Niccolò Ariosto

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Niccolò Ariosto (Ferrara, 1433febbraio 1500) è stato un militare italiano, padre del poeta Ludovico.

Stemma degli Ariosti

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Ferrara da una famiglia originaria delle colline bolognesi nei pressi di Pianoro, gli Ariosti, dalla quale erano usciti uomini d'arme, di leggi e di lettere. Molto chiacchierato e continuamente accusato di soprusi e ruberie, si pose al servizio dei Gonzaga e nel 1471, su ordine di Ercole I d'Este, tentò di avvelenare a Mantova Nicolò I d'Este. Nonostante il fallimento della congiura, venne ricompensato con l'ufficio di capitano della Cittadella di Reggio Emilia, dove entrò in contatto col Boiardo e dove conobbe la sua futura moglie, Daria Malaguzzi Valeri, che sposò nel 1473 nonostante fosse di vent'anni più giovane. Figlia di un'antica famiglia reggiana, le cui origini risalgono al XII secolo, Daria è bella, giovane, virtuosa e porta a Niccolò la ricca dote di 1.000 ducati d'oro. Data la già pessima reputazione di Niccolò, per prudenza, la famiglia gli verserà la dote solo cinque anni dopo le nozze. Daria, invece, riceve in dono dalla famiglia Malaguzzi 310 ducati d'oro e una rendita di 25 ducati l'anno. Quel matrimonio si annuncia come un onere assai grave e Daria avrà per tutta la vita la preoccupazione di tenere ben distinti i suoi comportamenti da quelli del marito, che ha reputazione di ladro e truffatore.

L'8 settembre 1474, nella Cittadella di Reggio Emilia, Niccolò diviene padre di Ludovico e, in seguito, di altri 9 figli, una delle quali, Anna, fuori dal matrimonio.

Nel 1480 viene poi trasferito al capitanato di Rovigo, che deve abbandonare nel 1482 durante la guerra tra Venezia e gli Estensi. Si sposta quindi nel Polesine, dove ottiene l'incarico di tesoriere generale delle milizie. La sua scalata al potere finanziario lo vede poi comprare la carica di giudice dei Dodici Savi e porsi a capo dell'amministrazione della città di Ferrara, dove si trasferisce con la famiglia nel 1484. È tra il 9 e il 15 di giugno del 1487 che prendono a circolare per Ferrara i bischizi, sonetti velenosissimi e anonimi di denuncia delle ruberie e delle malefatte di Niccolò Ariosto, che l'anno successivo è costretto a dimettersi dalla carica e a trasferirsi a Modena, a reggerne il capitanato. Intanto, dal 1489 al 1494, Niccolò costringerà il primogenito agli studi di diritto, che Ludovico detesta, presso l'Università di Ferrara. Di quel periodo, Ludovico parla così:

«“Mio padre mi cacciò con spiedi, e lancie
non che con sproni, a volger testi, e chiose,
e m'occupò cinque anni in quelle ciancie
ma poi che vide poco fruttuose
l'opere, e il tempo invan gittarsi, dopo
molto contrasto in libertà mi pose»

Nel 1492 Niccolò è di nuovo a Ferrara e nel 1496 si aggiudica il ricco incarico del commissariamento di Romagna, che perde rapidamente per la durezza e la poca trasparenza dei suoi traffici economici. Dopo aver recuperato per un breve periodo, nel 1499, la carica di tesoriere, muore nel 1500 e viene sepolto nel sarcofago tardo bizantino, usato dagli Ariosto per la propria sepoltura, in san Francesco, a Ferrara.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sonetti contro l'Ariosto, Giudice de' Savi in Ferrara, Antonio Cammelli detto Il Pistoia (edizione critica a cura di Carla Rossi), 2006

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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