Diocesi di Sansepolcro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Diocesi di Sansepolcro
Dioecesis Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulcri
Chiesa latina
Duomo di sansepolcro, esterno.JPG
Duomo di Sansepolcro
Suffraganea dell' arcidiocesi di Firenze
Erezione 17 settembre 1520
Soppressione in plena unione dal 30 settembre 1986 alle diocesi di Arezzo e di Cortona
Rito romano
Cattedrale San Giovanni Evangelista
Santi patroni San Giovanni Apostolo ed Evangelista
Romualdo abate
Indirizzo Via G. Matteotti 3, 52037 Sansepolcro, Italia
Dati dall'Annuario pontificio (ch)
Chiesa cattolica in Italia
Vista della cattedrale e dell'annesso palazzo vescovile.
Facciata della chiesa dell'abbazia di Sant'Ellero a Galeata, abbazia nullius diocesis unita a Sansepolcro nel 1785.
La pieve di San Pancrazio a Sestino, che fu arcipretura nullius diocesis aggregata alla diocesi di Sansepolcro nel 1779.

La diocesi di Sansepolcro (in latino: Dioecesis Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulchri) è una sede della Chiesa cattolica in Italia, istituita da papa Leone X il 17 settembre 1520.

Nell'ambito della generale riforma delle circoscrizioni diocesane in Italia, avviata dopo il Concilio Vaticano II, il 30 settembre 1986 la diocesi di Sansepolcro è stata unita alle diocesi di Cortona e di Arezzo a formare la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

All'origine la diocesi includeva le parrocchie comprese negli attuali comuni di Sansepolcro, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Monterchi e Pieve Santo Stefano e alcune parrocchie nei comuni di Anghiari e di Chiusi della Verna in Toscana e le parrocchie del comune di Bagno di Romagna, tranne quelle della Valle del Bidente, e altre nel comune di Verghereto in Romagna. Nel 1779, su iniziativa del granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, vennero annesse alla diocesi le parrocchie dell'ex nullius di Sestino; nel 1785 lo stesso granduca ottenne dal papa l'annessione alla diocesi di Sansepolcro delle parrocchie dell'ex abbazia nullius di Galeata. In tal modo la diocesi assunse una superficie di 2.600 chilometri quadrati comprendendo gli attuali comuni di Sansepolcro (tranne che per due piccole parrocchie nella zona di là dal Tevere, verso Montedoglio), Monterchi, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda e Sestino in Toscana e quelli di Bagno, Santa Sofia e Galeata in Romagna; inoltre, varie parrocchie erano comprese nei comuni di Anghiari e Chiusi della Verna nella zona toscana, di Verghereto nella zona romagnola e di Borgo Pace nelle Marche. In questo modo la diocesi di Sansepolcro divenne, per superficie territoriale, la seconda della Toscana, dopo quella di Arezzo e prima di quella di Firenze[1].

Il 10 giugno 1962 il vescovo Domenico Bornigia divide il territorio diocesano in undici Vicariati Foranei, comprendenti 136 parrocchie: il Vicariato della Cattedrale (comprendente le parrocchie della Cattedrale, Sant'Agostino, San Niccolò in San Francesco, Sacro Cuore, San Giuseppe, San Biagio a Gricignano, Santa Fiora, San Giovanni Battista al Trebbio, Santa Maria al Melello, San Michele alla Montagna, San Cristoforo a Misciano, San Martino in Val d'Afra, San Pietro in Villa, San Bartolomeo a Succastelli, San Tommaso a Gragnano e Santa Maria ad Aboca), di Pieve Santo Stefano, di Monterchi, della Sovara, Caprese, Sestino, Badia Tedalda, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Santa Sofia di Romagna e Galeata.

Le parrocchie romagnole vennero smembrate dalla diocesi di Sansepolcro il 7 ottobre 1975 e aggregate alle diocesi di Cesena, quelle della Valle del Savio, e di Forlì, quelle della valle del Bidente.

Nel 1986, a seguito della legge 222/1985, il vescovo Giovanni D'Ascenzi, con il decreto 721/86-V del 22 settembre, provvide a riordinare il territorio costituendo 34 parrocchie, delle quali 5 urbane (Cattedrale, Sacro Cuore di Gesù, San Giuseppe Operaio, Santa Maria, San Paolo) e le altre così suddivise: 4 nel comune di Anghiari, 4 nel comune di Badia Tedalda, 3 nel comune di Caprese Michelangelo, 4 nel comune di Monterchi, 5 nel comune di Pieve Santo Stefano, 4 suburbane nel comune di Sansepolcro (nelle frazioni Gragnano, Gricignano, Santa Fiora e Trebbio) e 5 nel comune di Sestino; le ex parrocchie nei comuni di Borgo Pace e Chiusi della Verna furono aggregate rispettivamente a parrocchie nei comuni di Sestino e di Pieve Santo Stefano, mentre alcune parrocchie nei comuni di Monterchi e Sansepolcro vennero trasferite dalla diocesi di Arezzo a quella di Sansepolcro. Inoltre, la parrocchia di San Michele Arcangelo in Bagnaia, comune di Anghiari e diocesi di Arezzo, è soppressa e aggregata alla parrocchia di Santa Maria della Pace a Le Ville, comune di Monterchi e diocesi di Sansepolcro; la parrocchia di Santa Maria in Scandolaia, comune di Monterchi e diocesi di Arezzo, è soppressa e accorpata alla stessa parrocchia di Santa Maria della Pace; la parrocchia di San Lorenzo in Sorci, comune di Anghiari e diocesi di Sansepolcro, viene soppressa e accorpata alla parrocchia di San Bartolomeo in Anghiari, comune di Anghiari e diocesi di Arezzo. La Repubblica Italiana ha conferito la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto alle parrocchie della diocesi di Sansepolcro con decreto 87 A 1796 del 18 febbraio 1987[2].

Sede vescovile è la città di Sansepolcro, dove si trova la cattedrale di San Giovanni Evangelista, elevata a Basilica Minore nel 1962 da papa Giovanni XXIII e dal 1986 concattedrale della nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Dal 1785 al 1975 il vescovo di Sansepolcro ha avuto anche il titolo di abate perpetuo delle abbazie di Sant'Ellero in Galeata e di Santa Maria in Cosmedin all'Isola.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione ecclesiastica prima della nascita della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Sansepolcro.

Nata in diocesi di Città di Castello attorno all'omonimo monastero (1012; camaldolese dal XII secolo), Sansepolcro nel corso del XIII secolo assume caratteristiche di tipo urbano e nei secoli XIV/XV arriva ad assumere dimensioni demografiche considerevoli, analoghe a quelle di centri come Pistoia o Prato.

Il primo documento che attesta l'organizzazione plebana del territorio che poi diventerà il distretto di Sansepolcro risale al 1044, quando è documentata la pieve di Santa Maria nella località Boccognano, a circa un chilometro a nord-est dalle future mura urbane, nella località ancora oggi detta Pieve Vecchia, secondo un toponimo già attestato nel XIV secolo[3].

Nel 1203 i canonici della cattedrale e il comune, con il beneplacito del vescovo, decisero di costruire una pieve presso le mura, in una zona di prossima urbanizzazione, trasferendovi l'antica pieve di Boccognano. Da ciò prese avvio una vertenza giurisdizionale tra l'abate, che nei due secoli precedenti aveva ottenuto diritti signorili ed ecclesiastici, e i canonici della cattedrale. Inoltre, in questo secolo si insediarono nell'antico borgo abbaziale tre ordini mendicanti, cioè i francescani, gli agostiniani e i servi di Maria, la cui presenza contribuì ad articolare la vita religiosa, ma anche a frammentare il potere dell'abate. Sorsero inoltre numerose confraternite laicali, la maggiore delle quali era la Fraternità di San Bartolomeo[4]. Nel corso del XIV secolo la lite tra istituzioni ecclesiastiche si estese e coinvolse anche il comune e il vescovo diocesano.

L'iter verso la creazione della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Se nel 1363 l'abate e il vescovo diocesano si erano accordati circa i rispettivi ambiti di esercizio della giurisdizione ecclesiastica, con l'inizio della signoria malatestiana nel 1371 la comunità di Sansepolcro maturò la coscienza della propria indipendenza da Città di Castello e chiese, ottenendolo, il sostegno dei signori per avere anche l'indipendenza ecclesiastica. Così, grazie alle buone relazioni di Carlo Malatesta con papa Bonifacio IX fu riconosciuta all'abate la giurisdizione episcopale spirituale e temporale e l'immunità e l'esenzione dal vescovo diocesano e da qualsiasi altro vescovo. Il testo del privilegio apostolico fu solennemente proclamato in un'affollata assemblea degli uomini di Sansepolcro all'interno della sala grande del palazzo comunale il 19 agosto 1401, alla quale erano presenti sia l'abate sia il vicario di Pandolfo Malatesta, signore generale di Sansepolcro[5].

A partire dal 1441, quando Sansepolcro fu ceduta alla repubblica fiorentina da papa Eugenio IV, si sviluppò la coscienza dell'autonomia definitiva da Città di Castello, da estendere anche a livello ecclesiastico: il 25 settembre 1441 il comune inviò un'ambasceria a Firenze con l'incarico di chiedere l'intervento della Repubblica una soluzione diplomatica o, se proprio non si sarebbe potuto fare altrimenti, che la terra del Borgo fosse fatta città per poter essere messi al sicuro dal vescovo di Città di Castello: «et quando aliter fieri non possit procuretur cum eo quod terra Burgi fiat civitas et tunc erimus tuti ab episcopo Castellano»[6]. Nel 1454 fu inviata al papa l'Historia Burgi Sancti Sepulcri, un libello petitorio per sostenere non la creazione di una nuova diocesi, ma la causa dell'esenzione dell'abbazia dal vescovo diocesano. Nel 1515 ancora il comune chiese a Lorenzo de' Medici l'accorpamento alla diocesi di Sarsina[7]. Il 23 settembre 1515 papa Leone X eresse la diocesi di Sansepolcro, scorporando da quella di Città di Castello tutte le parrocchie nello Stato fiorentino, ma il provvedimento non fu eseguito e fu ripetuto cinque anni dopo. Nel periodo 1515-1520 la diplomazia locale e quella della Repubblica di Firenze lavorarono alacremente per ottenere l'erezione della nuova diocesi, sostenute anche dal cardinale Giulio de' Medici.

La creazione della diocesi da parte di papa Leone X[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 1520, Leone X presiedette il concistoro nel quale, essendo referente il cardinale arcivescovo di Bologna Achille Grassi, già vescovo di Città di Castello), l’«oppidum Burgi Sancti Sepulchri, in dominio Florentino, in civitatem eiusdem nominis, et monasterium Ordinis Camaldulensis in dicto oppido constitutum, cuius ordo et dignitas abbatialis, suppressus fuit, illiusque ecclesia erecta est in cathedralem cum privilegiis et assignata est diocesis de consensu episcopi Civitatis Castelli et prefati cardinalis relatoris», trasferendo al nuovo vescovo il conferimento di tutti i benefici fino ad allora assegnati dal vescovo di Città di Castello, a sua volta ricompensato con altri benefici nel plebato di Sestino, con tutti i castelli. Inoltre, furono concessi al vescovo di Sansepolcro due benefici trasferiti dalla diocesi aretina e il vescovo castellano fu risarcito della perdita del censo di 24 ducati pagato dall’abate di Sansepolcro con un beneficio. La nuova cattedrale, suffraganea dell’arcivescovo di Firenze, fu provvista nella persona di Galeotto Graziani, attuale abate del monastero di Sansepolcro, e furono erette tre dignità e dodici canonicati, che dovranno essere dotati dai laici della città[8]. Il primo vescovo, Galeotto Graziani, già abate dell'abbazia, prese possesso della diocesi l'8 aprile 1521.

La reazione della città[modifica | modifica wikitesto]

Grande fu la soddisfazione del gruppo dirigente locale per avere finalmente ottenuto una propria diocesi e l'ambito titolo di città. La notizia giunse a Sansepolcro nel volgere di una settimana e il 23 settembre i Magnifici Conservatori si riunirono per approvare un documento di grande solennità:

«essendo per grazia de l’omnipotente Dio alla nostra terra conceduto il vescovo et facta ciptà et cavatola da subiectione et datoci utile et honore, et per questa bona nova s’arcolegra tucta la patria e gl’omini e persone d’essa et […] in l’altro mondo i nostri antichi s’anegodono e ralegreno; et per questo se acercha demostrare averlo cara e farne demostratione in fare festa e alegrezza de mancie a trombecti e altri sonatori e frepanelli et quello che fare tucta in fare festa

Inoltre, fu approvata una spesa di 40 fiorini «in fare le legrezze et dare mancie […] per la bona gratia havuta de havere el vescovo […] et la terra nostra facta ciptà»[9]. Il 6 e il 7 ottobre 1520, prima i Magnifici Conservatori poi il Consiglio dei Sessanta del Popolo, stabilirono che d’allora in poi, ogni anno, il giorno 23 settembre, «per memoria e recordantia d’haver havuto il vescovo e facto la terra nostra ciptà» si dovrà giocare un palio un panno per un paio di calze[10].

Il primo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo Leonardo Tornabuoni (1522-1539), con il quale si aprì la “dinastia episcopale” di questa famiglia fiorentina, dotò la nuova diocesi delle necessarie strutture: nel 1523 celebrò il sinodo, nel 1525 compì la visita pastorale, nel 1538 organizzò una predicazione per la pacificazione delle fazioni cittadine. Nel 1539 Leonardo Tornabuoni fu trasferito alla diocesi di Ajaccio in Corsica e a Sansepolcro gli succedette Filippo Archinto, probabilmente scelto da papa Paolo III nell'ambito di una politica contraria a quella dei Medici. Nel 1546 l'Archinto si accordò con Alfonso Tornabuoni, vescovo di Saluzzo, con cui addivenì a uno scambio di diocesi. Nel 1557 Alfonso trasferì la diocesi di Sansepolcro al nipote Filippo Tornabuoni, che muore due anni dopo[11].

Gli succedette un altro esponente della stessa famiglia, quel Niccolò Tornabuoni (1560-1598) durante il cui episcopato la diocesi conobbe un'ampia opera di riforma sulla base dei decreti del Concilio di Trento: nel 1566 disciplinò il servizio liturgico nella cattedrale; nel 1568 riorganizzò la confraternite cittadine; nel 1569 eresse la collegiata di Pieve Santo Stefano; nel 1591 promulgò nuove costituzioni del capitolo cattedrale; presiedette quattro sinodi (1574, 1578, 1583, 1590); compì dieci visite pastorali (dal 1563 al 1593). Essendo impossibile, per motivi economici, erigere il seminario diocesano, il vescovo Tornabuoni organizzò presso la cattedrale un gruppo di otto chierici affidati a un maestro di grammatica e a un maestro di canto, per prepararsi alla vita sacerdotale[12].

A questo secolo risalgono l'istituzione della pratica delle Quarantore in cattedrale (1538) e la nascita di nuove confraternite. Negli anni 1530 i Frati Minori Cappuccini si insediarono nell'eremo di Montecasale; nel 1555, a motivo dell'abbattimento dei borghetti esterni alle mura per esigenze militari, venne riorganizzata la vita religiosa femminile: il monastero clariano di Santa Maria della Strada fu trasferito in città, per assumere poi il titolo di Santa Chiara; quello delle Camaldolesi di Santa Margherita, già nella zona del borghetto di San Niccolò (Porta Romana), fu trasferito presso la chiesa di San Bartolomeo e quello delle Benedettine fu collocato presso la chiesa di San Lorenzo, nei locali già appartenenti alla Compagnia di Santa Croce.

Era largamente diffusa, nel XVI secolo, la devozione mariana. Dal secondo decennio del secolo a Sansepolcro si sviluppò la devozione alla Madonna delle Grazie (alla quale già nel '400 era dedicata una cappella nella chiesa dei Servi di Maria), la cui chiesa diventò il santuario mariano cittadino; a Pieve Santo Stefano, dopo il 1589, nacque la devozione alla Madonna dei Lumi, che si affiancò a quella della Madonna del Faggio, santuario rurale costruito a partire dal 1516[13].

Nel 1583 Angelo Peruzzi, vescovo di Sarsina, compì la visita apostolica[14].

Nello stesso secolo, inoltre, la città fu visitata da papa Clemente VII nel 1532[15].

I secoli XVII-XVIII[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XVII secolo il vescovo Girolamo Incontri (1605-1615) emanò provvedimenti sulla residenza dei parroci, la liturgia, la dottrina cristiana e il rispetto del riposo domenicale. Successivamente, i vescovi Filippo Salviati (1619-1634), Dionisio Bussotti (1638-1654) e Lodovico Malaspina (1672-1695) si interessarono della riforma dei monasteri femminili e della riorganizzazione delle confraternite laicali. Dalla fine del XVII secolo, con il Bussotti e Gregorio Compagni (1696-1703), si fece frequente la predicazione al popolo da parte del vescovo.

Nel 1602 la diocesi di Sansepolcro contava 14.300 abitanti circa; 79 chiese parrocchiali e 34 benefici semplici; 6 ospedali; 6 monasteri femminili; la mensa vescovile aveva una rendita di 1.300 scudi circa. I centri maggiori erano Pieve Santo Stefano (con una collegiata di sette canonici, un monastero di Clarisse e un ospedale) e Monterchi (con una pieve retta da un arciprete coadiuvato da due cappellani, un monastero di Benedettine e un ospedale)[16].

Nel 1623 i redditi della mensa vescovile ammontavano a circa 1.500 scudi annuali di moneta romana. In città abitavano circa 6.000 persone e vi erano 4 parrocchie: una nella stessa cattedrale, una nella chiesa dei frati di sant'Agostino (entrambe le chiese hanno il fonte battesimale), la terza nella chiesa di San Niccolò dei monaci Camaldolesi e la quarta nella chiesa di San Giovanni, cui presiede un priore del clero secolare. In cattedrale erano costituite anche confraternite di fedeli di entrambi i sessi, una del Santo Rosario e l'altra del Santissimo Nome di Gesù. In città vi sono 5 monasteri femminili, che hanno un proprio confessore con un socio e propri operai, tutti osservavano la clausura perpetua e avevano redditi stabili. In città vi erano 5 monasteri di regolari: Camaldolesi, frati di san Francesco dell'Osservanza, frati minori conventuali, frati di Sant'Agostino e Servi di santa Maria dei Servi. Ancora in città operavano, oltre a quelle della cattedrale, altre 11 confraternite di laici con proprie chiese e oratori; tra queste, quella del Buon Gesù curava l'accensione di quattro lampade perenni davanti all'altare maggiore della chiesa cattedrale e accompagnava la comunione agli infermi con ceri accesi, portava il baldacchino nelle processioni del Santissimo Sacramento; quella del Santissimo Crocifisso si occupava della sepoltura dei cadaveri; quella della Beatissima Vergine delle Grazie si occupava della sepoltura dei cadaveri dei poveri a proprie spese; quella di Santa Maria della Misericordia gestiva l'ospedale degli infermi di entrambi i sessi; quelle di Sant'Antonio e di Santa Croce accoglievano nei loro ospedali borghesi e pellegrini. In città vi era anche un luogo degli orfani «in quo spurii et proiecti infantes suscipiuntur» ed erano mantenuti a spese della confraternita o pia casa di San Bartolomeo. Nella diocesi vi erano i castelli di Santa Maria in Bagno e di San Pietro in Corzano; due erano i castelli circondati da mura, cioè Pieve Santo Stefano e Monterchi. Nel castello, o terra, di Pieve Santo Stefano vi era una collegiata con un arciprete e 8 canonici che quotidianamente cantavano in coro tutte le ore sia di giorno sia di notte. L'arciprete esercitava la cura d'anime e vi era il fonte battesimale. Nella terra esisteva un monastero femminile sotto il governo dei frati dell'Osservanza, con un proprio confessore e socio e rendite tenui. Nella terra vi erano tre confraternite dei laici e fuori di essa, presso le mura, un ospedale dove erano accolti malati poveri. Nel castello di Monterchi vi era una pieve con il titolo di San Simeone, con altre chiese e un unico monastero di donne governato da sacerdoti secolari approvati dall'ordinario. Oltre a queste due pievi in diocesi ve ne erano altre sei; vi erano poi 170 benefici tra curati e semplici e cappelle, 3 conventi di frati cappuccini, 2 di frati minori dell'Osservanza e un altro di minori conventuali, fuori della detta città e dei castelli. Vi erano inoltre due «oppida», la terra di Santa Maria in Bagno e il castrum di San Pietro di Corzano, che da papa Leone, al momento dell'erezione dell'episcopato, erano stati assoggettati alla medesima diocesi. L'abbazia di Bagno, detta La Badia, era governata dai monaci camaldolesi ed è chiesa parrocchiale e la cura d'anime era esercitata da un monaco. Vi era un oratorio in onore della Beatissima Vergine, 2 confraternite di laici, un ospedale per poveri pellegrini. Il castello di San Pietro in Corzano aveva una chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Pietro, la cui cura d'anime era affidata a un monaco approvato dall'abate di Bagno; vi era una confraternita di laici che si sosteneva con sole elemosine e un convento di frati minori dell'Osservanza. Nella giurisdizione e valle della terra di Bagno, oltre e a questi due castelli, vi erano 15 chiese parrocchiali, i cui rettori nella maggior parte erano nominati dall'abate di Bagno, che visitava la chiese e compiva molti abusi nella valle di Bagno contro le disposizioni dei sommi pontefici e dei sacrosanti canoni. In tutta la diocesi non vi erano pubblici usurai, né eretici né altri infedeli. Il vescovo, inoltre, visitava la terra arcipresbiterale di Sestino, non appartenente a nessuna diocesi, nella provincia fiorentina e le altre chiese soggette alla giurisdizione dell'arciprete come viciniore e, in tale veste, presiedeva i concorsi per i benefici vacanti[17].

Sul finire del XVII secolo, nel 1681, gli abitanti della diocesi erano 17.664, di cui 12.652 in età da comunione, che nel 1721 erano scesi a 17.209, di cui 12.496 in età da comunione[18].

Nella prima metà del XVII secolo fu significativo l'apporto di nuovi ordini e congregazioni: a Sansepolcro furono fondati il convento dei cappuccini (1605), il monastero delle cappuccine (1622) e il collegio dei Gesuiti (1638); a Pieve Santo Stefano fu fondato un convento di Cappuccini (1625). La fondazione del santuario della Madonna della Selva presso Caprese (1634) e del piccolo oratorio suburbano della Madonna della Legna (1638) è segno della diffusione della pietà mariana.

Nel 1710 il vescovo Giovanni Lorenzo Tilli (1704-1724) eresse il seminario, dopo precedenti tentativi nel 1610 e nel 1658. Nel 1752 fu fondata la scuola delle Maestre Pie, primo istituto religioso femminile di vita attiva. Sul finire del XVIII secolo la diocesi fu interessata da un processo di ampliamento territoriale, favorito dal granduca Pietro Leopoldo: nel 1779 fu aggregata alla diocesi l'arcipretura nullius dioecesis di Sestino; nello stesso anno fu soppressa l'abbazia di Bagno di Romagna, la cui giurisdizione fu unita a quella del vescovo di Sansepolcro (ponendo fine alla vertenza giurisdizionale tra vescovi e abati); lo stesso avvenne nel 1785 con le due abbazie nullius dioecesis di Galeata e di Isola. In questo periodo i conventi degli ordini mendicanti furono scorporati dalle province umbra o romana e aggregati a quella toscana. Il vescovo che governò la fase di ampliamento e ristrutturazione della diocesi fu Roberto Costaguti (1778-1818), celebre predicatore e già rettore dell'Università di Malta, che si impegnò in una profonda azione di riforma delle strutture istituzionali e pastorali diocesane, ottenendo anche l'approvazione del culto prestato ai beati Ranieri e Andrea da Sansepolcro. Negli anni dell'occupazione francese si verificò (1799) anche a Sansepolcro il moto controrivoluzionario del “Viva Maria”. Durante il periodo napoleonico furono soppressi monasteri e conventi (1808) e il vescovo rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone (1810).

I secoli XIX-XX[modifica | modifica wikitesto]

Molti monasteri e conventi furono riaperti tra il 1815 e il 1816, ma furono nuovamente soppressi nel 1866 con l'eversione dell'asse ecclesiastico.

Nel 1806 gli abitanti della diocesi erano 28.741; la popolazione religiosa era piuttosto consistente: 275 sacerdoti secolari, 93 frati (di cui 50 sacerdoti) e 141 monache. Nel 1845 il totale degli abitanti era ancora cresciuto fino a 34.138[19].

Nel 1838 san Romualdo abate fu riconosciuto compatrono della diocesi. Successivamente all'unità nazionale si ebbe un periodo di sede vacante, e la diocesi fu retta dal vescovo di Città di Castello in qualità di amministratore apostolico (1867-1872). Negli ultimi decenni del XIX secolo si verificò un periodo di crisi, caratterizzato da un calo delle ordinazioni sacerdotali e dalla scarsa rilevanza del movimento cattolico. La tensione tra la Chiesa e i gruppi politici di area socialista e massonica è evidenziata dai tafferugli seguiti, nel 1893, alla processione del Corpus Domini.

Per ridare vigore alla vita diocesana fu eletto vescovo, nel 1911, il milanese Pompeo Ghezzi che entra in diocesi nel 1912 e vi rimase in carica fino al 1953: egli rilanciò la pastorale diocesana attraverso le organizzazioni laicali (Unione Popolare, Azione Cattolica, confraternite e, successivamente, ACLI) e il potenziamento delle strutture diocesane. Nel corso del secondo decennio del XX secolo il movimento cattolico conobbe un momento di grande vigore, dando vita anche a organizzazioni politiche e cooperative sia in città sia in altri centri. Durante il ventennio fascista si verificarono alcune tensioni tra la diocesi e il regime, specialmente a motivo del controllo esercitato sulle associazioni, senza però giungere a scontri aperti. In questi anni furono aperte numerose case religiose femminili di vita attiva sia in città sia in molti centri del territorio. Tra Pompeo Ghezzi e la città di Sansepolcro si venne a creare, nel corso del suo lungo episcopato, un rapporto assai stretto, soprattutto grazie all'azione promossa dal vescovo nel 1927 a difesa della sede del capoluogo di mandamento, minacciata dal trasferimento in provincia di Perugia[20], e a vantaggio della popolazione rimasta in città durante l'estate del 1944, quando l'intera diocesi venne attraversata dal fronte bellico[21]. In questi drammatici momenti perdono la vita anche alcuni sacerdoti, tra cui don Giuseppe Rocco e don Francesco Babini. In città il vescovo Ghezzi diventò la figura di riferimento per tutti coloro che sono rimasti; fu lui a coordinare le operazioni di assistenza alla popolazione, accoglienza ai profughi e ai perseguitati e soccorso a malati e feriti, coadiuvato dal dott. Carlo Vigo, dal dott. Raffaello Alessandri, direttore dell'ospedale, e da don Duilio Mengozzi. In particolare, Alessandri e Mengozzi misero a repentaglio le loro stesse vite per salvare alcuni ebrei: il primo ospitando clandestinamente nell'ospedale il prof. Attilio Momigliano e il secondo accogliendo nella casa canonica della sua parrocchia una donna ebrea triestina spacciandola per la propria madre (fatto per cui è stato riconosciuto Giusto fra le Nazioni nel 2013).

Dal 1948 al 1953 fu amministratore apostolico sede plena mons. Emilio Bianchieri, vescovo di Sarsina, rimanendo mons. Pompeo Ghezzi vescovo di Sansepolcro.

A mons. Ghezzi succedette il vescovo Domenico Bornigia (1954-1963), il quale aggiornò la pastorale (settimanale diocesano e cinema cattolico nel 1955[22], casa di esercizi spirituali nel 1960, rilancio dell'Azione Cattolica, pastorale del lavoro) e riorganizzò l'assetto territoriale dei vicariati foranei ed eresse due nuove parrocchie in città. Nel 1962 papa Giovanni XXIII conferì alla cattedrale il titolo di basilica minore.

Dal Concilio Vaticano II alla riforma del 1986[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni del Concilio Vaticano II il vescovo Abele Conigli (1963-1967) promosse una rapida applicazione delle decisioni conciliari, attraverso l'istituzione dei consigli presbiterale e pastorale, il coinvolgimento di laici nella pastorale diocesana, l'organizzazione di convegni, la promozione di comunità presbiterali, la riforma del seminario, l'apertura alla missione ad gentes (a Goiânia, in Brasile). L'11 dicembre 1967 nel salone dell'episcopio si riunisce per la prima volta il consiglio pastorale diocesano.

Tra gli anni '60 e '70 si svilupparono la Gioventù Studentesca (poi Comunione e Liberazione) e l'AGESCI; negli anni '80 il vescovo Giovanni D'Ascenzi (1983-1986) rilanciò l'Azione Cattolica. A partire dagli anni '70 si verificò una riduzione delle ordinazioni sacerdotali e della presenza degli istituti religiosi, sia maschili sia femminili.

Con l'inizio del 1967 il processo di rinnovamento conciliare subì una battuta d'arresto a motivo del trasferimento del vescovo Abele Conigli alle sedi di Teramo e Atri, in Abruzzo. Il 30 marzo mons. Conigli presiedette la liturgia di consacrazione del nuovo altare nelle chiese parrocchiali di Crocedevoli e di Poggio alla Lastra e visitò alcuni sacerdoti malati nella zona romagnola. La sera prese la parola per un saluto a conclusione della tre giorni sulla famiglia: «la platea dell'Aurora, con persone di ogni condizione sociale, esprimeva molto bene, con un profondo silenzio, ciò che Sansepolcro provava in quel momento, ciò che tutti soffrivano in quell'attimo di distacco»[23]. Nella circostanza il cavaliere del lavoro Marco Buitoni, presidente della Buitoni Italiana, formulò il saluto della città e, a nome della cittadinanza, donò al vescovo un'immagine della “Madonna della Libertà” pronunciando queste parole[24]:

«La nostra Sansepolcro che ha un posto di meritato rispetto fra le città della nostra Patria; meritato rispetto acquisito nei secoli nelle arti, nelle scienze, nelle industrie, aveva anche un Padre spirituale. Questo nostro Padre spirituale adesso era Lei, Eccellenza. Noi tutti consideravamo di averla qui con noi per molti, moltissimi anni. Vicino a noi col Suo paterno, autorevole consiglio; vicino a noi, ansioso dei problemi cittadini e della loro risoluzione. Forse Sansepolcro non ha riflettuto bene quanto e che cosa abbia rappresentato la presenza del Vescovo qui nella nostra città e quale perdita sia per noi la sua partenza. Con Lei, Eccellenza, si chiude un ciclo della storia della nostra città. Quando la dolorosa notizia del Suo trasferimento ci è stata comunicata, ne siamo rimasti sinceramente rattristati.»

Il settimanale diocesano commenta: «Sansepolcro, invece, è rimasta sola, potremmo dire orfana: ha infatti perduto moltissimo ed il vuoto che lascia un Vescovo che parte per sempre nessuno lo potrà colmare. Non passerà molto tempo e di ciò ce ne renderemo tutti conto»[23]. Il 31 marzo 1967 mons. Conigli lasciò la diocesi, per cui[25]

«Nel vetusto e accogliente Episcopio burgense è rimasto un gran vuoto … Nella splendida Cattedrale millenaria è rimasta una inutile Cattedra ….»

Alla partenza del vescovo il capitolo della cattedrale elesse vicario capitolare mons. Giuseppe Boni, ma pochi mesi dopo la diocesi fu affidata al vescovo di Arezzo come amministratore apostolico, e ciò precluse la soppressione della diocesi, nell'ambito del più vasto piano di ristrutturazione delle circoscrizioni diocesane in Italia.

Alla partenza del vescovo prese avvio un dibattito sul futuro della diocesi, che non escludeva la possibilità di una fusione con quella confinante di Città di Castello. Una posizione ufficiale fu presa dal consiglio presbiterale il 12 giugno 1974; il documento finale della redazione riporta:[26]:

«1. Si riconosce l'opportunità, per motivi pastorali e in conformità ai criteri stabiliti per la revisione dei confini delle diocesi italiane, che i territori dei comuni di S. Piero in Bagno, Verghereto e S. Sofia vengano annessi alla regione romagnola. Tuttavia si rileva l'attaccamento dei sacerdoti alla diocesi di provenienza e si richiama un'attenzione particolare dei vescovi nel considerare le difficoltà (pastorali, ambientali, economiche) di inserimento in altra comunità diocesana. 2. Si propone che le zone suddette passino unitamente alla diocesi di Forlì (non una parte a Cesena ed un'altra a Forlì), poiché la affinità politica, sociale, psicologica, geografica e soprattutto la comunanza dei problemi pastorali che si è accentuata in questi ultimi tempi, fa ritenere più facile il riconoscimento e l'inserimento nella diocesi di Forlì. 3. Si chiede che Sansepolcro rimanga diocesi, sia pure suffraganea di Arezzo, con vescovo residente munito di podestà ordinaria, e che tale posizione sia definita insieme alla sistemazione della zona romagnola. Infatti l'alta valle del Tevere costituisce una unità geografica-etnica-sociale-religiosa omogenea, con prospettive di carattere demografico. Inoltre la diocesi ha una sua tradizione di quattro secoli e mezzo alla quale è ancora legata la religiosità dei fedeli. 4. Si conviene sull'opportunità di unificare i seminari di Sansepolcro e di Arezzo e di dare alle due diocesi un unico indirizzo pastorale»

Nel riportare la notizia, il settimanale diocesano mise in luce l’orientamento di fondo, volto a mantenere la situazione esistente:[27]:

«I Sacerdoti della zona romagnola, qualora il criterio “regione sia invalicabile, optano per la Diocesi di Forlì, ponendo però riserve di ordine amministrativo. Tuttavia non rinunciano alla speranza che la S. Sede, dietro un serio riesame di tutta la spinosa questione, lasci immutati i vecchi confini»

Tuttavia, le richieste del clero di Sansepolcro vennero accolte solamente in parte dagli organismi preposti al riordino delle diocesi italiane e il 7 ottobre 1975 il territorio romagnolo fu smembrato e accorpato alle diocesi di Cesena (la valle del Savio) e di Forlì (la valle del Bidente) e il vescovo di Arezzo diviene anche vescovo di Sansepolcro; nel 1978 il vescovo di Arezzo e Sansepolcro diviene anche vescovo di Cortona.

Dopo il periodo di unione in persona episcopi (diciannove anni per Sansepolcro e Arezzo, otto per Cortona), il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le tre sedi sono state unificate nella nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, il cui territorio, caratterizzato da eterogeneità geografica e socio-culturale e da un popolamento assai diffuso e frammentato in molti centri, si collocherà, per estensione, al decimo posto tra le diocesi italiane.

Liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Nei 466 anni di esistenza, la diocesi di Sansepolcro ha sviluppato una propria tradizione liturgica, attingendo in particolare alle tradizioni medievali. In particolare, le principali festività liturgiche sono il 27 dicembre (solennità di san Giovanni Apostolo ed Evangelista, patrono della città, della diocesi e titolare della Basilica Cattedrale), il 1º settembre (solennità dell'anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale e giorno di festa cittadina), la terza domenica dopo Pentecoste (festa della Madonna delle Grazie, autorizzata nel 1898 da papa Leone XIII con messa e ufficio propri per tutta la diocesi).

Calendario liturgico del 1914[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914 entrò in vigore in vigore il nuovo calendario perpetuo, riformato secondo la nuova normativa liturgica:

  • 3 gennaio: ottava di san Giovanni Apostolo ed Evangelista.
  • 7 febbraio, san Romualdo abate, contitolare della Cattedrale: festa doppia di prima classe, con ottava fuori del tempo di Quaresima.
  • 14 febbraio, ottava di san Romualdo (fuori del tempo di Quaresima).
  • 9 luglio, santi Nicola Pichi e compagni martiri.
  • 1º settembre, dedicazione della Cattedrale: festa doppia di prima classe, con ottava.
  • 8 settembre, beato Andrea Dotti da Sansepolcro.
  • 11 settembre, beata Giovanna da Bagno.
  • 26 settembre, anniversario della dedicazione delle chiese per le quali non si conosce la data propria.
  • 5 novembre, reliquie conservate nelle chiese della Diocesi.
  • 6 novembre, beato Ranieri Rasina da Sansepolcro (bianco).
  • 27 dicembre, san Giovanni Apostolo ed Evangelista, titolare della chiesa Cattedrale e patrono della città e della diocesi: festa doppia di prima classe con ottava.

Nel 1920 la Congregazione dei Riti ripristina la memoria di sant'Emidio vescovo e martire alla data dell'11 agosto[28].

Nel 1922, alla data del 1º ottobre, è aggiunta la memoria del beato Angelo Scarpetti da Sansepolcro, con rito semidoppio[29].

Nel 1927 il vescovo Pompeo Ghezzi ripristina l'ufficiatura di sant'Ellero alla data del 15 maggio[30].

Calendario liturgico del 1964[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1964 era in vigore il seguente calendario liturgico:

  • 7 febbraio, san Romualdo abate, contitolare della Basilica Cattedrale: primi vespri; messa propria, gloria, credo (bianco).

Diocesi: messa propria, gloria (bianco).

  • 15 maggio, nella regione Toscana: Beata Vergine Maria di Montenegro, patrona della Toscana: primi vespri; messa propria, gloria, credo, prefazio della B. V. Maria (bianco);
  • 15 maggio, nella regione Romagna: sant'Ellero abate. Nelle chiese di Sant'Ellero di Galeata e di Santa Maria in Cosmedin dell'Isola: primi vespri; messa, gloria, senza credo, seconda orazione di san Giovanni.
  • 9 luglio, santi Nicola Pichi e compagni martiri (rosso).
  • 11 agosto, sant'Emidio vescovo e martire (rosso).
  • 1º settembre, dedicazione della Basilica Cattedrale. Cattedrale: primi vespri; messa dal comune della dedicazione di una chiesa, gloria, credo (bianco).
  • 4 settembre, beato Andrea Dotti da Sansepolcro (bianco).
  • 11 settembre, beata Giovanna da Bagno (bianco).
  • Seconda domenica di settembre, Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo (bianco).
  • 1º ottobre, beato Angelo Scarpetti da Sansepolcro. Commemorazione alle Lodi mattutine (verde).
  • 5 novembre, reliquie conservate nelle chiese della Diocesi.
  • 6 novembre, beato Ranieri Rasina da Sansepolcro (bianco).
  • 27 dicembre, san Giovanni Apostolo ed Evangelista, titolare della chiesa Cattedrale e patrono della città e della diocesi. Primi vespri; messa propria, gloria, credo (bianco).

Calendario liturgico del 1981[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 la Congregazione del Culto Divino ha approvato il seguente calendario, riformulato dopo la riforma liturgica e dopo le modifiche territoriali subite dalla diocesi nel 1975:

Data Celebrazione Grado
15 maggio Beata Vergine Maria delle Grazie,Patrona della Toscana Festa
19 giugno San Romualdo abate, contitolare della Basilica Cattedrale Festa nella Cattedrale, Memoria in Diocesi
9 luglio San Nicola Pichi e compagni martiri Memoria
11 agosto Sant’Emidio vescovo e martire Memoria
1 settembre Anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale (1049) Solennità nella Cattedrale, Festa in Diocesi
3 settembre Beato Andrea Dotti, sacerdote Memoria
1 ottobre Beato Angelo Scarpetti, sacerdote Memoria
31 ottobre Beato Ranieri da Sansepolcro, religioso Memoria
5 novembre Memoria dei santi dei quali si conservano le reliquie in diocesi Memoria
27 dicembre San Giovanni Apostolo ed Evangelista, titolare della Basilica Cattedrale, patrono della città di Sansepolcro e della Diocesi Solennità in Sansepolcro, Festa in Diocesi

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sinodi diocesani[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1905 ? 60.500 ? 216 190 26 ? ? ? ? 135
1950 79.500 80.000 99,4 108 90 18 736 21 36 136
1970 45.000 45.000 100,0 136 117 19 330 23 114 136
1980 29.000 29.400 98,6 63 53 10 460 11 53 95

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regioni, Diocesi e Parrocchie
  2. ^ «Bollettino diocesano di Arezzo, Cortona e Sansepolcro», settembre/ottobre 1986, pp. 97-103 e Diocesi di Arezzo - Cortona - Sansepolcro, Elenco delle parrocchie istituite a norma della legge 222 del 20 maggio 1985, s.n.t. giugno 1987
  3. ^ Cfr. A. Czortek, La cristianizzazione dell'Alta Valle del Tevere e l'origine della diocesi di Città di Castello (secoli V-VIII), in «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria», CII/2, 2005, pp. 13-61. Sul periodo altomedievale cfr. inoltre G. Riganelli, L'Alta Valle del Tevere tra la guerra greco-gotica e la “rinascita” dell'XI secolo, in Una Gerusalemme sul Tevere. L'abbazia e il «Burgus Sancti Sepulcri» (secoli X-XV). Atti del convegno storico internazionale di studio (Sansepolcro, 22-24 novembre 2012), a cura di Massimiliano Bassetti – Andrea Czortek – Enrico Menestò, Spoleto 2013, pp. 63-86
  4. ^ Andrea Czortek, La vita religiosa a Sansepolcro tra 1203 e 1399, in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, I. Antichità e Medioevo, a cura di A. Czortek, Sansepolcro 2010, pp. 203-259
  5. ^ Firenze, Archivio di Stato, Notarile antecosimiano, 7122, alla data
  6. ^ G. B. G. Scharf, Borgo San Sepolcro a metà Quattrocento. Istituzioni, società, cultura (1440-1460), Firenze 2003, p. 181.
  7. ^ Su questo tema, fondamentale per comprendere una parte delle motivazioni che furono all'origine della diocesi, cfr. Gian Paolo G. Scharf, La diocesi prima della diocesi: la coscienza urbana di Borgo San Sepolcro nel Quattrocento, in "Pagine altotiberine", 6, 1998, pp. 95-104
  8. ^ Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Archivio Concistoriale, Acta Vicecancellarii, 2, c. 161v.
  9. ^ Sansepolcro, Archivio Storico Comunale, serie II, 7bis, c. 246r
  10. ^ Sansepolcro, Archivio Storico Comunale, serie II, 7bis, cc. 249v-250r
  11. ^ G. Greco, Sansepolcro diventa città (1515/1520), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, II. Età moderna, a cura di A. Czortek, Sansepolcro, Gruppo Graphiconsul, 2011, p. 95
  12. ^ Archivio Segreto Vaticano, Relationes Diocesium, 158A, c. 4rv.
  13. ^ Ivano Ricci, Il culto mariano nella diocesi di Sansepolcro, Stab. Tipografico Boncompagni, Sansepolcro 1955
  14. ^ Il manoscritto con la relazione della visita si conserva presso l'Archivio Vescovile di Sansepolcro; se ne veda il commento in Ercole Agnoletti, Viaggio per le valli altotiberine toscane, AC Grafiche, Città di Castello 1980 e l'edizione in Silvano Pieri e Carlo Volpi (a cura), Visita apostolica alle diocesi di Cortona e Sansepolcro 1583 e decreti generali, Archivi Diocesani, Arezzo 2012.
  15. ^ Ercole Agnoletti, I papi al Bogo, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1992, pp. 16-18. Il papa visitò il monastero delle Clarisse di Santa Maria delle Strada, poco fuori Porta Romana; la lapide che ricorda il fatto è stata collocata nel 2012 al piano terra dal Palazzo Vescovile
  16. ^ Archivio Segreto Vaticano, Congregazione del Concilio, Relationes Diocesium, 158A, c.c. 14r-20r.
  17. ^ Archivio Segreto Vaticano, Congregazione del Concilio, Relationes Diocesium, 158A, cc. 42r-46v
  18. ^ A. Fanfani, La popolazione della diocesi di Borgo Sansepolcro al 1681 ad oggi, in Contributi del Laboratorio di Statistica. Pubblicazioni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Vita e Pensiero, 1932, pp. 5-8.
  19. ^ A. Fanfani, La popolazione della diocesi di Borgo Sansepolcro al 1681 ad oggi, in Contributi del Laboratorio di Statistica. Pubblicazioni dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Vita e Pensiero, 1932, p. 13.
  20. ^ Andrea Czortek, Sansepolcro, 6-11 gennaio 1927, in "Pagine altotiberine", 31, 2007, pp. 7-28.
  21. ^ Giuliana Maggini, Pompeo Ghezzi, vescovo della diocesi di Sansepolcro (1912-1953), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, IV. Età Contemporanea, a cura di Andrea Czortek, Gruppo Graficonsul, Sansepolcro, 2013, pp. 61-144 e Libero Alberti, La Resistenza a Sansepolcro e le vittime civili, ivi, pp. 251-319
  22. ^ http://www.aurorasansepolcro.it.
  23. ^ a b Partenza di un Vescovo, in «La Voce», anno XIV, n. 15, domenica 9 aprile 1967, p. 2
  24. ^ M. e C. BUITONI, I proficui risultati di una piccola Società, Sansepolcro 1970, p. 238
  25. ^ E. Agnoletti, I Vescovi di Sansepolcro, IV, Sansepolcro 1975, p. 323.
  26. ^ "Bollettino Diocesi di Sansepolcro", 1974, pp. 9-10
  27. ^ ”Sì” dei Sacerdoti alla Diocesi e al Vescovo, in "La Voce", 30 giugno 1974, p. 3
  28. ^ cfr. «Bollettino Interdiocesano Ufficiale delle Diocesi di Gubbio, Sansepolcro e Città di Castello», VIII, 6, 1920, p. 118.
  29. ^ Cfr. «Bollettino Interdiocesano Ufficiale delle Diocesi di Sansepolcro e Città di Castello», XI, 7-8, 1923, pp. 90-92.
  30. ^ Cfr. «Bollettino Interdiocesano Ufficiale delle Diocesi di Sansepolcro e Città di Castello», XV, 3-4, 1927, p. 48.
  31. ^ Durante la vacanza della sede, furono amministratori apostolici Paolo Micallef (1867 - 1871) e Giuseppe Moreschi (1871 - 1872), vescovi di Città di Castello.
  32. ^ Dal 1949 al 1953 è amministratore apostolico sede plena mons. Emilio Bianchieri, vescovo di Sarsina
  33. ^ Durante la vacanza della sede, fu amministratore apostolico Telesforo Giovanni Cioli, vescovo di Arezzo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dati riportati su www.catholic-hierarchy.org alla pagina Diocese of Sansepolcro (Borgo San Sepolcro).
  • Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVII, Venezia 1862, pp. 249–273.
  • (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 751–752.
  • (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 3, p. 143; vol. 4, p. 124; vol. 5, p. 131; vol. 6, p. 135
  • Amintore Fanfani, La popolazione della diocesi di Borgo Sansepolcro dal 1681 ad oggi, in Contributi del Laboratorio di Statistica, Vita e Pensiero, Milano 1932, pp. 5–16.
  • Ivano Ricci, Il culto mariano nella diocesi di Sansepolcro, Stab. Tipografico Boncompagni, Sansepolcro 1955.
  • Ercole Agnoletti, I Vescovi di Sansepolcro, I-IV, Tipografia Boncompagni, Sansepolcro 1972-1975.
  • Ercole Agnoletti, Viaggio per le valli altotiberine toscane, AC Grafiche, Città di Castello 1980.
  • Ercole Agnoletti, 102 figure di preti, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1987.
  • Ercole Agnoletti, I papi al Borgo, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1992.
  • Gian Paolo G. Scharf, La diocesi prima della diocesi: la coscienza urbana di Borgo San Sepolcro nel Quattrocento, in "Pagine altotiberine", 6, 1998, pp. 95–104.
  • Silvano Pieri e Carlo Volpi (a cura), Visita apostolica alle diocesi di Cortona e Sansepolcro 1583 e decreti generali, Arezzo, Archivi Diocesani, 2012.
  • Andrea Czortek, La vita religiosa a Sansepolcro tra medioevo e prima età moderna (1401-1520), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, II. Età moderna, a cura di Andrea Czortek, Sansepolcro 2011, pp. 17–87.
  • Gaetano Greco, Sansepolcro diventa città (1515/1520), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, II. Età moderna, a cura di Andrea Czortek, Sansepolcro, Gruppo Graficonsul, 2011, pp. 89–133.
  • Gaetano Greco, Roberto Costaguti vescovo di Sansepolcro (1778-1818),in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, III. Età Moderna e Contemporanea, a cura di Andrea Czortek, Sansepolcro, Gruppo Graficonsul, 2012, pp. 5–38.
  • Giuliana Maggini, Pompeo Ghezzi, vescovo della diocesi di Sansepolcro (1912-1953), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, IV. Età Contemporanea, a cura di Andrea Czortek, Sansepolcro, Gruppo Graficonsul, 2013, pp. 61–144.
  • Boris Gombač, Atlante storico delle diocesi toscane, Sommacampagna (VR), Cierre Grafica, 2015; ISBN 978-88-98768-03-5 (p. 430).
  • Andrea Czortek - Francesca Chieli, La nascita di una diocesi nella Toscana di Leone X: Sansepolcro da borgo a città, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]