La Rotta (Pontedera)

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La Rotta
frazione
La Rotta – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Pisa-Stemma.svg Pisa
ComunePontedera-Stemma.png Pontedera
Territorio
Coordinate43°39′32″N 10°40′41″E / 43.658889°N 10.678056°E43.658889; 10.678056 (La Rotta)Coordinate: 43°39′32″N 10°40′41″E / 43.658889°N 10.678056°E43.658889; 10.678056 (La Rotta)
Altitudine36 m s.l.m.
Abitanti1 754 (2011)
Altre informazioni
Cod. postale56025
Prefisso0587
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantirottigiano, rottigiani[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
La Rotta
La Rotta

La Rotta[2] è una frazione del comune italiano di Pontedera, nella provincia di Pisa, in Toscana.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La frazione si trova leggermente in collina ed è posta tra Pontedera, Montecastello e Castel del Bosco. Si può considerare appartenente alla Rotta anche la località di Pietroconti, il proseguimento ad est di Pontedera, dove si trovano il lago e la fornace Braccini.

Lago Braccini

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal punto dove l'Arno ruppe gli argini. Risulta che l'Arno in tempi passati facesse una curva prima dell'attuale località che lo portaveo attuale verso il padule di Bientina per rientrare dopo Pontedera. La "rotta" dell'argine portò ad un raddrizzamento del corso del fiume e pare dette il nome alla zona dove avvenne la "rottura".

Oltre a questo esistono riferimenti storici diversi che attribuiscono il nome della Rotta a quanto accadde dopo la famosa battaglia di Casteldelbosco avvenuta tra Pisani e Fiorentini. In questo luogo l'esercito fiorentino ebbe la meglio su quello pisano e l'inevitabile "rotta" dell'esercito avrebbe dato il nome alla zona dove esso avvenne.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sono a disposizione poche notizie riguardo alla storia della Rotta, in quanto l'archivio di Montecastello, al quale comune in origine apparteneva, è andato distrutto.

Nella zona, appartenente al feudo di Montecastello, venne costruito un avamposto nel VII-VIII secolo. Dal X al XII secolo, come le zone vicine lungo il fiume Arno, si inizia la produzione di laterizi. A metà del XVII secolo abbiamo notizie certe della costruzione della prima fornace.

Nel 1666 vi è la richiesta di Cosimo Leoncini per poter costruire un oratorio nel paese. Solo nel 1788 venne istituita la nuova parrocchia della Rotta, distaccandosi da quella di Montecastello.

Nel 1847 con la costruzione della ferrovia Leopolda anche la Rotta fu dotata di una stazione sebbene non fosse molto vicina al paese. La stazione è stata dismessa negli anni Novanta del XX secolo.

Nel 1873 fu inaugurata la scuola e la adiacente Piazza Garibaldi, ricavata da una vigna.

Dopo la seconda guerra mondiale l'attività prevalente di mattonai dei rottigiani cessò e con essa l'economia chiusa che contraddistinse la Rotta per secoli dai luoghi limitrofi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Matteo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Matteo.

La chiesa parrocchiale assunse la configurazione attuale nel 1870 in seguito a un ampliamento e alla costruzione sul lato destro della facciata di un nuovo campanile, inaugurato da Mons. Annibale Barabesi, poi in seguito distrutto assieme alla facciata durante la seconda guerra mondiale e ricostruito nel dopoguerra.

Sempre durante il periodo in cui fu priore Emilio Novelli (1845-1882) la chiesa si arricchì dell'altare maggiore, eretto con marmi donati da Papa Pio IX e del trecentesco Crocifisso Miracoloso, donato dalla Marchesa Vettori erede Tempi grazie al sostegno delle famiglie Bertini, Bianchi, Capecchi, Quaratesi e Toscanelli, e portato in processione dalla Cappella delle Vallicelle del Cavalier Niccolò Bertini Quaratesi alla chiesa il 7 settembre 1872.

Del patrimonio artistico della chiesa fanno parte anche tre quadri: una rappresentazione della fuga in Egitto proveniente da Palazzo Pitti, una Flagellazione di Gesù proveniente da Palazzo della Crocetta e una Assunzione di Maria in cielo attribuita al Procaccino e proveniente dalla Regia Galleria delle Statue.

Fornace "Fratelli Braccini fu Antonio"[modifica | modifica wikitesto]

La Fornace "Fratelli Braccini fu Antonio".

La fornace dei Fratelli Braccini fu Antonio fu costruita nel 1907 dove già nel 1838 sorgeva una fornace del conte Sebastiano di Valentino. Dotata di un forno Hoffmann, era una delle più importanti della zona, capace anche di esportare i suoi prodotti all'estero. Prima della seconda guerra mondiale vi lavoravano 280 operai.

La fornace chiuse nel 1965 a causa di un incendio. Recentemente è stata oggetto di un restauro da parte del Comune nell'ambito della realizzazione del parco fluviale.

Fornace "Fratelli Braccini fu Francesco"[modifica | modifica wikitesto]

Questa fornace adesso è stata ristrutturata ed è luogo di alcune attività commerciali.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1903 gli abitanti erano 2724, divenuti 3104 nel 1913 ma scesi a 2656 nel 1938.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • "Fiera dei fischi e delle campanelle", a settembre, dal 1907.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron Editore, 1981, pp. 273–274.
  2. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "rotta", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Caciagli, Pisa e la sua provincia, vol. 3, tomo II, Pisa, Colombo Cursi Editore, 1972, pp. 506–507.
  • La Rotta a duecento anni dalla fondazione della parrocchia di S.Matteo (1789-1989) Ezzelino Arzilli, settembre 1989.
  • La Rotta, un'appartenenza oltre la nostalgia Giuseppe Caciagli e Arnaldo Nesti, ricerche fotografiche di Enzo Capannini aprile 1995.
  • C. Torti, L'industria della memoria: Archeologia industriale nella provincia di Pisa, Bandecchi&Vivaldi, Pontedera,
  • Carlo Giani, Vocabolario della lingua rottigiana, Bandecchi&Vivaldi, 2010.

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