Papa Leone VIII

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Papa Leone VIII
132-Leo VIII.jpg
132º papa della Chiesa cattolica
Elezione 4 dicembre 963
Insediamento 6 dicembre 963
Fine pontificato 1º marzo 965
Predecessore papa Benedetto V
Successore papa Giovanni XIII
Nascita Roma, ?
Ordinazione sacerdotale 5 dicembre 963 dal cardinale Siccone
Consacrazione a vescovo 6 dicembre 963 dal cardinale Siccone
Morte 1º marzo 965

Leone VIII (Roma, ... – 1º marzo 965) è stato il 132º papa della Chiesa cattolica. Fu papa effettivo per due volte distinte, dal 963 al 964 e dal 964 al 965.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Un laico alla corte papale[modifica | modifica wikitesto]

Romano di nascita, figlio del protoscrinario Giovanni[1], proveniva da una famiglia benestante, residente sul clivus Argentarii[2]. Benché reggesse l'incarico di protoserinus (lo stesso che “protoscrinario”, cioè il capo della Cancelleria del Laterano[1]), Leone era un laico[1].

In tale veste, Leone fu inviato nell'estate del 963 da papa Giovanni XII presso l'imperatore Ottone I di Sassonia che stava assediando il deposto re d’Italia Berengario II nella fortezza di San Leo, in territorio pontificio[2][3], per reclamare contro l’invasione delle terre del Patrimonium Sancti Petri da parte del re tedesco. Costui, in risposta, mostrò le lettere che aveva intercettato e che provavano il tradimento del papa, il quale, dopo averlo incoronato imperatore e aver sancito patti di reciproca lealtà, si era invece rivolto ad Adalberto, figlio di Berengario, per un’alleanza politica anti-tedesca.

L'elezione al Soglio[modifica | modifica wikitesto]

Ritornato a Roma, Leone visse i tragici momenti che portarono Giovanni XII a fuggire dall’Urbe, incalzato dall’alleato tradito Ottone, e l'apertura del concilio in San Pietro ad opera dello stesso imperatore il 6 novembre[3], durante il quale vennero pronunciate contro il papa varie gravissime accuse di indegnità. Quando Giovanni, dal suo esilio in Corsica, si rifiutò di comparire davanti al Concilio per discolparsi, lo stesso sinodo il 4 dicembre lo dichiarò decaduto dal Soglio[3]. Ottone, che a questo punto aveva bisogno di un pontefice fidato e di chiara probità morale, andando contro tutte le norme del diritto canonico riguardo al conferimento degli ordini sacri[4], impose ai vescovi ivì presenti la nomina, inaspettatamente, del morigerato, pio e docile Leone[1][5]. Il giorno successivo[1] il vescovo cardinale di Ostia, Siccone[2] lo consacrò suddiacono, diacono e presbitero. Il giorno 6 dicembre[6], nella Basilica di San Pietro, fu consacrato vescovo di Roma dallo stesso Siccone, dal Vescovo di Porto e Santa Rufina Benedetto, e dal Vescovo di Albano Gregorio[1].

I due pontificati[modifica | modifica wikitesto]

Il primo pontificato (6 dicembre 963 - febbraio 964)[modifica | modifica wikitesto]

La fuga da Roma e la reinstaurazione di Giovanni XII

Leone, però, non era ben accetto dai Romani, in quanto imposto con la forza da parte dell'imperatore senza aver prima consultato il popolo. E dunque Ottone preferì rimanere per un po’ a controllare la situazione. Non si sbagliava, e dovette reprimere nel sangue una sollevazione popolare, con tanto di assalto al Vaticano e barricate a ponte Sant'Angelo, scoppiata il successivo 3 gennaio e sobillata dal lontano Giovanni XII, repressione che accrebbe l’odio dei Romani nei confronti dell’imperatore e, di conseguenza, del suo papa, sebbene Leone si fosse adoperato per la cessazione delle violenze da parte degli imperiali, nella speranza di recuperare la benevolenza del popolo[2]. Così il Gregorovius riferisce quegli avvenimenti:

« Poiché era stato deposto, Giovanni XII s'era guadagnato simpatie e qualche cosa più in là: era il papa eletto dai Romani, simbolo adesso di amor di nazione. I suoi amici dispensavano oro e promesse, ed alcuni baroni della Campagna s'impegnarono a prestare soccorso. Il giorno 3 gennaio del 964, si die' di repente nelle campane a stormo; i Romani si scagliarono sul Vaticano, dove Ottone aveva sua stanza, ma il loro intendimento fallì. Infatti, la schiera dei cavalieri imperiali si gettò sopra gli assalitori, distrusse la barriera che questi avevano innalzata a ponte s. Angelo; non ne ebbero riparo più i fuggitivi, e furono schiacciati con orribile macello, finché l'imperatore, con la sua propria bocca, comandò che si cessasse. »

(Gregorovius, p. 43)

Sedati i disordini, i Romani, in cambio del perdono, giurarono obbedienza ad Ottone e al papa[2]. Pensando che la situazione in città si fosse ormai finalmente stabilizzata, il 14 febbraio del 964[3] l'imperatore, rilasciati tutti gli ostaggi romani, partì per una spedizione contro Spoleto[2], roccaforte di quell'Adalberto figlio di Berengario II che era entrato in combutta con Giovanni XII per spodestare Ottone. Ma questa volta s’ingannava:

« Lasciò esacerbata la Città, e il papa come agnello tremante in mezzo a’ lupi. Il sangue che le armi tedesche avevano sparso in Roma il 3 gennaio, non si asciugò mai più; ne trasse alimento l’odio contro gli stranieri, e i Romani, già oppressi con la forza, non prima videro in libertà i loro ostaggi e lontano l’imperatore, s’affrettarono a dar libero sfogo alla loro sete di vendetta. »

(Gregorovius, p. 43)

Leone fu scacciato da Roma[1] e riparò a Camerino[7], presso l'accampamento imperiale. Il 26 febbraio, dopo appena due mesi e mezzo di pontificato, Leone fu deposto da un sinodo tenuto sotto la presidenza dell'ex papa Giovanni XII che, immediatamente rientrato nell'Urbe, aveva ripreso il suo posto come pontefice[8]. Nel maggio del medesimo anno, però, Giovanni XII morì improvvisamente[3] ed il popolo fu chiamato di nuovo ad eleggere il suo successore.

L'elezione e la deposizione di Benedetto V
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Papa Benedetto V.

Pochi giorni dopo la morte di Giovanni XII, i Romani elessero, un "loro" pontefice, nella figura del cardinale diacono Benedetto[9], sfidando apertamente l'imperatore, il "suo" papa Leone e il Privilegium Othonis (l’atto stipulato tra Ottone e Giovanni XII con cui si stabiliva che l’elezione di un pontefice potesse avvenire solo con il consenso dell’imperatore). Ritornato a Roma da Camerino, l'esercito imperiale strinse d'assedio Roma, costringendo i romani ad accettare Leone VIII come legittimo pontefice. Benedetto V fu deposto in un sinodo tenutosi il 23 giugno 964[9][10], accettando egli stesso Leone come legittimo pontefice, che dunque divenne papa per la seconda volta. Secondo la tradizione, al sinodo che depose Benedetto Leone concesse all'imperatore e ai suoi successori pieni diritti d'investitura come sovrani d'Italia, ma la genuinità dei documenti sui quali si basa questa ipotesi è più che dubbia[1][11]. Il cronista Liutprando riferisce che Benedetto, spogliato degli abiti e delle insegne pontificali, si inginocchiò di fronte a Leone, in segno di umiltà e volontaria sottomissione al "nuovo" pontefice: nelle intenzioni di Benedetto, un'abdicazione volontaria. Leone VIII, in tutta risposta, gli spezzò addosso il bastone pastorale: è la prima menzione dello scettro papale[11].

Il secondo pontificato (23 giugno 964-1 marzo 965)[modifica | modifica wikitesto]

Un falso storico
il Privilegium Leonis

Il secondo pontificato di Leone non ebbe storia. Dopo la partenza di Ottone, il 1º luglio del 964, diretto in Germania insieme al deposto Benedetto V, Leone governò tranquillamente in una Roma terrorizzata da ulteriori rappresaglie dell'imperatore, qualora i Romani avessero deciso di ribellarsi ancora. Inoltre, bisogna ricordare come Ottone avesse decretato, alla fine del sinodo del 23 giugno, che l'elezione del nuovo pontefice spettasse solamente all'imperatore, annullando così ogni libertà elettorale del popolo romano. Tale decreto, ricordato da Gregorovius come privilegium Leonis[12], è però, da considerare un falso, in quanto prodotto in realtà dai sostenitori di Enrico IV durante la lotta per le investiture dell'XI/XII secolo, tesi ribadita sia dal biografo di Leone VIII, Ambrogio Piazzoni[13], sia dal Duchesne, curatore del Liber Pontificalis:

(FR)

« Allusion à la fausse bulle de Léon VIII sur les élections impériales et pontificales, ainsi que sur la nomination des evêques. Ce document, fabriqué sans dout au temps de la querelle des investitures, circulait déjà au XIIe siècle. »

(IT)

« Allusione alla falsa bolla di Leone VIII sulle elezioni imperiali e pontificali, nonché sulla nomina dei vescovi. Questo documento, fabbricato senza dubbio ai tempi della lotta delle investiture, circolava già nel XII secolo. »

(Liber Pontificalis, p. 250)

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Leone VIII morì il 1º marzo del 965[10] (o più generalmente ai primi di marzo[1][6]) e probabilmente fu sepolto in San Pietro[1].

La questione sulla legittimità[modifica | modifica wikitesto]

Litografia di papa Leone VIII

Le vicende che intercorsero tra il concilio del 6 novembre 963, quello in cui Ottone I dichiarò decaduto Giovanni XII, e quello del 23 giugno 964, in cui sempre Ottone I dichiarò decaduto Benedetto V e come unico papa legittimo Leone VIII, sono alquanto confuse, ai fini di una corretta cronotassi dei vescovi di Roma. Gli stessi contemporanei (o gli uomini delle generazioni immediatamente successive), si trovarono in difficoltà sulla legittimazione di Giovanni XII, Leone VIII e Benedetto V come papi in questo periodo. Molti elenchi papali medievali, infatti, non annoverano Leone come papa legittimo. Il problema si origina dalla dubbia validità dei concili del 6 novembre 963, in quanto presieduto dall’imperatore, quello del 26 febbraio 964, indetto e presieduto da un papa deposto (Giovanni XII), e quello del 23 giugno 964, anche questo indetto e presieduto da un papa deposto (Leone VIII); in tutti e tre i casi il sinodo deponeva un pontefice, ma se sussistono dubbi sulla validità dei concili, altrettanti ne sussistono sulla conseguente validità degli atti da quelli scaturiti, e quindi sulle deposizioni. L’Annuario Pontificio riporta Giovanni XII regnante fino alla morte, e dunque non dovrebbe essere valida (in quanto regnante il predecessore) l’elezione e consacrazione di Leone VIII, regolarmente riportato invece dal 6 dicembre 963 alla morte; allo stesso modo, essendo vivente il papa precedente, non dovrebbe essere valida l’elezione e consacrazione di Benedetto V, che invece figura tra i papi dal 22 maggio 964 alla morte[14]. Inoltre Leone VIII, in quanto non regolarmente eletto dal clero e popolo romano, sembrerebbe anche per questo motivo doversi considerare piuttosto un “antipapa”. Ma nel 1049, appena 85 anni dopo la sua morte, il successivo Leone prese il numerale "IX" anziché riprendere "VIII". L'erudito ottocentesco Gaetano Moroni, che considera Leone VIII un antipapa, giustifica la scelta di Leone IX con la necessità di non scontrarsi con l'allora imperatore germanico Enrico III, lontano discendente di Ottone I[15]. Oggi molti elenchi papali mettono in rilievo questi dubbi ponendo Leone VIII prima di Benedetto V e sovrapponendo, nello stesso mese, i loro pontificati, in quanto, formalmente, Leone fu eletto prima di Benedetto. Claudio Rendina, chiosa tale discussione asserendo che:

« La questione in definitiva appare molto confusa; ho creduto opportuno non allontanarmi dalle indicazioni dell'Annuario e tantomeno considerare Leone VIII un antipapa, come azzardano alcuni testi anche contemporanei. »

(Rendina, p. 334)

A comprovare ciò è la stessa cronotassi riportata sul sito del Vaticano[6], ove Leone VIII appare come regnante tra il 4/6 dicembre 963 e il marzo 965. Ed infatti, per la Chiesa cattolica, Leone VIII viene considerato pontefice legittimo, e la sua effigie è presente, come si può notare dal sito del Vaticano, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Piazzoni, 2000
  2. ^ a b c d e f Rendina, p. 332
  3. ^ a b c d e Cfr. Papa Giovanni XII
  4. ^ Piazzoni, 2000

    « All'ancor laico Leone furono conferiti in un sol giorno - contro quanto previsto dal diritto canonico del tempo - tutti gli ordini sacri. »

  5. ^ Gregorovius, p. 43:

    « d'altronde, l'animo di Leone era debole, pieghevole all'altrui volere, e ciò assai bene s'acconciava ai disegni di Ottone. »

  6. ^ a b c Leone VIII, vatican.va. URL consultato il 9 novembre 2015.
  7. ^ Rendina, p. 333
  8. ^ Gregorovius, p. 44
  9. ^ a b Delogu
  10. ^ a b Rendina, p. 334
  11. ^ a b Piazzoni, 2005, p. 102
  12. ^ In Gregorovius, p. 44 l'indice del capitolo terzo si conclude con «privilegium» di Leone VIII.
  13. ^ Piazzoni, 2000:

    « A questo tempo sono datati tre documenti certamente falsi, attribuiti a L[eone] ma redatti oltre un secolo più tardi nell'ambiente dei sostenitori italiani dell'imperatore Enrico IV durante le fasi più cruciali della lotta delle investiture: si trattava di due privilegi (detti maius e minus), con cui si pretendeva che il pontefice avesse concesso al sovrano il diritto di scelta del papa e di investitura feudale dei vescovi prima della loro ordinazione... »

  14. ^ Rendina, p. 333
  15. ^ Moroni, p. 187

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Leone VIII, vatican.va. URL consultato il 9 novembre 2015.
  • Leo VIII, documentacatholicaomnia.eu. URL consultato il 9 novembre 2015., Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina con indici analitici
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