Oceano Indiano

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Oceano Indiano
Stati 35
Dimensioni
Superficie 73 556 000 km²
Profondità massima 7 450 m
Profondità media 3 890 m
Volume 292 131 000 km³
Sviluppo costiero 66 526 km
Idrografia
Immissari principali Zambesi, Shatt al-'Arab, Indo, Gange, Brahmaputra, Irrawaddy
Insenature Mar Rosso, Golfo Persico, Mar Arabico, Golfo del Bengala, Mare delle Andamane, Golfo di Aden, Golfo di Oman, Canale del Mozambico, Stretto di Malacca
Oceano Indiano.PNG
Mappa (in lingua inglese) dell'oceano Indiano[1]

L'oceano Indiano è un oceano della Terra. In particolare, sia per superficie terrestre che per volume, tra i cinque oceani della Terra è il terzo.

L'importanza dell'oceano Indiano come rotta di transito tra Asia e Africa lo ha reso sede di numerosi conflitti. A causa della sua grandezza, nessuna singola nazione lo ha dominato fino all'inizio del XVIII secolo, quando la Gran Bretagna riuscì a controllare per diverso tempo gran parte delle terre che lo circondano. La sua importanza strategica è ancora oggi enorme.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'oceano Indiano occupa circa il 20% della superficie terrestre coperta da oceani e il suo volume è stimato in 292 131 000 k. È situato completamente nell'emisfero orientale ed è delimitato a nord dall'Asia meridionale, a nord-ovest dalla Penisola arabica, ad ovest dall'Africa, a sud-ovest dall'oceano Atlantico, a nord-est dall'Indocina, ad est dall'Arcipelago Malese e dall'Australia, a sud-est dall'Oceano Pacifico, a sud dall'oceano Antartico, se lo si considera esistente, altrimenti dall'Antartide.

Comprende i seguenti mari: Mar Rosso, Golfo Persico, Mar Arabico, Golfo del Bengala, Mare delle Andamane, Golfo di Aden, Golfo di Oman, Canale del Mozambico, Stretto di Malacca. Molte isole punteggiano i 66 526 km di coste dell'oceano Indiano e alcune di esse sono stati indipendenti: il Madagascar (la quarta isola più grande del mondo), le Comore, le Seychelles, le Maldive, Mauritius e lo Sri Lanka. L'Indonesia si trova al suo confine col Pacifico, ma appartiene a quest'ultimo.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Le placche crostali africana, indiana e antartica convergono nell'Oceano Indiano. Le loro linee di giuntura sono marcate dalle tre dorsali oceaniche chiamate dorsale indiano-sudoccidentale, dorsale indiana sudorientale e dorsale medio-indiana che formano una Y invertita, con il gambo che si origina dalla piattaforma continentale al largo di Mumbai, India. I tre bacini orientale, occidentale e meridionale che vengono formati in questo modo sono divisi ulteriormente da dorsali più piccole.

Le piattaforme continentali sono strette, con una larghezza media di soli 200 km; l'eccezione è la costa ovest dell'Australia, la cui piattaforma si estende per più di 1 000 km.

La profondità media dell'oceano è di 3 890 m. Il suo punto più basso, la Fossa di Giava, raggiunge i 7 450 m. A nord della latitudine 50° sud, l'86% del bacino principale è coperto da sedimenti pelagici. Il rimanente 14% è coperto da sedimenti terrigeni, costituiti principalmente dalle due enormi conoidi torbiditiche dell'Indo, a ovest, e del Gange-Brahmaputra, a est del subcontinente indiano. Le latitudini più a sud sono dominate da sedimenti originati dai ghiacciai dell'Antartide.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima a nord dell'equatore è influenzato da un sistema di venti monsonici. Forti venti da nordest soffiano da ottobre ad aprile. Da maggio ad ottobre prevalgono venti da sudovest. Nel Mar Arabico, i violenti monsoni portano pioggia al subcontinente indiano. Nell'emisfero sud i venti sono generalmente più calmi, ma le tempeste estive nei dintorni di Mauritius possono essere forti. Quando i venti monsonici cambiano, a volte si formano dei cicloni che colpiscono le coste del Mare Arabico e della Golfo del Bengala.

Idrologia[modifica | modifica sorgente]

Tra i pochi grandi fiumi che sboccano nell'Oceano Indiano ci sono lo Zambesi, lo Shatt al-'Arab, l'Indo, il Gange, il Brahmaputra e l'Irrawaddy. Le correnti oceaniche sono controllate principalmente dai monsoni. Due grandi correnti circolari, una nell'emisfero nord circolante in senso orario, e una nell'emisfero sud circolante in senso antiorario, dominano il flusso. Durante il monsone d'inverno, però, le correnti del nord sono rovesciate. Le correnti profonde sono controllate principalmente dai flussi in entrata dall'Atlantico, dal Mar Rosso, e dalle correnti antartiche. A nord della latitudine 20° sud la temperatura superficiale minima è di 22 °C, che sale fino a 28 °C  verso est. Sotto i 40° di latitudine sud, le temperature calano rapidamente. La salinità dell'acqua superficiale varia da 32 a 37 parti per mille, con i valori più alti che si trovano nel Mare Arabico e in una cintura tra l'Africa meridionale e l'Australia. Sotto i 65° di latitudine sud, si possono trovare ghiacci sotto forma di pack e iceberg durante tutto l'anno. Il limite degli iceberg è la latitudine 45° sud.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'alta temperatura dell'oceano Indiano tiene bassa la produzione di fitoplancton, eccetto che nelle zone più a nord o molto a Sud. Essendo il plancton la base della catena alimentare marina, la sua scarsità in zone equatoriali impedisce alla vita oceanica di prosperare come avviene in altri distretti. La pesca è limitata a livelli di sussistenza nei paesi a limitato sviluppo, ma flotte dell'India, Indonesia, Russia, del Giappone, della Corea del Sud e di Taiwan battono comunque l'oceano. La funzione principale dell'Oceano è stata quella di ospitare rotte commerciali. Gli europei, seguendo le rotte di antichi esploratori, attraversavano le sue acque per raggiungere l'Oriente, e riportavano seta, e spezie.

Grosse riserve di idrocarburi sono state individuate ed estratte al largo dell'Arabia Saudita, Iran, India, ed Australia occidentale. Circa il 40% della produzione mondiale di petrolio offshore proviene dall'Oceano Indiano. Spiagge sabbiose ricche di minerali pesanti e giacimenti offshore sono attivamente sfruttate dai paesi costieri, in particolare India, Sudafrica, Indonesia, Sri Lanka e Thailandia.

L'oceano Indiano ospita inoltre le maggiori rotte per il trasporto di petrolio, dall'Asia sudorientale verso le nazioni occidentali. Il petrolio è il minerale più significativo, ed è estratto principalmente al largo dell'Arabia Saudita, dell'Iran, dell'India, e dell'Australia occidentale. Dall'oceano Indiano proviene il 40% della produzione marina di petrolio. La sabbia delle spiagge è ricca di minerali pesanti, e depositi marini sono attivamente sfruttati dall'India, dal Sudafrica, dall'Indonesia, dallo Sri Lanka e dalla Thailandia.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Numerose specie marine in pericolo vivono nell'oceano Indiano, tra cui i dugonghi, le tartarughe e le balene. Il Mare Arabico, il Golfo Persico e il Mar Rosso soffrono di un inquinamento da residui petroliferi.

Biodiversità[modifica | modifica sorgente]

Nell'Oceano Indiano vivono oltre cinquemila specie ittiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Vicino all'oceano Indiano si sono sviluppate le più antiche civiltà conosciute, nelle valli del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, nella valle dell'Indo e nell'Asia sudorientale. Durante la prima dinastia dell'Egitto (circa 3000 a.C.), una spedizione venne mandata a Punt, che si pensa facesse parte della Somalia odierna. Le navi portarono indietro oro e schiavi. Greci e Fenici frequentarono il Mar Rosso a partire dal VII secolo a.C. al soldo degli Egiziani, e probabilmente superarono lo stretto di Bāb el-Mandeb, raggiungendo l'attuale Somalia. I Greci chiamavano l'oceano Indiano mare Eritreo. I Romani commerciavano con i porti dell'oceano: l'anonimo autore del periplo del Mare Eritreo descrive porti, merci e rotte lungo le coste dell'Africa e dell'India attorno alla metà del I secolo d.C.

Probabilmente durante il I millennio d.C., gruppi di persone parlanti lingue austronesiane, simili al malese, attraversarono l'oceano Indiano e si insediarono nel Madagascar. Marco Polo (circa 1254-1324) fece ritorno dall'Estremo Oriente passando attraverso lo Stretto di Malacca. Le spedizioni cinesi raggiunsero l'Africa nel XV secolo, ma i commercianti arabi dominavano le rotte dell'oceano Indiano prima che Vasco da Gama doppiasse il Capo di Buona Speranza nel 1497 e arrivasse all'India, il primo europeo a seguire questa rotta. Dopo questa impresa, il Portogallo cercò di dominare la regione, ma dovette cedere agli olandesi all'inizio del XVII secolo. Cento anni dopo, sia la Francia che l'Inghilterra cercarono di assicurarsi il controllo dell'oceano, ma solo gli inglesi ci riuscirono.

L'apertura del Canale di Suez nel 1869 ravvivò l'interesse europeo per l'Oriente, ma nessuna nazione riuscì a dominare le altre nel commercio. Dopo la seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna si è ritirata dall'oceano Indiano, ma è stata solo parzialmente rimpiazzata dall'India, dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti. A definizione della importanza dell'oceano alcune nazioni vi hanno stabilito basi navali.

Porti principali[modifica | modifica sorgente]

Calcutta (India), Chennai (Madras; India), Colombo (Sri Lanka), Durban (Sudafrica), Giacarta (Indonesia), Fremantle (Australia), Mumbai (Bombay; India), Richards Bay (Sudafrica)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La mappa mostra l'oceano Indiano considerando l'esistenza dell'Oceano Antartico, esistenza non accettata da tutti i geografi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • D. Braun, The Indian Ocean (1983);
  • S. Chandra (ed.), The Indian Ocean (1987);
  • K. N. Chaudhuri, Trade and Civilization in the Indian Ocean (1985);
  • Jacques-Yves Cousteau - Philippe Diole, Life and Death in a Coral Sea (1971);
  • Gerald Cubitt, Islands of the Indian Ocean (1975);
  • A. Das Gupta - M. N. Pearson, India and the Indian Ocean (1987);
  • W. L. Dowdy - R. Trood (eds.), The Indian Ocean (1985);
  • A. Kerr (ed.), Resources and Development in the Indian Ocean Region (1981);
  • A. E. Nairn - F. G. Stehli (eds.), The Ocean Basins and Margins, Vol. 6: The Indian Ocean (1982);
  • John M. Ostheimer (ed.), The Politics of the Western Indian Ocean Islands (1975);
  • Auguste Toussaint, The History of the Indian Ocean, trans. by June Guicharnaud (1966).

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

I cinque oceani della Terra
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