamento di più comunità parrocchiali ad un unico sacerdote.

Istituzioni culturali diocesane[modifica | modifica wikitesto]

Il museo diocesano d'arte sacra è stato inaugurato nel 1966 negli spazi dell'antica sacrestia, attigua alla cattedrale di San Miniato, ed il suo allestimento è stato riorganizzato nel 2000 con l'obiettivo di valorizzare la storia della città e del suo territorio. Il museo conserva opere d'arte e suppellettile liturgica proveniente sia dal duomo, sia da altre chiese del territorio diocesano. Inoltre, sono esposti dipinti del XVII secolo pervenuti dalla donazione (1910) del cardinale Alessandro Sanminiatelli Zabarella alla canonica di Montecastello di Pontedera.

La biblioteca del seminario vescovile nasce con la fondazione del seminario a metà del Seicento e si è venuta a costituire attorno al suo nucleo originario composta dalla libreria del canonico Vincenzo Maccanti, acquistata dal vescovo Angelo Pichi, accresciuta nel tempo da numerose donazioni e grazie agli acquisti periodici volute dai rettori del seminario. Ma fu soprattutto merito del vescovo Torello Romolo Pierazzi l'aver dato una sua definitiva collocazione alla biblioteca all'interno del palazzo del seminario; alla sua morte, nel 1851, oltre 4.000 volumi di sua proprietà arricchirono ulteriormente il fondo librario. Oggi la biblioteca è costituita da due fondi, antico e moderno, per un totale di oltre 30.000 volumi.[9]

Il palazzo vescovile ospita l'archivio storico della diocesi, la cui ultima sistemazione fu voluta dal vescovo Paolo Ghizzoni (1972-1986). Parte dei fondi andarono distrutti in seguito al bombardamento del 22 luglio 1944.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Nori † (11 marzo 1624 - 30 dicembre 1631 deceduto)
  • Alessandro Strozzi † (8 marzo 1632 - 28 agosto 1648 deceduto)
  • Angelo Pichi † (23 novembre 1648 - 12 dicembre 1653 deceduto)
  • Pietro Frescobaldi † (19 ottobre 1654 - 11 dicembre 1654 deceduto)
  • Giovan Battista Barducci † (26 giugno 1656 - 17 settembre 1661 deceduto)
  • Mauro Corsi, O.S.B.Cam. † (31 luglio 1662 - 30 dicembre 1680 deceduto)
  • Jacopo Antonio Morigia, B. † (1º settembre 1681 - 15 febbraio 1683 nominato arcivescovo di Firenze)
  • Michele Carlo Visdomini Cortigiani † (24 marzo 1683 - 15 gennaio 1703 nominato vescovo di Pistoia e Prato)
  • Giovanni Francesco Maria Poggi, O.S.M. † (19 febbraio 1703 - 14 aprile 1719 deceduto)
  • Andrea Luigi Cattani † (4 marzo 1720 - 28 ottobre 1734 deceduto)
  • Giuseppe Suares de la Concha † (26 gennaio 1735 - 27 ottobre 1754 deceduto)
  • Domenico Poltri † (4 agosto 1755 - 30 settembre 1778 deceduto)
  • Francesco Brunone Fazzi † (12 luglio 1779 - 22 gennaio 1806 deceduto)
  • Pietro Fazzi † (6 ottobre 1806 - 25 agosto 1832 deceduto)
  • Torello Romolo Pierazzi † (23 giugno 1834 - 31 gennaio 1851 deceduto)
    • Sede vacante (1851-1854)
  • Francesco Maria Alli Maccarani † (30 novembre 1854 - 10 aprile 1863 deceduto)
    • Sede vacante (1863-1867)
  • Annibale Barabesi † (22 febbraio 1867 - 2 febbraio 1897 deceduto)
  • Beato Pio Alberto del Corona, O.P. † (2 febbraio 1897 succeduto - 30 agosto 1907 dimesso)[10]
  • Carlo Falcini † (30 agosto 1907 - 13 gennaio 1928 deceduto)
  • Ugo Giubbi † (13 luglio 1928 - 23 settembre 1946 deceduto)
  • Felice Beccaro † (26 novembre 1946 - 9 febbraio 1972 deceduto)
  • Paolo Ghizzoni † (15 aprile 1972 - 11 giugno 1986 deceduto)
  • Edoardo Ricci † (27 febbraio 1987 - 6 marzo 2004 ritirato)
  • Fausto Tardelli (6 marzo 2004 - 8 ottobre 2014 nominato vescovo di Pistoia)
  • Andrea Migliavacca, dal 5 ottobre 2015

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 176.794 persone contava 161.000 battezzati, corrispondenti al 91,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 133.208 133.228 100,0 174 155 19 765 27 282 109
1970 134.500 134.800 99,8 158 133 25 851 29 260 107
1980 144.390 145.034 99,6 125 110 15 1.155 17 253 107
1990 147.205 148.685 99,0 106 95 11 1.388 1 12 168 91
1999 151.403 152.826 99,1 94 79 15 1.610 4 16 137 90
2000 151.349 152.398 99,3 92 78 14 1.645 4 15 123 90
2001 153.258 154.454 99,2 77 64 13 1.990 4 14 122 90
2002 152.884 154.937 98,7 78 62 16 1.960 5 18 103 90
2003 151.419 154.937 97,7 71 56 15 2.132 4 16 135 91
2004 156.537 158.355 98,9 86 71 15 1.820 4 16 115 91
2010 158.000 170.142 92,9 79 62 17 2.000 11 21 108 91
2014 161.000 176.794 91,1 79 60 19 2.037 10 24 98 91

Comunità religiose[modifica | modifica wikitesto]

In diocesi, all'inizio del 2018, erano presenti i seguenti istituti religiosi:[11]

Comunità maschili
Comunità femminili

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eccetto la frazione di Montefoscoli, che appartiene alla diocesi di Volterra.
  2. ^ Eccetto la frazione di Luciana, che appartiene all'arcidiocesi di Pisa.
  3. ^ Eccetto la frazione di Massarella, che appartiene alla diocesi di Pescia.
  4. ^ Elenco dal sito web della diocesi.
  5. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVII, pp. 308-312.
  6. ^ Fecero eccezione i pievanati di Seravezza e Barga, che rimasero a Lucca fino al 1789, quando furono cedute all'arcidiocesi di Pisa.
  7. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  8. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  9. ^ La biblioteca sul sito Beweb.
  10. ^ Nominato arcivescovo titolare di Sardica.
  11. ^ Elenchi presenti nelle pagine Istituti di Vita Consacrata Femminili e Istituti di Vita Consacrata Maschili dal sito web della diocesi.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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