Papa Sergio III

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Sergio III
SergiusIII.jpg
119º papa della Chiesa cattolica
Elezione gennaio 904
Insediamento 29 gennaio 904
Fine pontificato 14 aprile 911
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Leone V
Successore papa Anastasio III
Nascita Roma
Nomina a vescovo 893 da papa Formoso
Morte 14 aprile 911
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Sergio III (Roma, ... – 14 aprile 911) fu il 119º papa della Chiesa cattolica dal 29 gennaio 904 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sinodo del cadavere.

Romano di nascita, figlio di Benedetto magnus tusculanus dux et comes, nacque in una data sconosciuta[1][2]. Ordinato suddiacono da Papa Marino I (882-884) e poi diacono da Papa Stefano V[3] (885-891), al momento dell'ascesa al soglio petrino di Formoso (891), Sergio fu eletto nel contempo papa da parte della fazione vicina alla Casa di Spoleto, ma dovette cedere il passo alla fazione sostenitrice di Formoso[4][5]. Nell'893 fu nominato vescovo di Caere (l'attuale Cerveteri) da Papa Formoso contro la sua volontà[1]: Sergio ambiva a divenire papa, ma il papato era precluso a chi era già vescovo di un'altra diocesi. Davanti a quest'ordinazione episcopale ordianta contro la sua volontà, Sergio rinunciò a tale carica e anche a quella presbiterale[1]. Divenne perciò strenuo sostenitore di Papa Stefano VI (sotto il quale dovette essere nuovamente riconsacrato come presbitero, visto che in un concilio convocato da Giovanni IX nell'898 è definito "presbyter"[1]) e degli antiformosiani, tanto che partecipò attivamente al famoso Sinodo del cadavere[3], voluto dall'imperatore Lamberto di Spoleto e dalla madre di lui Ageltrude.

Lo scontro con i formosiani e l'esilio (897-904)[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 897, dopo la morte di Papa Teodoro II, Sergio (che nel frattempo era stato nominato cardinale, presumibilmente da parte dell'amico Stefano VI[2]) era stato eletto papa dalla fazione antiformosiana, ma ebbe la meglio la fazione formosiana, che elesse Giovanni IX. Il nuovo pontefice, riconciliatosi con Lamberto di Spoleto, lo scomunicò nel concilio di Ravenna dell'898[1], esiliandolo e privandolo di qualsiasi beneficio ecclesiastico. Secondo Liutprando da Cremona, Sergio si sarebbe allora rifugiato presso Adalberto, marchese di Toscana, da dove avrebbe assistito alla morte di Lamberto (898), di Papa Giovanni IX (900) e del suo successore Benedetto IV (900-903)[2]. Un altro cronista dell'epoca, Ausilio di Napoli, afferma invece che Sergio riparò presso i Franchi[6]. L'esilio comunque durò sette anni, durante i quali Sergio si fece alleato di Adalberto, che gli fornì le armi necessarie per conquistare Roma nel 904[7], e di Teofilatto, iudex di Roma e suo parente[1].

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: papa Leone V.
Artaud de Montor, Sergio III in The Lives and Times of the Popes, The Catholic Publication Society of America, New York [1842] 1911.

Nel settembre 903, il nuovo papa Leone V fu deposto dal cardinale Cristoforo. Sergio, non appena seppe della deposizione di Leone e dell'intronizzazione di Cristoforo, si alleò con Teofilatto di Tuscolo e con il genero di lui Alberico I di Spoleto[8]. Grazie a queste alleanze e alla milizia fornitagli da Adalberto, Sergio entrò a Roma, depose l'odiato Cristoforo (che poi morì in carcere, probabilmente assassinato proprio per ordine di Sergio[9]) e fu consacrato papa il 29 gennaio del 904[1][10][11]. Sergio si considerava il legittimo pontefice, in quanto eletto dopo la morte di Teodoro II: pertanto, retrodatò il suo pontificato di 7 anni, misconoscendo i papi da Giovanni IX in avanti[1][12].

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La politica antiformosiana

La maggior parte delle informazioni relative al pontificato di Sergio riguarda il capovolgimento delle decisioni ecclesiali dei suoi immediati predecessori. Sergio, ormai giunto al potere, si vendicò degli oltraggi subiti: riaffermò le decisioni prese contro Papa Formoso nel Sinodo del cadavere[13] e pose una lapide commemorativa sulla tomba dell'amico Stefano VI[14]. La riabilitazione delle decisioni del sinodo comportò che tutte le consacrazioni di Formoso risultassero invalide canonicamente[13] (il Moroni parla addirittura di scomunica[2]): ciò gettò nel panico vescovi e presbiteri riguardo alla loro validità ministeriale. Inoltre, in quegli anni, i vescovi coinvolti avevano ordinato a loro volta diversi altri ecclesiastici e il Papa, per rimediare a tale disordine, ordinò loro di essere riconsacrati[13].

La Basilica di San Giovanni in Laterano, in un'incisione del XIX secolo.
Il restauro della Basilica del Laterano e altri atti

Poco, invece, conosciamo degli altri atti concernenti la politica spirituale di questo papa, o perlomeno di decisioni riguardanti i beni della Chiesa. Sappiamo che fece ristrutturare la Basilica Laterenense, danneggiata da un terremoto poco tempo prima[14] lo scellerato sinodo del cadavere, e il Palazzo del Laterano, sede ufficiale del pontefice[2]. Si prodigò nell'elargire fondi nei confronti delle comunità monastiche o diocesi attaccate dai Saraceni[13], e riconfermò la condanna della teoria di Fozio, secondo cui lo Spirito Santo procede solo dal Padre, escludendo quindi il Filioque dal Credo[2].

Governo dell'Urbe[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa di un esponente dell'aristocrazia romana quale fu Sergio, non poté far altro che consolidare la posizione di Teofilatto e di Alberico. Quest'ultimo fu fatto sposare, nel 905[15], alla figlia di Teofilatto e Teodora, l'adolescente Marozia. Si venne a creare, secondo un'espressione del Rendina, una vera e propria "tirannide pontificia"[13] coadiuvata da una boriosa e rampante aristocrazia. Con Sergio, il prestigio del papato scemò al punto tale che la massima autorità spirituale dell'Occidente cristiano mantenne un potere effettivo soltanto entro le mura di Roma, riducendo la sua zona d'influenza soltanto alle questioni legate ai Teofilatto e alle vendette contro i formosiani.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Papa Sergio morì il 14 aprile del 911[1][11] e fu sepolto nella Basilica Lateranense[1]. Cesare Baronio riporta un antico epitaffio sovrastante la sua tomba:

(LA)

« Limina quisquis adis papae metuenda beati. / Cerne pii Sergi excubiasque Petri: / Culmen Apostolicae Sedis is, jure paterno / Electus, tenuit, ut Theodorus obit. / Pellitur Urbe pater, pervadit sacra Joannes, / Romuleosque greges dissipat ipse lupus, / Exul erat patria septem volventibus anni, / Post populi multis Urbe redit precibus. / Suscipitur; papa sacratur; Sede recepta / Gaudet: amat pastor agmina cuncta simul. / Hic invasores, sanctorum falce, subegit, / Romanae Ecclesiae, judiciisque Patrum. »

(ITA)

« Ciascuno si avvicini al sepolcro degno di rispetto del beato papa. Osserva quella del pio Sergio e i custodi del sepolcro di Pietro: lui occupò il posto più importante della Sede Apostolica, eletto secondo la legittimità paterna, dopo che morì [papa] Teodoro. E il Papa fu scacciato da Roma, Giovanni [IX] s'infiltrò nei Sacri Palazzi, e quale lupo stesso disperse il gregge di Roma. Era esule dalla patria per sette anni e, dopo molte preghiere del popolo ritornò a Roma. Vi è accolto; è consacrato come papa; gioisce nell'aver recuperato la Sede [apostolica]: il pastore ama tutto il suo gregge nel contempo. [Sergio] ha assoggettato gli invasori, grazie alla falce dei santi e ai giudizi dei Padri, della Chiesa di Roma. »

(Baronio, p. 520)

Sergio III nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

ll suo pontificato, secondo quanto riporta il Baronio nei suoi Annales Ecclesiastici, segnò l'ascesa definitiva dei Conti di Tuscolo ai vertici del potere, dando inizio a quella fase del Saeculum obscurum che va sotto il nome di pornocrazia[16]. Sergio, oltre ad essersi dimostrato crudele e tirannico, era anche di costumi lascivi, in questo istigato da Teodora:

(LAT)

« Theodora scortum impudens, hujus Alberici...avia (quod dictu etiam nefandissimum est) Romae civitatis non inviriliter monarchiam obtinebat, quae diras habuit natas, Maroziam atque Theodoram sibi non solum aequales, verum etiam Veneris exortivo promptiores. Harum una Marozia ex papa Sergio, cuius supra facimus mentionem, Joannem, qui post Joannis Ravennatis obitum, sanctae Romanae Ecclesiae obtinuit dignitatem. »

(IT)

« La svergognata prostituta Teodora, nonna di quest'Alberico, otteneva (che è cosa sacrilega a dirsi) virilmente la sovranità di Roma, la quale (Teodora, N.d.T) ebbe delle figlie maledette in Marozia e Teodora, che non erano solo simili tra loro, ma erano anche più lascive di Venere. Una di costoro, Marozia, ebbe da papa Sergio (III), del quale facemmo menzione antestante, Giovanni che, dopo la morte di Giovanni da Ravenna (Giovanni X, N.d.T), lo fece diventare papa. »

(Baronio, p. 513)

Il Joannis Ravennatis di cui si parla è Giovanni X (914-928) e, come ha fatto notare Claudia Gnocchi, l'informazione di Liutprando e riportata qui da Baronio non può essere considerata esatta:

« Lo storico Liutprando parla di amori illeciti tra Sergio, ormai non più giovane, e Marozia, figlia di Teofilatto, da cui sarebbe nato il futuro papa Giovanni XI, che egli però pone come successore di Giovanni X, ignorando i pontificati di Leone VI e Stefano VII. »
(Gnocchi)

Attraverso una serie di calcoli cronologici, la relazione tra l'ormai maturo Sergio e la giovanissima Marozia) doveva avere almeno 15 anni, se si ritiene vera l'ipotetica data dell'892[17] fatta da alcuni studiosi), iniziò verso l'anno 907, quando era ormai sposata già da due anni con Alberico di Spoleto. Le maldicenze di Liutprando, accolte da Baronio e Duchesne[13], riguardanti i natali di Giovanni XI, sono da considerarsi più vere che false[13]. Dalle testimonianze che finora sono state riportate, Sergio III non fu ben considerato dopo la morte: fu visto come un assassino e un uomo immorale non solo dai suoi contemporanei, ma anche dagli storici della Chiesa dei secoli futuri. L'unico che avrebbe tentato di difenderlo per l'opera di assistenza nei confronti dei centri colpiti dai saraceni è stato, a detta di Rendina, Agostino Saba[13].

Consanguineità con altri pontefici[modifica | modifica wikitesto]

Sergio III nacque da Benedetto, magnus tusculanus dux et comes, e quindi legato da vincoli di parentela con Teofilatto[1][2]. Teofilatto, che durante il pontificato di Benedetto IV fu nominato iudex populi romani da Ludovico di Provenza[18], fu il capostipite di una famiglia, poi denominata Conti di Tuscolo o "Tuscolani", che avrebbe dato molti Papi alla cristianità, come Teofilatto II e Teofilatto III, che divennero rispettivamente i Papi Benedetto VIII (1012-1024) e Benedetto IX (1032-1044). Si presume che l'ipotizzato padre di Sergio, Benedetto conte di Tuscolo, fosse discendente diretto di Alberico, fratello di Papa Adriano I, ma nulla è certo: neanche il fatto che Adriano, Sergio e Teofilatto fossero fratelli o, piuttosto, cugini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Gnocchi
  2. ^ a b c d e f g Moroni, p. 179
  3. ^ a b Rendina, p. 310
  4. ^ Rendina, p. 298
  5. ^ Liutprando, citato in Baronio, p. 420:
    (LA)

    « Causa enim simultatis inter Formosum papam et Romanos haec fuit. Formosi praedecessore defuncto, Sergius quidam Romanae Ecclesiae diaconus erat, quem Romanorum pars quaedam papam sibi elegerat: quaedam vero pars non infima nominatum Formosum Portuensis civitatis episcopum, pro vera religione, divinarumque Scripturarum et doctrinarum scientia, papam sibi fieri anhelabat. Nam dum in eo esset ut Sergius Apostolorum vicarius ordinari debuisset: ea quae Formosi partibus favebat pars, cum non mediocri tumultu et injuria Sergium ab altari expulit, et Formosum papam constituit. »

    (ITA)

    « La causa dell'ostilità tra papa Formoso e i Romani fu questa. Morto il predecessore di Formoso, v'era un tale Sergio diacono della Chiesa Romana, che una parte dei Romani aveva eletto papa: ciononostante una parte non trascurabile anelava che fosse nominato come papa Formoso, vescovo della città di Porto, in nome della vera religione e della scienza delle Sacre Scritture e dottrine. Infatti finché in lui fosse che Sergio avesse dovuto essere ordinato quale vicario degli Apostoli : e quella fazione che favoriva le sorti di Formoso, con un'ampia insurrezione e con sacrilegio scacciò Sergio dall'altare, ed elesse Formoso come papa. »

  6. ^ Si veda: Dümmler, p. 95
  7. ^ Baronio, p. 512:
    (LA)

    « Exsurgit rursus, hoc ejecto, Sergius ille nefandus, quem audisti in Formosum papam ita saevisse. Potens iste armis marchionis Tusciae Adelberti, homo vitiorum omnium servus, facinorosissimus omnium, quae intentata reliquit? »

    (ITA)

    « Di nuovo si ripresenta, esiliato, Sergio, quel sacrilego, che hai sentito che a tal punto si era accanito contro papa Formoso. Costui, forte delle armi del marchese di Toscana Adalberto, uomo schiavo di tutti i vizi, il più scellerato tra tutti quanti, le quali le lasciò intatte? »

  8. ^ Nel 905, Alberico sposò Marozia, figlia di Teofilatto. Si veda: Rendina, p. 312
  9. ^ Per le varie discordanze storiografiche sulla morte di Leone e di Cristoforo, cfr. Leone V
  10. ^ Rendina, p. 311
  11. ^ a b Sergio III, vatican.va. URL consultato il 2 novembre 2015.
  12. ^ Baronio, p. 500
  13. ^ a b c d e f g h Rendina, p. 312
  14. ^ a b Rendina, p. 304
  15. ^ Cfr. nota 1
  16. ^ Termine coniato, nel 1704, dal teologo protestante V. E. Löscher. Cfr. Bihlmeyer - Tuechle, p. 78, nota 2
  17. ^ Tommaso di Carpegna Falconieri, Marozia in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73, Treccani, 2008. URL consultato il 6/1/2015.
  18. ^ Cfr. Benedetto IV

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Leone V gennaio 904 - 14 aprile 911 Papa Anastasio III
Controllo di autorità VIAF: (EN1996689 · LCCN: (ENnb2007020030 · GND: (DE100960510 · BAV: ADV11932932 · CERL: cnp00166973