Papa Gregorio V

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Papa Gregorio V
Greg5pope.jpg
138º papa della Chiesa cattolica
Elezione aprile 996
Insediamento 5 maggio 996
Fine pontificato 18 febbraio 999
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Giovanni XV
Successore papa Silvestro II
Nome Bruno di Carinzia
Nascita Sassonia, ca. 972
Morte Roma, 18 febbraio 999
Sepoltura Grotte Vaticane

Gregorio V, nato Brunone di Carinzia (Ducato di Sassonia, 972 circa – Roma, 18 febbraio 999), fu il 138º papa della Chiesa cattolica dal 3 maggio 996 alla morte. Fu il primo pontefice di nazionalità germanica[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Ottone, duca di Carinzia, nipote dell'imperatore Ottone I il Grande e cugino di Ottone III, Brunone apparteneva alla famiglia imperiale sassone[2]. Educato alla scuola cattedrale di Worms negli anni '80, Brunone, a soli 24 anni d'età, era cappellano del cugino[3][4]. Nonostante la giovane età, il prelato tedesco era un uomo estremamente colto, energico e consapevole dell'alto valore morale di cui è rivestita la dignità sacerdotale[5][3], cosa per cui fu consacrato vescovo di Verden e poi cardinale, secondo quanto riporta il Moroni. Il Gregorovius riassume il ritratto morale del giovane Brunone:

« ...[Bruno] aveva dai ventitrè ai ventiquattro anni, ed era fornito di buona cultura mondana; possedeva insigni doti di mente, animo severo e risoluto, ma indole focosa, come alla giovinezza sua si conveniva. »
(Gregorovius, p. 86)
Gregorio V e Ottone III

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione[modifica | modifica wikitesto]

La sua elezione risultò pressoché inaspettata, in quanto Ottone, venuto a conoscenza della morte di papa Giovanni a Ravenna da alcuni legati romani inviati da Giovanni Nomentano[4][5], decise di nominare come vescovo di Roma il cugino Brunone[6]. Primo pontefice tedesco ad ascendere al soglio di Pietro, Brunone fu accompagnato a Roma dagli arcivescovi di Magonza e Worms, ove fu accolto festosamente e ivì incoronato, il 3 maggio[3][5][7], col nome di Gregorio V, in onore del grande Gregorio I[8].

Governo di Roma[modifica | modifica wikitesto]

La finta sottomissione di Giovanni Nomentano[modifica | modifica wikitesto]

Immediatamente, papa e cugino cominciarono a governare assieme il mondo, l'uno dal punto di vista spirituale, l'altro da quello temporale. In primo luogo, Gregorio V incoronò il 21 maggio il cugino imperatore[5][9], riconfermando il dominio imperiale su Roma e la fine della tirannia di Giovanni Nomentano, determinata dalla minore età di Ottone stesso[9]. Infatti, il 25 maggio, papa e imperatore convocarono un concilio in San Pietro per chiarire le cause della rivolta contro Giovanni XV: Giovanni Nomentano, principale artefice, fu graziato su intercessione del papa stesso[1] dopo che ebbe giurato fedeltà alla Chiesa e all'Impero[3][10]. Ottone, sistemate le ultime pendenze con il cugino papa, lasciò sul finire di maggio Roma per ritornarsene in Germania, confidando sulle truppe poste a protezione di Gregorio V, comandate dal marchese Ugo di Tuscia (già protettore di Giovanni XV), e da Corrado, conte di Spoleto e Camerino[5].

La fuga di Gregorio e l'elezione dell'antipapa Giovanni XVI[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe, però, non bastarono a proteggere il papa: i romani, sobillati da Giovanni Nomentano, scacciarono il papa "tedesco" il 29 settembre 996[11][12], che fu costretto a fuggire nell'Italia Settentrionale, roccaforte del potere imperiale in Italia[11]. Riparato a Pavia, ove tenne nel febbraio del 997 un sinodo locale su questioni legate alla Chiesa tedesca e francese, il papa lanciò la scomunica contro Giovanni Nomentano[5]. Questi, riassunto il titolo di patrizio, attivò la sua rete diplomatica con i Bizantini da un lato, e dall'altro cominciò a fortificare il più possibile Roma, specialmente Castel Sant'Angelo. Nel frattempo, per dare legittimità alla ribellione contro Gregorio, Giovanni convinse il calabrese Pietro Filagato, già vescovo di Piacenza e consigliere di Teofano, ad assumere la carica pontificia[13]. Questi, uomo estremamente ambizioso e politicante, accettò, venendo consacrato tra il marzo e l'aprile del 997 col nome di Giovanni XVI, ma dovette piegarsi ai desideri temporali di Giovanni Nomentano e di Bisanzio, l'altra potenza che aveva patrocinato la sua elezione[14][15].

Il ritorno a Roma e la vendetta di Gregorio e Ottone[modifica | modifica wikitesto]
Ritratto immaginario di Giovanni Nomentano in Franco Mistrali, I misteri del Vaticano o La Roma dei Papi, vol. 1, libreria di Francesco Sanvito, Milano 1861

Ottone non poteva aiutare immediatamente il cugino a Pavia, in quanto impegnato a combattere contro gli Slavi che, da anni, tormentavano i confini orientali del suo Impero[15]. Quando nel dicembre l'imperatore, liberatosi dal pericolo slavo, scese in Italia, Gregorio V gli venne incontro e celebrarono il Natale a Pavia[16][17]. Papa e imperatore discesero nel gennaio del 998 la Penisola, finché nel mese di febbraio l'esercito tedesco si accampò davanti a Roma, trovandola sguarnita: solo Castel Sant'Angelo era fortificato, con Giovanni Nomentano asserragliatevi dentro[17][18], mentre Giovanni XVI si era dato alla macchia dopo che Ottone gli aveva negato il suo perdono[19].

Papa e imperatore non furono impegnati in un lungo assedio, in quanto le potenti macchine d'assedio a disposizione di Ottone riuscirono ad abbattere i bastioni di Castel Sant'Angelo il 29 di aprile: Giovanni Nomentano, catturato, fu impiccato alle mura della fortezza e il corpo decapitato[20]. Il corpo, gettato dal castello, fu poi appeso ad una forca sul Monte Mario[21].

Per quanto riguarda l'antipapa, fu raggiunto già nel febbraio da alcuni cavalieri imperiali guidati dal conte Bertoldo di Brisgovia che, gli strapparono gli occhi, la lingua, il naso e le orecchie, non si sa se dietro ordine di Ottone[13][22]. Il vergognoso ludibrio cui poi Gregorio V e Ottone III avrebbero costretto l'ex antipapa a sottostare, suscitò in san Nilo, compaesano di quest'ultimo, un sentimento di repulsione tale che avrebbe minacciato i due cugini per il loro infierimento su di uno storpio, gettando su di loro la maledizione divina[23]. Quanto poi l'antipapa sopravvisse alle ferite ricevute, non è dato sapersi[13].

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il suo breve pontificato fosse stato funestato dalla rivolta di Crescenzio, Gregorio continuò a governare con forza e maturità d'animo la Chiesa attraverso sinodi in varie città dell'Italia Settentrionale, preoccupandosi di questioni legate al diritto canonico e alla morale ecclesiastica. Inoltre, secondo il Moroni, Gregorio si distinse per il grande zelo caritativo e per la profonda morale, tanto da guadagnarsi il titolo di Gregorio il Minore, in ovvio riferimento a Gregorio Magno suo modello[24].

Il matrimonio di Roberto di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso anno 996 diventava re di Francia Roberto II, che sposò nel medesimo anno Berta, unica erede di Corrado di Borgogna e vedova di Oddone I di Blois. Così facendo, però, violò una disposizione della Chiesa sui matrimoni tra consanguinei, in quanto il sovrano aveva tenuto a battesimo un figlio di Bertha[25]. Pertanto nel febbraio 997 Gregorio V, in un sinodo a Pavia (città ove si trovava a causa della ribellione dei romani), chiese al sovrano di spiegare le motivazioni che lo spinsero ad un tale gesto[5]. Poi, in un sinodo romano del 999, gli inflisse sette anni di penitenza e minacciò la scomunica ai due coniugi e l'interdetto al regno di Francia, se non si fossero separati[5]. La questione si protrasse fino al 1001, quando Roberto, non ottenendo una dispensa dal nuovo papa Silvestro II, si rifiutò di lasciare la donna venendo scomunicato. Nel settembre del medesimo anno, però, Roberto fu costretto a lasciare Berta[26] a causa delle motivazioni politiche dovute alla scomunica e all'interdetto sul regno di Francia.

La questione dell'arcivescovado di Reims[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Gregorio era in fuga da Roma nel 996, a Spoleto incontrò l'abate Abbone di Fleury, il quale chiese al Papa di pronunciarsi riguardo alla questione dell'arcidiocesi di Reims[5]. Questa, già sotto il suo predecessore, era stata affidata ad un individuo indegno, Arnolfo, contro il parere dell'episcopato francese. Per questo motivo, i vescovi e il re di Francia si rifiutarono di assegnare ad Arnolfo la sede di Reims, eleggendo al suo posto il coltissimo Gerberto di Aurillac. Questi, divenuto nel 995 segretario particolare di Ottone III, credette di riuscire ad avere dalla sua anche il giovane Gregorio V, ma il papa si dimostrò irremovibile sulla disposizione canonica del predecessore:

« Il 21 maggio 996 Ottone III è incoronato imperatore da suo cugino, il papa Gregorio V, al secolo Bruno di Carinzia. Gerberto, quasi una vocazione, diventa segretario del nuovo imperatore; questo non impedisce a Gregorio, lucido e prudente gestore delle cose papali, di tracciare una precisa linea di distacco dall'esuberanza intellettuale e politica di Gerberto; in una bolla consegnata ad Eluino, nuovo vescovo di Liegi, Gregorio V definisce Gerberto "usurpatore" della cattedra di Reims e riconosce ad Arnolfo il giusto titolo di arcivescovo. »
(Oldoni)
La tomba di Gregorio V nelle Grotte Vaticane.

Altri provvedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia di Benedetto VII, Gregorio riprese con pieno vigore la riforma cluniacense della Chiesa, che avrebbe trovato pieno compimento nel corso della Riforma gregoriana del secolo successivo[5]. Nel 997 confermò a Giovanni da Besate, arcivescovo di Ravenna, numerosi privilegi ecclesiastici tra cui la sottomissione della diocesi di Cervia e l'incorporamento nell'arcidiocesi della diocesi piacentina[27], rinnovati nell'aprile successivo a Gilberto d'Aurillac, nominato presule di quella sede su pressione di Ottone III[5][28].

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Ottone stava andando nel Meridione per discolparsi delle proprie colpe davanti a san Nilo, Gregorio morì tra gli inizi di febbraio la prima metà di marzo del 999[29], a soli 27 anni, venendo sepolto in San Pietro[21] di fianco alla tomba di Gregorio Magno[5]. Secondo il Gregorovius il giovane papa morì di veleno, in quanto oggetto d'odio per la feroce repressione di pochi mesi prima[30].

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio V Padre:
Ottone I di Carinzia
Nonno paterno:
Corrado di Lotaringia
Bisnonno paterno:
Werner V di Speyergau
Trisnonno paterno:
Werner IV di Speyergau
Trisnonna paterna:
Gisela dei Franchi
Bisnonna paterna:
Hicha di Svevia
Trisnonno paterno:
Burcardo II di Svevia
Trisnonna paterna:
Regilindis im Sülichgau
Nonna paterna:
Liutgarda di Sassonia
Bisnonno paterno:
Ottone I di Sassonia
Trisnonno paterno:
Enrico I di Sassonia
Trisnonna paterna:
Santa Matilde di Ringelheim
Bisnonna paterna:
Edith del Wessex
Trisnonno paterno:
Godwin del Wessex
Trisnonna paterna:
Gytha Thorkelsdaettir
Madre:
Giuditta di Baviera
Nonno materno:
Enrico di Baviera
Bisnonno materno:
Arnolfo di Baviera
Trisnonno materno:
Liutpoldo di Baviera
Trisnonna materna:
Cunegonda di Svevia
Bisnonna materna:
Giuditta del Friuli
Trisnonno materno:
Sant'Eberardo del Friuli
Trisnonna materna:
Gisella dei Franchi
Nonna materna:
Bisnonno materno:
 ?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bihlmeyer-Tuechle, p. 83
  2. ^ Gregorovius, p. 86:
    « [Bruno] era figliuolo di Ottone, margravio di Verona, e, per via di Liutgarda, sua ava, nipote di Ottone I. »
  3. ^ a b c d Rendina, p. 348
  4. ^ a b Gregorovius, p. 86
  5. ^ a b c d e f g h i j k l Huschnera
  6. ^ Questi aveva accompagnato il cugino nella sua spedizione italiana, volta a restaurare l'autorità di papa Giovanni XV, minacciata da Giovanni Nomentano dei Crescenzi. Si veda: Huschnera
  7. ^ Gregorio V, vatican.va. URL consultato il 13 novembre 2015.
  8. ^ Huschnera: «...Gregorio I, il cui nome scelse più tardi quando fu eletto papa.»
  9. ^ a b Gregorovius, p. 87
  10. ^ Gregorovius, pp. 89-90
  11. ^ a b Rendina, pp. 348-349
  12. ^ Gregorovius, p. 93
  13. ^ a b c Huschnerb
  14. ^ Huschnerb:
    « Nel febbraio-marzo 997, venne eletto, prese il nome di Giovanni XVI e si aprì uno scisma. La storiografia ha così motivato la decisione di G[iovanni]: egli avrebbe considerato conclusa la sua carriera a corte e, spinto dall'ambizione, avrebbe scorto nell'elezione papale un modo per continuare a svolgere un ruolo nella "grande politica". Ma G[iovanni] aveva sopravvalutato il proprio peso politico, in quanto come papa era totalmente dipendente da Crescenzio II Nomentano e da Bisanzio. »
  15. ^ a b Rendina, p. 350
  16. ^ Huschner:
    « Nel dicembre 997 l'imperatore passò le Alpi e incontrò G[regorio] a Pavia, dove festeggiarono insieme il Natale e si consultarono sulle azioni da intraprendere contro Crescenzio II e Giovanni XVI. »
  17. ^ a b Gregorovius, p. 95
  18. ^ Romeo
  19. ^ Huschnerb:
    « Nell'autunno del 997 G[iovanni] cercò una via di uscita e fece sapere all'imperatore che avrebbe accettato qualsiasi condizione gli fosse posta, ivi compresa la rinuncia al papato. Ma la sua offerta venne ignorata, poiché a corte non si aveva intenzione di trattare né con lui né con Crescenzio II Nomentano. Quando l'esercito imperiale, nel febbraio 998, lasciò Ravenna per marciare su Roma, G[iovanni] fuggì dalla città, mentre Crescenzio II si ritirava in Castel S. Angelo. »
  20. ^ Romeo:
    « Grazie alle potenti macchine d'assedio, egli racconta, la rocca cadde dopo un'ultima disperata resistenza durata otto giorni. C[rescenzio] venne decapitato sugli spalti e il cadavere sospeso per i piedi dietro ordine di Ottone...Era il 28 apr. 998 ed un diploma di Ottone III, emesso quello stesso giorno, nel datare aggiunge "quando Crescentius decollatus suspensus fuit". »
  21. ^ a b Rendina, p. 351
  22. ^ Rendina, p. 351 attribuisce ad Ottone l'ordine di mutilamento.
  23. ^ Huschnerb:
    « Nilo, sconvolto e irritato per la vergognosa cavalcata cui l'antipapa era stato costretto, abbandonò precipitosamente Roma e fece sapere al papa e all'imperatore che Dio avrebbe perdonato loro i peccati commessi tanto quanto essi si erano mostrati misericordiosi nei confronti di Giovanni XVI. »
  24. ^ Moroni, p. 156
  25. ^ Moroni, p. 186
  26. ^ Bertha of Burgundy:
    (EN)

    « BERTHE de Bourgogne ([964/965]-16 Jan after 1010)....m[arried] secondly ([late 996/early 997], divorced Sep 1001) as his second wife, ROBERT II King of France, son of HUGUES Capet King of France & his wife Adelais d'Aquitaine »

    (ITA)

    « Berta di Borgogna...maritata in seconde nozze ([fine del 996/inizi 997], divorzio Settembre 1001), come sua seconda moglie, a Roberto II Re di Francia... »

  27. ^ Gregorius actaGregorii papae V privilegium pro ecclesia ravennate, pp. 909-912; Gregorii epistola ad Joannem ravennatensem archiepiscopum, pp. 919-920
  28. ^ Gregorius actaGregori papae V epistula ad Gerbertum ravennatem episcopum, pp. 921-923
  29. ^ Il Moroni, p. 156 e Rendina, p. 351 danno il 18 febbraio come data del decesso. Huschnera, invece, raccoglie tutte le date possibili pervenuteci: «Le fonti non sono concordi nel fissare la data del decesso e indicano 4, 11, 12 e 18 febbraio e 12 marzo», eterogeneità che Gregorio V, vatican.va. URL consultato il 13 novembre 2015. segue.
  30. ^ Gregorovius, pp. 117-118

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Gregorio V, vatican.va. URL consultato il 13 novembre 2015.
  • (LA) Gregorius V, documentacatholicaomnia.eu. URL consultato il 13 novembre 2015., Opera Omnia atque Vita Operaque dal Migne Patrologia Latina con indici analitici
  • (EN) Burgundy Kings - Bertha of Burgundy, fmg.ac, 24 May 2014. URL consultato il 14 novembre 2015.
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Papa Giovanni XV aprile 996 - 18 febbraio 999 Papa Silvestro II
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